|
|
Dieci anni di teletubbies
(Oggi è il compleanno) E ancora ci sono dei tipi negli USA che si arrabbiano e fanno causa allo show perché secondo loro sarebbe diseducativo, a far pensare ai bambini che gay è bello, a causa del carattere e dei modi di Tinky Winky, quello viola (che è il colore - dicono - del gay pride) con l’antenna fatta a triangolo (che è il simbolo, appunto, del gay pride), quello che ama danzare ballare e fare capriole (be’) e che ha come oggetto preferito (ogni teletubbie ha il suo oggetto preferito) una borsetta da donna. Poi invece ci sono quelli che si arrabbiano perché i bambini a vedere dei pupazzi con uno schermo televisivo sulla pancia gli si ficca in testa una primordiale e inestirpabile teledipendenza, e anche quelli che si scandalizzano perché uno di loro, Dipsy, ha sulla testa un coso che sarebbe un altro palese messaggio subliminale (non a caso Dipsy è anche detto Dildo-head): ancora peggio però, ché Dipsy è scuro di carnagione e doppiato da un attore nero, da cui deriva quindi l’equazione inconscia lunga-antenna-dritta=fallo grosso=uomo-nero.
Uhm. Non lo so. Sta di fatto che io pure, in tempi diversi e ad un età diversa, a venir su coi cartoni giapponesi, più o meno, gli stessi tre ordini mentali di cui sopra li ho assimilati per benino: la soddisfatta ambiguità sessuale di Lady Oscar (per non parlare dei torbidi piaceri delle pratiche incestuose, da Georgie), una totale teledipendenza dovuta alla stessa esagerata quantità di cartoni in circolazione, e per quanto riguarda l’equazione dell’antenna dritta, uhm, quella non so dove l’ho presa, ma ho preso pure quella.
Del resto, be’, non so come dirlo, ma a me i Teletubbies mi piacciono un sacco. E non perché a guardarne una puntata dall’inizio alla fine si sprofonda in una tenebra di dolce assopimento ipnotico (e si finisce per ridacchiare insieme al sole con il visetto di un bambino e a fare ciao ciao con la manina), non solo. Mi piacciono un sacco perché tanto precocemente (il target dello show è dai tre anni in giù - ai tempi miei non c’era niente in tv che tentasse di subliminarci tanto precocemente) insegnano ai bimbi alcuni semplici ma basilari fondamenti di malvestitismo. Nella qual cosa consiste, per l’appunto, il loro più infernale obiettivo. Sono proprio i due Teletubbies più grandi e autorevoli, Tinky Winky e Dipsy, i principali veicoli del messaggio malvestito: Tinky Winky che sfoggia fanatico la sua borsetta da shopaholic, e Dipsy che si mette in testa (intorno all’antenna missile) una gigantesca tuba di pelle muccata che manco un raver strafatto. E se da sempre la maculatura è un segno distintivo del malvestitismo più estremo, figuratevi tra dieci quindici anni gli ex piccoli fan di Dipsy (ok ok, pure noi abbiamo subito la nostra buona dose di maculato - non certo a tre anni però - e del resto, appunto, c’è maculato ad ogni angolo). E poi, insomma, ma quale cavolo di invito alla dipendenza da televisione. Questi cosi, se gli levi l’antenna e li guardi capovolti (con la faccia, quindi, che fa da cerchietto dei comandi) sono spiccicati delle rappresentazioni antropomorfe di un Ipod: ché se un giorno in futuro gli Ipod sviluppassero autocoscienza e prendessero ad evolversi autonomamente come razza intelligente, tra un milioncino di anni sarebbero Teletubbies. E quale, dico quale, accessorio tecnologico è più malvestito di un Ipod?
di Betty Moore Collezione: chiacchiericci vari, infanzia perduta 66 Commenti
Malvageddon #15 - Umanitarismo wannabe
Stavo in autobus a farmi i cavoli miei, un po’ di giorni fa, che ad un certo punto è salito su un bambino zingarello con il pezzo di cartone in mano che diceva: orfano un sacco di frateli orfani ti prego aiuttare dio benedica. Poveretto, ho pensato, guarda che brutto che è sto bambino. Avrà sì e no dieci anni e ne dimostra quaranta, c’ha i capelli così radi che sembra quasi calvo e poi oh è rachitico ma con un evidente principio di panzetta etilica, ha i baffi e le basette di un carcerato in isolamento senza rasoio, il naso storto a causa di qualche sberla da rissone e ci ha la faccia da serial killer psicopatico (con i mascelloni serrati gli occhi malvagi e le cicatrici e le occhiaie scavate) che secondo me c’ha già due o tre figli e li mena pure: insomma, un disastro.
Povero bambino. Se le nostre care vecchie istituzioni si impegnassero davvero in cose buone e giuste, altro che servizi sociali, a bambini così servirebbero due cose soltanto: un mesetto in beauty farm (corroborato nei casi peggiori da un paio di interventini di chirurgia estetica) e un biglietto aereo di sola andata per un paese del terzo mondo. Africa per esempio, o sudest asiatico, posti così (se non peschi nel torbido dei paesi più poveri del mondo, ma dai, non c’è neanche il gusto di tirarsela). In questo modo, almeno, lo zingarello pseudo quarantenne del campo nomadi di Torpignattara avrebbe le stesse possibilità di un qualsiasi suo coetaneo di Mbabanedi o di Phom Phen. E’ giusto. Così che pure lui abbia il diritto estetico e geografico di partecipare alla grande e fantastica lotteria dell’accessorio umano.
Non so precisamente come funziona in questi paesi qua, ma se son furbi e hanno fiutato l’affare, nel giro di qualche mese vedi come ti trasformano gli orfanotrofi in grossi e lussuosi negozi coi divanetti, i cataloghi patinati e i camerini dove i bambini possono fare la prova Pretty Woman mettendosi questa o quella cosina malvestita che gli gusta alle ricche e burine starrrz (che tu, magari, ne vuoi uno a cui stiano bene le converse, e quello invece che a sei anni faceva il contadino c’ha i calli così grossi sul pollicione che non gli entrano). Lanceranno magari un album tipo quello delle figurine panini, “Orfanelli del mondo”, per le aspiranti nuove mammine.
Come Angelina Jolie insegna - lei che di questa moda dell’umanitarismo wannabe è stata l’ideatrice - non è che ne puoi prenderne uno a caso. “Negro sì, ok, passi pure il cinesino, ok, ma fighetti sennò nisba”. Guardate i suoi tre bambocci, Zahara, Maddox e Pax Thien (l’ultimo arrivato): non sono bellini tutti e tre? Lasciate perdere l’acconciatura di Maddox ovviamente, non ci fate caso, è che lui poverino è stato prescelto per ereditare da solo tutto il fardello di infernale coattume della famiglia Jolie - Pitt (vedrete che entro un anno, al massimo, gli fanno tatuare sull’inguine un drago che inghiotte una femmina nuda e gli comprano una Harley - ah e a proposito, vi avverto: da quest’anno qui si celebra il 5 agosto, la sua data di nascita, facciamo una bella festa pagana in onore dell’anticristo malvestito). E comunque, dicevo, non sono splendidi? Eppure, secondo me gli orfanotrofi vietnamiti sono pieni di bambini sdentati che sembrano vecchi zingari di Torpignattara. Ci scommetto che in quei due giorni che c’hanno messo a scegliere Pax Thien (eh, di più non poteva fermarsi Angelina, che doveva scappare a fare il book fotografico di Natale coi profughi costaricani), non lei, i suoi medici mengeliani di scorta, lo hanno scannerizzato per benino dalla testa ai piedi (poi va be’, i bambini possono anche permettersi qualche difettuccio, si corregge: si chiamava Pham Quang Sang, ma a lei non piaceva, e allora capricciosa l’ha voluto ribattezzare Pax Thien, che significa qualche stupidata poetica sul cielo e non mi ricordo che).
Certo che dei precedenti ci sono. Mia Farrow per esempio, che di figli ne ha adottati una squadra di calcio. Ok, ma l’enfasi e la magniloquenza che riesce a regalarci Angelina Jolie in questi ultimi mesi non ha davvero paragoni: è lei la indiscussa e migliore rappresentante di questa nuova tendenza malvestita made in Hollywood. Qualche anno fa l’accessorio umano andava fatto da sé, in proprio, era di moda il pancione; adesso (più o meno - guarda tu la coincidenza sfigata - con la nascita dei due pargoli di Britney 666) il vento è cambiato: adesso si compra. E tenendo conto che tutte quante laggiù, adesso, sono in procinto di imitare la Jolie, facendo un rapido calcolo di star e starlette in grado di permettersi un paio di ragazzini, uhm, direi che ci sono buone probabilità che nei prossimi mesi emigrino in America un migliaio circa di orfanelli (e chissà che felice quello che finisce tra le grinfie di Cessica Simpson; sai che ressa, la prossima volta che Madonna va a fare un giretto in Africa).
Anche da noi, ve lo ricordate, qualche anno fa andava da matti lasciarsi ingravidare. Non voglio neanche immaginare cosa può succedere, qui, se scoppiasse tra le malvestite vips una analoga epidemia di adozioni. A me fa impressione pensare alla maturità malvestita dei figli biologici di Simona Ventura. Figurarsi se si mette ad adottare un piccolo africano, quello come minimo a dieci anni si magna Mondo Marcio a colazione.
Come va a finire, se tieni la fattura, la ricevuta di ritorno, e poi ad una certa quando ti sei rotto le scatole li restituisci, non lo so se si può fare. O forse finisce come per la moda dei coccodrilli di Manhattan di tanto tempo fa, tutti giù nel cesso (per cui, temo che tra una decina d’anni le fogne di New York saranno popolate da truppe di adolescenti-ratto mutanti affamati di parenti adottivi). O forse più semplicemente si finisce come con Nicole Richie, adottata pure lei, cocainomane dall’età di 13 anni, eroinomane a 19 e disintossicata a 21, aspirante anoressica, e - signori e signori - amica del cuore di Paris Hilton.
di Betty Moore Collezione: malvageddon, very important malvestite 171 Commenti
Malvestita #248 - Joe Rivetto
Non so come mai c’ho avuto sta sfortuna, ché io la Joe Rivetto non l’avevo mai nemmeno sentita fino a due settimane fa, prima che una spaventosa coincidenza cosmica di eventi mi spingesse a vedere il sommo filmone - eppure da allora, chissà come, mi succede di trovarne e non poche, di malvestite in Joe Rivetto. Sarà forse che prima non ci facevo caso, bah. Strano però, che il faccione col capello gonfissimo afro e gli occhialacci alla Chips, con questo stile così “tardi Settanta risciacquati in un video trendy di Mtv”, be’, non è che passa proprio inosservato. Comunque.
Grazie alla performance sponsorizzata di Scamarcio scopro questa marca, Joe Rivetto (qui il sito), e non passano due giorni che becco un favoloso esemplare malvestito con una felpa gialla proprio sua, di Joe Rivetto (1). Per cominciare, mi vengono subito in mente due ottimi motivi per disprezzare e bruciare pubblicamente (sparando salve di mitra in cielo) le magliette Joe Rivetto. Primo: non sopporto la più che sospetta somiglianza dell’afro baffuto con il mio vecchio idolo d’infanzia zio Marrabbio. Plagio. Secondo: non sopporto che per lanciare una squallida serie di magliette si tenti di sfruttare subdolamente l’inconscia fascinazione che chiunque prova per un nome tanto simile a quello del più figo tra gli alterego di Snoopy.
Ah, e terzo anche, quasi mi dimenticavo. Non sopporto questa ennesima azienda che ci presenta questa ennesima marca di magliette: la tipica azienda che si compra gli sponsor televisivi, e le tipiche magliettacce per le quali - come al solito - la fantasia degli stilisti mentecatti è stata tutta concentrata nella creazione di un logo (l’uomo baffuto nel caso specifico, ma pure il fiore, la rana deforme, ecc. ecc. ecc.) che viene poi riproposto in salse diverse (scritta senza senso sopra, scritta senza senso sotto, scritta senza senso di lato) su miriadi e miriadi di t-shirt e felpine made in China, tutte uguali, modelli stupidi come quelli che ti ci fai mettere sopra il tuo nome in tipografia, cambia solo il colore o quasi.
Meglio ancora però. Guardate Snoopy nei panni del mitico Joe Falchetto: ditemi voi se sta malva non ci si è ispirata: maglia e occhiali da sole (2) sono i suoi. E be’, la posa cool, scazzata oh yeah, non è la stessa? E il resto del suo malva equipaggiamento, non è tutto un trasudare di “oh yeah”? L’abbinamento giacchetta elegante e felpa sportiva (col cappuccio buttato di fuori - 3), lo sciarpone lasco (4), il jeans strappato (5 - ma mica uno strappetto qualunque, ha proprio asportato una porzione circolare di tessuto), uno strano e doppio cinturone borchiato (6), che ha lo scopo di tenere bassa la vita dei jeans (anziché tenerla su), per far spuntare le anche ossute, e ciliegina delle ciliegine, la sigaretta tenuta così, tra pollice e indice, alla Clint Eastwood (7).
No, mi sbaglio. La ciliegina è più sotto ancora: è il numero 8. Signore e signori mi spiace, ma d’ora in avanti, non più solo i jeans negli stivali, no, l’umanità ha appena compiuto un passo ulteriore verso il baratro del nonsense malvestito. Ebbene sì: i jeans nelle ballerine, infilati ben benino dietro il calcagno, come fossero pantofole. Giubilo.
ps lo so che sembra ma no, non era l’ex JT Leroy
di Betty Moore Collezione: boho chic, io sono originale 58 Commenti
professoressa Moratti
O anche: ogni singolo nucleotide della mia doppiaelica fa di me la perfetta incarnazione della professoressa di scuola media, quella anziana un po’ rimbecillita, imbalsamata, ovviamente malvestita, che non c’è verso di farla ragionare e ti fa la predica acidissima ogni volta che ti sgama a chiacchierare col vicino di banco (tzè).
Letizia Moratti, se Tim Burton la conosceva, c’è il rischio che la metteva a fare una particina in quel piccolo paese di plastica dove va ad abitare Edward mani di forbice. Certo, toccava darle un tocco di colore e vivacità e frivolezza in più - diversi tocchi a dire il vero - ma la base c’era. Più colore, appunto, meno naftalina, meno ragnatele, ma insomma, forse forse che avrebbe pure rubato il posto di Joyce a Kathy Baker. La cofanona di capelli, quel casco fonatissimo dall’aspetto improbabile (a cominciare dal colore, da falegnameria: ma che è, mogano? noce?), così come anche la faccia grinzosa e incattivita, ma col grugno sempre pronto a trasformarsi in un bel sorrisone di quelli falsi a dentiera completa, be’ oh, che cavolo, ci stavano proprio a pennello. Anche il sex appeal da divano sfondato, perfetto. Sui vestitoni lunghi e castissimi sempre sotto alle ginocchia, invece, ste palandrane pastello che non finiscono mai, o quei tailleur robotici sulle tonalità dell’antimateria, be’ su quelli avrei qualcosa da ridire, come anche sui foulard da hostess, o sul gioiellume da cofanetto in madreperla gelosamente custodito dalla nonna (rispolverato in pompa magna solo ed esclusivamente per la messa la domenica). Anche sulle unghiette lunghette ma non troppo, curate sì e arrotondate al millemetro, da signora bene, anche su quelle ho qualche dubbio. Ma poi, boh, perché si mette questo trucco smorto, un tantino cadaverico (ehi ora che ci penso, perché no, pure una particina in La morte ti fa bella, non ce la vedete?), con queste macchioline azzurrine intorno agli occhi che sembrano i resti del trucco di sei mesi prima (dopo che hai fatto la fine di Laura Palmer… toh, un’altra possibilità - che cavolo, una carriera buttata alle ortiche). Poi, ok, bisognava far anche qualcosa per la parlata, monocorde e inespressiva, noiosissima, a vanvera: c’era pure da doppiarla.
No, scusate eh, ma il corteo di ieri m’ha fatto tornare alla mente dei vecchi ricordi che credevo sepolti: quelle torture di gite scolastiche in cui nessuno voleva essere dov’era, tutti volevano andarsene via, ed era un continuo “tu! lì! tu! qui!” della prof. Che appunto, la Moratti sarebbe la prof, quella organizzatrice; Berlusconi - uhm - lui ce lo vedo bene come prof accompagnatore, quello vecchio e panzuto di ginnastica, che però va in giro tutto tronfio pancia in dentro e petto in fuori, che ancora poverino si crede un adone fascinosissimo. Be’, oh.
Letizia Moratti malvagallery (pescate a caso su google): 1, 2, 3, 4, 5, 6
di Betty Moore Collezione: chiacchiericci vari, very important malvestite 35 Commenti
Coppia malvestita #15 - gemellitudine
E così - io, ignara - pensavo di uscire per una semplice, tranquilla passeggiata in borghese (senza tenuta da safari cioè), e mi trovo invece immersa in una specie di incubo alla Bruce Lee (nella sala degli specchi), circondata da mille e una malvestite, tutte uguali, che mi minacciano da davanti, dietro, destra, sinistra: mi circondano. Un attimo di smarrimento, di profondo orrore. Poi, per fortuna, una boccata d’ossigeno e mi son ripresa. Non erano mille, né cento né dieci, erano due soltanto, sì, ma sembravano davvero davvero identiche, il riflesso l’una dell’altra, e per giunta avanzavano sincronicamente come una piccola truppa. E no, niente prodromi di una qualche rarissima malattia oculare, erano proprio due simpatiche malvestite in carne ed ossa, che giocavano a fare le gemelline.
Avranno avuto una ventina d’anni, forse, e soffrivano evidentemente di quel classico tipo di relazione amicale (da sciocchine adolescentine) per cui ci si sente così amiche, ma così amiche, che pure nel malvestitismo bisogna accorciarsi allo stesso modo. Uuuh che divertente! Salvo poi rimangiarsi tutto e scannarsi due giorni dopo perché l’altra ha mandato un sms rovente al proprio spasimante di riferimento (”e poi, scusa, ma l’hai vista quella come si veste? in verità, mi è sempre stata sulle palle!”). Tipico.
A vederle così, passato quel breve disorientamento iniziale, prendendola da un altro punto di vista, può anche essere divertente: come con la settimana enigmistica, si può giocare a Trova le differenze.
Le gambe, per esempio: tutt’e due hanno messo dei jeans, con sotto l’inscindibile binomio leggings + ballerine. Ma, se aguzzate la vista, noterete che i jeans di quella più avanti (1) sono modello capri, mentre gli altri arrivano sopra al ginocchio (2) e hanno il bordo sfilacciato. Una novità malvestita, tra l’altro - questa del jeans cortissimo e i leggings sotto - che non avevo ancora individuato, e che temo possa avere qualche possibilità di dilagare in futuro. Le ballerine, poi, ok: quella davanti ce l’ha semplici e dorate, quella dietro invece a strisce orizzontali bianche e nere (3 - uno a zero per lei in malva-fantasia).
Nella parte di sopra, uhm, di differenze ce ne son di più. “Mi dia il solito” deve aver detto la malva, quella dietro, al suo spacciatore di giubbotti. Il solito, appunto, bianco candido con cappuccio pellicciato e bordi elastici: siamo pieno malvaclassicismo. Quella davanti invece indossa un robo più complesso (uno pari): molto ma molto più corto del normale, le arriva poco sotto al seno (doppio uso? giubbotto e reggipetto insieme?), col tessuto argenteo trapuntatissimo (a mo’ di cielo stellato nell’istante appena successivo al big bang), degli utilissimi taschini sulle maniche (4), un collo di pelliccia chiazzata (5) rivoltato sulle spalle, e delle strane propaggini, sempre argentate, che le penzolano sul davanti (6 - va be’, ok, facciamo due a uno).
A proposito delle borsette non c’è storia. Sono entrambe, più o meno, interessanti: quella dietro è variante della Gucci (7), piccina, che non avevo mai vista, col tipico nastro tricolore e una fibbiazza dorata in centro. Carina, ma non può competere con la giraffatatura dell’amica (8) - che quindi stravince, tre a uno.
di Betty Moore Collezione: regine del pendant, semo bburini 34 Commenti
Malvestita #247
Quanti metri quadrati di jeans possono essere indossati in un colpo solo? La malvestita di oggi fornisce a questo fondamentale dilemma una risposta che ha dell’inquietante: infiniti. Guardate che gonna (3) - di jeans per l’appunto (coi bordi sfilacciati per benino, molto fini), un modello che andrebbe studiato nelle università - non si capisce bene se si tratta di due distinti strati a campana oppure di un unico strato attorcigliato su se stesso, disposto in modo da creare un illusione a loop tipo nastro di moebius. Un rompicapo.
Si noti poi l’acume malvestito nell’utilizzo dei pantaloni jeans (4), strettini sul polpaccio, alla maniera boho (leggi: sotto un primo strato di roba, solitamente una gonnellina) come fossero fuseaux, con tanto di degna chiosa sui piedi: le immancabili yawn ballerine (5). Anche se, be’, più che altro sembrano un incrocio tra un paio di ballerine (delle scarpette eleganti con pois e nastrino a farfalla barilla) e delle Converse All Star basse, con la semicirconferenza di plastica in punta. Vale a dire, prender due cose abbastanza sputtanate e, fondendole, tirarne fuori una soltanto, o-ri-gi-na-li-ssi-ma.
La cosa rossa non si capisce bene: da sopra giureresti che è una semplice camicia (1 - semplice poi, va be’, come può esserlo una camicia rossa con le spalline da berlusconi in vacanza, le zip e le borchiette dorate), da sotto (2) invece ha senza dubbio l’apparenza di un giubbotto, il modello classico che va tanto adesso, corto in vita e con le estremità elasticizzate. Un secondo inquietante rompicapo, dunque, insieme alla gonna di moebius.
E non è finita. Come nel più classico dei malva-equipaggiamenti abbiamo la solita, inutile cinturazza borchiata (6 - non tiene su niente, ché la gonna con tutti quegli strati sta già fissata per conto suo - e anzi mi chiedo quali enormi cesoie dovrà utilizzare per spogliarsene), ma anche i soliti, tipici malva-gioielli: un paio di grossi orecchini rontondi con pendagli, di pura bigiotteria gitana, e un bel gruzzolo di collane (7) in stile muratore napoletano: un catenone nero con croce di ferro, una medaglietta argentata, e - tocco di raffinatezza - un piccolo microciondolino in oro giallo, appena appena uscito dall’uovo di pasqua.
di Betty Moore Collezione: io sono originale, regine del pendant 38 Commenti
Ponte Malvio
Dichiarazioni d’amore, pure quelle, possono presentarsi in forme così enfatiche e coatte, così inutilmente plateali ed esibizioniste, che non si può esitare un momento nel farne una nuova categoria di super malvestitismi.
Quando si tratta di un ingenuo ragazzotto che, spray alla mano, verga sul muro fuori casa della sua bella “te amo jennifer me stai a spezza er core”, allora ok, passi pure. Idem per la serenata con ukulele e repertorio di Gigi D’Alessio (be’, qui ti meriteresti una incudine dritta sulla testa, ma va be’, che tenero).
Malvestitissimi e anche un po’ inquietanti, invece, sono le dichiarazioni di questo genere qui, così coatte ed enfatiche, che avvengono per emulazione, in serie, perché oh, l’ha fatto quello là al cinema. Parlo ovviamente dell’effetto che hanno, su molte piccole malvestite in erba, i racconti sgangherati di Federico Moccia. Lui, che ha dei grossissimi difetti d’immaginazione, è più forte di lui, in ogni cosa che scrive ce ne deve ficcare almeno una, di queste dichiarazioni d’amore malvestite. Non gli bastano le ridicole imbarazzanti panzane che dicono e fanno i suoi personaggi, roba talmente scollegata dal mondo che sembra di vedere uno strano e mentecatto film di fantascienza (sapete: un’ucronia), no, lui se non ci mette la dichiarazione fatta coi lucchetti a Ponte Milvio (”per sempre? per sempre”), o quella del primo film con la scrittona sempre su Ponte Milvio (”io e te tre metri sopra il cielo”), e adesso questa ultima con le foto tessera di Scamarcio e Laura Chiatti ingrandite di venti metri per cento e stese su di un fianco dell’isola tiberina (un’opera di una imponenza tale, che in confronto le Linee di Nazca ci fanno un baffo).
Un povero ragazzetto che non gira con la moto turbo e non fa l’autore televisivo (perché l’ha raccomandato papà) e non ha gli occhi né il monociglio di Scamarcio, è ovvio, non potrà mai replicare la straordinaria meraviglia della foto tessera gigante. E gli tocca dunque accontentarsi del lucchetto sul lampione di Ponte Malvio. E se ti vergogni a comprarne uno dal ferramenta, o forse non sai neanche cos’è un ferramenta, non ci sei mai entrato, non hai la più pallida idea di dove si vendano lucchetti, ok no problem, ci pensa il sempre miticissimo Cosmopolitan. Allegato al numero di questo mese, tadàn!, un bel lucchetto già pronto e di due colori diversi , da scegliere, alla modica cifra di 4.90 euro. Piccolino, che puoi usarlo come ciondolo! E - colpo di genio - con l’acronimo del film HVDT bello impresso sopra da una parte e dall’altra. Che però non si capisce: com’è che fa, da tradizione, il povero ragazzo che acquista il lucchetto ciondolo e vuole andarlo a ficcare là a Ponte Malvio, o anche solo per tenerselo al collo, come fa a scriverci il nome suo e della sua bella, e la data del giorno della lucchettatura, com’è che fa, con quell’acronimo fastidiosissimo di mezzo? Boh, che fregatura.
Una cosa economicissima e per tutti, invece, è il sottofondo di Tiziano Ferro: quello è facile, basta scaricarselo da internet, portarsi a Ponte Malvio un walkman (ok: un ipod), e fare una cuffietta per uno.
di Betty Moore Collezione: allucinazioni, l'amore ai tempi delle malvestite, semo bburini 352 Commenti
Malvestita #246 - malvamorfosi
A proposito di incredibili trasformazioni, pensavo: perché citare soltanto il caso di grandi star d’oltreoceano, quando persino la plebe malvestita è in grado di esibire trattamenti di corpo-ritocco tali (e mica da niente: eseguiti in molto meno tempo, e con mezzi ben più poveri e improvvisati) che, se si potesse mettere a confronto il prima e il dopo, verrebbe da pensare che queste malvestite qua, seppur poverelle, siano tutte in possesso del magico magico braccialetto di Emi. Seni che levitano e lievitano insieme, facce che cambiano colore, sederini che si stringono insodandosi, l’odore di carne bollita che diventa un fungo atomico di profumacci insopportabilmente dolciastri, e straccetti di Cenerentola che, bibidi bobidi bù, si trasformano in completi lustrinati sexyssimi all’ultima moda (va be’, insomma). E’ un processo di malvamorfosi misterioso e spesso taciuto, che però succede tutti i giorni, in tutte le case del reame.
Vedete qui a destra un esempio di plebea decisamente bruttina, età imprecisata fra i 25 e i 30. Ha appena finito di mangiare un bel sughetto di carne che teneva in freezer da sei mesi, e sta contemporaneamente bevendo un caffé e fumando la sigaretta del dopo pranzo, guardando assorta e incazzata (hanno appena accoppato l’attore che gli piaceva) una puntata di Cento Vetrine. Immaginatela in casa, gobba e strascicata, che ciabatta con sguardo arcigno eternamente assonnato e pesanti borse sotto gli occhi, i riccioli spettinati che stanno per esplodere, trattenuti a stento da un mollettone gigante (1) mezzo rugginoso, con indosso un vecchio golf (2), lamentandosi dello studio che non ci capisce niente e delle fave che si è dimenticata sul fuoco (suoi due argomenti principe), la t-shirt giallastra marca “ferramenta Rossi” (3), attraverso cui si intuiscono le forme di due tettine moscette e pendule, e le gambone moscette a stento trattenute dentro pantaloni (4) della Dimensione Danza, acquistati l’estate di un paio d’anni fa (che andavano tanto), e adesso usati come pezzo sotto del pigiama.
Nella mente della malvestita, però, questo stato di cose è ammissibile soltanto in circostanze di assoluto isolamento sociale (vale a dire, due terzi della sua vita), tappata dentro casa, e già soltanto la presenza di un ospite di bassa caratura (che ne so, un cugino di terzo grado) imporrebbe subito un certo grado di malvamorfosi. Se poi si tratta di fare una uscita serale con amiche e amici (la presenza del maschio, qualunque maschio sessualmente appetibile, necessariamente, richiede una buona malvamorfosi), allora conviene tenersi almeno il pomeriggio libero. Cassetti e mensoline si svuotano in un colpo di tutti i loro eleganti sopramobili (boccettine, tubini, spray e compagnia bella) e il bagno si trasforma immediatamente nel laboratorio inaccessibile di uno scienziato pazzo.
Ecco così che i capelli, spettinati e grumosi, a colpi di pettine spazzola phon, spuma e Soul Glo, diventano una cascata di ricci gommosi e scintillanti (1). Le tettine pendule sono amorevolmente raccolte, appiccicate e sostenute da un wonderbra rinforzato (2) con imbottitura in vero silicone (per provare l’ebbrezza della mastoplastica senza le noie del post-intervento), la schiena si raddrizza per mettere in mostra l’effetto wonderbra. I cambiamenti più stupefacenti, però, avvengono sul viso (3): il colorito palliduccio è sepolto da mani e mani di fondotinta, cipria e phard; le labbra bianche e screpolate sono rese morbide e voluminose da strati sovrapposti di matita, rossetto, gloss, polvere luccicosa e chi più ne ha più ne metta. C’è anche il correttore per le occhiaie, il mascara che promette ciglia tre volte più voluminose, matite nere di varia morbidezza a seconda della zona oculare dove vanno applicate, e quattro diverse tonalità di ombretto sfumate al limite del capolavoro da ocra scuro a bianco brillante, tutto un popò di roba per sottrarre quel buco nero di vacua idiozia allo sguardo, nel vano tentativo di dargli un barlume di profondità.
L’orrido piccolo bruco è lì lì per trasformarsi in malvafarfalla, pronta a lanciare segnali amorosi ai malvafarfalloni, ma non è finita. Il frutto di cotanta faticaccia dev’essere per forza inquadrato nel modo giusto , ed ecco allora venirle in aiuto gli anfratti meglio custoditi del suo armadio, da cui tirar fuori: la camicia militare (sapete, di quelle coi gradi finti sulle spalle) semitrasparente e - be’ certo - aperta sulla wonder-scollatura (2), luccichii vari atti ad abbagliare ed attirare il maschio burino provenienti da zone strategiche del corpo: la cintura sul ventre (5), un ciondolazzo breil di forma vulvica sulla scollatura, gli orecchini a cerchio (più tutto lo sbriluccichio di lucidalabbra, ombretti glitterosi e cipria alle perle di luce) sul viso. La minigonna jeans (4), con cuciture sfilacciate, le generose cosce fasciate in collant neri con tramatura a rete (6) e gli stivaloni neri (7) da ambasciatore texano in transilvania. La borsa con fantasia leopardata (8) e infine la sigaretta, la stessa triste sigaretta che, al tavolo della cucina, ti fa sembrare solo una triste e brutta casalinga con l’alito cattivo, ma che adesso invece, così sottile ed elegante tra le dita tese, con le tracce di rossetto che si stampano sul filtro e il fumo che esce voluttuoso dalla bocca e si perde nell’aria, dà a tutto un tocco di malvasensualità davvero impareggiabile.
di Betty Moore Collezione: chiacchiericci vari, semo bburini 62 Commenti
Giulia malvareportage
In attesa che domani torni su questi schermi, dopo tanto tanto tempo, una malvestita di quelle vere, con disegnino e numeretti (e sperando che questa infilata di ultimi post, così scritti, ma così tanto scritti, non vi abbia troppo affaticato), ho pensato di lasciarvi un pochino in compagnia di questo bel disegno di Giulia, che io trovo molto divertente: potete vedere ritratte, in ordine sparso, la compagna di classe stilosa in tubino nero, due malva-esemplari da festa di paese e Giulia medesima, in un impietoso quanto spassoso confronto con le malvestite più in tiro.
Fate click sull’immagine per vederla in grande.
******
di Betty Moore Collezione: mailvestite, semo bburini 26 Commenti
How to make a malvestita - da gnomo a sex symbol
Ho deciso di ritenere malvestito anche quel complicato e fantascientifico meccanismo che trasforma una femmina mediocre, appena carina, nana, mezza rachitica, col culotto gonfio, le gambine corte e il capoccione - una insomma che se te la trovi a fare le pulizie in albergo non te la fili di striscio (e anzi appena si volta le freghi le saponette dal carrello) - in una superdonna perfettamente proporzionata, una bellezza non comune, una bambolina da sogno con i lineamenti così sensualissimi che nessun uomo può dirle di no.
 
Ecco, siccome citare Jennifer Lopez ancora una volta pare brutto (appurato ormai che lei sì, era proprio nata per sistemare asciugamani), per dire, prendiamo il caso di Eva Longoria, la Gabrielle Solis di Desperate Housewives, nominata dal Maxim americano, per ben due anni di fila, malvestita più hot del pianeta, e fidanzata da un po’ con tale Tony Parker, cestista americano figaccione e sciupafemmine, di oltre trenta centimetri più alto (lei ne fa appena 1.50 e rotti).
Osservando per bene le due foto sopra, confrontandole con quelle più sopra ancora - e, soprattutto, con quella qui a fianco (cliccateci su per vederle in grande) - vediamo di definire un po’ meglio in cosa consiste questo fantascientifico meccanismo sforna-malvestite, tanto potente da trasformare un baffuto e scuro gnometto in un sex symbol planetario.
Ovviamente, è essenziale possedere adeguati strumenti, vale a dire: una troupe di ingegneri ex NASA esperti di makeup estremo (ai limiti dell’eugenetica), camera del vento (leggi: phon), french manicure, scalpellatura, stucco e (che ve lo dico a fa’) programmi d’avanguardia nel ritocco delle immagini; inoltre, è consigliabile affiancare a detti esperti un dotto sapiente di anatomia, perché possa consigliare posizioni strategiche che nascondano questo o quel difettuccio (esempio: il polpaccio mai - mai! - da poggiare per evitare l’effetto frittella, prospettive sempre dal basso per alzare e snellire, stesa su di un fianco per fare le chiappette più tonde - possibilmente sopra un materasso di quelli morbidissimi, così che parte della ciccia sprofondi nella gommapiuma). La pelle, dunque, va uniformata: niente macchioline, capillari rotti, pustole, smagliature, buccia d’arancia, vene varicose, ma un incarnato liscio e con riflessi che si stagliano nitidi (niente frastagliature testimoni di adiposità ed imperfezioni varie). Da restringere il punto vita, da asportare quella fastidiosa porzione di coscia che sporge in fuori subito sotto alla chiappa, da piallare i cuscinetti sopra al ginocchio, da assottigliare la caviglia. Muscoli contrastati (o creati dal nulla), in particolare addominali, polpaccetto e coscia. Capelli vaporosi e lucenti, una chioma di velluto da pubblicità Pantene ProV. E sul viso niente borse, occhiaie e occhi gonfi, brufoli, peletti, baffi e basette; al rogo qualsiasi accenno di pappagorgia, denti bianchi e allineati al millimetro, labbra e occhi acquosi e luccicanti.
Perché sia necessario tutto ciò - questo grande impiego di mezzi e tecnologie - prendere uno gnomo per farne una gnocca, boh, non mi è chiaro. Senza contare la difficilissima impresa di rendere la suddetta malvatrasformazione lungo infinite giornate di riprese (si trattasse di dodici foto da calendario, almeno). Potrebbe, forse, essere una bella trovata per risolvere definitivamente il problema privacy: la malvestita più hot del pianeta, quella che ancheggia maliziosa dalle televisioni di mezzo mondo, in realtà, vi somiglia solo vagamente. E il paparazzo che aspetta appollaiato sull’albero davanti casa, così, se uscite struccate insieme alla cameriera filippina, basta che vi mettete vestite uguali (ma anche no, bastano un paio di occhiali da sole), e il paparazzo è fritto.
p.s. scusate la prolungata assenza di malvestite, quelle numerate, ma c’ho lo scanner che fa le bizze. ancora poco e lo sistemo
di Betty Moore Collezione: allucinazioni, chiacchiericci vari, very important malvestite 76 Commenti
|
| |
|
|