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Capodanno malvestito

le malvestite fanno un bel bottoLa quantità di entusiasmo che si riserva alla festa di capodanno è un parametro che va sicuramente inserito nel cervello elettronico di un possibile futuro marchingegno che chiamerò malvestitometro universale: se pensando alla serata del trentuno dicembre siete soggetti a manifestazioni di entusiasmo che superano il “mi sento come soffocato da un angoscioso imperativo di autodistruzione”, allora sì, la lancetta del malvestitometro s’è già spostata su valori malvestiti.

Chiunque riesca anche solo a tollerare la trafila di pseudo-divertimento socializzante fatto di a) gente inghingherata e mai vista prima che si finge euforica b) musica schifosa degli anni che furono che ci fa divertire sì ma con nostalgia c) buffet coi vassoi enormi di lenticchie gelatinose e cotechini palliducci che sembrano pezzi di cadavere d) spumante discount in bicchieri di plastica e) in giardino a guardare un gruppo di cretini con la camicia fuori dai pantaloni che fanno bum! bam! guarda là come vola! badabum! f) il simpaticone estroverso io-sono-originale che orgoglioso mostra i boxer rossi coi babbi natali e tutti giù a ridere g) trenini buonadomenicali brigitte bardò brigitte besciò e un fiume di superalcolici ubriachiamoci tutti insieme ahah che bello poi andiamo a vomitare sui resti dei botti ancora fumanti - senza contare la preventiva esasperante trafila dell’andiamo qua andiamo là, a questa festa o a quell’altra, e poi ehi, soprattutto, che mi metto? - la lancetta del malvestitometro zompa su valori critici di malvestitismo: un quadretto di indicibile decadente squallore che è un po’ come farsi una comparsata in un romanzo di houellebecq.

E altrettanto dicasi della cosiddetta variante coppietta, che si verifica di solito e tuttalpiù il primo o i primi due capodanni trascorsi amorosamente assieme (poi si torna al festone di gruppo - ché tre giorni in due da soli son diventati una noia mortale): la gita lampo nella capitale europea (parigi, vienna, praga), il ristorantino romanticissimo che costa un occhio, i flûte incrociati, la passeggiata sotto la torre eiffel con le lucine e i fuochi d’artificio e poi in albergo per una scopatina veloce veloce che chi non scopa a capodanno eccetera. Un capolavoro di ritualità ultraconformista ti-amo-tanto-amore-mio da manuale, l’abc del malvestitismo. Quanto ci si sente romanticamente unici e lontani da tutto! Non capisco però come mai, con tutti i romanticamente unici e lontani da tutto che partono ogni capodanno per gli stessi posti, non s’organizza qualche mega comitiva pullman-fantozziana - giusto il viaggio a/r dico, a destinazione ci si separa e si fa finta di niente, ci si ritrova poi alla stazione per il ritorno - oh risparmierebbero non poco.

Ma scusa Betty non ho capito, non ti va bene niente! com’è che dovremmo passarlo il capodanno per non far arrabbiare il malvestitometro?
Eh lo so non è facile, dopo venti trenta anni di condizionamento malvestito direi che c’è un modo soltanto per liberarsi dal virus dell’entusiasmo malva-capodannnico, una terapia brutale d’ispirazione omerica: tutti agghindati col vestitino sbrilluccicoso stile palla da discoteca, la sera del trentuno anziché recarvi al festone già prenotato legatevi saldamente ad un mobile pesantissimo di casa - una grossa libreria sarebbe perfetta - e che nessuno pensi a liberarvi prima dell’alba, e che anzi alle vostre suppliche si risponda con nodi più saldi ancora, resistete all’osceno canto dei tappi che stappano e dei mortaretti che smortazzano - un paio d’anni così e forse ve ne sarete tirati fuori. Forse.

*buon anno


Una malvestita di lego

Non saprei dire se Babbo Natale m’ha sterminato o no i malvi come il venticinque, di sicuro niente camper delle winx: ancora meglio però, ho trovato sotto l’albero un mega scatolone di lego per costruirci tutto quello che mi pare, stupenderrimo. Lo so che non è proprio quel che si dice un malva-regalo, ma stasera mi ci sono messa a giocare e ho costruito una copia della Paris del titolo qua sopra: ammirate dunque i miei incredibili skill mattoncino edilizi, che sì lo so, sono più o meno quelli di un cieco pazzo daltonico senza mani e senza gambe che costruisce utilizzando soltanto l’ombelico.
Adesso coi lego vado a costruirci l’atelier cavalli in cui si terrà a breve un party di pupazzetti lego (cavalli e il suo staff) quando poi improvvisamente irromperano le truppe imperiali incarognitissime con le pistole laser e gli faccio fare una strage. WOW!

Ah: e voi invece, qualche malva-regalo?


Malvestito #25 - buon natale

babbo natale sterminatoreCaro Babbo Natale qualche giorno fa ho visto una cosa così malvestita che non credevo ai miei occhi, mi ha fatto cambiare idea per il regalo - ora ti spiego - tu intanto cancella dalla lista il camper spaziale delle winx. Stavo gironzolando sovrappensiero qua e là e senza accorgermene sono finita nel cuore della zona accademiadibellearti, che io considero la zona rossa offlimits numero uno, mai entrarci per nessun motivo mai: accidenti però mi sono svegliata troppo tardi e infatti, appunto, cos’è che mi capita? l’incontro ravvicinato del terzo tipo con questo malvo numero venticinque.

babbo natale sterminatoreCaro Babbo Natale lo so che stai facendo spallucce, e va be’ starai pensando, niente di speciale, un classicone malvestito: l’io-sono-originalità declinata nella sua forma artistico-sudicio-fattona, il cappello ergo sum (1), la t-shirt sbrindellata (2 - a cinque gradi sotto zero - perché il catarro l’occhio lucido il moccolo, morire di polmonite: c’è niente di più originale?), gli spruzzi di colore ovunque perché lui fa le opere (3), i pantaloni flosci a tre quarti di chiappa (4 - la mutanda che fa ciao ciao) gli stivaletti mocassinati di pelle scena brit-heroin-underground (5 - be’, in realtà sono le pantofole del padre in pensione) e la boccia discount di vino rosso bene in vista (6) ché lo stordimento artistico è un must irrinunciabile; un classicone così senza niente di speciale, starai pensando, non lo vale mica il camper spaziale delle winx.

Caro Babbo Natale aspetta, non è tutto: quando l’ho avvistato - senti qua - il malvo se n’era appena uscito dall’accademiadibellearti ed è sceso in strada che c’eravamo soltanto io e altri due tizi; c’ha lanciato una lunga occhiata di compassionevole derisoria disapprovazione (”ahah, sciocchi normali con normali cappottini”) prima di mettersi in marcia davanti a noi, e stai un po’ a sentire che è successo. E’ successo che nel suo microcervellino dev’essere scattato il BipBipBip dell’allarme rivela possibilità di autogratificazione-io-sono-originale, per cui esaltatissimo ha subito approfittato di noi altri modesto pubblichetto e ha dato inizio allo spettacolo malvestito dal titolo Io sono originale eccentrico strano artista un po’ folle la mia testa è complicata e piena di cose complicate e superiori a voi poveretti normali che non riuscite neanche a capire perché faccio certe cose che a voi sembrano soltanto stronzate da stronzi (che titolone lungo): e così è cominciata, una vergogna che non ti dico, procedeva sulla strada che era tutto un fischiettar danzante, saltellii, piroette, il cappello che faceva su e giù, passettini ubriachi di tip-tap. Che immenso piacere doveva dargli la certezza dei nostri occhietti spaventati a forma di punto interrogativo (io manco dieci secondi e ho fatto dietrofront, me la sono data a gambe). Accidenti però se non era una straordinaria incarnazione di quella equivalenza harmonyosa da cui Diversità uguale Anticonformismo uguale Artisticume (e la principessa se la fa con lo stalliere!), un capolavoro di esibizionismo malvestito, la stupida banalità io-sono-originale ai suoi massimi storici.

Caro Babbo Natale insomma come vedi meritava, e io quindi avrei pensato al posto del camper spaziale delle winx, appunto, se ti è possibile: i malvestiti io-sono-originale di questo genere qua, che ne pensi, ti riesce di dargli come dire, una sterminatina veloce?


Il forum c’è!

Non ce la faccio a stare dietro a tutte le malva-segnalazioni d’ogni genere che mi arrivano in mail, non vi dico quanti bellissimi disegni e descrizioni, e poi spesso nei commenti escono fuori un sacco di argomenti che insomma, meriterebbero uno spazio tutto per sé. Allora ho pensato di affiancare al blog un piccolo forum, così che chiunque possa pubblicare e sottoporre al giudizio degli altri malvariders gli avvistamenti, le malva-teorie e le malva-cose che più gli interessano.

Che ne dite? E’ il forum delle malvestite!

Ci sono parecchie sezioni che, spero, dovrebbero grossolanamente ordinare un po’ tutti i possibili temi di rilevanza malvestita (cioè a dire, in pratica, qualunque cosa); oltre all’immancabile sezione per gli ottì, dove sfarfalleggiare in allegria. Per registrarsi basta un indirizzo mail funzionante e niente altro: leggete per bene la sezione introduttiva e fate di sì con la testa intanto che imparate a memoria le Poche Semplici Regole. Chiunque può postare, rispondere discutere e creare nuovi topic. C’è una squadra di volenterose amiche impegnate nella gestione-moderazione del forum: Dreamingkat, Idraelen, ls, Pam, SaintJust e Siminsen.

Dateci un’occhiata e registratevi, se vi va. Un nuovo posto dove divertirci insieme - vi piace?


Nicole Kidman robot, Jamie Lynn Spears feto-a-porter

C’era qualcosa nelle foto di Nicole Kidman sul malvacarpet di nonsodove per l’ennesima prima de La bussola d’oro, uhm, non avrei saputo dire precisamente cosa ma accidenti, c’era qualcosa che non mi convinceva e mi faceva pensare mah che cavolo io sto quadretto qua del completino metallizzato con dentro la creatura quasi-umana impacciata lucida e plasticosa, boh, devo averlo già visto da qualche parte. Poi stamattina, a-ah!, mi è venuto:

nicole kidman robot al botulinovillaggio imita mr zed ai grandi magazzininicole kidman robot al botulinovillaggio imita mr zed ai grandi magazzini

Un’altra cosa velocissima, una pietra miliare negli studi di ricerca sull’identificazione dei geni responsabili del malvestitismo: la sorella di Britney (in testa, per ora, ai VIM of the year 2007), Jamie Lynn Spears, è incinta del suo primissimo feto-a-porter: e - rullo di tamburi - c’ha soltanto sedici anni! Non è uno straordinario caso di precocità malvestita? Oltre ad essere, ovviamente, una lampante dimostrazione della trasmissione genetica dei superpoteri malvestiti. Non ci resta che isolare il gene Britney ed esiliarlo per sempre nello spazio profondo.


Malvestita #301 - il presepe

malvestita presepeLa malvestita numero trecentouno vive col marito (questo qua [1]) e i due figli in un appartamento minuscolo al sesto piano di un serpentone prefabbricato color cacca in una zona poco fuori città che è fatta di sterpaglie, strade nuove vuotissime, un castorama abbandonato e un paio di discariche. Il suo motto è “ah ma se tornassi indietro” [2] e la sua più grande gioia - a parte, be’, sentirsi dire dalla manicure e dalla commessa in boutique che ne dimostra ancora venticinque - l’unica cosa al mondo che le dà gioia è agghindare il suo modesto appartamento come fosse una miniatura della reggia di versailles, così come l’ha vista nei film nei telefilm e nelle foto su tv sorrisi e canzoni (non c’è mai stata a versailles ma se tornasse indietro, ah! sicuro, quella e le piramidi).

Ogni natale il piccolo salotto angolo-cottura angolo-televisione viene rivoluzionato: il tavolinetto di cristallo bordato d’oro il carrellino argentato porta alcolici [3] il divano di pelle bianca lucida e il dipinto finto-antico di campagna romana [4] fanno spazio alla riproduzione bucolico-medievale che è l’orgoglio della trecentouno, il suo capolavoro diy, il complesso statuario che una volta l’anno - non vede l’ora! - trasforma la mini versailles in piazza san pietro: il presepe.

Non quel presepe ingenuo e bambinesco con le statuine piccine di plastica, le casette e la grotta di cartone pitturate col pennarello, la strada di farina e il fiume di stagnola, quel presepe che a vederne uno ti esce la lacrimuccia pensando alla nonna quando per scherzo gli mettevi il bambinello legato alle pale del mulino; il presepe della trecentouno è fatto con le statue di ceramica in scala 1:2 che pesano mezzo quintale l’una, le costruzioni di legno vero, la grotta in marmo di carrara della stessa tonalità rosso-perlacea delle guarnizioni del gabinetto, la stradina lastricata di perline e pietruzze finto-preziose, un torrente con le rapide una cascata da acquapark e un intrico di luminescenze varie da rimanerci accecati.

Ah quanto ama le statuone [5], le ricordano un po’ di quando da piccina giocava con le bambole (tuttora segue la collezione bamboline dal mondo della deagostini, bellissime!): arriva il natale e lei non può resistere, ne compra un paio nuove (oppure anche l’upgrade di quelle che son diventate obsolete [6]) in quel negozietto di chincaglierie adoraaaabile che sta là al centro commerciale sulla tangenziale: così perfettamente realistiche coi faccioni pavarottiani che sembrano veri [7], l’elaboratissima ragnatela di drappeggi sulle tuniche, i colori smorti che esprimono una tale superba raffinatezza [8] bianco-oro beige-oro ecrù-oro, tutto quell’oro oro oro, il neonato accidenti ditemi voi se non è un amore col suo bel vestitino bianco rifinito d’oro - un assaggio di artistico-creatività da bancarella dell’usato che le riempie l’animo di un brivido quasi museale, un solletichìo mecenatesco irresistibile, come averci in casa il david di quello, come si chiama.

[1] non ce l’ho fatta a colorarlo - come lei, uno che s’è fermato ai tredici anni
[2] intanto che aspetta di tornare indietro nel tempo per aggiustarsi la vita, va in giro conciata da una che la vita ce l’ha ancora tutta davanti, lo stile è quello di una terza media prima liceo: pantaloni mosci dimensione danza da provinista di amici (1), scarponi footlockeri da bburinuccia dinamica (2), giaccone gonfio peloso da scolaretta in uscita pomeridiana (3), capelli cortissimi sparati col gel sulla nuca (4 - sleccazzati sulla fronte) da vera truzzona discotecara (peccato per la tintura rosso scuro, così tipicamente anzianotty)
[3] il pezzo forte è il completo vassoio porta bocce di vetro smerigliatissimo coi tappi di cristallo grossi come saponette e le etichettine dorate (”whisky”), acquistato in offerta alla carrefour, che fa molto fumoir dopocenistico con caminetto e trofei di caccia
[4] la cornice maniacalmente intarsiata è così cicciona e ingombrante che in ascensore non c’entrava, l’hanno dovuta portare per le scale (era così pesante che ci sono voluti tutti e due i figli)
[5] quelle statuone giganti cioè che di solito si mettono fuori casa, in giardino, per fare ammirare il proprio slancio di esibizionismo cristiano-malvestito ai passanti; se uno vive in appartamento può metterli in balcone, se è abbastanza grande - oppure niente, li metti in salotto e t’accontenti di accecare i parenti in visita
[6] ehi, ma questo pastorello qua l’anno scorso non ce l’aveva mica l’aureola dorata!
[7] sì va be’, realistici come può esserlo barbie, anzi no peggio, tania miss italia
[8] bue e asinello, pure loro, sono in pendant col chiarore sbrilluccicoso (il bue di razza chianina e l’asinello albino)


Very Important Malvestita of the year, 2007

very important malvestita of the year 2007 - The Pisella AwardFacciamo come in tivvì e sulle riviste che alla fine dell’anno ci sono i servizi che tirano le somme, fanno le classifiche ed eleggono il più questo e il meno quello degli ultimi dodici mesi. Facciamo il Very Important Malvestita of the Year, che ne dite?

Ho messo insieme una rosa di dieci supermalvestite straniere e dieci italiane: ogni nomination c’ha la sua breve spiegazione, dateci un’occhiata, valutate per benino e votate nei commenti la vostra malva preferita. Le votazioni sono aperte fino alla mezzanotte del trentuno dicembre, poi eleggiamo in pompa magna la coppia VIM 2007, un’italiana e una straniera (il premio è questa statuetta d’oro massiccio qua sopra, l’ho ribattezzata The Pisella Award - non male eh?). Ed eccovi le nomination:

very important malvestita of the year 2007 - Angelina Jolie very important malvestita of the year 2007 - Bai Ling very important malvestita of the year 2007 - Beyonce very important malvestita of the year 2007 - Britney Spears very important malvestita of the year 2007 - Beth Ditto

very important malvestita of the year 2007 - Kate Moss very important malvestita of the year 2007 - Madonna very important malvestita of the year 2007 - Paris Hilton very important malvestita of the year 2007 - Sienna Miller very important malvestita of the year 2007 - Victoria Beckham

Angelina Jolie: perché è la bandiera internazionale dell’umanitarismo wannabe, si compra pischelli a gogo dappertutto nel mondo, gli cambia nome li trasforma in bulletti malvestiti e gli regala le borse griffate pendantizzate con la sua.

Bai Ling: perché nessuno sa chi è nessuno sa da dove spunta, lei se ne frega e intrepida tenta di scalare la piramide del malvestitismo hollywoodiano a colpi di capezzoli malvacarpettari da quinta dimensione.

Beyoncé: perché c’ha questa fissa di essere una topfigona col corpo perfetto e insiste ed è pronta a tutto pur di far spuntare il gambone a radice di quercia millenaria dai vestitini che indossa - secondo me si fa gli spacchi da sola con le forbici.

Britney Spears: perché è l’unica capace di superare ogni volta il “va be’ dai oltre questo cosa?”, è la fossa delle marianne del cattivo gusto - e poi è la modella della statuina lì, il premio VIM 2007, ispirato al suo sgambettar con pisella al vento.

Beth Ditto: perché il suo sputtanato finto-radicalismo da giornaletto indie-musicale sono brutta sporca e non-me-ne-frega-niente-di-esserlo fornisce un facile pretesto a misere personcine ignoranti che non vedono l’ora di sillabare “femminismo”.

Kate Moss: perché rappresenta la deriva più fattona tossica decadente e vertiginosamente idiota della malva-tendenza oggi più in voga, quel boho-chic celebrato in versione “depurata” in una linea di schifezzelle cinesi usa e getta.

Madonna: perché quest’anno che non aveva niente da fare c’ha provato a cavalcare l’onda dell’umanitarismo wannabe rubandosi il negretto in africa ma ha combinato un casino, s’è fatta beccare; perché ha le mani di mirigliani e la faccia piallata al botox di un neonato.

Paris Hilton: perché non cambia mai, è sempre al suo posto sempre uguale, è il nulla ma il nulla in senso fisico-matematico, un problema da indagare scientificamente, io gli darei una centrifugatina nell’acceleratore di particelle del cern.

Sienna Miller: perché nessuno meglio di lei incarna il paradigma del boho-chic quello vero, la costruita pretenziosità artistucoloide io-sono-originale da fashion-randomizzazione altoborghese e sboroncella.

Victoria Beckham: perché è una bambola gonfiabile caricata a molla, e tra lo sbarco del bambolotto gonfiabile negli usa e la squallida rentrée con le altre bambolotte arterioscelrotiche, ha toccato il suo picco assoluto di vippitudine senza senso.

very important malvestita of the year 2007 - Asia Argento very important malvestita of the year 2007 - Monica Bellucci very important malvestita of the year 2007 - Roberto Cavalli very important malvestita of the year 2007 - Fabrizio Corona very important malvestita of the year 2007 - Maria De Filippi

very important malvestita of the year 2007 - Elisabetta Gregoraci very important malvestita of the year 2007 - Lapo Elkann very important malvestita of the year 2007 - Sofia Loren very important malvestita of the year 2007 - Michela Vittoria Brambilla very important malvestita of the year 2007 - Simona Ventura

Asia Argento: perché nel giro di un mese è passata dal ruolo della trasgressiva folle e imprevedibile che bacia i rottweiler a quello della donna matura che si è data una calmata perché nessuno se la tromba più - un caso eccezionale di camaleontismo malvestito.

Monica Bellucci: perché al festival di Roma s’è fatta fotografare con un’angolazione del collo arditissima, e tutti sanno che il collo messo in quel modo è un elemento chiave nella messinscena da mediocre attricetta provinciale wannabe diva francese enigmatica e suadente.

Roberto Cavalli: perché il vecchietto oscenamente agghindato da tredicenne alla moda ha riscosso quest’anno un successone megagalattico - le corse e le risse per accaparrarsi uno straccetto animalier firmato Cavalli, boh, deve esserci sotto un qualche oscuro esperimento antropologico che non sappiamo.

Fabrizio Corona: perché è la versione bianca italiana di quella categoria di hippoppari bburinissimi che vogliono farci i gangster arroganti e prepotenti alla Scarface, ma poveretto è uno sciocco bambinone che lecca i piedi a Lele Jabba Mora e c’ha il dipinto del deposito di zio paperone in ufficio.

Maria De Filippi: perché i suoi programmi sono la punta di diamante dell’armata mentecatto-malvestita alla conquista dell’universo; perché c’ha un costumista che è lo stylist del reparto trendissimi della succursale turkmena dell’oviesse; perché è il male.

Elisabetta Gregoraci: perché è un luogo comune che cammina, quello della valletta incapace con la faccia da calcinaccio pronta a tutto pur di sfondare, uno pensa “che ci sta a fare?” e poi leggi il giornale e dici “ah ecco” - ma non votatela che tanto l’anno suo è il prossimo, che si sposa col truzzone.

Lapo Elkann: perché è un tronista decerebrato con la terza media fatto e finito ma per sbaglio è capitato nella famiglia dei ricconi industriali, e siccome in qualche modo deve pur impiegare il suo tempo (oltre a farsi fare i tatuaggi dai cani per ciechi) e pare brutto che vada a fare il cretino in televisione, gli comprano le aziende giocattolo e gli dicono sì Lapo, sì, bravo, sei un maestro di stile, .

Sofia Loren: perché è insopportabile la vista di un tale avanzato stato di decomposizione coi pezzi di naso che le cascano e i vermini che le escono dalle narici, imbellettata manco fosse una ventenne, il parruccone e le tettone d’acciaio - quando la vedo io penso alla morte.

Michela Vittoria Brambilla: perché è tutta finta dalla punta dei capelli a quella delle scarpe, è l’avanguardia di una pseudopolitica da soap-opera malvestita fatta di slogan paperopolesi, reggicalze e tintura per capelli.

Simona Ventura: perché c’ha provato disperatamente a darsi un’aria più sobrietta e di classe ma niente, strizzata nel rosso Valentino risultava se possibile ancora più bburina che leopardata D&G - è una questione di cuore.


Il “Che cazzo c’entra” del Consumdario,
il nuovo video di Britney Spears

Oh non male la strategia messa in atto dagli organizzatori del calendario benefico Codacons 2008, che per guadagnarsi una caccolina di spazio pubblicitario qui e là hanno convocato nientemenoche la supermalvestita emblema dell’antimateria neuronale Elisabetta Gregoraci: sarebbe per l’appunto un perfetto esempio di quella strategia che nel gergo tecnico dei pubblicitari si chiama “che cazzo c’entra”.

elisabetta gregoraci calendarioIl “che cazzo c’entra” sfrutta il moto di meraviglia e disorientamento che ti piglia d’istinto quando vedi una come la Gregoraci, col ghigno falsissimo a doppia arcata dentale sempre ben stampato sul faccione di gomma, la giacchina double face (gessato coatto-menaggeriale da una parte, leopardato bburinissimo dall’altra) e il cornettone acciondolato animalier pure quello, in posa elegante gambone a novanta gradi sulla panchinetta (eh sì, elegante come solo lei e quel rintronato del futuro truzzo-marito sanno essere) - per inciso, non che ci sia da stupirsi, le iniziative benefiche coi vippetti che ci fanno i buoni i carini e i generosi sono tutte fondate sul “che cazzo c’entra”: non c’è giornaletto che non sia goloso dell’attenzione perplessa esercitata dal lettore sui casi “che cazzo c’entra”, soprattutto se nell’ingranaggio ossimorico si contrappone qualcosa di buono alto e nobile versus qualcosa di molto basso molto volgare o comunque in qualsiasi tipo di rapporto anche solo accidentale con uno qualsiasi dei consanguinei fino al terzo grado di parentela con uno qualsiasi della troupe di buona domenica - e be’ certo, la Gregoraci che è un po’ la mascotte, la statua della libertà, la Gloria Gaynor, il milite ignoto dei raccomandati mezzi scemi inutili vanitosetti pieni di sé buoni a far nulla, prescelta da una associazione in difesa dei poveri cari consumatori vilipesi dal mondo crudele, al “che cazzo c’entra” non si scappa (chissà, può darsi che così il calendario qualcuno se lo compri, un esperto di vudù magari).

Ah, e poi c’è il nuovo video di Britney Spears, che potete vedere tutto intero qui a fianco. Si chiama Want a piece of me e mi sembra perfettamente compiuto nella sua struttura mentecatto-malvestita: ricalca lo schema e gli stereotipi da teenage movie ammerigano sull’artistucola un tempo perfettina cheerleader adoratissima poi caduta in disgrazia sfottuta e maledetta, che tutti vogliono fotografarla mentre fa le cosacce cattive. Notate i semplici malva-espedienti utilizzati per rendere l’idea - indirizzata ovviamente a nessuno che abbia un età mentale superiore ai cinque anni: prima che era una bambolina tutte smancerie, specchietti, trucchi, capelli acconciati per benino, movimenti flosci e frigidini, adesso che è matura invece capelli finto-alla-cazzo, giaccozzo smanicato di pelle di pecora stile concubina di conan il barbaro, jeans passati sulle mine antiuomo, guanti di pelle nera da hells angels, praticamente una battona. Resta purtroppo la stessa identica noiosa e stupida pappetta senza un briciolo di verità che erano i suoi video e la sua musica prima del crollo, semplicemente sta interpretando un diverso genere di poster patinato, sempre però dalle pagine interne di Cioè. D’altra parte, ehi, cosa ci si può aspettare da una povera derelitta che pure gli occhiali da vista se li mette per finta, per far scena?


Malvageddon #23 - Amici (ma non dei froci)

Abbiamo parlato un po’ di Uomini e Donne, che nel criminale progetto di defilippizzazione della galassia è l’arma destinata a spostare all’indietro il percorso evolutivo dei malva-erectus tra i diciotto e i cinquanta anni; oggi parliamo un po’ di Amici ex Saranno Famosi, il cui obiettivo sono i teneri e malleabili (appetitosissimi!) cervelli dei malvestitini pubero-sconvolti, un fondamentale campo di conquista perché crescano e prosperino defilippizzati come si deve [1].

i banchi dei malvestitini in pigiamaI malvestiti che sono protagonisti di Amici soffrono in stadio terminale di quella forma di malvestitismo tipicamente adolescenziale che si manifesta attraverso comportamenti artistico - diarroico - esibizionistici: appartengono più o meno alla stessa categoria subumana dei corteggiatori e tronisti U&D (in quanto ad età, pure, ci siamo), con l’unica differenza che questi qua di Amici sono di solito più bassi e magrolini, meno palestrati e parecchio più cozzetti, forse giusto un tantino meno analfabeti (ma un tantino appena) e poi, certo, possono essere nell’ordine, a) vagamente intonati, b) vagamente molleggiati oppure c) vagamente niente, i requisiti cioè che dovrebbero consentirgli da un momento all’altro di sfondare nel mondo dello show business per diventare nell’ordine a) la prossima Anna Tatangelo b) il prossimo Gianni Sperti e c) il prossimo quello là con la faccia da pesce lesso di una fiction qualsiasi in prima serata su canale cinque.

i banchi dei malvestitini in pigiamaSe corteggiatori e tronisti hanno in testa una cosa sola, sbottonarsi il più possibile la camicetta attillata per farci vedere il pettorale liscio e unto con la S di Superscemo sopra, i malvestiti di Amici puntano ad altro - del resto, oh, con quegli orridi pigiamini kidult e quel pelatone testa-a-cubo di Chicco Sfondrini sempre tra le scatole, non c’è stimolo sessuale che tenga - sono ancora là, bloccati nella delirante vertigine di egocentrismo adolescenziale che gli fa credere che sì sì sì, loro sono unici ed inimitabili: e siccome sono unici e inimitabili, quale miglior modo di impegnare la loro inimitabile unicità se non l’esibizione artistica, esprimiamo noi stessi, trasmettiamo (bzzzz!) emozioni, nel modo ovviamente più infantile enfatico e stereotipato, quella dimensione piatta e plastificata da telefilm d’appendice che è così facile da scimmiottare - unici e inimitabili come le dozzine di unici e inimitabili che se la godono per un annetto scarso, e poi forse forse se gli dice bene finiscono nel coro di Buona Domenica (ma neanche, poveretti, ora che non è più un feudo costanzo-defilippiano) - il che si traduce in uno squallido teatrino di ometti minuscoli e rabbiosi che si muovono falsissimamente, con l’unico scopo di strapparsi vicendevolmente un brandelluccio di televisione.

i banchi dei malvestitini in pigiamaSiccome Amici è be’ sì un laboratorio di artistume e creatività, un talent show lo chiamano - la De Filippi ci tiene molto a specificarlo, che è l’unico talent show della televisione italiana [2] - ma anche soprattutto una “scuola”, ai malvestiti di Amici gli tocca pure sorbirsi qualche lezioncina. E da chi, se non dalle loro stesse controfigure di venti, trent’anni più anziane: bacucchi mezzi falliti che si danno arie da grandi esperti il cui ruolo è proprio questo, tramandare ai pischelletti le migliori tecniche per rintuzzare e mantenere in vita ad libitum l’idiota scintilla di wannabe-artisticità. L’insegnante di recitazione è quella che mi piace di più, si chiama Fioretta Mari e si crede attrice perché s’è imparata da brava la dizione quella per-fet-ta, povera cara, è solo un triste donnino centenario col vezzo delle sciarpette da hostess, inutili sbadiglievoli capacità attoriali e un mediocre repertorio di sciocchezze e luoghi comuni assortiti.

La Fioretta Mari, siccome è anche un po’ fricchettona, sottopone i ragazzi a delle lezioni cosiddette di introspezione: in pratica, una via di mezzo tra un incontro degli Alcolisti Anonimi da cartone animato e un corso di meditazione mentecatta come lo improvviserebbe una casalinga scema che s’è appena letta il manuale L’arte di capire se stessi e come si svita un rubinetto di Raffaele Morelli, in regalo in esclusiva su donna moderna. Sono siparietti ridicolissimi, l’esibizionismo isterico di Fioretta Mari (che sbraita ogni due secondi cose tipo “immagina di essere una sedia! fai la sedia! tu, interagisci con la sedia! descrivimi come ci si sente ad essere una sedia!”) contro l’esibizionismo entusiasta dei pischelletti (che non vogliono perdere l’occasione per mettersi in mostra: c’è chi fa il sofferente e fa finta di piangere, chi fa il problematico “io c’ho la fobbbia delle sedie”, chi fa l’intenso “quannnto vorrrei spezzzare le gambe a quesssta sssedia”). E a proposito di una lezione del genere, per l’appunto, voglio raccontarvi una storia che bene descrive la reale impalcatura pavida, bigotta, stupida e conformista di Amici.

E’ la storia molto divertente di un ragazzo che partecipava a questa edizione di Amici, si chiama Sebastiano Formica. Durante una delle lezioncine di Fioretta Mari, una di queste qua d’introspezione, è venuto fuori che Sebastiano è gay - cosa?! gay? hai detto gay? orrore! sconcerto! panico! E’ andata così: Sebastiano doveva interpretare un palo - sì, un palo - e una tenera cretinetti (tale Cassandra, cantantucola da pianobar, aspirazione: wannabe umanitarismo alla AngiOlina Jolie), che aveva il compito di sfogare su di lui in forma di palo la propria “negatività”, non ha trovato di meglio che urlargli in faccia (con un afflato sincerissimo che manco il più zoppo tra gli attori di Centovetrine) “Perché! Perché amiamo la stessa persona!”. Catastrofe: professori che vanno in palla, tagli alla diretta, microfoni che si spengono, telecamere che si spostano, autori che intimano di silenziare il fattaccio, il sito di Amici che tace per un’intera giornata (qui, se vi va: la cronaca della vicenda). Dico, non scherziamo: un frocione dichiarato nella trasmissione di punta dell’indottrinamento defilippesco per bimbetti del sabato pomeriggio? E com’è che si concilierebbe con “Uomini e Donne”? Eh no che non si concilia.

Sebastiano viene messo in sfida il giorno dopo, su decisione inappellabile della commissione, con motivazioni direi debolucce, e due giorni dopo, com’era prevedibile, eliminato e cacciato via in tutta fretta. Nella assoluta tristissima e insopportabile finzione defilippiana - là dove abbondano i protagonisti gay, forse pure gli autori gay, sempre però ehi che non lo si dichiari esplicitamente, o che al massimo gli si faccia fare i buffoni, li si travesta da platinette - e va be’, non ci si lascia comunque scappare l’occasione per umiliare un ragazzo qualsiasi.

[1] la terza fascia d’età, quella over over, è coperta dalla morte nera dei programmi televisivi aka C’è posta per te, ma ok, dai, di questo ne parliamo un’altra volta - se i miei poteri jedi saranno mai così potenti da consentirmi di vederne almeno cinque minuti
[2] se c’è una cosa davvero odiosa tra tutte le cose odiose di Maria De Filippi, è questo suo impassibile e invulnerabile facciadiculismo: ricordo l’anno scorso che quasi aggrediva un giornalista reo d’aver seminato il dubbio che Amici non fosse precisamente un talent show, perché da casa col televoto ci sono le bimbette che premiano il più bono, non il più bravo; ricordo le sue furiose reprimende per cui se tu osi dire che un programma dei suoi è stupido, oh ma come ti permetti, “stai forse dicendo che sette milioni di persone sono stupide?” (nessuno che abbia mai avuto il coraggio di risponderle “sì” - posso dirlo io? sì.)


Malvestita #300 - Disegnare una malva

Allora, per la malvestita numero trecento (ehi, auguri!), anziché ricercare un contatto del terzo malvo-tipo come è successo l’anno scorso, ho pensato di dedicarmi ad una semo-bburini di quelle doc, di stampo classico, che di per sé in effetti non è che meriterebbe una posizione di tale prestigio, ok, però la novità è questa: che potete vederla mentre m’esce fuori dalla matita prima e dalla penna poi. Eh sì sì lo so, non c’è bisogno che lo diciate, che emozione, lo so: brividi.

 

Siccome ci sono dei curiosoni che spesso mi scrivono “ciao Betty ma com’è che li fai i disegni delle malvestite?”, colgo l’occasione per raccontarlo qui una volta per tutte, così al prossimo che me lo chiede gli copioincollo sto permalink e via. Dunque: c’è il blocchetto (sotto) che è quello che mi porto sempre in giro - sì, se vedete una pazza che pedina un malvestitone colossale e intanto scarabocchia sul blocchetto, quella sono io - sul blocchetto faccio lo schizzo e m’appunto colori e altre cosine difficili (per esempio, qui m’ero appuntata: 1 - spaghetto biondo tinto, 2 - pelliccia bigfoot cammellata, 3 - grigio gonfietto, 4 - rigonfiamento salvagente, 5 - borsa hotdog moscia, 6 - UCO strassato, 7 - fuseaux neri (pigiama?), 8 - stivali pelle risvoltati); c’è il foglio a4 carrefour e una matita qualsiasi: faccio un po’ di confusione con la matita giusto per averci qualche coordinata e poi ci passo sopra la penna (che è un trattopen nero) - questi due qua sono i passaggi divertenti, che trovate nel video a sinistra (ah, la colonna sonora è un brano al piano eseguito da me, su spartito inedito di György Ligeti - in loop mortale).

Poi c’è la parte noiosa: prendo il foglio e lo passo allo scanner, contrasto e pulisco via tutti i segnacci di matita, aggiusto, ombreggio, riempio, ridimensiono e numero. Anche di questo marasma fotosciopparo avevo fatto un piccolo video (uno screencast), ma a rivederlo, insomma, era una roba così pallosa che dovreste ringraziarmi, non volevo deprimervi. Qui sotto ci sono la malva schifidina com’era sul blocchetto e la malva colorata-numerizzata come l’avreste trovata in grande qui di fianco, non le fosse toccato di partecipare a questo evento specialissimo (cliccando sulle immagini, potete vederle giant-size).

il blocchetto che uso per pescare tanti auguri! buona trecentesima malva!

Ah, dite che era meglio una malvestita conciata da spartano? Non è vero, dai. E buona trecentesima malva a tutti quanti!