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Malvestita #238

malvestita su poltrona ikeaE ad un passo appena dall’uscita dell’Ikea restaurant, nel reparto divani e poltrone, le malvestite satolle di polpette salsa ai mirtilli e panini al salmone possono beatamente godere della siesta pomeridiana. Così la malva di oggi, spaparanzata su quaranta nove euro e novanta di economicissima scomodità poligonale.

Si tratta di uno di quei diffusissimi esemplari di malvestita stratizionista, le cui energie malviche sono quasi del tutto indirizzate a creare sapidi abbinamenti a cipolla.

Con quale sprezzo del pericolo si è infilata un vestitino in finto chiffon, doppio strato sulla parte bassa, che le fa da simpatica e svolazzante gonnellina. Dalle maniche corte (1), gonfiette a palloncino e slabbrate un pochino (stile biancaneve de noantri), così come anche dallo scollo (di una bizzarra irregolarità impossibile da descrivere), emerge una maglietta marroncina a maniche lunghe (2) molto scollata (no, non era una canottiera, quelle che si vedono sono delle finissime spalline di reggiseno - 4).

I jeans chiari sono infilati dentro un paio di stivali (6), in scamosciato nero, senza tacco, moscissimi, con due cinghie orizzontali che li strizzano a palloncino (sono così gonfi e pellicciosi e pure neri, la temperatura interna deve essere così alta che immagino dentro sui piedi fossero in corso delle reazioni termonucleari).

Eppure, non sottovalutiamone il fiuto modaiolo: è riuscita ad infilare due recenti tendenze degne di nota, quali 1) i pois (sapete, o pois o righe, sono un must), qui nella loro versione più banale bianco su nero, e 2) la inutilità fatta cintura (3 - anche detta “cintura che in qualche modo e senza un perché me la metto sul vestito” o anche “inquietante precedente ad una prossima tendenza tipo mutandine sopra i pantaloni”), una robaccia di pelle marrone, probabilmente rubata dall’armadio del nonno, con la pelle tutta spiluccata (del resto, tuttavia, perfettamente in pendant con la borsaccia a sacco, munita di un misterioso affarino rettangolare - tipo medaglietta militare - che penzola dal manico: forse la bandina magnetica del negozio? forse che l’ha rubata? oh, in tal caso la rivaluto).

Malvestita #237

malvestita con polpettine ikeaNuovo appuntamento con le malvestite targate Ikea (una oggi, una domani). Avvistata in zona bar, che cercava un tavolino dove consumare la deliziosa torta ai mirtilli e le polpettine svedesi, yum, ancora fumanti di quella simpatica mensa ospedaliera / catena di montaggio altrimenti nota come Ikea restaurant.

Io, che stavo provando il caffè self service (quello che paghi 50 cents, ti danno la tazzina e te lo fai per conto tuo - poi il bello è che puoi ricaricarlo quante volte vuoi, e ti porti a casa la tazzina, evviva), mi ci sono seduta accanto, e lei da brava si è fatta ammirare alla perfezione. Sono riuscita così a contare uno per uno gli oblò dorati (1) che le tempestavano i pantaloni verde militari (in quello stile raffazzonato così clamorosamente simonventuriano) davanti e dietro: ben ventidue. Le catenelle invece, che creavano collegamenti multipli fra un oblò e l’altro con un effettaccio d’addobbo stradale, erano sei.

Tralasciamo di considerare l’oppurtunità di una zip dorata ed eseminiamo per un momento la cintura (2), di stoffa, che credo fosse il tarocco di una qualche marca che inizia per G, come si può sagacemente dedurre dalla quantità di G (in Times New Roman) dritte capovolte a novanta gradi che la riempiono (forse Gucci? Guess? o Gwen Stefani?).

Al polo sud abbiamo un paio di stivali attillati (3 - i pantaloni, as usal, ci stanno ben pigiati dentro), con tacco a spillo e punta accuminata (ah, pazza! dovrebbe aggiornarsi) dove l’abbinamento pelle nera + laccetto bianco rende così banale il paragone con un sacco della spazzatura che io, no, non riesco ad evitarlo. Al polo nord spicca un dolcevita (4), con busto leopardato e collo alto in lana nera. Immaginate che figurone, a spuntarle dal giubotto a vento bianco candido (5), con cappuccio ovviamente pellicciato.

Capitolo accessori, scarsino: mollettone finto oro che tiene insieme i capelli sulla nuca (6 - andare all’Ikea coi capelli sporchi, ah, chissà quanto ha sofferto, poveretta!), e la borsa taroccone di Prima Classe Alviero Martini (7), con la grossa cinghia di cartoncino che richiama borchie e mollettone: completamente dorata.

di Betty Moore, 22 febbraio 2007

Categoria: regine del pendon't, semo bburini

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Malvedì grasso - Bratz attacks!

Un post sui vestiti di carnevale non mi andava di scriverlo. In fondo a Carnevale tutto è concesso, no? I travestimenti sono travestimenti, è un gioco. Anche le culone tutte strizzate nella pelle lucida, gli stivali sado maso e i cerchietti con le orecchie da gatto: è un gioco. Un po’ duro da digerire (oh, se siamo riusciti a sopportare il film, e che cavolo), ma pur sempre un gioco.

bratz tokyo go goEcco che però quest’anno, la settimana scorsa per inciso, io me ne stavo in fila all’ipermercato - e là, impilati a un passo da chewingum e preservativi, tra gli enormi scatoloni di costumi per bambini, ho scoperto che il male, ebbene sì, è arrivato a contagiare persino il carnevale. Esistono i vestiti di carnevale delle Bratz. In altre parole: le bambine oggi possono travestirsi da malvestite.

E mettersi addosso le cose che usano per vestire le bamboline. Ma proprio le stesse cose, identiche, degli stessi pessimi materiali (cineserie di carta biodegradabile, roba che se per caso li becca la pioggia durante la sfilata di carnevale, c’è il rischio di un fuggi fuggi di bambine nude), soltanto in scala, molto più grandi. Nella confezione ci sta proprio tutto: persino la pelle ci sta, un tessuto in simil pelle cioè, una specie di imbottitura da professore matto che ti copre le parti scoperte. Ci stanno i nastrini, i calzettini, lo smalto, le extensions, le scarpacce di gomma piuma alla Frankenstein, tutto, non manca niente. Entri al ipermercato che sei una bambina normale, come Clark Kent nella cabina telefonica, ti compri il bratz-costume, e tadàn!, esci che sei una altra, una malvestitina fatta e finita.

Avranno pensato, questi delle Bratz, di intercettare e lucrare così su quella tendenza proto-adolescenziale di noi femminelle, per cui da una certa età ci vien voglia di vestirci da “ragazze”. Io pure con le mie compagnucce, a dieci undici anni, passata la fase della principessa, ci si vestiva tutte “da ragazze” (il che per noi, all’epoca, significava martoriare un paio di jeans con tagli e uniposca, indossare una camicetta della mamma annodata sotto al seno e truccarsi in maniera assurda con stelline, ombretto bicolore, ciglia finte e rossetto fucsia, e colorarsi qualche ciocca di capelli con lo spray).

Non vi basta sognare la discoteca e i trampoli e i capelli phonati in cameretta, facendo dimenare le vostre bamboline? No problem, ci pensiamo noi, offrendovi una volta all’anno la possibilità di trasformarvi voi stesse nell’oggetto dei vostri sogni. E beccatevi quindi la panterona (rispetto a quella qui sotto a destra, la versione castigata), o la figlia psicopatica degli Abba, o ancora la psicopatica medesima in pigiama.

bratz panteronaOppure sopra, a sinistra, ammirate il modello Tokyo Go-Go (è il suo nome, giuro), ispirato alle mise deliranti delle giovani Giapponesine (ma che caso, se ne parlava giusto ieri). Vi faccio notare solo: 1) la posizione della mini-modella, coi piedi rivolti in dentro, e una gambina storta di profilo, ad imitare la tipica sciancaggine delle femmine manga; 2) la strizzatina d’occhio all’occidentale cialtrone che pensa ai popoli orientali come un unico grande marasma indistinto ed indistinguibile: da cui la blusetta Cinese. Ma l’abitino che preferisco, senza alcun dubbio, è questo qui che vedete a destra, la baby panterona conturbante: minigonna nera, calze a rete con calzino sovrapposto e zatteroni, finto corsetto di finta pelle con sotto una camicina trasparente e cravattina rosa. E’ quello che avrebbe scelto tata Francesca, se avesse avuto una figlioletta dal signor Sheffield.

Malvestita #236

malvestita giapponeseSapete alle elementari la maestra di antropologia che vi spiega come le culture altre non vadano giudicate sulla base dei nostri alambicchi culturali, ecco, bene: dimenticatelo. Perché il malvestitismo è un valore assoluto e universale, come la maionese sulle patate fritte o la velocità della luce (e d’altra parte, oh, per cosa credete che stia la m nell’equazione quella là, eh?).

E dunque spendiamo oggi due parole su una delle popolazioni del pianeta terra più portate al malvestitismo, quella giapponese. Facciamolo con un esempio mediamente malvestito (piuttosto che citando qualcuno di quei casi tanto eccessivi che sembrano spopolare tra i giovanissimi).

Ammirate il nobile tentativo di giacca e gonna, che attraverso l’accostamento di due colori neanche troppo lontani nella scala dell’arcobaleno, quasi riescono a creare una illusione di pendant. Quasi. La giacca di velluto (2), del resto, tradisce il gusto tutto orientale per gli effettacci shocking, la cui sgangianteria è richiamata per opposizione (cioè, azzurro e oro, una roba che manco a Fantasia) dalle ballerine (3), le classiche e irrinunciabili con fiocchetto a farfallina, portate sotto ad un allucinante paio di calze (4) di maglina glitterata.

Oro ce n’è anche sulle decorazioni della gonna (5- una specie di obrobrio dal sapore un po’ zingaresco), quelle due strisce orizzontali di passamaneria con decorazioni geometriche che la dividono in tre saccocce frappettose, dandole così l’aspetto di un vecchio e sgualcito ombrellone da spiaggia (chiuso, ovviamente). La camicetta invece - vero pugno nell’occhio - è coperta di una stampa copridivano sui toni del viola-blu, col collettozzo completamente bianco, rigido e alto, a punte lunghissime (6) che le scendono sul petto, che sembrano le ali di un Tie-fighter.

Ah e poi c’è la borsa (1), di pelle marroncina chiara, una scialba imitazione della tipica borsona tutta tasche e laccetti. Trascurabilissima, se non per i ciondoli che le penzolano sul davanti (due strani robi, sempre di pelle, a forma di stelle marine), che ci permettono di continuare a prendere per buono il luogo comune secondo il quale non esiste al mondo giapponese senza ciondoli. E meno male.

di Betty Moore, 19 febbraio 2007

Categoria: regine del pendon't

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Malvestita #235 - pied de poule

malvestita con giacca pied de pouleTorniamo di volata sulla seconda malvestita in bianco e nero, in combinata con la precedente 234 (ah, e scusate l’assenza dei giorni scorsi, è che ho sperimentato uno di ’sti giubbini corti che vanno tanto e m’è venuta una colite di quelle…!). Questa qui, desiderando forse di citare con la parte superiore un noto gruppo rock, ci ha ficcato in mezzo pure il rosso, con un lupetto di cui si notano soprattutto le maniche, lunghe e frappettate (2), che le arrivano fino a metà del palmo.

Che ci frega del cappello d’artista (5) in plastica nera lucida da spazzatura, o degli occhialacci di plastica marrone (6 - e anche le lenti, sfumate marroni) del solito ronf modello retrò, o della borsa pluriborchiata (3) nella quale frugava disperatamente alla ricerca del portafogli (di quelli fatti con le pagine degli Atlanti geografici, sapete, quelli di Alviero Martini), o dei jeans stretti infilati negli stivali o degli stivali stessi (4) e della loro cinghia laterale: che ci frega? Niente.

Inutile girarci attorno: il pezzo forte è l’immortale giacchetta con fantasia pied-de-poule (1), in bianco e nero per l’appunto, bavero larghissimo, chiusura verticale alla napoleone e maniche a tre quarti. E quasi dimenticavo i grossi pan di stelle come bottoncioni, stupendi.

Dunque, il pied-de-poule. Io col pied-de-poule ho un rapporto conflittuale. Visto indosso a manichini e modelle, sotto forma di cappotti, giacche, maglioni o quello che volete voi, be’, non è che mi dispiaccia, anzi. Ma a vederlo poi su comuni mortali, invece, mi dispiace sì, e pure tanto. Dà un’aria di ricercatezza e di chiccheria così ostentante - una fantasia così vistosa (un po’ troppo, quella macro - un’aria da vecchiarelle con deambulatore, quella micro) - che lo spoglia di ogni fascino e tradisce invece, spesso, soltanto uno squallido e ridicolo tentativo d’apparire ipereleganti, che davvero, bleah, faccio fatica a sopportare. Sarà forse una questione di fisico, o di portamento, di estrema difficoltà d’abbinamento, o forse manca il necessario barboncino con la codina a pompon al guinzaglio, chissà.

Senza contare poi che ci troviamo di fronte ad una versione attualizzata, un giacchettino corto sulla vita perfettamente in tema con la tendenza complessiva giacca corta / pantalone stretto /stivale, che davvero non aiuta. Bof.

di Betty Moore, 18 febbraio 2007

Categoria: boho chic

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