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Malvestita #224

total look marroneBorse così perfette (1) nel loro malvestitismo, davvero, se ne vedono poche in giro. Guardatela: è un irripetibile miscuglio pasticciato di materiali, messi lì a caso, che non c’entrano niente l’uno con l’altro. E che pasticcio, poi: il catenone d’oro che fa da tracolla, angoli e chiusura in pelle coccodrillata nera, copertura in pelo soffice di coniglietto mezza marrone, mezza biancastra (di due coniglietti, ok), l’anellazzo clip anche questo d’oro. Non so: un burino di città che incontra Crocodile Dundee che incontra la borraccia di un monaco tibetano. Wow.

Non male anche questa specie di maglione in lana grossa che usa come giubbotto (2), che si fa notare per lo strato di pelo lungo, spettinato e stopposo, che le dona quell’aria un po’ selvaggia alla Chewbacca. Ricorda anche vagamente i costumi da king-kong che vendono al supermercato per carnevale (chissà, del resto siamo quasi in periodo), oppure, boh, il pelo di un cane che ha appena finito di rotolarsi in una palude, fate voi.

I micro short inguinali (3) jeans, neri, tenuti su da una trasgressiva cintura con teschietti bronzei lungo tutta la circonferenza, mettevano in mostra un paio di gambe belle e muscolose, che l’omaccione col quale si intratteneva non mancava di occhieggiare soddisfatto. Peccato che il loro potere seduttivo fosse un tantinello annichilito dalle calze pesanti infeltrite (4), di lana marrone, che indossava sotto, responsabili dell’effetto noto come “nonna in carriola”.

Sotto, ovviamente, troviamo i soliti stivali in scamosciato un po’ larghetti, mosci sul polpaccio, con il solito zoccolo uniforme zeppato (6). Nella mano destra, per concludere, roteava e giochicchiava fiera con il trendissimo Motorola V3 pink (7), aka l’ex cellulare di Stephanie Forrester (e le parole ex e Stephanie Forrester dovrebbero dirla lunga sulla sua reale trenditudine). Ah, e gli orecchini, giusto, in lamina d’oro fintissimo (8 - come ho fatto a capirlo? il colore virava quasi al verde acido), bucati, ricoperti da strane maculature nere (ultima frontiera del leopardato? o forse il metallaccio che si sta disintegrando, chissà).


Malvestita #223

malvestita derrickDifficile passare inosservati con un lunghissimo impermeabilone (1) come quello indossato dalla malva di oggi, col davanti tutto cinghiato (e cinghie sulla maniche, pure, manco fosse una camicia di forza), scamosciato, di un grigetto smog che sfuma dolcemente verso il basso, e una fodera interna che ad ogni colpo di vento rivela l’orrore di un giallino cacchetta di gallina.
Adattissimo per una convention in memoria dell’ispettore Derrick, perché no (e chissà che non sia double-face, e l’interno giallino - una citazione del impermeabile color crema dell’ispettore - sia fatto apposta per esser sfoggiato con gli altri appassionati).

Sotto il coso, troviamo riproposto uno dei must di questo pazzo pazzo inverno, la sovraposizione cialtrona (che fa tanto, che ve lo dico a fa: boho) capo estivo (canotta - 2- stretta sotto le tettine da un largo nastro in raso lilla da pacchetto regalo per matrimonio) su capo invernale (dolcevita di lana nero, che fa tanto papa Ratzinger appena eletto).

Scendiamo ancora. Esaminiamo gli stivali (3): l’impressione è che abbia scuoiato uno di quei cani con la faccia tutta pieghettata, quelli con l’asma, dai, com’è che si chiamano? Ah sì, gli shar pei. Le piege cicciose degli stivali son proprio quelle, non c’è dubbio, e anche il tessuto: quel pelo corto corto quasi scamosciato, quel color marroncino caldo quasi arancione, senza contare lo strano rumorino da respiro affannoso che facevano ad ogni suo passo (me lo sono sognata? uhm), insomma, mistero.

La cintura nera (4), quasi dimenticavo: il tema dominante della cintura, le piccole ciambelle di metallo satinato, è magistralmente richiamato dalle patacche dorate a forma di biscotto alla marmellata (sapete, quelli con lo sputacchio di marmellata al centro) sulla borsa marrone (5 - con le solite noiose seimila cinghiette e taschette (che nel disegno, in buona parte, mi sono risparmiata).

Ciliegina sulla testa, un paio di occhiali Emporio Armani (6), il tipico modello a visiera da casco per topgun, con stanghetta bianca e acquilotto argentato bene in vista su ambo i lati. Poverina, le spiaccicano la piastratura (7), che al primo accenno di umido esploderà in un cespuglio degno del miglior Jimi Hendrix.


Malvestita #222 - de puta madre

malvestita de puta madreCe l’avete mai fatto voi un salto sul sito ufficiale di quella marca là, dai, quella delle magliette De puta madre, l’avete mai visto? C’è questa simpatica storiella riguardo la nascita del brand: sarebbero stati (giuro, c’è scritto) due ex spacciatori colombiani, che non sapendo cosa altro fare durante un lungo soggiorno nelle patrie galere, si fecero venire l’idea di queste tenere magliette con slogan strafottenti (”Italian maphia”, “Mundo del Sexo”, “Nun me rompas los cogliones” ecc.) o pro-stupefacenti (”Colombia narcotrafico”, “Pushers”, “Liquid Cocain” ecc.). Storiella farlocca, ovviamente: com’è farlocca la supposizione che i pischelli acquirenti, ahiloro, le indossino con un briciolo almeno piccino picciò di ironia.

La malva di oggi, per l’appunto, indossava con evidente fierezza una maglietta (1) De puta madre, raffigurante una suorina in completo sexy, circondata da croce celtica ornata di lustrini. Che trasgressiva, uuuuh. Sopra la maglietta, tenuto aperto per ben mostrare la suorina, un piumino corto sulla vita, rigonfio (2), il tipico modello a salame da omino michelin, con il tipico noiosissimo cappuccio in pelo di Yeti.

Sotto la cintura (4 - tempestata di strass, con fibbia dalla geometrie non euclidee), buttata là senza alcun fine pratico, abbiamo un vero tocco di genio malvestito: una gonnellina sfalsata assimmetrica (3) mezza scozzese (vedi quadri) e mezza tirolese (vedi strane stelle alpine sulla fascia in alto). Chissà, un raro esempio di capo last minute, forse: aveva una macchiaccia di sugo sulla coscia del jeans (5- banalissimi, leggermente svasati sulla caviglia) e, non avendo un cambio di pantalone, s’è arrangiata per coprirsi mettendo assieme un pezzo di pareo da spiaggia e la camiciona da boscaiolo nerd del fidanzato (d’altronde i capelli mezzi spettinati - 8 - tenuti su con una mollettina nera da parrucchiera, ci dicono che dev’essere uscita abbastanza in fretta).

Poco da rilevare circa la borsa (7), di pelle marrone, con cinghia a forma di freccia che si chiude sul davanti e laccetti penzoloni. Una qualche pessima imitazione di una qualche borsa famosa, penso, ma non so quale. Anche a proposito delle scarpe (6), che dire, il modello converse quello da skater, che fa tanto gggiovane ammerigano, nere con la stellina viola, in perfetta pendantizzatura con la maglietta. Brava!


Malvestita #221

malvestita che fa a magliaQuanto è romantico fare a maglia nel parco, in una tiepida giornata invernale, con le foglie che cadono dagli alberi e ti svolazzano tutt’intorno (superflua, qui, la battuta sull’apocalisse climatica ormai prossima). E quant’è trendy, anche. Non sarà proprio l’ultima moda hollywoodiana. Diciamo la penultima, benissimo! Uma Thurman, per esempio, nelle pause durante le riprese di Kill Bill, fra uno schizzo di ketchup e l’altro, si faceva fotografare mentre, con i suoi coloratissimi gomitoli in grembo, sferruzzava allegra tonnellate di pesanti calzettoni tirolesi e sciarpine multicolor: tipico repertorio di tutti i magliai alle prime armi.

E c’è chi è tanto entusiasta del proprio nuovo hobby, da indossarne persino i frutti. Anche quelli peggio riusciti. La malva di oggi - guardatela - ha indosso un cardigan, con fantasia squaw (1), tre taglie più grande perché ancora non riesce ad azzeccare bene le misure (o forse era originariamente pensato per il fidanzato un po’ grassoccio, che poi però, durante la lunghissima gestazione pluriennale del cardigan, l’ha lasciata). Gli originalissimi ferma manica sono dei braccialettoni di plastica di quelli lucidi e rotondi un po’ anni ottanta, bianchi e neri (2). E a proposito di chincaglierie, oltre ai bracciali, osserviamo poco sopra, a margine dei capelli tinti di un bel vermiglio acceso (8 - di quelli che fanno male gli occhi se li guardate per più di tre secondi), un paio di orecchini etnici con placche di legno tipo nacchere (3 - con tanto di rumore caratteristico “ciock ciock” ogni volta che muoveva la testa).

La borsetta (4) non è di lana, ma è anch’essa frutto dell’hand made, ci giurerei: non mi spiego altrimenti l’origine di quel ricamo circolare azzurrino-giallastro. La ragazza, furba, per evitare furti, infila la tracolla sulla caviglia (ma chi potrebbe mai rubare una cosa simile? più che una borsa sembra il tappetino da bagno di una qualche tribù indiana).

Pezzo forte della mise, comunque, è il vestitino nero sbarazzino e moscetto (5), con fantasia di petali bianchi, fermato in vita da una cintura sottile di pelle color rosso pallido (6), che non c’azzecca un bel niente né col vestito, né con niente altro nel raggio di alcuni chilometri dalla malva. E poteva mancare l’imprescindibile duo leggings + ballerine (7)? Certo che no. Queste ultime, le ballerine, ricoperte da una ricca e beneaugurante colata d’oro (o forse era il puré della sera prima, boh).


Malvestita #219 e #220

Oggi vi presento le segnalazioni di Viv, con la sua malva discotecara, e Silvia, che ha avuto la fortuna di incrociare una vera e propria Barbie-Cannone a grandezza naturale. Per ammirarle meglio, potete cliccare sui disegni (sono due affiancati) e leggervi le didascalie inserite dalle autrici.

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malvestita da discoteca donna in rosa

Malvageddon #12 - Biancheria intima, lingerie

Lo so che in questo periodo, forse, tira di più non mettersi niente sotto (come la cara vecchia Britney insegna), ma due parole due sulla biancheria intima, che cavolo, le ho promesse e voglio spenderle lo stesso.

anna falchi con reggiseno infioreIn fondo, io, con i primi veri spottoni sull’intimo ci sono cresciuta. Per esempio, ve la ricordate Anna Falchi che mezza nuda, aggrappata ad un enorme reggiseno della Infiore, si paracadutava tra i grattacieli (un po’ Robert Langdon un po’ gigantessa), oppure la Paola Barale ancora grassottella e ruspante che sfoggiava reggiseno e culotte coordinati della Lepel, o meglio ancora le mitiche rotonde e sodissime chiappotte con micro tanga ascellare firmato Roberta che fecero perdere la testa a Ramazzotti, o anche la Eva Herzigowa in wonderbra con frasi maliziosette e sguardo assassino, e così via, passando per la sciapezza di Monica Bellucci (foto - all’epoca ancora in ciociaria-mode) alla più recente e per nulla sexy Yespica (a che serve, ingaggiare una che tanto la si vede in reggiseno - e anche senza - due volte la settimana?), insomma, se avete venti anni o più, certo che ve le ricordate. A me, a ripensarci, viene pure un po’ di nostalgia (e quei primi anni novanta mi piace ricordarli, per noi femmine, come l’era del Paracadute: ve lo ricordate? anche cogli assorbenti ci si buttava dagli aerei).

Per quanto riguarda la pubblicità, oggi come oggi, per sponsorizzare biancheria intima si fa a gara: e a gareggiare non sono più soltanto ragazzotte in cerca di fortuna (che so, svizzere semisconosciute, mezzofinlandesi con le tette nuove di zecca o umili gira-caselle) ma starlette di una certa levatura. Un fenomeno che si è affermato con lo strepitoso successo della lingerie da passerella Victoria’s Secret, grazie ad un manipolo di topmodel pagate a peso d’oro (Gisele Bundchen, Tyra Banks, Heidi Klum e compagnia) e megasfilate pacchianissime in streaming. Così, mentre da noi si esibiscono ex sciatrici avanti con l’età (leggi: Compagnoni) e pessime aspiranti attricette (leggi: Arcuri e Santarelli), c’è chi produce patinatissimi videoclip con Kyle Minogue che si dimena sul toro meccanico, o Kate Moss che addirittura interpreta una serie di corti erotici (entrambe, lei e la Minogue, per Agentprovocateur, che c’ha pure la collezione per donne incinta, pensate un po’, al grido di “maculato forever!”).

D’altra parte, c’è questa cosa a cui hanno pure dato un nome, si chiama Starwear: una tendenza ben diffusa, quella di vestire (male) ispirandosi ai vips (voglio dire: ai vims). E che volete farci, ogni paese c’ha i vims che si merita. Per dire, a proposito di intimo, noi c’abbiamo le Anne Oxa (quanto vorrei dimenticare quel perizoma che le faceva capolino dai pantaloni), i Costantini (anche le sue mutande con elasticozzo di fuori e la scritta Hollywood, anche quelle vorrei dimenticarle), le Simone Venture (il reggiseno che le spuntava qua e là dal vestito da sera, a San Remo, quello l’avevo quasi dimenticato) e via dicendo. Lo ha capito pure Valeria Marini, che in un’intervista a proposito di quella Apoteosi dell’Inguardabile che è la sua linea di intimo subatomico, confessa:

Voglio offrire alla gente lo stesso abbigliamento delle celebrities: uno stile che porti nella quotidianità il sogno televisivo, rendendo spettacolare ogni momento della giornata e protagonista qualsiasi donna che lo indossi.

valeria marini e la sua lingerie seduzioni Ah-Ah. Perché il sogno televisivo, secondo lei, sarebbe mettersi un filo di perle e diamantini tra le cosce? Accidenti, che scomodo.

E comunque, alle povere e comuni malvestite, cosa resta poi, di fatto? Resta il dominio ormai incontrastato di Intimissimi. Una decina di anni fa era “il posto dove vendono cose ok ad un prezzo ok”. Me lo ricordo bene, se eri alla ricerca di una mutanda carina, semplice e a buon prezzo, potevi andare da Intimissimi. Negli ultimi anni, però, i prezzi sono lievitati e, di pari passo, si sono complicati ed imbruttiti i modelli. Un esempio su tutti (e mi dispiace di non poter citare la memorabile collezione natalizia): la canotta coi microbuchini che è uguale sputata a quella da convalescenza ospedaliera, a parte per i reggicalze annessi e quella perturbazione cosmica sul fianco sinistro.

Restano marche autenticamente malvestite come Yamamay e Fruscìo: la prima, che ci accoglie sul sito con un simpatico copricapezzoli di perline e swarovsky, offre capi dalle texture improponibili (fotografati in un già di per sé malvestitissimo interno finto rococò), dalla fodera del divano ad una specie di assurdo leopardato floreale misto azzurro su vestito con bavaglino, dallo stra-abusato raso lucido al pigiama da pappone col dollaro; la seconda, invece, che già in homepage tenta pateticamente di sfruttare la moda nascente del cappellaccio retrò (tuba e bombetta, vedrete), propone noiose collezioni incentrate su leopardi, tigri e pitoni, con reggiseni tendine-muniti sotto alle coppe, utili a camuffare eventuali maniglie dell’amore, bustini dorati corti con guanti da vecchia di paese in lutto, e così via, scusate, ma non ho più la forza di continuare.


Malvestita #217 e #218

una perla dell'adriaticoE’ così la volta di altre due mailvestite, dalla valanga di segnalazioni che ancora sta lì ad ammuffirmi in mail (scusate! ma piano piano, vedrete, rimedierò).

La prima è di una nostra vecchia conoscenza, Tappetta, che ci manda questa “perla dell’adriatico” incontrata al mercato. Unico particolare della cui provenienza l’autrice mi sa dare notizia (scansafatiche di una Tappetta) sono “le american eagle zeppatissime rosa”.

Per il resto, vedo: un’interessante canottierina con pizzo, color viola, che si abbina al rosa-violetto della minigonna a pieghe. Sotto spuntano calze coprenti color testa di moro.
Splendido stacco di colore sulla giacchina arancione, che però la malva si è curata di mettere in pendant coi riflessi dei lunghi capelli, e con le righine della borsa, tipica sacca informe stile arte povera, dove abbiamo però un’altra aggiunta di colore che non c’entra niente: il giallo. Gran finale: il trucco da Barbie, con rosetto porpora e ombretto viola.

La seconda mailvestita è invece di Pretty Princess, che ha allegato al disegno anche una bella descrizione (Tappetta, prendi esempio!). Vi lascio alle sue parole.

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studentessa in pizzo e leopardoMi sono imbattuta in questa Malvestita davanti all’Università verso le 10 di mattina quindi presumo fosse una studentessa. Osservandola bene si nota che il suo look è il frutto di una scelta tanto scellerata quanto accurata…

Cominciamo dalla maglietta (1) che come vuole la tendenza animalier è a fantasia leopardata, a scollo a V (per far intravedere il seno mooolto prosperoso) e attillata tanto da far fuoriuscire panza e maniglie dell’amore (2).Come se non bastasse la maglietta ha i profili in CINIGLIA marrone e dei simpatici fiocchetti (sempre in ciniglia) sulle maniche (3).

Scelta ancora più discutibile i fuseaux neri, anch’essi di gran moda, inadeguati però alle forme non proprio esili della Malva, che terminavano alle caviglie con delle bande di PIZZO nero!(4).

Le scarpe sono delle banalissim ballerine ultra-piatte con il fiore di plastica sulla punta (5).

Il make-up (6) è molto interessante:

* Eyeliner nero da diva anni 60
* Phard arancio sugli zigomi
* Lipgloss fragola
* Neo (presumo finto) all’angolo della bocca che fa tanto Marylin Monroe

Alle mani smalto rosa in pendant con il rossetto (7).

I capelli sono tinti di nero, con la fila di lato, decorati da una bella orchideona (era enorme!) in stoffa fucsia (8).

Gioielli: orecchini a cerchio e collana con la scritta KISS che dovrebbe essere di Morellato ma mi sembrava più che altro un tarocco(9).

Infine l’unico tocco da universitaria: la tracolla in plastica azzurra (davvero orribile) (10).


Malvestita #216

malvestita trasandata-chicLa malvestita di oggi ci mostra un tipico abbigliamento ottenuto attraverso la sapiente fusione di elementi di bassa lega, apparentementi buttati là a caso, e altri invece più difficili e ricercati, che spuntano nel caos a dirci che no, in realtà è tutto profodamente studiato e preordinato.

Prendete la felpina (1), con cappuccio, di un violetto sporco-scolorito che vuole rivelarne fin da subito la lunga (un decennio? due?) esposizione al sole ed all’inquinamento su una qualche bancarella dell’usato. Sotto, abbiamo una canotta fatta abilmente spuntare sia dallo scollo che in vita, color oro glitterato/lamè (2), bella sbrindellata, anche quella pescata da una bancarella dell’usato, per fornirci insieme alla felpina un geniale effetto streetwear (”vivo in strada rotolandomi nei rifiuti”) che ricorda le Madonnate più trashy anni ‘80.

Gli skinny jeans (3 - bassi in vita e attillati, con orlo da pescatore sulla caviglia) hanno, come la felpina, un aspetto scolorito e sporco, con questa tonalità che vira leggermente sul grigio. Sulla coscia sinistra, un vero pugno nell’occhio: c’è (immagino un home-made operato dalla malva stessa, alla disperata ricerca del Tocco Di Originalità) una specie di strana tasca nera (4) con stella alpina ricamata.

Ammirate la disinvolutra con la quale indossa la cintura (5): come al solito infilata dentro un solo passante sul fianco destro e lasciata cadere sull’altro lato, con la fibbia leggermente decentrata. Un modello in plastichina laccata fucsia, con rifiniture e decorazioni a borchiette in acciaio, e una catenella molto grunge che pende dalla fibbia e si collega a qualche luogo indefinito del suo corpo.

Non potevano mancare le ubique ballerine (6), oggetto cult delle straccio-revisioniste contemporanee altrimenti note come boho-chic: coperte di una stoffa a pois, richiamano la fantasia della fascetta per capelli (7), e danno alla malva (così come le ballerine, del resto) uno stonato gusto retrò anni sessanta (anche questo, tipico del boho). Sempre sulla testa troviamo: la chioma ossigenatissima e stopposa (c’era una bufera e non le si muoveva una doppiapunta) con la micro-frangetta (ahi ahi) che spopolava ormai cinque anni fa (8), e gli orecchini a clip di plastica fucsia (9), ancora una citazione anni ottanta (in regalo con il numero di Cioè del settemebre 1986).

Che meraviglia la borsa, moscia, da tenere ovviamente ben pendente sul fianco, decorata da una fantasia un po’ Emilio Pucci, un po’ borsa-tappeto di Mary Poppins (10). E per finire gli accessori: le medagliette militari al collo (11), la sciarpona lunga lunga a bande orizzontali colorate (12), sciolta e svolazzante sul petto (che fa molto studente di sinistra), indossata comunque su una generosa e ben visibile scollatura, e la sigaretta fra pollice ed indice alla Clint Eastwood (13).


Appunti sparsi sul kitsch malvestitismo arredatorio

Ieri pomeriggio è venuta a trovarmi zia Ermelinda. Io la chiamo zia, ma in realtà è qualcosa come una cugina di quinto grado di mia madre, o amica della prozia del nonno di mio padre, insomma, una parente il cui punto di contatto con la mia famiglia risale occhio e croce al Medioevo. E’ la mia parente kitsch.

Ieri dunque, mentre me ne stavo in stato di semi-incoscienza sul divano, a prendere il tè con la parente kitsch, ho avuto questa profondissima illuminazione: che la parente kitsch, non c’è niente da fare, è una palla al piede universale. Chi non ne ha almeno una, da subire? Esiste forse casa al mondo che non abbia la sua più o meno ingiusta razione di archetti trionfali glitterati, mini bouquet di fiori capodimonte, e un qualche carillon di indubbio cattivo gusto (soggetti più gettonati: ballerina, bambina che suona il piano, coppia di danzatori tirolesi, coniglietti; musiche più gettonate: tema di lara del dottor zivago, tema del padrino, non meglio identificata canzone popolare tirolese, coniglietti che cinguettano), oggetti questi che - a meno che la parente kitsch non sia vostra madre (nel qual caso auguri) - sono frutto della generosità di una o più parenti kitsch, che sognano segretamente di invadere la vostra casa di ninnoli, per renderla così identica alla loro, di casa, che già sembra una piccola Versailles bombonierata in miniatura.

Comunque, sono sicura che un animella kitsch, ebbene sì, è presente ben nascosta in tutti noi, e si fa viva e si manifesta sempre implacabilmente dopo una certa età. Deve essere una specie di degenerazione delle cellule nervose. Per esempio, ditemi un po’ se non avete in casa una bella vetrinetta, eh, ce l’avete? Ecco, sappiate che la vetrinetta è un tipico emblema del malvestitismo arredatorio di tipo kitsch. E’ uno strano oggetto la cui utilità, percepita in qualche strano modo solo dalle cellule nervose kitschamente degenerate, è tuttora in fase di studio: solitamente posta in un angolo del soggiorno, è trionfalmente illuminata con lampadine interne per mostrarne ventiquattrore su ventiquattro lo splendido contenuto di statuine, bicchieri di cristallo, tazzine da caffé in porcellana finissima, liquorini rubati sull’aereo e souvenir dei ristoranti cinesi. Tutto inizia tutto con un semplice ed apparentemente innocuo gattino di swarovsky. Ma guarda che cariino - si dice - quant’è fatto bene, c’ha pure la codina e i baffetti. E’ il primo segnale di degenerazione. Poi arriverà il servizio di flute intarsiati, regalo di nozze o di compleanno. Urca che belli - direte - ma questi è un peccato tenerli in armadio. E zac, ecco che comincia a maturare, infido, il desiderio della vetrinetta.

Altro fondamentale emblema del malvestitismo kitsch da interni è la crosta incorniciata, a metà fra il dipinto realista e il bozzetto a matita preso in volata da mano sapiente, solitamente di ragazza malinconica con capelli lisci, seduta, coperta di un solo velo, oppure nuda, ma ahivoi con niente di interessante (parlo per i maschietti) in vista (capezzoli strategicamente celati dai capelli, o peggio, tette misteriosamente prive del capezzolo, gambe accavallate, ecc.). Variante ancora più kitsch: quadro con bambino che piange. Variante apoteosi irraggiungibile del kitsch nonché punto di non ritorno: quadro con bambino pagliaccetto che piange con cornice in oro massiccio da cinquanta chili stile Luigi XIV. Primi segnali d’allarme: quando ci si ferma quel secondo di troppo ad ammirare le croste della fiera artistica provinciale.

La parente kitsch, ovviamente, è una malvestita di stampo kitsch anche nell’abbigliamento. Riconoscerla è molto facile. I capi che indossa sono suddivisibili in quattro categorie:
1- cose che sarebbero andate di moda trenta anni fa se invece che esseri umani fossimo tutti confetti;
2- cose con inserti diamantati-lustrinati-glitterati (fondi di bottiglia, ovviamente), che starebbero benissimo come ornamento sull’uovo di pasqua;
3- spalline che quelle anni ottanta gli fanno un baffo;
4- tonnellate di gioiellazzi tutti intrecciati ed annodati in ottone finto-oro con pietre dure colorate alla Cuore dell’Oceano.
Per il resto, il capello deve essere tinto, e il colore della tinta deve essere biondo Carrà o rossiccio Spectra. Di solito la parente kitsch ha una parte del suo corpo che reputa particolarmente attraente, e cerca di mettere in mostra scegliendo gli abiti giusti (le magre di solito puntano sul polpaccetto secco; le grasse sulle tettone).

Io alla mia parente kitsch, nonostante tutto, un po’ le voglio bene. E così, accidenti ai sensi di colpa, non ce l’ho fatta a disegnarla. Ce la fate ad accontentarvi della ballerina che mi deturpa l’ingresso, eh?


Malvestita #215

tifosa dei Georgetown Hoyas?In vista del prossimo imminente malvageddon, dedicato (come suggerito da molti) alla biancheria intima, vediamo un po’ questa malva qua, tutta presa a valutare pregi e difetti di un reggiseno wonderbra perlinato color avorio con tanga e calze coordinate, che ho sagacemente sbirciato attraverso la vetrina (ovviamente di un intimissimi).

Quello che colpisce subito, a prima vista, è il giubbotto imbottito verde militare, arlecchinescamente composto di un inserto mimetico ed una gigantesca toppa grigia dei Georgetown Hoyas (1- se la sarà aggiunta da sola, forse, ritagliandola dalle macerie di qualche vecchio giubbottino da liceo), con un cappuccione ornato di pelo marrone finto (2) orribile, dall’aspetto così spelacchiato e sintetico che sembrava quasi zucchero filato.

Subito sotto, abbiamo dei simpatici pantaloni jeans (3), attillatissimi come al solito, della Killah: che ha avuto la brillante ed economicissima idea di riciclare una serie di vecchi jeans e vecchie lavatrici scassate per produrre questo modello dalle strane e orribili piegoline scolorite (quelle che nel disegno sembrano strappi). Da sincera aspirante cow girl, li porta ben infilati negli stivalozzi (4), tipici stivali neri di pelle da cavallerizza, anche loro attillatissimi, con l’originale tocco di una porzione ricoperta di lustrini. L’effetto, ovviamente, jeans più stivalozzo, era quello di dare alla parte inferiore della malva una rigidità ultra-fantozziana (ce lo avete presente in tuta da sci, ecco). E dimenticavo l’UCO (acronimo di Unidentified Cintur Object) di oggi, che pare riscuota parecchio successo ultimamente: una specie di strano pezzo biforcuto di pelle nera (5) infilato nei passanti di un lato soltanto, e pendente sul fianco opposto.

La borsa (6) era una roba di marca Pollini (mai sentita prima d’ora - ah, mi fanno presente che è famosissima, ok), mi dicono fosse un tarocco, comunque terribile, perfettamente in linea con gli ultimi trend borsettari, di varie gradazioni di marroncino cacarella, con inutili taschine sul davanti, clip in ogni dove, un intero lato monogrammato (che tristezza, il monogramma pollini), e la tracolla con su stampato in loop il marchio pollini (bleah, sembrava un elastico da mutanda in stile calvin klein).

Finiamo velocemente sugli ornamenti da dito. L’ormai vetusto annello largo da pollice (7 - che, diciamolo, avrebbe anche fatto il suo tempo), e uno più stiloso con placca rettangolare argentata (8), grossa quanto un pacchetto di fazzolettini per il naso, che credo abbia un qualche scopo di autodifesa. Oppure non so, ma non ditemi che è per bellezza, non ci credo.