Quanti metri quadrati di jeans possono essere indossati in un colpo solo? La malvestita di oggi fornisce a questo fondamentale dilemma una risposta che ha dell’inquietante: infiniti. Guardate che gonna (3) - di jeans per l’appunto (coi bordi sfilacciati per benino, molto fini), un modello che andrebbe studiato nelle università - non si capisce bene se si tratta di due distinti strati a campana oppure di un unico strato attorcigliato su se stesso, disposto in modo da creare un illusione a loop tipo nastro di moebius. Un rompicapo.
Si noti poi l’acume malvestito nell’utilizzo dei pantaloni jeans (4), strettini sul polpaccio, alla maniera boho (leggi: sotto un primo strato di roba, solitamente una gonnellina) come fossero fuseaux, con tanto di degna chiosa sui piedi: le immancabili yawn ballerine (5). Anche se, be’, più che altro sembrano un incrocio tra un paio di ballerine (delle scarpette eleganti con pois e nastrino a farfalla barilla) e delle Converse All Star basse, con la semicirconferenza di plastica in punta. Vale a dire, prender due cose abbastanza sputtanate e, fondendole, tirarne fuori una soltanto, o-ri-gi-na-li-ssi-ma.
La cosa rossa non si capisce bene: da sopra giureresti che è una semplice camicia (1 - semplice poi, va be’, come può esserlo una camicia rossa con le spalline da berlusconi in vacanza, le zip e le borchiette dorate), da sotto (2) invece ha senza dubbio l’apparenza di un giubbotto, il modello classico che va tanto adesso, corto in vita e con le estremità elasticizzate. Un secondo inquietante rompicapo, dunque, insieme alla gonna di moebius.
E non è finita. Come nel più classico dei malva-equipaggiamenti abbiamo la solita, inutile cinturazza borchiata (6 - non tiene su niente, ché la gonna con tutti quegli strati sta già fissata per conto suo - e anzi mi chiedo quali enormi cesoie dovrà utilizzare per spogliarsene), ma anche i soliti, tipici malva-gioielli: un paio di grossi orecchini rontondi con pendagli, di pura bigiotteria gitana, e un bel gruzzolo di collane (7) in stile muratore napoletano: un catenone nero con croce di ferro, una medaglietta argentata, e - tocco di raffinatezza - un piccolo microciondolino in oro giallo, appena appena uscito dall’uovo di pasqua.
Dichiarazioni d’amore, pure quelle, possono presentarsi in forme così enfatiche e coatte, così inutilmente plateali ed esibizioniste, che non si può esitare un momento nel farne una nuova categoria di super malvestitismi.
Quando si tratta di un ingenuo ragazzotto che, spray alla mano, verga sul muro fuori casa della sua bella “te amo jennifer me stai a spezza er core”, allora ok, passi pure. Idem per la serenata con ukulele e repertorio di Gigi D’Alessio (be’, qui ti meriteresti una incudine dritta sulla testa, ma va be’, che tenero).
Malvestitissimi e anche un po’ inquietanti, invece, sono le dichiarazioni di questo genere qui, così coatte ed enfatiche, che avvengono per emulazione, in serie, perché oh, l’ha fatto quello là al cinema. Parlo ovviamente dell’effetto che hanno, su molte piccole malvestite in erba, i racconti sgangherati di Federico Moccia. Lui, che ha dei grossissimi difetti d’immaginazione, è più forte di lui, in ogni cosa che scrive ce ne deve ficcare almeno una, di queste dichiarazioni d’amore malvestite. Non gli bastano le ridicole imbarazzanti panzane che dicono e fanno i suoi personaggi, roba talmente scollegata dal mondo che sembra di vedere uno strano e mentecatto film di fantascienza (sapete: un’ucronia), no, lui se non ci mette la dichiarazione fatta coi lucchetti a Ponte Milvio (”per sempre? per sempre”), o quella del primo film con la scrittona sempre su Ponte Milvio (”io e te tre metri sopra il cielo”), e adesso questa ultima con le foto tessera di Scamarcio e Laura Chiatti ingrandite di venti metri per cento e stese su di un fianco dell’isola tiberina (un’opera di una imponenza tale, che in confronto le Linee di Nazca ci fanno un baffo).
Un povero ragazzetto che non gira con la moto turbo e non fa l’autore televisivo (perché l’ha raccomandato papà) e non ha gli occhi né il monociglio di Scamarcio, è ovvio, non potrà mai replicare la straordinaria meraviglia della foto tessera gigante. E gli tocca dunque accontentarsi del lucchetto sul lampione di Ponte Malvio. E se ti vergogni a comprarne uno dal ferramenta, o forse non sai neanche cos’è un ferramenta, non ci sei mai entrato, non hai la più pallida idea di dove si vendano lucchetti, ok no problem, ci pensa il sempre miticissimo Cosmopolitan. Allegato al numero di questo mese, tadàn!, un bel lucchetto già pronto e di due colori diversi
, da scegliere, alla modica cifra di 4.90 euro. Piccolino, che puoi usarlo come ciondolo! E - colpo di genio - con l’acronimo del film HVDT bello impresso sopra da una parte e dall’altra. Che però non si capisce: com’è che fa, da tradizione, il povero ragazzo che acquista il lucchetto ciondolo e vuole andarlo a ficcare là a Ponte Malvio, o anche solo per tenerselo al collo, come fa a scriverci il nome suo e della sua bella, e la data del giorno della lucchettatura, com’è che fa, con quell’acronimo fastidiosissimo di mezzo? Boh, che fregatura.
Una cosa economicissima e per tutti, invece, è il sottofondo di Tiziano Ferro: quello è facile, basta scaricarselo da internet, portarsi a Ponte Malvio un walkman (ok: un ipod), e fare una cuffietta per uno.
di Betty Moore, 24 marzo 2007
Categoria: chiacchiericci vari, infanzia perduta, l'amore ai tempi delle malvestite
A proposito di incredibili trasformazioni, pensavo: perché citare soltanto il caso di grandi star d’oltreoceano, quando persino la plebe malvestita è in grado di esibire trattamenti di corpo-ritocco tali (e mica da niente: eseguiti in molto meno tempo, e con mezzi ben più poveri e improvvisati) che, se si potesse mettere a confronto il prima e il dopo, verrebbe da pensare che queste malvestite qua, seppur poverelle, siano tutte in possesso del magico magico braccialetto di Emi.
Seni che levitano e lievitano insieme, facce che cambiano colore, sederini che si stringono insodandosi, l’odore di carne bollita che diventa un fungo atomico di profumacci insopportabilmente dolciastri, e straccetti di Cenerentola che, bibidi bobidi bù, si trasformano in completi lustrinati sexyssimi all’ultima moda (va be’, insomma). E’ un processo di malvamorfosi misterioso e spesso taciuto, che però succede tutti i giorni, in tutte le case del reame.
Vedete qui a destra un esempio di plebea decisamente bruttina, età imprecisata fra i 25 e i 30. Ha appena finito di mangiare un bel sughetto di carne che teneva in freezer da sei mesi, e sta contemporaneamente bevendo un caffé e fumando la sigaretta del dopo pranzo, guardando assorta e incazzata (hanno appena accoppato l’attore che gli piaceva) una puntata di Cento Vetrine. Immaginatela in casa, gobba e strascicata, che ciabatta con sguardo arcigno eternamente assonnato e pesanti borse sotto gli occhi, i riccioli spettinati che stanno per esplodere, trattenuti a stento da un mollettone gigante (1) mezzo rugginoso, con indosso un vecchio golf (2), lamentandosi dello studio che non ci capisce niente e delle fave che si è dimenticata sul fuoco (suoi due argomenti principe), la t-shirt giallastra marca “ferramenta Rossi” (3), attraverso cui si intuiscono le forme di due tettine moscette e pendule, e le gambone moscette a stento trattenute dentro pantaloni (4) della Dimensione Danza, acquistati l’estate di un paio d’anni fa (che andavano tanto), e adesso usati come pezzo sotto del pigiama.
Nella mente della malvestita, però, questo stato di cose è ammissibile soltanto in circostanze di assoluto isolamento sociale (vale a dire, due terzi della sua vita), tappata dentro casa, e già soltanto la presenza di un ospite di bassa caratura (che ne so, un cugino di terzo grado) imporrebbe subito un certo grado di malvamorfosi. Se poi si tratta di fare una uscita serale con amiche e amici (la presenza del maschio, qualunque maschio sessualmente appetibile, necessariamente, richiede una buona malvamorfosi), allora conviene tenersi almeno il pomeriggio libero. Cassetti e mensoline si svuotano in un colpo di tutti i loro eleganti sopramobili (boccettine, tubini, spray e compagnia bella) e il bagno si trasforma immediatamente nel laboratorio inaccessibile di uno scienziato pazzo.
Ecco così che i capelli, spettinati e grumosi, a colpi di pettine spazzola phon, spuma e Soul Glo, diventano una cascata di ricci gommosi e scintillanti (1). Le tettine pendule sono amorevolmente raccolte, appiccicate e sostenute da un wonderbra rinforzato (2) con imbottitura in vero silicone (per provare l’ebbrezza della mastoplastica senza le noie del post-intervento), la schiena si raddrizza per mettere in mostra l’effetto wonderbra.
I cambiamenti più stupefacenti, però, avvengono sul viso (3): il colorito palliduccio è sepolto da mani e mani di fondotinta, cipria e phard; le labbra bianche e screpolate sono rese morbide e voluminose da strati sovrapposti di matita, rossetto, gloss, polvere luccicosa e chi più ne ha più ne metta. C’è anche il correttore per le occhiaie, il mascara che promette ciglia tre volte più voluminose, matite nere di varia morbidezza a seconda della zona oculare dove vanno applicate, e quattro diverse tonalità di ombretto sfumate al limite del capolavoro da ocra scuro a bianco brillante, tutto un popò di roba per sottrarre quel buco nero di vacua idiozia allo sguardo, nel vano tentativo di dargli un barlume di profondità.
L’orrido piccolo bruco è lì lì per trasformarsi in malvafarfalla, pronta a lanciare segnali amorosi ai malvafarfalloni, ma non è finita. Il frutto di cotanta faticaccia dev’essere per forza inquadrato nel modo giusto , ed ecco allora venirle in aiuto gli anfratti meglio custoditi del suo armadio, da cui tirar fuori: la camicia militare (sapete, di quelle coi gradi finti sulle spalle) semitrasparente e - be’ certo - aperta sulla wonder-scollatura (2), luccichii vari atti ad abbagliare ed attirare il maschio burino provenienti da zone strategiche del corpo: la cintura sul ventre (5), un ciondolazzo breil di forma vulvica sulla scollatura, gli orecchini a cerchio (più tutto lo sbriluccichio di lucidalabbra, ombretti glitterosi e cipria alle perle di luce) sul viso. La minigonna jeans (4), con cuciture sfilacciate, le generose cosce fasciate in collant neri con tramatura a rete (6) e gli stivaloni neri (7) da ambasciatore texano in transilvania. La borsa con fantasia leopardata (8) e infine la sigaretta, la stessa triste sigaretta che, al tavolo della cucina, ti fa sembrare solo una triste e brutta casalinga con l’alito cattivo, ma che adesso invece, così sottile ed elegante tra le dita tese, con le tracce di rossetto che si stampano sul filtro e il fumo che esce voluttuoso dalla bocca e si perde nell’aria, dà a tutto un tocco di malvasensualità davvero impareggiabile.
In attesa che domani torni su questi schermi, dopo tanto tanto tempo, una malvestita di quelle vere, con disegnino e numeretti (e sperando che questa infilata di ultimi post, così scritti, ma così tanto scritti, non vi abbia troppo affaticato), ho pensato di lasciarvi un pochino in compagnia di questo bel disegno di Giulia, che io trovo molto divertente: potete vedere ritratte, in ordine sparso, la compagna di classe stilosa in tubino nero, due malva-esemplari da festa di paese e Giulia medesima, in un impietoso quanto spassoso confronto con le malvestite più in tiro.
Fate click sull’immagine per vederla in grande.
Ho deciso di ritenere malvestito anche quel complicato e fantascientifico meccanismo che trasforma una femmina mediocre, appena carina, nana, mezza rachitica, col culotto gonfio, le gambine corte e il capoccione - una insomma che se te la trovi a fare le pulizie in albergo non te la fili di striscio (e anzi appena si volta le freghi le saponette dal carrello) - in una superdonna perfettamente proporzionata, una bellezza non comune, una bambolina da sogno con i lineamenti così sensualissimi che nessun uomo può dirle di no.
Ecco, siccome citare Jennifer Lopez ancora una volta pare brutto (appurato ormai che lei sì, era proprio nata per sistemare asciugamani), per dire, prendiamo il caso di Eva Longoria, la Gabrielle Solis di Desperate Housewives, nominata dal Maxim americano, per ben due anni di fila, malvestita più hot del pianeta, e fidanzata da un po’ con tale Tony Parker, cestista americano figaccione e sciupafemmine, di oltre trenta centimetri più alto (lei ne fa appena 1.50 e rotti).
Osservando per bene le due foto sopra, confrontandole con quelle più sopra ancora - e, soprattutto, con quella qui a fianco (cliccateci su per vederle in grande) - vediamo di definire un po’ meglio in cosa consiste questo fantascientifico meccanismo sforna-malvestite, tanto potente da trasformare un baffuto e scuro gnometto in un sex symbol planetario.
Ovviamente, è essenziale possedere adeguati strumenti, vale a dire: una troupe di ingegneri ex NASA esperti di makeup estremo (ai limiti dell’eugenetica), camera del vento (leggi: phon), french manicure, scalpellatura, stucco e (che ve lo dico a fa’) programmi d’avanguardia nel ritocco delle immagini; inoltre, è consigliabile affiancare a detti esperti un dotto sapiente di anatomia, perché possa consigliare posizioni strategiche che nascondano questo o quel difettuccio (esempio: il polpaccio mai - mai! - da poggiare per evitare l’effetto frittella, prospettive sempre dal basso per alzare e snellire, stesa su di un fianco per fare le chiappette più tonde - possibilmente sopra un materasso di quelli morbidissimi, così che parte della ciccia sprofondi nella gommapiuma). La pelle, dunque, va uniformata: niente macchioline, capillari rotti, pustole, smagliature, buccia d’arancia, vene varicose, ma un incarnato liscio e con riflessi che si stagliano nitidi (niente frastagliature testimoni di adiposità ed imperfezioni varie). Da restringere il punto vita, da asportare quella fastidiosa porzione di coscia che sporge in fuori subito sotto alla chiappa, da piallare i cuscinetti sopra al ginocchio, da assottigliare la caviglia. Muscoli contrastati (o creati dal nulla), in particolare addominali, polpaccetto e coscia. Capelli vaporosi e lucenti, una chioma di velluto da pubblicità Pantene ProV. E sul viso niente borse, occhiaie e occhi gonfi, brufoli, peletti, baffi e basette; al rogo qualsiasi accenno di pappagorgia, denti bianchi e allineati al millimetro, labbra e occhi acquosi e luccicanti.
Perché sia necessario tutto ciò - questo grande impiego di mezzi e tecnologie - prendere uno gnomo per farne una gnocca, boh, non mi è chiaro. Senza contare la difficilissima impresa di rendere la suddetta malvatrasformazione lungo infinite giornate di riprese (si trattasse di dodici foto da calendario, almeno). Potrebbe, forse, essere una bella trovata per risolvere definitivamente il problema privacy: la malvestita più hot del pianeta, quella che ancheggia maliziosa dalle televisioni di mezzo mondo, in realtà, vi somiglia solo vagamente. E il paparazzo che aspetta appollaiato sull’albero davanti casa, così, se uscite struccate insieme alla cameriera filippina, basta che vi mettete vestite uguali (ma anche no, bastano un paio di occhiali da sole), e il paparazzo è fritto.
p.s. scusate la prolungata assenza di malvestite, quelle numerate, ma c’ho lo scanner che fa le bizze. ancora poco e lo sistemo
di Betty Moore, 20 marzo 2007
Categoria: chiacchiericci vari, very important malvestite