Vim #11, Alessia Marcuzzi per Cavalli

Nella oltremodo triste edizione del grande fratello in corso, non si salva davvero niente e nessuno. La spilungona con le gambe lunghissime e stortignaccole che la conduce, nella sua assoluta noiosità, mi pare renda il tutto ancora peggiore indossando spaventose cosacce targate Cavalli.

Nella puntata di oggi, che avevo intenzione di evitare accuratamente (e che ho putroppo intercettato durante uno spericolato zapping), il fenicottero aveva sulla testa una terribile acconciatura di treccione arrotolate in puro stile principessa Leila (alla quale il biondo conferiva un sapore quasi teutonico), il cui movimento rotatorio veniva richiamato dagli orecchinoni d’oro.

Cavalli le ha confezionato una blusetta bianca, trasparente sulla schiena, che ha sul davanti un tessuto leggero leggero. Le pinces in zona tettone, che si notano in trasparenza – bleah – fanno un bruttissimo effetto, ma passano comunque inosservate per via di tutto quel trambusto di volant chiffonati, fermati al collo da un nastro di raso. Pari pari il vestito di un neonato al battesimo, ottima idea.

Vero pugno nell’occhio gli shorts neri (ma davvero nessuno glielo dice, al fenicottero, che sta molto molto meglio con delle robe lunghe sotto al ginocchio? mah): non sono riuscita a vederli per bene sul davanti, per colpa della fantasiosa regia del grande fratello, che ha in repertorio non più di tre inquadrature: mezzo busto, figura intera retro tre quarti destra, figura intera retro tre quarti sinistra. Se non sbaglio, c’erano sul popò delle specie di dischi d’argento (forse parte della cintura, chissà).

Comunque, che dire.
Si fa concorrenza alla Perego (be’, ok, magari sto esagerando).

Malvestita #230

8 febbraio 2007

Ancora malvasegnalazioni. Claudia ci dà occasione di deprecare le odiosissime felpe a stelline che sembrano spopolare tra gli adolescenti: “decine e decine di ragazze si vestono in questo preciso modo, che vogliano formare un piccolo esercito di Malvestite?”. La descrizione della malva è tutta lì, accanto al disegno: fate click sull’immagine per vederla più in grande.

******


l'odiosissima felpa a stelline

Malvestita #229

7 febbraio 2007

malvestita glitterataEd è ora finalmente di concludere la trilogia delle malvesite in bianco-oro, che ha già visto protagoniste le numero 227 e 228. Questa di oggi, la mia preferita, si discosta dalle altre per l’utilizzo insistito del colore rosso, che troviamo ripetuto dalla punta dei capelli – di un fintissimo carota Mary Jane – al tacco delle scarpette. Per cui, tutto sommato (rosso, bianco, oro), non credo sia così fuori luogo ipotizzare che il suo intento fosse quello di somigliare il più possibile ad un addobbo natalizio.

Di ritorno con le amiche da uno shopping tour, si vantava degli ultimi acquisti (“Spy Bag, Fendi, Prada, Gucci, bla bla”), e da come pendevano tutte dalle sue labbra (6 – rosse pure quelle, a-ah), era ovvio che nel gruppetto la si venerava come una irraggiungibile guru malvestita. All’inizio, nascosta dal folto gruppo di amichette idolatranti, riuscivo a vederle soltanto le scarpe (1 – da vera vamp, in raso lucido rosso ciliegia, con tacco a spillo vertiginoso, e decorazione a fiocco sul davanti): le malva-antenne mi si sono rizzate immediatamente. Che cavolo, per quanto stoicamente sopportasse, le ditine che le spuntavano fuori (sì, pitturate di rosso) erano così pallide e rattrappite, brrr, uno spettacolo per niente bello.

La stessa identica tonalità di rosso pendantizza col maglioncino floscio, stretto malamente in vita da una splendida cintura (2), ricoperta da una pioggia di lustrini dorati, sapete, quelli tipici, incollati da sapienti mani di baby operaio vietnamita, che iniziano a staccarsi praticamente da subito, sparpagliando la loro luccicanza un po’ ovunque, a mo’ di polverina magica di Campanellino (questi, non so, probabilmente hanno il potere di farti volare fino al più vicino monomarca). E la pendant-ossessione non finisce qui, perché i brillantini dorati ricoprono anche la pochette (3), un astuccio rigido con tracolla lunghissima, stile Bottega Veneta (o anche giocattolo per bambine), simile in modo inquietante alle custodie per occhiali sfoggiatissime durante i Golden Globes.

A proposito dei pantaloni bianchi, non so che dire. Mi spaventa un po’ quanto alcune commentatrici prospettano, che sia imminente la loro invasione del pianeta terra. Boh, incrociamo le dita. Questo modello, comunque, si distingue dalla noiosa mediocrità dei precedenti due, stupidi jeans, per la presenza di una zip polpacciale (5), che probabilmente serve (sì a ficcarci sotto gli stivali, ma anche) ad improvvisare una zampa di elefante nel caso la moda cambi improvvisamente. Furbissimo.

E per il resto, uhm, vediamo: sopra c’è una giacca grigia, abbastanza anonima, non fosse per i volant da Lady Oscar (4) che le penzolano sul bordo inferiore; poi c’è una sciarpa crema a strisce grigie, abbinata alla giacca; e gli orecchini coi pendagli (7), che sembrano non il tipico lampadarietto, ma più uno strumento sado-maso in miniatura (tipo gatto a nove code d’acciaio), pericolosissimi, da evitare assolutamente in una autobus affollato.

Malvageddon #13 – Pisella style

Il fatto è che qua si stanno ridefinendo drasticamente i futuri parametri del malvestitismo. E allora perché ci si mantenga aggiornate, sempre sulla cresta dell’onda, spendiamo due parole due su alcuni piccoli ma necessari accorgimenti, da applicare il prima possibile.

E’ in corso una rivoluzione, capeggiata da quel gruppo di simpatiche sgallettate under trenta (tutte tranne una) che fa vendere i rotocalchi di mezzo mondo: Paris, Sienna, Kate, Lindsay, Nicole. La sciatta assurdità che le accomuna non è mica una coincidenza, cosa credete, è un assalto premeditato e intelligentissimo alla sanità mentale di tutti noi. E’ finita l’era delle fashion victims – dicono – adesso tocca a queste discinte ochette senza cervello, che la moda se la fanno da sole, che la decidono loro, bizzarra e insensata e fastidiosa, di un cattivo gusto spaziale, che sembra frutto della versione paranoide di Cavalli – se fosse nato e vissuto in un campo nomadi, anche, e fosse caduto dalla culla (voglio dire: più volte di quante ne sia caduto in realtà).

britney spears parrucchiera sienna miller in mutandoni kate moss contadinotta linsday lohan per strada

Se Paris negli ultimi anni ha sdoganato senza alcun pudore qualsiasi tipo di combinazione vestiaria immaginabile (pensatene una: sì, pure quella), facendo così alle altre da apripista, ecco che le varie Nicole e Lindsay e Kate, coi loro diversi gradi di barbonaggio dal sapore alternativamente friccheton-anoressico-bulimico-sballone, hanno potuto compiere perfettamente a loro agio veri e propri crimini contro l’umanità. Così che in un batter d’occhio si è arrivati ai due sommi picchi di virtuosismo in fatto di monnezza malvestita, in apparenza agli antipodi l’una dell’altra (ma gemelle omozigoti in quanto a massa cerebrale): la Britney che si è letteralmente sbragata in uno stile da parrucchiera demente e depressa (con problemi di alcolismo) e Sienna che tenta disperatamente di stupire e ritrovare la malizia perduta (e ce credo: tutti te li sei fatti, tutti) sfoggiando completini da istituto psichiatrico fatti di calze e mutandone.

Le si potrebbe pure lasciar perdere, le poverette. Il problema è che non soltanto ne vanno fierissime, d’essere sfottute e ridicolizzate ogni santo giorno, tanto che sulla sfiga ci hanno costruito una fetta importante della loro carriera, e anzi si impegnano e ce la mettono tutta, per risultare ogni giorno più sfigate, utilizzando tecniche ahinoi in continua involuzione (vedi l’ultima, più all’avanguardia, far bella mostra della propria pisella: Britney e la bollitissima Denise Richards in testa al gruppo), il vero problema è che le nuove leve di future malvestite, le povere e deboli adolescenti di oggi, abbagliate dai continui pettegolezzi e dalle foto e dalle pubblicità eccetera, guardano a ‘ste tipe qua come esempi altissimi cui ispirarsi. Che solo a pensarci, ad una generazione di malvestite così, mi viene nostalgia degli stivali da cavallerizza.

britney spears con la pisella di fuori denise richards con la pisella di fuori paris hilton si fuma un assorbente britney spears incinta di un piatto di fettuccine

E non commettete l’errore di isolare i vestiti dal resto. Come per ogni vero grosso fenomeno malvestito che si rispetti, i vestiti hanno un ruolo parziale. Per cui, non basta mica mettersi su qualsiasi cacchetta che trovate nell’armadio, e abbinarla random a qualcosaltro che non c’entra una mazza (mi raccomando comunque, oh, niente mutande).

Per dire: tra le altre cose, è necessario che prendiate su quella tipica aria svogliata, scazzata e allo stesso tempo vagamente snob, che fa tanto insolente cattivella che non gli frega niente; poi, non lasciatevi sfuggire altro che semplici esclamazioni o esortazioni o meglio ancora mugolii; comprate eventualmente un po’ di droga se potete permettervela (e a seconda del modello incarnato, con saggezza, variare dalla canna alle pasticche agli allucinogeni alla coca); e soprattutto festeggiare, bere tanto, fumare, fare comunque un certo numero di cose che fanno male alla salute, frequentate cretini e mi raccomando: rimorchiate – o almeno raccontate di rimorchiare – una cifra. Siete cattive cattive ragazze, basta seguire poche semplici regole, è facile.

Malvestita #228

pigiama o kimono?Lo so che rischia di sembrare monotono, ma anche la malva di oggi, come la 227, punta tutto sullo chiccosissimo abbinamento bianco-oro. Non prendetevela con me: è che durante il mio ultimo, consueto malva-safari, le uniche malve degne di nota erano per l’appunto improntate al suddetto bianco-oro (e ce ne ho una altra, ancora, giusto per completare la trilogia). Ieri, avete ammirato la danarosa shoppingara munita di Louis Vuitton da seimila euro. Oggi è il turno di una malva che, al contrario, non indossa nulla di platealmente firmato, e sembra – con maglietta e pantalone bianco – una via di mezzo fra karate kid e quelli là di arancia meccanica (senza considerare il multiplo effetto pigiama / camicia da notte / lenzuolo fantasma).

Sotto alla giacchina del kimono – con le due fascine d’oro lamellato sbriluccicoso (1) – c’è il solito dolcevita nero, sul quale risalta l’onnipresente (trendissima e diffusissima sotto i tredici anni) stellina glitterata (2), qui usata come ciondolo. Ed è proprio il nero il terzo colore della mise. Lo ritroviamo anche negli stivali, un modello con bottoni in rilievo (3 – dorati, ovviamente) che sembrano tanti strani funghetti e/o muffe. Del nero c’è pure sul piumino (4), che oltre alla solita pelliccia su collo e polsi, ha anche due cornici di pelo che contornano le tasche.

Ancora oro-nero sulla borsetta (5), piccolina, ad U, con frappe sulla chiusura, e due coni d’oro massiccio tempestati di gemme di vetro da uovo di pasqua che fanno scudo agli angoli. Ed è dorata, di lamè, anche la fascia che le tira indietro i capelli (6) – ovviamente pendantizzata coi bordini della maglia.

La ragazza, come si vede, era impegnata al cellulare (7). Niente di eccezionale, un banalissimo chissaccosa, un Sagem, o ancora peggio un Telit, nero. Bello grosso, vecchiotto, e – attenzione attenzione, peccato capitale – senza telecamerina. Probabile fosse per questo che era così arrabbiata: “Mannaggia a te – stava dicendo – che m’hai fatto tirare fuori sto sgorbio dalla borsetta. Quante volte te l’ho detto di non chiamarmi mentre faccio lo struscio? Mo’ me lo vedono tutti!”

« Post precedenti
Post successivi »