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Essere Giovanni Allevi: il manuale
(Mozart meets Ecce Bombo)

Vedi anche il primo e il terzo conclusivo capitolo della trilogia alleviana

Ho scritto un po’ di tempo fa una cosa direi tutto sommato definitiva su Giovanni Allevi (se non l’avete letta: leggetela), non che sia spuntato qualcosa di importante da aggiungere, ma pensavo che potremmo sfruttare il suo libricino, La musica in testa, per vederne confermato quel perfetto ritrattino di patetica mediocrità - facendoci due risate.

essere Giovanni Allevi, la copertina del manualeLa musica in testa è un’opera capitale che inaugura il genere letterario dell’autovangelo: lo scrivente snocciola una sfilza interminabile di aneddoti fantastici che hanno lo scopo di esaltare le gesta miracolose di colui che venera di più al mondo, se stesso, soddisfacendo il proprio smodato desiderio di specchiarsi, adorarsi, masturbarsi. La struttura generale dell’autovangelo alleviano è evidente: Giovanni Allevi non ha superato quegli oltre trent’anni di anonimi fallimenti, non se li spiega, li rifiuta, tenta di giustificarli cucendosi addosso una storia in cui tutto - anche il più insignificante “chi cazzo è sto cretino” - assume un ruolo fondamentale e necessario nel quadro complessivo dell’enorme successone internazionale a cui la “capricciosa dea musica” l’aveva destinato già dai tempi dello spermatozoo (”una cospirazione divina”, definisce la sua vita).

Come nelle favolette col brutto sfigatello emarginato che ne subisce di tutti i colori [1] e però lo capisci subito che ha qualcosa di diverso e specialissimo - è stato morso da un ragno radioattivo coi capelloni cotonati! - Giovanni Allevi utilizza la chiave del lamento vittimista (nei toni di un falso modesto stupore) per rendere più sfavillante il proprio genio incompreso: quando racconta per esempio che da piccolo “passo il tempo chiuso in uno scatolone di cartone nel garage sotto casa, per sentirmi protetto dall’ansia” - e fin qui niente di eccezionale, è un cliché di alienazione infantile così sputtanato che lo canta pure Mondo Marcio, ma poi aggiunge - “per dirigere in piena libertà l’enorme orchestra sinfonica che ha iniziato a suonare ininterrottamente nella mia testa“: ecco, una bilanciata combinazione di triste sfigaggine e precoce incredibile genialità (non un’orchestra qualsiasi, un’orchestra enorme!) che è il tema dominante dell’autovangelo; perché la cosa che davvero interessa al quarantenne Giovanni Allevi è precisamente questa, sceneggiarsi a posteriori nei panni di ciò che avrebbe voluto essere più di ogni altra cosa, e che però non è mai stato: un ragazzo prodigio.

Giovanni Allevi la nuova mascotte del festivalbarGiovanni Allevi poveretto non desidera altro, vorrebbe averci venti anni in meno, vorrebbe poter essere celebrato come una giovanissima rivelazione - fa quel che può: si tinge i capelli, fa il giocherellone idiota, ricorre ad un look teenager concepito imitando (male) i più scemi modelli fiction-televisivi: pantaloni larghi, magliettine strette, occhialetti colorati, converse - vorrebbe tanto poter tornare ragazzino com’era ai tempi bui del conservatorio, sigh sob, là dov’era snobbato da tutti. Ah il conservatorio, che sofferenza, che pena, che umiliazioni! Magari non sarà possibile cancellare gli insuccessi passati, ok, ma ecco finalmente la soluzione - grazie alle possibilità di sfrenata ego-esaltazione dell’autovangelo si può magicamente tramutarli in predizioni di futura grandezza: Giovanni Allevi se ne stava ancora là ventottenne a perdere concorsi uno dietro l’altro non perché fosse una scarsa merdina, ma perché aveva “osato andare contro il sistema della musica contemporanea” e “come dice Hegel, in questi casi le possibilità sono due: o vinci e apri una nuova strada, o vieni allontanato perché sei una minaccia per il vecchio ordine“, insomma, il buon vecchio leit motiv del nessuno-mi-capisce sono-troppo-avanti [2].

E come nella pubblicità della carta di credito, quella che regalare il tuo primo romanzo a chi t’aveva detto che non ce l’avresti mai fatta non ha prezzo, nell’autovangelo di Giovanni Allevi c’è ovviamente spazio per la sciocca infantile rivalsa gne-gne-gne. Osavate non cagarmi? adesso ve la faccio vedere io. Da piccolo per esempio c’aveva un compagnuccio (M. lo chiama [3]) stra-adorato dai maestri di musica che suonava il piano divinamente, era il più bravo di tutti, “studia quasi otto ore al giorno! Pare che i genitori lo costringano con la forza” (traduzione: per forza suonava meglio di me, non è che io avessi meno talento, è solo che lui ci passava le giornate, sarei stato capace anche io così [4]), dovreste vedere che squallida fine ha fatto oggi quel ragazzino che amavano tutti, Giovanni Allevi non vede l’ora di prendersi la sua goduriosa vendetta super-orgasmica (notate come non si limiti a un meschino sfottò del fallimento altrui: si lascia andare ad una rabbiosa bullesca ostentazione dei propri successoni) “M. non suona più. Ha preferito un lavoro in banca. Io ho fatto concerti in Italia, Cina, Giappone, Stati Uniti, Europa, Russia, Canada. Ho suonato di fronte a platee immense, in dirette televisive e radiofoniche”.

giovanni allevi trionfale dopo il concerto alla casa di riposo sordomutiNon parliamo poi di quei sordi bacucchi reazionari del conservatorio, colpevoli di non averlo saputo apprezzare, per fortuna che la dea musica l’ha fatta pagare pure a loro, che alla fine sono stati costretti a inchinarsi al cospetto della sua strepitosa grandezza: c’è una scenetta molto buffa, ovviamente inventata di sana pianta (sembra l’epilogo di Rocky IV quando l’establishment sovietico è costretto ad applaudire il pugile nemico) “notai che in platea c’era una intera fila di ragazzi con le braccia conserte, che non concessero un applauso per tutta la durata del concerto. Studenti del conservatorio locale. Quando alla fine è venuto giù il teatro, con la gente che urlava dai palchetti e il resto del pubblico in platea tutto in piedi, si guardavano intorno smarriti e per non fare brutta figura hanno dovuto accennare anche loro un applauso”; dove le braccia conserte si riferiscono metaforicamente all’atteggiamento istituzionale di chiusura verso il “nuovo” che Giovanni Allevi dichiara impudicamente di rappresentare (non si contano le sparate del genere “la mia piccola grande rivoluzione culturale”, “ho alterato il sistema”, “un nuovo rinascimento è alle porte”). Se gli aridi dogmatici bacucchi del conservatorio non sono stati capaci di riconoscere la sua esplosiva portata rivoluzionaria, tiè, che schiattino d’invidia, c’è tutta una gigantesca mole di ridicoli aneddotucci che dimostra la piena ricettività del cuore puro e incontaminato dei poveri di spirito [5]: “il pubblico è attonito [...] vedo occhi lucidi di commozione [...] la mia musica ha investito tutti con la sua onda emotiva”, “sono tutti meravigliati dalla follia poetica del mio gesto”, la mia preferita (detta da un’ammiratrice) “questa bottiglia contiene aria che è stata attraversata dalle note di Giovanni Allevi”.

povero disgraziatoMa è soprattutto nell’ultimo capitolo, pomposamente intitolato L’era dell’emozione, che Giovanni Allevi dà il meglio di sé: è qui che tenta di fornire una base pseudo-filosofica alle sue composizioni musicali, infilando raccapriccianti dissertazioni da manualetto fricchettone new age sull’uomo l’anima il divino [6]. Ha un’idea stupida e adolescenziale della musica, le attribuisce una natura sovrannaturale, “misteriosa”, crede che derivi da un irrazionale abbandono alle sensazioni del momento (”il segreto è non pensare”); si rifugia nel “mistero” fine a se stesso, nell’insensato, non è in grado di capire le possibilità della ricerca, della curiosità attenta, dello studio, nega la ragione e l’intelligenza perché non ne possiede, è così tragicamente stupido che non ci arriva (”il novecento è stato il secolo della mitizzazione del pensiero scientifico, dell’idea che la ragione potesse spiegare tutto. Ma il mito della concettualità e del tecnicismo ha ingabbiato l’uomo in un eccesso di pensiero [...] Il novecento è stato il secolo più violento della storia: è la ragione l’origine della violenza, perché da essa scaturiscono la differenza e la pretesa di conoscere ciò che in realtà è mistero“), tutto è ridotto a triti automatismi mentali, schemi di crescendo, diminuendo, staccati e fraseggi già sentiti mille e mille volte ancora. Lui la chiama emozione: è stupidità. E Giovanni Allevi è per l’appunto questo: un goffo stupidone buono solo a fare “oooh”, come i bambini scemi della canzoncina.

[1] “alle medie non mi invitavano alle feste”
[2] e però un bel giorno è successo che il direttore del conservatorio non ha potuto trattenersi dal riconoscere che la sua musica è “geniale, a metà strada tra la musica classica e il jazz”, paragonandolo a Keith Jarrett con “un’eco di Chick Corea e Béla Bartók”: se ve lo state chiedendo sì, non c’è dubbio, soltanto nella mente di Giovanni Allevi può esistere un direttore di conservatorio così terribilmente incompetente
[3] non è una questione di riservatezza, semplicemente non è mai esistito
[4] ah, l’Allevi esecutore! che titanico scontro di personalità, esecutore contro compositore: “il Giovanni esecutore deve rendere conto al Giovanni compositore, ma anche l’esecutore scopre nuove sfumature nella partitura, e mi accorgo di essere continuamente dilaniato da questo conflitto” (dilaniato!); a volte timido (sono un compositore troppo figo) “temo di non essere all’altezza di ciò che ho scritto” a volte sborone “scopro che la musica che esce dalle mie dita è ancora più bella e intesa di quella che il compositore sentiva nella sua mente” (come esecutore sono ancora più figo)
[5] “come è bello scoprire intorno a me una nuova generazione di poeti, visionari, sognatori, che hanno deciso spontaneamente di rendersi emotivamente vulnerabili alla mia musica classica contemporanea
[6] ne ha avuto di tempo per pensarci: “all’università mi sono chiuso sempre di più, arrampicato nelle vette rarefatte del pensiero filosofico. Mentre gli altri si organizzavano per fare viaggi, vacanze o feste, io passavo le estati a studiare Aristotele come un pazzo!”

1,877 commenti

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ciao jules, reciproco. Anche tu a sfottere l’allevi? muy bien:-)

Commento #1801 di luca
giugno 10th, 2009 @ 10:31 pm

Eh, ovvio. Come non potrei?

Commento #1802 di jules chinaski
giugno 10th, 2009 @ 10:33 pm

leggo solo ora il punto 4 delle note piè di pagina della betty: è proprio fuori il giuannin, assente completamente, ha bisogno di un bell’elettroshock…ma come cavolo si scrive poi…

Commento #1803 di luca
giugno 10th, 2009 @ 10:34 pm

Si scrive elettroshock, credo.

Commento #1804 di jules chinaski
giugno 10th, 2009 @ 10:37 pm

ok, notte a tutti, vado a letto come le galline stasera:-) w bach!!!!

Commento #1805 di luca
giugno 10th, 2009 @ 10:37 pm

‘notte

Commento #1806 di jules chinaski
giugno 10th, 2009 @ 10:38 pm

allora ho scritto giusto dai, per fortuna…ciao jules, a presto.:-)

Commento #1807 di luca
giugno 10th, 2009 @ 10:38 pm

Urka, pagina 10!
Ma continua, sicuro.
Cos’altro si inventeranno?
Invidia, non ha funzionato,
frustrati, non ha funzionato,
parrucconi, non ha funzionato,
nemici del “”"”nuovo”"”", non ha funzionato,
paura (la più recente), non ha funzionato.

Quali altri cavilli -visto che non possono appellarsi alla triste realtà- cercheranno?

Commento #1808 di Futak
giugno 10th, 2009 @ 10:44 pm

@ Umberto

Allevi+Marco Carta+Gigi d’Alessio=
Il doppiobrodo che ti piace tanto.

Come volevasi dimostrare….

Commento #1809 di Lancèlot
giugno 11th, 2009 @ 12:05 am

No, proviamo a parlare per un attimo seriamente della questione degli spunti presi dalla musica popolare…
limitiamoci a Bartók, padre nobile dell’etnomusicologia: lasciamo per un attimo da parte il fatto che i temi popolari li sviluppava e li arrangiava da par suo, cosa era la musica popolare che studiava e che utilizzava per le sue composizioni?
Era musica che veniva veramente dal popolo, che ne raccontava la storia, le fatiche e le gioie, che parlava del ritmo delle stagioni, del lavoro dei campi, delle tradizioni, delle feste popolari, della vita e della morte; musica che aveva attraversato le generazioni beneficiando davvero, ogni tanto, dell’ispirazione di un genio ingenuo e incolto (o semi-colto), insomma: musica fatta di carne e sangue.

Allevi cosa utilizza? La Pausini, Tiziano Ferro, Jovanotti (cito Umberto)… insomma musica di plastica confezionata a tavolino da gente di scarso talento del tutto estranea (come siamo ormai tutti noi occidentali del XXI secolo) da una cultura e un sentire autenticamente popolari; e poi la sviluppa e la arrangia da par suo… cioè da mediocre MA con diploma di composizione…
C’è da stupirsi che il risultato sia, come dice giustamente Lancèlot, un doppio brodo di mediocrità?

Commento #1810 di allevi3metrisopralcielo
giugno 11th, 2009 @ 2:42 am

Commento #1810 di allevi3metrisopralcielo
Non perdere tempo inutilmente amico mio, dici cose vere ma è del tutto inutile.
Dobbiamo cercare di abituarci a un certo tipo di “passioni” provate da taluni, o meglio a fare come diceva friedrich gulda ai suoi pochi fortunati allievi: vuoi capire? capisci da solo, io non ti spiego niente come nulla è stato spiegato a me, studia e rifletti, se hai numeri e la volontà di imparare forse ce la farai, altrimenti nulla di fatto. Ho sempre trovato esagerato questo concetto, un po’ razzista, ma oggi penso che nessuno può spiegare niente a chi non è ricettivo, e il concetto acquista nuovo significato.

Commento #1811 di luca
giugno 11th, 2009 @ 8:10 am

Si, è un concetto razzista. Io sono davvero molto ricettivo, e non riesco però a digerire il pregiudizio, l’idea che una musica venga considerata spazzatura a priori, senza averla ascoltata, l’idea che un pensiero venga rigettato a priori senza essersi confrontato direttamente con esso (mi riferisco ai libri di Allevi che vengono qui ridicolizzati pur ammettendo che nessuno li ha letti). Quindi è giusto chiudere qui il nostro confronto impossibile.
Ma confidando sul fatto che comunque mi ascolti, Luca, ti lascio un’ultima riflessione.
Betty fa un lavoro, fa il suo lavoro, ha i suoi interessi. Betty non è una musicista, lo si capisce immediatamente da ciò che scrive, e la musica non rientra minimamente nei suoi interessi. Eppure lei ti ha strumentalizzato, presentandoti una visione del tutto distorta ed irreale di ciò che Allevi fa e rappresenta, e tu ci sei cascato come un allocco. Ancora un altro applauso a lei, ma la musica non è la sua vita. Invece tu sei un musicista, di grande talento, e se vuoi fare della musica la tua vita, non puoi permetterti di non capire, oggettivamente, cosa accade intorno a te. Finchè resterai dell’idea che Allevi sia un prodotto di marketing, che il pubblico sia una massa di ignoranti, che la musica sia solo per pochi esperti, e che diplomarsi in composizione non serva e non significhi nulla, ti condannerai ad essere spettatore disilluso degli eventi. Se invece, con un gesto di enorme umiltà, capisci che quel “ragazzo” ha aperto una nuova strada, ha fatto innamorare una generazione del pianoforte e dell’orchestra sinfonica, ha riportato all’attenzione della società il valore della musica colta, della studio, della tradizione classica, allora forse potrai sognare, desiderare, di creare tu stesso un tuo percorso “non convenzionale”, che ti porterà a vivere la musica da protagonista, senza dover dipendere dalle solite figure istituzionali. La storia di Allevi insegna che il pubblico non vede l’ora di godere del talento musicale, purchè questo si esprima secondo forme “aggiornate” ai tempi.
Basta, ho finito. Non ho più altro da dire. Sono convinto che queste mie parole verranno ovviamente ridicolizzate. Ognuno ne faccia ciò che vuole. Buona fortuna ragazzi, siete il meglio.

Commento #1812 di Umberto
giugno 12th, 2009 @ 11:15 am

umberto, che condanna sarebbe essere spettatore disilluso degli eventi? Accetto volentieri la condanna. Meglio essere spettatore disilluso (lo prendo davvero come un complimento, io in effetti ritengo di esserlo) che illuso, o addirittura, peggio, che attore illuso come allevi.
Quanto al resto, apprezzo sinceramente i toni con cui hai esposto alcune cose, che possono essere condivise, alcune addirittura troppo lusinghiere e da me immeritate, ma francamente le solite banalità mi hanno stancato, e non prendo lezioni di musica nè da te nè da allevi, cerca almeno di comprendere questo. Non per saccenza, o per esaltazione personale, ma per consapevolezza. Ma a questo tu non crederai, oppure non lo vorrai accettare, mi importa poco in ogni caso perchè sono stanco di spiegare ciò che non può entrare.
Se inizialmente mi sono passato qualche decina di minuti a provare a discutere con un certo divertimento, ora sono stanco, ripeto, e farei altro se permetti.
Vorrei precisare comunque che non mi sento, in tutta sincerità, nè un allocco nè tantomeno strumento di alcuno. Ma tu hai tutta una tua strana teoria e te la lascio.
Non ritengo di dover aggiungere altro a quanto già detto nel corso delle discussioni, in quanto ritenevo di esporre concetti sommariamente semplici ma che, a quanto pare, si sono rivelati meno semplici di quel che pensavo, visti gli scarsi risultati incontrati almeno nel tuo caso. Pazienza, la lezione per me c’è comunque stata, ho scoperto che il grande gulda aveva (sincero parere personale, se permetti) più ragione del previsto, e tutto sommato il suo razzismo alle volte si può giustificare.
Termino con un semplice “Allevi? no grazie, può tranquillamente andare a lavare i piatti.”

Commento #1813 di luca
giugno 12th, 2009 @ 11:49 am

e non riesco però a digerire il pregiudizio, l’idea che una musica venga considerata spazzatura a priori, senza averla ascoltata

A me pare che qui a quelli cui Allevi non piace (o comunque non lo considerino -a differenza di te- il profeta della nuova musica classica) la pensino così proprio perché Allevi lo hanno ascoltato.
Io l’ho ascoltato. E mi fa cagare.

l’idea che un pensiero venga rigettato a priori senza essersi confrontato direttamente con esso (mi riferisco ai libri di Allevi che vengono qui ridicolizzati pur ammettendo che nessuno li ha letti).

Ho ascoltato molte interivste, di Allevi, per farmi un po’ di risate. E non mi ha deluso. Se comunque tu riesci a trovare degne di approfondimento le idee di uno che racconta balle mostruose sulla sua infanzia mitologica e su come abbia imparato a fare il direttore d’orchestra con youtube, libero di farlo.
Prometto comunque che casomai trovassi uno dei libri di Allevi nell’immondizia (sia mai che spenda dei soldi) prometto di leggerlo, sono certa che mi darebbe un paio d’ore di sano divertimento. Poi lo ributterei nel posto che gli compete.

Eppure lei ti ha strumentalizzato, presentandoti una visione del tutto distorta ed irreale di ciò che Allevi fa e rappresenta, e tu ci sei cascato come un allocco.

O-Mio-Dyo.
Ancora con la storia delle onde mentali che Betty manda tramite il blog per controllare le menti degli inconsapevoli utenti.
Ripeto la stessa cosa che ho detto da altre parti.
Attento anche te, quando ti trovi d’accordo con una persona sul fatto che ti piace la pizza margherita. Non è che che ti piaccia davvero; è la lobby dei pizzaioli che agisce nell’ombra.

vuoi fare della musica la tua vita, non puoi permetterti di non capire, oggettivamente, cosa accade intorno a te.

Capire è un conto, Umberto, condividere un altro.

Finchè resterai dell’idea che Allevi sia un prodotto di marketing, che il pubblico sia una massa di ignoranti, che la musica sia solo per pochi esperti, e che diplomarsi in composizione non serva e non significhi nulla, ti condannerai ad essere spettatore disilluso degli eventi.

Quoto Luca
Sono fiera anch’io di essere una disillusa spettatrice degli eventi.
E sì, il pubblico può benissimo essere composto da una massa di ignoranti. Del resto basta vedere che viviamo in un Paese in cui la gente ha votato Berlusca. Ma che te lo dico a fare, tanto tu sul pubblico e le emozzzioni dello stesso ci basi il giudizio di qualità di qualsiasi cosa.

Se invece, con un gesto di enorme umiltà, capisci che quel “ragazzo” ha aperto una nuova strada,

Ha quarant’anni. Quaranta.

La storia di Allevi insegna che il pubblico non vede l’ora di godere del talento musicale, purchè questo si esprima secondo forme “aggiornate” ai tempi.

Tu pensa io che ho goduto del talento musicale della Argerich attraverso le sue esecuzioni di Bach, e di Bach mi sono innamorata fin dai tempi del vinile. Devo proprio essere una scema per apprezzare ancora la musica di quel parruccone barocco per niente aggiornato ai nostri tempi.

Basta, ho finito. Non ho più altro da dire. Sono convinto che queste mie parole verranno ovviamente ridicolizzate.

Non è che vengono ridicolizzate. Sono ridicole all’origine. Noi non aggiungiamo niente, ci limitiamo a notarlo. Anche perché quando si parla di discorsi seri tu non rispondi mai. Al massimo parti con la filippica del genio riccioluto nuovo profeta di una nuova musica Mozart del 2000 e boiate assortite. Non è colpa di nessuno se poi si fa fatica a prenderti sul serio.

Buona fortuna ragazzi, siete il meglio.

Assolutamente vero.

Non so gli altri, ma mi mancherai, Umberto. Da solo facevi per dieci carampane. Questo topic senza di te non sarà mai più lo stesso. Adieu.

Commento #1814 di crawling chaos
giugno 12th, 2009 @ 1:31 pm

chaos, sono felice del tuo amore per bach, lo condivido ormai incondizionatamente da decenni.
Il mio è un amore vero, totale, mi ha conquistato e condizionato l’esistenza, come solo mozart e schubert hanno saputo fare, anche se in modo diverso. La sua musica è la musica di dio, intesa come meravigliosa perfezione della natura.
Ad agosto andrò ad un concerto prezioso, pensa: tutte le suites per violoncello, suonate dal grandissimo (lui sì) colin carr. Non sto nella pelle a pensarci. Se ti interessano notizie in merito sarò felice di fornirtele.

Commento #1815 di luca
giugno 12th, 2009 @ 2:02 pm

Come “divino” inteso nel senso che dici tu, non posso che darti ragione. Io sono agnostica in filosofia e atea nella pratica, ma questo non mi impedisce di sentire la bellezza attraverso un pezzo come “Ich will bei meinem Jesu wachen” (dalla Passione secondo Matteo, lo adoro veramente). Per non parlare di tutto il resto al di lò della musica sacra in Bach. :)
Se fosse vicino, ll concerto di cui dicevi, ci andrei volentieri. Anche se già so che non sarà vicino casa mia e io in agosto mi limito ad aspettare che passi l’inferno, invece di andare a soffrire in giro.
Dove si tiene, comunque?=)

Commento #1816 di crawling chaos
giugno 12th, 2009 @ 2:22 pm

il primo di agosto, in uno scenario magnifico: l’eremo di s. caterina del sasso di leggiuno, sulle sponde del lago maggiore. Per me è piuttosto lontanuccio, ma farò i miei chilometri, altrimenti a che serve vivere:-)

Commento #1817 di luca
giugno 12th, 2009 @ 2:34 pm

però mi sa che, rispetto a me, tu gli sei molto più vicino (se non ricordo male di che regione sei). =)

Commento #1818 di crawling chaos
giugno 12th, 2009 @ 2:38 pm

regione limitrofa, trentino a.a. Immagino tu sia più in giù. Però tieni conto che ultimamente non mi muovo più con facilità, nemmeno per un concerto sotto casa a meno che non strameriti, quindi immagina lo sforzo sovrumano al quale mi sottoporrò, molto volentieri peraltro:-)

Commento #1819 di luca
giugno 12th, 2009 @ 2:45 pm

Mentre ormai il suono dei tamburi si spegne in lontananza,dai resti di Fort Apache non si ode più nulla……

Addio Umberto…..addio

Commento #1820 di Lancèlot
giugno 12th, 2009 @ 3:15 pm

Io ho dei parenti con una casa a Leggiuno…

In ogni caso, trovare amore per Bach mi crea meno senso di fratellanza: ovvio che lo amo, ma chi non lo ama?
Invece mi emoziona di più vedere qualcuno che gli mette accanto Schubert.
Per me rimane il compositore più sottovalutato della storia.

Commento #1821 di allevi3metrisopralcielo
giugno 12th, 2009 @ 5:24 pm

Commento #1821 di allevi3metrisopralcielo
se ci sarai allora potremo anche incontrarci:-)
concordo su schubert. Non più però sottovalutato oggi, grazie al cielo ha avuto il giusto riconoscimento nella storia, almeno nel senso che nessun grande esecutore o compositore può permettersi di dimenticarlo e di imparare la sua lezione. A dirla tutta, ogni grande esecutore o compositore, in quanto grande, ne ha sempre riconosciuto la statura, fin dai primi decenni del 900. Pensa a claudio arrau, che ne riconosceva il vertice compositivo e l’estrema difficoltà interpretativa, sopra ogni altro compositore, o a furtwängler. Nei secoli passati, soprattutto nell’ottocento, ha avuto problemi attribuibili al fatto che era contemporaneo di beethoven (morì solo l’anno dopo, molto giovane), del quale subiva la grandiosità. In beethoven c’era la lotta e la vittoria, sempre, ed era allora come ora un messaggio di speranza per tutti, filosoficamente come moralmente. Le composizioni di schubert hanno diverso ambito, più intimo. E poi c’è sempre il viandante nella sua meravigliosa musica, il viaggitore, der wanderer, non può esservi la stessa soluzione che adottava beethoven e, come diceva arrau (scusa, lo cito sempre, è il mio unico grande maestro, nonostante non l’abbia potuto mai incontrare) solo schubert e mozart hanno raggiunto l’apice dello strugimento e dell tristezza, senza possibilità di redenzione o di soluzione, nel modo maggiore. E’ una verità alla quale ho pensato molto e che mi ha lasciato spesso senza fiato e con il cuore in mano.

Commento #1822 di luca
giugno 12th, 2009 @ 5:46 pm

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi
vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere
in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome
del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca

Commento #1823 di luca
giugno 12th, 2009 @ 6:05 pm

scusate, volevo rendervi partecipi di questa persona, che reputo meravigliosa.

Commento #1824 di luca
giugno 12th, 2009 @ 6:06 pm

Luca, quello che hai scritto su Schubert mi è ampiamente noto, eppure non puoi negare che ancora persiste nel giudizio comune sulla sua musica l’idea di quella patina di sentimentalismo biedermeier (che deriva spesso da una conoscenza molto limitata della sua opera).
Anche la critica non riesce a liberarsi del tutto dall’immagine di Schubert come compositore comunque di seconda grandezza, per me invece non è secondo a nessuno.

De Luca lo conosco poco, e quel poco che conosco non mi convince, ma non è il caso di scontrarsi su questo.

Commento #1825 di allevi3metrisopralcielo
giugno 12th, 2009 @ 6:37 pm

la critica che ritiene quelle cose appartiene alla serie b. Non do peso critiche in quel senso, che ritengo, come noti anche tu, superficiali e limitate. Non trovo mai quella patina di cui accenni, in schubert. Altra citazione, questa volta di rubinstein: chi sa fare musica la fa e raramente ne parla, chi la sa far meno la insegna, chi la sa far ancora meno la critica. Concetto forse esagerato, ma semplicemente acuto. Quindi nè io nè te apparteniamo alla prima categoria, visto che ne stiamo parlando forse un po’ troppo:-)

De Luca lo scopro adesso, mi informerò meglio credo ma mi pare una persona coi fiocchi. Pareri, il mio e il tuo, che non vincolano nè me nè te.

Commento #1826 di luca
giugno 12th, 2009 @ 6:54 pm

In ogni caso, trovare amore per Bach mi crea meno senso di fratellanza: ovvio che lo amo, ma chi non lo ama?

Dipende tutto dalla gente con cui ti capita di crescere: io, ti garantisco, mi sento una mosca bianca, qui =)

Invece mi emoziona di più vedere qualcuno che gli mette accanto Schubert.
Per me rimane il compositore più sottovalutato della storia.

Non conosco della critica “ufficiale” su Schubert, quindi non so dire quanto sia sottovalutato. Non l’ho messo accanto a Bach solo perché tra le mie preferenze in musica classica non lo apprezzo quanto J.S.B.
E parlando in generale nei miei ascolti mi sento più vicina all’epoca barocca e settecentesca piuttosto che al Romanticismo.
Un altro che invece mi piace moltissimo è Paganini (ho una piccola collezione di cd di pezzi eseguiti da Ughi e Accardo).

Commento #1827 di crawling chaos
giugno 12th, 2009 @ 7:29 pm

Nessun critico che si rispetti si permette di non riservagli uno dei tre posti dell’olimpo. Gli altri critici…ciarpame:-)
chaos, vorrei chiederti di fare una cosa: ascolta con calma il suo quartetto “der Tod un das Mädchen”, sarebbe essenziale che lo trovi nell’interpretazione del Quartetto Amadeus. Quando ti capita, ricordati se ti va.

Commento #1828 di luca
giugno 12th, 2009 @ 7:37 pm

Ho fatto adesso una ricerca su youtube ma della versione del quartetto di cui mi dici non trovo traccia. Tra l’altro adesso esco, quindi non ho tempo per cercare meglio. Appena torno lo ascolto comunque, già il nome è promettente =)

Commento #1829 di crawling chaos
giugno 12th, 2009 @ 7:48 pm

Ecco, o sommo Nyarlathotep… come dirlo… Paganini è un compositore un po’ superficiale.

Tra l’altro, se fosse più bravo (beh, molto più bravo) come pianista, sarebbe proprio un compositore cui Allevi potrebbe paragonarsi, sarebbe presuntuoso ed esagerato, ma non così semplicemente assurdo come per Mozart.
Anche Paganini era un interprete compositore osannato dal pubblico, che ne adorava anche aspetti non strettamente musicali, e come Allevi ha lasciato produzione tutto sommato scarsa per quantità e non eccelsa per qualità (certo, al di sopra di quella del nostro, questo è ovvio).
Però il suo livello di padronanza tecnica dello strumento era sbalorditivo, e questo gli ha permesso di ampliare la gamma espressiva del violino; se nel corso del XIX secolo lo standard di maestria del musicista medio si è alzato parecchio rispetto ai secoli precedenti, questo è dovuto anche al suo influsso. E da questo punto di vista Allevi non è degno di allacciargli le scarpe.

Però mettere il nome di Paganini accanto a quello di Bach… proprio non si può fare.

Commento #1830 di allevi3metrisopralcielo
giugno 12th, 2009 @ 7:49 pm

Non è che lo metta accanto a Bach, per me lui rimane il mio musicista classico preferito, punto e basta =)
Dico solo che mi piace molto ascoltare anche Paganini. Poi, ripeto, per il mio modo di sentire sono più vicina a sonorità barocche e settecentesche.

Commento #1831 di crawling chaos
giugno 12th, 2009 @ 7:56 pm

Io dei quartetti di Schubert ho l’edizione incisa dal Melos…
Ma scusa, luca, e il quintetto per archi, e i trii? Non sarebbe il caso che chaos si ascoltasse almeno anche quelli? E, prima del quartetto, sentire l’omonimo lied?
Ma le sonate per pianoforte… ah!

Commento #1832 di allevi3metrisopralcielo
giugno 12th, 2009 @ 7:58 pm

O Faraone Nero, Paganini e Schubert sono sostanzialmente contemporanei: Paganini nasce 15 anni prime e muore 12 anni dopo, ma il periodo in cui hanno operato è sostanzialmente lo stesso, ed entrambi sono esponenti del periodo di passaggio dal classicismo al romanticismo.

Commento #1833 di allevi3metrisopralcielo
giugno 12th, 2009 @ 8:05 pm

eccomi, ero a cena…
dunque, di schubert non si butta nulla, certamente c’è tutto nella sa musica. Le sonate, le ho studiate tutte, difficilissime, prediligo la sol maggiore op postuma, forse anche per un motivo “affettivo”. E’ la sonata che mi ha rivelato schubert da ragazzo, la prima volta che la sentii ebbi ricordo problemi di respirazione:-)
Certo, si parte dai lieder, e non si deve saltare assolutamente il ciclo schwanengesang, meglio se cantati da fischer dieskau.
Sul valore di paganini come interprete virtuoso di se stesso non si può discutere, e l’impatto nel pubblico si può paragonare solo a quello che ebbe liszt. Il compositore non può essere avvicinato a bach, ovviamente.
Certamente, i trii: sono oro che cola, ma tutto schubert lo è. Il quintetto con pianoforte die forelle è sublime.
E le cose piccole? i momenti musicali, gli improvvisi…e l’opera? avete mai sentito fierrabas? e i tre Klavierstücke opera postuma? Solo oro ha scritto, tanto, senza sbagliare nulla, sempre ispiratissimo, e il tutto in trentuno anni di vita!!!!!
Chaos, comunque,se posso permettermi un consiglio, parti dal quartetto che ti ho segnalato:-)

Commento #1834 di luca
giugno 12th, 2009 @ 8:48 pm

Non c’entra molto, ma mi viene in mente adesso che quando morì richter (ahinoi, ci mancherà sempre), rattalino scrisse un articolo che intitolò “il terzo uomo”. Si riferiva al fatto che richter, nell’impatto che creò nel pubblico, inteso nel suo complesso, poteva a parer suo essere paragonato solo a liszt e a paganini. Una valutazione come interpreti, soprattutto.
Le ragioni sono condivisibili e credo molto interessanti. Liszt divenne un pianista celebre, per motivi diciamo contingenti, piuttosto tardi, e rivoluzionò il repertorio, al quale si dovette riparametrare ogni pianista da alora in poi. Paganini attrversò le alpi e venne conosciuto in europa dopo i quaranta, e il suo virtuosismo e repertorio lasciarono sbalorditi, come per liszt. Anche la critica del tempo dovette revisionare alcuni parametri di giudizio, e paganini divnne quel che sappiamo. Richter, da maestro sostituto bloccato in russia dalla guerra fredda, sconosciuto a tutti, sbarcò negi stati uniti dopo i quaranta e lasciò esterrefatti, suonando in maniera non solo virtuosistica e appropriata ma del tutto inusuale, con un repertorio fuori da ogni regola. Haendel, bach, e poi soprattutto prokofiev, rachmaninov, hindemit. E attraverso loro leggeva quindi mozart, beeth, schubert, brahms, insomma i classici ai quali era abituato il pubblico, interpretando in modo del tutto sconvolgente, ed oggi direi in modo a volte un po’ “rozzo”. E la critica, e gli interpreti, si riparametrarono, come per liszt e paganini. Scusate se vi ho annoiati, ho pensato che potesse interessare…so di essere pesante alle volte, mi faccio prendere:-(((

Commento #1835 di luca
giugno 12th, 2009 @ 9:06 pm

Le opere… quelle sono in assoluto le più sconosciute tra le composizioni di Schubert. La mia preferita è forse Alfonso und Estrella, ma devo comunque ammettere che sia quella che Fierrabras le ho ascoltate solo un paio di volte, qualcuna di più Die Zwillingsbruder, anche in ragione della brevità.
Amo moltissimo il quintetto per pianoforte, io però mi riferivo a quello per archi, che prediligo.
La sonata in sol (che io da non musicista individuo tramite il numero di catalogo D894), beh, le parole non arrivano a descriverla, poi farlo qui, dove si parla di Allevi sarebbe blasfemo, ma so di che tipo di sensazioni parli.
La D894 e la D845 (la minore) sono forse le mie preferite, ma non appena lo scrivo sento di fare un torto alle ultime tre…
Mi hai fatto venir voglia di sentire le interpretazioni di Schubert di Arrau, che non conosco, ho in casa altri interpreti.

Commento #1836 di allevi3metrisopralcielo
giugno 12th, 2009 @ 9:29 pm

quintetto in do maggiore quindi. Stupendo e poco eseguito. e l’ottetto? cioè, quì non ci fermiamo più:-)
la son. in la minore è uno dei rari momenti veramente “di lotta” di schubert, quasi beethoveniana, non so se riesco a spiegarmi..in una parola, meravigliosa. Le ultime tre e la sol maggiore sono davvero troppo difficili e mi fanno troppa paura. Le ho studiate ma le mie mani e il mio cervello non sono adeguati:-(
Troverai, su ordinazione, un cd della philips di arrau che esegue la sol maggiore e i momenti musicali. Aveva 88 anni. Nessuno mai così, fidati. Se non lo trovi incarico mia moglie di doppiarlo e te lo mando, se ti va (io e i masterizzatori non andiamo d’accordo:-)

Commento #1837 di luca
giugno 12th, 2009 @ 9:39 pm

il cioccolato con nocciole della linea fior fiore della coop è sublime. Sono senza parole.

Commento #1838 di luca
giugno 12th, 2009 @ 9:44 pm

Vero, la sonata in la minore è quasi un anello di congiunzione tra Schubert e Beethoven, sarà per quello che la amo così tanto, se infatti il mio affetto per Schubert è senza limiti, tale è anche la mia ammirazione per Beethoven, che è anche arrivato prima nella mia vita è ha veramente segnato la mia educazione sentimentale.
Grazie per l’offerta, ma credo di riuscire a procurarmi i dischi.

Commento #1839 di allevi3metrisopralcielo
giugno 12th, 2009 @ 9:49 pm

Luca, sono allergica alle nocciole. Stai cercando di diventare un vedovo nero?

Commento #1840 di jules chinaski
giugno 12th, 2009 @ 9:50 pm

A me non dispiacerebbe essere un vedovo nero nel senso di Asimov.

Commento #1841 di allevi3metrisopralcielo
giugno 12th, 2009 @ 9:54 pm

jules, davvero…peccato, la eliminerò dalla mia dieta dimagrante, però è un peccato accipicchia..

3metri, va bene. Allora w beeth!

Commento #1842 di luca
giugno 12th, 2009 @ 9:54 pm

@allevi3metrisopralcielo
La Lingua di Sangue parla.
Ho detto:

parlando in generale nei miei ascolti mi sento più vicina all’epoca barocca e settecentesca piuttosto che al Romanticismo.

Il che sta a significare che parlando complessivamente mi sento più vicina a QUELLA musica lì (Bach, Haendel e compagnia), ma ciò non vuol dire che non mi possa piacere anche altro (ovvio che Paganini non appartiene all’epocca barocca, lo so:). Non voglio certo intendere che butto nel cesso tutto il periodo romantico.
Schubert lo conosco poco perché non ho altro di lui che una misera raccolta, quindi vi ringrazio sinceramente dei suggerimenti per l’ascolto, considerato pure che non mi capita spesso di poter parlare di musica classica. Diciamo mai.

Commento #1843 di crawling chaos
giugno 13th, 2009 @ 4:33 am

ragazzi, bach è bach. Punto.
una persona che ha segnato per sempre la mia vita, diciamo così..che oltre ad essere importante per me è fatta di musica come pochi, la pensava come chaos, e mi ha condizionato inesorabilmente. Quindi chaos capisco perfettamente la tua attitudine..

Commento #1844 di luca
giugno 13th, 2009 @ 10:02 am

Allevi ha costruito le piramidi trasportando i blocchi di granito sulle scale fatte al pianoforte. E’ il più grande genio di tutti tempi.

(Scherzo, non sono Umby, ma qualche folle ne sentiva la mancanza, quindi ho voluto dargli un brivido)

Commento #1845 di Umberto
giugno 17th, 2009 @ 10:31 pm

ahahah mitico Umberto 2:-)))) per un pelo ci cascavo:-)))))

Commento #1846 di Anonimo
giugno 18th, 2009 @ 10:11 pm

Ho rivisto Misery non deve morire: Annie Wilkes, la psicopatica, è una fan di Liberace; in una versione aggiornata potrebbe essere una alleviana…

Commento #1847 di allevi3metrisopralcielo
giugno 19th, 2009 @ 1:41 am

Io invece ho visto (purtroppo) August Rush - La musica del cuore.

Alla fine del film ho subito pensato che se lo vedesse Allevi, assumerebbe istantaneamente lo sceneggiatore per metterlo al posto di quelli che hanno inventato le storielle della pasta al tonno per un anno, dell’attacco di panico con conseguente melodia concepita in ambulanza, e via dicendo.

Commento #1848 di Futak
giugno 21st, 2009 @ 12:20 am

Ciao Futak. In memoria di quanto ti devo vengo a lasciarti un indicazione, ho trovato quello che ti sei perso. Ti consiglio di andare a pescarlo prima che faccia danni al sistema nervoso degli altri utenti.

P.S. Consulta pure il Cicap, io sono pronta a dimostrazioni pratiche in qualunque momento, lo posso trovare come e quando voglio. Tzè!
Pratico l’allevomanzia.

Commento #1849 di Lilly dotata di incredibili facoltà rabdomantiche
giugno 22nd, 2009 @ 2:06 am

Ho davvero scritto un’indicazione senza

Commento #1850 di Lilly la sgrammaticata senza scuse valide... ehm...
giugno 22nd, 2009 @ 2:11 am

Lilly,
oh “mio” dyo (a proposito, certo che se il Cicap iniziasse una buona volta ad occuparsi di luy, sarebbero dolori. Povero il “mio” fantasmino cosiddetto -dagli uomini convinti di parlare in sua vece- santo, nonchè papi, nonchè figlio)!
Avevo letto l’articolo, ma non stavo seguendo i commenti, anche perchè non ho ancora capito chi cazzo sono i Baustelle.
Però la discussione mi sembra interessante, e penso che vi parteciperò.

Commento #1851 di Futak felice e ringraziante per la segnalazione
giugno 23rd, 2009 @ 1:38 am

guardate questo…mi sono letteralmente spaccato dalle risate:-))))

http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Allevi

Commento #1852 di luca
giugno 23rd, 2009 @ 2:03 pm

Ohi Luca, mi son procurato 3 CD di Arrau che esegue Schubert.

Commento #1853 di allevi3metrisopralcielo
giugno 27th, 2009 @ 2:33 pm

bene…spero sia l’arrau vecchio, quello degli anni 80 / 90…ossia iddio sceso tra di noi a spiegare alcune cose:-)

Commento #1854 di luca
giugno 28th, 2009 @ 8:16 pm

In realtà adesso i CD sono sei, e ci sono anche delle incisioni degli anni ‘50… ma d’altra parte non so se la Wanderer sarebbe stato in grado di suonarla ancora, a 80 anni…

Commento #1855 di allevi3metrisopralcielo
giugno 28th, 2009 @ 9:12 pm

certo che lo era, senza problemi. Suonava a 85 anni cose molto più difficili (compresa la sonata di liszt). Ti dirò di più: suonava meglio. L’arrau degli anni 50 non è ancora il pianista che intendo io. Se vuoi ascoltare un consiglio, cerca le incisioni del vecchio arrau (diciamo dal 1975 in avanti, non prima).

Commento #1856 di luca
giugno 29th, 2009 @ 10:16 am

Su 6 cd uno solo contiene vecchie registrazioni, le altre sono tutte degli anni 80-90.

Io Liszt lo sopporto a mala pena. Anche se certe cose degli anni di pellegrinaggio non mi dispiacciono.

Commento #1857 di allevi3metrisopralcielo
giugno 29th, 2009 @ 4:57 pm

liszt va valutato attentamente. Certamente ha scritto una quantità di musica che a volte sfiora il kitsch (ad es. mazeppa), ma va collocata storicamente. Lui era il grande virtuoso che portava il pf a livelli mai visti prima (e direi oggi insuperati), ed è stato un uomo meraviglioso per come si è prodigato nel bene della musica.
Ma ha scritto alcune cose imprescindibili: la sonata in si minore direi che è l’apice e ha un che di rivoluzionario ancora oggi. Tutta la sua musica è caratterizzata da ricerca timbrica e armonica da grande maestro, che ha condizionato molti grandi (pensa a debussy o a ravel, o stravinsky, o rachmaninov: tutti hanno seguito la sua lezione). Il liszt di claudio è l’unico liszt che ti consiglierei di ascoltare attentamente. E se senti il suo debussy, quello delle images (lo trovi su youtube, meraviglioso, live), ti renderai conto immediatamente di come quella musica derivi da liszt in modo diretto.
Certo, non è schubert, non ci piove.

Commento #1858 di luca
giugno 30th, 2009 @ 8:55 am

Non solo non è Schubert, la sua musica mi urta; come diceva Schumann imbarazzato per la dedica della sonata in si minore (se ricordo bene)? Qualcosa come “non c’è una sola idea musicalmente sana là dentro”.

Io la penso un po’ così.

Un po’.

Commento #1859 di allevi3metrisopralcielo
giugno 30th, 2009 @ 3:11 pm

La dedica a schumann è stata, da gentiluomo qual era, la restituzione di una cortesia (una decina di anni prima circa, schumann gli dedicava la sua fantasia). Ma la scrittura della sonata è avanti anni luce rispetto alla fantasia (non parlo del valore artistico, ma della scrittura, sia sotto il profilo dell’architettura che del pianismo).
Pare che brahms si sia addormentato mentre la ascoltava suonare da liszt (il quale, da gentiluomo, non si indignò e anzi ne parlò apertamente). Come diceva arrau “davvero incomprensibile, sarà stato stanco”:-)Adoro sia brahms che schumann, ma nessuno dei due (soprattutto schumann) ha saputo scrivere la sonata in si minore, nè suonare come liszt (entrambi non eccellenti pianisti). Schumann eccelleva nelle piccole cose, quando si dilungava ha palesato alcuni difetti a mio avviso (ad es. il “noioso” ripetersi di una struttura ritmica, oppure il virtuosismo “non” pianistico). Se è vero quel che mi dici su quel che avrebbe detto schumann (non ne dubito) credo che il robert fosse in mala fede (come gli capitò spesso), dovuta forse anche al fatto che “rosicava” poichè aveva sempre desiderato essere un virtuoso e non c’era purtroppo riuscito (mentre liszt…).
Personalmente, molto sotto bach, mozart, schubert e beethoven, ci metto insieme schumann, liszt e brahms. Ma so di non essere in gran compagnia:-)

Commento #1860 di luca
giugno 30th, 2009 @ 3:48 pm

So benissimo che Liszt è stato forse il più grande virtuoso di tutti i tempi, ma questo riguarda il pubblico dell’ottocento, non me.

Pare proprio che Schubert non fosse un gran virtuoso (conoscerai il famoso aneddoto, sia vero oppure no, che vuole s’interrompesse mentre stava eseguendo la Wanderer esclamando “la suoni il diavolo questa roba”), ma questo non lo sminuisce affatto ai miei occhi.

Tornando a Liszt, mi possono interessare quelli che sono stati i suoi apporti alla scrittura pianistica dovuti al suo virtuosismo… ma moderatamente.

La sua musica non ho di fatto mai voglia di ascoltarla. In più, lo ammetto, come persona, come figura storica, mi è decisamente odioso. E nella sua musica io ritrovo quel carattere che non apprezzo, sento un’esteriorità priva di vera tensione profonda di pensiero e di sentire.
E non è così per Schumann, e neppure per Brahms (vado ripetendo da tempo che c’è una tendenza, di cui io stesso faccio parte, a darlo per scontato, mentre ogni volta che lo riascolto con un po’ di attenzione vi trovo molto di più di quello che mi aspetto).

Come del resto non amo per nulla Rachmaninov… che però mi irrita meno, ascoltarlo per me è un po’ come andare sulle attrazioni di un luna park: alle volte mi dà dei brividi intensi ma superficiali, alle volte mi annoia.

Commento #1861 di allevi3metrispralcielo
giugno 30th, 2009 @ 4:08 pm

vorrei sapere cosa della sua “persona” ti irrita, scusa. Se qualcuno nell’ottocento ha sentito la wanderer fatta come dio comanda è perchè la suonava lui (nessuno si cagava la wanderer, all’epoca), e trovare un grande compositore che suona repertorio non suo, a parte rach così su due piedi non mi viene i mente altro. E questo mi pare per lo meno altruismo. Beethoven potrà essere irritante a ragion veduta, semmai, come persona (hai presente il testamento di heiligenstadt, vero?) ma lizt!?! Era il baluardo dell’arte, nell’800, e per fortuna che c’era!Quanto al resto, forse ho focalizzato troppo l’aspetto del virtuoso, su cui è effettivmente superfluo aggiungere alcunchè.
Per ciò che attiene la scarsa considerazione che hai della sua musica, pur non condividendo affatto ripeto: sei in ottima compagnia. Rachmaninov trovo sia una pulce in confronto a liszt, ma sono pareri.

Commento #1862 di luca
giugno 30th, 2009 @ 7:07 pm

Sì, non lo rammento perfettamente, ma l’ho letto il testamento di Heiligenstadt. Però invece Beethoven l’ammiro, moralmente mi sento vicino a lui (anche in molti difetti purtroppo), Liszt non mi piace.
Cosa mi irrita della persona? Mi irritano i divi, mi irritano quelli che fanno i cacciatori di sottane (ricche) da giovani e i preti da vecchi.

E poi diciamocelo: il padre di Cosima non può essere privo di colpe.

Ma da questi ultimi scambi sembra che sia una questione a cui tengo, mentre non dedico pensieri a Liszt, normalmente.

Commento #1863 di allevi3metrisopralcielo
giugno 30th, 2009 @ 7:28 pm

beethoven da molti motivi per riconoscersi in lui. Lotta e vittoria, uno di questi.
Liszt era un uomo “capace di capire i propri contemporanei” e trovo sia una meravigliosa attitudine, del tutto inusitata negli artisti, che non vedono solitamente oltre il loro mondo.
La sua vanità nulla toglie alla sua nobiltà, a mio avviso. O alla sua importanza storica.
Troppi detrattori, trovo, ha incontrato, non ultima la figlia Cosima (una vera, autentica stronza, perltro incompetente e per nulla sensibile all’arte, direi) che vedeva Wagner come unico musicista di famiglia (unico davvero, pensa che non solo Liszt era visto in quel senso in casa wagner). La cosa ridicola è che wagner era l’unico in famiglia che apprezzava sinceramente liszt.
Quanto all’importanza per un pianista, la sua musica è la più adatta, come diceva arrau, per “ausgehen”, uscire fuori, proiettare all’esterno il proprio intimo. Ha semplicemente trovato troppi interpreti (lasciamo stare la musica “d’occasione” che ha scritto, c’è ma non c’entra granchè) che l’hanno utilizzata nel modo meno nobile, ossia per metter in mostra le dita. Ma in quella musica, davvero credimi, c’è molto di più. Ascolta claudio, dammi retta una volta e poi discutiamo ancora.
p.s. complimenti, non credo che i tre quarti dei docenti di conservatorio abbiano mai letto una volta il testamento (quello pace, è che sono davvero ignoranti con la patente). Ma del livello SCANDALOSO di preparazione (e interesse per la musica) di quei personaggi non ci occupiamo.

Commento #1864 di luca
giugno 30th, 2009 @ 8:44 pm

Ma dai non esagerare, molti più docenti di quanto dici l’avranno pur letto…
Io devo confessare che, nella sua interezza, non lo leggo dal tempo in cui sono appunto andato a visitare la casa di Heiligenstadt… 21 anni fa, ero un adolescente. Mi è capitato da allora di imbattermi in estratti e citazioni.

Ecco, giusto Wagner: come persona lo odio, ben più di Liszt (ho anche letto un po’ delle sue farneticazioni), ma di fronte alla sua musica m’inchino (per me è il quinto che completa i quattro ovvi che citi anche tu) davanti a quella del suocero no.

Sono perfettamente convinto che sia importantissimo per un pianista confrontasi con Liszt (almeno nello studio, apprezzo quei pianisti che non lo propongono in concerto o in disco perché non lo sentono nelle loro corde), così come non discuto la sua importanza storica per la tecnica pianistica, io però sono un ascoltatore, quindi la cosa non mi tange più di tanto.

Infine una provocazione che però rientra in pieno in topic: anche di Allevi si potrebbe dire che sia uno “capace di capire i propri contemporanei”…
;-)

Commento #1865 di allevi3metrisopralcielo
giugno 30th, 2009 @ 9:56 pm

Non ho esagerato, fidati, conosco l’ambiente “accademico” piuttosto bene.

Ascolta la sinfonia faust, o i suoi poemi, o la musica corale. Non lo intendo grande solo sul profilo pf, anche se è lì che emerge. Ripeto, la sua ricerca armonica è estemamente sofisticata, senza predecessori e direi senza imitatori apprezzabili.
I pianisti che nn lo propongono, ormai, sono i più. Trovo sia più coraggioso proporlo, invece, e bisogna essere in grado di farlo, soprattutto cerebralmente (non ne vedo molti, in grado, oggi, anzi…).
Wagner per me non esiste, mi fa schifo sinceramente, ma capisco che è un mio difetto.
Non raccolgo provocazioni fuori luogo e ti provoco (vado a caso):

http://www.youtube.com/watch?v=ING1lFPoHks&feature=related

Commento #1866 di luca
giugno 30th, 2009 @ 10:09 pm

mi farò perdonare subito:

http://www.youtube.com/watch?v=VdhRYMY6IEc&feature=related

Commento #1867 di luca
giugno 30th, 2009 @ 10:32 pm

a cui segue altra provocazione:

http://www.youtube.com/watch?v=IJRVxoigxmg

Commento #1868 di luca
giugno 30th, 2009 @ 10:40 pm

Luca, ti ringrazio per la citazione :oD

Devo dire che Lazar Berman mi lascia senza fiato, mentre il Liszt di Arrau è semplicemente sublime, come il suo Debussy del resto… sono letteralmente innamorato delle Images, è il Debussy come lo vorrei suonare io, ma non ce la farei nemmeno se studiassi 3 anni al giorno.

Liszt (uno che pare si slogasse i polsi suonando, posso solo immaginare cosa faceva) non rivoluzionò solo la tecnica pianistica, ma influì pesantemente sul “pensiero orchestrale” nelle generazioni a venire, influenzndo (e venendo influenzato a propria volta) dallo stesso Wagner. Debussy, ma anche Ives, Dukas, Respighi e altri vennero influenzati dalle sonorità e le forme… e va ricordato che fu in grande direttore d’orchestra. Liszt, se lo ascoltate, sembra dannatamente moderno, e tutt’oggi, forse, non è capito pienamente.

Commento #1869 di ErlKoniG
giugno 30th, 2009 @ 11:23 pm

P.S.

Scusate gli strafalcioni ma ho scritto in frettissima

Commento #1870 di ErlKoniG
giugno 30th, 2009 @ 11:25 pm

No, ma dico, tanto per ricordarci dove stiamo scrivendo: ma dei polsini di Berman vogliamo parlare? D’accordo che sarà un video degli anni ‘70, ma sono un culmine di malvestitismo…

La sinfonia Faust… ammetto che non mi dispiaceva. Non so da quanti anni non l’ascolto più però… tra i cinque e i dieci.

Commento #1871 di allevi3metrisopralcielo
luglio 1st, 2009 @ 3:47 pm

pensa, manco li avevo notati:-)

erl, citazione d’obbligo:-)))

Commento #1872 di luca
luglio 1st, 2009 @ 5:46 pm

girovagando, ho trovato quest bimba che avrà circa quindici anni in meno dell’allevi (per rimanere in tema):

http://www.youtube.com/watch?v=IRUnEuFPcFY&feature=related

Commento #1873 di luca
luglio 2nd, 2009 @ 11:00 am

Adesso, bimba… ha 30 anni.

Commento #1874 di allevi3metrisopralcielo
luglio 2nd, 2009 @ 12:59 pm

rispetto all’allevi è bimba. Molto matura, comunque, anche per una trentenne. E tecnica formidabile. L’ho appena scoperta, non la consocevo.

Commento #1875 di luca
luglio 2nd, 2009 @ 1:07 pm

Non per avallare l’immagine giovanilistica del pirletti, ma tra 30 e 40 non c’è poi una differenza enorme, anche perché la giovane donna in questione non ha decisamente l’aspetto di una bimba.
Nella tecnica, lì sì che la differenza è enorme. Ma basta meno, molto meno per brillare a confronto di GA, no?

Commento #1876 di allevi3metrisopralcielo
luglio 2nd, 2009 @ 2:44 pm

vero.

Commento #1877 di luca
luglio 2nd, 2009 @ 2:46 pm

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