La malva di oggi passeggiava assorta, gustandosi un gelatone tutto pistacchio e insieme messaggiando selvaggiamente chissà chi - mi ha fatto impazzire dal primo sguardo, ché io le malvestite dall’aspetto così, da nobildonne in naftalina, con queste grossi pellicciotti girocollo di provenienza extraterrestre (che ti vien voglia di studiarteli attentamente, per cercare testolina e zampette dell’esserino), mi piacciono tantissimo.
Sinuosa, magrolina e stortignaccola, già me la immagino tra qualche anno a mangiarsi gelati al rospo come le tre vecchiette di Belleville. E accidenti se ci starebbe a fagiuolo, con la sua pelliccia di simil-ermellino (1), l’ermellino allevato da una tabagista diciamo, o meglio, quella specie di stola in pelo giallognolo-beige chiazzato che ha sulle spalle. Peccato solo per quei due cordini tipo k-way (2) che le penzolano dalle estremità della stola: la coda, ho pensato, ok, ma due? due code? un animale a due code? la stessa coda divisa in due?
Interessante l’abito vestaglia color verde acqua (4), con schizzi pollockiani di colore giallini e azzurrognoli, che no, non sono sgocciolature del gelato e no, neppure raggi cosmici: è una semplice cara vecchia trovata malvestita. E comunque, la vestaglia le casca un po’ a sacco, ed è pure malamente rimboccata sugli avambracci, lasciando spuntare le maniche di qualcosa che ha sotto, una specie di cosa amorfa e giallognola (5), uno di quei magliettoni di lana da ospizio, forse, sotto la quale del resto spunta una seconda cosa amorfa, biancastra, di natura sconosciuta.
Le scarpe (7) sono stupende. Un incrocio azzeccatissimo tra gli zoccoli da infermiera e gli stivaloni alla buffalo bill , tutte in cuoio col taccone di legno, tallone all’aria aperta e una miriade di borchie e borchiette dorate che sembrano teste di chiodo. Anche la borsa (3) non è male, tutta grigia e pelosa, che ci scommetto è stata sottratta di nascosto al museo di storia naturale, là nella grotta dei neanderthal (ci tenevano i sassi per accendere il fuoco, poveretti). I capelli (8), mediocri, sono alla Camilla Parker Bowles, in una variante rosso spectra (su consiglio, immagino, della portiera-parrucchiera del suo condominio), cotonati e laccati, soprattutto laccati, con i boccoletti sulle spalle.
Divertentissimo scoprire, e perfettamente in tema con la giornata delle mimose tra l’altro, che c’è un simpatico sito che vende online delle scarpe di questo tipo qui: si chiamano punitive shoes e son fatte apposta per tenerti il piede in una posizione che permetta il più alto tacco possibile, la posizione delle ballerine, sapete, quando stanno sulle punte (ma non tutte, eh, ci son in vendita pure quelle che ti fanno stare semplicemente in equilibrio sul cornicione di un grattacielo). Ci trovate anche una bella galleria, con fotografie vintage di affezionate delle punitive shoes, ormai costrette immagino ad una vita permanentemente in dottor Scholl’s.
quando una ragazza porta dei tacchi alti, sta sottomettendo se stessa ad una prova ed un ostacolo per niente più che una ragione estetica. dunque, l’estetica dei tacchi alti va oltre ciò che si vede, ma include anche un apprezzamento della personalità della ragazza che si impertica — e a volte anche pericolosamente oscilla — sui suoi tacchi alti.
Traduco (male) da questo sito qui, che ci insegna come si fa - nell’ottica di un generale stile di vita “dominante-sottomesso” - a indossare senza problemi tacchi sempre più alti e impegnativi (fino ai mitici “ultra high heels”). Ovviamente si tratta di un allenamento molto duro, che dev’essere costante, tutti i giorni camminare sulle punte, come ballerine appunto; e la notte, perché i muscoli non si rilassino perdendo forma, indossare delle scarpette rinforzate, che li tengano fermi. Ci sono anche degli strumenti fatti apposta (che trovate qui), per le più pigre, che hanno un’aria un po’ medievale è vero ma guardate che risultati, come si inarca sto collo del piede. E se siete ancora un po’ titubanti, beccatevi l’argomento Bambi, che vince sempre:
C’è qualcosa di speciale in una ragazza su tacchi alti. Fa venire in mente la grazia e il fascino di un cerbiatto. Ne avete mai visto uno camminare? Ogni passo è delicato, graziosissimo, esitante.
Già lo dicevo tanto tempo fa, a me le darkettone stanno simpatiche. Come anche i punkettoni, i metallari, le suicide girls, quelli che si conciano da ermafroditi alla Boy George dei tempi andati, i bikers con le pinup tatuate e così via: queste più o meno diffuse sacche di resistenza iper-malvestita, sempre identiche a se stesse, che propagano inalterati i loro dogmi malvestiti nei secoli dei secoli, ecco, a me questi malvestiti qui, tutti uguali come i gremlins, mi stanno simpatici, mi fanno tenerezza.
Poi, però, ci son delle anime perse - di giovini innocenti, solitamente - che si lasciano irretire dal fascino maledetto della resistenza iper-malvestita, e pur volendo mantenere le distanze, tentano una schizzinosa imitazione di questo o quello stile. Noi giudici imparziali abbiamo il dovere di fare attenzione e distinguere tra i darkettoni (o quel che è) duri e puri (vale a dire: quelli ormai spacciati), e i darkettoni (o quel che è) all’acqua di rose, che mettono su il mantello di dracula e si cerchiano gli occhi di nero e si coprono le braccia di braccialettozzi borchiati, e poi magari se ne vanno a pogare ai concerti di Avril Lavigne. Si riconoscono subito, perché in fondo li schifa l’abbigliamento dark (o quel che è) purista, e preferiscono contaminarlo con elementi più di trendy e fighetti (giusto per fare un esempio, una vera dark di quelle vere, puriste e spacciate, non andrebbe mai in giro con la maglietta di Emily the strange - la finta dark invece, lei sì, è la prima cosa che si compra).
Osservate ad esempio la malva di oggi, che ci propone una interessante rivisitazione del modello dark, ottenuta incrociandolo con elementi kidult (la clip a fiocchetto - 3 - sulla frangia cortissima seghettata, in una acconciatura vagamente vintage, come del resto è d’obbligo; il nastrino di raso bianco - 4 - che le fascia la testa in numerosi girotondi, fino a stringerle la minuscola codina sbarazzina alla Olivia Newton John; la borsetta - 5 - di marca sconosciuta, col simbolo delle ciliegine, che propone l’usuale burtoniano e goticisssssimo sistema di strisce bianche e nere; il manga - 6 - chissà quale enfatico, strappalacrime shojo manga) il tutto combinato con un costume carnevalizio da ballerina, che consiste in una gonna vaporosissima di tulle nero (1), stretta però in vita da un cinturazzo borchiato con tanto di catene (2 - va be’, catenelle).
Il pezzo di sopra è una giacca nera quasi normale (7), non fosse per delle stranissime prese d’aria in centro alla schiena e sui gomiti, che lasciano intravedere più sotto qualcosa di bianco (una maglietta di Emily Strange, chissà): forse ha prestato la giacca ad un’amica sovrappeso, e quella gliel’ha restituita scucita nei punti critici, e lei furbissima, invece di ricucirla e/o fare causa all’amica cicciona, deve aver pensato “anvedi sta giacca ‘na cifra creativa”, e se l’è tenuta così. Poi ci sono le scarpone (9), con tacco a tronco di sequoia e suola davanti spessa venti centimetri, coi laccetti sulla caviglia da ballerina che fanno subito pensare all’infuocato valzer di Helena Bonham Carter col suo spasimante mostro: un vero tocco di classe. Lo stesso si può dire dei gambaletti bianchi (10), con strane fantasie che sembrano piccoli strappi (ma che, in realtà, sono lettere in corsivo), e che danno al tutto un effetto mummia davvero, davvero appropriato.
Non c’è pace per i due più coatti araldi del malvestitismo mondiale. Neanche gli si dà il tempo di digerire quella vecchia storia del ristorante, poveri disgraziati, o la più recente noiosa seccatura delle modelle anoressiche, che quei bigotti benpensanti degli spagnoli (per la precisione, un’associazione spagnola per i diritti delle donne) vanno gridando allo scandalo perché una foto dell’ultima campagna Dolce & Gabbana istigherebbe, secondo loro, allo stupro.
Ovviamente lusingatissimi (ché il picco di trasgression e provocation, ultimamente, l’avevano toccato raccontando alla Bignardi dei loro problemi di meteorismo), Domenico e Stefano, al gridolino scandalizzato di “ammazza quanto so arretrati ’sti spagnoli”, decidono di ritirare la foto incriminata. Solo dalla Spagna però, fiduciosi in una minore arretratezza degli altri paesi - in Italia, figurarsi, loro in Italia ci vanno in prima serata a parlare di scorregge, appiccano ovunque manifesti di untuosi calciatori in mutande, tzé, in Italia c’hanno il pelo sullo stomaco c’hanno.
E invece, zac, gasatissimi sull’onda dell’indignazione spagnola, hanno protestato nell’ordine: Amnesty International, la CGIL, un gruppo di senatori del parlamento italiano e - last ma non the least - la cara signora Mastella, che dall’alto del suo talamo ministeriale addirittura propone di approfondire “eventuali risvolti di natura penale”.
E sono tutti così turbati dal bullo burinone in olio extravergine che abbranca con violenza la femminella preda lussuriosamente contorta, che si finisce per sottovalutare e anzi completamente ignorare l’altissimo potenziale malvestito di questa stessa campagna (che si può ammirare, in galleria, qui): uno non lo sa, ma ci sono immagini ben più sconvolgenti di quella incriminata, sconvolgenti proprio perché materializzano un ideale di malvestitismo che scava negli abissi più oscuri ed infernali del cattivo gusto. Un esempio su tutti: questo aspirante sosia di Billy Idol in giacchetta da domatore e slipponi, che giace strafatto sul copriletto di mammut, tra specchiere e colonnati rococò, gli occhialini da sole e raggi ultravioletti ben sparati sulla faccia (mai, mai rinunciare alla abbronzatura!); detta immagine, quindi, è colpevole di suscitare nel maschio il discutibile desiderio di acquistare giacchette simili, o anche peggio (guardate il personaggio seduto in secondo piano - lo stesso Dolce, forse?), potrebbe far venire in mente a qualcuno di presentarsi, magari in conclusione di un appuntamento galante (di fronte alla femmina vogliosa che lo attende fuori dal bagno in sottoveste di pizzo, pronta ad essere trascinata per i capelli verso la camera da letto) nudo pelato e con indosso soltanto dei supersexy calzettoni neri filo di scozia (magari bucati sull’aluce). Ma no, scherzo, in realtà il messaggio della foto - che la signora Mastella avrà certamente percepito - è: interno notte coppia omossessuale post orgasmo, squallore. O no, no, forse è questo (notate la faccia corrucciata dell’omino nudo in calzini): “dio, ero convinto d’essermeli lavati i piedi”.
E comunque, essendo noi di fronte a due veri geni, se m’è permesso di sviare un pochino dal discorso, concludendo, e toccando di striscio alcuni dei grandi dilemmi etici che tanto stravolgono le coscienze di tutti, posso dire che io non solo sono favorevole alle coppie di fatto e ai matrimoni e alla adozione ma persino ebbene sì alla fecondazione schwarzneggeriana della coppia omosessuale: perché le doppie eliche di questi due non devono andar perdute, e anzi se possibile, fuse l’una con l’altra. Altro che Shiloh, altro che Suri. Chiamatelo Cotoletta.
Potrebbe avere un’aria un un po’ militaresca, la malva di oggi, in questa posizione rigida, con il busto indietro, i pantaloni alla zuava stretti sotto al ginocchio (1) e il berretto ben calcato sulla testa (2). Con quella mano protesa in avanti, le manca una bacchetta e la si potrebbe credere intenda a dirigere un marcetta. E invece no, perché siamo di fronte ad una delle più note e utilizzate pose da conversazione tra femminelle civili - e la nostra malva, in effetti, era appunto impegnata a spiegare all’amica, con grande partecipazione e piglio da astronoma, come la luna quella sera sarebbe sparita pian pianino dietro a… oh mammamia… dietro, oh, lo sai che… be’ comunque verso mezzanotte (sapete, c’era l’eclissi).
Il berretto poi, altro che militaresco, è più una roba da controllore di trenitalia - no anzi, meglio, da Oliver Twist se fosse stato un controllore di trenitalia. E quel popò di suggestione che era del militaresco, non importa, ci pensa lei a restituire al berretto quel tocco necessario di magia, scegliendo un modello con fantasia simil-Burberry, ingegnosamente richiamata dagli inserti laterali della borsa (3 - una specie di grosso parallelepipedo pieno di stringhe stringhette e compagnia).
L’effetto militare è smorzato anche dal delicato orletto di pizzo ingiallito (4) che le spunta dalla giacca, e che ci suggerisce diversi inquietanti scenari (che cos’avrà sotto?), il più accettabile dei quali è: una graziosa canotta del secolo scorso sottratta al corredo funerario di una trisavola. Per non parlare degli stivali, che forse in una vaga imitazione dei tristi modelli della killah, sono decorati sul davanti da lunghe strisce bianche (che arrivano fino in punta) mentre sul bordo in alto troviamo una fila di adesivi per fogli coi buchi (5 - sapete, quelli che si appiccicano sui fogli per riparare i buchi), geniali.
Certo la trecciona a cuspide che penzola fuori dal berretto (7), anche questa non è granché militaresca, di quel colore poi - una di quelle trecce fatte raccogliendo i capelli in modo progressivo dalla nuca al collo, che si intrecciano e si annodano giù giù fino all’ultimo pelo e finiscono poi misteriosamente senza l’ombra di un fermacapelli (saliva adesiva, è la mia soluzione del mistero), chissà come si fa a disfarle (magari lei semplicemente la tiene così dalla prima comunione, che non c’è mai riuscita). E non parliamo della bustona Celyn b (6), che lo shopping è proprio un’attività che col militaresco, bah, troppo frivola.