Fabrizio Corona il ribelle

Dalla settimana scorsa è attivo il canale Youtube di Fabrizio Corona, una cosa ufficiale che si chiama Fabrizio Corona TV: per ora non va tanto bene (due iscritti, appena un centinaio di visualizzazioni), ma dentro c’è un video molto divertente, Corona il ribelle (qua sotto) che parla del lato più oscuro, quello più duro e spietato e gangsta di Fabrizio Corona – da cosa si capisce che è un ribelle?, semplice, si capisce perché

1) si incazza a morte e sta lì lì per puntare il fucile a canne mozze contro il barista distratto che non si ricorda più se deve preparargli il caffè o il cappuccino;
2) si incazza a morte e sta lì lì per puntare il fucile a canne mozze contro le segretarie che non gli hanno cambiato la carta igienica al gabinetto – e questa è meravigliosa, devo trascriverla:

«si può sapere che cazzo fate con la carta igienica, che non c’è mai… che ogni volta che devo cagare mi devo pulire il culo come? con le mani? o coi giornali? come un [incomprensibile] povero? con tutti i soldi che ho fatto?»

3) si incazza a morte e sta lì lì per travolgere con la Bentley un vecchierello in bicicletta che attraversa lentamente (troppo lentamente cazzo! vaffanculo ti ammazzo cazzo!) la strada

La sagra del commento demenziale, era ora!

19 ottobre 2010 / , , ,

Dall’ultima sagra è passato un bel po’ di tempo e i commenti del blog nel frattempo hanno superato quota centomila, s’è accumulata una caterva di commenti demenziali uno meglio dell’altro e adesso vi faccio vedere una selezione dei più buffi, dalla poesia-reppe dell’hippopparo incazzato (tra i migliori commenti demenziali di tutti i tempi!) ai carampani svitatissimi di Morgan, Allevi, Consoli, Lapo, Biagio e Giacobbo (OMG! Giacobbo!, esistono dei carampani di Roberto Giacobbo!), dal troll leghista alla bimbominkia pentita, dal mormone sdegnato al figlio di Dyo, dal multinick letterario alla mia vera identità, da Totò Riina (l’astronauta) ai misteriosi Ragazzi Gufo. Ma in cima a tutti quanti, non c’è competizione, devo metterci l’hippopparo che ha scritto apposta per me questi versi bellissimi:

critichi l’hip hop i rep e la “vita brada”/
chi lo fa come lavoro/
ma pure tu come loro/
scrivi come se stessi parlando in strada/
tu sei più nonsense del peggio testo di fibra/
se lui è un chilo di merda tu non sei mezza libra/

era meglio se …rimanevi alle barbi/
sei un mix dei lati peggiori di mughini
e sgarbi/
le critiche distruttive da bimba frustrata/
da marra vorresti sculaccione e frustata/
shit bimbetta dai oggi fai il dog/
chiudila con questi epic fail da blog/
invidiosa torna alla tua cassa alla coop/
e sciaquati la bocca se parli dell’hip
hop/

aspettavamo te a spiegarci che x è un coglione/
prendi ste due palle in bocca gely: fragola e limone!
yo

I miei commenti carampanici preferiti sono quelli dedicati al Morgan, che ha i carampani che si merita:

Morgan, mi accodo ai complimenti che ti sono stati fatti per dirti che sei un grande, un BIG trai big dei big.
Sei il migliore che abbiamo in italia e nel mondo, davanti a te solo l’immensa Annona Tatangelo.
Grazie per la musica che ci regalate tu e Big Anna
Patrizia

E infatti, appunto, c’è una commentatrice che ribadisce l’appartenenza degli ascoltatori di Morgan a “una classe intellettuale di un certo livello”,
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Melissa Panarello aka Melissa P., Tre – il dito radioattivo, lo spermatozoo interplanetario, il cazzo morto del nonno, Marx, una pisciata a occhi chiusi, una posa un po’ vintage

Allora i cazzi che penetrano ci sono, le lingue che frugano ci sono, i sessi che pulsano (e pompano e si uniscono religiosamente) ci sono, i gemiti furiosi e i respiri impudichi e i capezzoli in tiro ci sono, che altro?, il buchetto del culo grinzoso c’è, gli anfratti da esplorare ci sono, un negro col cazzo enorme c’è pure quello – fin qui tutto perfetto, promettentissimo – cos’altro possiamo metterci in mezzo per farne un romanzo tutto intero?, ci sarebbe da buttare giù una storia all’altezza, è un bel problema!, Melissa Panarello aka Melissa P. lo risolve brillantemente in questo modo:

poetessa ninfomane con problemi genetici di vaginosi batterica divorzia dal marito marxista frigido e si mette col marxista fricchettone bisessuale che contemporaneamente se la fa col marxista fotografo bisessuale, threesome, schizzetto di sperma, gravidanza, chi è il padre? – sticazzi, orgia a Buenos Aires, THE END

che è una storia grandiosa!, superlativa!, facciamone un romanzo d’alta classe – colto! sofisticato! intellettuale! letterario! – ci mettiamo dentro:

- i personaggi caricatura che sono artisti depressi ubriachi zozzoni e sboccati (bestemmioni e torbidità animalesche anti-bidet) e però anche profondissimi pensatori e sovversivi rivoluzionari (cacciati da tutti i licei di Roma!, e coi quadretti-calamita di Marx sul frigorifero!) e si muovono dentro cartoline di malinconia boho-kitsch sigarette cocaina bicchieri di vino rosso oroscopi e Montmartre (Montmartre!);
- la prosa tutta storta che si dà le arie di una desueta ampollosità declamatoria (sinonimi pomposetti a manetta, aggettivi buttati a casaccio davanti ai nomi, sgrammaticature d’ermetismo analfabeta);
- l’enfasi poetica visionaria sopra ogni minuscola cosuccia quotidiana (il melodramma dello spazzolino da denti spelacchiato!);
- le saggissime lezioni di vita e le predichette di anticonformismo trasgrescio (l’uomo comune che si scandalizza e gli esplode il cervello a causa dell’eccessiva trasgrescio) e in più – BONUS! – pistolotti misticheggianti di demenzialità new age.

Inchinatevi davanti a questo romanzo, Tre, che sembra fatto tutto quanto – tutto quanto! dalla prima all’ultima sillaba – per essere letto in pubblico ad alta voce, e ne uscirebbe fuori il reading più comico di tutti i tempi, da rotolarsi per terra piangendo e cagandosi addosso, occhio quindi!, questo è il nostro sommario:

1) La poetessa più giovane della città e la farina magica intangibile
2) La coscienza spermatica e il Saturno ostinato
3) Accoppiarsi con uno spazzolino orfano desolatissimo
4) L’allevatore di pappagalli sulle orme di istrici e donnole selvatiche
5) LA PELLICINA INFETTA AL SAPORE DI MERDA
6) L’energia del threesome, i Pink Floyd e i drammatici quesiti perbenisti
7) Il numero cinque è malvagio e tentacolare, il numero sette invece no
8) Il pianeta delle donne tonde, l’orgia, l’armonia, ciucciarsi gli avambracci

E cominciamo. Continua a leggere »

Elisabetta Gregoraci VS il Pelapatate

Due sere fa in televisione un esemplare femmina di scimpanzé ha tentato (senza successo) di prendere familiarità con un utensile ad altissima tecnologia, il congegno rompicapo che noi altri esseri umani chiamiamo Pelapatate (lo scimpanzé non capisce dove si trova la lama e scolpisce la patata col bordo smussato – per cinque lunghissimi minuti):

La settimana prossima, allacciatevi le cinture, vi racconto Tre, il romanzo appena uscito di Melissa P. (occhio però!, tutta roba NSFW: vagine, culi, cazzi, poetesse, pappagalli, Marx, merda, – sarà una pacchia!)

G.I.O.V.A.N.N.I. Cos’è cambiato? Ve lo dico io: adesso il suo scrittore preferito è BUKOWSKI

Ho deciso che da oggi lo chiamo così, come lo ha acronimizzato una funz entusiasta sulla pagina Facebook in onore del nuovo disco,

Gioia
Illuminata
Oggi
Vorrei
Ascoltare
N.8 Helena
Notti
Intere
(W G.I.O.V.A.N.N.I.!!!!!)

Dopo tutto quello che ho già scritto nella Prima Trilogia (1, 2, 3) comincerei aggiungendo che a questo punto, io, se non sapessi che G.I.O.V.A.N.N.I. è un personaggio di fiscio che serve soltanto a fare caciara e a tirar su qualche spicciolo, se non sapessi che quando torna a casa dalla moglie e dal figlio si toglie la parrucca, getta via le Converse, infila le ciabattacce di pelle e l’accappatoio, slaccia la panciera, si butta sul divano davanti a X Factor e col vocione baritonale sicuro e aggressivo sbraita «Femmina, cazzo! Tutto il giorno a rompermi i coglioni balbettando timidamente e firmando autografi agli anziani bavosi ciellini di merda… credo di meritarmi un pompino di bentornato, cazzo, oppure no?», se non sapessi che le cose vanno così, be’, forse mi farebbe anche un po’ pena, un po’ tristezza: G.I.O.V.A.N.N.I. è un fallimento assoluto, musicale e d’immagine, e non impara un accidente – ma zero, dico, zero! – nonostante negli ultimi anni sia stato impietosamente sommerso di merda in ogni dove, tutti quanti a rimproverargli più o meno le stesse cose,

- basta col quarantenne bolso travestito da autistico ragazzino prodigio
- basta con le melenserie esistenziali e il filosofeggiare liceale
- basta con gli aneddoti cargoliberiani e col vittimismo anti-parrucconi
- basta con le sparate megalomani sulla musica classica contemporanea

lui niente, neanche una piccola regolatina, sempre uguale, niente di niente, sempre le stesse cazzate, sempre lo stesso – anzi, in certe cose è persino peggiorato, stavolta sbrocca già a partire dalla copertina (cito):

Mi sento rappresentato dall’immagine della copertina. Esprime quel senso di pre-turbamento pre-caravaggio ancora nell’immagine sacra nel rinascimento

e ci tiene a precisare:
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