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Ehi!

Mi dispiace essere mancata tutti questi giorni, sono stata male e sono stata triste. A tirarmi su purtroppo sono una schiappa e mi ci vuole sempre un sacco di tempo. Ci sono moltissime cose che voglio recuperare, per esempio, voglio raccontarvi del cyborg di Maria De Filippi e della maledizione assassina che sigilla la pisella di Sophia Loren, voglio raccontarvi delle più nefande linee genetiche italiane come arma biologica risolutiva contro gli extraterrestri invasori e poi voglio finire il terzo romanzo di Twilight - e sarebbe pure ora, manca poco che esce il film - e poi c’è il manuale della perfetta zoccola web e ci sono i generatori casuali di libretti culinari e c’è da innescare il countdown del nuovo malvapride - un nuovo malvapride! - e poi sì, eccone un’altra, c’è la puntata pilota di un podcast che ho preparato insieme a un perdigiorno svizzero che si chiama Al (che è bravissimo!) - e c’è pure la mia vocina bruttarella timidina e zeppolata che fa certe piccole rovinose particine - il podcast si chiama I capelli di Robert Pattinson (il sobrio loghetto qua sopra) e se ce la faccio forse potete rovinarvici dieci minuti già per la prossima settimana, forse, ma con tutte queste cose che ci sono da fare, non so, forse mi capita prima il rintocco della prossima botta di sconforto annichilente.

di Betty Moore, 12 marzo 2010

Categoria: chiacchiericci vari

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Un porno senza porno, una tombola ricchissima, la faccia seduttiva della Morte Apparente in slow motion: Sissi

Prendete un film porno di quelli low cost in costume e toglieteci le scopate, le nudità, i dialogacci osceni e i grevissimi doppi sensi e tutto ciò che c’è di minimamente esplicito, laido e pruriginoso; lasciateci dentro soltanto quei noiosi interludi di maniera che fanno da pretesto narrativo tra una scopata e l’altra, prendete questi interludi e metteteli assieme, stiracchiateli a più non posso - per un totale di tre/quattro ore di interludi stiracchiati - e mantenetene però inalterate la concentratissima sempliciotteria, la rozzezza, la povertà amatoriale della scrittura e della messinscena; lasciateci dentro le battute raffazzonate che parodiano un linguaggio vetustamente aulico, lasciateci dentro la dozzina scarsa di comparse mascherate che si dimenano e fanno su e giù per interpretare le folle di migliaia di persone, lasciateci dentro i due carretti sghembi coi vecchi ronzini zoppi che fanno la parte delle imponenti carrozze regali, lasciateci dentro i fari del calcetto che illuminano le notturne e gli attorucoli dilettanti coi baffi a manubrio incollati malamente che gli penzolano tutti storti; ecco, non rimane che aggiungerci undici milioni di euro per la tombola della troupe alla fine delle riprese e la fiction RAI è fatta: Sissi risorge.

È tutto così brutto e scadente, ha tutto un sapore così micragnoso posticcio e cialtrone, la somiglianza con quel tipico accattonaggio pornografico è così perfetta che a un certo punto l’illusione finisce per sopraffarti, c’hai le traveggole, e quando Sissi pallidissima, timidina, entra in camera da letto per consumare la prima notte di nozze e c’è lui, l’imperatore bellimbusto, ritto sull’attenti, con le medagliette di latta e la divisa inamidata, azzimato di tutto punto, che la accoglie eccitatissimo sfilandosi via con gesto enfatico lo spadone di rappresentanza (che scurrili banalità metaforiche questi pornazzi da quattro soldi) non puoi che pensare - timidina verginella e maschio predatore: combinazione fatale - è sicuramente il momento anal

e invece no è stato un abbaglio - nella fiction televisiva va così: la povera Sissi è impaurita, fredda e incerta, gli dice “no aspetta amore mio io non so, non me la sento” e lui allora si ritrae gentile e comprensivo e carezzandola le dice “ma certo bambina mia, capisco, in fondo sei così giovane, è la tua prima volta, capisco benissimo” e allora lei sollevata gli dice “piuttosto andiamo a fare una passeggiata nel parco” anche perché “a me piacerebbe una cosa un po’ più intima, e sai con tutta questa gente - gli dice, e con la testa accenna alla stanza di là, dove ci sono le damigelle e le tipe di compagnia e l’arciduchessa che fanno le cheerleader dell’amplesso - io mi intimidisco a farlo in questo modo poco intimo”, gli dice Sissi - ed esibisce la faccia numero uno del suo repertorio (due facce in tutto: faccia cogli occhi appallati e faccia cogli occhi socchiusi - v. sotto), la faccia numero uno è quella di Sissi ragazzina ingenua sperduta - occhioni appallati che esplodono nello sbalordimento dell’idiozia,

- e l’imperatore Franz allora intenerito dagli occhioni appallati della ragazzina ingenua le concede “nessun problema piccolina, andiamo a fare la passeggiata nel parco, dài, andiamo” e allora si prendono per mano e sorridendo felici se ne escono - le cheerleader dell’amplesso scandalizzate emanano violentissima disapprovazione - e allora ecco i due piccioncini che saltellano infantili nel parco, non fanno neppure venti metri sotto i riflettori sparati (luce bianchissima, ombre da stadio) che si ficcano sotto un rigoglioso gazebo rococò e lui ricomincia di nuovo a baciarsela e a strizzarla, e là, col freddo, nella giusta intimità del giardino francese, proprio là a due passi dal palazzo con le guardie inghingherate che gironzolano, sì, quello è il posto giusto, e la verginella Sissi tutta ignuda (con la matassa di capelloni che le fa da cappottino bikini, strategicamente disposta per immutandarle le parti intime) si lascia andare a una sfrenata chiavata smorzacandela nel gazebo rococò - prima figlioletta in arrivo e faccia numero due dal giorno successivo, ché dopo la chiavata Sissi è diventata matura, disincantata e impertinente, femminista persino (faccia cogli occhi socchiusi)

che è anche l’occhio socchiuso della donna imperatrice che la sa lunga, capisce tutto, ha l’istinto acutissimo della politica nata, “mmmh a me quello non me la conta giusta” è la sua prima impressione di Napoleone III; e poi c’è la combinazione dell’occhio numero uno e dell’occhio numero due, un virtuosismo assoluto, occhio appallato / occhio socchiuso (con effettaccio: tremolo), ed è l’occhio Morte Apparente da amoroso deliquio - in slow motion,

E che altro c’è dentro Sissi, niente, c’è questo pornazzo tristemente mutilato - depornizzato - con la colonna sonora midi di un cartone giapponese di quelli con la protagonista malinconica fighetta europea dell’Ottocento; e i valzerini allegri che sono il tema delle damigelle schiave che cuciono su Sissi i lussuosi drappi plissettati - le parti più gioconde della fiction, ovviamente, ché il pubblico è di questo genere qua, le tardone che hanno in salotto sul mensolino sopra al termosifone la collezione di minibambolette piccole principessine di plastica simil-porcellanose comprate in edicola - Sissi che si veste col valzerino allegro è la loro scena madre, è il loro ideale sostituto della scena anal, e funziona alla grande uguale.

Annozero la puntata più imbecille di tutti i tempi, un remix

Per chi se l’è persa, per chi vuole rivedersene i pezzi più imbecilli - con Morgan Bonaga Celentano Palombelli Pagani Scurati Santoro: le tavole di Mosè, la fattanza, i miti di merda, i lolloni, le polveri sottili, David Bowie, l’abolizione dei burroni e dei pantaloni, la teoria antropologica Hänsel und Gretel, i coltelli dentro la pancia, l’anticonformismo (”eh!”), Mauro Pagani che se le beve tutte, Barbara Palombelli e i fucilini, inculare una battuta cogliona a un vecchio coglione (PWND! - ROTFL), Pasoliny su Youtube, Giovanardi imperatore del contrabbando,

Patrizia D’Addario, Gradisca presidente

Se ingenuamente vi aspettate le stesse cose che ingenuamente mi aspettavo io - illusi! sognatori! - e cioè tutto un inverecondo bellissimo turbinio di cazzetti, pompini, sodomia, ammucchiate, punture, cocaina e pasticche, questo genere di cose - magari un po’ ci sperate - allora vi dico subito che non c’è quasi niente, qualcosina c’è, sì, ma quasi niente, perché a leggersi questo libro di Patrizia D’Addario, Gradisca presidente, piuttosto che qualche inedito terribile segreto sulle depravazioni geriatriche di Silvio Berlusconi - quattro cosette appena (v. sotto): che è ossessionato dal cunnilingus, che quando è arrapato perde il senso tattile, che si vergogna a trombare con la luce accesa e che c’ha il cazzetto fallato con le perdite random - si scoprono piuttosto parecchie approfondite nozioncine burocratiche sul catasto e sul piano regolatore di Bari, ci sono persino le scansioni illeggibili di un malloppo di raccomandate e autorizzazioni e pratiche edilizie, tre quarti del libro sono i cazzi suoi di Patrizia D’Addario e di questa sua faccenda del residence che vorrebbe costruire ma c’ha i buffi coi mafiosi e coi truffatori e coi politici e sticazzi, insomma, ho buttato via tutto quanto e da quel poco che è rimasto ci ho strizzato fuori le cose più divertenti - un sommario:

- la schiava gladiatora, la Cenerentola dei mafiosi
- Dyo, Koka, Margaret Mazzantini, i negri rapaci di Los Angeles
- la escort analista, il cotto veneto, la torcia umana della De Filippi
- Palazzo Grazioli #1: le calze color carne e il senso tattile di Berlusconi
- Palazzo Grazioli #2: la pozione del druido e il cazzetto bucato
- la benefattrice pugliese, shake my ass

Prima di infilarci là sotto il piumone (”sofficissimo”) del talamo putiniano direi di cominciare con Patrizia D’Addario che parla di se stessa - si racconta più o meno così, stringendo: la coraggiosa anticonformista superfiga dal sensibile animo artistico che ha lottato contro mille avversità perché è stata sempre con gli uomini cattivi che la costringevano a fare le cose brutte e però ha continuato a lottare perché lei è una persona pura e innocente che crede ancora nelle favole e nel bene vittorioso anche se a volte, oh, l’aiuto di qualche maneggione mafioso, se capita, non è roba da sputarci sopra; c’è la giornalista che ha scritto il libro, Maddalena Tulanti (vicedirettrice Corriere del Mezzogiorno), che definisce Patrizia D’Addario

una schiava che diventa gladiatora, e una gladiatora che vuole sfidare l’impero, per parafrasare il promo del bellissimo film di Russell Crowe

e Patrizia D’Addario, dice Maddalena Tulanti, quella sera della scopata a Palazzo Grazioli c’era andata col Giampi cocchiere che guidava la zucca sotto forma di magica carrozza glitterata,
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Il primo radio reality, un pube ossigenato, Flavio Mucciante, Carlo Pastore re di Wall Street e le striscioline di carne secca di Sofri e Bordone

Oggi voglio parlarvi di un programma radiofonico che si chiama Donne che parlano aka “il primo radio reality”, che è un pezzo del palinsesto tutto nuovo di Radio 2 e ci serve per dimostrare
1) che la gestione rinnova palinsesto di questo famigerato direttore Flavio Mucciante è sul serio una sciagura catastrofica che se la batte con un disastro aereo, peggio di un disastro aereo, perché sentirsi sinceramente trascinati a rimpiangere Sofri e Bordone - come ci si sente, oggi, ad ascoltare certi neonati flagelli di Radio 2 - è una cosa così ripugnante e contro natura e il senso di colpa e l’automortificazione sono tali che nemmeno a schiantarsi sulla cima di una montagna ed essere costretti dal freddo glaciale e dal digiuno prolungato a cibarsi di striscioline di cadaveri dei tuoi ex migliori amici;
e ci serve per dimostrare del resto
2) che si possono fare alla radio delle cose schifose che pretendono di imitare e di tradurre le cose schifose (di successo) della televisione riuscendo nell’esito straordinario di produrre delle cose (fallimentari) mille volte più schifose delle schifosità televisive.

(per quanto riguarda Sofri Bordone e il loro mortale sostituto radio, il vate bimbominkia Carlo Pastore - col suo immondo Traffic! - voglio precisare che il povero bistrattatissimo Pastore non è poi intrinsecamente più stronzo del duo Sofri Bordone, non vi confondete, Pastore non fa che ricalcare un dizionarietto di luoghi comuni parallelo, distante nell’indirizzo wannabe dei rintronati plaudenti di riferimento, ma ugualmente superficiale piatto inutile e scemino: io ci farei su una scommessa alla Randolph e Mortimer Duke - un dollaro! - datemi Carlo Pastore per un paio di settimane, una macchina per l’elettroshock, qualche pacco di caramelle, un paio di zoccole compiacenti abbonate a Internazionale, un Google Reader sintonizzato sugli rss che dico io e toh, è fatta, gli si apre un blog e un FriendFeed e tempo qualche giorno il Pastore là ripulito come si deve finisce dritto dritto tra i relatori nella prossima conferenza sulla web-lanugine a fianco di qualche stimatissimo imbecillone maître à penser internettiano)

E insomma, vediamo un po’ questo Donne che parlano, “il primo radio reality”, funziona così (sigla: sottofondo di risatine squittenti e voce in calore simil-valeriamarini che mugola orgasmatica “donneeehhh… che parlanoohhh”) - sentite qua che bella pensata: una dozzina di amebe spappolate che si ritrovano ogni pomeriggio per una mezzoretta dentro uno studio di Radio 2, coordinate da Roberto Quintini (maschio ameba conduttore) e disturbate di tanto in tanto dagli interventi fastidiosissimi di Roberto Pedicini (che fa la parte della simpatica canaglia maschilista, ovvero: sporadici interventi di insopportabile squallore lucignolesco), e puntata dopo puntata le amebe spappolate chiacchierano disordinatamente tutte assieme intorno a qualche argomentone cardine “di vita” (figli matrimonio sesso lavoro ecc.) - e dunque “reality” va inteso nel senso più ampio - e cretino - di “improvvisazione di gruppo”, o meglio “parliamo a cazzo di cane del più e del meno sparacchiando qualsiasi desolante pensierino ci venga in mente lì per lì”
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di Betty Moore, 23 febbraio 2010

Categoria: malvageddon

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