Ho incrociato proprio ieri un paio di queste adorabili tunichette da geisha (1), l’avrete sicuramente già notate - profonda scollatura a V, tessuto lucidino simil raso, fascia strettissima sul ventre (una specie di rivisitazione dell’obi tradizionale giapponese), maniche sbrindellate lunghe sulle braccia, fantasie floreali o disegni astratti da divano vagamente fricchetton psichedelico - non so come si chiamano, se c’è un termine tecnico che le definisce: resta il fatto che, comunque, sono tra le novità più altamente deplorevoli del panorama malvestito di questa primavera duemilasette.
Sarebbe forse troppo facile prendersela con gli effetti che la fascia elastica (2), a mo’ di pancera quasi-contentiva, esercita sulla parte bassa del ventre, quella che spunta fuori (c’è sempre un sacco di roba che spunta fuori, del resto, è il principale fondamento filosofico di qualsiasi vera forma di malvestitismo estivo), sulla quale produce scoscese catene montuose di rotolini trippici: sarebbe forse troppo facile ma noi, tanto, non ci formalizziamo.
Vi ricorda qualcosa? Ma certo, avete visto una tunichetta del genere addosso a Melita Toniolo, la tettona del Grande Fratello. E potete scommetterci, se ha fatto la sua comparsa su canale cinque in prima serata, be’, non avremo scampo - no non v’illudete, il teorema per cui se una cosa si vede al grande fratello questo basti a squalificarla in eterno, no, per quanto possa sembrare assurdo, funziona esattamente al contrario (l’unica eccezione alla regola, l’unica cosa che non ha fatto tendenza dopo una prima serata su canale cinque, è il tatuaggio di padre pio: peccato).
La malva del giorno, a parte per la tunichetta (mille punti), non è poi sto granché: i pantaloncini (3 - dieci punti) sono un banale residuato della shorts-mania che già ha turbato le nostre giornate lungo l’intera estate scorsa (e ancora sono in dubbio, a tal proposito: saremo costretti a subirne un sequel?); le scarpe invece (due punti), sono l’ennesima e insopportabile contaminazione tra la saccheggiatissima linea delle Converse All Star e un altro tipo di scarpa, un altro classicone in questo caso (dopo l’allucinante incrocio converse-ballerine), le storiche ciabatte da maggiordomo filippino altrimenti note come Vans (4).
Chi, come me, ha avuto il piacere di trovarsi appiccicato sotto casa il grosso manifesto pubblicitario
di cui qua accanto, in foto (clic per vederlo più grande), ha sicuramente pensato che, se spesso e volentieri la fantasia ha la meglio, be’, è pur vero che ogni tanto la realtà malvestita riesce a pareggiare i conti.
Nel caso specifico di questa pubblicità qui, a far le veci della fata madrina, ci ha pensato la nostra multinazionale cosmetica del cuore, la L’Oreal, che ha reso pan per focaccia all’ormai (adesso sì ne abbiamo misura) obsoleta immaginazione di Robert Zemeckis, sfornando un incredibile ma incontestabilmente reale fondotinta spray per gambe, cosiddetto glam bronze spray.
Leggo sul mio forum di riferimento, alfemminile (nel sito ufficiale L’Oreal non se ne dice niente, ancora: alfemminile è troppo avanti), che si tratta di uno spray in due tonalità abbronzanti, una più chiara una più scura, che permetterebbe - cito - di nascondere i difettini delle gambe (”tipo venuzze, lividini ecc”, dicono) ed andare in giro senza calze.
E se è vero quindi che, grazie a questa rivoluzionaria reinterpretazione graffittara dell’arte cosmetica, l’estate che viene si potrà finalmente fare a meno di quegli ingombranti affari (auff, che caldo faceva, e tutto per quell’unico antiestetico capillarino infiammato), previo ovviamente un perfetto disboscamento pilifero,

tralasciando le considerazioni ambientaliste sull’aggravamento delle condizioni climatiche planetarie di cui l’eccesso di glam bronze spray molto probabilmente sarà causa (ve le immaginate, schiere di malvestite che si rifugiano in bagno ogni cinque minuti per ritoccarsi a vicenda le smagliature e i buchini che continuano a scolorire?), a parte gli scherzi, speriamo sul serio che il coso regga bene e che non condanni invece le nostre povere malvestite a insozzare i sedili della macchina, le mani dei loro fidanzati, gli asciugamani in spiaggia, le tavolette del wc e che, soprattutto, non si spanda in una fraintendibilissima chiazza di acqua colorata marrone cacca attorno alla malvestita bagnante in bikini.
Oh oh ma che figura allora, che vergogna! Sarebbe sconvenientissimo e per niente sexy: meglio la cellulite piuttosto, oh.