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Malvestita #271
Sono arrivata al punto che non riesco più a tollerarlo, il raso. Mi chiedo: è un’allucinazione, tutta sta gran massa di malvestite che sembra andar improvvisamente pazza per il raso? Quelle che si mettono la magliettina con le manichette a sbuffo, quelle che si mettono la sottovestina boho, quelle coi pantaloni attillati, quelle coi pantaloni larghi da clown, ce n’è persino che, più modestamente - pur di timbrare il cartellino - si opta per un semplice nastrino di raso, da usare come UCO (unidentified cintur object).
E’ un tema, lo ammetto, su cui non sono per niente imparziale, e anzi ho sempre nutrito una radicatissima avversione per tutto ciò che è raso. Sono abituata a vederlo indosso alle babbione che vogliono mettersi in tiro per il liscio del sabato sera; oppure, sui bimbetti il giorno del battesimo, tutti infagottati di raso; sulle spose, sulle prime comunioni, in poche parole: sulle malvestite il cui intento è quello di dare di sé un’impressione di folgorante pretenziosa eleganza da quattro soldi. Tutti quegli chiccosi riflessini lucidi e scivolosi, ah! come pienamente soddisfano l’irrefrenabile pulsione kitsch di una vera malvestita. Basta il titillìo di una pezzuola qualsiasi di raso e si sentono subito sciccosissime, poverine, non si rendono conto di incarnare, più che altro, delle comparse carnevalesche fuori stagione.
E certo, perché stiamo parlando di questo tessuto qui, no? Quello sfilaccioso floscio e invertebrato che si usa per fare i vestiti di carnevale (sicuro ce l’avete presente: a quale ragazzina non gli si è squagliato addosso, alla prima pioggia, l’amato scadentissimo vestito da principessa?). Raso di seta? Ma neanche a parlarne. Sintetico made in chissà dove al 100%.
E poi, scusate, ma a parte la qualità del tessuto raso o del chissà quale strano miscuglio sintetico, sapete quanto ogni più infimo difettino, di taglio o di cucito, sia facilissimo a risaltare su di esso come una cacca di piccione sulla testa di un pelato? Il raso dev’essere perfetto, tagliato col laser. Le robette da cinque euro, queste che si vedono per strada sulle malve, be’, non ne ho vista una che non avesse la vita asimmetrica che casca da una parte, le pinces del seno storte, le maniche cucite a casaccio, il palloncino di una spallina più gonfio dell’altra - e potrei andare avanti all’infinito.
La malva di oggi, esemplificativa, ha fatto il bis: magliettina rotondetta e moscissima alla biancaneve (1) e pantaloni bianchi (2), sempre in raso, un po’ strettini e pieni di simpatiche pieguzze (e qui potrei dilungarmi sul terribile effetto salsiccia nel domopak dell’abbinamento raso stretto - culone più gambone, ma lasciamo perdere). E guardate, ammirate, come lavora l’inconscio di una malvestita! Siccome lei sa, nel profondo dei suoi meandri sinaptici, che è più malva-carina la magliettuzza con l’elastico in vita - e però poveretta avendo sfortunatamente acquistato la maglietta senza elastico, lasca e floscia fin giù - ha voluto ricreare l’effetto utilizzato il supporto esterno di un bustino (3), allacciato strettissimo sulla schiena. Con l’unico risultato però di dare ancora maggior risalto ai gran sbuffi di flosciume sopra e sotto.
di Betty Moore Collezione: boho chic 112 Commenti
Malvestita #270 - Friccheton Chic
Gli ultimi due giorni ho lungamente meditato (sì, se vi stavate chiedendo che fine avevo fatto: meditavo) e sono giunta alla conclusione che questo blog non rende giustizia a quelle malvestite che io amorevolmente chiamo fricchettone.
E’ un peccato, perché davvero hanno un posto speciale nel mio cuoricino: il problema vero, accidenti, è che sono tutte molto troppo simili l’una all’altra, gli stessi colori, gli stessi vestitacci da due soldi, le stesse ciclopiche borsone, gli stessi accessori da bancarella finto-tibetana (il venditore è un cinese di civitavecchia - da due generazioni), gli stessi argomenti (in questo periodo tirano un sacco i concerti de musica cioè una cifra oh pe’ gnente mainstrimme), la stessa aria di compiacimento idiota. Così, alla fine, rischiano di annoiare.
E però, appena m’è sfilata davanti la malva #270, un’epifania! Ho subito realizzato che esiste una variante del malvestitismo fricchettone - anche piuttosto diffuso - a cui non ho mai accennato. E’ la variante del fricchetonismo per così dire chic, il fricchettonismo bbene, quello per intenderci che, se avete passato il secolo di età, fa di voi degli emuli di Marta Marzotto.
Si tratta dunque di una rivisitazione della classica Arte Povera in chiave sedicentemente più elegante e ricercata, più matura. E’, per esempio, il malvestitismo tipico di tante simpatiche giornaliste e similiari (o più in generale ex laureate in scienze umanistiche) che hanno superato da un pezzo la fase della più spensierata giovinezza fricchettona e si sono riciclate così, non tradendo del tutto i vecchi ideali cioè oh della emancipazione cioè oh della libertà oh e quel vecchio sogno giovanile del viaggio in sudamerica con Coelho in saccoccia (eeeeh i vecchi tempi del peyote - oggi, be’, ogni tanto si fanno ancora una cannetta, brrrrivido!).
Guardate qua. I vestiti larghi e sbracaloni, paradigmatici dello stile arte povera, come sono trasformati attraverso il semplice utilizzo di un sobrissimo nero (anziché i soliti classici colori caccola e vomitino), in accoppiata tunica-pantaloni (1), e il taglio maliziosamente asimmetrico della tunica, con una spalla fuori e una propaggine puntuta (2) che le scodinzola dietro. Altrettanto si può dire della cintura simil-etnica (3), formata da un fascio di spaghetti scotti annodati (no, in verità è uno spago da arrosto, perfettamente in tema, stiamo pur sempre parlando di una deriva dell’Arte Povera), che al centro ha questo meraviglioso medaglione d’argento finemente intarsiato, raffinatissimo!
Se volete trarne alcune regole generali, be’, eccole: meno sporcizia, meno trasandatezza stropicciata fine a se stessa, meno cosi che sembrano tirati fuori dai cestoni della caritas, meno tossicità estrema, meno campeggio tra le pozzanghere; e poi, accessori ingombranti e coloratissimi (i soliti, del resto, legnetti e sassetti vari) che sembrino per davvero acquistati a due lire in un paese del terzo mondo, tessuti più ariosi svolazzanti ed esotici (e puliti: puliti!) da signora ricca in crociera di lusso sul nilo, un’aria meno scocciata e ahò incazzata cor monno e più rilassata - ormai avete capito come va la vita - da ochetta giuliva (e però, oh, non meno impegnata: eeeh, ma l’Italia è il posto peggio eeeh guarda in Frangia le femmine c’hanno sette ministeri, eeeeh femmine eeeeh femmine).
Ci sarebbe magari un tantino da obbiettare sulle scarpe e sulla borsa, che rivelano chiaramente l’età ancora ben lontana dai venerandi millenni marzotteschi della nostra povera malva. Le converse all star (4) sono imperdonabili, nonostante siano un modello di quelli già un po’ lisi e rovinati: capisco che ci si voglia dare un tocco da “oh c’avrò pure trentanni ma oh so’ una oh che non ci sta alle convenzione sociali”, ma qualcuno dovrebbe spiegargli che no, le converse ormai ce l’hanno tutti, altro che convenzioni sociali. La borsa (5), in effetti, è una di quelle solite enormi saccone mosce (le arriva a metà polpaccio!) a bande orizzontali variopinte, dal sapore vagamente indianeggiante: certo è impreziosita da lustrini luccicosi e piccoli strass, ma non basta, troppo poco chic pure quella.
di Betty Moore Collezione: arte povera, io sono originale 246 Commenti
Cannes 2007 - il malvacarpet
Un post tutto intero per celebrare la malvademenza di questa attricetta cinese che si chiama Bai Ling: uhm, ci ho pensato un pochino ma poi ho deciso che no, una che raggiunge certe inaccessibili vette di malvestitismo al solo fine di farsi notare (ah, sacrilegio, solo un hobbit dal cuore puro!), no, non si merita un post tutto per sé, al massimo un paragrafetto e una foto, ok.
Sta di fatto però (oh, bisogna ammetterlo) che è una che ha capito tutto, questa Bai Ling: la tetta che salta fuori per sbaglio (per sbaglio!), lo stereotipo pruriginoso ed esibizionista del mantellone (transilvano) con sotto la sola biancheria intima, gli scaldapolpacci mosci di velluto che sembrano i moon boot dello yeti - strabuzzate bene gli occhi, che questa Bai Ling potrebbe scrivere un manuale bestseller per vipparole scarse da malvacarpet, è un genio (1, 2, 3).
Non che ce ne fossero alla sua altezza, per carità, ma molte delle vim semisconosciute che popolavano Cannes hanno saggiamente tentato la stessa strada: eccesso demente di malvestitismo –> qualche foto in più. Guardate ad esempio Sara Forestier (chi è? boh, un’attrice), che con la scusa di sostenere Amnesty International combina insieme la posa dell’attivismo impegnato (fighissimo!) e un vestitino decorato di pistoline ad acqua tipo albero di natale. Oppure Firmine Richard, che ha ficcato un lenzuolo in lavatrice con i calzini colorati del marito; Vahina Giocante, che stoicamente ruota e ruota a rischio vomito perché sia evidente la coltissima citazione vestiaria dell’elicottero leonardesco; o Zhang Ziyi, non me la sottovalutate, una qualunque cameriera da crociera che ha rubato una gonna del piffero e si è intrufolata fraudolentemente sul malvacarpet; oppure ancora, per la seria l’Angolo delle strappone (aka “guardatemi! guardatemi! ho le tette rifatte durissime!”), ci sono Caprice Bourret, con un vestito di piume con fasce (s)copri bombe, e soprattutto Hofit Golan, che si mimetizza perfettamente col tappeto rosso e vuole incuriosire il pubblico sollevando l’inquietante dilemma: che fine hanno fatto i miei capezzoli?
Ci sono, è vero, i casi patetici di chi non è manco capace di indossare i vestiti nel verso giusto, come Jasmine Trinca, che si è messa la giacchina al contrario, oppure anche la mogliettina del nostro erede al trono, Clotilde Courau, che c’ha la collana pendula sulla schiena (ah be’ ma certo, per sfoggiare il gioiellume persino nella posa classica delle fotografie da malvacarpet, quella di culo col collo alla Linda Blair).
Ci sono lampi accecanti di follia malvestita, sì, grazie per esempio al taglio da horror classic di Eva Green, palesemente ispirato alla mostra di James Whale; e in quanto a taglio di capelli, tié, beccatevi pure i capelli infernali e come se non bastasse il completino di carta pasquale firmato Tilda Swinton (qui); e però, noto con una punta di delusione, tra essi creature superiori furoreggiano a volte le stesse proletarie tendenze che ritraggo qua sul blog, indosso a comunissime malvestite da strada. E’ il caso dei malva-concetti di mosciume e cascanza, spesso e volentieri applicati ad amorfi abomini in raso: ed ecco a voi Haifa Wehbe (chi è? una specie di lorella cuccarini libanese, modella, attrice, cantante, boh) ed il suo grumo cacca spiegazzato, ecco Aissa Maiga (chi è? non ho la forza di guglare) con il suo grumo blu spiegazzato (che brava, l’ha pandantizzato con l’ombretto).
Ah, i grandi vecchi, che tristezza: c’è Bono ormai avvizzito al punto da sembrare Lucio Dalla (vedere per credere), c’è Sharon Stone che se ne frega della cellulite sul barcone di Roberto Cavalli (che, invece, non se ne frega per niente della propria panzetta, e per stare in apnea col petto in fuori il tempo di uno scatto gli sarà venuto un enfisema), c’è Mickey Rourke che se continua così, be’, per Sin City 2 non avrà bisogno di make up.
Chi ho dimenticato, vediamo: quella del pompino (lo dico sempre, lo so, ma per me quello è, citatemi qualcosa di suo che sia altrettanto degno), Chloe Sevigny, con la camicetta della prima comunione e le maniche a sbuffo, il plissè sul davanti e i volant sul collo, che bella bambina, ma c’ha abbinato una minigonna vertiginosa e una cintura con fibbiazza dorata col bassorilievo di uno scorpione, cattivissima; Dita Von Teese, con zanzariera color carne; Nicole Kid, pardon, volevo dire Kylie Minogue, un sacchetto nero orrendamente velato su pancia e fianchi, inserti in pelle e una inspiegabile e scomodissima cinturina che la stringe sulle cosce (forse reduce dalla corsa coi sacchi?).
Infine, la malvestita il cui atterraggio aspettavo con più ansia, Angelina Jolie, troppo troppo sobria, noiosissima - buuuu! - ci ha lasciato tutti con l’amaro in bocca. Niente di eccezionale dunque, tranne una cosa, quando è comparsa ieri sera sulla croisette e salutava i fans con il braccino scheletrico e ipervenoso alzato per aria: migliaia di ufologi ovunque nel mondo sono saltati sulla sedia. E’ terrestre? Sul serio? Sicuri? E a proposito, nell’incertezza, si potrebbe mica mettere in guardia questa signora qua, poveretta, che la Jolie le sta guardando il marmocchio con un aria forse un tantino troppo interessata.
di Betty Moore Collezione: alta moda, malvacarpet, very important malvestite 103 Commenti
Lo pseudomenagger milanese
E se milano is burning non vi basta, m’è arrivata da poco questa bella descrizione di un malvatipo che uriel, l’autore, chiama pseudomenagger milanese. Ah, e leggetevi anche cos’ha scritto sul blackberry, che è molto divertente (cos’è il blackberry? questa cosa qui).
Lo pseudomenagger milanese si distingue per i seguenti orrori:
- Camicia presa dal merovingio di Matrix: collo rigido come il mogano, alto, cravatta dello stesso colore (meglio scuro) della camicia, ottenendo un magnifico effetto-becchino poiché sono le 10 antimeridiane.
- In alternativa c’è il modello gialloblu: camicia azzurra più cravatta gialla, che unita alle scarpe nere ti dà quel senso di “doublefas”: la cravatta del colore che dovrebbe (a quell’ora del giorno) avere la scarpa, la camicia chiara come dovrebbe essere il vestito di mattina, il vestito scuro di mattina, come se la suocera potesse morire da un momento all’altro.
- La corameria è random: solo un 40% azzecca le combinazioni, e quindi le scarpe nere sono circa dello stesso colore della cintura, tanto poi ci pensa un orologio waterproof, bulletbroof e acidproof in acciaio al molibdeno blindato (con il cronometro sportivo, of course) a rovinare il tutto. Nessuna camicia potrà mai contenere un simile Big Ben da polso, che trasforma il polsino in un vile ammasso di lamiere contorte.
- Tutti i bottoni sono nelle asole, anche perché d’estate senza guarnizioni uscirebbe del vapore dal collo.
- I gemelli da polsino, questi sconosciuti.
- La borsa da laptop è rigorosamente in pelle, ovvero è una borsa da medico. Si sente male una signora, lo chiamano, e si scopre che lui vende mozzarelle per la Galbani.
- La barba è fatta col rasoio elettrico, che funzionerebbe discretamente se usato la sera, quando la pelle è tesa. Usato al mattino, quando la pelle è gonfia, trasforma la barba in un pigmento grigio metallico che colora la pelle del viso. Dopo le 10.30 l’effetto rasatura è scomparso.
- Il capello più che ingelatinato è rinforzato col calcestruzzo. Il gel, unito al sebo della pelle, fa sì che la sera il nostro paramanager abbia dei chiodi neri piantati su una cute bianchiccia e lucida.
- Non può mancare, avvitato all’orecchio, un auricolare bluetooth, con il quale non può mancare di edurre tutto l’eurostar di quell’ordinativo di trentamilaeuro che la coop di casalecchio deve fargli, solo di mozzarelle.
di Betty Moore Collezione: chiacchiericci vari, mailvestite, maschioni 42 Commenti
Malvestita #269
E’ una legge del malvestitismo: se una cosa fa tendenza, dopo una prima scontata affermazione della sua forma classica, ecco che a un certo punto comincia a venir fuori un sempre più consistente repertorio di incredibili varianti degenerative. Sta capitando alla salopette (qui e qui i primi malvavvistamenti), per cui accanto alla sua forma originaria d’ispirazione metalmeccanica (che anzi mi pare abbia una diffusione piuttosto trascurabile), troviamo simpatiche e malvestitissime versioni mutanti come questa qui, che (soprattutto così abbinata) sembra il costume di scena per una comparsata sullo sfondo del negozio di musica.
Più che una salopette è una specie di ibridazione mendeliana tra un pigiamone intero alla superpippo e la tuta degli astronauti, il tutto però mutilato in qualche modo nella parte superiore (e anche nel retro, però, dato che le bretelle si allacciano sul collo e poi sotto c’è il vuoto, fin giù sul sedere): è fatta di jeans, coi pantaloni lunghi (ma non saprei: continueranno davvero ad addentrarsi negli stivaloni da lap dancer - 1, ce li aveva pure demi moore - oppure finiscono così, a pinocchietto?), e con due triangoli mosci di stoffa che appunto fungono da bretelle (2) e si aprono come un paio di grandi labbra sulla maglietta da gondoliere (3 - va be’, ormai sdoganata e rivalutata in chiave boho, dalle ammuffite bancarelle di rialto ai tavolini smaltati di H&M).
A questo punto immagino avrete notato la strana linguetta con bottoncino (4) che le spunta in zona pelvica. Che roba è? Non lo so di sicuro, ma ho una teoria: gli intelligentissimi disegnatori stilisti devono avere finalmente riflettuto sulle tipiche difficoltà che incontra il salopettato una volta che debba biologicamente espletare; dunque, grazie ad una rivoluzionaria tecnologia tessile, sono riusciti a trasporre alla salopette il principio meccanico che permette da secoli a tutti noi di aprire in perfetta naturalezza una scatolina di tonno, una cosa tipo la Isi-Pil Riomare, con cui stapparsi la zona intima nei momenti, appunto, più delicati.
Due parole sulla borsa (5), enorme, fatta di non so che razza di strano materiale (il disegno m’è venuto una schifezza: credetemi sulla parola). Da come si pieghiettava e riluceva tutta, boh, aveva tutta l’aria di una plasticaccia moscia e sottile tipo latex, di color marrone cacarella; ma forse in realtà non era neanche una borsa, forse sono stata io a fraintendere, forse stava semplicemente andando a portare la plastica nel riciclabile. Ditemi che è così.
di Betty Moore Collezione: boho chic, io sono originale 88 Commenti
Asia Argento, Cannes 2007 (malvantipasto)
Prima del doveroso post che, a fine kermesse, raccoglierà gli orrori da malvacarpet del festival di Cannes, ho pensato che sarebbe giusto dedicare un piccolo spazio a lei, tutto suo, alla regina italiana della croisette, Asia “Roooar” Argento.
Io trovo che, tutto sommato, Asia Argento sia una malvestita molto interessante: fonde in sé elementi che appartengono alle più svariate categorie malvestite. L’io sono originalità, ovviamente, spicca e contagia tutto il resto. Perché lei - ahò - ci tiene tanto e non perde mai occasione per farci sapere che non è una coattella romana (figlia di papà) qualsiasi, ma che lei dentro c’ha tutto un monno de robba e de emozioni da esprime’ che non lo sa manco lei bene che robba è, ma è una cifra ahò, che nel mio primo firm che ho scritto ce sto addirittura io all’inizio che me faccio incula’ da er negro (da er negro! capito, non da uno qualsiasi, da er negro!) e me so’ fatta pure er tatuaggio de er angelo sulla patata e c’ho er fidanzato che fa er musicista che canta le canzoni cor posacenere sur pianoforte e ci ha le unghie pitturate de nero (e se nun ve basta c’ho anche la figlia che je ho dato er nome der cazzo come fanno le rocchestar), roooar.
Ma se qualche anno fa era così del tutto enfaticamente immersa nel personaggio, qualcuno deve averle fatto notare che dopo un po’, magari, stufa un tantino. O forse è stato lo shock d’aver scoperto che il suo migliore amico ammerigano in realtà era uno che la stava a pija pel culo da dieci anni. E così oggi Asia Argento ha deciso di riciclarsi in questa veste che, immagino, considera più adulta, più matura, meno darkettona e meno prostituta di periferia che non può permettersi di sistemare gli sbreghi sulle calze a rete. E - udite udite - sta persino imparando le basi di quella tecnica, rinomatissima, che serve a far finta di non essere quello che si è per davvero, dei vuoti a perdere: e così ce la ritroviamo che ride e scherza e buffoneggia in giro come una cretina. Eeeeeh, ma quali oscuri abissi vuoi furbescamente nasconderci dietro quel sorriso da idiota, Asia, eeeeh, ne intuiamo la profondità.
Ammirate il repertorio di idiozia estrema messo in atto sul malvacarpet di Cannes. Si va dagli sguardi (ironicamente! ah sublime ironia!) incazzosi (uno, due, tre), perché appunto ormai “nun me pijo più sur serio”, ai comportamenti da bambina monella e zoccoletta (ma sempre con ironia! ahò, so’ davero na persona mijore da quanno io e er mio boyfriend ce semo imparati a memoria tutta er divina commeddia, semo troppo avanti pure ner curtura!), da ragazzaccia di strada che si permette di tutto perché lei l’unica etichetta che conosce è quella dei vestiti (uno, due), ai comportamenti da vera trasgressiva (la pernacchia come Alvaro Vitali, anvedi!), che ve faccio vedere io er prossimo firme altro che er rottevaile, faccio sesso orale con una cavia peruviana (anzi no, troppo poco minacciosa, con una zanzara tigre! roooar), ma so’ sempre pronta a damme in pasto ai fotografi come una vera diva (tiè), fierissima di aver appena concluso la seduta dall’estetista.
di Betty Moore Collezione: allucinazioni, malvacarpet, very important malvestite 164 Commenti
Che cosa è il Malvapride?
ulteriori freschissimi aggiornamenti
Be’ in effetti, uhm, non è che lo so con precisione. L’idea è di Camilla, che mi ha proposto una giornata in cui (con orgoglio!) celebrare le influenze malvestite che tutte e tutti subiamo, inevitabilmente, chi più chi meno.
Non pensavo al Malvapride come ad un evento da celebrare fuori di qui (leggi: internet), ma come una semplice giornata in cui confessarsi reciprocamente i propri peccatucci malvestiti. Pensavo ad una confessione a parole, ma se qualcuno vuole mandarmi delle foto (come molte hanno già fatto, del resto), ok, le accetto volentieri. Incontrarci dal vivo, almeno ad oggi, mi pare un tantinino irrealizzabile (purtroppo: l’idea di TuttaFuffa, quella del malva-cosplay, mi piace un sacco). Chissà, l’anno prossimo magari, se rimediamo qualche munifico sponsor (nel mio intimo c’è chilly!), chissà, forse.
Vi dico come andrà, molto banalmente: il giorno in questione - che sarebbe venerdì 22 giugno - scrivo un post in cui dico tipo “evviva finalmente il malvapride, scatenatevi” o qualcosa del genere, magari aggiungendo in calce una mia personale e minuscolissima malva-confessione (oh, c’ho una reputazione io), ed allora ecco che è il turno di voi altri, giù a scatenarvi con le vostre, di malvaconfessioni; e a fine giornata, poi, tra le partecipanti, eleggiamo la regina del malvapride, quella che ha dato il malva-peggio di sé.
Mmmh, che ne pensate?
Oh, lo so già, un fiasco annunciato, eh? :-)
di Betty Moore Collezione: chiacchiericci vari 46 Commenti
Malvestita #268
La malvestita di oggi è quella che, fosse un film di Jerry Calà, si direbbe “un mignottone“. Incedeva superba e parecchio sculettante, gli occhiali da sole che le celavano lo sguardo come una vera diva, la boccuccia a bacio, il braccino piegato e la manina in posa pseudo-elegante (1), che sembra leonardescamente indicare qualcosa ma in realtà non indica un bel niente, è una semplice e inutilissima posa di raffinata mollezza.
Poverina, ci credeva così tanto di essere combinata da Alta Moda: ma non c’è niente da fare, la sua più sincera bbuirintà le sprizzava via da tutti i pori. Guardate come questa specie di vestaglia mantellata (2) si incrociava con il top a fasce bianche (3), entrambi (la vestaglietta e il top) decorati con queste splendide robine a fiocchetto che ne sigillano gli incroci. Il top è molto corto, con le coppe dure, e ha una allacciatura che sale su fasciandosi attorno al collo: un’ottima trovata per riproporre anche nella stagione calda il dolcevita che ha furoreggiato quest’inverno. E cosa spunta dalle manicozze lunghe e cicciose, tutte raggrinzite come prepuzi? La mitica, inossidabile e soprattutto bburinissima french manicure (4).
Gli shorts (5), bianchi come il toppino e shortissimi, scoprono questi grossi zamponi nudi e informi le cui estremità sono contenute dentro un paio di mediocri stivalozzi da cow girl (6) fuori tempo massimo (e poi, vi prego, quando la temperatura interna dei piedoni supera abbondantemente i quaranta gradi centigradi, magari, è meglio evitare gli stivali). La cintura è una fascia dorata in maglia metallica, con la chiusura a catenina, e una placca dorata che penzola dalla catenina (la malvestita non si è mai chiesta il perché, ma sopra c’è scritto “268″).
E la borsa (7), non vi ricorda qualcosa? Massì, dai, è molto simile alla borsa della #233 (be’, in realtà quella lì era la metà di questa qua): un tubo completamente ricoperto d’oro con manici a catenona da motorino e pendaglio a forma di cuore. Ecco, una cosa che ha tentato di imporsi come tendenza malvestita e forse forse ha miseramente fallito: la borsa idraulica. Fiuuuu, fuori una!
di Betty Moore Collezione: regine del pendant, semo bburini 115 Commenti
L’amichevole trio malvestito
E’ cosa buona e giusta che una true malvestita si scelga delle amichette che siano il più possibile complementari ai propri gusti malvici. La perfetta complementarietà matematica, che ve lo dico a fa’, è irrealizzabile. Ma guardate quanto virtuosamente ci si avvicinano queste tre malva-amiche, fondendosi l’una nell’altra in un unico sfumato affresco intriso di semo-bburinità.

La biondona sulla sinistra - lo si può dedurre dal modo che ha d’inclinare superbamente al cielo il faccino - è senza dubbio l’anima vamp del gruppetto, l’interprete del ruolo da fatalona, insomma, quella che acchiappa. La matassa di capelli biondi le è stata accuratamente vermicellata con l’arricciacapelli, così che forma un voluminosissimo casco di ciocche a fusillo (1), davvero notevole: così come anche gli orecchini dorati a spirale conica, la bottiglietta d’acqua pret a porter (2 - idrata la pelle, elimina le rughe, faccio un sacco di plìn plìn), e l’arguto botta e risposta sui toni del rosso tra fascetta alla rambo, pantaloncini da safari e sandali di vernice con tacco a spillo e plateau (3 - molto vamp, appunto). Un tantino troppo cheap, direi, la borsa di tela Pinko Bag (4), buona forse giusto per la scuola media.
La biondona, come pure l’amichetta sulla destra, porta dei fuseaux un po’ velati, che lasciano trasparire una ombra di carne e che rappresentano l’inevitabile componente boho dell’insieme. Ma è lei, quella sulla destra, la più vicina a personificare il classico modello b-c. Vedi le b****rine (5 - scusate ma mi viene un misterioso crampo alle mani solo a nominarle per intero), lustrinate con decorazioni serpentiformi, la tipica minigonna (6) sopra i fuseaux, le sovrapposizione finto-trasandata delle due canotte slabbrate (7 - quella sopra nera, quella sotto zebrata: ahi ahi, decisamente un eccesso di semo-bburinità), la collanazza (8) doppio giro a pallettoni e i capelli finto-spettinati (9), con la coda amorfa e il micro-cerchietto infilzato a casaccio sul cucuzzolo. Peccato per la tamarrissima zebratura, ma non solo, anche per gli orecchini a stellina (10) e per il doppio braccialetto di plastica (11) con catenella di collegamento, che sanciscono la disfatta dei suoi desideri da boho-wannabe.
La malva-amichetta centrale è forse la meno interessante, l’anima casual-insulsa del gruppo. Non so se vi rendete conto: porta un banale paio di jeans (12), parecchio sbragaloni è vero (seduta com’era le si vedeva un buco nero che quasi mi risucchiava), ma dico, si può andare in giro con un paio di jeans quando hai due amiche così al passo coi tempi, in leggings? Naaaa. Cerchiamo di accontentarci di alcune appena sufficienti pennellate di semo-bburinità: il braccialone di plastica (13) a pois neri, per esempio, che sembra una specie di grosso cerottone; o la canotta di raso azzurro stabilo boss (14 - ah, il raso: devo fare un post sul raso), a pois anche quella; o, ancora, le Onitsuka Tiger (15), nere con le strisce rosa e la linguetta sputata fuori. Uh!
Cosa posso dire: sono malvestite malvagie, le amiche, perché chiaramente sanno benissimo che scarpe così sono outtissime da anni, ma se ne stanno zitte zitte ché lei, quella al centro, deve far la parte dell’amica dal malvestitismo obsoleto che, così, rende tanto più affascinanti loro due, aggiornatissime. Malvagie, punto.
di Betty Moore Collezione: l'amore ai tempi delle malvestite, semo bburini 154 Commenti
Malvestita #267
Eh ma avreste dovuto vedere quanto orgogliosamente la 267 sfoggiava questa sua magliettina rosa strettissima. Ancheggiava lungo lo struscio come fosse su passerella, occhieggiando languida di qua e di là ai capannelli di avvoltoi testosteronici in cerca di rimorchio. Fighissima e ‘na cifra nasty.
Ed io a guardarla mi sono commossa, perché come ogni cuore candido sa bene, non c’è niente di più commovente di una ragazza cicciona che non si vergogna delle proprie forme e anzi le esalta attilandosi all’inverosimile. E questa impareggiabile lezione di vita l’ho appresa due mesi fa al cinema grazie ad un film toccantissimo che parla appunto di questo, dell’accettarsi.
(oh - sigh sob - scusate, mi viene da ripensare a quella struggente sfilza di banalità che mi son vista l’altra sera, oh mamma, sigh sniff - e però, pensate, in una sola puntata è inciampata quattro volte, ahah, che divertente, c’è pure una tipa che fa l’imitazione della versace che sembra uscita da mai dire gol - ah ah, che ridere, ah.)
E la frangetta così, tagliata col laser (1) : ve la ricordate? C’è stato un tempo prima che l’uomo inventasse la ruota che la si vedeva ovunque. Povere donnine preistoriche, è una frangia così bruttina: ha lo straordinario potere di rendere la fronte più bassa ancora di quello che è (e si sa che nella preistoria eran messe così così) e il suo taglio netto, geometrico, esaspera qualsiasi carattere marcato del viso (il che non è necessariamente un male, ma insomma, va usata con una certa cautela). Sulla nostra malva 265, il fatto che sia anche spiaccicata sulla fronte (1 - forse un tentativo di io-sono-orginalità bburina?), ci regala un ulteriore sovra-effetto alla Dario Argento (amplificato dalla horror-collanazza di perle - 3 - annodata a cappio) che rende il tutto davvero sublime.
Sulla maglietta, una specie di tunichina fucsia (4) con le maniche a tre quarti scampanate e svolazzanti, bordate da una striscia in raso più chiaro, non c’è molto da commentare. Mi dispiace un pochino per i pantaloni da odalisca (5), di raso, gonfi e moscissimi: poteva mostrarci con qualche attillatura anche quelle, le grazie del piano di sotto, invece no, quelle ce le nasconde. Avara. Ne approfitterei quasi quasi per spendere due parole di biasimo su questa malvestitismo qua del raso, che mi sembra stia velocemente dilagando, però forse è meglio se me le spendo la prossima volta, ché ho in serbo una malvestita che sembra uscita direttamente dal bozzolo di un baco da seta.
di Betty Moore Collezione: io sono originale, semo bburini 201 Commenti
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