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Spider-Man malvestito, pure lui

il costume nero extraterrestre di spiderman anche noto come venomEh, grossi cambiamenti sul fronte fashion anche per il nostro sensazionale arrampicamuri. Il nuovo costume dell’extraterrestre cattivissimo, che si può sbirciare nel trailer (qui, anzi no, qua) e un altro ancora, supertecnologico, che ha da poco debuttato nella serie a fumetti.
Del primo c’è poco da dire, ché si tratta di una roba abbastanza vecchina (clic sull’immagine, qua a destra, per la sua prima apparizione) a cui in venticinque anni è già successo un po’ di tutto (s’è pure sposato, oh, pensate); del secondo invece, che è una novità assoluta, qualcosa da dire c’era e l’ho detta, alla maniera delle malvestite, in una letterina pubblicata (grazie max) sul numero 458 dell’Uomo Ragno, il mese scorso.
So che non ci capite un tubo, ma intanto che aspettiamo di esser travolti dall’apocalisse fricchettona, be’, ecco qua la letterina (e mi raccomando non perdetevi il video più sotto, che è molto buffo):

Nonostante io abbia da tempo accettato di sopportare numerosi fenomeni di malvestitismo persino nei fumetti marvel - santo cielo, ancora mi viene la pelle d’oca al ricordo di certi completini anni ottanta che le nostre innocenti supereroine, anche nella loro alteregotica vita pubblica, il nuovo costume coatto di spidermanfurono costrette ad indossare - che vuoi, mi dicevo, non fanno altro che rispecchiare le tendenze malvestite allora in voga, così come adesso, se vedo MJ che tenta di sedurre Peter strusciandoglisi contro in un tanghino rosa shocking da bikini contest, mi dico ok, che vuoi, è l’era del tanga; ebbene, nonostante quindi io sia da sempre molto ben disposta e tollerante, che si arrivi tuttavia a fenomeni di malvestitismo così radicali e distruttivi come quest’ultimo perpetrato da Quesada, in modo tra l’altro del tutto superfluo e inopportuno (ma tralascio qui le considerazioni sull’opportunità di restailizzare spidey proprio nel momento in cui, col suo vecchio costume, è più in voga che mai), ebbene stavolta non riesco a digerirlo.

Per cominciare, i colori: difficile immaginare qualcosa di più coatto di un bel giallo luccicoso, che dà questa fastidiosa idea di patacca che può anche starci, ok, sull’armatura di quel pretenzioso ricco sborone di IronMan, ok, ma sul nostro amichevole spidey della porta accanto (voglio dire, sinceramente, è il costume che avrebbe scelto per sé Snoop Dog), proprio no. Senza contare che, accoppiato a quel rosso granata, oltre a rendere il tutto completamente stonato, c’è il rischio che Spidey finisca per essere elevato a simbolo striscionaro di qualche squadra di calcio.

 

Del resto, con quel disegno là, sembra che Spidey indossi, dall’alto: un paio di occhialoni dorati da discotecaro, un mega collanone di forma indefinita con pendaglio in oro massiccio, bracciali ancora in oro massiccio stile schiava romana, e per finire geniali ghette (in oro anch’esse, ovvio) alla zio paperone. E appunto, ci aggiungi un cappellino da baseball, bandana e pelliccia, e possiamo lanciare col fumetto una serie di album hiphop. A proposito infine dei suoi nuovi ipertecnologici poteri, finora in buona parte sconosciuti, capisco la necessità di rendere il personaggio un tantino più cupo e ambiguo (in vista dei futuri eventi), ma ho ugualmente da far notare: a) il timore ormai più che fondato che l’obbiettivo ultimo di Straczynski sia quello di rendere la tela sempre più somigliante a mocciolo; b) il plagio che è stato fatto, per questi novelli tentacoli ragnici, delle zampette degli extraterrestri di Alien; c) la sorpresa per aver notato come solo adesso che c’ha la tuta antiproiettile, sono passati appena cinque minuti e gli hanno sparato (il che è una straordinaria confutazione fumettara della legge di Murphy). Che dire oltre, non so. Gwendoline sì che si vestiva bene, e guarda che fine ha fatto: fumetti diseducativi che non siete altro.


Malvestita #256

malvestita con tunichetta geisha alla melita tonioloHo incrociato proprio ieri un paio di queste adorabili tunichette da geisha (1), l’avrete sicuramente già notate - profonda scollatura a V, tessuto lucidino simil raso, fascia strettissima sul ventre (una specie di rivisitazione dell’obi tradizionale giapponese), maniche sbrindellate lunghe sulle braccia, fantasie floreali o disegni astratti da divano vagamente fricchetton psichedelico - non so come si chiamano, se c’è un termine tecnico che le definisce: resta il fatto che, comunque, sono tra le novità più altamente deplorevoli del panorama malvestito di questa primavera duemilasette.

Sarebbe forse troppo facile prendersela con gli effetti che la fascia elastica (2), a mo’ di pancera quasi-contentiva, esercita sulla parte bassa del ventre, quella che spunta fuori (c’è sempre un sacco di roba che spunta fuori, del resto, è il principale fondamento filosofico di qualsiasi vera forma di malvestitismo estivo), sulla quale produce scoscese catene montuose di rotolini trippici: sarebbe forse troppo facile ma noi, tanto, non ci formalizziamo.

Vi ricorda qualcosa? Ma certo, avete visto una tunichetta del genere addosso a Melita Toniolo, la tettona del Grande Fratello. E potete scommetterci, se ha fatto la sua comparsa su canale cinque in prima serata, be’, non avremo scampo - no non v’illudete, il teorema per cui se una cosa si vede al grande fratello questo basti a squalificarla in eterno, no, per quanto possa sembrare assurdo, funziona esattamente al contrario (l’unica eccezione alla regola, l’unica cosa che non ha fatto tendenza dopo una prima serata su canale cinque, è il tatuaggio di padre pio: peccato).

La malva del giorno, a parte per la tunichetta (mille punti), non è poi sto granché: i pantaloncini (3 - dieci punti) sono un banale residuato della shorts-mania che già ha turbato le nostre giornate lungo l’intera estate scorsa (e ancora sono in dubbio, a tal proposito: saremo costretti a subirne un sequel?); le scarpe invece (due punti), sono l’ennesima e insopportabile contaminazione tra la saccheggiatissima linea delle Converse All Star e un altro tipo di scarpa, un altro classicone in questo caso (dopo l’allucinante incrocio converse-ballerine), le storiche ciabatte da maggiordomo filippino altrimenti note come Vans (4).


I sogni (malvestiti) son desideri

Chi, come me, ha avuto il piacere di trovarsi appiccicato sotto casa il grosso manifesto pubblicitariol'oreal glam bronze spray di cui qua accanto, in foto (clic per vederlo più grande), ha sicuramente pensato che, se spesso e volentieri la fantasia ha la meglio, be’, è pur vero che ogni tanto la realtà malvestita riesce a pareggiare i conti.

Nel caso specifico di questa pubblicità qui, a far le veci della fata madrina, ci ha pensato la nostra multinazionale cosmetica del cuore, la L’Oreal, che ha reso pan per focaccia all’ormai (adesso sì ne abbiamo misura) obsoleta immaginazione di Robert Zemeckis, sfornando un incredibile ma incontestabilmente reale fondotinta spray per gambe, cosiddetto glam bronze spray.

Leggo sul mio forum di riferimento, alfemminile (nel sito ufficiale L’Oreal non se ne dice niente, ancora: alfemminile è troppo avanti), che si tratta di uno spray in due tonalità abbronzanti, una più chiara una più scura, che permetterebbe - cito - di nascondere i difettini delle gambe (”tipo venuzze, lividini ecc”, dicono) ed andare in giro senza calze.

E se è vero quindi che, grazie a questa rivoluzionaria reinterpretazione graffittara dell’arte cosmetica, l’estate che viene si potrà finalmente fare a meno di quegli ingombranti affari (auff, che caldo faceva, e tutto per quell’unico antiestetico capillarino infiammato), previo ovviamente un perfetto disboscamento pilifero,

tralasciando le considerazioni ambientaliste sull’aggravamento delle condizioni climatiche planetarie di cui l’eccesso di glam bronze spray molto probabilmente sarà causa (ve le immaginate, schiere di malvestite che si rifugiano in bagno ogni cinque minuti per ritoccarsi a vicenda le smagliature e i buchini che continuano a scolorire?), a parte gli scherzi, speriamo sul serio che il coso regga bene e che non condanni invece le nostre povere malvestite a insozzare i sedili della macchina, le mani dei loro fidanzati, gli asciugamani in spiaggia, le tavolette del wc e che, soprattutto, non si spanda in una fraintendibilissima chiazza di acqua colorata marrone cacca attorno alla malvestita bagnante in bikini.
Oh oh ma che figura allora, che vergogna! Sarebbe sconvenientissimo e per niente sexy: meglio la cellulite piuttosto, oh.


La suoneria è malvestita

Il progresso tecnologico permette la nascita di nuove e imprevedibili forme d’espressione malvestita. Considerate ad esempio la suoneria del telefono cellulare. Polifonie, mp3, antropomorfizzazioni. Non serve mica più soltanto all’orecchio del proprietario, no, deve essere vanitosamente sottoposta all’ascolto di chiunque altro nel raggio di decine di metri. E, conseguenza dell’attuale spaventoso imperversare di ogni tipo di suoneria, cosa dite, c’è forse un modo altrettanto molesto e fastidioso, per una malvestita, di soddisfare appieno il suo innato esibizionismo? No che non c’è. Adesso, oltre ad attaccarci per vie oculari, neppure martello incudine e staffa, ahinoi, sono più al sicuro.

plin plin plon plonLa noncuranza con cui si offende la pace uditiva dei presenti, l’impudicizia del volume perennemente sopra i 90 decibel, la totale incapacità di provare il benché minimo imbarazzo (io, per dire, mi sotterrerei, se dal mio cellulare partisse all’improvviso la versione midi dell’ultimo Tiziano Ferro) e quella inevitabile punta di sadica goduria nel tirarlo fuori e rispondere al millesimo squillo, fanno schizzare alle stelle il valore del QM (quoziente di malvestitismo) di una qualsiasi aspirante malvestita.
No, che sia essenziale avere una suoneria originale e facilmente riconoscibile nel caos di tutte le altri, uguali e banali, per riconoscerla più facilmente, o che il volume vada tenuto tanto alto perché altrimenti, con tutte le cose che ci sono in borsetta (il makeup, le pinzette, la crema mani e lo specchietto) la scossa sismica di una semplice vibrazione andrebbe dispersa, no, non sono giustificazioni accettabili.

Oltre ai canonici e ormai superatissimi poppoppò calcistico, unz unz unz discotecaro, oltre alle varie cover musicali per fan frustrate di questa o quella robetta pop (Giggi d’Alessio, Biagio Antonacci, le Vibrazioni - sostituire a piacere col nome di un qualsiasi cantante/gruppo sanremese), muuuuu bau qua qua e miaoooo per veri simpatici giocherelloni, c’è tutto un universo di suonerie (più logherie, più screensaverie) principalmente targhettizzate verso il vastissimo mercato del malvestitismo adolescenziale. Sono un’infinità, tutte in competizione nel raggiungimento della pura idiozia. Come non citare dunque (è l’indispensabile delizia a segnalarmele in mail) l’ape ninfomane, l’alfabeto a rutti, gli insetti che trombano, e - novità dell’ultimora - persino le vecchiette con l’aerofagia. Insomma, per una manciata di euro vi ritrovate sul telefonino animaletti storpi che espletano qualsiasi tipo di funzione fisiologica (e qui, il paragone con le squallide grifferìe Monella Vagabonda & figlie viene quasi spontaneo: la stessa noiosa idea che viene ripetuta in varie salse, applicata a mascotte e storielle pretestuose, ideate all’ultimo momento, cretine oltre ogni umana comprensione).

Non voglio però sembrarvi contraria su tutta la linea, eh, ché in fondo alcune suonerie assolvono ad una importante funzione di supporto psicologico, come quelle in cui c’è la vocina che dice “dài, è importante, rispondi, è per te, è importante, rispondi!”, chissà quante povere malvestite sofferenti di solitudine hanno aiutato a sentirsi meglio. Ma se ci pensate, in fondo, a proposito di denaro (che non è poco - quattro cinque euro a suoneria - e pensate, rappresenta una percentuale di guadagno sempre più rilevante per le case discografiche), questa faccenda delle suonerie è una metafora ideale della peggior deformazione malvestita: di quando si paga una cifra esageratamente sproporzionata rispetto al valore reale dell’oggetto acquistato - e non ci si vergogna di farlo sapere in giro.


Coppia malvestita #16 e #17

Ok, oggi facciamo un po’ di malvasegnalazioni, ché ne ho ancora un mucchio di interessantissime, in mail, che scalpitano per esser pubblicate. E’ il turno di due giovani promettenti malvabusters, Sara, che già ci aveva deliziate con la sua coppia malvestita #14, e che ci propone nuovamente una coppia, mamma e figlia (turiste: dalle quali prende spunto per una lunga digressione sul malvestitismo turistico), e Claudia, che ha avuto un incontro ravvicinato del terzo tipo con una coppia di allucinanti gemelline. Fate clic sulle immagini per vederle più grandi.

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coppia malvestita numero 16Queste due belle bionde le ho viste a Firenze mentre stavo entrando a scuola… madre e figlia sicuramente, non solo si riconoscevano per la somiglianza fisica, ma addirittura per i vestiti e la tinta dei capelli!
Parentesi: i turisti sono sempre i malvestiti migliori, sia perché sono convinti che in Italia ci siano 40° anche a Gennaio, sia perché qualunque cosa ci sia su un negozio italiano per loro è fashion…
Non so se avete mai notato e contemplato, se avete mai visto giapponesi andarsene in giro con sabot, minigonne o vestiti molto sexy cuciti su modelle di 1.80 (per cui loro, nane, sembrano delle vestali greche un po’ tamarre) o le vecchiette comprare a Firenze o a Roma dei foulard con scritto “Venezia” o “Milano”.. e come ultima cosa, che mi fa arrabbiare di brutto, quando se ne escono dai negozi di marca con dei sacchettoni più grandi di loro (magari con dentro solo un paio di calzini) e poi, chiaramente, salgono nel tuo stesso treno intasando il corridoio per ore e ore nell’attesa di capire come fare a mettere questo antipatico sacchetto,e a domandarsi perché l’ abbiano mai preso.

Chiusa la parentesi, mi sono rimaste impresse queste due perché mi ha colpito subito quel foulard fucsia coordinato! Era proprio lo stesso, la madre con navigata eleganza lo portava in testa a mò di turbante, mentre la figlia, (distinguibile solo dai capelli lisci e + moderni!), lo aveva vezzosamente e giustamente messo a sottolineare il suo bianco sederone, già abbastanza costretto dai jeans. Forse non ho già specificato che le ho viste un mese fa, per cui le birkenstock e le magliettine erano decisamente precoci per il periodo, e invece hanno voluto deliziarci con un dei primi “rotolo-party” della stagione…forse i turisti non sanno che in Italia, oltre alla pizza e alla mafia, abbiamo anche degli occhi che funzionano bene!
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Malvestita #255

malvestita eucarestiaLa malva di oggi merita una menzione speciale nel gruppo delle catto-malvestite da messa (di cui già la #254): da vera fedele irreprensibile, non si è fatta scrupolo d’arrivare fin sull’altare con il chewingum in bocca. Lo ruminava vistosamente prima dell’eucarestia (1), si è presa una pausa di qualche minuto durante il raccoglimento post eucarestia (sapete, quando ci si inginocchia con gli occhi chiusi e le mani giunte, ringraziando il signore che è quasi finita), e ha ripreso il ciancichìo subito dopo, come niente fosse. Il chewingum era lo stesso, sono sicura. Dunque non so, poverina: forse l’aveva dimenticato, forse era totalmente concentrata nella mistica contemplazione del sovrannaturale, oppure forse più prosaicamente mirava a battere il record di Violetta Beauregarde, chissà.

Ma se non è proprio perfettissima dal punto di vista della deglutizione sacra, nulla le si può rimproverare da quello della catto-morigeratezza malvestita. Almeno formalmente, le regole della casa sono salvaguardate dallo sciallino frangiato della nonna (3) a coprire le spalle e dalla fila inferiore di volant (immagino attaccata col velcro, da rimuovere una volta fuori), ben sotto il ginocchio.

Certo il modo in cui il vestito smanicato (di un orribile tessuto acrilico marrone) le fascia succintamente il corpicino, potrebbe indurre pensieri sconvenienti e ben poco morigerati nei fedeli, distraendoli dalla preghiera. Così come del resto l’altissima cinturona da campione di wrestling (il suo pezzo migliore): più che una cintura, quasi un bustino, di pelle nera e con doppia allacciatura, che dà al tutto un tocco sadomaso davvero un pochino fuori luogo, a farti venir voglia di scoprire se sotto quella doppia fila di volant (2), attorno alla coscia, abbia sostituito la mondana e relativista giarrettiera con un più consono cilicio.

E non poteva mancare una qualche pennellata chic, ovviamente. Per questo, la nostra malva si è saggiamente munita di una micro borsetta griffatissima Gucci (5), della serie “è più facile per una Gucci passare per la cruna di un ago eccetera”, di una spillona floreale (7) in stoffa rossiccia (passione di cristo), e di un paio di sandali scollati (8), impreziositi da uno zig zag incrociato sul davanti, con puntina aguzza e tacco a spillo venti cm (Santa Malvestita martire).


Malvestita #254

malvestita col pannoloneEro alle calcagna di una malva che andava molto di fretta e faticavo a starle dietro, mi tremava il quadernino e non riuscivo a prendere appunti. Quando si è ficcata in chiesa, alla fine, ho pensato di lasciar perdere. Suonavano in quel momento le campane della messa ed io, sarà perché faceva molto caldo e c’era ovunque un sole assassino, ho pensato di farmi un riposino dentro. E, che dire, mi sarei aspettata di trovare un tranquillo, noioso e sparuto manipolo di anziane baffute. E invece no, col cavolo. Era pieno stracolmo di giovani e pimpanti malvestite, tutte a bisbigliare entusiaste, gioiosamente indifferenti alle manovre del rito, acchittate tutte quante a festa, secondo questo che dev’essere un dogma a me fino ad oggi sconosciuto del malva cattolicesimo praticante: l’acchittarsi per la messa come fosse una qualsiasi pagana goliardica serata di gala.

Non ho potuto che piegarmi in ginocchio, prostrata innanzi alla meraviglia del fascio di luce che mi inondava tutta, e lanciare al cielo le parole: “la luce, gesù cristo, ho visto la luce!” (leggi: ne ho presa un’infornata, di malve, che basta per un mese)

Questa qui che vi propongo oggi, in apertura di settimana, è un giovane esemplare sui vent’anni. Non era l’unica a indossare questa strana gonnellina bianca (1), ce n’erano una manciata, sparse qua e là, che punteggiavano di panna montata i grigi banchi della navata centrale (una variante: quella con fiocco bianco stile farfalla barilla decentrato in vita). E’ del resto il pezzo più interessante del suo abbigliamento. L’impressione, con questo strano tessuto cartaceo, leggero e spiegazzato, pieno di morbidi drappeggi che nemmeno la pietà del michelangelo, che forma un ammasso amorfo e gonfio intorno al popò e alla parte superiore delle cosce, l’impressione dicevo è quella di trovarsi davanti ad una specie di mega pannolone per adulti alla Baby Herman.

Contribuisce al dominante effetto nursery il colore rosa bonbon di maglietta e scarpe. La prima (2) si distingue per l’utilizzo ultimamente abbastanza comune del coprispalle con maniche lunghe, che forma con la maglietta, sotto, un’apertura ad ellisse proprio in corrispondenza della non generosa scollatura (sulla quale l’occhio è attirato anche grazie ad una sapiente padronanza delle tecniche di disposizione strategica del gioiellume). Le scarpe (3) sembrerebbero a prima vista delle semplici ballerine. Ma no, sono ben più interessanti. Perché come per gli stivali nei passati due tre anni, così per le ballerine, ormai, si è arrivati alla continua folle ricerca di un modello più originale degli altri, che rivisiti la forma classica con qualche trovata ad altissimo QM (quoziente di malvestitismo). Le sue, appunto, sono delle ballerine da ginnastica, con suola in gomma, le cui estremità (punta e calcagno) sono collegate da uno scheletro di laccetti elastici incrociati sul lato. Ottime!

E per queste scarpe da sole, insieme anche alla gonna pannolone, dai, diciamo che le perdoniamo la borsa (4), che sarebbe altrimenti davvero davvero da biasimare: un sacco di tela blu con la scritta cubitale mbc workshop, una cosa che devo aver avvistato l’ultima volta ai tempi del liceo, molti anni fa. Un clamoroso passo falso sulla strada del perfezionismo malvestito.


A proposito di chirurgia estetica #2

Memo per quando rinascerò provvista di un bel nasone lungo e bitorzoluto: agli impiccioni che chiederanno come mai la rinoplastica, spiegare del setto nasale deviato, dei problemi di respirazione che non mi fanno dormire la notte e del fischio insopportabile che nei momenti di silenzio a tavola metteva in imbarazzo tutti quanti; a quelli più rompiscatole che chiederanno come mai è sparita la gobbetta, rispondere che appunto, non ci capiscono niente, era colpa della deviazione del setto, era quello che formava la gobbetta; aggiungere infine con una punta di nostalgia che il cambiamento un po’ dispiace, che c’ero affezionata alla gobbetta, il naso mi piaceva pure prima.

Memo numero due per quando rinascerò piatta e nel caso ancora non esista alcuna apposita legge dello stato: agli impiccioni che vorranno sapere il motivo della operazione al seno, spiegare con tono un pochino risentito (per la loro mancanza di sensibilità) che non va chiamata così, chirurgia estetica, perché non di un abbellimento si tratta ma di un adattamento di genere, essendo il seno azzerato un evidente handicap che non permette di sentirsi davvero femmine fuori, oltre che dentro; spiegare che è stato dettato da un profondo impulso psichico, che non ha niente a che fare con il pimpaggio estetico ma che è invece un essenziale adeguamento della mia interiorità (da quando sono piccola sogno di roteare le tettone con i pon pon sui capezzoli) alla mia esteriorità (riesco ad arrivare ad una prima scarsa soltanto arrotolando i peli che ho intorno ai capezzoli), è dunque chiaramente un intervento necessario alla salute della mia povera psiche menomata.

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Le malvestite tifa Guendalina

Perdonatemi l’outing, ma io stasera faccio il tifo per questa signora, Guendalina Canessa.

guendalina canessa grande fratello malvestitaOh, in sei grandi fratelli avesse vinto mai una malvestita di quelle vere, sincere, malvestite dentro: non mi sembra giusto. Tutt’al più son riusciti a premiare Johnatan, che non sarà una malvestita, ok, ma il cui più grande desiderio è quello di rinascere Beyoncé. Potevamo accontentarci?

Questa edizione qui, finalmente, abbiamo la possibilità di rimediare al torto subito, di vendicare tante e tante malvestite ex grande fratello sconfitte e ormai dimenticate. Ne abbiamo sotto il naso una, Guendalina appunto, che è splendida, inappuntabile, perfetta in tutto: nel modo di abbigliarsi, anzitutto, con gli sciccosi vestitini che sfodera nel serale (un, due, tre). Questo qui a fianco ad esempio, il suo pezzo forte (indossato la trionfale serata d’ingresso, e poi riproposto spessissimo), una specie di vestaglietta multistrato e multimateriale, che gioca sul vedo-non-vedo di trasparenze e scollatura (sulla cui eccezionalità, con quei seni moscetti e strabici, uhm, non sono per niente d’accordo con Milo), e soprattutto su una malvestitissima scintillanza dorata da ammaestratrice di colombe del circo togni. E i leggings, i leggings, vero flagello di quest’ultima era malvestita, c’era da aspettarseli, e infatti.

L’animo così inguaribilmente malvestito di Guendalina è testimoniato dalla sua straripante passione per le scarpe, banale mania tipicamente caratteristica di ogni vera malvestita. Ne ha di ogni genere (sopra i 300 euro ovviamente), centinaia di meravigliosi modelli di cui è fierissima e a cui è tanto affezionata che il solo separarsene le provoca crisi di pianto (ricordo in particolare un paio di sandali, geniali, con dei cristalli swarovsky intrappolati nel tacco trasparente, una specie di acquario per gioielli, la versione scarpistica di quegli orridi bicchieri-candela di gel con gli oggettini dentro a mollo, degno soprammobile di ogni appartamento degnamente malvestito). Nel disegno qui a lato, Guendalina, in perfetto pendant con i toni nero-oro di vestaglietta e leggings, ha un paio di stivaletti scamosciati con catena dorata, che ci ha fatto ammirare anche in una variante molto creativa, tirati su (qui).

Malvestita lo è anche nel suo modo di comportarsi, sempre eccessivo, teatrale, melodrammatico, con la sua vocetta malamente impostata pronta a destreggiarsi in sceneggiate che neppure il peggior Mario Merola. E’ malvestita nel suo lasciarsi continuamente blandire dai grevi e maneschi corteggiamenti del prepotente decerebrato di turno (Milo), salvo poi falsamente indignarsi quando la si fa passare per una che si fa toccare le tette. E’ malvestita, soprattutto, nel viso, dai tratti stereotipatissimi frutto di uno o più pimpaggini estetici: nasino stretto quasi inesistente, zigomi gonfi e bitorzoluti, tratti asimmetrici da bisturi impazzito, bocca sporgente alla paperino.

In ultimo ma non the least, per favore, non dimenticate che questa malvestita qui, in uno dei suoi consueti attacchi di schizofrenica diarrea verbale, ha candidamente ammesso di desiderare un uomo disponibile a pisciarle addosso (video). Non è commovente, tanta sincerità? Tanto più che così, fortunata lei, sembra esser già pronta ad affrontare tutta quella impegnativa gavetta alla corte di Lele Mora.

Ecco, quest’anno al Grande Fratello c’è una malvestita purissima, completa in tutto - certo, un po’ troppo alta moda e poco semo bburini, ma va bene lo stesso - e per questo, dunque, le malvestite si schiera apertamente, e questa sera tifa per Guendalina Canessa vincitrice del gf7. Anche se, oh, non fraintendete: mi toglierei la vita piuttosto che spendere un euro per mandargli un sms.


Notre malvestitina de Lourdes

Sto seguendo molto attentamente il viaggio in Malawi di sua altezza reale del malva-trasformismo Madonna, come del resto mi attengo da sempre al principio che è cosa buona e giusta seguire attentamente tutto ciò che Madonna fa e non fa, nella speranza di ottenere qualche preziosa briciolina di preveggenza sulle future malva-tendenze trashamente rivisitate (secondo l’ineluttabile equazione labranchiana: intenzione - risultato ottenuto = trash) da noi altri comuni mortali. Eppure mi accorgo che, tra i poco interessanti spettegolii sull’assenza di quell’inutile bambolo gonfiabile che è il marito, i continui cambi di opinione per cui oggi sembra pronta ad acquistare un nuovo tenero accessorio umano (leggi: negretto da mettersi in borsa - ricordarsi di cambiargli il nome) e il giorno dopo invece no (è là soltanto per finanziare un orfanotrofio: santa subito), tra queste cose qui e il più interessante, turbolento tentativo di linciaggio dei giornalisti ad opera degli stessi alunni dell’orfanotrofio (educati dunque, come Madonna desidera, ad un perfetto e aristocratico bonton inglese), ebbene, io sono decisamente più attratta dai primi incerti malva-passettini della figlia di Madonna, Maria Lourdes Ciccone, che questa volta ha voluto accompagnare la mamma (qui, qui e qui, alcune delle foto).

maria lourdes ciccone e uno maria lourdes ciccone e due maria lourdes ciccone e tre maria lourdes ciccone e quattro maria lourdes ciccone e cinque

Peccato che Madonna voglia mantener così noiosamente segretissima la sua vita privata. Non ci bastano mica le storielle sulla cabala e le domestiche intimorite che quando lei dorme (ché ha il sonno difficile) non possono aprire i rubinetti. Che barba. Ed è pure ora che passi il testimone. Voglio dire, quanto ancora può divertirci assistere ai contorsionismi discodance di una vecchia rugosa iper palestrata? La bambina è perfetta, col suo codice genetico ibridato Madonna-Carlos Leon (un baffuto istruttore latino americano di fitness, dio mio, c’è niente di più intimamente malvestito?), rappresenta una incarnazione sopraffina in chiave mini del malvestitismo materno. Guardatela nelle foto sopra (clic), come sta diligentemente imparando a scoattarsela davanti ai fotografi, inchinatevi dinnanzi all’abilità di questa poco più che undicenne già capace di scendere dall’auto mulinando i lucenti capelli in aria, col mento superbamente puntato e l’espressione altera ma soddisfatta. Se Madonna volesse davvero fare qualcosa per il bene dell’umanità, dovrebbe aprirci le porte di casa sua: come ha fatto l’ex Signore dei Pipistrelli, un bel reality sulla sua vita familiare, così che si possa seguire scientificamente, passo passo, l’evoluzione malvestita della piccola Lola. Che, c’è da scommetterci, farà mangiar polvere a queste squallide Paris Hilton Linsday Lohan e compagnia (sperando ovviamente, però, che non faccia la fine della figlia di Cher - *sigh*)