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Il buco nero

Prima che svaniscano anche le ultime giornate di caldo, e che l’argomento diventi quindi anacronistico, vorrei parlare di un terribile flagello che ogni primavera-estate-autunno (insomma, nove mesi l’anno, più o meno) ci tocca sopportare, e che negli ultimi anni, con l’abbassamento progressivo dei pantaloni in vita (e del contemporaneo accorciamento di magliette, felpe, giacchine e quanto altro) si è fatto particolarmente pressante: il taglio del culo in bella vista.

Il problema è più o meno questo: la malvestita di turno si compra un paio di jeans a vita bassa, che di per sé potrebbe anche non essere male. Poi, siccome il semplice taglio basso dei jeans non la soddisfa, li tira ancora un po’ più giù, per far sporgere un filino di quel tanga supersexy con gli strass che ha comprato l’altroieri, e già siamo al limite. Poi però è stanca e si siede. Trac! Il jeans le si abbassa ulteriormente e spunta l’orribile taglio. E dopo essersi rialzate, spesso, non hanno nemmeno il buonsenso di ritirarseli su, i jeans, cosicché gli resta il taglio in vista per tutta la giornata.

Già la cosa non mi sconfinfera quando il popò è rotondo, grazioso e ben fatto. Figuratevi quando ho davanti ciccia strabordante, peli superflui, brufoletti, segni del costume che lasciano intravedere pelle mozzarellosa, mutande della nonna arrotolate alla meno peggio che spuntano impertinenti ecc. ecc. Oppure, non so, pensate a quelle magroline tutte spigolose con il culo piatto completamente scarnificato (e queste fanno ancora più paura, perché sembra che i pantaloni siano sempre sul punto di calargli definitivamente). Per non parlare, poi, del tipico sudorino che spesso si forma in zona (bleah!), dal tipico aspetto viscido e appiccicoso. In fila da qualche parte, ad averci una così davanti, vieni preso dal terrore che possa risucchiarti da un momento all’altro.

A me viene sempre questa voglia incredibile di farci cadere dentro qualcosa: una pallina di carta, una mollica, un sassetto, una matita. Ecco, la matita è proprio il mio sogno. Una bella appuntita. Magari la prossima volta si compra delle bretelle.


Malvestita #168

Erano le sette di mattina ed io, mezza insonnolita a fare la fila per un caffè al mio bar di fiducia (nel senso che ci vado sul sicuro: è una miniera inesauribile di malvestite), ho avuto questa visione che mi ha svegliato tutto d’un colpo. Se ne stava là tranquilla, sotto gli sguardi invidiosi delle altre malvestite, a smangiucchiarsi un grosso cornettone. E, sopresa delle sorprese, leggeva Cosmopolitan. L’articolo su come pubblicare un romanzo e diventare famose scrittici (intitolato: Mission Impossible), se non ho sbirciato male.

Già basterebbe quella cosa a fiori viola per farle vincere la palma di miglior malvestita da bar degli ultimi mesi. Una cosina di finto raso, con orrende decorazioni floreali in stile liberty (2), a cui ha abbinato un corto gilet di lana, sempre sulla stessa tonalità, allacciato sul davanti (1). Sui fianchi, in un impeto decorativo senza pari, porta una cintura da uomo (3), dell’anteguerra, in pelle tutta consumata, color grigetto marroncino cacchetta.

Da sotto spuntano delle splendide calze in pizzo color panna (4 - non so voi, io le calze bianche ho smesso di indossarle in seconda elementare) che, messe lì così, semplici semplici, deve aver pensato che fossero poco interessanti (non bastava la bella fantasia romboidale/floreale, no). Ecco perchè sopra indossa un paio di calzettoni di cotone grosso (5), da calciatore, color verde prato. Ai piedi, un paio di stivali a punta tonda, in scamosciato verde bottiglia (6 - e tenete a mente tutte le tonalità di verde, mi raccomando).

Delizioso il cappellino anni ‘30, perfettamente in linea con lo stile vintage finto inizio novecento che sembra spopolare oltreoceano (vedi la stessa Xtina Aguilera e numerose dive e divette hollywoodiane). Questa è una variazione in lanetta grossa verde dentifricio, moscetta, con un bel fiore giallo spelacchiato sul lato (9). Che fa tanto Ann Darrow in pena per lo scimmione.

La borsa è orrenda, una vera caduta di stile. Quasi le preclude il titolo di Regina del Pendant. Non capisco, davvero. Sembra tutto studiato nei mimini particolari, e mi va ad abbinare ’sta borsaccia dimessa stile universitario punkabbestia (ho-appena-pisciato-dietro-un-portone), vecchissima, tutta rovinata, con un orrido colorino grigiastro (7 - sospetto fosse stata bianca, un tempo). Per renderla più chiccosa forse, con un abbinamento a dir poco sacrilego (il massimo del lusso con il massimo della miseria), ha annodato ad un manico un foulard di Hermes Paris (8). Questo potrebbe farci pensare che la poveretta fosse a corto di borse, quel giorno. Forse erano tutte a lavare e non aveva altro. Poveretta, che tragedia.

Gli unici due gioielli - chiamiamoli così - che indossa, sono una specie di finto manicotto da tennista verde smeraldo (10), tutto ricoperto di lustrini tondi brillantissimi, e un ciondolo a cammeo (11) che forse richiama lo stile liberty di quella “cosa” viola, o forse lo stile da cortigiana settecentesca delle calze. O forse semplicemente non c’entra un tubo.

Belle le unghie, corte laccate di rosso (12), che se ci fate caso richiamano il bordino del calzettone. Lo smalto era mezzo consumato. Non so se fosse studiata o no, questa cosa, spero di no.


Malvestita #167 e Malvestitina #9

Allora, scusate innanzitutto per la terribile confusione: ci sono ben ventun numeri in questo disegnino, e immagino sarà per voi impegnativo orientarvi. Il soggetto è una sorta di ‘natività’ malvestita, madonna con bambina, incontrata sull’interregionale della morte questo weekend.

La madonna è una di queste signore che vanno pazze per le cose vistose, e non può fare a meno di indossare almeno un capo che non risplenda quanto una stella gigante rossa. La camicia (1), ad esempio: tutta nera, dal taglio piuttosto semplice con collettozzo alto da battaglia (un po’ burino, sì, ma perdonabile), in corrispondenza del seno sinistro ha una specie di stemma araldico in corda dorata (2), tutto circondato da una fila di piccole gemme simil-diamanti.

I jeans. Dritti, lunghi e leggermente svasati, visti così, dal davanti, quasi mi sembravano dei qualunquissimi jeans. Non appena si è girata, però, sulla tasca dietro (6) ho potuto ammirare questo enorme cuore in bassorilievo spesso un centimetro buono, di stoffa nera con bordo in tulle e, al centro, delle piccole gemme diamantoidali. Era grossissimo, davvero, tanto che non capisco come faceva a stare seduta con un simile accrocco sulla chiappa. I jeans si fanno notare anche per un altro piccolo particolare luccicante: i passanti (5), che hanno ognuno tre cristalli a taglio ottagonale bordati dello stesso pizzo nero con cui è bordato il cuore. Guardate, visto che siamo in zona, anche la cintura: di pelle bianca, con la punta a coda di rondine (4 - mai vista una roba simile), ha al posto della fibbia (3) la stessa graffetta arrotolata che la malvestita 166 teneva al dito, solo senza strass, d’acciaio lucente.

Sorvolando sulla borsa (7), un modello paleolitico della Mandarina Duck, mi soffermerei sul foulard da hostess, di marca (Christian Dior - 8) con una bella (cough cough) fantasia a righe rosse e azzurre, in lamè (e te pareva che doveva sbriluccicare pure questo). Da sotto, spunta una piccola catenina d’oro (9 - chissà il ciondolo che meraviglia che dev’essere stato…)

Altri gioielli: l’anello d’argento (11) che si intona con le unghie, ricoperte da questo interessante smalto grigio perlato (13), e il bracciale di pietruzze (12 - plastica trasparente, diciamolo) rosa, colorate e intagliate in varie forme (cuore, goccia, ecc). Non possono mancare gli stilosissimi occhiali (10 - utilissimi, visto il giorno di pioggia) a specchio, con raffinata montatura bianca, di Dolce & Gabbana.

Ultime due note: la cofana cotonata rosso menopausa (14), e il rossetto rosa che - manco a dirlo - luccica di tanti minuscoli brillantini (15).

Infine, chiediamoci: perché agghindare così quella povera innocente bambina, che avrà avuto due anni e mezzo, massimo tre? Mi veniva da piangere.

La gonnellina di ciniglia, con fantasia leopardata (16). Di ciniglia, capito? Quindi pelosetta, ad imitare la pelle di un animale della Savana. E ad essa è abbinata la maglietta, che solo apparentemente è un capo più bambinesco, con l’orso cicciottello, il fiocco in raso e il cuore. Solo apparentemente, dicevo, visto che il cuore ha al suo interno la stessa fantasia della gonna (17).
Le calze di lana (19) hanno stampato sopra lo stesso malefico orso cicciottello della maglia, ma non mi pare di averci visto alcunché di leopardato. Calze ok, quindi. E anche le scarpe (20) tipiche calzature da bimba in scamosciato azzurro. E per fugare ogni dubbio, ecco il ciuccio in zona 21.

Gran finale, vero colpo di genio: il cappello da cowboy (18).


Malvageddon #5 - Cosmopolitan

cosmopolitanL’altro ieri mi è capitato di leggere per la prima volta in vita mia Cosmopolitan. Ho preso qualche veloce appunto sulle mie prime impressioni. Eccole:

La direttrice, tale Simona Movilia, scrive un editoriale dal titolo “E’ vero amore”. Sulla sostanza dell’editoriale purtroppo non ho molto da dire, perché non sono riuscita ad andare oltre il terzo ‘LORO’ in maiuscolo riferito ai “ragazzi, maschi, uomini, boys o comunque vogliate chiamarli”. Però mi ha colpito la foto della direttrice, questa foto qua, che corrisponde perfettamente allo stereotipo magazzinaro di femmina in carriera carina stilosa ma allo stesso tempo intelligente e brava, tale e quale ad esempio alla Silvia Grilli di Grazia (la cui posa però è decisamente più evocativa: non dice soltanto sono carina intelligente eccetera, dice anche - con le manine che serrano le ginocchia - “la vorresti eh? beh te la dovrai sudare perché non sono una svampitella qualunque”).

I servizi di punta sono: 1) come agghindarsi per somigliare in tutto e per tutto a una drag queen, o a Xtina Aguilera che dir si voglia ; 2) Nelly Furtado e la travagliata epopea psichica che l’ha portata a non disprezzare il suo culone e anzi a farne sfoggio; 3) un’inchiesta sul perché certe donne italiane vanno pazze per i “blacks”, piena di motivazioni carinissime come “per il fascino della cultura afro” o “adoro il multiculturalismo” o “perché da loro ci sono ancora i veri valori”, con un sacco di interviste a donne che rimorchiano per locali frequentati da extracomunitari, e che - guarda caso che coincidenza - sono tutte sigle ben sopra i trenta anni.

Ah beh, poi ovviamente come in ogni vero giornale per femmine che si rispetti, ci sono i test. C’è quello per scoprire di quali vitamine hai bisogno (la B1, ho scoperto, “regala il sorriso e azzera lo stress”), e quello per scoprire se “da te vuole solo quello?”, nel quale spiccano domande a me incomprensibili del tipo “è più attratto da te quando sfoggi i jeans o se ti metti giù da gara?”.

Ma veniamo alla parte intitolata Cosmostyle, quella in cui ci consigliano cosa indossare. Malvestitismo allo stato puro. In apertura scopro con piacere il ritorno del leopardato, e già chiuderei qui, sulla frase “sarà molto Cosmo fare l’amica del giaguaro” (cooooosa?!). Ma siamo solo all’inizio, più si va avanti, più i servizi si fanno deliranti.

lo stile militare secondo cosmopolitanVoglio raccontarvi di una pagina divisa orizzontalmente in due: nella parte sopra ci sono dei soldatini di piombo (sì, dei soldatini di piombo). Sotto, in corrispondenza di ogni soldatino, gli abiti e gli accessori che la stilosa di turno dovrebbe indossare per somigliare più possibile al soldatino che preferisce. Ad esempio, se volete sentirvi, per un giorno, dei Lancieri del Bengala, dovete mettervi: una maglietta rossa premaman (?) con manichine corte (?) arricciate (?) e decorazione floreale (?) sul davanti. Un paio di jeans con un orrenda etichetta tonda che la giornalista ha il coraggio di chiamare “stemma militare”, lunghi fino al ginocchio (nota: il soldatino in questione è l’unico, fra i sei elencati, ad avere i pantaloni lunghi fino a terra, ed è l’unico a cui i genii della rivista hanno abbinato dei pinocchietti) e un paio di stivaloni alti (?) pieni di allacciature (?). La borsetta di pelle candida (?) con borchie (?) e catene (?), e come gioiello, una mostrina d’oro a croce. Ora, guardate il lanciere, qui, e ditemi voi che male ha fatto poverino per finire su Cosmostyle.

Per non parlare della cinturazza d’oro con enormi pendagli a cuore e a stella (v. immagine) che dovete indossare se volete farci i Coloniali Yorktown o la canottierina paillettata da perfetto Napoleonico Italiano (v. immagine).

Ultima piccola chicca, il riquadretto stiloso vs pulcioso dove scopro che il succo di pomodoro con la vodka è una bevanda out, adesso vanno i centrifugati di verdure biologiche. Già immagino la lettrice incauta che invita le amiche a casa sua e consegna loro come aperitivo, in mancanza della verdura bio che al discount sotto casa non si trova, un beverone verde a base di tutte le verdure surgelate che aveva in freezer (pure quel residuo di pisellini che stavano lì dall’anno scorso), dicendo loro entusiasta che è l’ultimo trend: l’ha letto su Cosmopolitan.

E pensate: non solo non ci ho speso un centesimo (abbandonato com’era sulla poltrona di un intercity), ma ci ho anche guadagnato un campioncino gratuito di Cléo Yogurt, la crema viso esfoliante delicata con kiwi, che alla prossima doccia coinvolgerà “tutti i miei sensi in un momento di allegro piacere”. Non vedo l’ora!


Malvestita #166

frutta o baci & abbracci?L’età di questa malvestita oscilla pericolosamente a seconda della zona corporea che vogliamo esaminare. Ad esempio, prendete la felpina (1): da dodicenne in uscita il sabato pomeriggio. Corta, color giallo limone sgargiantissimo, con una scritta tondeggiante nera bordata bianca sul davanti (tribeca new york), e lo scudetto con la marca (2) in bella vista sulla manica (non so voi, ma io non riesco a distinguere la mela della Frutta da quella Baci & Abbracci - è un problema che mi assila profondamente).

I pantaloni, invece, sono di quelli che vanno tra le femmine tra i sedici e i trenta: dei pinocchietti attillati (notare il culo basso ma durissimo, chiaramente inguainato in una mutanda contenitiva) che la saggia donna ha rimborsato leggermente sopra al ginocchio per adeguarsi alla moda di quest’anno.

Le scarpe e la borsa, invece, sono decisamente da signora over cinquanta. Le prime castissime con decoltè quadrato, punta aguzza e tacco a spillo (5). La seconda oserei dire anche over settanta, di pelle leggermente consunta, con tre goffe tasche sul davanti (6).

Cintura e acconciatura, invece, la fanno crollare decisamente sotto i dieci anni. Un nastro (che tenera!) di tulle a righe orizzontali bianche e nere legato in vita (4), e una codina alta alta (9) alla Olivia Newton John in Grease. Il particolare che la rende kidult è il ciuffetto che spunta ribelle al numero 10.

La carnagione biscottata, per finire, è da matrona iperlampadata sessantenne (11).

Ultima nota sugli accessori: un piccolo orologio quadrato col cinturino di pelle bianca (7), e l’anello, un fildiferro ricoperto di strass che si attorciglia intorno al dito formando un fiore (8). Probabilmente una ex-graffetta.


Malvestita #164 e #165

Scusate, sono stata assente per due giorni di fila, non ho potuto rispondere ai commenti né alle mail. Non vi sto a tediare con le mie disavventure da incubo in treno, sappiate solo che ho dovuto aspettare circa tre ore in piedi, da sola, in un paesino sperduto sulle montagne. Siccome non so domani se sarò in grado di postare una malvestita prima del pomeriggio, vi lascio nel frattempo in compagnia di due simpatiche malva-segnalazioni.

La prima è di Sylviz, che mi ha spedito una specie di sosia di Marilyn Manson, disegnata (vedo bene?) nientemeno che coi pastelli a cera (ah, cari ricordi della scuola materna). La seconda, invece, è una spagnola intravista da Federica nientepopodimenoché in un centro di french manicure.

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Malvestita #163, al matrimonio

vestito da matrimonioHo una segnalazione di Naranya che giace in mail dall’inizio dell’estate e che volevo pubblicare già da un po’. Ho approntato il disegnino meno di un’ora fa e ho pensato subito di pubblicarla, per evitare ulteriori ritardi. Quella che trattiamo oggi è nientemeno che una malvestita da matrimonio in tutto il suo splendore.

Ai matrimoni si trova veramente il peggio del peggio. Si sa, per il matrimonio anche i più incolti cavernicoli voglio darsi l’aria di altissimi aristocratici imparentati con la Regina.

Per gli uomini, fortunati, è difficile dar sfoggio di malvestitismo in queste occasioni. Oddio, qualche pazzo in avorio con bavero in pizzo l’ho anche visto, ma sono la minoranza, e al massimo possono arrivare ad indossare degli assurdi smoking colorati da suonatore cieco di pianobar (consigliati delle mogli/fidanzate, per lo più). Ah be’, giusto, poi ci sono quelli coi collettoni alti fino al mento e le cravattone con quei nodi ciclopici, bleah.

Le femmine, invece, danno il meglio. Si impegnano a cercare gli abiti più costosi, più ricchi, elaborati, in uno sfoggio di pacchianeria senza pari. Spesso e volentieri (e sono i casi peggiori) si rivolgono a sartorie presentando disegni, incompensibili alle povere sartine, realizzati da loro stesse, che sognavano sin da piccole di diventare delle stiliste d’alta moda per matrimoni.

C’è la filo-settecentesca, con la gonna a campana, piena di pizzi, ricami e merletti. Poi c’è la femme fatale, inguainata in un abito lungo nero di lamè con strascico di sei metri. E non dimentichiamo la bambolina, tutta in rosa con nastrini di raso che spuntano da ogni dove. E per finire, quelle che preferisco, le bomboniere, uno stile indefinito e senza tempo, ispirato un po’ alle ceramiche capodimonte, un po’ ai cestini pasquali, un po’ alle vetrine dei negozi per hobbies femminili (avete presente, no, quella malefica categoria di attività pseudo artistiche classificate come hobbies femminili: l’uncinetto, le perline, il decoupage, i fiori di stoffa, eccetera). E la ragazza nel disegno pare fatta apposta per illustrare quest’ultimo tipo di malvestita.

La sua corporatura certo non le permetterebbe di indossare vestiti con un top simile. Con quel seno e le forme rotonde, le sarebbe stato bene un abito con una bella scollatura. Ma no. Lei vuole il bustino smanicato. E bustino smanicato sia, allora. Mostriamoli i rotolini di grasso, esaltiamolo il punto vita inesistente.
Per inciso: il bustino è realizzato in un tessuto di raso lucidissimo che fa l’effetto di una porchetta nel domopak.

La gonna è stupenda, doppio strato: sotto è bianca, sopra c’è un velo di chiffon tutto chiazzato di rosa, terribile, che sembra fatto da un graffitista in crisi di astinenza (con la bomboletta scarica).

Gli accessori, anch’essi tesi all’esaltazione del lusso (e dell’eleganza anche, probabilmente, secondo lei): parure orecchini, collana e anello in pietre dure sulle tonalità del rosa, luccicantissime. Al polso sinistro, dalla foto ammetto che non si capisce bene cos’è, ma non vorrei sia (no ti prego, Naranya, dimmi di no) un tamarrissimo orologio col cinturino di pelle bianca.

E che meraviglia l’acconciatura! Capelli raccolti random sulla nuca, con fastidiosissimi ciuffetti laccati che cascano da tutte le parti, e lo splendido fermacapelli a forma di hibiscus sfumato di rosa.


Evviva!

Le malvestite si è accaparrato il titolo di miglior blog modaiolo ai macchianera blog awards 2006.

Possiamo quindi biecamente sorvolare (ora che non c’è più bisogno di un alibi) sulle controversie circa il significato del termine “modaiolo”, sulla inadeguatezza degli altri blog in gara, e soprattuto sul mistero Che fine hanno fatto le mille schede precompliate che marco ha distrubito alle mille redattrici di Grazia, sorvoliamo anche sul fatto che non si vince niente, se non un piccolo bannerino, e diciamolo - lo dico: ehm ehm, ebbene sì, ha vinto il migliore.

Non posso che ricambiare i complimenti di Dave, miglior blog televisivo (e secondo nelle categorie miglior blogger e miglior community); e un pensiero e una lacrimuccia, in questo momento di gioia pazza e sfrenata, vanno anche alla povera cavoletto, arrivata seconda (cateoria blog buongustaio) con soli cinque punti di scarto, e che non ha trovato di meglio ieri sera, per attenuare il peso dell’immane (immane!) tragedia, che rifugiarsi disperata nel bere. Forza cavoletto!

Ah e poi certo, che ve lo dico a fare, grazie!


Malvestita #162, Boho-chic

Con le tendenze modaiole succede come con i telefilm americani, o con le pandemie assassine. Da noi, qui in Italia, arrivano con un ritardo micidiale. Micidiale perché sai già quali orribili scenari ti aspettano, e hai il tempo di rosolarti per bene nel timore che finalmente, un giorno o l’altro, tocchi pure a noi. E’ quello che potrebbe succedere con il cosiddetto Boho-chic, nei prossimi mesi, tendenza di cui all’estero sono incontrastate leader Kate Moss e la meno famosa (qui), ma non meno certo malvestita (accidenti!), Sienna Miller.

il boho chicIl Boho-chic (”Boho”, se non lo sapete, starebbe per Bohemian) ha toccato il suo apice di popolarità, pensate un po’, nella primavera dell’anno scorso. Esempi compiutissimi e spaventosi potete ammirarne in queste foto: 1, 2, 3, 4 (nella quarta, ebbene sì, l’ultima versione delle gemelle Olsen, anche loro grandi amanti del genere).

Non devo mica spiegarvi quali sono le caratteristiche principali del boho-chic, vero? Ok, va bene, facciamolo esaminando la malvestita qui di fianco, la numero 162. Incontrata mentre se ne usciva di filato, no, non da un ufficio casting, ma dalla porta di servizio di un’estetista (credo sia l’esperta di depilazione pubica al maser). Partiamo dal basso: il vero esemplare boho-chic indossa solo due tipi di scarpe, lo stivale floscio (preferibilmente d’inverno, ma non è detto) oppure, come questa, le ballerine (1). Meglio se il più semplici possibili, nere, con un piccolo fiocchettino in cima.

Ricordatevi: il vero Boho-chic è quello che dà un’impressione di assoluta e folle casualità, di non premeditazione. Dovete sembrare delle nomadi senzatetto in cravatta, delle fashion-zingare, delle artistucole antiborghesi che non spendono una lira per vestirsi, ma che per farlo saccheggiano bendate l’armadio della nonna.

Andiamo avanti. I jeans (2) sono attillati e più stretti verso il basso sulla caviglia, come andavano venti anni fa, leggermente a zompafosso, magari con una scoloritura sulle cosce, in modo da simulare un lungo stato di servizio; a vita bassa, così da scoprire parte della zona pelvica pallida e scheletrica (ah sì, perché il Boho-chic non si adatta ad altri che a zombie anoressici), sono tenuti su da un cinturone gigantesco (3), nero con fibbia di acciaio, rigorosissimo, da cowboy nazista.

La maglietta (4) smanicata, che è di lana leggera, segue il must delle rigone orizzontali colorate alla Freddy Krueger (in estate: tragiche canottierazze due o tre taglie più grandi). Sopra, come vuole la migliore più antica (*yawn*) punk-tradizione, cravatta (5) allacciata alla meno peggio penzolante sul collo, e a completare il minestrone: gilet da uomo (6), tenuto aperto quasi per caso a mostrare le rigone (in alternativa, felpe slabbrate tenute a metà spalla o giacchette strette di pelle nera da spacciatore).

I capelli biondissimi sono raccolti in una cuffiona (7) da cameriera della mensa scolastica che, in effetti, non ho ben capito. Forse doveva dare al tutto un tocco ancor più vintage, forse qualcosa che ricordasse gli anni trenta o che so io. In alternativa comunque, il vero Boho-chic, se non porta un cappellino (gettonatissime le bombette, i cappelli da passeggio anni sessanta, o i finti militari) mi raccomando: che siano tenuti sciolti, lunghi, spettinati il più possibile, come se vi foste appena svegliate.

Abbiamo poi il tocco di classe, gli occhiali da sole originali rayban wayfarer (8) con montatura bianca e lenti a specchio, come andavano nei meeeravigliosi ottanta, portati anche questi con la disinvoltura di chi vuole nascondercisi dietro grosse occhiaie da notti insonni. E, infine, per non citare (uffa) la solita onnipresente sigaretta (9) da passeggio (unica e insostituibile, per darsi un tono), al posto della borsaccia moscia penzolante che va comunque iperdimodissima (meglio se enorme e portata come fosse la busta della spesa), una borsetta (10) più modesta, piccolina, anche questa però di pelle moscetta, borchiata, ma vendutissima su ebay.

Se ci fate caso, molti di questi singoli particolari sono già tra noi: le ballerine, per dire, sono ormai due annetti buoni che spopolano. E chi di voi non ha visto almeno una ragazza con gli occhialoni da Sandra Mondaini (che, però, pare siano già in declino negli states, soppiantati appunto dai gloriosi wayfarer). Per non parlare degli stivaloni mosci. Ma un boho-chic compiuto, una ragazza vestita dalla testa ai piedi come la Mary Kate Olsen nella foto 4, per dire, ancora non s’è vista (beh, qualche avanguardista, come questa, immagino sia già comparsa in giro). Le aspettiamo con ansia!


Malvestita #161

Raramente ho ritratto una malvestita con tanta rapidità. Tempo per lei di salire sull’autobus (affollato, per giunta), farsi una fermata, scendere, e camminare per una manciata di secondi a fianco del mio finestrino. Sono dispiaciutissima, perché sicuramente ho perso qualche accessorio fondamentale da cui potevano nascere chissà quali ulteriori fruttuosissime riflessioni. Ma pazienza, mi pare che comunque ci siano un bel po’ di cose su cui lavorare.

A cominciare dalla maglietta (1), una di quelle cosine da mercatino del sabato, in cotone leggerissimo quasi inesistente, che in due lavatrici si riempie di buchi, color bianco sporco con una fantasia fittissima a fiorellini neri (che ho riportato solo parzialmente) che la faceva sembrare, da lontano, grigetta. Maniche a sbuffo e collo elasticizzato, largo a sufficienza da far spuntare le spalline del reggiseno (2), nelle occasioni sexy può essere tirato giù a mostrare entrambe o una sola (ancor più sensuale) spalla.

La parte migliore comunque, penso l’abbiate notato tutti, sono i pantaloni, una variante sul tema Mille e una notte, gonfi sul ginocchio (3), e decorati da una specie di grembiule di monetine tintinnanti (4): variante Aladino è entrato nella grotta del tesoro, quindi.

Le scarpe (6) sono delle calzature extraterrestri, non riesco a spiegarmele in altro modo, nemmeno facendo ricorso alle più sfrenate fantasie d’ispirazione anni ‘80 (e dopo quel buzzurro ieri sera sulla palafitta dell’Isola, beh, ne ho di sfrenate fantasie anni ‘80): di un tessuto sintetico non meglio identificato, grigette senza lacci o chiusure di alcun genere (si infilano dall’alto: in rettangolino a righe che vedete davanti è una banda elastica), hanno sul lato delle interessanti decorazioni trapezoidali multicolore.

La borsa è di scamosciato marroncino con frange che penzolano copiose sul davanti (5). Abbinata idealmente al collarino di cuoio in stile squaw con ciondolo tondo (8). Gli altri gioielli che sono riuscita a notare sono bracciali di varia natura al polso destro (7).

E veniamo, infine, alla splendida acconciatura (9): il tipico taglio a casaccio home-made da fricchettona con la frangetta cortissima e tintura rossiccia, è arricchito da ciuffi decisamente più lunghi, raccolti in treccine, che spuntano dalla testa tipo cordicelle del water (chissà cosa succede a tirargliele).