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Feto-a-porter, il ritorno
Non voglio bestemmiare la nostra malva-divinità numero uno - sempre sia lodata! - e tuttavia accidenti che altro posso fare, tocca ammettere che negli ultimi mesi qualcosina è cambiata, sembra che l’adozione interrazziale da umanitarismo wannabe stia cedendo il passo al rinnovato fighettismo del feto-a-porter di concezione naturale. Possibile? Sembra di sì: negli Stati Uniti è pieno di very important malvestite col pancione (Halle Berry e Nicole Richie e Jennifer Lopez e Cate Blanchett e Salma Hayek e via dicendo), non solo, alle vim che nel recente passato si sono distinte nel selvaggio rastrellamento di esotici orfanelli, be’, gliene stanno capitando di tutti i colori.
E siccome torna di moda il pancione, torna di moda farlo vedere, e per le più trasgressive - roarrr - farcisi fotografare tutte ignude. E’ ormai una prassi così sputtanata (mi pare abbia cominciato Demi Moore nel duemila avanti cristo circa) che ci si è cimentata pure Britney Spears, persino Monica Bellucci c’è arrivata, insomma, la serie zeta. E adesso è il turno di Christina Aguilera, che ha figliato col gobbo di notredame (sul versante QI, i bookmakers danno il loro, di incrocio deossiribonucleico, leggermente in vantaggio sul quello Bellucci-Cassel): guardatela qua accanto Christina (ma anche qui, in parto a spillo), oh, ma che noia della noia della noia. Ste foto di malvestite incinte son tutte uguali, sembrano fatte con lo stampino, secondo me disegnano i corpi al commodore64 e poi ci appiccicano sopra una polaroid della faccia di questa o quella.
Ah ma aspettate! Mi è appena venuta un’idea rivoluzionaria. Altro che foto del pancione, qui ci vuole qualcosa di veramente nuovo, che ideona ma certo, una foto del parto! Se ci pensate, è l’uovo di colombo: Xtina e tante altre sue colleghe bburinone di foto a gambe larghe già pronte in posizione plastica da parto ce ne hanno così tante, basta dargli una photoshoppatina veloce e via, il servizio fotografico è bello che andato. Toh, li spariamo via come niente, danzando in guepiere:
E per dargli quel tocco di eroticissimo mistero ma-è-davvero-lui-il-padre, che ci vuole, basta mettergliene tra le gambe uno colorato, alla faccia di chi ha fatto tutta quella gran faticaccia per andarsi a rubare i negretti in africa.
di Betty Moore Collezione: allucinazioni, very important malvestite 113 Commenti
Provini GF #4 - Gnomo da fiction
Ciao mi chiamo Jack e sono un imprenditore, mi piace molto investire e fare crescere la mia impresa ma il mio sogno è diventare attore magari di fiction, da anni studio recitazione e faccio teatro. Che sarebbe: ciao mi chiamo Giangiacomo e il daddy c’ha una ditta di protesi dentarie, io odio le protesi dentarie e non vedo l’ora che il daddy schiatta per rivendere la ditta e comprarmici il cayenne, non faccio un cazzo ma nel frattempo dato che sono bello farei quelle cagate di filmetti con le ex-veline e gli ex-tronisti, da piccolo alle elementari recitai il piccolo tamburino.
I film preferiti di Giangiacomo - dice - sono quelli di Kubrick e di Muccino, il suo attore preferito è Edoardo Costa però anche Riccardo Scamarcio e Tiberio Timperi. Edoardo Costa soprattutto perché è uno che viene dal nulla, s’è fatto da solo e guardalo oggi dov’è arrivato, che va a puttane con Bruce Willis. E siccome Giangiacomo vuole fare l’attore magari di fiction, s’è già imparato e mette splendidamente in pratica alcuni fondamentali trucchi del mestiere: per esempio ha capito che quelli come lui con l’occhietto rotondo da piccione non vanno da nessuna parte, e così allora fedele alla lectio magistralis del suo idiolo Edoardo Costa, grazie a lunghi faticosi mesi e anni di allenamento, è capace di trattenere sul viso un mostruoso ghignone spalancato coast to coast che gli fa strizzare l’occhietto aviario in queste due micro fessurine rettangolari (1) colle rughette intorno che, diciamolo, sono il massimo dell’espressività, magneticissime. Il che poi è utile per sfoderare un altro suo pezzo forte, i quindici anni di ingessatura ortodontica che oh, saranno pur serviti a qualcosa, tiè, guarda qua come splendono (2 - blink!).
La camicia azzurra wall street (3), polsini e colletto bianchi e maglioncino d’ordinanza cucito sopra (4), i pantaloni da yacht-man daltonico (5) e il leggiadro movimento col quale rotea gli occhiali da sole (6 - avete notato che disgraziato, non solo soffre di gnomismo, pure di polidattilia), tutto concorre a darci una precisa idea del personaggio, l’imprenditore benestante casual ma di classe - nonostante a dire il vero alcuni particolari un po’ eccessivi, l’anellazzo da magnaccia al mignolo (7) e le scarpette da ginnastica col velcro doratissime (8), be’, ne rivelano l’indole irrimediabilmente plebea e sborona.
Perfetto comunque per ruoli da mezzo busto, tipo il barista o l’impiegato di banca (che ne so, nella scena dove c’è Bruce Willis che sventa una rapina).
di Betty Moore Collezione: alta moda, maschioni 32 Commenti
Provini GF #3 - Underground
E poi c’è la malva che si è conciata da raver underground e dice che c’ha il myspace di musica sua electro-punk-hardcore fatta con la crew ignorantissima quanto-semo-trucidi di torpignattara - le chiedono un po’ stravolti perché dovrebbero ficcarla nella casa e lei risponde “perché sono una persona diversa, cioè abbastanza unica impossibile da etichettare, fondamentalmente per avere una persona diversa, cioè, per determinate caratteristiche”: classicissimi tòpoi di retorica io-sono-originale.
Non importa cos’altro le chiedono, perché tanto pure lei da buona malva-provinanda c’ha il discorsetto e le battutine preparate a casa e quelle vuole recitare, stop, e così appunto le chiedono se ha già fatto casting televisivi e lei risponde che a volte quando capita è pure un po’ lesbica (lo dice fiera, con tono di sfida, passandosi una mano tra i capelli cortissimi ossigenati - 1), le chiedono cosa le piace fare nella vita e lei risponde che il suo ex è stato mille volte in comunità di recupero e che il suo cane si chiama Metadone (ridacchia consapevole del proprio irresistibile humour nero: ah ah, ah), le chiedono da che città hai detto che vieni e lei risponde che nella casa sarà un elemento di disturbo perché è una tipa tosta e aggressiva e pure parecchio attaccabrighe, oltre che parecchio porca, le chiedono che ore sono e lei risponde elencando il significato la data e l’occasione di tutti e venticinque i suoi body modifichescion, piercing (2) e tatù.
Alcuni pochi particolari che andrebbero messi in evidenza - del suo malvestitismo altrimenti così noiosamente già visto - sono per esempio lo strascichetto disintegrato (3) dei pantaloni oversize, un modo creativo molto igienico per evitare di farsi l’orlo (come realizzarlo? basta tenere il pantalone sotto il cingolato del moonboot hippopparo - 4 - tre quattro giorni di attrito sull’asfalto e vai con lo strascico), la posizione attentamente ponderata del giubbottone verde militare col pelo (5), il brand bene in vista della canottiera da uomo (6 - UMM, che cosetta cheap! la mettevano le mie amichette alle medie, bleah), il catenone da motorino (7) che le penzola dal cinturone borchiato (8) e che serve sì come ornamento, non solo però, sopratutto da zavorra perché la vita dei pantaloni sia giù giù il più in giù possibile.
di Betty Moore Collezione: arte povera, io sono originale 54 Commenti
Provini GF #2 - Fossi figo
E proprio come i supereroi questo disgraziato qua accanto ci mette un microsecondo a sbarazzarsi del suo noioso alterego quasi-calvo in maniche di camicia e shazam! si trasforma nel suo vero Io extraterreste, un esplosivo concentrato di wannabismo defilippiano, la summa invulnerabile tutto-in-uno (!) dei peggio malvestitismi da corteggiatore di quarta fila (quelli che manco c’hanno la seggiolina, li tengono solo come abbellimento - cioè, si fa per dire).
Ah be’ ma finalmente, che soddisfazione liberarsi di quella sua falsa claustrofobica identità da inutile fallitone cocopro. Ah se i suoi stupidi colleghi mediomen sapessero! Ah se quella rossa dalle gambe mozzafiato del cubicolo accanto che non gli rivolge la parola e racconta in giro che gli puzzano le ascelle, ah se sapesse, anche lei! Ah quanto gli piacerebbe un giorno prima o poi trovare il coraggio per farsi vedere così, nel suo costume da battaglia defilippiano, accidenti se non ci rimarrebbero tutti pietrificati dalla sorpresa (ma certo! ovvio! come abbiamo fatto a non capirlo!) - e sì che una volta quasi lo sgamavano, che per caso si era incrociato al discopub con un gruppo di colleghi, uno gli aveva pure chiesto d’accendere ma niente, per fortuna non se n’era accorto.
Oh ma dall’altra parte il cambiamento è proprio radicale, un po’ come gli occhiali e il ciuffetto on/off di clark kent. C’ha il cappellino da doccia (1) che gli nasconde la maculatura di calvizie, il pizzetto e le sopracciglia disegnati ad arte, freschi di centro estetico (ci va ogni venerdì pomeriggio, quando stacca), un filino appena di matita intorno agli occhi che dà personalità e magnetismo animale, le unghiette tagliate al laser sbrilluccicose di smalto trasparente, oh ma basterebbe questo, sfido io a riconoscerlo.
Se poi ci mettete anche tutto il resto: la felpa con le scrittone che ha trovato nei cestoni tutto a 6,99 della carrefour (2 - povero disgraziato, vede in tivvì che tutti i fighetti c’hanno le robe con le scrittone e le toppe dappertutto, non lo capisce che sono gli sponsor, che le scrittone ce le devono avere per forza, vuole avercele pure lui - e però le sue sono scrittone random fatte consultando a casaccio le pagine gialle in qualche azienda sperduta della provincia di pechino), i jeans e la cintura armani (3 - tarocconi, dal negro che sta imboscato fuori della carrefour), le scarpe nike con degli strani pistoni ammortizzatori che c’ha speso duecento euro da footlocker (4 - le scarpe da che è piccino gli hanno insegnato che sono la cosa più importante del mondo dopo i capelli folti, la macchina e il bambin giesù), l’orologio da muro ikea (5) e ovviamente il telefonino ultimo modello iper-accessoriato da sfoggio appeso al collo (6 - quando suona sembra l’atterraggio della astronave di incontri ravvicinati - ha dato apposta istruzione alla madre di chiamarlo ogni mezz’ora).
Si capisce perché a vederlo com’era, grigio e mediocre con l’ascella pezzata nel suo cubicolo il martedì pomeriggio, in effetti non gli daresti una lira, ma invece poi a vederlo così super-cambiato, tutto tronfio e galletto, malvestitissimo, a fare la fila per il casting del grande fratello tra mille mila altri ometti tronfi e galletti, malvestitissimi nello stesso modo in cui è lui, oh-oh mio dio, ma allora, allora non è l’unico superstite del pianeta defilypton! E’ una reunion! Mi commuovo.
di Betty Moore Collezione: maschioni, semo bburini 84 Commenti
Provini GF #1 - Non è mai troppo tardi
Scusate questa ennesima lunga assenza e scusate se non rispondo alle mail, mi dispiace, ho avuto qualche problema e nonostante i superpoteri, oh, anche all’uomo ragno ogni tanto gli si scaricano, si rattrista e decide di buttare il costume nel cestino. Poi però capisce che solo lui può salvare il mondo dal malvagio supercattivone e così ci ripensa, e torna - che sarebbe una specie di umile metafora per dire che l’universo, senza le malvestite, be’, insomma, non mi ci fate neanche pensare!
Una cosa di cui molti m’hanno scritto, vediamo un po’, sono i provini per il grande fratello: la folla di varia disperata umanità, le migliaia di esaltatissimi malvestiti col numerino che non vedono l’ora di esibirsi nella ridicola scenetta io-sono-interessante sono-io-io!-io!-io! che si sono preparati a casa e mandata giù a memoria, ah be’ che ingenui buffoncelli, quanto è vicina finalmente la speranza di sistemare la propria e le successive tre generazioni familiari con mezza edizione di buona domenica, un paio d’anni di serate in discoteca e il logo di una marca schifosetta stampigliato ovunque, dalla fiancata della smart alle mutandine tangate.
Pensavo magari di fare una piccola serie di malvestite da provino: c’è Max che mi ha mandato parecchie foto dai casting della settimana scorsa a cinecittà e insomma direi che ce n’è abbastanza da perdere la ragione. Ad esempio potremmo cominciare con questa qui, che dovrebbe essere più o meno un esemplare della categoria grandefratelliana che Labranca chiama Non è mai troppo tardi, una malvestita vale a dire di mezza età al suo milardesimo casting televisivo che darebbe qualsiasi cosa (compresa - anzi, per prima cosa - la vita del figlio stronzo che le è capitato a ventidue anni con quell’altro stronzo palestrato colle meches che poi s’è sposata, c’è andata a vivere assieme e da allora non ha più potuto fare la cosa che davvero le stava a cuore, cioè cantare, ma anche ballare, ma anche presentare, anche suonare il pianoforte, anche scrivere, cioè praticamente dedicarsi non sa bene di preciso a cosa, ma cioè praticamente ad esprimermi, cioè a trasmettere emozioni - lo dice col melodrammatico sospirone di rimorso, il tempo perduto - eh sì, a ventidue anni, sì - e poi però subito falsissima a denti stretti, con la sua vocetta piacevolissima da chipmunk: “mio figlio comunque è la cosa più bella della mia vita”) farebbe di tutto per tornare quella ventiduenne libera in rampa di lancio che per il resto, cretina malvestita e bburina com’era a ventidue anni c’è rimasta, solo che adesso ha il culo all’altezza delle ginocchia gonfie come cocomeri, i capelli che sembrano stoppa marcia tinta con la vernice (1) e ramificatissimi canali di rugosità assortita dappertutto.
Ma comunque siccome lei ci tiene a far vedere che ce n’è ancora pure nell’aspetto, di quella ventenne là, senza contare tra l’altro che quando glielo hanno chiesto s’è tolta d’un colpo circa dodici anni, e poi oh che cavolo in fondo l’anno scorso le hanno fatto condurre tutta scosciata i tre minuti della rubrica sulle partite del campionato eccellenza su una rete condominiale di vibo valentia, oh, un minimo di reputazione da difendere ce l’ha: e quindi com’è giusto tenta il tutto per tutto, le unghiette french (2) come ogni vera decerebrata malva-televisiva che si rispetti (e peccato non sia stagione, c’ha i mignolini dei piedi che sono difficilissimi perfettamente squadrati, un capolavoro), la cintura col nome scolpito in fibbia (3 - Carol) che ha trovato sulla bancarella in centro e che le piace un sacco (solletica quello sbuffo di egocentrismo adolescenziale - sapete no, i ciondoli di dadini con le lettere, i trenini da comodino che le lettere le trasportano sui vagoncini, cose così - poveretta ne va fierissima).
Il nero è banale, che sfina e serve a nascondere rotolini e fianchi portaerei, e tuttavia allo stesso tempo il vestito moscio malvo-attualissimo (4) c’ha questo eccezionale traforo sul davanti che lei fa finta di voler coprire, timida e vergognosetta sta con le mani nervosamente intrecciate in grembo, tic falsissimamente inconsapevole che nasconde in realtà un duplice calcolatissimo scopo, che sarebbe cioè: a) piuttosto che rendere palesi le sue superiori doti di navigato troione da sbarco preferisce suggerire un più raffinato malizioso atteggiamento da imbarazzata scolaretta un po’ avanti con l’età, ma soprattutto b) le braccia e manine in quel modo strizzano gonfiano spingono ed esplodono le tettone gigantesche (5) che con la giusta impalcatura sono forse l’unica cosa che forse (forse) potrebbe causare nella produzione giudicante un primo minimo accenno di obnubilamento ormonale - e nel caso la scollatura non basti, per ogni evenienza a mo’ di faro lampeggiante, ha scelto questa enorme bburinissima crociazza in finto oro bianco tempestata da fondi di bottiglia (6 - “ah, questa? è un simbolo religioso molto importante per me, io sono molto devota a badre bio”).
Per lo stesso motivo (affogare nel buco nero della scollatura la sua altrimenti totale appassita nullità) ha dotato il vestitino di un appariscente ornamento pelliccioso a picco sul traforo (7), e infine le calze (8), la cui kidultaggine a righe orizzontali non serve soltanto a darle un misero aiutino anagrafico, ma è così fastidiosa e brutta che non ce la fai e devi guardare per forza da un’altra parte, più sopra, oh accidenti i capelli di stoppa no! più sotto, ah sì, il faro, ecco, le tettone.
di Betty Moore Collezione: regine del pendon't, semo bburini 98 Commenti
Malvestito #24 - tredici milioni di pixel
Difficile restarsene al riparo dal virus del malvestitismo fotografico, quando cioè ti compri la macchinetta da un sacco di pixel e vai in giro portandotela sempre appresso, scopri tutte quelle cosine sulle lenti gli obiettivi la messa a fuoco eccetera e stai sempre all’erta, sia mai che ti capiti qualche soggetto interessante da catturare in bianco e nero con sfondo sgranato in prospettiva - che ne so, tutte quelle cose originali tipo la crepa di un muro, un palazzo alto alto visto dal basso, la matassa di sporcizia sotto al divano, il gatto che si fa il bidet, il primo piano ravvicinatissimo della faccia rugosa di un barbone che sta facendo lo spelling di “vaffanculo” - ora poi che con internet puoi pubblicare le foto sui siti apposta e far finta che ci sono tutti i tuoi amici internettiani che se le vedono (tu, in cambio, fingi di guardare le loro) dal virus del malvestitismo fotografico davvero non si scappa.
Di solito colpisce intorno ai trent’anni, che uno c’ha soldi a sufficienza per comprarsi la macchinetta bòna, fa un lavoro di cacca che gli lascia poco tempo, l’idea del romanzo ormai (troppa fatica) l’hai abbandonata da un po’ e allora quale miglior modo per sfogare quell’impeto malvestito di artisticità io-sono-originale, non c’è più manco l’ingombro della camera oscura (finalmente! se qualche anno fa eri ganzo solo se t’eri montato la camera oscura al gabinetto, oggi no problem, puoi scoattartela anche con le digitali), e in fondo ad andarci in giro vuoi mettere, altro che romanzo (che fai, ti porti sotto braccio mille pagine di dattiloscritto? che sei, un commercialista?), mulinare rotelle, spingere bottoncini, regolare questo e quello, sdraiarsi a terra per trovare la giusta angolazione della luce sulla crepa, dico, sdraiarsi a terra! Che sogno: tutti i malvestiti io-sono-originale di stampo creativo-internettian-scemini dovrebbero averci una macchinetta fotografica.
Il malvestito numero ventiquattro è cotto, nel bel mezzo del suo periodo malva-fotografico, nella fase più irritante di tutte, quella dell’entusiasmo acuto (”scusa, puoi provare a tenere la sigaretta più così, pendula, sì sì, fai la nuvola di fumo, perfetto! espressivissima!”), se la porta dappertutto e da che c’ha la macchinetta (1) gli sembra di guardare al mondo in modo diverso, nuovo, non ci aveva mai fatto caso prima a quante crepe ci sono sui muri, pure sui marciapiedi - la città metropolitana è una giungla decadente (che è pure il nome del suo flickr) - sotto il divano poi, non c’aveva mai passato l’aspirapolvere!
Per immedesimarcisi meglio ha deciso di vestirsi in tema, e guardatelo accidenti se non incarna alla grande quel malvestitismo io-sono-originale un po’ chic-eccentricità da jazz club per pensionati: la scoppoletta (2 - vedi anche il capitolo Cappello ergo sum), l’insolito un-due viola giallo di giacca (3 - un reperto vintagiosamente infeltrito, strettina e corta sulle maniche, bohoissima) e camicia (4 - il collettone largo seventies disteso sul bavero della giacca, i polsini slacciati), i pantaloni jeans moscetti non troppo sbragaloni (5 - oh, è pur sempre jazz-chicchitudine), wayfarer d’ordinanza, un paio di sorpassatissime New Balance (6 - ma chissene, l’importante è il corto circuito io-sono-originale giacca similelegante versus scarpa da ginnastica) e la borsetta louis vuitton (7) che in effetti non c’entra molto, troppo agiata alto-borghese, ma lo perdoniamo sì che lo perdoniamo.
di Betty Moore Collezione: boho chic, io sono originale, maschioni 493 Commenti
Malvestito #23
E tuttavia la mia gita da H&M non è stata proprio infruttuosa - eh sì che avrei voluto godere dal vivo dell’amuleto demoniaco anti-sfiga - sono tornata a casa col quadernino tutto pieno di nuove malvestite, e nuovi malvestiti maschi soprattutto, era pieno. Che siccome la malvestita numero trecento si avvicina e io, be’, sono sopraffatta dall’ansia di prestazione (avete qualche buona idea, voi? a me, a parte farne una conciata da spartano - ah ah, son simpatica, a-hu! - non mi viene niente), meglio tirarla per le lunghe un pochino ancora, uhm, così mi sa che nei prossimi giorni vi beccate un paio di maschioni, toh.
E non venite a dirmi che un tipo del genere, per esempio, non merita la vostra attenzione. Forse il disegno non è chiaro abbastanza, forse state pensando ad una defaillance oftalmica oppure forse ad una schifezzetta sullo schermo - no no no, è esattamente così come lo vedete: il tipo qui a sinistra s’è raccolto parte dei capelli sul didietro con l’ausilio di non so, magari del fildiferro o della gelatina potentissima cementificante (mmmh, quello?), e ci s’è fatto questa specie di codino allo stato solido, un coso a metà tra il fusillo e il pungiglione (1); e che grandioso effetto contrappuntistico, che accostamento audace, la zazzera di capelli che gli penzolano sciolti e fluenti sulle spalle, allegri e briosi, poco sotto il pungiglione massiccio di acciaio fuso, solenne - che dire, stratosferiche incontaminate vette di concettual-bburinità.
Avreste dovuto vederlo come passeggiava leggiadro (c’era la morosa in camerino che si provava delle felpe con le lucette natalizie), ammiccava e slumacava qua e là ignare passanti che s’allontanavo timorose affrettando il passo, mordicchiava sensualmente la stanghetta dell’occhiale (2 - bburinity classics: rayban aviator), con la manina in tasca incedeva sicurissimo, ammiccava e ricambiava se stesso allo specchio, compiaciutissimo del suo stile così ehm malva-ricercato (eh sì che in borgata lo chiamano Lord Fauntleroy), col gilettino grigio da gentleman aristocratico della City (3 - ma va’, diciamo piuttosto piano-bar ristorante da matrimonio tra camorristi), la camiciozza bianca col collettone rigido di due metri quadri in cartongesso, aperta giù giù il più giù possibile, e questo buffo foularino di seta color pipì (4) che gli protegge dal freddo le aspre pelosità del petto nudo, e i pantaloni stirati di fresco (5) con riga centrale e cintura Ferrè (6), le scarpe lucidissime di vernice nera (7), che ne dite - accidenti se sono figo, la barba la tengo fissa a due decimi di millimetro.
di Betty Moore Collezione: alta moda, maschioni, semo bburini 60 Commenti
Isteria malvestita: Roberto Cavalli per H&M
C’è niente che sia più malvestito di una malvestita così, eccitatissima, che si spara cinque ore di fila stritolata in mezzo a un mucchio di altre malvestite eccitatissime, che s’è allenata per settimane allo scatto fulminante alla gomitata costale e allo sgambetto bastardo (e per l’occasione, oh, s’è guardata mille volte quella scena là delle bighe, istruttiva davvero!), che appena riesce a varcare le porte del negozietto livida e dolorante si getta a peso morto sulle prime stampelle a portata di mano e strappa tira via appallottola e difende a costo della vita qualsiasi cosa le riesca d’accaparrarsi, non importa cosa, basta che c’abbia sopra lo stemmino Roberto Cavalli.
Poco più di ventiquattro ore e tutta - dico tutta - la roba Cavalli per H&M (ricordate? ne avevamo già parlato qui) è andata esaurita. E be’, considerando che tra le varie cosine in vendita c’erano rare quintessenze di stilosità cavalliana - il suo solito tocco, non c’è che dire, di gran classe - toh, il ciondolo a pugnale diamantato e il cornetto col serpentello, per non parlare poi della solita infinita sfilza di animalerie pellicciate - be’, l’inverno che arriva può vantare una overture malvestita di tutto rispetto, altrochè.
[*] a proposito, la pubblicità televisiva di cui parlavo il mese scorso, “I’m the party”, eccola qui
di Betty Moore Collezione: allucinazioni, alta moda 66 Commenti
Storia del Malvestitismo #2 - Atlantide
Ah giusto, mi fanno sapere in mail quelli dell’associazione pronipoti e amici dei continenti perduti che ho saltato senza curarmene tutto un enorme periodo di storia del malvestitismo, quello relativo alla civiltà perduta di Atlantide e, non ho capito bene, credo anche di Mu o Lemuria o come si chiamano.
Perché insomma, lo sapete, è conclamato ormai che c’era una volta questa civiltà avanzatissima che a un certo punto si è auto-annichilita con i blog e le bombe atomiche e tutto il pianeta è sprofondato nell’età della pietra, dando il via appunto a quella che noi ignoranti post-apocalittici chiamiamo preistoria. Quindi, dunque, sto post si chiama SdM #2, in realtà però dovrebbe essere il numero zero, perché viene prima dell’altro, ok? Ok.
Ho cercato in biblioteca tra i vetusti volumoni teosofizzanti di madame blavatsky e ne è uscito fuori questo malvestito qui, atlantideo doc, vissuto circa ventimila anni fa nella capitale, Poseidonia, un vero figaccione stiloso d’epoca. E lo so, lo so che suona bizzarro, ma non snobbatelo per favore, ché secondo me a studiarcelo per benino ci si può ricavare una inedita anticipazione sul malvestitismo che verrà, e neanche poi tra tanto.
Cominciamo dall’alto, uhm. Prima di tutto, direi, il malvestito atlantideo i cappelli come i nostri non sa neanche cosa sono, lui piuttosto porta dei caschetti trasparenti (1) con le antennine che hanno insieme la funzione di filtrare l’aria proteggendolo dall’inquinamento radioattivo e di ricevere wireless le trasmissioni per il citofono portatile (2) che c’ha appiccicato sul petto, che serve a sentire chi è e ad aprire il portone anche quando si è via da casa.
Poi, siccome che sono avanzatissimi e non stanno a sprecare tempo in frivoli barocchismi vestiari, il malvestito atlantideo indossa di questi pratici completi a tutone, con gli immortali fuseaux (3 - mio dio, resistono a ogni svolta evolutiva, come le piramidi!) sostenuti da un grosso mutandone (4 - che c’ha sul di dietro una porticina coi bottoni tipo superpippo - per quelle necessità, you know) a sua volta sostenuto dal cinturone coatto (5), con le tasche appese che servono a riporre comodamente l’accendino burlone (6 - a forma di pistola laser).
Le maniche invece sono attaccate al busto - forse sì, l’unico piccolo sfarzo vanitosetto che si concedono - da un paio di hula-hop svitabili (7), nel caso cominci a far caldo e si voglia ricorrere ad una bburinissima t-shirt smanicata (toh, un altro evergreen ultramillenario). E infine le scarpine (8), lo so che state lì a bocca aperta ma no non è un abbaglio, son proprio loro, gli inutili stivaletti mosci corti sulla caviglia da elfo di babbo natale che vanno per la maggiore proprio ai giorni nostri (sarà un caso, penso, se siamo tanto vicini al 2012?), e guardate che meraviglia, come sono perfettamente pendantizzati con mutandoni e guanti (9).
Eh, accidenti, non è incredibile? Lascia sgomenti, che una civiltà così all’avanguardia in fatto di malvestitismo sia andata perduta in un niente, senza lasciar traccia, nessuno che se la ricorda più. Boh, chissà, forse c’è speranza anche per la nostra.
di Betty Moore Collezione: chiacchiericci vari, maschioni 33 Commenti
Malvestita #297 - la sinistra vetrinista
La sinistra vetrinista è una malva instancabile che ogni due tre giorni al massimo trascorre un intero pomeriggio a risistemare daccapo la vetrina del suo negozietto. E appena c’ha un attimo di tempo libero se ne esce e si mette lì davanti il negozietto a fumare, squadrando attentissima e mai pienamente soddisfatta il suo ultimo capolavoro (si sposta anche sull’altro lato della strada per verificarne la resa a distanza), già pregustando qualche fondamentale cambiamento, lo stivale più moscio sulla gamba, il turbante di felpa più strettino, non ci starebbe un amore la collanina a pallettoni? sì che ci starebbe - prende appunti mentali (che taccuino!).
Dovreste vederla quei giorni che ristruttura - io la vedo spesso perché il negozio è qui vicino casa mia - aggiunge un pezzettino qua un drappeggino una stiratina là poi s’allontana, rimane assorta e concentrata in chissà quali astrusi calcoli matematico-prospettiv-malva-scenografici, fa pure quegli strani gesti con le mani che fanno certi registi, chiude un occhio e poi l’altro (presto o tardi sono sicura la troverò che se la studia con un teodolite), torna indietro dà qualche altro ritocchino e s’allontana di nuovo, e così via. La vetrina ha forse le dimensioni della mia vasca da bagno, un paio di manichini soltanto, ma a lei gli ci vuole tutto il pomeriggio.
E’ evidente che si tratta di un viziaccio malva-compulsivo che, ci scommetto, ha a che fare con la sua bizzarra convinzione d’esser mossa da un qualche profondo afflato artistico, d’averci un grande gusto e un grande talento: così che per la sinistra vetrinista no, non è una semplice stupida vetrina, è invece piuttosto una passerella, è l’occasione per mostrare al mondo che lei era nata per questo, per fare la stilista. Cosa significa? Significa robe a casaccio e frequenti spennellate di puro delirio (una volta ad esempio - giuro - ha ideato una camicia legata alla gamba del manichino, non so perché). Come spiegare altrimenti la felpa annodata sulla testa a mò di turbante (1), oppure anche il maglioncino lungo collo a dolcevita e orlo arricciato a palloncino (2), l’inutil-cinturino sottile di pelle dorata (3), il golfino di lana marrone con chiusura laterale e nastrino di raso (4), e il doppio pantalone, jeans attillato a metà polpaccio (5) e sotto i fuseaux color panna con fiorellini pastello (dal reparto pigiami) - è pazza.
E’ pazza e malvestita, di quelle che tengono il passo con le malva-tendenze in corso (lei, direi, è sul versante semo-bburini) e però allo stesso tempo c’hanno uno spirito così artistico-fai-da-te, eh, che non possono rinunciare all’eccentrica applicazione di cosine che gli pare a loro, e rispolverano e mescolano follemente malvestitismi ormai sorpassati, se ne inventano anche di nuovi, così che ne esce fuori un chimerico incrocio io-sono-originale-semo-bburini, un mix agghiacciante di pendon’tizzazione totale, un disastro. Oggi, guardatela, ha scelto un maglioncione enorme tipo poncho (6), tutto asimmetrico e cascante, col collo gonfio larghissimo, e sotto una gonnellina che viene dritta dritta dalla quinta dimensione (7 - metà jeans con le cuciture da mandriano, metà pizzo rosa), degli stivaloni scamosciati imbottiti di pelo con decorazioni a pon pon (8) e un anellazzo stile monolite duemilauno che sembra la linguetta della cocacola (9), forse lo è davvero.
di Betty Moore Collezione: io sono originale, regine del pendon't, semo bburini 58 Commenti
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