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Malvageddon #10 - Tette rifatte
Sta per uscire (o è già uscito?) nelle sale quello che verrà ricordato dai posteri come il capolavoro del 2006: Commedia Sexy. Non so se avete visto i cartelloni, la prima (l’unica) immagine che salta agli occhi è quella di Elena Santarelli fotoscioppatissima (c’ha dei riflessi sugli addominali che manco il Domopak) con una specie di bikini rosa fucsia col pelo.
Elena Santarelli, a proposito, ha le tette meglio rifatte che abbia mai visto. Ogni volta che la vedo penso: che belle tette che si è fatta fare (e poi di solito aggiungo “mica come X”: mettere al posto di X una qualsiasi di quelle citate più in basso). E così ieri, che il cartellone mi passava sotto gli occhi per l’ennesima volta, mi è venuta in mente la fatidica domanda: “Ma le tette rifatte possono essere considerate elemento di malvestitismo?”
L’idea di rifarsi, in generale e non solo le tette, ha certamente in sé il germe del malvestitismo: non per altro, ma perché nel 90% dei casi la chirurgia plastica riesce solo a peggiorare lo stato delle cose. Parlando di tette, o finisci per sborsare una barca di soldi e te ne vai in lista d’attesa dal miglior chirurgo plastico vivente (caso della Santarelli), e allora il risultato, a meno che non aspiri a diventare fenomeno da circo, sarà quasi certamente buono (nessuna palese differenza con un paio di belle pere naturali). Oppure sei una poveraccia che ancora sta ai provini per diventare meteorina, o anche guadagni millecinquecento euro al mese come barista in discoteca (sognando la gloria del Grande Fratello), ma le tette rifatte le vuoi lo stesso. Allora dopo un anno di risparmi sborsi 2000 euro al chirurgo cinese che opera nel magazzino seminterrato dove tengono gli involtini primavera del ristorantino buono buono, e ti ritrovi con due bombe che più che tette sembrano un esperimento di insertion con palle natalizie.
Ma è soprattuto di vipparole semi-dimenticate che pullulano le sale d’attesa dei chirurghi estetici: la tetta rifatta diventa allora un ultima speranza, l’ancora di salvataggio a cui affidare gli ultimi bricioli di fama rimasti. E allora ecco che finisci per sfoggiare due minuscole palle di cannone sull’isola dei famosi, oppure neanche due mesi dopo l’operazione ne ostenti un paio nuovo di zecca e fatte pure male (effetto palloncino con capezzolo sparato in orbita) nel solito noiosissimo calendario.
Oh e poi è insopportabile il modo in cui ultimamente non fanno altro che sbandierarlo e vantarsene. Non c’è velina, letterina, schedina o come cavolina si chiamano che non sgomiti per far vedere a tutti che lei non si vergogna, che ha le tette rifatte e lo dice pure, che bello, guarda, sono finte, evviva! E per festeggiare, anche lei (mio dio, anche lei!) non può farsi mancare un bel calendario. Addirittura falsone storiche che all’epoca di fronte alla prova provata (foto della loro precedente vita come tavole da surf) che non ce l’avevano quelle bombone là, tiravano fuori la storiella dello sviluppo tardivo (eh, in Finlandia anche i maschi sono tutti minidotati fino ai trent’anni), vendono la loro bella dichiarazione al Diva & Donna di turno per chissà quanti soldi (utili ad un secondo ritocchino, magari al mento del marito): ebbene sì, basta con le ipocrisie, sono rifatta anch’io.
Non ci sono dubbi comunque: le tette dure e strette a forma di palla che arrivano sotto il mento* alzano il quoziente di malvestitismo di 10 punti su una giovane, e di ben 40 punti su una vecchiarda. E su queste ultime lo spettacolo è davvero terrificante: tutto intorno c’è una mummia con la pelle raggrinzita, scottata che sembra roastbeef per le troppe lampade, manine secche e piene di macchioline e vene blu e verdi, testone con l’asse spostato in avanti per non far notare la pellazza da tacchino sul collo, e lì in mezzo a tutto questo decadimento molliccio ecco che svettano impertinenti queste due pallette dure e pure, che al minimo movimento si muovono anche loro come due alien sotto alla pelle che però, totalmente priva di elasticità com’è, si sposta seguendo gli alien con almeno dieci secondi di delay (immaginate questa scena con un sottofondo sonoro tipo letto ad acqua).
Per concludere in bellezza, ieri a guardare la Santarelli mi è venuta in mente un’altra cosa, un po’ macabra a dire la verità, ma può darsi che tra voi ci sia qualcuno/a che sa come funzionano queste cose. Mi chiedevo: quando una con le tette rifatte muore, che cosa succede? Gliele levano prima d’intombarla? Oppure le lasciano lì dove sono e, dopo dieci anni, metti caso che per qualche motivo devono riesumare la salma, nella bara ci trovano uno scheletro tutto putrido con le due saccocce gelatinose intatte appoggiate sopra? Eh?
* e non me la voglio mica solo prendere con la chirurgia plastica, eh: vogliamo parlare di quei Wonderbra che trasformano un semplice golfino attillato in un porta cocomeri?
di Betty Moore Collezione: allucinazioni, chiacchiericci vari, malvageddon 138 Commenti
Coppia malvestita #12
Quest’anno IKEA ha messo in vendita la decorazione natalizia più orripilantemente kitsch della storia. E la pubblicizzano pure con gigantografie da spavento fuori dai magazzini, come fosse la genialata del secolo. Un cuore di lucine e pilucchetti dorati con al centro un altro cuore, solido, grosso come una mela, completamente laccato d’oro. Cose che ti fanno passare la voglia di tornare da IKEA per tutta la tua vita. Ebbene, chi ho pescato ad ammirare con occhietti innamorati la decorazione più kitsch della storia? La coppia malvestita più kitsch della storia.

O meglio: lei lo guardava con occhietti innamorati, lui era troppo impegnato a tirarsi su il risvolto dei jeans (lo faceva, in media, due volte al minuto). La prossima volta forse ci penserà meglio e comprerà un paio di jeans con un tantino meno buchi e strappi (12). Li tiene su (per modo di dire) una cintura di pelle, chiusa da una fibbia enorme: un ovale con bordo in argento alto 3 cm e scritta centrale (anche quella d’argento in rilievo di 3 cm) Dsquared (13). Gli altri capi griffati che possiamo ammirargli addosso sono un paio di scarpe nere Nike (14), e la cuffia calcatissima in testa, fino a pelo degli occhi, di Fendi (15).
La maglietta scollata e corta sulla panza (11), ci fa apprezzare la folta morbidezza dei peli. Sopra ha un giaccone tripartito, in pendant con quello di lei: per entrambi maniche di lana (9 e 1) e collo di pelliccia (10 e 2). Il collo di lei è fantastico: in contrasto col colore verde della giacchina, il pelo è un bel bordeaux tendente al violaceo. Lui però si rifà e la batte in bruttezza con il corpetto: un tessuto tipo moquette (pelo corto e duro) con fantasia a metà fra il maculato e lo zebrato, e due chiazze più chiare, color “muffa sul minestrone di verdure”, agli angoli inferiori. La giacca di lei - lo dico per completezza - ha sul retro un enorme etichetta bianca su cui compare quella che credo sia la marca: Water Spring, con tanto di paesaggio montano disegnato sotto. Alla scollatura (che non lascia intravedere il minimo segno di maglietta, sotto) ha appeso un paio di occhiali con montatura tempestata di strass (6 - sì, lo so, nel disegno lo strass non si vede).
Bellissimi i pantaloni di tuta (3), in cotone grigietto leggero quasi trasparente, tanto che si vedono le mutande ascellari (4). Sotto alla tuta, evidenziando un gusto tutto particolare per il contrasto e la mescolanza di stili (diciamo pure: …), ci sono scarpine di pelle nera col tacco a spillo (5). Chiccosa anche sulla scelta della borsa (8), la Louis Vuitton con le ciliegine. Per finire, il calco di gesso - pardon - i capelli phonati e laccatissimi primi anni ‘80 (7).
Ah, e scusatemi se sto latitando da un po’ di giorni, ma vi prometto che tornerò alla carica al più presto: è che sono nel bel mezzo di un traslocone di quelli davvero apocalittici e non ho connessioni a portata di mano. A presto!
di Betty Moore Collezione: l'amore ai tempi delle malvestite, semo bburini 52 Commenti
Malvestita #202
E’ inevitabile, doppo anni ormai di dominio assoluto di sua noiosità lo stivale (anni in cui ne abbiamo visti sul serio di tutti i generi), che comincino a spuntarne modelli sempre più stambi e indecenti. Che ci volete fare, quando una cosa va di moda oltremisura dopo un po’ inizia a stancare anche le Malvestite più ostinate, che sentiranno presto il desiderio di un piccolo cambiamento. E gli Stivalai, intelligenti, corrono allora in aiuto di queste povere fashion vittime annoiate, riempiendo il mercato di orrorifiche variazioni sul tema.
Una delle suddette variazioni, ad esempio, tra le peggiori che ho avvistato, sono gli stivali (5) di questa ragazza, targati Killah (marca nota per produrre capi che sembrano fatti esclusivamente per sbroccate dello stampo di Man Lo). Ve li descrivo: corpo dello stivale in tweed a spina di pesce sul quale è stampata una fantasia a pallini dai tenui colori pastello; decorazione a T con bordi seghettati di lana grigia che abbraccia punta e bordo superiore dello stivale; tre fiorellini di pelle rosa con borchietta centrale che punteggiano la parte esterna della decorazione a T; punta tonda in pelle nera unita al resto della scarpa da una cucitura colorata a zig-zag. Dato che c’erano, potevano anche, non so, metterci un ciuffo di piume celesti che spuntavano dal tacco.
Infrangendo tutte le regole più elementari del pendant, i collant sono rosso ciliegia (4), e stonano tremendamente coi fiorellini sullo stivale. Sono intonate, però, con le decorazioni della maglia (1), una strana cosa un po’ sbrindellona a righe, con un motivo di fiori tipo liberty e delle propaggini di tessuto che penzolano sullo scollo.
I pantaloni neri sono abbastanza semplici, ma che brutto modello, gonfio tipo guardia svizzera, con due fibbie che li chiudono sotto al ginocchio. La cintura (3) è di stoffa verdolina, della Killah come gli stivali. E non pensiate che quel tocco di verde sia messo lì a caso, nonnò, signori, è abbinato con la borsa hobo (6), anche quella meritevole di una descrizione dettagliata: fondo in pelle lavata con bordo ondulato e piccole traforature color verdolino smorto; parte centrale di lana a trecce color verde bottiglia; manico + una strana cinghia che spunta sul lato anch’essi di pelle, come il fondo; fiore decorativo a due strati su un lato, da cui spuntano due cordicelle a cui sono appesi due specie di pon pon di lana pettinata color verde fanghiglia asciutta, fermati da due palline di legno tinto verde corteccia muffita. Due piumette verde smeraldo non ci sarebbero state male.
Gli occhiali da sole (7), portati sugli occhi anche al chiuso, come una vera diva che non vuole farsi riconoscere (e che deve ancora smaltire il doposbornia della sera prima), sono il tipico, solito, visto, rivisto, stravisto modello boho-mondaini, con la montatura di plastica bordeaux. I capelli esibiscono una coraggiosa tinta rosso caco, sono raccolti in una specie di grosso chignon bombato in cima alla testa (8), con riccetti gelatinosi e impertinenti che spuntano da ogni dove.
di Betty Moore Collezione: regine del pendant 77 Commenti
Malvageddon #9 - Gilli e Beatrice Borromeo
Ce l’avete mica presente Beatrice Borromeo, la nipote piccola ed erede (intellettuale - cof cof - e morale - aricof) di quella oca giuliva mummificata della Marta Marzotto?
Sì, la Beatrice che poveretta ogni puntata di Anno zero che passa ti viene quasi da rivalutare l’ormai mitico Bellucci pensiero. Sì sì, lei, la pischella con il musino sperduto e inespressivo (non fosse per quella posa “addolorata à-la Fantozzi“, sfoderata nei momenti di indignazione massima, che le riesce così bene), lei che si è imparata la lezioncina di banalità a memoria e la snocciola in modo tanto disinvolto, ehm, che pare l’italiano se lo sia imparato soltanto pochi mesi fa. Lei, bravi, quella con la zeppola: avete presente?
Fa da testimonial ad una azienda (anzi no, scusate, ad una “luxury fashion company”) che si chiama Gilli, ed è stata fondata nel 2001 da Giulia Ligresti, che non ci scommetterei ma potrebbe essere figlia del noto tangentopolino Salvatore Ligresti. A leggere della “mission” aziendale, saremmo davanti niente meno che ad un “life concept“, che fa un po’ di tutto, dai gioielli all’intimo all’arredamento, e tutto rigorosamente made in italy, oh, che è un punto di vanto per loro: e, sono sicurissima, si avvalgono di “orafi e artigiani” ben remunerati e sotto contratto, non certo di quelli che lavorano in nero nei garage e nelle cantine di qualche periferia terronense (d’altra parte la Borromeo è una che si indigna, che ci tiene il broncio, alle ingiustizie sociali).
Ovviamente, vista anche la levatura del testimonial, il cliente di Gilli deve essere un tipo esigente, uno “con profondi interessi culturali“. Chi altri, se non un profondo conoscitore di Storia dell’Arte, potrebbe infatti acquistare e portare in spalla con la giusta naturalezza queste borse:
E chi se non un iscritto a qualche prestigioso tennis club potrebbe apprezzare la finezza di queste tenere e divertenti riproduzioni in scala:
Senza contare le borse delle altre collezioni, deliziose, come quelle con gli animaletti spezzati in due, così con l’amichetta durante lo struscio in via Condotti potete giocare a chi c’ha la testa e chi il culo della Giraffa (o del Bassotto, che è uguale identico a quello della contessina Pucci, pensa!), oppure la borsa infiocchettata che (ideona!) sembra un regalo ancora non scartato (chissà che sorprese contiene, uuuu!), o la borsa con Babbetto Natale (caro babby questo anno vorrei tanto…. uhm… un satellite artificiale, tutto mio! e rosa!), o anche la borsa che ha tutto l’aspetto di un pene (coi peli e i testicoli, pure) ma tanto nessuno se n’è accorto.
Su pantaloni e t-shirt c’è poco da dire. E’ tutto molto banale, sembrano le cose che si comprano sui siti internet di capi standard da personalizzare: soltanto che qui ve li hanno personalizzati loro della Gilli, con la paperetta cieca o il pinguino cieco o la giraffa e così via, noiose varianti sullo stesso tema (vale a dire: uno degli animaletti). Per i jeans uguale, sbadiglio. Ancora meno interessanti i gioielli, che sembrano fatti per femmine di età non superiore ai dieci anni, e tra i quali spiccano gli ormai insopportabili braccialetti con pendaglietti alla Simona Ventura, l’apice massimo della burinaggine, con le solite paperette, fiorellini, quadretti, opossum e chi più ne ha eccetera. Al contrario, menzione d’onore per un vero colpo di genio: la home collection, che presenta una serie di pouff uno più brutto dell’altro, tra cui spicca in originalità sicuramente quello decorato con strisce di documenti tagliuzzati, forse ispirato alle vicende giudiziarie di Salvatore Ligresti.
E alcune, ultime chicche sulla Gilli.
Si dicono molto impegnati nel sociale, e certo, perché la Gilli “utilizza il lusso, che rappresenta e crea, per comunicare e dare vita ad iniziative di carattere benefico.” Tra le altre cose, oltre ad una linea di borse creata apposta con la collaborazione di Milano Young (ah, se cliccate e visitate il sito, no, non sono ex ragazzi di Amici, no, sono Barbara Berlusconi, Geronimo La Russa, Francesca Versace e amichetti vari), i cui ricavi vanno ad aiutare gli studenti meritevoli della Guinea Bissau (e gli Esquimesi? perché nessuno si preoccupa degli Esquimesi?), a parte questo, nel 2003, la Gilli si è “schierata nettamente” contro la liberalizzazione delle droghe leggere (immagino in favore della liberalizzazione di quelle pesanti) lanciando la collezione “No Marija Bag”. E non solo, hanno pure collaborato col nuovo corso FIAT, quello del fashion rilancio capeggiato dal bulletto, per tirarne fuori cosa, non ho capito, ma qualcosa che secondo loro sarebbe “ben presto diventato oggetto del desiderio”. Eh? Cosa? Come? Quando?
di Betty Moore Collezione: allucinazioni, malvageddon, very important malvestite 98 Commenti
Coppia malvestita #11
Spesso elementi che tirano alla grande in una certa categoria di malvestitismo finisce che sconfinino anche in altre categorie invadendo pian piano tutto il parco malvestite. Sta succedendo per esempio alle righe orizzontali, non tutti i tipi (le righe orizzontali vanno da sempre, eh, pensate al papà fricchettone di Ned Flanders), sto parlando di quelle larghette uniformi bicolori, che fanno un po’ gondoliere e un po’ carcerato e un po’ dandy e un po’ BeetleJuice.
Sono un tipico elemento boho, ma ultimamente si vedono anche fra le fashion victims che nulla hanno dello chiccoso (ma tutto del burinaccio) e sulle adolescentelle finto-creative, che cercano di stupire le loro coetanee con questi mezzucci tipo: tirare su una gamba sì e una no dei pantaloni, mettere insieme vestiti a casaccio, indossare capi desueti, ecc.
Le due gemelline-per-un-giorno, qui accanto, fanno parte di quest’ultima categoria, “io sono originale” versione under 18, e la rigona da gondoliere la fa da padrone, su dolcevita e calze di quella seduta (1 e 2), e sulla canottiera (3) di quella in piedi. A righe sono anche le cinture, stesso identico modello per entrambe, di plastica lucida, indossate alla stessa identica maniera, con la fibbia a forma di otto tenuta sul fianco, solo che quella in piedi (chiamiamola Heidi) ce l’ha bianca e nera (5), quella seduta (chiamiamola Pollyanna) ce l’ha, in tinta col suo abbigliamento, rossa e nera (4). Ultima comparsa delle righe sulle scarpe di Pollyanna, un paio di Converse Stars and Stripes (6).
Anche per gli accessori si sono impegnate ad abbinarseli l’una con l’altra. I gioielli, ad esempio: indossano entrambe una collana a pallette che fa il doppio giro attorno al collo, abbinata col dolcevita. Questa frase: “una collana … dolcevita” già sento che mi farà venire la nausea, per tutte le volte che sarò costretta a scriverla nei post, da qui alla prossima estate. Heidi sconfina nella banalità più totale, facendo il nodo alle perle (8), cosa che fanno praticamente tutte, quando la collana è lunga a sufficienza. Già più originale Pollyanna: pallette rosse non le avevo mai viste (7). E grosse, poi: avranno avuto un pollice di diametro.
Altro elemento combinato sono i pantaloni di Pollyanna (9) con il giubbottone peloso di Heidi (10). Hanno la stessa marca, Diabolika (che c’ha un sito spettacolare), e viste da dietro una ce l’ha scritta a lettere cubitali sul popò, l’altra sulla schiena. E il portachiavi anche, a cui, oltre alle chiavi di casa, hanno appeso tutta un’altra serie di chiavi inutili (le chiavi di casa della nonna, quelle di casa della zia, quelle del catenone della bici del cugino, la copia delle vecchie chiavi di casa, prima che il papà mettesse la serratura antiladro) o meglio, utili solo a fare il massimo del rumore mentre camminano, più un portachiavi di grosse dimensioni: un orso deforme di pelouche per Pollyanna (11) e una scultura astratta rosa per Heidi (12).
Quasi identici i capelli, biondi ossigenati raccolti in due treccine piccole piccole (13 e 14). Unica piccola differenza: Heidi ha anche la frangetta, e un cerchietto con inserti di strass.
Due parole tutte per Pollyanna che, diciamolo, s’è sforzata un po’ di più alla ricerca di uno stile che urlasse “io sono originale!” più forte possibile. Ha fatto un interessante rivisitazione dell’abbigliamento tipico hip-hop, con la canotta rossa vintage dei Chicago Bulls, Jordan 23 (16), che non c’azzecca niente con tutto il resto, però deve pensare che faccia molto fico. E sopra alla canotta, l’immancabile catenozzo + pataccone col simbolo dell’euro, splendida reinterpretazione continenale del catenone con dollaro dei veri rappettoni americani. Ultimi particolari: i soliti scaldamuscoli pulisci marciapiede, grigi (15 - così non si nota lo sporco agli orli), i pantaloni indossati con una gamba su e una giù, e gli occhiali da vista bicolori con la montatura grossa e rettangolare (che davvero non se ne può più), sopra neri e sotto bianchi.
di Betty Moore Collezione: io sono originale, regine del pendant 37 Commenti
Malvestita #201 - abbracci gratis!
Di solito stanno in gruppo di cinque o sei persone, età massima fra i 13 e i 15 anni, abbracciate strettissime fra loro a creare un catenone che occupa in larghezza tutto il corso bloccando il traffico dello struscio fine settimanale: come incrociano qualche fighetto malvestito a loro coetaneo, parte l’ormai logoro richiamo “Abbracci gratis!“, mentre l’intera catena si chiude lentamente ma inesorabilmente cingendo in una morsa strettissima il povero sfortunato - che di solito reagisce con qualche parolaccia (se non subito, dopo, quando le malvestitine entusiaste gli dicono: “e adesso che ti abbiamo abbracciato devi unirti a noi!”).
Di solito, appunto, sono una più malvestita dell’altra. Come si addice del resto alle femmine mediamente esibizioniste di quell’età. Questa qui che ho disegnato è uno dei migliori esemplari che mi è capitato di vedere sabato pomeriggio, durante il mio ultimo malvasafari. Indossava una felpina grigia dell’American Eagle (che da marcaccia discount sponsor ufficiale della nazionale lavavetri, per qualche strano sortilegio, si è trasformata di recente in qualcosa di almeno un tantino trendy - giusto un tantino eh, all’altezza di Monella Vagabonda e figli, robe così), c’ha una bella scritta rosa sulla schiena (2) e un particolare dall’altissimo QM: il cappuccio foderato di pelo marroncino (2). Rosa è anche il dolcevita (4 - fucsia, più che rosa) e la decorazione di cuoricini glitterati che aveva sulla maglietta (3 - maglietta che ovviamente stava sopra al dolcevita).
La minigonna di jeans piena di cuciture è della Eighth Sin (6), marca che mi onoro di non aver mai visto né sentito prima di oggi, e di cui però vi consiglio il sito, soprattutto per la musichetta angelico-fricchetton-snob in sottofondo, e per la faccia da strafattona della modella (che si sia letta tutto Velvet appena prima del servizio fotografico?).
Non potevano mancare gli ormai onnipresenti fuseaux (7), qui bianchi candidi da pigiamino. Le scarpe sono un paio di All Star Converse grigio scuro, il modello a stivaletto alto alto (quello che arriva a metà polpaccio, tremendo). E siccome l’interno della scarpa è rosa - sentite qua che genialata - il pendant impone che venga messo in risalto, ed ecco spiegato il risvoltone (che è comunque di per sé di gran moda, urca!). La borsa è di plastica lucida rosa chiaro, puro stile barbie (nella confezione in regalo con il Camper e il barbecue di Ken), con una decorazione maculata più scura (9).
Infine, accessorio very trendy: la collana di perle finte collezione uovo di pasqua 1993, ovviamente lunghissima e portata in giro doppio attorno al collo (5). L’elastico in cima alla testa ha due graziosi pon pon fucsia di pelo morbido (10), che probabilmente se bagnati rischiano di trasformarsi in Gremlins, e tiene insieme (l’elastico) la cascata di capelli stratinti di nero, con la frangia rigorosamente sopra agli occhi, che riduce la vista di un buon 80% e conferisce la tipica andatura incerta traballante.
di Betty Moore Collezione: io sono originale, regine del pendant 56 Commenti
Malvestita #200
Malvageddon #8 - Velvet di Repubblica
Avete acquistato il primo numero di Velvet, il nuovo settimanale di Repubblica, quello che in confronto Glamour e il suo chilo e mezzo sono una cacchetta di piccione? Io sì, me lo sono comprato, ed è davvero così, un gigantesco (manco ci stava nello scanner A4) monumento alla raccolta differenziata della carta.
Però questo euro che si spende vale il cognome della direttrice, Gattermayer, che a me pare un cognome stupendo, perfettissimo, che ce lo vedo proprio della direttrice di una rivista di moda in un cartone fake della Carica dei 101 dove si dà la caccia ai poveri gattini per farci gli abiti di lusso. Certo se già la conoscevate, la Gattermayer, o se state leggendo questo post - mo’ la conoscete - l’euro non c’è più bisogno di spenderlo.
Gattermayer dice che Velvet è il primo nome che le è venuto in mente, per la rivista, e che nessuno ci crede. E questo non l’ho capito bene, in che senso nessuno ci crede: ma perché, a sta gente che lavora per la Gattermayer sembra una gran genialata, una gran originalissima trovata, Velvet? Oppure è il contrario, non ci vogliono credere che si è accontentata della prima stupidata che gli è venuta? Secondo me, molto meglio - sempre senza grandi sforzi - sarebbe stato chiamarla così la rivista, col nome della direttrice: Gattermayer. Non male eh? Io mi ci sarei abbonata.
E comunque insomma è tale e quale a tutte le altre riviste del settore, magari giusto un tantino meno stupida (e, ovviamente, mille anni luce avanti Cosmopolitan e figli), altro che rivoluzione blablabla.
Sulle tendenze vanno sul sicuro e non sbagliano, purtroppo. Ci sono le cappe con i bottoncioni che fanno tanto Audrey Hepburn (mi raccomando: con gli stivalozzi sotto dentro i jeans, così fate metà Audrey e metà Conan il Barbaro) e le orride borse di pelle lavata (”più sono rovinate più ci piacciono”) che sembrano organi interni mummificati, e un’altra cosa di cui mi è già capitato di vedere (ma avevo rimosso) alcune prime timide manifestazioni, le scarpacce di pelle stringate con la maxizeppa che hanno tutta l’aria di macchine ortopediche; e poi un’altra cosa che spero invece di non vedere mai (e spero si tratti di una semplice boutade): i caschi da motorino rivestiti da parrucchino, che sarebbero secondo loro “uno dei pezzi più fotografati sui giornali di moda”. Davvero?!
Alla faccia dello slogan “sei tu che vai di moda“, c’è questa splendida sezione intitolata Girlish istruzioni per l’uso (poco sotto: “ecco qui tante idee da copiare”), per trasformarsi nella protagonista perfetta del momento.
Non so cosa significhi precisamente Girlish, ma secondo loro ci si diventa così: 1) capelli spettinati ma per finta; 2) occhiale enorme alla - non scrivono Sandra Mondaini, loro, che non fa trendy - Jackie Onassis; 3) qualche tocco da maschietto, tipo bretelle o “shorts dai megavolumi (un po’ clown)”; 4) pelo, pelo, e ancora pelo; 5) basta coi perizoma e i tanga e vai coi mutandoni della nonna a vita alta; 5) e le borse, non mi toppate sulle borse, “enormi di giorno e minuscole per la sera”.
Infine, il mitico articolone a quattro colonne della Gattermayer in persona, nientemeno che sullo shopping. Un capolavoro. Prima, da vera spietata killer di poveri gattini si scaglia contro quei “casi disperati che non gli piace mai niente, che non comprano mai niente”, che non capisco che “essere belli e spendaccioni è una gran bella cosa” e che “probabilmente è mancanza di coraggio, sono incapaci di cambiare e anche solo di immaginarsi in panni diversi dai loro soliti stracci“, e poi però alla fine tira indietro la manina e da vera viscida indossatrice di accappatoi in pelo di gattino dice che “qui non si giudica chi ha torto o ragione”. Ah perché giusto, lo slogan dice “Velvet racconta la moda, non detta la regole”.
Tra l’altro le pagine, non so perché, puzzano terribilmente di benzina e adesso che le sto sfogliando da mezzora, a forza di chinarmici sopra e pensare “oh ma puzzano loro o sono io?”, mi sento strafattissima.
di Betty Moore Collezione: malvageddon 68 Commenti
Malvestitina #10 - Monella Vagabonda Shoes
Ho citato solo la malvestitina nel titolo del post perché la malvestita #200 la voglio lasciare a lunedì (scusate, eh, ma io ci tengo a questi avvenimenti). E poi, comunque, è la malvestitina quella più interessante fra le due. Povera, faceva di tutto per attirare l’attenzione della mamma, e quella non ha trovato di meglio che usarla come tavolino per appoggiarci l’aranciata intanto che pagava il conto (da Mc Donald’s).
Leviamocela subito dalle scatole - la mamma - con una breve descrizione. Anche qui, come in molte malvestite delle ultime settimane, il marrone fa la parte del leone (che fa anche rima) con giacca e stivali di pelle in perfetto pendant. Notevoli sulla prima il collo di pelliccia (1), e sui secondi la grossa fibbia d’oro intarsiato (3). Anche la strana toppa che aveva sul popò (2 - ma che è? un’apertura d’emergenza tipo pigiamone di Super Pippo?), che non c’entrava assolutamente niente coi pantaloni grigi di flanella, era fatta della stessa pelle marrone. Gli accessori: un paio di enormi orecchini d’oro traforati raffiguranti una rosa (5), che però da lontano sembravano due calendari maja in miniatura (se vogliamo dire così, miniatura), e la borsa di cotone Penny Black (4 - marrone anche quella) con le iniziali della marca a caratteri dorati.
La bambina indossa un giubbotto completamente rivestito di lamè dorato (6), con un bellissimo effetto lampione ambulante. Sulla testa (oltre all’aranciata della madre - 7), una nuvoletta di capelli ricci tra cui spiccavano alcune meches fra il biondiccio e il rossastro (9). Come orecchini aveva due coniglietti Playboy (8).
Lascio per ultime le due cose più rilevanti. I jeans, con risvolto da acqua alta in casa, non ho capito se erano davvero Monella Vagabonda, o se c’aveva semplicemente messo sopra una spilletta con la rana malefica (10).
Per le sneakers, invece, non ci sono dubbi. Fra i commenti dei vecchi post qualcuno mi aveva segnalato che quest’anno Monella Vagabonda ha deciso di mettersi a fare anche scarpe. Non volevo crederci, o meglio, ci credevo, ma pensavo (speravo) ingenuamente che nessuno avrebbe mai osato acquistarne un paio. Mi sbagliavo naturalmente. Queste della bambina, erano una vergognosa imitazione delle mitiche Converse a stivaletto. Già ero schifata da quanto erano fatte male: tutte rigide, con le cuciture grosse, la plastica stortignaccola, sembravano le Converse tarocche che si trovano al mercato. Quando però ho visto che quei disgraziati della Monella Vagabonda (non riesco a trovare un altra parola: disgraziati) avevano osato mettere al posto della storica stella blu All Star la faccetta impertinente della rana deforme, stravolta da un crampo sono crollata svenuta.
di Betty Moore Collezione: allucinazioni, infanzia perduta 81 Commenti
Tappetta summer festival
La sempre ottima Tappetta mi ha mandato questa segnalazione miscellanea con le più belle malvestite da lei incontrate da agosto in poi, uno spettacolare summer festival del malvestitismo. Un po’ fuori stagione, è vero, ma è colpa mia che pubblico sempre le segnalazioni in ritardo (coff, cough). Un bel click sull’immagine per vederla più grande.
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Naturalmente non ho incontrato solo loro ma questi sono - come dire - la crème de la crème…
A) la signorina bionda in metropolitana ha una borsa grezza di tela, una maglia con spalla calata fuxia intenso, cintura bianca e jeans aderentissimi su - pezzo forte - stivali scamosciati fuxia con stelle argento, tacco argento di metallo e strassetti all’attaccatura del tacco con lo stivale. Uau!
B) il giovanotto quattro-capelli-ricci&unticci ha una camicia a righe verdeacqua, blu e bianco gentilmente aperta sull’irsuto petto; bermuda a quadri verde, arancio e beige; borsello verde acido; trolley rosso e infradito di gomma nera. Doppio uau!
C) Miss lampada 2006, capello tiratissimo con ciuffo finale (erano corti, i capelli, voleva fare la coda per forza) porta un non ho capito cosa monospalla su seno 4ª misura senza reggiseno, pancia in bellavista e gonna-pantalone composta da due fasce sovrapposte sul davanti… Orecchini orientaleggianti d’argento scurito. Triplo uau!!!
D) Lady Black-with-Wings, carnagione “il sole mi fa allergia”, veste di nero ad agosto: bermudini bianchini con risvoltino, scarpe chiuse di pelle nera lucida tacchissimo e puntissima, borsettina pelle lucida nerissima, capelli pelle lucida nerissima (ops…), occhiale fermaciuffo, e - pezzo forte - giacchino (erano le 15.00 del 10 agosto, in riva al mare) nero avvitato, con volant bianchi al fondo e alle maniche e… DUE ALUCCE DI PIZZO SULLA SCHIENA! Quadruplo uau col botto!
di Betty Moore Collezione: mailvestite 15 Commenti
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