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Costume Institute Gala 2008, il Malvacarpet
Forse ve lo ricordate dall’anno scorso, il Costume Institute Gala è questa festona esclusivissima a cui viene invitato solo chi sta simpatico ad Anna Wintour, la scheletrica bacucca regina della nullificanza cretino-fashionara: è lei che decide se sei abbastanza stilosamente coatto, dall’alto del suo mostruoso vestitino armatura con simmetriche estroflessioni spiraliformi che non ho ancora deciso se sono ispirate ai tradizionali corni caprini demoniaci, oppure se fanno riferimento alle conchigliette nautilus, il che mi sembra anche più appropriato, considerata la viscida molluschità della Wintour - provateci a mettere una parrucchetta ad un paguro, toh, è lei spiccicata.
Siccome al Costume Institute c’è in corso una mostra di orrendi accrocchi deformi, una specie di rilettura valeriomariniana del tradizionale abbigliamento supereroistico, mi sembrava d’aver letto che i festaioli dovevano indossare qualcosa che ricordasse quel mondo là dei fumetti, ma invece no, delusione, solo pochissime coraggiose hanno osato malvestitizzarsi in tema, e tutte allo stesso modo poi, che barba, appiccicandosi a casaccio una stirello-stellina capitanamerica: stirello posteriore sopraculare per Christina Ricci (bustino storto e cinturone, integralmente pendantizzata sullo stucchevole abbinamento raso rosso tulle e chiffon rosa); stirello addominale per Naomi Watts (tunicone candeggina plissettato con ali copritette e sciarpona chilometrica); stirello medaglia al valore per Tilda Swinton (fodera impolverata del divano in perfetto stile babbiona del moige); e poi va be’ la nostra gigantesca inimitabile Donatella Versace, che non ha dovuto manco faticare ad appiccicarsi lo stirello-stellina, sono vent’anni che porta su ininterrottamente il costume integrale del supereroe italiano numero uno, il Bukowski di torbellamonaca, Franco Califano.
In generale, mi pare che abbia furoreggiato il vestitone-fazzoletto fatto di un unico monocromatico chilometro quadrato di raso con spiegazzatura accroccata random: ce n’aveva uno Mary J. Blige, un coso nero annodato in vita con codone strascicoso (in più, giaciglio di paglia sul testone alla Simona Ventura e orecchinoni diamantosi a scimitarra); ce ne aveva uno Fergie, cupissimo fazzolettone monomanica con spermatina sulla spalla; e poi Allegra Versace, saccone lilla e golfino all’uncinetto sul petto anoressicamente concavo; anche la mediocrissima “papi da grande voglio fare la stilista” Stella McCartney (accompagnata da Kate Moss, con la quale fa a gara a chi c’ha la faccia ingrugnita più “london look” - leggi: scema viziatella annoiata), monofazzolettone ceruleo con spacco e fioccone amebico; e Venus Williams, classicissimo involucro cioccolatinesco marroncino-dorato (che pendantizza con la borsetta lingotto) e ciclopico megamantellone rosso toreador (ah, uh, forse una citazione kryptoniana?).
Niente male nemmeno lo stile arlecchinesco di opposta concezione, brandelli di tessuto che non c’entrano nulla l’uno con l’altro combinati secondo uno schema ottenuto lanciando i dadi del risiko: a tal proposito s’è distinta un’altra mediocrissima “papi da grande voglio fare la valletta” (”amore mio sei alta un metro e venti, che ne dici piuttosto della stilista?”), Margherita Missoni, campanone a strisce marroncine raso/lustrinate con tendina mantovana sulle tette e collanone piatto mosaicato; e guardate Mischa Barton, firmata appunto dalla Missoni (che talento visionario, che follia pendontizzante!), gonna lunga corsa dei sacchi color biscotto plasmon, corpetto scagazzato bianco e nero con pseudopodi che colano schifidi verso il basso, due ammassi medusiformi fanghigliosi usati come spalline, e borsettina scrotale con braccialino di sicurezza; oppure Michelle Trachtenberg (chi è? boh), grezzissimo canottierone attillato sopra il tendone dorato che usa come gonna (ma sul serio è un tendone, davvero: ha pure usato il cordone intrecciato nappinato come cintura); e non perdetevi Kimora Lee Simmons col campionario per pennarelli, e Charlotte Gainsbourg vera fricchetton-chic io-sono-originale che se la redcarpettizza scalza tutta contenta coi sandali in mano.
Non potevano mancare i prezzemolini coniugi Beckham, Boccuccia Anale Victoria e Big Jim David, lui in smoking col farfallone gonfio ipertiroideo (è chiaramente di quelli pieni d’acqua simpatichetti che ti spruzzano), la mano elegantemente adagiata sul culo rinsecchito della moglie, lei coi capelli a banana in vestagliona da notte semitrasparente con ricami floreali sbriluccicanti e megaspacco frontale a pochi millimetri dall’area cinquantuno (leggi: pisella). E non potevano mancare le prezzemoline Gemelle Olsen: se Ashley c’ha una robetta nera piuttosto banale, con orridi oblò ovoidali sui fianchi, come sempre la migliore è Mary-Kate, che impersona il ruolo della smilza barbona senzatetto che è finita per sbaglio nel dietro le quinte di un circo e s’è fregata il tunicone e le scarpone numero cinquanta della donna colosso; e notate vi prego lo sconosciuto accompagnatore delle gemelle, che per farci il buffo originalone s’è appiccicato sul petto un foglio di carta con scritto “bang” - che insomma con quelle pantofoline perlinate, accidenti, suona alle mie orecchie come una felice premonizione.
Per concludere, non tralasciamo di riservare un pochetto di biasimo per Gisele Bundchen, col suo bustino di fasci intrecciati che le schiantano le tette dandogli una strana forma pagnottesca a sviluppo laterale; un pochetto di biasimo per Eva Mendes, peep-toe perlacee con inspiegabile plateau rosso e involucro oversize caramella per la gola già parzialmente scartato (basta tirare il pezzo di stoffa più chiaro); un pochetto per Eva Longoria, delirio di volant arricciolati; un pochetto per Scarlett Johansson, che povera disgraziata s’è messa nelle mani dei sovrani di Bburinolandia Dolce & Gabbana, e così ha rimediato un robo rigido strizzaseno (mai strizzaseno quanto quello dell’anno scorso) e un gonnellone multistrato di tulle vaporoso, tutta dorata ovunque epidermide compresa (dev’essersi spalmata qualche sostanza cancerogena che la fa luccicare tutta, o forse è semplicemente sudata, è il colorito che ti viene a traspirare Cristal); e poi alla fine soprattutto dedichiamo un ultimo speciale conato a Katie Holmes (insieme al marito rotondetto, azzimatissimo nella sua divisa bburina da testimone di nozze): è tutto il pomeriggio che mi ci scervello ma davvero non so come definire questo suo coso di plastica impermeabile (trucco spray in tinta) demenzialmente pendontizzato con le scarpine blu, proprio non saprei, mi ha messo ko.
di Betty Moore Collezione: alta moda, malvacarpet, very important malvestite 189 Commenti
Malvestita #324
Questa nostra malva sciccosa io-me-la-tiro (cammino con la traballante falcatona di un nano cieco in bilico sui trampoli) è evidentemente molto attratta dalla moda corrente del magliettone moscio, che però ormai in effetti se lo mettono tutte, è diventato un po’ troppo popolare, così allora ha trovato un buon compromesso (tra mosciume cascante e sostenuta sciccheria) con questa demenziale blusetta trasparente (1) ricavata da uno di quei rotoloni di zanzariera che usano i fiorai per avvolgere i mazzi di rose a sanvalentino, tutta piena di teneri bacettini stampati (utilissima dunque nel caso disperato - niente kleenex - ci si debba pulir via il rossetto facendo finta di niente), le manichette gonfie biancaneve (2) e il foularino sciccosissimo da hostess (3).
Totalmente in bianco per il resto, a parte le scarpazze appuntite decolleté rosse (4): sono bianchi i pantaloni super stretch anatomici che a starle dietro sembra di vedere una mozzarellona di bufala in centrifuga (5), bianco il megacinturone farwest che si vede in trasparenza sotto la blusetta, bianca la grossa bisaccia Guess (6) con la solita miriade di orpelli inutili che tanto fanno impazzire le malvestite: inserti pellacei, cuciture allacazzo, intrecci noneuclidei, targhette risplendenti ovunque, la mega nappina penzolante per frusticciarsi qua e là come fanno gli elefanti con la coda. Vorrei poi richiamare la vostra attenzione sul bizzarro ciondolone sferico (7), che per un attimo ho pensato fosse un simpatico souvenir spaziale sul modello dello sputnik, ma poi invece ci sono arrivata: si tratta di un banalissimo infusore subacqueo per il tè - e però, oh, un tocco di idiozia io-sono-originale mica da scherzare.
di Betty Moore Collezione: alta moda, regine del pendant 83 Commenti
Malvestita #323 - battesimale
A una malvestita di stampo bburino doc le bastano pochi minuti appena di celebrazione religiosa che le prende a girare la testa, si sente disorientata confusa sopraffatta dal caotico allucinato sempre più vorticoso vortice di colonne candele marmi velluti ori argenti ninnoli putti acquasantiere, il sacro luogo di culto si trasfigura vertiginosamente al ritmo gioioso degli osanna nel salottone da ricevimento kitsch-malvestito dei sogni: la malvestita bburina doc ci prova a mantenersi contegnosa e composta, recita a memoria il copione preghieristico canta e amenizza al momento giusto, ma il suo piccolo avvizzito cuoricino leopardato batte soltanto per quell’enorme superostentato sfoggio incontrollato di bburinità, e l’unica cosa che le viene in mente - oh che invidia l’opulento drappeggio punteggiato di pietre preziose della sciccosa madonnina nel loculo là a destra - guarda il proprio tutto sommato modesto acchittìo bburino e si chiede: sarò all’altezza?
Magari all’altezza della madonnina no, ma comunque sì la nostra trecentoventitre (madrina battesimale) la sua porca figura se l’è guadagnata eccome: ha un tailleur di raso lucido azzurrino riflesso d’ostrica (1), composto dai pantaloncini bermuda attillati (2) e dalla giacchetta superspallinata con amplissima scollatura esibisci pizzo reggipettaro (3 - notate la sapiente posizione a braccia conserte, utile a spremere i tettoni tirandoli in su e in fuori); sul petto nudo, due chili di collanona multicatenata (4) con anellini di congiunzione zirconati e malizioso pendagliuccio con croce interna proprio lì tra i seni; gli orecchini lampadario etrusco con tendina di pendaglietti tintinnanti (5) e qualche altro pezzo di bigiotteria paola perego style, le solite inutili moleste propaggini scintillo-rumorose (6 - anellazzo smeraldifero, orologio gioiello placcato oro e tempestato di strass - che pendantizza con le cacchette strassate sui bottoncini - 7 - e sulle stanghette degli occhiali - 8); la borsa rosa metallizzata (9) con catenozza da motorino, una specie di versione macro per adulti del gadget giocattolo porta monete per bburinette in regalo su Cioè; e quale osceno abominio le gambone insaccate nella retina elasticizzata per fasciature (10) e i sandali laccati (11) che fanno scivolare il piedone genoveffiano in avanti a tal punto che i ditini terrorizzati sporgono pericolosamente oltre il ciglio del burrone plateau - il che poverini non mi sembra per niente cristiano.
di Betty Moore Collezione: alta moda, io sono originale 69 Commenti
Coppia malvestita #29 - primo maggio
Però bisogna dire che adesso ci sarà più gusto a farsi quindici ore a/r in piedi appallottolati sulla retina portaborse di un intercity affollatissimo coi finestrini sprangati senza aria condizionata, e poi spiaccicati per terra in mezzo al lerciume e alla spazzatura di altri diecimila stipatissimi fricchettoni in canottiera; ci sarà più gusto a godersi quel mezzo metro quadrato di spazio sudaticcio, che emozione rollarsi un cannone intanto che dal palco esplodono rabbiose le grida rivoluzionarie di quello che fa il simpatico citofonando alla gente, dei settantenni hippy finto-anarchici coi pizzettoni flosci che da venticinque anni cantano le stesse canzoncine popolar-zingaresche, e poi i tamburi e i vestitini etnici e i cart cobbei der tufello e i bellaciao e le magliettine antagoniste e i liberalizziamola e i pugni al vento e le converse e le cravattine boho-originalone e le bandierine sovietiche e poi soprattutto quando ti scappa ti accucci con la gonna tirata su e pisci là sull’erbetta;

un copione perfettissimo che si ripete e si ripete sempre uguale, praticamente un pezzettino della solita ovvia stereotipata sceneggiatura virziniana (ragazza fricchettona io-sono-originale laureanda in filosofia c’ha gli ideali e si fa le canne, scopre che il mondo è una merda): che goduria però a interpretarla adesso, eh sì!, adesso che c’è il brividino del pericolo in agguato, adesso che la città è diventata nera e proprio là a due passi su via Merulana ci sono i tassisti ingrugniti col fascio dux mea lux tatuato sul bicipite, e il nuovo sindaco è questo buffo irritante omino con la croce celtica al collo e gli occhietti vuoti senza bianco, tutto pupilla come i piccioni, uno che si è sposato la figlia di Dracula, che vuole mettere un volgare bburinazzo matusalemme alla festa del cinema, che al Campidoglio gli facevano il saluto stranamore ma lui non se n’è accorto - per non parlare poi del governo nazionale, della superlega - il concertone fricchetton-antagonista del primo maggio finalmente redivivo! che forza! che emozione! che carica eversiva! sarebbe come fare una manifestazione antilacca sotto Palazzo Marino a Milano.
(Originale twin-set golfino color vinazza - 1 - canottiera della salute ingiallita - 2 - con pizzetto sangallo che le spunta dalla scollatura - 3 - bastoncino trovato per terra reggi-capelli - 4 - jeansacci sbrindelloni a campana - 5 - peep-toe grigiastra con zeppolona di sughero - 6 - strafottio di gioiellume bancarella trasteverina, orecchini fatti con lo stampino cuki da forno spiaccicato - 7 - collanona di caramelle - 8 - grande assortimento di braccialettume e anellume vario, tra cui la fascetta idraulica sul medio della destra - 9; piercing sovralabiale effetto neo alla Cindy Crawford - 10 - canottieraccia consunta slabbratissima - 11 - reggisenaccio morto privo di qualsiasi potere sostenitivo - 12 - farfallone tatuato sul piede simbolo di libertà e vita breve - 13 - copertone fantasia etnica - 14 - folto pelazzo ascellare trattieni umori - 15)
di Betty Moore Collezione: arte povera 154 Commenti
Malvestita #322
Lo spasimante della trecentoventidue ha visto su retequattro la valletta analfabeta ex viados che raccontava della tresca col sessantenne lucertolone obeso multimilionario e di quanto lo ama tantissimo perché lui sì che la fa ridere, e poi anche sull’ultimo numero di men’s health nella rubrica L’ultima scians (firmata Max Drago - alterego viagrizzato di Francesco Alberoni) c’era scritto che l’umorismo è la bomba h della seduzione (meglio se combinato ad un completo nero di satin con la camicia spalancata sul petto depilato, cocktail esotico con olivetta più ombrellino e pied-à-terre superattico arredamento minimal smaltato nero lucidissimo), e così lui per il secondo appuntamento con la trecentoventidue ha scelto un film che già solo il titolo è una roba da sbellicarsi, 3ciento.
Gli è andata bene: la trecentoventidue se n’è uscita dal cinema che rideva come una matta, lui che le farfugliava appresso di questa o quella scenetta tanto tanto buffa (”e… e… e serse che è ciccione e si strappa il capezzolo? e… e… efialte che è paris hilton handicappata?”) lei che faceva sì sì entusiasta trattenendo maliziosamente la risatina con la linguetta all’insù (1 - mossa difficilissima! ci vogliono ore e ore di addestramento al simulatore; ancora più difficile con la manina melliflua fintotimidina davanti alla bocca - posizione impossibile però in questo caso, ché la nostra malva c’aveva da reggere il cilindrone dei popcorn - 2 - e doveva scostarsi continuamente la palandrana-cardigan di lanetta cappucciata - 3 - che rischiava di coprirle quella meraviglia di leggero vestitino inguinal-sbarazzino di finto chiffon - 4 - con fantasia floreale e scollatura arricciata).
E a parte le suddette malvaschifezzuole, se vi interessa, c’aveva un borsone guess multilaccettato coi monogrammini bburinetti dappertutto (5), gli stivalazzi cowgirl (6) sulle calze color fesa di tacchino (7 - due giorni fuori dal frigorifero), l’inutil-cinturone collage di quadratini dorati (8) il cui unico scopo è evidenziare la cascante moscezza addominale e il cui fibbione metallico rotondo pendantizza gli orecchini-doblone dei pirati dei caraibi (9 - e quindi forse si spiega tutto, poverina, è maledetta).
di Betty Moore Collezione: l'amore ai tempi delle malvestite, regine del pendon't 62 Commenti
Coppia malvestita #28
Alle malvestite non gliene frega niente di andarsene a spasso in mezzo a un mucchione sterminato di malvacloni che c’hanno le stesse scarpe dorate, gli stessi pantaloni a sigaretta, gli stessi occhialoni insettoidali, tutte che si sentono ugualmente fighissime trendyssime sexyssime all’ultimo grido: non è che non se ne accorgono, non è che la cosa le lascia indifferenti, se ne accorgono benissimo e ne sono strafelici: il malvestitismo funziona così, il decerebrato passivo acchittamento modaiolo è soddisfatto e trova conferma soltanto quando è verificata la sua sterminata nauseante multiclonazione, ci si riconosce e ci si approva vicendevolmente.
L’unico aspetto positivo della faccenda è che puoi tirar fuori un paio di malve dal mucchione e passarci il tempo giocando al gioco delle differenze. Per esempio queste due qui, vediamo: la struttura portante è identica, ballerine - fuseaux - minigonna - magliettone - maschera protettiva da saldatore; e però il magliettone (1), un coso informe lungo lungo a mezzo culo col risvolto pettorale, c’ha le maniche bombate biancaneve sulle spalle della malva di destra (2), risvoltate sulla malva di sinistra (ah be’ poi certo, verdolino militar-olivamarcia da una parte, rosso scolorito dall’altra); le ballerine di sinistra nere col mega-logo bburinazzo della doppia C incaprettata chanel (3), le altre invece di marca sconosciuta tenute insieme con lo spago per l’arrosto (4); le minigonne a tubino sono identiche non fosse per l’orlo rosicchiato dai piranha a sinistra (5); orecchini verminacei con solidi geometrici color pisellino primavera (6) e guarnizione idraulica al dito medio (7) per una, quintalata cacofonica di braccialetti metallici per l’altra (8); e poi ovviamente le borse, quella di tela etnico-fricchettona ex tappetino welcome al ristorante messicano (9) e quella da signorotta pazza a riquadri storti multicolor (10 - il riquadro centrale è un omaggio fotografico a uno degli animali simbolo della bburinità, la tigre); e infine l’acconciatura, capelli sciolti frisettati a destra (11), codazza alta supertiratissima stirarughe a sinistra (12), sorrisone assicurato.
di Betty Moore Collezione: boho chic, regine del pendant 232 Commenti
Malvestita #321
E poi però ci sono calamità pendontizzanti così spaventose che nemmeno il caos meteorologico mezzostagionale basta a spiegarle, ma soltanto l’esistenza e l’intervento di una malvadivinità cattiva dispettosa e assettata di bruttume - guardate qua per esempio la nostra trecentoventuno - una malvadivinità maneggiona e mezza scema che funziona uguale al bimbetto stronzo di toy story, quello che se la godeva da matti a smontare i giocattoli per ricombinarli insieme appiccicandoli un pezzo qua e uno là nel modo più assurdo e disgustoso possibile, tiè, per metà lady oscar bburin-chiccheria e per metà casalinga bburin-sciattona.
La metà di sopra - lady oscar bburin-chiccheria - c’ha questa camicetta a righe verticali (simile a quella già vista sulla #281) col retro bianco candido a mo’ di magliettina superelasticizzata resistente diecimila atmosfere (1 - che fa pendant col profilo sismico dei fianchi più in basso - 2), le larghe inamidatissime manicozze a vela (3) e una cascata pettorale di svolazzoni settecenteschi fermati al colletto da un testicolone madreperlaceo (4 - il cui luccicume bigiotterioso richiama i vetrini sulle orecchie e sulle maniche del giubbottone pellicciato - 5).
La metà di sotto - casalinga bburin-sciattona - c’ha i fuseaux neri a metà polpaccio (6), i cosi vecchi consumatissimi da aerobica che si usano per stare comode mentre si passa l’aspirapolvere (ammirate - 7 - il segno bassorilievato segachiappa del mutandone contenitivo - manco tanto), e le scarpazze da ginnastica nike casual-borgatare (8) verniciate d’oro con gli ammortizzatori per autotreno sul tallone che espletano l’utile funzione di tacco rialzante; ah be’ poi sì, in effetti ora che ci penso anche la testolona mesciatissima (9) con sfilacciature nere e ricrescita galoppante ringoboys rientra nella categoria (dunque direi più che metà, due terzi casalinga bburin-sciattona).
di Betty Moore Collezione: regine del pendon't, semo bburini 54 Commenti
Coppia malvestita #27
Queste settimane di scombussolio meteorologico pre-estivo hanno sulle malvestite un terribile penosissimo effetto: la pioggia e il vento freddo le costringe a ravanare ancora una volta nel cassettone della roba pesante, e però allo stesso tempo le rondinelle in k-way che già stazionano sotto le tettoie alimentano e provocano la loro naturale istintiva pulsione al denudamento stagionale; l’effetto è un po’ quello flipper in tilt lucette impazzite ding-ding-ding di una moglie stepfordiana quando le vanno in corto i transistor: la malvestita disorientata reagisce confusamente ai due opposti imperativi (non prendere la polmonite / spogliati), il che può generare clamorosi eccessi di pendontizzazione - da cui la nostra malvacoppia numero ventisette.
A sinistra possiamo ammirare la codazza alta con cascata posteriore (1) e mega-frangettone marmoreo spiaccicato iperlaccatissimo (2 - a giudicare dalla consistenza, più che capelli, sembrano extension fatte con le striscette di cartoncino); la tendina della doccia con fantasia azzurro-verdolina infondoalmar (3) bordata di pelle e stretta in vita dalla classica cinturona ornamentale (4); i jeans attillati strizzachiapponi e le decolleté rosa confetto rifinite col pennarello nero (5 - tipica rivisitazione bburina dell’equipaggiamento boho skinny-ballerina).
A destra invece abbiamo gli occhiali con le stanghette più grosse del mondo ricavate dal femore di un mammut (6); la maglietta col collettone salvagente sgonfio (7 - che segue la tendenza del già visto cappotto salvagente sgonfio) dall’innovativo stile emo-flamenco; la borsetta ritagliata da un serrandone per garage (8) con la placchetta d’oro copri serratura e il manicone rigido di legno per tirarla su e giù; e infine l’allucinante atroce pendontissima combinazione shortino bianco costa azzurra (9) più collant nero coprente mickeymouse (10) più texano bianco bullonato saturday night fever in rio bravo (11): capolavoro.
di Betty Moore Collezione: regine del pendon't 48 Commenti
Essere Giovanni Allevi: il manuale (Mozart meets Ecce Bombo)
Ho scritto un po’ di tempo fa una cosa direi tutto sommato definitiva su Giovanni Allevi (se non l’avete letta: leggetela), non che sia spuntato qualcosa di importante da aggiungere, ma pensavo che potremmo sfruttare il suo libricino, La musica in testa, per vederne confermato quel perfetto ritrattino di patetica mediocrità - facendoci due risate.
La musica in testa è un’opera capitale che inaugura il genere letterario dell’autovangelo: lo scrivente snocciola una sfilza interminabile di aneddoti fantastici che hanno lo scopo di esaltare le gesta miracolose di colui che venera di più al mondo, se stesso, soddisfacendo il proprio smodato desiderio di specchiarsi, adorarsi, masturbarsi. La struttura generale dell’autovangelo alleviano è evidente: Giovanni Allevi non ha superato quegli oltre trent’anni di anonimi fallimenti, non se li spiega, li rifiuta, tenta di giustificarli cucendosi addosso una storia in cui tutto - anche il più insignificante “chi cazzo è sto cretino” - assume un ruolo fondamentale e necessario nel quadro complessivo dell’enorme successone internazionale a cui la “capricciosa dea musica” l’aveva destinato già dai tempi dello spermatozoo (”una cospirazione divina”, definisce la sua vita).
Come nelle favolette col brutto sfigatello emarginato che ne subisce di tutti i colori [1] e però lo capisci subito che ha qualcosa di diverso e specialissimo - è stato morso da un ragno radioattivo coi capelloni cotonati! - Giovanni Allevi utilizza la chiave del lamento vittimista (nei toni di un falso modesto stupore) per rendere più sfavillante il proprio genio incompreso: quando racconta per esempio che da piccolo “passo il tempo chiuso in uno scatolone di cartone nel garage sotto casa, per sentirmi protetto dall’ansia” - e fin qui niente di eccezionale, è un cliché di alienazione infantile così sputtanato che lo canta pure Mondo Marcio, ma poi aggiunge - “per dirigere in piena libertà l’enorme orchestra sinfonica che ha iniziato a suonare ininterrottamente nella mia testa“: ecco, una bilanciata combinazione di triste sfigaggine e precoce incredibile genialità (non un’orchestra qualsiasi, un’orchestra enorme!) che è il tema dominante dell’autovangelo; perché la cosa che davvero interessa al quarantenne Giovanni Allevi è precisamente questa, sceneggiarsi a posteriori nei panni di ciò che avrebbe voluto essere più di ogni altra cosa, e che però non è mai stato: un ragazzo prodigio.
Giovanni Allevi poveretto non desidera altro, vorrebbe averci venti anni in meno, vorrebbe poter essere celebrato come una giovanissima rivelazione - fa quel che può: si tinge i capelli, fa il giocherellone idiota, ricorre ad un look teenager concepito imitando (male) i più scemi modelli fiction-televisivi: pantaloni larghi, magliettine strette, occhialetti colorati, converse - vorrebbe tanto poter tornare ragazzino com’era ai tempi bui del conservatorio, sigh sob, là dov’era snobbato da tutti. Ah il conservatorio, che sofferenza, che pena, che umiliazioni! Magari non sarà possibile cancellare gli insuccessi passati, ok, ma ecco finalmente la soluzione - grazie alle possibilità di sfrenata ego-esaltazione dell’autovangelo si può magicamente tramutarli in predizioni di futura grandezza: Giovanni Allevi se ne stava ancora là ventottenne a perdere concorsi uno dietro l’altro non perché fosse una scarsa merdina, ma perché aveva “osato andare contro il sistema della musica contemporanea” e “come dice Hegel, in questi casi le possibilità sono due: o vinci e apri una nuova strada, o vieni allontanato perché sei una minaccia per il vecchio ordine“, insomma, il buon vecchio leit motiv del nessuno-mi-capisce sono-troppo-avanti [2].
E come nella pubblicità della carta di credito, quella che regalare il tuo primo romanzo a chi t’aveva detto che non ce l’avresti mai fatta non ha prezzo, nell’autovangelo di Giovanni Allevi c’è ovviamente spazio per la sciocca infantile rivalsa gne-gne-gne. Osavate non cagarmi? adesso ve la faccio vedere io. Da piccolo per esempio c’aveva un compagnuccio (M. lo chiama [3]) stra-adorato dai maestri di musica che suonava il piano divinamente, era il più bravo di tutti, “studia quasi otto ore al giorno! Pare che i genitori lo costringano con la forza” (traduzione: per forza suonava meglio di me, non è che io avessi meno talento, è solo che lui ci passava le giornate, sarei stato capace anche io così [4]), dovreste vedere che squallida fine ha fatto oggi quel ragazzino che amavano tutti, Giovanni Allevi non vede l’ora di prendersi la sua goduriosa vendetta super-orgasmica (notate come non si limiti a un meschino sfottò del fallimento altrui: si lascia andare ad una rabbiosa bullesca ostentazione dei propri successoni) “M. non suona più. Ha preferito un lavoro in banca. Io ho fatto concerti in Italia, Cina, Giappone, Stati Uniti, Europa, Russia, Canada. Ho suonato di fronte a platee immense, in dirette televisive e radiofoniche”.
Non parliamo poi di quei sordi bacucchi reazionari del conservatorio, colpevoli di non averlo saputo apprezzare, per fortuna che la dea musica l’ha fatta pagare pure a loro, che alla fine sono stati costretti a inchinarsi al cospetto della sua strepitosa grandezza: c’è una scenetta molto buffa, ovviamente inventata di sana pianta (sembra l’epilogo di Rocky IV quando l’establishment sovietico è costretto ad applaudire il pugile nemico) “notai che in platea c’era una intera fila di ragazzi con le braccia conserte, che non concessero un applauso per tutta la durata del concerto. Studenti del conservatorio locale. Quando alla fine è venuto giù il teatro, con la gente che urlava dai palchetti e il resto del pubblico in platea tutto in piedi, si guardavano intorno smarriti e per non fare brutta figura hanno dovuto accennare anche loro un applauso”; dove le braccia conserte si riferiscono metaforicamente all’atteggiamento istituzionale di chiusura verso il “nuovo” che Giovanni Allevi dichiara impudicamente di rappresentare (non si contano le sparate del genere “la mia piccola grande rivoluzione culturale”, “ho alterato il sistema”, “un nuovo rinascimento è alle porte”). Se gli aridi dogmatici bacucchi del conservatorio non sono stati capaci di riconoscere la sua esplosiva portata rivoluzionaria, tiè, che schiattino d’invidia, c’è tutta una gigantesca mole di ridicoli aneddotucci che dimostra la piena ricettività del cuore puro e incontaminato dei poveri di spirito [5]: “il pubblico è attonito […] vedo occhi lucidi di commozione […] la mia musica ha investito tutti con la sua onda emotiva”, “sono tutti meravigliati dalla follia poetica del mio gesto”, la mia preferita (detta da un’ammiratrice) “questa bottiglia contiene aria che è stata attraversata dalle note di Giovanni Allevi”.
Ma è soprattutto nell’ultimo capitolo, pomposamente intitolato L’era dell’emozione, che Giovanni Allevi dà il meglio di sé: è qui che tenta di fornire una base pseudo-filosofica alle sue composizioni musicali, infilando raccapriccianti dissertazioni da manualetto fricchettone new age sull’uomo l’anima il divino [6]. Ha un’idea stupida e adolescenziale della musica, le attribuisce una natura sovrannaturale, “misteriosa”, crede che derivi da un irrazionale abbandono alle sensazioni del momento (”il segreto è non pensare”); si rifugia nel “mistero” fine a se stesso, nell’insensato, non è in grado di capire le possibilità della ricerca, della curiosità attenta, dello studio, nega la ragione e l’intelligenza perché non ne possiede, è così tragicamente stupido che non ci arriva (”il novecento è stato il secolo della mitizzazione del pensiero scientifico, dell’idea che la ragione potesse spiegare tutto. Ma il mito della concettualità e del tecnicismo ha ingabbiato l’uomo in un eccesso di pensiero […] Il novecento è stato il secolo più violento della storia: è la ragione l’origine della violenza, perché da essa scaturiscono la differenza e la pretesa di conoscere ciò che in realtà è mistero“), tutto è ridotto a triti automatismi mentali, schemi di crescendo, diminuendo, staccati e fraseggi già sentiti mille e mille volte ancora. Lui la chiama emozione: è stupidità. E Giovanni Allevi è per l’appunto questo: un goffo stupidone buono solo a fare “oooh”, come i bambini scemi della canzoncina.
[1] “alle medie non mi invitavano alle feste”
[2] e però un bel giorno è successo che il direttore del conservatorio non ha potuto trattenersi dal riconoscere che la sua musica è “geniale, a metà strada tra la musica classica e il jazz”, paragonandolo a Keith Jarrett con “un’eco di Chick Corea e Béla Bartók”: se ve lo state chiedendo sì, non c’è dubbio, soltanto nella mente di Giovanni Allevi può esistere un direttore di conservatorio così terribilmente incompetente
[3] non è una questione di riservatezza, semplicemente non è mai esistito
[4] ah, l’Allevi esecutore! che titanico scontro di personalità, esecutore contro compositore: “il Giovanni esecutore deve rendere conto al Giovanni compositore, ma anche l’esecutore scopre nuove sfumature nella partitura, e mi accorgo di essere continuamente dilaniato da questo conflitto” (dilaniato!); a volte timido (sono un compositore troppo figo) “temo di non essere all’altezza di ciò che ho scritto” a volte sborone “scopro che la musica che esce dalle mie dita è ancora più bella e intesa di quella che il compositore sentiva nella sua mente” (come esecutore sono ancora più figo)
[5] “come è bello scoprire intorno a me una nuova generazione di poeti, visionari, sognatori, che hanno deciso spontaneamente di rendersi emotivamente vulnerabili alla mia musica classica contemporanea”
[6] ne ha avuto di tempo per pensarci: “all’università mi sono chiuso sempre di più, arrampicato nelle vette rarefatte del pensiero filosofico. Mentre gli altri si organizzavano per fare viaggi, vacanze o feste, io passavo le estati a studiare Aristotele come un pazzo!”
di Betty Moore Collezione: io sono originale, maschioni, very important malvestite 374 Commenti
Malvestita #320
Soltanto i selvaggi primitivi mezzi nudi con gli straccetti di pelle e le foglioline di acacia al posto delle mutande possono pareggiare l’attrazione irresistibile che ogni vera malvestita prova nei confronti dello sbrilluccichio lampeggiante dei pezzettini di vetro colorati. Così come l’indigeno mezzo nudo avrebbe dato qualsiasi cosa in cambio dei preziosissimi cocci trasparenti della bottiglia che il conquistatore barbuto gli aveva appena spaccato sulla testa, così una vera malvestita sarebbe pronta a sborsare un patrimonio per accaparrarsi quegli stessi banali pantaloni jeans (1) che ha snobbato un minuto fa, prima che alla commessa furba le venisse l’idea di spaccarsi sulla testa lo specchietto della cipria per spargerne sui pantaloni i resti sbrilluccicosi.
La malvestita di oggi combina questa immortale tendenza malvestito-gazzaladresca (là, sulla cima di questi inqualificabili jeans risvoltati beverlyhills 90210) con alcuni più recenti malvaobbrobri: la scrittona bburinissima enorme su tre piani (2 - “dream tomorrow”) che avvolge tutta la magliettona boho pigiama-gonnellina, combinata al classico dolcevita (3) e alla forca di perline annodate (4), e poi giù in fondo i sandali peep toe (5 - le dita livide accatastate a piramide) con tacco zepposo e scagazzatina floreale sulla punta.
Ah sì poi c’è il borsone, il grosso spicchiettone sono-proprio-donna spy bag fendi (6) candido autenticissimo affarone irripetibile (”non ci crederai incrediiiibileeee l’ho trovato su ebay nuovo originale a cinquanta euro!” - una settimana e fa la fine del culo di charlize theron), e poi certo gli occhialoni da sole poligonali (7), come quelli che usava alberto tomba trentanni fa nello slalom gigante (cioè i cosini squadrati usaegetta che ti danno al cinema 3D, ma con le lenti a specchio).
di Betty Moore Collezione: regine del pendon't 58 Commenti
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