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Dieci anni di teletubbies

(Oggi è il compleanno) E ancora ci sono dei tipi negli USA che si arrabbiano e fanno causa allo show perché secondo loro sarebbe diseducativo, a far pensare ai bambini che gay è bello,tinky winky non è gay a causa del carattere e dei modi di Tinky Winky, quello viola (che è il colore - dicono - del gay pride) con l’antenna fatta a triangolo (che è il simbolo, appunto, del gay pride), quello che ama danzare ballare e fare capriole (be’) e che ha come oggetto preferito (ogni teletubbie ha il suo oggetto preferito) una borsetta da donna. Poi invece ci sono quelli che si arrabbiano perché i bambini a vedere dei pupazzi con uno schermo televisivo sulla pancia gli si ficca in testa una primordiale e inestirpabile teledipendenza, e anche quelli che si scandalizzano perché uno di loro, Dipsy, ha sulla testa un coso che sarebbe un altro palese messaggio subliminale (non a caso Dipsy è anche detto Dildo-head): ancora peggio però, ché Dipsy è scuro di carnagione e doppiato da un attore nero, da cui deriva quindi l’equazione inconscia lunga-antenna-dritta=fallo grosso=uomo-nero.

Uhm. Non lo so. Sta di fatto che io pure, in tempi diversi e ad un età diversa, a venir su coi cartoni giapponesi, più o meno, gli stessi tre ordini mentali di cui sopra li ho assimilati per benino: la soddisfatta ambiguità sessuale di Lady Oscar (per non parlare dei torbidi piaceri delle pratiche incestuose, da Georgie), una totale teledipendenza dovuta alla stessa esagerata quantità di cartoni in circolazione, e per quanto riguarda l’equazione dell’antenna dritta, uhm, quella non so dove l’ho presa, ma ho preso pure quella.

dipsy in realtà non è poi così dotatoDel resto, be’, non so come dirlo, ma a me i Teletubbies mi piacciono un sacco. E non perché a guardarne una puntata dall’inizio alla fine si sprofonda in una tenebra di dolce assopimento ipnotico (e si finisce per ridacchiare insieme al sole con il visetto di un bambino e a fare ciao ciao con la manina), non solo. Mi piacciono un sacco perché tanto precocemente (il target dello show è dai tre anni in giù - ai tempi miei non c’era niente in tv che tentasse di subliminarci tanto precocemente) insegnano ai bimbi alcuni semplici ma basilari fondamenti di malvestitismo. Nella qual cosa consiste, per l’appunto, il loro più infernale obiettivo. Sono proprio i due Teletubbies più grandi e autorevoli, Tinky Winky e Dipsy, i principali veicoli del messaggio malvestito: Tinky Winky che sfoggia fanatico la sua borsetta da shopaholic, e Dipsy che si mette in testa (intorno all’antenna missile) una gigantesca tuba di pelle muccata che manco un raver strafatto. E se da sempre la maculatura è un segno distintivo del malvestitismo più estremo, figuratevi tra dieci quindici anni gli ex piccoli fan di Dipsy (ok ok, pure noi abbiamo subito la nostra buona dose di maculato - non certo a tre anni però - e del resto, appunto, c’è maculato ad ogni angolo). E poi, insomma, ma quale cavolo di invito alla dipendenza da televisione. Questi cosi, se gli levi l’antenna e li guardi capovolti (con la faccia, quindi, che fa da cerchietto dei comandi) sono spiccicati delle rappresentazioni antropomorfe di un Ipod: ché se un giorno in futuro gli Ipod sviluppassero autocoscienza e prendessero ad evolversi autonomamente come razza intelligente, tra un milioncino di anni sarebbero Teletubbies. E quale, dico quale, accessorio tecnologico è più malvestito di un Ipod?

Malvageddon #15 - Umanitarismo wannabe

Stavo in autobus a farmi i cavoli miei, un po’ di giorni fa, che ad un certo punto è salito su un bambino zingarello con il pezzo di cartone in mano che diceva: orfano un sacco di frateli orfani ti prego aiuttare dio benedica. Poveretto, ho pensato, guarda che brutto che è sto bambino. Avrà sì e no dieci anni e ne dimostra quaranta, c’ha i capelli così radi che sembra quasi calvo e poi oh è rachitico ma con un evidente principio di panzetta etilica, ha i baffi e le basette di un carcerato in isolamento senza rasoio, il naso storto a causa di qualche sberla da rissone e ci ha la faccia da serial killer psicopatico (con i mascelloni serrati gli occhi malvagi e le cicatrici e le occhiaie scavate) che secondo me c’ha già due o tre figli e li mena pure: insomma, un disastro.

ho adottato anche brad pittPovero bambino. Se le nostre care vecchie istituzioni si impegnassero davvero in cose buone e giuste, altro che servizi sociali, a bambini così servirebbero due cose soltanto: un mesetto in beauty farm (corroborato nei casi peggiori da un paio di interventini di chirurgia estetica) e un biglietto aereo di sola andata per un paese del terzo mondo. Africa per esempio, o sudest asiatico, posti così (se non peschi nel torbido dei paesi più poveri del mondo, ma dai, non c’è neanche il gusto di tirarsela). In questo modo, almeno, lo zingarello pseudo quarantenne del campo nomadi di Torpignattara avrebbe le stesse possibilità di un qualsiasi suo coetaneo di Mbabanedi o di Phom Phen. E’ giusto. Così che pure lui abbia il diritto estetico e geografico di partecipare alla grande e fantastica lotteria dell’accessorio umano.

Non so precisamente come funziona in questi paesi qua, ma se son furbi e hanno fiutato l’affare, nel giro di qualche mese vedi come ti trasformano gli orfanotrofi in grossi e lussuosi negozi coi divanetti, i cataloghi patinati e i camerini dove i bambini possono fare la prova Pretty Woman mettendosi questa o quella cosina malvestita che gli gusta alle ricche e burine starrrz (che tu, magari, ne vuoi uno a cui stiano bene le converse, e quello invece che a sei anni faceva il contadino c’ha i calli così grossi sul pollicione che non gli entrano). Lanceranno magari un album tipo quello delle figurine panini, “Orfanelli del mondo”, per le aspiranti nuove mammine.

ho adottato anche brad pittCome Angelina Jolie insegna - lei che di questa moda dell’umanitarismo wannabe è stata l’ideatrice - non è che ne puoi prenderne uno a caso. “Negro sì, ok, passi pure il cinesino, ok, ma fighetti sennò nisba”. Guardate i suoi tre bambocci, Zahara, Maddox e Pax Thien (l’ultimo arrivato): non sono bellini tutti e tre? Lasciate perdere l’acconciatura di Maddox ovviamente, non ci fate caso, è che lui poverino è stato prescelto per ereditare da solo tutto il fardello di infernale coattume della famiglia Jolie - Pitt (vedrete che entro un anno, al massimo, gli fanno tatuare sull’inguine un drago che inghiotte una femmina nuda e gli comprano una Harley - ah e a proposito, vi avverto: da quest’anno qui si celebra il 5 agosto, la sua data di nascita, facciamo una bella festa pagana in onore dell’anticristo malvestito). E comunque, dicevo, non sono splendidi? Eppure, secondo me gli orfanotrofi vietnamiti sono pieni di bambini sdentati che sembrano vecchi zingari di Torpignattara. Ci scommetto che in quei due giorni che c’hanno messo a scegliere Pax Thien (eh, di più non poteva fermarsi Angelina, che doveva scappare a fare il book fotografico di Natale coi profughi costaricani), non lei, i suoi medici mengeliani di scorta, lo hanno scannerizzato per benino dalla testa ai piedi (poi va be’, i bambini possono anche permettersi qualche difettuccio, si corregge: si chiamava Pham Quang Sang, ma a lei non piaceva, e allora capricciosa l’ha voluto ribattezzare Pax Thien, che significa qualche stupidata poetica sul cielo e non mi ricordo che).

anche il marito di madonna in realtà è un bambino ritardato che lei ha trovato in un orfanotrofioCerto che dei precedenti ci sono. Mia Farrow per esempio, che di figli ne ha adottati una squadra di calcio. Ok, ma l’enfasi e la magniloquenza che riesce a regalarci Angelina Jolie in questi ultimi mesi non ha davvero paragoni: è lei la indiscussa e migliore rappresentante di questa nuova tendenza malvestita made in Hollywood. Qualche anno fa l’accessorio umano andava fatto da sé, in proprio, era di moda il pancione; adesso (più o meno - guarda tu la coincidenza sfigata - con la nascita dei due pargoli di Britney 666) il vento è cambiato: adesso si compra. E tenendo conto che tutte quante laggiù, adesso, sono in procinto di imitare la Jolie, facendo un rapido calcolo di star e starlette in grado di permettersi un paio di ragazzini, uhm, direi che ci sono buone probabilità che nei prossimi mesi emigrino in America un migliaio circa di orfanelli (e chissà che felice quello che finisce tra le grinfie di Cessica Simpson; sai che ressa, la prossima volta che Madonna va a fare un giretto in Africa).

Anche da noi, ve lo ricordate, qualche anno fa andava da matti lasciarsi ingravidare. Non voglio neanche immaginare cosa può succedere, qui, se scoppiasse tra le malvestite vips una analoga epidemia di adozioni. A me fa impressione pensare alla maturità malvestita dei figli biologici di Simona Ventura. Figurarsi se si mette ad adottare un piccolo africano, quello come minimo a dieci anni si magna Mondo Marcio a colazione.

Come va a finire, se tieni la fattura, la ricevuta di ritorno, e poi ad una certa quando ti sei rotto le scatole li restituisci, non lo so se si può fare. O forse finisce come per la moda dei coccodrilli di Manhattan di tanto tempo fa, tutti giù nel cesso (per cui, temo che tra una decina d’anni le fogne di New York saranno popolate da truppe di adolescenti-ratto mutanti affamati di parenti adottivi). O forse più semplicemente si finisce come con Nicole Richie, adottata pure lei, cocainomane dall’età di 13 anni, eroinomane a 19 e disintossicata a 21, aspirante anoressica, e - signori e signori - amica del cuore di Paris Hilton.

Malvestita #248 - Joe Rivetto

joe rivetto spacca, oh yeahNon so come mai c’ho avuto sta sfortuna, ché io la Joe Rivetto non l’avevo mai nemmeno sentita fino a due settimane fa, prima che una spaventosa coincidenza cosmica di eventi mi spingesse a vedere il sommo filmone - eppure da allora, chissà come, mi succede di trovarne e non poche, di malvestite in Joe Rivetto. Sarà forse che prima non ci facevo caso, bah. Strano però, che il faccione col capello gonfissimo afro e gli occhialacci alla Chips, con questo stile così “tardi Settanta risciacquati in un video trendy di Mtv”, be’, non è che passa proprio inosservato. Comunque.

Grazie alla performance sponsorizzata di Scamarcio scopro questa marca, Joe Rivetto (qui il sito), e non passano due giorni che becco un favoloso esemplare malvestito con una felpa gialla proprio sua, di Joe Rivetto (1). Per cominciare, mi vengono subito in mente due ottimi motivi per disprezzare e bruciare pubblicamente (sparando salve di mitra in cielo) le magliette Joe Rivetto. Primo: non sopporto la più che sospetta somiglianza dell’afro baffuto con il mio vecchio idolo d’infanzia zio Marrabbio. Plagio. Secondo: non sopporto che per lanciare una squallida serie di magliette si tenti di sfruttare subdolamente l’inconscia fascinazione che chiunque prova per un nome tanto simile a quello del più figo tra gli alterego di Snoopy.

Ah, e terzo anche, quasi mi dimenticavo. Non sopporto questa ennesima azienda che ci presenta questa ennesima marca di magliette: la tipica azienda che si compra gli sponsor televisivi, e le tipiche magliettacce per le quali - come al solito - la fantasia degli stilisti mentecatti è stata tutta concentrata nella creazione di un logo (l’uomo baffuto nel caso specifico, ma pure il fiore, la rana deforme, ecc. ecc. ecc.) che viene poi riproposto in salse diverse (scritta senza senso sopra, scritta senza senso sotto, scritta senza senso di lato) su miriadi e miriadi di t-shirt e felpine made in China, tutte uguali, modelli stupidi come quelli che ti ci fai mettere sopra il tuo nome in tipografia, cambia solo il colore o quasi.

Meglio ancora però. Guardate Snoopy nei panni del mitico Joe Falchetto: ditemi voi se sta malva non ci si è ispirata: maglia e occhiali da sole (2) sono i suoi. E be’, la posa cool, scazzata oh yeah, non è la stessa? E il resto del suo malva equipaggiamento, non è tutto un trasudare di “oh yeah”? L’abbinamento giacchetta elegante e felpa sportiva (col cappuccio buttato di fuori - 3), lo sciarpone lasco (4), il jeans strappato (5 - ma mica uno strappetto qualunque, ha proprio asportato una porzione circolare di tessuto), uno strano e doppio cinturone borchiato (6), che ha lo scopo di tenere bassa la vita dei jeans (anziché tenerla su), per far spuntare le anche ossute, e ciliegina delle ciliegine, la sigaretta tenuta così, tra pollice e indice, alla Clint Eastwood (7).

No, mi sbaglio. La ciliegina è più sotto ancora: è il numero 8. Signore e signori mi spiace, ma d’ora in avanti, non più solo i jeans negli stivali, no, l’umanità ha appena compiuto un passo ulteriore verso il baratro del nonsense malvestito. Ebbene sì: i jeans nelle ballerine, infilati ben benino dietro il calcagno, come fossero pantofole. Giubilo.

ps lo so che sembra ma no, non era l’ex JT Leroy

di Betty Moore, 27 marzo 2007

Categoria: boho chic, io sono originale

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professoressa Moratti

O anche: ogni singolo nucleotide della mia doppiaelica fa di me la perfetta incarnazione della professoressa di scuola media, quella anziana un po’ rimbecillita, imbalsamata, ovviamente malvestita, che non c’è verso di farla ragionare e ti fa la predica acidissima ogni volta che ti sgama a chiacchierare col vicino di banco (tzè).

mi hanno insegnato che così si fa per dare l'idea che sto pensandoLetizia Moratti, se Tim Burton la conosceva, c’è il rischio che la metteva a fare una particina in quel piccolo paese di plastica dove va ad abitare Edward mani di forbice. Certo, toccava darle un tocco di colore e vivacità e frivolezza in più - diversi tocchi a dire il vero - ma la base c’era. Più colore, appunto, meno naftalina, meno ragnatele, ma insomma, forse forse che avrebbe pure rubato il posto di Joyce a Kathy Baker. La cofanona di capelli, quel casco fonatissimo dall’aspetto improbabile (a cominciare dal colore, da falegnameria: ma che è, mogano? noce?), così come anche la faccia grinzosa e incattivita, ma col grugno sempre pronto a trasformarsi in un bel sorrisone di quelli falsi a dentiera completa, be’ oh, che cavolo, ci stavano proprio a pennello. Anche il sex appeal da divano sfondato, perfetto. Sui vestitoni lunghi e castissimi sempre sotto alle ginocchia, invece, ste palandrane pastello che non finiscono mai, o quei tailleur robotici sulle tonalità dell’antimateria, be’ su quelli avrei qualcosa da ridire, come anche sui foulard da hostess, o sul gioiellume da cofanetto in madreperla gelosamente custodito dalla nonna (rispolverato in pompa magna solo ed esclusivamente per la messa la domenica). Anche sulle unghiette lunghette ma non troppo, curate sì e arrotondate al millemetro, da signora bene, anche su quelle ho qualche dubbio. Ma poi, boh, perché si mette questo trucco smorto, un tantino cadaverico (ehi ora che ci penso,letiza moratti nel ruolo di joyce perché no, pure una particina in La morte ti fa bella, non ce la vedete?), con queste macchioline azzurrine intorno agli occhi che sembrano i resti del trucco di sei mesi prima (dopo che hai fatto la fine di Laura Palmer… toh, un’altra possibilità - che cavolo, una carriera buttata alle ortiche). Poi, ok, bisognava far anche qualcosa per la parlata, monocorde e inespressiva, noiosissima, a vanvera: c’era pure da doppiarla.

No, scusate eh, ma il corteo di ieri m’ha fatto tornare alla mente dei vecchi ricordi che credevo sepolti: quelle torture di gite scolastiche in cui nessuno voleva essere dov’era, tutti volevano andarsene via, ed era un continuo “tu! lì! tu! qui!” della prof. Che appunto, la Moratti sarebbe la prof, quella organizzatrice; Berlusconi - uhm - lui ce lo vedo bene come prof accompagnatore, quello vecchio e panzuto di ginnastica, che però va in giro tutto tronfio pancia in dentro e petto in fuori, che ancora poverino si crede un adone fascinosissimo. Be’, oh.

Letizia Moratti malvagallery (pescate a caso su google): 1, 2, 3, 4, 5, 6

Coppia malvestita #15 - gemellitudine

malvestite gemellineE così - io, ignara - pensavo di uscire per una semplice, tranquilla passeggiata in borghese (senza tenuta da safari cioè), e mi trovo invece immersa in una specie di incubo alla Bruce Lee (nella sala degli specchi), circondata da mille e una malvestite, tutte uguali, che mi minacciano da davanti, dietro, destra, sinistra: mi circondano. Un attimo di smarrimento, di profondo orrore. Poi, per fortuna, una boccata d’ossigeno e mi son ripresa. Non erano mille, né cento né dieci, erano due soltanto, sì, ma sembravano davvero davvero identiche, il riflesso l’una dell’altra, e per giunta avanzavano sincronicamente come una piccola truppa. E no, niente prodromi di una qualche rarissima malattia oculare, erano proprio due simpatiche malvestite in carne ed ossa, che giocavano a fare le gemelline.

Avranno avuto una ventina d’anni, forse, e soffrivano evidentemente di quel classico tipo di relazione amicale (da sciocchine adolescentine) per cui ci si sente così amiche, ma così amiche, che pure nel malvestitismo bisogna accorciarsi allo stesso modo. Uuuh che divertente! Salvo poi rimangiarsi tutto e scannarsi due giorni dopo perché l’altra ha mandato un sms rovente al proprio spasimante di riferimento (”e poi, scusa, ma l’hai vista quella come si veste? in verità, mi è sempre stata sulle palle!”). Tipico.

A vederle così, passato quel breve disorientamento iniziale, prendendola da un altro punto di vista, può anche essere divertente: come con la settimana enigmistica, si può giocare a Trova le differenze.
Le gambe, per esempio: tutt’e due hanno messo dei jeans, con sotto l’inscindibile binomio leggings + ballerine. Ma, se aguzzate la vista, noterete che i jeans di quella più avanti (1) sono modello capri, mentre gli altri arrivano sopra al ginocchio (2) e hanno il bordo sfilacciato. Una novità malvestita, tra l’altro - questa del jeans cortissimo e i leggings sotto - che non avevo ancora individuato, e che temo possa avere qualche possibilità di dilagare in futuro. Le ballerine, poi, ok: quella davanti ce l’ha semplici e dorate, quella dietro invece a strisce orizzontali bianche e nere (3 - uno a zero per lei in malva-fantasia).

Nella parte di sopra, uhm, di differenze ce ne son di più. “Mi dia il solito” deve aver detto la malva, quella dietro, al suo spacciatore di giubbotti. Il solito, appunto, bianco candido con cappuccio pellicciato e bordi elastici: siamo pieno malvaclassicismo. Quella davanti invece indossa un robo più complesso (uno pari): molto ma molto più corto del normale, le arriva poco sotto al seno (doppio uso? giubbotto e reggipetto insieme?), col tessuto argenteo trapuntatissimo (a mo’ di cielo stellato nell’istante appena successivo al big bang), degli utilissimi taschini sulle maniche (4), un collo di pelliccia chiazzata (5) rivoltato sulle spalle, e delle strane propaggini, sempre argentate, che le penzolano sul davanti (6 - va be’, ok, facciamo due a uno).

A proposito delle borsette non c’è storia. Sono entrambe, più o meno, interessanti: quella dietro è variante della Gucci (7), piccina, che non avevo mai vista, col tipico nastro tricolore e una fibbiazza dorata in centro. Carina, ma non può competere con la giraffatatura dell’amica (8) - che quindi stravince, tre a uno.

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