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Malvestita #316 - Radar antimerda?
Che spettacolo incredibile le malvestite altezzosette che staccheggiano boriose velocissime e molleggiate - leggiadre come arrugginiti robot-barbie nazisti - con le loro gambine tese divaricate al massimo (1) che scattano una e poi l’altra compiendo queste falcatozze lunghe lunghe che sembra debbano star lì a scavalcare un gigantesco pozzangherone; e per l’appunto, a combinare il loro camminìo così rapido e sicuro con la schiena e il collo affusolato ben dritti e il mento imbronciato ovviamente sparato su verso le stelle (2), come facciano a individuare e dunque evitare certi spiacevoli ostacolini sulla strada, non so, perché io una malva altezzosetta falcatante con una merda infilzata nel tacco non l’ho mai vista - forse una specie di sistema radar antimerda ad ultrasuoni?
Oh ma comunque: che esperta collezionista di malva-sciccherie! Guardatela con che grazia maneggia ostentandola - pur con simulata superiore indifferenza - la sua vera originale borsetta altamoda (3), altro che quella giungla di dozzinali cheapissime Speedy taroccone, lei c’ha la sua costosa (duemila circa) aristocraticissima Alma in pelle tinta unita dal design ultra-minimale con la griffina Louis Vuitton nell’angolo in basso a destra (va be’ in ogni caso, giusto per esser sicuri che qualche volgare ignorantello non la scambi per la NaJ Oleari che davano in regalo con Gioia).
E c’ha pure un esclusivo fantastico mantellino svolazzante da supereroina (4 - un lenzuolone multi-avvitato da cui è impossibile liberarsi stile poncho-di-forza): ecco cos’è, la supervendicatrice sciccosa con la falcatona ad ultrasuoni antimerda! (boh, magari è cieca tipo devil - lo stivalone attillato rosso di pelle lucida - 5 - sembra un pezzo del costumino deviliano). E com’è tutta sofistico-pendantizzata, una regina: il ponchone da manicomio in accordo coi jeans appiccicati (6) e col maglione che le spunta da sotto (7), l’oro delle rifiniture louisvuittoniane con l’anellazzo (8), e ha persino trovato il tempo di pendantizzare le unghiette delle mani cogli occhialini rettangolari di plastichetta (9) e il fermaglio su in cima (10) - una malva qualsiasi ci avrebbe perso la testa.
di Betty Moore Collezione: alta moda, regine del pendant 93 Commenti
Malvapuzzle - Coppia malvestita #24
Fuori c’è il sole, fa caldo, i fiorellini sbocciano profumosi e le malvestite in calore gonfiano il collo e tubano come piccioni, che meraviglia, non c’è niente di meglio che starsene dentro casa con le tapparelle sprangate a giochicchiare con un bel malvapuzzle (evviva il malvapuzzle!). Ho disegnato una nuova coppietta di malvestite (#24) che ho bucherellato senza pietà: ciò che ne rimane e i pezzetti ritagliati li trovate sull’immagine più grossa, qui (anche cliccando su questa qua sotto). I primi tre che mi mandano via mail la coppietta ricomposta per benino si beccano un regalone spaziale, un inestimabile bburinissimo malva-coso per limarsi le unghiette, a forma di banana coi bacetti disegnati sopra (foto - reggetevi).
Tutti gli altri invece, così possono mettere un’economica pezzuccia sui buchi nella carta da parati, il solito disegno malvico con la mia esclusivissima dedica autografa (wow!).
di Betty Moore Collezione: chiacchiericci vari 30 Commenti
Malvestita #315 - Cagnetto mosca
Non è che basta impararsi per bene la tecnica shaolin della paresi con labbra a sfintere (1), non basta neanche averci il borsone pellaceo enorme da cento litri (2 - vuoto, dentro soltanto il mazzetto miserello delle chiavi di casa), non basta l’impermeabile da gadget-esibizionista (3) né l’occhiale da sole perennemente su in modalità daltonismo faidatè (4) e nemmeno il tradizionale tridente di scuola boho, fuseaux (5) ballerine (6 - lustrinate poi proprio no, accidenti, too much bburinity) e federa da cuscino preziosa con cachemire (7 - eseguire con le forbici i tre buchi per braccia e testa: tadàn! la boho blusettina moscia): tutte robe molto utili, eccome, anche se non è affatto detto che la loro malva-combinazione possa in ogni caso generare un potente inequivocabile effetto di sostenuta idiot-sciccosità; esiste al mondo un solo unico malva-aggeggio, specialissimo, capace di conferire automaticamente alla malvestita portatrice quell’agognata aura di suprema vippitudine stronzettina: è il cagnetto mosca da sfoggio.
Il cagnetto mosca da sfoggio (8) è frutto di un incidente da teletrasporto in cui nel bussolotto son finiti contemporaneamente una formica una mosca un pipistrello e una coscia di pollo: è molto più interessante di un malva-accessorio qualunque perché puoi giocarci a fare la mammina e vestirlo da bamboletta tenerina per farci due risate con le amiche (”guaaaaaardalo che ammmmooooore”), lo puoi portare a spasso in borsa col testolino che spunta (che meraviglioso upgrade borsettaro! per chi vuole risparmiarsi tutto il resto, dovrebbero fare le borse già direttamente con le testoline finte appiccicate) e senza neanche doverlo tirar fuori per farlo evacuare (tanto spara le cacchine dure tipo nanocetriolo come i criceti), a sfoggiarlo tra le braccia fa un figurone spettacoloso (una specie di evoluzione biologica della pochette), in casa non disturba lo arrotoli nella carta di giornale e lo tieni chiuso nel cassetto dei calzini, in più ha le capacità cerebrali di una malvestita media così quando siete soli e vi guardate fissi negli occhietti e non sai cosa dirgli non ti senti in soggezione, e ah sì certo alla fine di tutto passa pure nel tritarifiuti del lavandino (la nostra malva invece, da come lo strattonava - povero cagnetto mosca! se la svolazzava metà del percorso - mi sa che è più orientata a sbarazzarsene così, lasciandolo là da solo impigliato tra i rami di un albero).
di Betty Moore Collezione: alta moda, boho chic 79 Commenti
Piersilvio e Marina Berlusconi (dalla collana: Taken by the millionaire)
Mi sembra giusto: il papi li usa in campagna elettorale per stuzzicare i nostri conturbanti desideri infantil-principazzurreschi (dove l’aristocratico cavaliere coll’armatura e il caschetto biondo, al passo coi tempi, s’è trasformato in un palestrato imprenditorotto brianzolo col cravattone e mezzo chilo di gel), dobbiamo ringraziare questi utili giornaletti che tempestivi ci consentono di farci un’idea precisa su quanto son belli bravi fighi e intelligenti Piersilvio e Marina, così possiamo sospirare più sospirosamente sognando ad occhi aperti che un giorno chissà forse in una prossima vita, nascere figli di una bodyguard di un autista di una domestica o di un giardiniere, oh sì! e PierLui bellissimo col petto nudo oliato che riflette la calda luce del tramonto joggingando distrattamente davanti la stalla, vedendoti frustata dal capomaggiordomo perché non hai spolverato a dovere il plasma in cripta, accorrerà in tuo soccorso ordinando “ehi tu fermo! perché frusti questa incantevole creatura? come ti chiami, incantevole creatura?” - oppure certo, sì, la timida e impacciata segretaria-appendino cocopro ignorata da tutti e che però a un certo punto il boss scoprirà sotto gli occhialoni i brufoli i baffi le vene varicose lo strabismo la pancetta l’alito pesante…un cuore grande grande che palpita d’amore! Ah, che sogno.
Spero non abbiate mancato le interviste di Piersilvio su Vanity Fair, di Marina su Anna: non che ci sia alcun buon motivo per mettersi a leggerle, anzi, sono quasi per intero il solito concentrato di noiose innocue banalità studiate rivedute e corrette dalle cavie peruviane laureate in lettere che gli fanno da ghostwriter, a loro e non solo, pure al giornalista intervistante (che nella migliore delle ipotesi è un pupazzo gonfiabile con la parrucca, tipo Maria Latella). A parte le foto, che meritano sì, qualcosina divertente nel testo delle interviste qua e là si trova, nel loro comune noioso ridicolissimo tentativo di montare un’immagine che risponda ai requisiti di grandelavoratore - grandeumiltà - grandepassione - non-è-stato-facile (ce-lo-meritiamo-dove-siamo): per esempio è da spanciarsi quando in apertura c’è descritto il salotto di Marina, “il coffee table non allinea soltanto i prevedibili cataloghi d’arte, ci sono invece un po’ di romanzi sparsi e in cima alla pila uno di Alice Munro”, che simpatica messinscena (s’è pure preparata - cioè, la cavia peruviana le ha preparato - il commentino da antologia scolastica: “storie quasi sempre tristissime, vite di donne complicate che finiscono male” uh ma che intrigante, una donna così di successo che legge di donne complicate e infelici!), ricorda un po’ il woody allen disperato che per far colpo sulla tipa sistema riviste dischi e medagliette in giro per casa; povera Marina, si fa fotografare in pose miaaaaaoooo stile book bburino da matrimonio, guardatela, è così orrendamente attaccata a quel banale prototipo paterno di ostentata bellezza malvestita da volgare scosciatona televisiva, lei ci prova coi suoi vestitozzi attillati le pere strizzate di fuori il suo strano faccione trapezoidale rigorosamente trequarti (e mica si deve notare, oh, che ce l’ha più largo del giro vita), una ranocchia mascelluta con le labbra appaperate e gli occhioni tiratissimi da catalogo estremo di chirurgia estetica, accidenti, dev’essere dura essere la figlia cessa di uno così, che se non fossi sua figlia ti prenderebbe per il culo - e che se non fossi sua figlia, forse forse a esagerare, in mediaset potevi appena farci la concorrente del grande fratello che tutti dicono “ma sì dai, il travestito è quella”
Piersilvio invece, che così a occhio lo si direbbe spiccicato al cento per cento il tipico modello del maschio lesso da palinsesto mediaset in salsa alta managerialità yuppie (praticamente il commercialista vice-pappone di Lele Mora), vale a dire il gay camuffato che si veste firmatissimo col capello plasticoso il mascellone selvaggio la lampadatura perenne il fisico scolpito e la fake-fidanzata dal cervello leguminoso - Piersilvio è sopratutto questo sì, l’ebete bonazzo in bianco e nero da reclame del dopobarba che fa rimorchiare, ma scopriamo che no non soltanto, nasconde alcune sue superfascinose stramberie che non t’aspetti, per esempio quando corre nel megaparco del villone arcoriano c’ha il riflesso autistico-giovannialleviano di salutare “per nome i miei alberi preferiti”, e guardate qua sopra che foto (grazie Pam), straordinarie!, dopo il culturista nano sudaticcio con l’addominale storto scombinato adesso Piersilvio vuole presentarsi allo stesso tempo come biker sfrontato a metà tra renegade e un baffuto frequentatore del blue oyster bar, il tronista calciatore col bicipite gonfio e poi be’ questa ultima eccezionale personalità new entry, lo spacciatore tossico senzatetto minaccioso con l’occhietto vitreo che sta aspettando gli acquirenti in un angolo appartato del parchetto pubblico (che appunto in realtà è il praticello dietro la depandance adibita a sauna per Princi, il cane di Marina), e con questa mi sa che almeno in quanto a sexy intriganza e problematicità e Merito gli dà dieci a zero - lui che viene dalla strada, dallo spaccio, dal retro della sauna di Princi! - alla sorella-ranocchio e ai suoi stupidi libretti da coffee table.
di Betty Moore Collezione: chiacchiericci vari, very important malvestite 102 Commenti
Malva-trittico pasquale
E’ bello starsene fuori ad aspettare la fine della messa per vedere quelli che se ne escono frettolosi con l’aria stravolta e la sigaretta già piazzata tra le labbra, come tabagisti esasperati che hanno appena messo piede a terra dopo qualche ora in autobus bloccati nel traffico. E se a qualcuno magari può sembrare teologicamente sconveniente fumare così sul divino gusto ostia, d’altra parte in coincidenza di questi giorni qui c’è da dire che pure Gesù Cristo terminator secondo me dopo settantadue ore di sepolcro una paglia se la sarebbe fatta - fischiettando.

Poverine le nostre tre malvestite post-eucarestia, tutte intirizzite per il freddo, che devono ripararsi dalla pioggia sotto la tettucciuola dell’ingresso parrocchiale per farsi una intelligentissima spippetto-chiacchierata casalingo-dietologica (”è una settimana che mi preparo all’abbacchio arrosto mangiando soltanto unghie”) prima di correre a casa che c’è il pranzone di famiglia che le aspetta (”tanto da stasera mi rifaccio con una settimana di sole tisane - e unghie”). Capisco che a prima vista si potrebbe ritenerle non adeguatamente acconciate al mega-evento resurrezionale, ma insomma - fermo restando che io sono dell’opinione che certi cose non si meritino poi sta grande enfasi (in fondo tutti i supereroi sono resuscitati una o più volte, persino taylor di beautiful è resuscitata, non è che stiamo ogni anno a celebrarne la ricorrenza) - comunque no, non è vero, sono tutte e tre cristianamente malva-adeguatissime.
Basta guardare per esempio il marchio dal simbolino ortofrutto-biblico del giubbotto rosso a sinistra, perfettamente in tema d’universale caritatevolezza (1 - Baci e abbracci), la borsa con la scrittona borchiata a destra (2 - Love), oppure anche - soprattutto direi - il monogramma del cinturone dedicato al santo patrono di secondigliano (3 - Luigi Vuittone); non fate caso ai catenoni infernali della borsetta in mezzo (4), alla lingua di fiamma sciccosamente adagiata sul cappotto doppiopettato della biondina (5), agli stivalozzi luciferin-dundee di pelle serpentata (6); e non fate caso nemmeno a tutto quel mucchio di purgatoriali noiosità malvestite, i soliti classicissimi colletti pellicciati (7 e 8), i pantaloni bburini arrotolati da palafitta (9), i moscioni col frangettino svolazzante (10) e via dicendo - com’è che si dice, chi è senza peccato eccetera.
di Betty Moore Collezione: regine del pendon't, semo bburini 109 Commenti
Madonna nella Hall of fame? Head museum, piuttosto
C’è un breve intervallo di tempo nella splendente carriera da pubblica sgambettatrice di una very important malvestita - che sarebbe più o meno il momento quando comincia ad ammosciartisi e a venir via la punta muffita del naso - è il momento che bisogna decidere cosa farsene del proprio corpicino che non è più quello di una volta: c’hai le vene sulle braccia che sembrano gasdotti sottomarini, le palpebre che colano giù come cera calda, la limpida purezza dermatologica del toxic avenger e ogni mattina, con le fette di cetriolo che ti guarniscono un po’ dappertutto il brodino di cremine, devi spararti una litrata di flebo con coctèil di nicotina e prugnette della california per stappar fuori un dolorosissimo stronzetto magrolino con la densità di una nana bianca; è il momento che bisogna decidere cosa farsene di se stessi prima che qualcuno in strada corra verso di te gridando “signora Loren! signora Loren! un autografo!”, prima che s’accorgano che nel tempo libero sviti la mano e ci metti l’uncino.
Rarissimamente succede che una vim si rassegni ad abbandonare il ruolo che tanto le donava della zoccoletta minorenne in reggicalze che ancheggia provocante slumando un lecca lecca a forma di pene, e in fondo c’è da capirlo, dopo tutta una vita passata a confondere la propria vera identità (il nullificatore universale) con gli imbellettamenti bburinissimi di questa tonica bambolina plasticosa stra-adorata da mucchioni giganteschi di entusiasti adolescentelli, come si fa ad accettare l’inevitabile oscuro sopraggiungere della fase cosiddetta Silvana Pamapanini (aka: il mostro della laguna nera meets l’esplosione nucleare di uno stabilimento max factor), ovvio che no, non si può accettare: ed ecco così che le very important malvestite preferiscono di gran lunga stiracchiare la scadenza del loro giovanil personaggino sulla strada del bisturi e dell’intruglio radioattivo.
Prendete Madonna, ah lei santissima protettrice dell’esagerazione malvestita, ah lei dizionario vivente di insensata bburinità che le ha provate tutte dai completini di latex ai vestitini da geisha ai cappelli muccati da cowboy, ah lei vuoto cartellone pubblicitario da riempire di volta in volta secondo le future stime di malva-tendenza, ah lei gioia suprema di tanti adulti chic-pop-vintage-revisionisti (tempo mezzo secolo: “eh ma che eccezionale trasformista madonna che inventa le mode”, in topten tra “rosso di sera” e “cielo a pecorelle”), prendete Madonna: che sta succedendo a Madonna? A parte il fatto, dico, che il suo ultimo album sia una ciofeca colossale, tristissimamente ricalcato su questo stile finto-rappettuccio bianco fighetto (faccio un po’ il negro ma senza esagerare: con le cravatte e gli urlettini), a parte questo: sta succedendo che Madonna ha passato da poco il punto di non ritorno, quello che si chiama in gergo (dei carpentieri) il Confine Madame Tussauds, il punto cioè che per fronteggiare l’imminente naufragio biologico si è ormai dipendenti dall’applicazione di una folle strategia chirurgico-cosmetico-fitnessara i cui risultati - già ben visibili (qui, qui e qui) - consistono nella non molto seducente trasformazione delle proprie membra in cavicchi di nervi tesissimi e carne secca da masticare, più qualche marmorea pallina di silicone appiccicata nei posti quelli là; e se dal collo in giù non è che si possano fare questi gran miracoli, chissenefrega, la cosa più importante di tutte è la testa, e quella insomma davvero la si può tenere in vita senza problemi per millenni, basta convertirla in una rotonda liscia tavolozza da campionario di stucchi graffette e vernici vari, le luci giuste e le fotografie mi raccomando mai troppo da vicino, evviva! il gioco del maliziosume pischellino può andare avanti all’infinito, e magari chissà nella boccia all’Head Museum - “guarda papà, è madonna!”, “me la ricordo, figliolo, era una grande trasformista che inventava le mode” - ti ci lasciano dentro pure il lecca lecca a forma di pene.
di Betty Moore Collezione: chiacchiericci vari, very important malvestite 260 Commenti
Malvestita #314 - Multidimensionale
L’altro giorno alla carrefour leggevo su focus questa storia della superficie delle padelle antiaderenti, che c’ha una configurazione atomica tutta incasinata che non si capisce bene da dove esce fuori, per cui secondo certi cervelloni potrebbe essere la proiezione tridimensionale di una struttura cristallina a più dimensioni che a noi miseri mortali non ci riesce di percepire: ecco - un’illuminazione! - allo stesso modo delle padelle antiaderenti la mia ipotesi è che questa malvestita qui, che nel nostro universo tridimensionale fa la figura di un’impossibile caotica accozzaglia attorciglia-occhi, sia in realtà la proiezione 3D di una benvestita carinissima da un universo multi-dimensionale inaccessibile ai nostri sensi (il che del resto è perfettamente in accordo col Primo teorema inconfutabile di Betty: “non esistono benvestite, almeno non in questo universo”).
Lo so che è un’ipotesi azzardata, ma come spiegare altrimenti il cappottone vestaglia tweeddato a spina di pesce da pavimento maldimare dell’ascensore (1 - coi bottoni inutili disposti a casaccio sul collettone a bavaglino), il baschetto rosso montmartre col pirulicchio melinda (2 - pendantizzato con le calze - 3), i capelli sciolti artisticamente disordinati con l’abbozzo (un nonfinito malva-michelangiolesco) delle treccine tirolesi (4), gli stivaloni di pelle con quegli strani laccettini scubidù che le pendono qua e là (5) e i guanti di lana sditati fricchetton-chic così che possiamo ammirare la sua creativissima manicure marziana (6).
Ma sopratutto, dico, come spiegare altrimenti quel coso là, il borsone artistoide-patchworkato (7) composto da un illogico astratto insieme di rattoppamenti in feltro colorato e pezzettoni di tweed (ah, forse un’astuta triplice pendantizzazione cromatica con unghie, calze-baschetto e vestaglia); come spiegare altrimenti la gonna mutaforma (8), un cosone lungo fino a metà polpaccio a cui basta dare un’annodata un’arrotolatina laterale e via, diventa una longuette gonfiona dal disegno deliziosamente irregolare (effetto corsa dei sacchi) - possibile? non è possibile: è multidimensionale.
di Betty Moore Collezione: boho chic, io sono originale, regine del pendon't 55 Commenti
Malvestita #313 - Mostropoli
A prima vista può sembrare che la malvestita di oggi sia una malvestita qualsiasi perfettamente nella norma, col suo bel giacchettone gonfio multi-pelosetto cortino elasticizzato in vita (1), gli occhialazzi rettangolari ornati di sbrilluccichii (2), la borsetta bburino-leopardata (3) e i jeans strettini (4) ficcati negli stivaloni d’ordinanza (5).
A studiarla più attentamente, invece, possiamo notare nel suo malva-equipaggiamento alcune piccole e inquietanti stranezze: per esempio gli assurdi pompon di peluche (6) che le pendono giù da un lungo filamento moscino appeso al colletto, oppure anche la bizzarra disposizione tripartita della pelliccetta pecorella (7) sulla sommità dello stivale, oppure ancora gli inutili anellini (8) che circondano da una parte e dall’altra la linguetta della borsa animalier. Avete capito bene, non si tratta di semplici obbrobri malvestiti: la nostra malva trecentotredici è l’inconsapevole vettore terrestre di un gruppetto di ospiti mostropolesi che hanno preso in prestito il suo corpicino come fosse un pullman turistico.
Capisco che la cosa possa un pochino angosciarvi, l’idea che tra le grucce di zara si nasconda un giaccotto vivente coi baffi (vi sembrava un elasticone: col cavolo, erano baffi) che non vede l’ora di farsi un giretto a scrocco sulle vostre spalle, che la borsetta bburina possa improvvisamente volarsene via col portafogli il cerone e la matita per gli occhi, che lo stivalozzo pellicciato poverino soffra l’inferno a causa delle vostre acuminate french podali - o peggio ancora, che possa essere pettinato meglio di voi (ehi guardate là che sciccosa frangettina cotonata) - capisco i brividini di paura ma tenete duro, fatevi forza, qui sotto i mostriciattoli svelati:
p.s. ho dato una modificata ai commenti, adesso sono organizzati in pagine (ogni cinquecento commenti una pagina) così è possibile continuare a giocare in quei post che di commenti ne hanno migliaia senza dover stare delle ore a caricare il blog - spero funzioni bene!
di Betty Moore Collezione: allucinazioni, regine del pendon't, semo bburini 38 Commenti
Coppia malvestita #23 - Mimì metallurgico
Ho ancora la testa con gli uccellini che mi ci svolazzano intorno per queste brutte due settimane: scusate se non ho risposto alle mail, se non ho manutenzionato a dovere il forum, se per ricominciare mi butto su questo argomento facile facile, un genere di malvestitismo evergreen a cui in fondo, mi pare, non abbiamo mai dedicato un posticino tutto per sé - e se lo merita.
Devo averlo già scritto da qualche parte che a me i metallari stanno simpatici, mi fanno tenerezza: quelli di una certa età perlomeno, a cui la fase passeggera della modaiolità cretino-ribellista malvadolescenziale gli s’è incancrenita addosso e non possono più sbarazzarsene, quelli che a novantanni conservano il manto radissimo e sbrindellato di capelloni pubici, le cassettine metal vecchia-scuola nel cruscotto della peugeot centosei, i vestitini attillati con l’allacciatura a bustino impiglia-peli (1), gli amici sodali che si danno i nomignoli in tema col mondo delle acciaierie e degli impianti siderurgici tipo ErCatena, ErPuleggia, ErCric, ErMarmitta, tutti iperconvintissimi nei loro identici costumini che si rifanno alla microgamma di variazioni sul nero-gotico-biker-alcolizzato, tutti che non vedono l’ora di staccare al callcenter per il settimanale rito dello scapocciamento annoiato da capannone zozzo di periferia, lo sbatacchiar su e giù il parruccone-metronomo intanto che la birra tiepida gli si rovescia sui pantaloni: questo genere di metallaro qui mi riempie il cuore di tenerezza.
Il malvestito di destra ci somiglia un pochino, anche se è un tantino troppo giovane e non saprei, potrebbe darsi che il virus metallurgico non abbia ancora cominciato a sgranocchiargli per benino la corteccia cerebrale - di questi tempi poi che ogni minima malva-tendenzucola è sdoganata riciclata e remixata modaiolamente, c’è da dubitare persino di una ex-immutabile costante newtoniana come questa, l’ingenua sincera stupefatta idiozia del metallaro - comunque sì quello a destra è più sul genere che mi sta simpatico a me, col suo gilettino jeans postbellico dalle maniche strappate a morsi e gli stirelli dei suoi gruppi preferiti (2), la maglietta (3) del concertone live di tanti anni fa quando per la prima volta ha provato i funghetti magici, mitici! (erano champignon del todis), i boschetti ricci spelacchiati del pizzo e delle basette vintage trapezoidali (4), gli anfibioni (5) e la sigarettina rigorosamente rollata col tabacco sfuso (6).
Il malvestito di sinistra invece ricalca la versione più darketton-robotica del recente metallarismo, meno trasandatezza-bikeriana e più death-omogeneità da enfatico pierrot neilgaimaniano, tutto sapientemente pendantizzato: dai capelli inerti liscissimi (7) alla maglietta con lo sgorbio demoniaco (8) ai pantaloni depilatori da carabiniere sadomanso che ho già detto (1), la borsetta tracollata di pelle nera lucida (9), l’anello copridito di latta con cerniera da armatura medievale (10 - oh, come alan moore!) e i classicissimi stivalozzi inconfondibili con le loro mega-borchione da androide zombie che va a sciare, i new rock o simili (11) - ah, e per darsi una espressiva tragica impallidita, una inevitabile bottarella di farina sul faccione ebete (12).
di Betty Moore Collezione: arte povera, io sono originale, maschioni 66 Commenti
Ah, la sagra del commento demenziale!
Perdonatemi queste giornate di mosciume, è che sono piena di cose orribilmente noiose da fare e sto un po’ sottosopra. Meglio di niente, ho pensato, sfruttiamo questo brevissimo intervalluccio di fiacca (eh non abituatevici, domani ricomincio a malvizzare - di già? di già!) per celebrare la periodica sagra del Commento Più Demenziale Del Mondo, che in teoria sarebbe da celebrarsi ogni diecimila commenti, e però i trentamila li abbiamo saltati, va be’, facciamo direttamente la sagra dei quaranta. D’altra parte qua scoppiano discussioni all’ultimo sangue da tutte le parti, i commenti demenziali si accumulano alla velocità della luce (la novità più succulenta riguarda il post sui take that, che un gruppetto armato di agguerritissime takethatterine ha scambiato per un forum: ne stanno succedendo di tutti i colori). I miei commenti preferiti, si capisce, sono gli ultimi due - e riallineiamoci il karma anche, sì.
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di Betty Moore Collezione: liturgia malvestita 213 Commenti
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