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e con Michela Vittoria Brambilla
nella parte di Colette Dubois,
segretaria saccente un po’ zoccola

Può darsi che questa estate ce la ricorderemo tutti a lungo e per un sacco di tempo, voglio dire, con la stessa allegra spensieratezza che avrebbe un giapponese nel ricordare i giorni d’attività del progetto manhattan.

No, non intendo parlare dell’imbottitura invernale delle crocs (ma dai, è chiaramente una boutade, chi mai accetterebbe di mettersi ai piedi una cosa che sembra ideata da un paramedico sherpa), no, neanche del fatto che pare sia finalmente arrivato il momento di smetterla con quell’immorale disgustoso darla via al primo politico pelato cicciottello minidotato di turno per uno spazietto in tivvì - adesso pare che basti semplicemente accoppare o quanto meno essere sospettati di averci a che fare nell’accoppamento di qualcuno (e magari esser fighetti e farsi una bella comparsata funeralesca con alle spalle una non-stop di un paio di giorni da parrucchiere ed estetista [1]) e via con le serate in discoteca - e no, non intendo parlare neanche del matrimonio briatore-gregoraci (per quanto, ehi, qui mi sa che dovremmo aggiungere una nuova festività al calendario malvestito - che ne so, tipo nozze di Canaan).

Piuttosto, invece, vorrei parlare di come st’estate, forse, si sono poste le basi per trasformare la nostra nella prima repubblica occidentale guidata da una malvestit-tì-tì-tissima di prima classe, una semo-bburini d’origine controllata, Michela Vittoria Brambilla - parliamo di questo (ah già che stupida, c’è scritto nel titolo, era evidente).

Mi capita spesso di sentir dire che la Brambilla sarebbe una specie di calco xx di Berlusconi, ma invece secondo me no, non è esatto. Se Berlusconi, un po’ come il Tom Baxter di Woody Allen, ci scommetto, dev’essere fuggito di straforo dallo schermo di chissà quale filmone vanziniano (probabilmente perché non ci si sentiva a suo agio, poveretto, lui che è troppo più avanti di una semplice vanzinata - e lo stereotipo dell’anziano cummenda petto in fuori pancia in dentro, avvizzita virilità ostentatissima, dentiera spalancata e cordiali ganascini a destra e a manca, lui, se lo pappa a colazione [2]); Michela Vittoria Brambilla, al contrario, non è saltata fuori ma sta invece disperatamente tentando di ficcarcisi, in uno schermo, e non quello di un film qualsiasi ma dentro lo schermo di una soap opera, sapete, del tipo di quelle italiane del pomeriggio: Michela Vittoria Brambilla è la rampante donna politica aggressiva ma sensuale (funziona meglio se venuta dal basso [3], ve l’immaginate? da segretaria saccente un po’ zoccola, strappato con l’inganno il 100% delle azioni societarie al suo ex boss e amante, a imprenditrice di successo e quindi giù in politica) come l’avrebbe potuta scrivere uno degli abili sceneggiatori di Vivere (con qualche piccolo ritocco, del resto, io ce la vedrei alla grande pure come vetrinista in Cento vetrine, o come scoglio del golfo di napoli in Un posto al sole), e guardarla concionare pubblicamente sul palco è quasi come godersi le sfilate palesemente fake che ci sono in Beautiful (passerella lunga un metro per tre, uno sparuto gruppino di giornalisti su sedie da picnic, le stesse due modelle che fanno su e giù, un paio di vestitini della collezione Barbie).

Lo sceneggiatore di Vivere ricorre alle più ovvie convenzioni del genere soap: di costruire un personaggio anche solo lontanamente realistico non gliene frega niente, il racconto della soap non ha nulla a che fare col realismo, non importa che la recitazione sia approssimativa, che le battute siano farcite di demenziali banalità imparate a memoria e ripetute a pappagallo con faccia di bronzo, che persino l’aspetto e il modo d’abbigliarsi siano improbabili e ridicoli - non potrebbe essere altrimenti, una soap è fatta così; ed ecco i capelli cartooneschi (che per risparmiare son tinti con lo stabilo boss - e chissà quale grave indecisione tra l’arancione fanta e l’azzurro manga), liscissimi e sempre sciolti sulle spalle, con l’onda pietrificata di lacca, il cui significato è “fieramente femmina e femminile così a mio agio con me stessa che posso permettermi sto osceno casco di spaghetti al salmone, zexy”; il viso slavato e privo d’imbellettature (le orecchie a sventola sempre ben nascoste, che non è opportuno scalfire con simili deformità tale ariana perfezione), niente gioielli se non la micro collanina, ovvero “una donna semplice ma sincera, non mi nascondo dietro a niente, non ho tempo di concedermi inutili frivolezze”; i tailleur neri tutti uguali (boh, c’avrà il guardaroba di pezzi tutti uguali come mr Bean) che ci dicono “una donna seria e praticissima, una lavoratrice tutta d’un pezzo, con un indole forte e irremovibile”; e tuttavia la gonna sempre molto corta e l’autoreggente che rimane in bilico sempre lì lì ad un passo dal far capolino (e lei, uuuuh, non vede l’ora!), perché in fondo non esiste caratterizzazione più classica e fondamentale per una donna da soap di quel suggerimento più o meno esplicito sulla sua carica erotica (il resto, in confronto, è un superficiale ghiribizzo, un optional), e non esiste soap in cui la Donna Di Potere o aspirante tale (sotto gli ottanta anni, ovvio) non sia anche una sensualissima e irresistibile mangiauomini d’impostazione marcatamente dominatrix (leccami i tacchi a spillo, toh, e la punta acuminata delle scarpette pure, aritoh, ti ci schiaccio i capezzoli come fossero mozziconi).

 

Guardate il video qui a destra. Sarebbe il messaggio della Brambilla agli studenti dei circoli della libertà cosiddetti Universitas [4]. Tutto è stato regolato perché fosse il più possibile in sintonia con l’argomento: essendo l’argomento, appunto, “qualcosa che ha a che fare con gli studenti”, la Brambilla preferisce liberarsi del tailleur vedovile in favore di qualcosa che suoni più rassicurante, meno sensuale, più da maestrina, una camicetta sbarazzina coi laccetti, le maniche tirate su (non le gambe quindi ma le braccia in mostra, più innocue e materne), al posto della sobria collanina un’enorme croce sbrilluccicosa, coattissima, che fa il paio con i braccialettoni argentati e ne rivela tutta la più intima semobburinità (eh va be’, tra giovani ci si lascia un po’ andare); per quanto riguarda l’ambientazione, lo sceneggiatore di Vivere dà al suo scenografo di fiducia il compito di mettere in piedi una stanzetta che abbia qualcosa a che fare con gli studenti, con l’università, e lo scenografo allora grazie forse ad un qualche provvidenziale sondaggio (meno male che è abbonato a Panorama - altrimenti, accipicchia, lui aveva optato per un poster di Tony Renis sullo sfondo) viene a sapere che spesso ci si trova una libreria in casa di studenti, nientemeno. E così lo scenografo fila dritto a comprarne una (da Ikea, e la poltroncina anche: l’inconfondibile Scömodj), e poi però, una volta montata, quando c’è da decidere cosa di preciso mettere sulle mensole, spiazzato e in preda al panico, non trova di meglio che un vasetto pieno di sassolini, l’orario dei treni, qualche rivista (meno male che è abbonato a Panorama), un telefono. Neppure malvagio come insieme, in perfetto stile soap, magari giusto il telefono scollegato, quello se lo potevano risparmiare.

Non so voi che ne pensate, ma io tutto sommato, forse, preferirei votare Brooke (al limite Stephanie).

[1] non guasta essere due complete mentecatte capaci di spacciare per vero un fotomontaggio che gli fa mangiare la polvere a Ed Wood, congratulazioni
[2] l’avrete certamente già visto e stravisto con quel suo completino travoltiano, da maître di un gay-bar d’ambientazione vintage - e non a caso dico gay-bar, accidenti, con quella manina moscetta un po’ così; e come non apprezzare la geniale pennellata da magnaccia televisivo: il pendaglio sbrilluccicoso al collo, manco fosse la salma incartapecorita di Costantino Vitagliano, va be’ che pare stia tirando parecchio ultimamente, il magnaccia style
[3] eh, lo so, state pensando che l’interpretazione soffre delle reali origini della Brambilla, ma che volete che sia una tigre da salotto, e poi che cavolo, per spernacchiare certe sciocche obiezioni hanno creato apposta il concetto di “invidia sociale”
[4] ma sti circoli della libertà voi ne avete mai visto uno, a me sembrano un po’ come gli ufo, decine di migliaia di iscritti ai circoli della libertà - dice la Brambilla - e io non ne ho mai avvistato uno, attendo con un pizzico di timore il mio primo incontro ravvicinato


Ci vediamo tra un po’

Allora, io vado a farmi un giretto in giro per un paio di settimane. Prenderò appunti dove possibile e se vi va e ci riuscite, anche voi, mandatemi qualche vostro malva-avvistamento estivo, una foto oppure un disegno o anche solo una descrizione, ne sarei felicissima.

E se invece avete voglia di ripassare una selezione dei malvestitismi dell’ultimo anno - o se anche siete capitati qui per caso guglando “boxer con proboscide” (non ci crederete: 94 contatti nell’ultima settimana) - be’, ecco qua la guida 2006/07 Malvestite for dummies.

Ci rivediamo a fine mese, ciao!


Cruciverba malvestito

Oh, ma che impennata di vendite la settimana enigmistica questi giorni qua di vacanza! E poi però lungo tutto agosto si finisce a malapena un mezzo cruciverba, fatto così giusto per ammazzare il tempo, di quelli della prima pagina che solo l’idea di girarne un’altra fa caldo, troppo caldo, con qualche strambo neologismo piazzato a casaccio e una o due caselle annerite dal cadavere di una povera zanzara.

Peccato, perché i cruciverba sono belli, divertenti, meriterebbero più attenzione. A me piacciono molto. Non sono poi così brava a risolverli, figuriamoci a farne uno per conto mio - però c’ho provato. Dovrebbe essere una cosa che più o meno c’entri col tema del blog, questa almeno era l’intenzione, ma non sono sicura che sia venuta tanto bene, anzi.

Se vi va, voi provateci a risolverlo. E al primo che mi manda in mail uno screenshot del cruciverba completo, gli mando il disegno originale autografato della coppia malvestita qui sotto. Eh? Non è forse uno straordinario incentivo? Sì che lo è!

[se non vi si apre il java interattivo qui sotto - forse c’è da smanettare un po’ con le opzioni del browser - potete vederlo anche qui]
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Coppia malvestita #18

coppia di malvestiti mutantiAccantoniamo le sacre celebrazioni del malvanatale e torniamo ad occuparci di altre (le solite) più prosaiche piccolezze. Cominciamo con questa simpatica coppietta di fidanzati (dice: come lo sai che erano fidanzati? dico: eh, non lo so, ma lui precisissimo ogni tot le mollava una sculacciata dietro - e tutto che le vibrava, vibrava, non immaginate quanto a lungo le vibrava, appena finiva di vibrare lui sciaff!, ricolpiva).

Lo so che sembra ma no, non sono due fidanzati qualsiasi. Durante il volo di un razzo sperimentale, a cui i due parteciparono in qualità di scimpanzè ammaestrati, vennero investiti da una tempesta di raggi cosmici che li cambiò radicalmente, donandogli speciali poteri: lei, che da quel momento venne ribattezzata donna lupo, scoprì di non poter fare a meno di coltivare lunghi arricciatissimi e bene in vista i pelazzi di ascelle e (ma solo nei periodi di luna piena) parti intime; lui, che oggi si fa chiamare uomo verme, provò da subito l’irresistibile desiderio di indossare costumini attillatissimi dai colori accesi su cui spiccasse distintamente l’osceno e disordinato arrotolio dell’organo quello lì, avete capito; e non è finita, come se non bastasse, hanno ricevuto entrambi il dono del malvestitismo assoluto, di un bburinismo superumano.

Li ho beccati in spiaggia l’altro ieri e siccome sono una grande fan del fumetto a loro dedicato (la donna lupo accoppa i nemici avvolgendoli e stritolandoli, mentre lui invece, be’, come dire, lui pure) mi ci sono avvicinata per un autografo - e così ho potuto guardarmeli per benino.

Lei indossava un bikini leopardato (1) piuttosto semplice, con una chiazza priva di maculatura in centro al seno (forse una trovata fashion, forse una lavatrice sbagliata, chissà); il pareo copri-culone (2), che è una specie di vello nero trasparente ricamato di bianchi sbriluccicanti arabeschi, fiori e farfalline, sistemato in modo che ci sia una appropriatissima finestra aperta proprio lì, sull’inguine - e ci sono anche delle lunghe frange nere scompigliate, forse dei rastini del suo stesso pelo rimasti impigliati nel tessuto; il gioiellume d’ordinanza consiste in due grossi cubi di plastica trasparente (3) che le penzolano dalle orecchie tipo arbre magique (dentro secondo me c’è qualcuno, spaventatissimo), un orologetto e un braccialettozzo tutti e due d’argento, niente di che (sul braccialettozzo, che è uno di quelli con le placchette componibili, c’è scritto “acquario” - disposizione alla paccottiglia oroscopica che risalta anche dal tatuaggio sulla caviglia - 8 - un sole con la luna e le stelline, boh).

Lui, oltre al già citato costume attillatissimo (4 - color rosa barbie - che è anche il color rosa malvestite, ora che ci penso - marca Freddd, con tre D, sì, un taroccone mostruoso della Freddy), ha una medaglietta militare (5) al collo, che credo gli serva per enfatizzare ulteriormente una sua qualche strana necessità di mascolina esibizione (a me, invece, mi veniva voglia di guardare se c’era scritto che marca di mangime per cani preferisce); un tatuaggiazzo tribale (6) sulla spalla, i peli rasati sul petto e sulle gambe in travolgente ricrescita (forse l’aveva fatto per la fidanzata, per non mettercisi in competizione), e sottobraccio un asciugamani raggrumato (7) che, se non ho visto male, aveva al centro un mega swoosh della Nice. Sì, con la C.


Buon natale! (preghiamo)

Fratelli e sorelle qui riuniti nella celebrazione del Natale, che l’Amore e la Comunione con il Suo eterno Santissimo Malvestitismo siano con voi, e con il vostro spirito [insieme: Amen].

adorazione dell'anticristo malvestito

Per celebrare il Santissimo Mistero dell’Infante con la Cresta santissimamente ingrassata già all’istante della Nascita (il Primo Miracolo) - che al confronto gli scugnizzi con l’orecchino in prima elementare sono angioletti di ultima classe - riconosciamo ora i nostri peccati: confesso che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, [battendosi il petto] per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa, una volta m’è venuto persino da ridere davanti ad una Louis Vuitton Mirror tutta d’oro enorme che sembrava una Samsonite, mia colpa mia grandissima colpa, il Santissimo Mesciato abbia pietà di me. Preghiamo [insieme, un paio di volte: Mesciato pietà, Mesciato pietà].

Della sua venuta al mondo, leggiamo dal vangelo di Pax Thien, 2-12:
E una volta finalmente che la scelta fu ispirata dal Santissimo Spirito, ricadendo così sull’unico tra la miriade di orfanelli incartapecoriti a cui il Signore Nostro volle concedere i denti ancora buoni e la sieronegatività, la Santa Madre lo avvolse in fasce e lo depose nel Santissimo Portabagagli, perché stava in partenza e con tutta la montagna di cose che c’aveva dietro sui sedili non era giusto che il Santissimo Infante dividesse il posto con altri volgari souvenir (nel Santissimo Portabagagli c’era ad attenderlo l’adottivo Santo Papà) [insieme: Alleluja!].

Del suo immenso potere, dal libro XV dello Pseudo-Zahara:
Un bimbo suo vicino morì e la madre lo piangeva disperatamente. Udito ciò, Egli andò da loro e si piegò sul bambino e gli batté sul petto, dicendo “Ehi, coso, capisco che i tuoi non hanno la jacuzzi olimpionica e neanche la limo di proprietà ma non morire, ogni tanto ti presto la mia di limo, vivi!” e subito il bambino si alzò. Al che Egli andò dalla madre del bambino e a dimostrazione dei suoi desideri santissimamente precoci (Secondo Miracolo) disse “Prendi tuo figlio e dagli la mammella, fallo pure qui davanti a me che non mi vergogno, ehm” [insieme: Alleluja!].

Ricordiamo e veneriamo la gloriosa sempre vergine Madre, il suo sposo che oggi è ma domani può anche essere di no (veneriamolo poco, quindi), i santi apostoli e gli umili fratellini Pax Thien, Zahara (ma anche questi con moderazione, che c’hanno la garanzia in scadenza), preghiamo perché ci offrano aiuto e protezione, e preghiamo perché la stessa benevola mano sia offerta ai blasfemi imitatori che nel peccato acquistano pure loro dei teneri negretti ma poi alla fine neanche sono capaci di cambiargli il nome, mettendogliene uno celestialmente poetico, e invece gli lasciano quelle orride cose tipiche dei negri, come Mandingo o Fifty Cents. Preghiamo [insieme: Amen].

Raccogliamoci dunque in meditazione e in preghiera: possa farci da tramite per il Signore la superba bellezza del dipinto sopra esposto (un Santo Clic per vederlo più in grande - qui in versione stragrande per i fedelissimi duri e puri che se lo volessero mettere come wallpaper), le cui ispiratissime grazie possono sì indurci in quel giusto stato di tranquilla serenità d’animo, per raggiunger così le più alte sfere dell’Amore Celeste: ammirate la Santissima Trinità Malvestita, il suo amorevole e onnipotente dominio sullo stuolo di adoranti mortali [insieme, due volte: Oh mio dio quello là cogli occhiali da sole è Roberto Cavalli].

“Prendete e bevetene tutti - disse il Santissimo Pargolo - io in teoria dovrei aspettare i ventuno… be’, credeteci” [insieme: E’ cosa buona e giusta].


La vigilia

Allora, il countdown qui a sinistra è (era) ufficialmente sballato, sul fuso orario dell’Australia o di chissà dove: il fatto è incontrovertibile e non c’è countdown che tenga, l’anticristo malvestito nasce domani cinque agosto, sono sicurissima, così che oggi è senza dubbio, sì, quella che si chiama la Vigilia. Vale a dire, domani è il Natale Malvestito.

Cercate di prepararvi spiritualmente all’evento. Cercate di immedesimarvi: oggi è il giorno che la Santa Mamma si è recata al Santo Orfanotrofio, lasciando che la mano dello Spirito Santo la guidasse nella scelta del Santissimo Marmocchio; questa notte, è la notte che la Santa Mamma è stata sveglia tutto il tempo, nella suite dello Chateau Mangiatoya, con dozzine di foto di pretendenti Santissimi Marmocchi sparse sul lettone ad acqua, lasciando che la mano dello Spirito Santo le suggerisse quale tra quelli non sarebbe venuto su con la facciona piatta e larga e inespressiva tipica di quegli asiatici morti di fame e camerieri da ristorantino cinese take away che, diciamoci la verità, a ’sto punto era meglio un rumeno (pure quelli, però, piatti e larghi) o al limite un coniglio nano (ma quelli, però, muoiono subito).

Pensate all’ansia, al sentirsi così, umanamente piccoli, miseri ed impreparati, di fronte ad una scelta tanto grave.

Lo so, ci sono brutte brutte cose ultimamente che stanno minando il tranquillo clima di Attesa di ogni vero fedele malvestito: la Santa Mamma con il Santo Babbo che si menano e sembra che si lasciano, la Santa Mamma che è aspramente criticata per il suo impegno umanitario da uno, non si sa bene chi, ma uno che dal nome, Uzodinma Iwequalcosa, mi sa tanto che è un rosicone a cui quando è stata nel suo sperduto villaggio di cannibali si è dimenticata di fargli l’autografo. Che volete farci, son voci, pettegolezzi, malignità, lasciate stare, non preoccupatevene.

Piuttosto concentratevi su di noi, preparate i regali per i vostri cari, coltivate un sano e sincero sentimento di gioia e fratellanza malvestita, voletevi bene; e domani, se avete tempo, dopo che siete state a friggervi per benino, fate un salto qui, che celebriamo assieme la Santa Malva-messa.


Malvestita #286

malvestita ai raggi xLa malvestita di oggi mi si è astronomicamente palesata come una eclissi totale di sole: io me ne stavo sdraiata a prendere il sole e ad un certo punto mi si mette davanti - si è chinata a stendere l’asciugamano, dandomi le spalle, così che c’era questo suo immenso posteriore tra me e il sole, vi lascio immaginare - oscurità totale.

Malvestitismo all’insegna dei raggi x, con la provvidenziale eccezione del bikini (fiuuu - 1 - fantasia jungle dai colori accesi, malizioso oblò fra i seni e un filo di tremanti innocenti perline che dall’oblò sale su su e le si attorciglia al collo): cominciamo dalla borsetta (2), di plastica morbida completamente trasparente: sapete, quella plastica che si usa negli astuccetti portadocumenti, quella che vanta il potere adesivo di cento e oltre tubetti di superattack, per cui dopo 10 secondi di contatto sulla pelle nuda, ahi ahi, tentare di separare i due corpi (pelle e borsetta) provoca il distacco di buona parte dell’epidermide. In bella vista all’interno: portafogli (Fendi), portachiavi (Guess), cellulare (Nokia), portacipria (Pupa), l’immancabile pacchetto di sigarette (Marlboro), che per metà l’ho fumato io, passivamente.

Stesso tipo di plastica trasparente sulle fascette dei sandali zeppati (3), enormi: in questo caso l’effetto cuneo operato dal piede aumenta sicuramente il grado di adesione di pelle e plastica, per cui c’è da aspettarsi che poi, una volta a casa, non soltanto buona parte dell’epidermide, ma anche una qualche fibra muscolare del metatarso se ne venga via; anche la zeppona è di plastica trasparente, solida, con bollicine d’aria decorative intrappolate all’interno. Trasparente anche il braccialettone (4), e la montatura degli occhiali da sole (5), i soliti vintage quadrangolari.

Ah, m’ero dimenticata il pareo (6), fa eccezione pure quello: non è che proprio ci si possa guardare attraverso, ma dà comunque un effetto velato, con questa sua composizione mista fatta di un groviglio confusissimo di filetti e pizzo marroncino, con delle lunghe liane senza scopo che le pendono sulla cosciona; da dietro, ve l’assicuro, si vedeva tutto.