Malvestita #241

5 marzo 2007

malvestita in grembiulinoCapisco che la domenica mattina, affaticati dalle follie notturne in tipico malva-style, non è che uno sia proprio perfettamente lucido, capisco anche dello sconcerto dovuto alla vittoria sanremese di Simone Cristicchi (un’amica: “questo stereotipo del pazzo sensibile dall’animo dolce incarcerato dai cattivi dottori che non lo capiscono perché lui è un poeta e un bambino – in fondo – mi fa vomitare; poi, naturalmente, la sua idea della poesia e del fanciullo è una rosa e la grafia da prima elementare – ma se lo dice lui di se stesso, non vale, cretini!”), capisco il freddo eccetera, ma questa povera malvestita qui si era letteralmente surgelata sul marciapiede, con lo sguardo inebetito e dubbioso, fisso in alto sul cartello dell’autobus: io che passavo in bici mi son fermata a guardarla per un po’ (avrei forse anche potuto srotolare i jeans, che non se ne sarebbe accorta), ma poi quando si è messo a piovere son scappata via, e lei era ancora là ferma, poverina.

Il suo non era un vero e proprio cappotto (1), ma più una specie di soprabito leggero, o meglio, un grembiulino di quelli che ti fanno disegnare da solo alla scuola steineriana (ah, quali prodigi di genio creativo!). Ammiratene la favolosa sovrapposizione di rettangoli multicolore (ne ho contati sei: rosa ciliegia, fucsia, verde acido, marrone, blu scuro, grigio scuro). E sui rettangoli verdi, a rendere il tutto ancora più caotico, ci sono delle belle stampe floreali. Neppure un vero clochard avrebbe potuto fare di meglio (Marta Marzotto, se un giorno perdesse tutto e fosse costretta a vivere di stracci, in strada, lei sì forse farebbe meglio).

Sotto il grembiulino c’è un paio di jeans un po’ datati, di quelli coi risvoltoni alti più chiari, con la cucitura interna di un colore diverso e simpaticissimo (2 – qui rosa, che richiama il colore di certe toppe, di sopra). Poi ci sono le calze nere coprenti (3 – calzettoni?) ed un elemento che ha dell’incomprensibile: le scarpe della Puma (4), di quelle non proprio da ginnastica ma neanche da passeggio (la solita ed inutile ibridazione tra le due), nere con decorazioni giallastre, chiusura a monostrappone e una spessa suola di plastica che sale sulla punta, dallo scopo immagino antinfortunistico, utilizzabile anche come strumento di autodifesa in quanto munita di numerose puntine acuminate sparacchiate in tutte le direzioni.

Degni accessori sono la borsa (5), con lunghe tracolle e una strana decorazione a puzzle (5) sul tessuto bianco sporco; la sciarpa infeltrita verde oliva andata a male (6); l’orologiazzo padellone sector (7) probabilmente regalatole dallo zio macellaio alla cresima; e il duplice bastone fermacapelli di derivazione senza dubbio fricchettona (8).

Coppia malvestita #14

2 marzo 2007

Prendiamo un piccola boccata d’ossigeno tra un sanremo e l’altro (a cui io, a dire il vero, non credo concederò un’altra chance), grazie a questa malva segnalazione di Sara, che mi ha mandato il bellissimo disegno che incollo qui sotto – e, al solito, cliccandoci su potete vederlo in grande – mentre più sotto ancora, se volete, c’è una sintetica descrizione della stessa Sara.

malvasegnalazione di Sara

Più che malvestita, questa coppia era male assortita, visto che a colpo d’occhio si faticava a riconoscere il possessore di testosterone tra i due…

Lei una dark all’apparenza, ma ripeto solo in apparenza, abbastanza convinta, nel senso capelli che erano un gruppo unico, maglione nero collo alto (anche con i 40 gradi della giornata…) gonna lunga nera, stivali neri bassi, rossetto rosso-violaceo su pelle diafana, e sopracciglia dritte a mò di Cucciolina (doveva essere una studentessa di architettura, vista la geometria perfetta)… poi si è girata e.. AAARGH!!!uno zaino in plastica lucida di Hello Kitty (che da quanto la salutano sta povera kitty, le fischieranno le orecchie…)che cozzava con il suo abbiglio come il diavolo e l’acquasanta..

Però, non poteva avere accessorio peggiore dell’essere al suo fianco, un tamarrone biondo con capelli lunghi ben oltre le spalle… biondi, mechati, fluenti e chiaramente abbastanza sporchino da bravo bulletto di marciapiede. La sua espressione trasudava un sentito “ma che cazzo vuoi” al mondo indegno di cotanto fascino mascolino, sottolineato da occhiali giganti con lenti semitrasparenti che velavano due occhietti malandrini che qui ho disegnato in espressione fonzie, in modo da renderlo più simpatico, per quanto possibile.povero beckham, chi si aspettava tante adoranti fotocopie.

Take That revival – malvestitismi anni ’90

Quella sera di tanti anni fa, sul palco di San Remo, che i Take That si esibirono per l’ultima volta live, tutti insieme, credevo che la mia vita fosse lì lì per concludersi. Sepolta con regolare rito funebre la mia tuta dell’adidas, sapete, quella con le strisce laterali bianche (tuta dell’adidas che, ovviamente, era d’ordinanza per qualsiasi vera fan del gruppo), mi preparai ad attendere la fine. Eppure oggi, a distanza di un milione di anni, c’è il mio ex pupillo Mark Owen, uguale spiccicato al pr milanese del grande fratello, che fa da leading voice per questo singolo chiamato Shine, canzoncina banalotta che ne ricorda mille altre, e nulla aggiunge e nulla toglie al loro già mediocre palmares.

Ah, tra l’altro scopro adesso che Mark Owen al grande fratello inglese, il celebrity big brother, ci ha partecipato. E l’ha pure vinto (acc, complimenti).

jason vestito da - ehm - diavoloAll’epoca mi arrabbiavo moltissimo, quando i miei amichetti maschi li definivano “froci”. Diventavo una iena. Ma poi in effetti, a rivedere oggi certi toppini ricamati all’uncinetto, di quelli che sfoggiavano nei vari concerti, davvero, penso d’esser stata poco comprensiva. Una maglietta del genere, indossata da Mark, attillatissima, da cui spuntava fuori la sua panzetta anoressica, aveva su scritto Junkie’s baddy powder (parodia tossica – ah ah – del borotalco), e si vedeva ovunque in giro, su migliaia di fanciulle adoranti. Non ho trovato una foto, accontentatevi di questo screenshot dal video di Relight my Fire (nel quale Mark indossa anche una splendida canottierina arancione con un topolino disegnato sopra – e io che mi arrabbiavo con gli amichetti maschi, mah).

La vetta galattica del ridicolo, però, la sfioravano nel tentativo di trasmettere a noi altre adolescenti rintronate dei messaggi di trasgressiva sensualità. Ad esempio, qualcuno se li ricorda con quelle maglie di rete nera, gli shorts a mutanda e le ginocchiere da pallavolo mentre cantavano (se non ricordo male) Sciò so sciò, eh, ve li ricordate? E che dire della sexy armatura di gomma rossa su perizoma che potete ammirare nell’immagine qui sopra? Uuuuuh, non so voi, io sono tutta un brivido.

Oppure ammirate questa foto storica, risalente se non erro al primo album, qui purtroppo in pessima risoluzione. Ne avevo addirittura una cartolina, che custodivo gelosamente, appiccicata sopra al letto, che mi faceva da santino (eh sì, e poi biasimo l’amoralità di queste giovini malvestite d’oggi, da che pulpito). Altro che calciatori in slipponi targati dolce & gabbana (e battere sul tempo due organisimi burinamente modificati come i d&g, be’, non è cosa da poco). Senza contare il particolare trashissimo del fondoschiena di Gary Barlow, da sempre ciccione moscio e cellulitico, per cui si dibatteva tra noi altre sciocchine se fosse o meno così palesemente ritoccato come sembrava, in un’epoca in cui photoshop era ancora un sogno, fotomontato con un culetto un tantino più decente (fotomontaggio che però, fatto com’era con un Amiga 500 – secondo le sue più acerrime nemiche, di solito fan di Robbie – si riconosceva lontano un miglio: incollato male, e pure con un fuoco diverso – povero sfigato tenero pacioccone di un Gary).

E potrei poi dilungarmi su mille e mille fantastiche tendenze malvestite che sono di loro responsabilità. Che so, il simpatico taglio di capelli (in questa foto, stranamente, la mammoletta Barlow sembra Ivan Drago) che tutti i maschietti tentavano di riprodurre, lunghi davanti e cortissimi dietro, con la riga in mezzo, pendenti sulla faccia. Ma comunque, questo posticino qui doveva essere solo una breve introduzione per stasera, ché speravo si sbizzarrissero come ai vecchi tempi. E invece m’è andata buca. Delusione. A Mark, dopo anni di lezioni di canto, gli è venuta una gradevolissima voce da ranocchio, con l’estensione della pianolina mulino bianco, e in fatto di abiti – che due scatole – ha deciso con tutti gli altri di adottare questo insulsissimo stile minimal in grigio e nero. Certo, dopo quei cappottini così malinconicamente brit-pop del primo video, c’era da aspettarselo. Ma quanto erano meglio i travestimenti da, ehm, da cos’è che erano travestiti?

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