Vedi anche il primo e il terzo conclusivo capitolo della trilogia alleviana
Ho scritto un po’ di tempo fa una cosa direi tutto sommato definitiva su Giovanni Allevi (se non l’avete letta: leggetela), non che sia spuntato qualcosa di importante da aggiungere, ma pensavo che potremmo sfruttare il suo libricino, La musica in testa, per vederne confermato quel perfetto ritrattino di patetica mediocrità - facendoci due risate.
La musica in testa è un’opera capitale che inaugura il genere letterario dell’autovangelo: lo scrivente snocciola una sfilza interminabile di aneddoti fantastici che hanno lo scopo di esaltare le gesta miracolose di colui che venera di più al mondo, se stesso, soddisfacendo il proprio smodato desiderio di specchiarsi, adorarsi, masturbarsi. La struttura generale dell’autovangelo alleviano è evidente: Giovanni Allevi non ha superato quegli oltre trent’anni di anonimi fallimenti, non se li spiega, li rifiuta, tenta di giustificarli cucendosi addosso una storia in cui tutto - anche il più insignificante “chi cazzo è sto cretino” - assume un ruolo fondamentale e necessario nel quadro complessivo dell’enorme successone internazionale a cui la “capricciosa dea musica” l’aveva destinato già dai tempi dello spermatozoo (”una cospirazione divina”, definisce la sua vita).
Come nelle favolette col brutto sfigatello emarginato che ne subisce di tutti i colori [1] e però lo capisci subito che ha qualcosa di diverso e specialissimo - è stato morso da un ragno radioattivo coi capelloni cotonati! - Giovanni Allevi utilizza la chiave del lamento vittimista (nei toni di un falso modesto stupore) per rendere più sfavillante il proprio genio incompreso: quando racconta per esempio che da piccolo “passo il tempo chiuso in uno scatolone di cartone nel garage sotto casa, per sentirmi protetto dall’ansia” - e fin qui niente di eccezionale, è un cliché di alienazione infantile così sputtanato che lo canta pure Mondo Marcio, ma poi aggiunge - “per dirigere in piena libertà l’enorme orchestra sinfonica che ha iniziato a suonare ininterrottamente nella mia testa“: ecco, una bilanciata combinazione di triste sfigaggine e precoce incredibile genialità (non un’orchestra qualsiasi, un’orchestra enorme!) che è il tema dominante dell’autovangelo; perché la cosa che davvero interessa al quarantenne Giovanni Allevi è precisamente questa, sceneggiarsi a posteriori nei panni di ciò che avrebbe voluto essere più di ogni altra cosa, e che però non è mai stato: un ragazzo prodigio.
Giovanni Allevi poveretto non desidera altro, vorrebbe averci venti anni in meno, vorrebbe poter essere celebrato come una giovanissima rivelazione - fa quel che può: si tinge i capelli, fa il giocherellone idiota, ricorre ad un look teenager concepito imitando (male) i più scemi modelli fiction-televisivi: pantaloni larghi, magliettine strette, occhialetti colorati, converse - vorrebbe tanto poter tornare ragazzino com’era ai tempi bui del conservatorio, sigh sob, là dov’era snobbato da tutti. Ah il conservatorio, che sofferenza, che pena, che umiliazioni! Magari non sarà possibile cancellare gli insuccessi passati, ok, ma ecco finalmente la soluzione - grazie alle possibilità di sfrenata ego-esaltazione dell’autovangelo si può magicamente tramutarli in predizioni di futura grandezza: Giovanni Allevi se ne stava ancora là ventottenne a perdere concorsi uno dietro l’altro non perché fosse una scarsa merdina, ma perché aveva “osato andare contro il sistema della musica contemporanea” e “come dice Hegel, in questi casi le possibilità sono due: o vinci e apri una nuova strada, o vieni allontanato perché sei una minaccia per il vecchio ordine“, insomma, il buon vecchio leit motiv del nessuno-mi-capisce sono-troppo-avanti [2].
E come nella pubblicità della carta di credito, quella che regalare il tuo primo romanzo a chi t’aveva detto che non ce l’avresti mai fatta non ha prezzo, nell’autovangelo di Giovanni Allevi c’è ovviamente spazio per la sciocca infantile rivalsa gne-gne-gne. Osavate non cagarmi? adesso ve la faccio vedere io. Da piccolo per esempio c’aveva un compagnuccio (M. lo chiama [3]) stra-adorato dai maestri di musica che suonava il piano divinamente, era il più bravo di tutti, “studia quasi otto ore al giorno! Pare che i genitori lo costringano con la forza” (traduzione: per forza suonava meglio di me, non è che io avessi meno talento, è solo che lui ci passava le giornate, sarei stato capace anche io così [4]), dovreste vedere che squallida fine ha fatto oggi quel ragazzino che amavano tutti, Giovanni Allevi non vede l’ora di prendersi la sua goduriosa vendetta super-orgasmica (notate come non si limiti a un meschino sfottò del fallimento altrui: si lascia andare ad una rabbiosa bullesca ostentazione dei propri successoni) “M. non suona più. Ha preferito un lavoro in banca. Io ho fatto concerti in Italia, Cina, Giappone, Stati Uniti, Europa, Russia, Canada. Ho suonato di fronte a platee immense, in dirette televisive e radiofoniche”.
Non parliamo poi di quei sordi bacucchi reazionari del conservatorio, colpevoli di non averlo saputo apprezzare, per fortuna che la dea musica l’ha fatta pagare pure a loro, che alla fine sono stati costretti a inchinarsi al cospetto della sua strepitosa grandezza: c’è una scenetta molto buffa, ovviamente inventata di sana pianta (sembra l’epilogo di Rocky IV quando l’establishment sovietico è costretto ad applaudire il pugile nemico) “notai che in platea c’era una intera fila di ragazzi con le braccia conserte, che non concessero un applauso per tutta la durata del concerto. Studenti del conservatorio locale. Quando alla fine è venuto giù il teatro, con la gente che urlava dai palchetti e il resto del pubblico in platea tutto in piedi, si guardavano intorno smarriti e per non fare brutta figura hanno dovuto accennare anche loro un applauso”; dove le braccia conserte si riferiscono metaforicamente all’atteggiamento istituzionale di chiusura verso il “nuovo” che Giovanni Allevi dichiara impudicamente di rappresentare (non si contano le sparate del genere “la mia piccola grande rivoluzione culturale”, “ho alterato il sistema”, “un nuovo rinascimento è alle porte”). Se gli aridi dogmatici bacucchi del conservatorio non sono stati capaci di riconoscere la sua esplosiva portata rivoluzionaria, tiè, che schiattino d’invidia, c’è tutta una gigantesca mole di ridicoli aneddotucci che dimostra la piena ricettività del cuore puro e incontaminato dei poveri di spirito [5]: “il pubblico è attonito [...] vedo occhi lucidi di commozione [...] la mia musica ha investito tutti con la sua onda emotiva”, “sono tutti meravigliati dalla follia poetica del mio gesto”, la mia preferita (detta da un’ammiratrice) “questa bottiglia contiene aria che è stata attraversata dalle note di Giovanni Allevi”.
Ma è soprattutto nell’ultimo capitolo, pomposamente intitolato L’era dell’emozione, che Giovanni Allevi dà il meglio di sé: è qui che tenta di fornire una base pseudo-filosofica alle sue composizioni musicali, infilando raccapriccianti dissertazioni da manualetto fricchettone new age sull’uomo l’anima il divino [6]. Ha un’idea stupida e adolescenziale della musica, le attribuisce una natura sovrannaturale, “misteriosa”, crede che derivi da un irrazionale abbandono alle sensazioni del momento (”il segreto è non pensare”); si rifugia nel “mistero” fine a se stesso, nell’insensato, non è in grado di capire le possibilità della ricerca, della curiosità attenta, dello studio, nega la ragione e l’intelligenza perché non ne possiede, è così tragicamente stupido che non ci arriva (”il novecento è stato il secolo della mitizzazione del pensiero scientifico, dell’idea che la ragione potesse spiegare tutto. Ma il mito della concettualità e del tecnicismo ha ingabbiato l’uomo in un eccesso di pensiero [...] Il novecento è stato il secolo più violento della storia: è la ragione l’origine della violenza, perché da essa scaturiscono la differenza e la pretesa di conoscere ciò che in realtà è mistero“), tutto è ridotto a triti automatismi mentali, schemi di crescendo, diminuendo, staccati e fraseggi già sentiti mille e mille volte ancora. Lui la chiama emozione: è stupidità. E Giovanni Allevi è per l’appunto questo: un goffo stupidone buono solo a fare “oooh”, come i bambini scemi della canzoncina.
[1] “alle medie non mi invitavano alle feste”
[2] e però un bel giorno è successo che il direttore del conservatorio non ha potuto trattenersi dal riconoscere che la sua musica è “geniale, a metà strada tra la musica classica e il jazz”, paragonandolo a Keith Jarrett con “un’eco di Chick Corea e Béla Bartók”: se ve lo state chiedendo sì, non c’è dubbio, soltanto nella mente di Giovanni Allevi può esistere un direttore di conservatorio così terribilmente incompetente
[3] non è una questione di riservatezza, semplicemente non è mai esistito
[4] ah, l’Allevi esecutore! che titanico scontro di personalità, esecutore contro compositore: “il Giovanni esecutore deve rendere conto al Giovanni compositore, ma anche l’esecutore scopre nuove sfumature nella partitura, e mi accorgo di essere continuamente dilaniato da questo conflitto” (dilaniato!); a volte timido (sono un compositore troppo figo) “temo di non essere all’altezza di ciò che ho scritto” a volte sborone “scopro che la musica che esce dalle mie dita è ancora più bella e intesa di quella che il compositore sentiva nella sua mente” (come esecutore sono ancora più figo)
[5] “come è bello scoprire intorno a me una nuova generazione di poeti, visionari, sognatori, che hanno deciso spontaneamente di rendersi emotivamente vulnerabili alla mia musica classica contemporanea”
[6] ne ha avuto di tempo per pensarci: “all’università mi sono chiuso sempre di più, arrampicato nelle vette rarefatte del pensiero filosofico. Mentre gli altri si organizzavano per fare viaggi, vacanze o feste, io passavo le estati a studiare Aristotele come un pazzo!”
per virginia: non ti sembra eccessivo definire Allevi il più grande compositore contemporaneo?
per me non esiste il più grande compositore o il più grande scienziato o il più grande calciatore di adesso o di sempre.
A me Allevi sta naturalmente simpatico, l’ho ascoltato in tv da Augias e in una trasmissione notturna di raidue. Da Augias sosteneva il ritorno della musica tonale contro cui non ho nulla.
Mi sembra un bel personaggio. Questo blog l’ho scovato per caso, ho digitato blog Allevi e fra la lista ho scelto questo. Ho letto il pezzo di Betty, ed ho riso molto. Sono intervenuto senza neanche sapere bene perché, forse mi andava solo di scrivere. Posso capire che se uno adora la sua musica a leggere certe critiche si “incazzi”, ma se poi lo si difende con certi appellativi tipo geniale allora si “incazzano” altri. Ma immagino che l’intento di Betty sia un pò quello di sparare a zero in modo dissacrante contro chi gli\le pare. Ti rispondo però su due punti: l’alternativa alla sua musica è impossibile perché è già stata data, e da alcuni secoli. sul successo che lo avvolge ci sarebbe da discutere molto, anche sul successo in sé. Io sono contento per lui, e per quelli che godono delle sue opere. Ma non gli darei alcun significato o merito, anche Britney Spears lo ha avuto, anche il “codice da Vinci”, e ogni Estate ci sono diversi tormentoni.
Almeno per adesso le opere di Allevi non hanno rilevanza da un punto di vista musicale, così come i Radioheads che adoro. Rendono la vita migliore per chi li apprezza però, che è già una gran cosa.
Biblioteco, stai parlando delle intenzioni di un compositore: “che voglio scrivere? Cosa voglio esprimere? Che voglio dire?”
Allevi scrive e basta. Purtroppo nella composizione non contano le intenzioni, e in genere chi si fa quelle domande, non ha idee musicali da proporre.
Ah, come non contano le intenzioni? Ma che dici? Quindi chi scrive colonna sonora scrive una musica a caso?
Ma hai la minima idea di cosa vuol dire comporre?
Non si possono mica mettere quattro accordi a caso e per magia ti esce una cosa meravigliosa.
Quando leggo “Rondò” in un brano, mi aspetto una certa forma. Che di certo, non nasce per magia, ma da una meditazione.
Biblioteco,
ho letto molti tuoi interventi, e scusami se posso permettermi di fare un commento. Ho la netta sensazione che tu sia imbevuto di qualche dottrina strana. Il compositore deve fare questo…la musica deve essere così…
Non pensi che uno possa essere libero di fare ciò che vuole e scrivere ciò che vuole?
Certo che libero di fare ciò che vuole!
Ma di certo, un compositore, non si mette lì a comporre casualmente.
Un compositore, in genere, ha studiato.
Non so se hai la minima idea di come si compone, ma di certo dietro ogni pezzo c’è SEMPRE un’idea.
Le note non si mettono a come capita prima: generalmente prima si crea un basso, dopodichè si sviluppa l’armonia e la melodia (per ciò che concerne la musica tonale). Oppure, in caso di musica moderna, un semplice giro di accordi.
Anche i pezzi di Allevi hanno la loro struttura (che è spesso quella della forma della canzone Pop).
Imbevuto di una strana dottrina? No, semplicemente frutto di lunghe meditazioni sulla musica totalmente personali (ho iniziato a farle 4-5 anni fa, quando ancora non sapevo nulla di nulla di storia della musica, quindi non potevo essere stato indottrinato proprio da nessuno).
Su certe cose hai ragione, a volte Allevi esagera davvero troppo nei toni con cui racconta le sue esperienze, potrebbe evitarlo apparendo tra l’altro più sincero, sicuramente come hai detto tu ha una grandissima autostima, una cosa che tuttavia dovremmo avere tutti quanti nella giusta misura per affrontare con sicurezza le cose a cui incontro tutti i giorni.
Per il resto hai scritto un mare di cattiverie e idiozie, si denota più che chiaramente che non hai compreso nemmeno lontanamente lo spirito con cui Allevi vive la sua vita e la musica, e che ha trasmesso a migliaia di giovani tramite questo suo “auto-vangelo” (oltre che con la sua musica, NATURALMENTE!), come lo hai ingustamente definito.
Le tue parole sono impregnate di una tristezza infinita,che lascia trasparire la tua rassegnazione … chissà con che tristezza vivi le tue giornate. Mica ti offendi? Guarda che hai scritto: “Lui la chiama emozione: è stupidità.” Non può toccarti quello che ti ho detto, dopo che hai scritto questa cosa.
A chi legge per caso questo stupido articolo: non prendete per “triste e cruda VERITA’” le parole dell’autrice, ragionate con la vostra testa… E’ facile credere a delle tesi quando mostrano esclusivamente il lato negativo di una cosa, perchè è quello più facile da vedere e amplificare quando si sa usare abbastanza bene lo strumento della “parola”, che tra l’altro l’autrice ha infangato per scrivere così tante idiozie. (a mio parere poteva spendere il tempo facendo o scrivendo qualcosa di più utile)
P.s x l’autrice: sei mai stata ad un concerto di Giovanni Allevi?? Nell’articolo hai citato dal libro, prendendotene gioco: “…Quando alla fine è venuto giù il teatro, con la gente che urlava dai palchetti e il resto del pubblico in platea tutto in piedi…” : sembra assurdo, ma è proprio così!!!!
Qualcosa vorrà dire, anche per la tua mente scettica e rassegnata… è la “triste e cruda” realtà con cui dovresti fare i conti! (a onor della tua coerenza…)
Ciao
Commento #1207 di VincenzoP.S.: Il mio commento era rivolto tutto all’autrice, eh! Non a chi ha commentato prima di me ;)
Vincenzo
Ah,e poi giusto un’altra mia curiosità!
Hai sbeffeggiato Allevi per il suo modo così assurdamente e incomprensibilmente semplice di vestirsi, ma allora mi chiedo, se andasse sui palchi vestito in modo totalmente stravagante, eccentrico, assolutamente anormale, e che quindi lascia trasparire il fatto di volersi far guardare (invece che ASCOLTARE), come fanno la maggior parte degli artisti della scena contemporanea(e come fanno ormai da decenni, se non forse da sempre), dunque, che cosa avresti detto??????????
Hahahahhahaha già ti immagino, a riempire di insulti e cattiverie l’artista per i suoi occhialoni dorati da sole in piena notte, gli stivaloni alla old wild west, la matita sotto gli oocchi (per gli uomini), la mano piena ddi anelli che sicuramente aiutano a suonare, eccetera, eccetera, eccetera.
Ciao!
Commento #1209 di AnonimoSempre per Biblioteco.
Io forse non ne capisco quanto te, ma Pianokarate, che forma ha? 300 Anelli? L’Orologio degli dei? La Toccata in 10/16? Jazzmatic? Che significa che hanno la forma di una canzone pop?
Posso supporre che la Toccata in 10/16 abbia la forma di una Toccata, così come Scherzo n.1 sia uno Scherzo, e la stessa cosa vale per Improvviso n.1.
Oggettivamente, non ti sembra riduttivo definire i brani di Allevi delle canzoni pop? Hai perfettamente ragione quando puntualizzi che è una questione di forme! A proposito di un’idea che sta alla base della composizione di un brano: hai mai ascoltato “Idea” il brano che apre l’album Composizioni? Allevi, per spiegarlo, ha usato le tue stesse parole!
Il fatto che vi siano delle idee non vuol dire che è un grande compositore… Vi può essere la forma della toccata o di quello che vuoi (c’è anche musica classica nella forma della canzone), ma se non è innovativa, che musica classica è?
Bah…
La Musica di Mozart non era innovativa nei confronti di quella del proprio tempo, ma lui aveva una insondabile marcia in più. Chopin ha scritto i Notturni esattamente come aveva fatto Field prima di lui (musica derivata?) ma i suoi sono di una bellezza struggente che ha fatto innamorare il pubblico di tutti i tempi a seguire. Addirittura, una interessantissima trasmissione su Radio Rai Stereo 3 metteva in evidenza come Charles Yves abbia scritto brani dodecafonici prima di Schoenberg (autore di musica derivata?)
Questo per dire che è molto labile il concetto di innovazione in musica. Se innovare una musica significa salvarla dall’immobilismo accademico per “attaccarla” di nuovo al proprio tempo, che intanto è andato avanti, allora la musica di Allevi è senz’altro innovativa, pur essendo derivata, alla stregua di quella di tutti i grandi compositori del passato. Il tuo pensiero è debole Biblioteco, sicuramente risultato di qualche infarcitura da conservatorio, ma molto forte è il tuo risentimento per il successo di Allevi. Faresti meglio a seguire la strada che ha aperto lui, piuttosto che piegare la tua giovanile produzione artistica all’inutile consenso scolastico.
Aaaah, mi spiace dirtelo, ma non è proprio come dici tu. Mozart non ha inventato assolutamente nulla, ma la differenza è che filosoficamente è stato veramente rilevante… Lui è stato il primo compositore di musica Pop della storia. E’ stato il prima a comprendere i gusti dei suoi contemporanei e ad estremizzarli.
Inoltre, Schoenberg è stato il primo a razionalizzare la dodecafonia, perchè se la metti su questo piano, anche Bach ha scritto un brano “dodecafonico”!
Inoltre, c’è da dire che per molti compositori poi diventa importante il giudizio storico, ovvero quanto essi siano rilevanti per le generazioni future: anche se alcuni compositori non sono innovativi, (vedi Chopin, che non ha effettivamente inventato nulla) diventano importanti perchè le successive generazioni li ha ritenuti validi. Successive generazioni soprattutto di compositori (per questo apparte qualche caso come Shostakovich, non abbiamo grandi compositori tonali importanti).
Se nella mia accezione di classica Allevi non rientra, non rientra nemmeno in quella canonica di giudizio storico.
Allevi fa easy listening. Non classica.
Ah, per la cronaca: non scrivo un brano dodecafonico da mesi… Chi ha detto che un compositore deve sempre per forza essere innovativo?? Io compongo anche con la tonalità, nella maniera più classica possibile: però almeno non dico che è musica classica, perchè quella per me non lo è. Perchè non scrivere musica classica dovrebbe essere offensivo?
E non studio in conservatorio.
Mi ero scordato che anche Chopin ha innovato la musica: basti vedere le ballate (errore mio, sorry).
Commento #1214 di Andrea BibliotecoHo capito, Andrea, il motivo per cui non ci troveremo mai in sintonia. Per te non è importante la musica, ma il pensiero filosofico che c’è dietro o il giudizio storico dei posteri. Il primo punto è molto pericoloso (e perdonami, ma da come ragioni, ho la sensazione che tu sia molto giovane e poco ferrato in filosofia, perchè dai per scontate delle verità che non lo sono affatto).
Il massimo grado di sviluppo del pensiero filosofico sulla musica si ha con Cage. L’idea filosofica di scrivere una musica totalmente nuova si realizza appunto nel “silenzio”, che per definizione è assenza di musica. Dire che la musica classica è quella scritta, è un ragionamento lineare e limpido. Dire che la classica è la Archetipa, crea un vespaio di contraddizioni, ed è evidentemente falso, perchè nessuno ha mai inventato niente di nuovo. Allevi non è uno stupido, ha già affrontato questi argomenti nel suo libro, qui messo in ridicolo, ma considerato da Rattalino nel suo articolo su “Musica” come uno dei più illuminanti esempi di Estetica contemporanea.
Ps1 il sistema tonale di Bach è la negazione della dodecafonia, ma come fai intendere tu, se non ci fosse stato Bach, neanche Shoenberg avrebbe avuto senso (musica derivata!)
Ps2 la precisazione su Chopin te la potevi risparmiare, perchè la Ballata è una antica forma popolare, così come la Mazurca, la Polacca e il Valzer, che Chopin trasporta nella tradizione colta attraverso il linguaggio scritto.
Mi dispiace, ma dire che la musica classica è quella scritta è allucinante. Allora TUTTA la musica Pop, Rock e il resto dei generi è musica classica. Cosa che non lo è.
Per la questione di Chopin: ma stai scherzando? Ma hai una qualche idea?!?! Le ballate di Chopin non hanno assolutamente nulla a che vedere con quelle medievali!
Poi: si, è ovvio che la musica archetipa esiste in funzione di quella del passato: come fa ad essere innovativa se non si conosce quella precedente??
Ma un ragionamento come il tuo, in questo modo, vuol dire che non si può inventare nulla.
E comunque, non mi hai risposto ciò che concerne il giudizio storico: mettiamo il caso che io mi stò sbagliando, cosa assolutamente possibilissima.
Allevi continua a dire che fa musica classica: ma lui sa benissimo che per essere classico nel senso moderno del termine, si esige un giudizio storico dato dai posteri: alcuni hanno avuto la fortuna di essere considerati compositori di musica classica in vita, tanto da apparire già nei libri di storia della musica.
Allevi sa anche questo. E perchè continua allora a dire che fa musica classica? Non la fa. Non appare nei libri di storia della musica, non è giudicato, ancora, dalla comunità musicale, rilevante. Come si spiega questa cosa? Non mi dire la storia del conservatorio brutto e cattivo perchè non è vera come cosa: anche loro amano la musica, e da persone che comprendono la musica, è ovvio che quando vedono delle persone che prendono in giro il pubblico, si arrabbiano.
X Virginia e Biblioteco:
innanzitutto, wow!!!che bella discussione accesissima!
Volevo dire, e scusate la mia ignoranza in materia di musica classica, ma non è vero che un brano può essere considerato effettivamente “di musica classica” solo dopo un periodo di tempo talmente ampio (come può essere un secolo, o due, ad esempio) trascorso il quale il brano è entrato a far parte di un repertorio per l’appunto “classico”, “solito”, usualmente suonato dai musicisti?
Perchè in fondo la musica considerata da tutti con certezza come “classica” può avere sonorità totalmente diverse, brani con strutture ritmiche, armoniche, tipologie di strumenti completamente differenti, eppure noi li associamo istintivamente, nonostante l’evidente diversità sonora, al gruppo/concetto di “musica classica”. Ma in realtà all’interno possiamo trovare i generi più disparati e sonoramente diversi, e al loro tempo i compositori facevano bene la differenza tra i diversi generi di musica a loro contemporanei, così come noi oggi la facciamo tra rock, jazz, funk, fusion,ecc. Forse quello che ci porta in inganno è la sonorità degli strumenti, che per secoli sono stati sempre gli stessi, pur facendo generi di musica e forme diversi, ma con il novecento e l’arrivo dell’elettronica sono cambiati, ed insieme ad essi soprattutto le loro sonorità, come si fa a non distinguere nettamente il suono di un pianoforte e quello di un rhodes?? Eppure il rhodes è solo una piccola (grande) evoluzione del pianoforte… e lo stesso vale per la chitarra classica e la chitarra elettrica. Il liuto e la chitarra spagnola sono diversi, ma i loro suoni si assomigliano molto…. ma se prendi la chitarra spagnola e la chitarra di Jimi Hendrix c’è un universo che li separa come sonorità!!
Forse è questo che ci trae in inganno, il fatto che con il novecento sono subentrate sonorità molto ma molto diverse da quelle precedenti. Quindi se pensiamo alla musica di fine 800 e al jazz ci sembrano due cose che non hanno niente a che fare l’una con l’altra, eppure sono molto vicine cronologicamente e dall’una proviene l’altra. Certamente il fattore più importante che segna il distacco tra 800 e 900 e quindi l’innovazione è stato l’incontro con la musica africana, con il blues…. il jazz non sarebbe esistito senza il blues.
Dunque, se proviamo ad immaginare, forse tra un secolo o due (se l’uomo popolerà ancora questo pianeta e non ci saremo già ammazzati da soli!!), chi ascolterà il jazz associerà automaticamente quel tipo di musica al concetto di “musica classica”, perchè sarà entrato ormai a far parte di un repertorio “classico”, suonato “usualmente” da un secolo! Proprio come accade ironicamente in un episodio del cartone animato “Futurama”, svolto nell’anno 3000 se non sbaglio, in cui uno dei personaggi , sentendo un cd di R&B (dei giorni nostri) si riferisce ad esso chiamandola “musica classica”…!!! In un certo senso non è così assurdo, se ci pensate!
In questo senso Allevi (che tuttavia io stimo moltissimo e resto incantato ogni volta che ascolto la sua musica, e in quei momenti non me ne può fregare di meno di che genere sta suonando, di quello che pensano al conservatorio, di chi ha ragione e chi ha torto, perchè la sua musica e la passione che trasmette sono semplicemente travolgenti) sbaglia a dire che la sua musica è classica contemporanea, perchè non è passato nemmeno un briciolo del tempo che ci vuole solitamente perchè una musica possa essere considerata (e solo quindi dai posteri dei posteri dei posteri) come “classica”. Se fosse solo il fatto di essere scritta a definire classica una musica allora in qualunque dei generi dei giorni nostri possiamo trovare della musica classica!!
“Classica” non è un genere secondo me…. è un concetto, che non ha a che fare con le sonorità o comunque gli aspetti strettamente legati alla musica, bensì al fatto di essere suonati “usualmente” da un periodo di tempo molto molto vasto (che suppongo sia all’incirca un secolo, ma forse mi sbaglio, non so nemmeno se si può definire).
Ditemi che ne pensate… è un argomento su cui mi piacerebbe avere chiarimenti…
Ciao!
Vincenzo
Scusa Virginia, ti spiacerebbe citare quelche brano dell’articolo di Rattalino, che mi è sfuggito? Scegli pure quelli più lusinghieri nei confronti di Allevi, sono curioso. Il fatto è che conosco personalmente Rattalino e quindi so quanto lo disprezzi sia come pianista che come (ah!ah!)compositore. Tuttavia a Ratt. piace spesso assumere posizioni paradossali, per cui può darsi che abbia scritto un pezzo sul filo dell’ambiguità (in effetti si può anche dire che il libro di Allevi è “un illuminante esempio di estetica contemporanea”, come si può dire che “Il codice da Vinci” è un illuminante esempio del sentimento del sacro nella modernità, ma entrambe le asserzioni non implicano un giudizio positivo…)Comunque se non ricordo male Rattalino vede nel fenomeno Allevi una sorta di attualizzazione del Biedermeier,cioè un sentimentalismo disimpegnato e accessibile a tutti…
Commento #1219 di salieriPer Vincenzo: Le cose non stanno proprio così. La chitarra elettrica e la strumentazione elettronica è usatissima nella musica classica contemporanea da mooolto prima che esistesse la musica house o generi simili. La musica elettronica vede come padri Maderna, Stockhausen, Xenakis…
Non è necessario che passino un secolo o due prima di poter valutare un compositore. Ma è anche vero che certi compositori, all’epoca in cui componevano, non erano tenuti in considerazione. Quindi, la cosa che possiamo dire, è che attualmente nella musica classica fanno parte certi compositori di certi periodi, alcuni anche contemporanei e viventi: vedi Glass, Tiersen, Penderecki…
Quello che dici tu è una cosa moooolto improbabile: questo perchè tutto ciò che si trova nella musica non classica, la si trova nella classica. Questo perchè, appunto, la classica non è un genere. Il valzer è un genere, la polka è un genere, ma non la classica. Stessa cosa la musica Pop: non è un genere vero e proprio, la canzone è un genere (o forma, che dir si voglia). Poi vi sono delle “deviazioni” di questi generi, come per esempio il rock e l’hip-hop, che hanno sempre la forma della canzone ma che hanno sonorità diverse. Questo è, diciamo, lo stile. Quindi, Allevi, alla fine, è musica Pop perchè piace al popolo, ben pochi lo apprezzano degli esponenti della musica colta ne tantomeno viene considerato classico, perchè ancora, non ha gettato le basi per una nuova musica e per nuove sonorità. Se anche il mio giudizio può essere sbagliato, il giudizio storico lo condanna.
Dire di fare classica contemporanea è solo per attirare pubblico. E’ come certi cantanti che dicono di fare rock o punk e poi fanno musica Melodica (come ho detto, Pop è tutta la musica che raggiunge una certa popolarità in un fattore statistico assunto) (vedi Avril Lavigne) solo per attirare gente.
Ok Andrea, però io ancora non ho capito allora quando una musica entra a far parte della sfera della “musica classica”. Allora ho cercato su wikipedia:
“In etimologia classico significa che serve da modello,… ” (e questo è più o meno quello che sostenevo io) ” … che pone le basi. Nel linguaggio comune il termine musica classica indica tutta la musica colta che si sviluppa fino ai giorni nostri (v. musica contemporanea).
I confini della categoria sono tuttavia imprecisi e opinabili, in quanto il marchio di classicità è in genere assegnato dai posteri e non riflette che in rari casi il punto di vista dei contemporanei e degli stessi compositori.
Per periodo classico si definisce invece, in modo preciso, quella stagione creativa della musica colta mitteleuropea che va dalla seconda metà del Settecento ai primi anni dell’Ottocento e che viene indicata col termine di classicismo viennese, in quanto sviluppata intorno alla capitale austriaca…”
Io la penso più o meno come quello che ha scritto questo articolo su Wikipedia, anche lui infatti dice che “il marchio di classicità è in genere assegnato dai posteri e non riflette che in rari casi il punto di vista dei contemporanei e degli stessi compositori”.
Però dice anche che “..il termine musica classica indica tutta la musica colta che si sviluppa fino ai giorni nostri”. Ma in che senso musica colta?? Allora anche il jazz è una musica colta, anzi coltissima!!! Eppure non è certo considerata anch’esso come musica classica.
Tu come la pensi al riguardo?
Certo è comunque che Allevi non dovrebbe autodefinirsi come musica classica contemporanea… nessuno ha ancora detto che è un “modello”! Forse i posteri lo faranno, chi può dirlo.
Che sia musica Pop , come hai detto tu, è giustissimo. E’ più che popolarissima. Oltre questo, è difficile definire il genere che fa… anche perchè passa da forme e stili molto molto diversi tra loro. Non è vero che è “easy listening” come hai detto tu (mi pare), certo non in tutti i suoi brani. Molti sono sì facili da ascoltare (come possono esserlo anche tanti brani di compositori classici, emozione diretta, pura che arriva facilmente a chiunque li ascolti), ma tantissimi altri (forse quasi la metà) sono molto strani, alcuni davvero assurdi (prendi Piano Karate… che cavolo è??? Eppure è travolgente), e di certo non di facile ascolto. Insomma easy listening è una targa poco appropriata secondo me…
Tuttavia comunque non so dirti che genere sia. Alla fine, di fronte a tanta bellezza, per me, non importa più di tanto. (Magari stai dicendo “Ma quale bellezza??!!” , ma in tal caso si parla di gusti, che vanno sempre rispettati…)
ciao ;)
Scusate, ma secondo voi ha ancora senso parlare di musica “classica”?
per A.biblioteco: non sono d’accordo sulla tua definizione di musica pop ( magari non te ne frega niente!).
Tu dici che è pop ciò che piace al popolo, dunque Allevi che in questo momento in Italia sta avendo popolarità farebbe musica pop. Secondo me non bisogna confondere la popolarità dei singoli artisti con la musica pop. Ormai tutta la musica prodotta e resa commerciabile ne fa parte. Semplicemente perché è cambiata la società. Oggi in un qualsiasi condominio puoi trovare chi ascolta punk, metal, cantautori, di tutto. Ed è il popolo ad ascoltare questa musica, perché adesso questi generi che una volta erano sconosciuti sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana, dunque sono popolari. e questi generi derivano tutti dalla musica classica.
e spesso chi ascolta solo un genere di musica reputa gli altri estranei al suo modo di concepire la musica. Se posso fare un esempio magari stupido per paragonare la classica con la popolare userei il calcio come metafora: la classica è il calcio professionistico giocato 11 contro 11 con arbitro e regole, campo regolamentare, federazioni e tutto il resto, la musica pop è il calcio giocato in strada o nei campetti. le regole del calcio sono cambiate nel tempo e lo hanno modificato radicalmente, fra tutte il fuorigioco e la possibilità per il portiere di prendere la palla con le mani su passaggio di un suo compagno. Potrebbero corrispondere all’avvento del sistema temperato, o alla dodecafonia o serialità. Dunque: secoli fa la classica era classista, oggi tutti possono studiarla e suonarla cosi come tutti possono giocare a calcio in serie a, secondo precisi canoni. Per questo penso che la musica classica non esiste più. Oggi esistono solo forme compositive, e il punk è una forma e il quartetto d’archi è un’ altra forma, ma sono culturalmente e socialmente uguali.
Se vi sembra che abbia scritto delle boiate non serbatemi rancore.
Musica classica=musica scritta.
Linguaggio colto che richiede anni di studio accademico per essere padroneggiato.
Il linguaggio scritto permette alla musica di esprimersi in forme più complesse ed allargate.
La ballata è una danza popolare molto antica, ma Chopin, con carta, penna e pentagramma, la trasforma in una composizione articolata e complessa, un “classico” indiscusso della letteratura pianistica.
Una ballata di Chopin è easy listening, perchè tutti possono ascoltarla e da essa ricevere emozioni molto intense. quindi è pop. Una ballata di Chopin può anche non piacere ma il giudizio non cambia una nota di quanto è scritto sulla carta. Chopin, per comporla, ha dovuto studiare anni di pianoforte e composizione.
ALLEVI FA ESATTAMENTE LA STESSA COSA, che vi piaccia o no.
Musica classica=musica scritta.
Vabbè Virginia, se ti piace pensarla così pensala pure così io non sono nessuno per farti cambiare idea. Sappi solo che il 99% del mondo non condivide questa definizione. Quindi non lamentarti se in futuro ti troverai in difficoltà in discussioni di carattere musicale causa incomprensione reciproca.
Commento #1224 di FabulaNegli ultimi post sono state dette decine di cavolate assurde…
Dire che le ballate di Chopin derivano dalla musica popolare è una cavolata, visto che si ispirano a delle ballate scritte.
Basta, mi avete preso per stanchezza, non ce la faccio più…
[...] un pulsante e ti compare dal nulla uno schermo al plasma quindici pollici, lettore cd-dvd (musica: Giovanni Allevi, proprio lui!), “due casse piccole davanti e un subwoofer enorme dietro”, premi un [...]
Pingback #1226 di le Malvestite » Blog Archive » La mega-recensione di Amore 14 di Federico Moccia, cioè il libro che avrebbe voluto scrivere quel prete che disse “dopo lunghi anni e numerose prove e tribolazioni, sono giunto alla conclusione che non cHai ragione Biblioteco,
Allevi fa musica pop, e dice che la sua è classica contemporanea solo per darsi delle arie.
Ho trovato questa canzoncina di Allevi che conferma la tua e la vostra tesi.
A questo punto mi arrendo sconfitta.
http://www.youtube.com/watch?v=DjAsYX5HJp0
Si, hai ragione… Ti ricordo anche che il fatto che si abbia una certa forma non implica che sia musica classica… Ricordiamo che esistono anche canzoni classiche…!
Ma che parlo a fare? Tanto la ragione per voi non esiste…
Bah…
Ok Biblioteco. La musica classica non è una questione di forme o di linguaggio colto. Eliminati questi due elementi cardine, che la distinguono nettamente da tutti gli altri generi, può essere tutto e niente, secondo le tue scelte arbitrarie di comodo. Ed infatti, affermare che acriticamente esista una musica archetipa (la “vera” classica) rispetto alla musica derivata, è come affermare la superiorità della razza ariana sulle altre.
Io invece continuo a dire, fino a prova contraria (ma vorrei che venissero portati a sfavore della mia tesi degli argomenti seri, non la mia presunta ignoranza) che la musica classica sia quella scritta. Ne produce Allevi, ne produce uno studente di conservatorio destinato all’anonimato, ne ha prodotta Mozart, così come Salieri o qualche loro dimenticato contemporaneo. Il successo dipende da altre dinamiche.
Il tuo ultimo ragionamento è totalmente privo di senso. E poi non ho mai negato il geenre colto o il giudizio storico. C’è anche da dire che archetipo non è una “razza” come quella che, teoricamente, dovrebbe essere quella ariana (non sono affatto d’accordo, sia ben chiaro)… “Razze” sarebbero il rock, il metal, lo ska, ma non la classica… Il valzer, è una razza.
Tranquilla, hai sempre ragione tu…
Caro Vincenzo,
voglio precisare che la definizione di “Musica Classica Contemporanea” è oggetto di grande discussione tra i musicologi americani già da diversi anni. Se non ci interessa trovarne una spiegazione, allora lasciamo stare. Ma se invece vogliamo evidenziarne una definizione che sia filosoficamente inattaccabile, non possiamo far dipendere da essa il giudizio futuro dei posteri, che è quanto di più arbitrario ci sia, oppure arbitrarie attribuzioni di valore. Allora sono d’accordo con Allevi, ed anche Rattalino lo è, per cui è musica classica tutta la produzione che resta “salvata” su una partitura scritta. Ciò rende possibile che quella musica sia di nuovo eseguibile anche a distanza di secoli. E tengo a sottolineare che anche i compositori di musica elettronica hanno elaborato delle partiture dettagliatissime dei loro lavori. Tutto ciò indipendentemente dal contenuto. C’è una musica classica contemporanea minimalista, c’è una musica classica contemporanea neo romantica, dodecafonica, c’è la corrente della neo complessità e della neo semplicità. Ma tutte hanno in comune la notazione scritta, che permette alla musica di svilupparsi in forme complesse e riproducibili da altri esecutori. Se non ci fosse stato il pentagramma non sarebbe nata la polifonia e non ci sarebbe la fuga, e analogamente non ci sarebbero “A perfect day” o “300 anelli”.
Già che ci sono dico la mia su di un altro punto.
Si è detto che uno dei meriti di Allevi sia quello di aver avvicinato i giovani alla musica classica.
E’ probabile, ma sinceramente credo che i giovani si siano avvicinati alla musica di Allevi, punto e basta.
Chi ha detto che l’attenzione al passato sia un valore?
Nella storia bi millenaria della cultura occidentale solo due volte si è diffuso il culto del passato: nel ‘500, col mito della Grecia classica, e nel Novecento, col mito del classicismo musicale. Tranne che in questi casi, l’umanità è sempre stata attenta al presente. Chi ha detto che Mozart deve essere più importante di Allevi? Cosa è questo senso di intoccabilità del passato? Perchè se un giovane preferisce Allevi a Mozart è ignorante? Vuoi vedere invece che la società ricomincia a prendere coscienza di se stessa, guardando al presente e al futuro?
Per Biblioteco.
Dire che il mio ultimo ragionamento è privo di senso non basta. Devi avere la forza intellettuale di dimostrarne l’infondatezza, altrimenti è troppo facile.
Stendo invece un velo pietoso sulla tua affermazione per cui Allevi dice di fare musica classica per riempire i teatri.
Se bastasse così poco, lo direbbero tutti. E non mi risulta che i concerti di musica classica siano così affollati come pensi. Anzi, è coraggioso a dirlo…la gente potrebbe spaventarsi!
Lo dice proprio per attirare quella fetta di pubblico che vuole fingersi colta ascoltando “musica classica” però non ha voglia di impegnarsi con i veri compositori. Lo stesso principio che governa le opere di Baricco.
Perchè devo dimostrare l’infondatezza e ripetere cose che ho detto miliardi di miliardi di volte?? Leggiti tutti i post dalla prima pagina e ne riparliamo.
da un’intervista di due anni fa:
«Sono una persona stressata che aspira ad una musica piena di felicità. – confessa- Stressato per una grandissima inquietudine di fondo che mi rende perennemente insoddisfatto di quello che sto facendo, e mi porta ad avere la smania di fare sempre di più e di andare sempre più lontano». Qual’è il tuo prossimo obiettivo? «Adesso tendo alla dilatazione delle forme con l’intervento dell’orchestra sinfonica. Questo progetto si concretizzerà, a dicembre, con una tournèe con la Camerata dei “Berliner Philharmoniker” con un programma di mie composizioni per orchestra e piano ed orchestra. Sono convinto che ci troviamo alle soglie di un nuovo Rinascimento italiano che troverà la sua forza nel recupero delle nostre radici, e che si esprime già con la riscoperta da parte del pubblico giovane della dimensione della musica strumentale. Sono convinto che nel futuro la sensibilità italiana giocherà un ruolo determinante nella musica, e per una volta non saremo il fanalino di coda di nessuno»
… Peccato infatti che Allevi non si è mai concretamente esibito ad un pubblico straniero.
Commento #1237 di Andrea BibliotecoOh ma ragazzi avete colto l’ultima enormità di Virginia?
“Chi ha detto che Mozart deve essere più importante di Allevi? Cosa è questo senso di intoccabilità del passato?”
Solo uno sciocco può non riconoscere che Mozart è infinitamente più importante di Allevi.E non perché Mozart appartiene al passato(anche nel passato c’erano a iosa di mediocri) ma perché è stato uno dei più grandi creatori della storia, mentre Allevi non è che un fenomeno alla moda la cui inconsistenza musicale è palese non solo ai musicisti ma a chiunque abbia orecchie e cuore non atrofizzati dal cattivo gusto (poi chiaro,uno è libero di ascoltare quello che gli pare e piace).
Comunque è giusto che ognuno abbia i riscontri che si merita: Allevi è infinitamente più ricco e popolare di quanto fosse Mozart ai suoi tempi,ma a consacrarne la gloria può vantare solo gente come Fabio Fazio o la Dandini. Mozart morì povero in canna prima di raggiungere l’età di Allevi, ma ad affermarne il valore aveva uno come Joseph Haydn, che al padre di Mozart disse: “Io vi giuro davanti a Dio che vostro figlio è il più grande compositore che sia mai esisito”. Certo queste sono solo parole, ma si potrebbe dimostrare partiture alla mano l’immane distanza qualitativa fra Allevi e Mozart (si parva licet componere magnis), solo che francamente Virginia non mi sembra l’interlocutore più adatto…
P.S. per BETTY:
pare che sia uscito un altro (!) libro di Allevi. Mi raccomando non farci manncare la recensione…
ma dai Salieri!!! Non prendertela!
A me piace più Allevi, e puoi portarmi alla mano tutte le partiture che vuoi, per discutere dell’immane distanza qualitativa. Fai pure…
Oggi a Milano c’è la presentazione del libro. Forse riesco ad andare!!!!
Ciao
Biblioteco, mi dici questo proprio mentre Allevi torna da una tournèe in Giappone?
Fatti un giro su Google Japan :-)
Virginia, sono certo che andrai a questa presentazione, oserei dire che è il contrario è fisicamente impossibile…(grazie dello spamming, comunque.)
E che a te piaccia più Allevi di Mozart, beh, direi che s’era capito. Non voglio né posso modificare i tuoi gusti sui quali, come è noto, non est disputandum: a tanti piace più Federico Moccia di Shakespeare o Dante. Solo che permetterai a chi la pensa diversamente da te di parlare di buon gusto e cattivo gusto…
Si, te lo dico in virtù del fatto che i concerti erano tutti ad inviti, come gli altri non in Italia! :D
Non dimentichiamoci che Allevi si vanta di aver suonato in Francia davanti a 30.000 persone… Omettendo però, che lui apriva il concerto di un’altra artista.
Se dovessi parlare con il sistema delle mezze-verità di Allevi, ecco cosa ho fatto:
1) Ho suonato in Francia
2) I miei brani sono conosciuti in Austria
3) Ho avuto l’occasione di esibirmi in un’importante università di Oxford davanti a tantissime persone.
Omettendo, però: quando ho suonato in Francia, ero da una mia amica che mi ospitava e ho suonato davanti a loro e ai nostri amici, i miei brani sono conosciuti in Austria perchè li ho inviati ad un mio amico che abita da quelle parti e gli piacciono e mi sono esibito ad Oxford perchè ero in visita insieme ad altre gruppi, vi era un piano ed ho chiesto di suonarlo…
Teoricamente, non ho detto bugie, ma ho omesso tantissimi particolari fondamentali alla comprensione dell’evento… Proprio come fa Allevi.
Biblioteco,
Allevi non ha MAI detto di aver suonato in Francia davanti a 30.000 persone. Non esiste intervista in cui sia riportata una sua simile affermazione.
Solo di recente, oltre alla China Philarmonic Orchestra, che lo ha inserito in un suo evento a Pechino durante le Olimpiadi (ripreso dalla tv cinese e da quella italiana, con auditorium pieno di pubblico straniero), ci sono stati i concerti nei Balcani, a Sarayevo e Tirana, sempre con le orchestre locali.
Infine il tour in Giappone con i concerti di Tokyo, Osaka e Nagoya. Ed ho tralasciato i tanti concerti degli anni passati a Shanghai, Hong Kong, Vienna, il concerto a Parigi che tanto ha fatto arrabbiare un suo collega (vero Biblioteco?) New York, New Jersey, ma anche Mosca, Bruxelles, Belgrado. Tranne qualche caso, si tratta di concerti in cartellone con tanto di biglietto. Allevi è già molto famoso all’estero. Ti ripeto, vai a farti un giro su Google Japan per renderti conto di quanto sia seguito, soprattutto dal pubblico giovane.
Ahi, ahi, ahi, cara mia, è proprio del concerto a Parigi che voglio parlare…
Come mai, non ci vuole molto, nonostante il concerto al Bataclan tanto sbandierato, non c’è traccia nemmeno sul sito ufficiale del posto?
Eh, mi spiace, ma facendosi un giro con le lingue straniere su Google, chissà perchè, non escono risultati in altre lingue che non siano in italiano o in inglese (almeno nelle prime pagine, ma mi documenterò più a fondo). Ho fatto una ricerca in francese: ho trovato ben…
3 fan. Che conoscono solo back to life.
Mi sapresti dire un fan club straniero, oppure riportare un sito non italiano che ne parli?
Purtroppo, non posso cercare in giapponese, ho solo qualche conoscenza rudimentale… Che mi ha fatto vedere che i concerti, in giappone, effettivamente sono veri. Ma di fan… Beh, la maggior parte sono siti commerciali (tipo Amazon.jp), altri addirittura mostrano quella che sembra un’inquietante verità: i brani più celebri sembrano cantati! Ecco il testo: http://www.lovecms.com//music-giovanni-allevi/music-panic.html
PS: A me non rode che faccia concerti all’estero, a me infastidisce il fatto che le persone gli vanno dietro nonostante le pigli in giro.
Commento #1245 di Andrea BibliotecoMa cosa sei, Biblioteco?
Devi fare bene la ricerca su google, e scegliere la lingua straniera sulle preferenze.
Solo in francese, ci sono centinaia di siti e di blog che parlano di Allevi.
Ma ti ha devastato, per caso?
Che importanza ha se sia famosissimo all’estero o no? Vogliamo davvero rapportare lo spessore artistico con la fama? Allora con Allevi caschi proprio male.
Ah ah ah!!
Mi sapresti dire un fan club straniero?
Commento #1247 di Andrea BibliotecoVedo anche che ignori volontariamente certi passaggi…
Commento #1248 di Andrea BibliotecoSalieri, hai colto un punto centrale della questione.
A me non èche Mozart piaccia meno di Allevi. Li ascolto tutti e due, così come posso apprezzare la Gioconda di Leonardo e un quadro di Schifano Ma il fatto che siano esistiti Mozart e Leonardo, non mi impedisce di apprezzare anche l’opera dei contemporanei. In altre parole, non essendo una musicista professionista, non mi sento affatto minacciata dal successo di Allevi.
Biblioteco, sei alla frutta.
Ho fatto per te un’altra sorprendente scoperta sul web. Trattasi di un concerto di Allevi fatto nientemeno che nel deserto dell’Egitto, con l’Orchestra dei Solisti della Scala! (Scusate se è poco)
Ma in generale, non me la sento di elencare le apparizioni internazionali di Allevi. Non è una questione di curriculum. Allevi è soprattutto un libro, una partitura scritta. Fateci caso, ed è questo il vero segno tangibile del suo successo: su Youtube in questo momento ci sono 1280 video su Allevi, un numero impressionante. Ma la maggior parte di essi riprende ragazzi e ragazze che suonano la sua musica. Ciò non accade con nessun altro artista noto. Questo è il vero successo di un compositore, e per me conta di più di qualunque collaborazione stabilita a tavolino.
Commento #1250 di VirginiaVirginia, non io ma tu stessa avevi detto che a te piace più Allevi di Mozart (vedi commento 1240). Ora ti sei in parte ravveduta e questo è bene, ma come sai anche il parallelo Allevi- Schifano non può che apparire assurdo a quanti come me non riconoscono a Ricciolibelli alcun significativo valore nel quadro dell’arte contemporanea.
Commento #1251 di salieriCerto Salieri, lo immagino, altrimenti non saresti qui ad unirti ai tuoi amici nel rito di una catartica crocifissione di Allevi. Ma come avrai immaginato, le tue e le vostre parole non possono nulla davanti al nuovo che avanza, se non creare un momentaneo sollievo alla vostra frustrazione. Momentaneo, viste le ripetute visite a questo blog con lo scopo di distruggerlo.
Se tutto il mondo va pazzo per Clydermann, e Clydermann si definisse un compositore contemporaneo (non può farlo perchè non ha scritto lui le musiche che esegue) io direi, buon per lui. A me non piace, lo ignoro…così come ignoro tanti altri compositori che non mi regalano nulla all’ascolto. Li ignoro. Non vado su un blog a fare di tutto per ridimensionarli. Se lo faccio è perchè evidentemente, il signor Ricciolibelli mi ha pestato i piedi. Perchè Ricciolibelli scrive una musica che non passa affatto inosservata, e perchè Ricciolibelli dice delle cose, nelle interviste e nei suoi libri, che sono veri macigni, per chi vive la musica classica nei meccanismi di potere. E’ difficile ignorare Allevi, e proprio chi capisce di musica, sa benissimo cosa sta facendo e la pericolosità del suo successo per un sistema logoro ed immobile da troppo tempo.
Non ci voleva Allevi eh? “Il mondo accademico è sgomento per il suo successo” leggo nella rivista Suonare News. Ne ha ben donde…
Ti garantisco che non faccio parte del mondo accademico, come ti garantisco che Allevi non è il nuovo che avanza, è il vecchio che dorme.
Comunque hai ragione, venire in questo blog non rientra certo fra le mie attività più sane…
Come al solito, Virginia, non hai capito nulla.
E continui ad ignorare molte cose che ho detto (come molte domande che ho fatto).
1) Non sono un musicista di professione.
2) Sono uno studente di università, con i conservatori ed i suoi centri del potere non ho nulla a che fare.
3) Non ho parenti musicisti (in realtà ne ho uno, ma è un esecutore e lo vedo molto raramente).
Alla frutta? E perchè mai? Ho più volte detto che per me Allevi può tranquillamente scrivere musica e crearsi il suo personaggio. E’ mentire al pubblico che mi fa inorridire.
Commento #1254 di Andrea BibliotecoSei libero di continuare ad inorridire.
Per me, che Allevi menta al pubblico, è un’assurdità.
Ho lo spartito di Allevi, e le note sono quelle, non è che mentono.
Sei alla frutta perchè ho smontato tutti i tuoi argomenti, e poichè non hai più niente da dire, ti affidi all’argomento morale, cioè debolissimo: io non capisco niente e Allevi mente.
Sei alla frutta.
I ragionamenti di Allevi si basano su una logica che fa inorridire.
Lui dà la definizione di classica, e per lui conta quella.
E’ facile così: ognuno s’inventa la sua definizione e di conseguenza fa classica.
Continua ad inorridire, eppure continui a non dire nulla.
Certo che le definizioni si inventano! Non siamo mica venuti al mondo e abbiamo trovato scolpita sulla roccia la definizione di Musica Classica?!
A questo punto dobbiamo scegliere quella che crea minori difficoltà e che sia più generica possibile.
La Musica classica è un linguaggio colto che fa uso della notazione scritta. Dentro questa definizione rientra, senza alcun problema, tutta la produzione colta, da quando è stato realizzato un pentagramma.
Qualunque altra definizione, che entra nel merito dei contenuti (la classica è la musica archetipa, e chi lo ha detto? la classica è solo quella del ‘700… e allora Bach? la classica è solo la dodecafonica… e i minimalisti? la classica è quella che vende poco ed è difficile all’ascolto… e allora Mozat?), è parziale e problematica. Lascia perdere Biblioteco, bisogna essere più cresciuti per affrontare queste argomentazioni senza pregiudizio.
Si, appunto, quindi ti consiglio di lasciar perdere…
Commento #1258 di Andrea Biblioteco“la classica è solo quella del ‘700… e allora Bach?”
Ma perchè Bach quando credi che abbia operato? Andiamo bene Virginia…
Commento #1259 di salieriÈ facile identificare la musica classica: basta denominare un pezzo “Toccata” o “Scherzo” ed si scopre di aver scritto musica classica, volenti o nolenti. Se lo facevano i classici (come ora noi li identifichiamo), allora vale anche per i moderni.
Qualunque pezzo chiamato “Scherzo” è automaticamente musica classica, ovvio.
E se tale pezzo è scritto, se appare come partitura è una prova in più. Infatti tutta la musica classica è scritta (e come sarebbe potuta arrivare fino a noi, oggi? Incisa su un Blu-Ray?) Se è scritta è classica, ecchecazzo, cosa siamo, rincoglioniti??). Musica scritta è sinonimo di musica classica, naturale.
Hai ragione Salieri, nella fretta non ho contestualizzato, ed ho dato per scontato che la mia affermazione fosse da tutti riconosciuta, ma non è così.
C’è una corrente di pensiero che identifica la Musica Classica limitatamente al “classicismo” del ‘700 ad opera degli autori Haydn, Mozart e Beethoven.
Oggi, il senso comune vuole che nella musica classica rientrino anche gli autori del posteriore Romanticismo, ed ovviamente Bach, che ha preceduto il classicismo.
Futak, ci sei quasi! Vedo che fai progressi.
Ci sono delle forme musicali che non possono prescindere dal linguaggio scritto. E’ questo il senso profondo delle mie parole. Non puoi scrivere una “Sinfonia” senza scriverla, e questo vale per la Fuga, la Toccata, lo Scherzo, lo Studio….
Queste forme, stratificate nel tempo e custodite nella tradizione accademica, hanno delle regole ferree, che per essere assimilate richiedono anni ed anni di studio durissimo. E’ per questo che il corso di studi di Composizione dura ben 10 anni.
Se tu scrivi una melodia con accompagnamento (come fosse la trascrizione di una canzone pop) e la “denominassi” Fuga, commetteresti una mistificazione, poichè, non essendoci in quella melodia alcun contrappunto, alcun Soggetto, alcuna Risposta e alcuno Stretto finale, non è una Fuga!
Scrivere musica classica moderna non è una questione di denominazioni esteriori, ma è un continuo confrontarsi con le forme della tradizione, rinnovandone i contenuti. Allevi, in Evolution, ha pubblicato una Suite per Orchestra, che prima di essere registrata era una partitura scritta. Poi può piacere o non piacere, ma in ogni caso ha avuto il coraggio di confrontarsi con una forma largamente condivisa dai compositori classici e moderni, non ultimo Debussy.
Due considerazioni personali. Come prima cosa vi ringrazio perchè vedo che comunque leggete ciò che scrivo, ed il vostro sarcasmo sembra diminuito.
Secondo, ho capito che da parte vostra do per scontate delle conoscenze che evidentemente non sono chiare e condivise.
mmmm… sento puzza di quanto segue:
Virginia = Elena (di qualche tempo fa) = ufficio stampa.
Per caso gli IP sono gli stessi?
Non è tanto il mondo accademico ad essere sgomento per il successo di allevi quanto piuttosto schiere di giovani compositori che cercano di fare veramente della musica innovativa e interessante e devono continuamente far fronte a un impoverimento del gusto estetico comune sempre più appiattito verso una semplificazione pop-commerciale della musica (e Allevi costituisce l’emblema di questo fatto). Inoltre, è assolutamente giustificabile poter dire “mi piace” o “mi suscita grandi emozioni” trattandosi questi di giudizi di gusto assolutamente soggettivi e non passibili di discussione. Chi invece sostiene che sia un “grande compositore” dovrebbe quantomeno dimostrare la sua affermazione su un piano prettamente musicale portando un’analisi musicale dei suoi pezzi comparata con quella di riconosciuti grandi compositori del passato e del presente. Ma questo nessuno lo fa…
Commento #1264 di Edoardocaro Edoardo. Puoi gentilmente farmi i nomi, non dico di tutta la schiera, ma di qualcuno dei giovani compositori che tentano di arricchire il nostro gusto estetico?
Commento #1265 di VirginiaBene. Quindi è interessante vedere come i festival di musica classica contemporanea siano seguitissimi in italia!
Mi riferisco, ovviamente, al festival di Sanremo.
C’è una partitura scritta, un tizio che canta. Non c’è l’improvvisazione.
Caspita… La gente ha ascoltato classica per anni senza rendersene conto!
Anzi no, Edoardo, lascia stare la mia richiesta. Si andrebbe a ripercorrere una dinamica già tristemente nota sui forum dove si parla di Allevi.
Cerchiamo di fare un discorso spregiudicato.
Allevi è riuscito a colpire l’immaginario collettivo, con la sua musica. Un altro giovane compositore, come dici tu, ed io ti credo, può scrivere una musica più interessante ed innovativa. Può accadere che la sua ricerca lo allontani, per così dire, dal gusto del pubblico. Ma allora non ha senso cercare il consenso. Otterrà l’applauso degli addetti ai lavori, e non si curerà affatto di Allevi, così come uno sperimentale sassofonista dirà a Kenny G di andare per la sua strada. Se invece vuole una folla di giovani acclamarlo, allora deve fare i conti con il mondo, con quella tradizione musicale che ha funzionato (il romanticismo), e con Allevi, che in questo momento, c’è poco da fare, è il numero uno.
Biblioteco,
ricordo una gita scolastica al liceo, molto triste.
Eravamo nel pullman, seduti in fondo. Volevamo cantare Oh bella ciao, Heidi e Acqua azzurra, ma purtroppo avevamo lasciato a casa le partiture!
Non puoi capire che pena…
Ah ah ah!!!
Ma che bello. Quindi si scrive musica per il pubblico, non per esprimere se stessi!
Ma questo non è quello che fanno i mercenari? Che arte è se si fa contento il pubblico, la massa? La maggioranza della gente, è, per definizione, mediocre. E su questo non si può discutere: se anche tutto il mondo fosse un gruppo di supergeni, avremmo sempre qualcuno più geniale e meno geniale della media, e la media rimane comunque mediocrità.
Quindi, accontentare il pubblico è fare musica mediocre.
Comunque, noto che hai palesemente ignorato la mia risposta.
Allora avevo ragione che ignoravi appositamente le mie contestazioni a cui non sapevi rispondere!
Se, come dici tu, accontentare il pubblico è fare musica mediocre, Mozart, che è amato dal pubblico di tutto il mondo e di tutti i tempi, fa musica mediocre.
Anche Michelangelo doveva accontentare il Papa, che lo pagava. Era un mercenario?
Attenzione Biblioteco, in quello che dici c’è un fondo di verità, perchè gli artisti hanno sempre dovuto fare i conti con il consenso.
Scusatemi ma non sto nella pelle!!!
Lo avete visto? Che grande!!!
E vaaaaaaaiiiiii!!!!!
Ma per la storia del festival di sanremo ti ostini a non rispondere, vero?
Commento #1272 di Andrea BibliotecoMa ti faccio notare, inoltre, che ci sono un sacco di artisti che non erano affatto apprezzati dai contemporanei.
Yves. Bach era molto criticato. Vivaldi è morto povero.
E dove li mettiamo gli artisti stimatissimi nel loro tempo ed ora dimenticati? Telemann, stimatissimo, ormai piace solo agli appassionati di barocco. Kalkbrenner, stessa cosa, solo però che era contemporaneo di Chopin.
Senti Andrea, parlare con te non è facile. Vedi tutto in bianco e nero. Sei accecato dall’odio nei confronti di Allevi, ho letto un altro post altrove dove lo affermi senza mezze misure. Quindi è inutile che ti spieghi cosa è una canzone pop ed in cosa differisce da una suite per orchestra. Comunque ti avevo già risposto con la battuta sul pullman.
So benissimo che ci sono stati artisti non apprezzati dai contemporanei, così come alcuni erano amatissimi (Liszt, Rossini, Verdi) ed altri caduti in disgrazia dopo il successo. Fa parte della vita, ci sono troppi fattori in gioco. Non puoi giudicare lo spessore di un artista dal successo. Il caso più eclatante è Buxteude, famosissimo organista contemporaneo di Bach, caduto nel dimenticatoio.
Dai…ci sono delle speranze per Allevi, e così sarai contento :-)
Ma anche i grandi compositori hanno scritto canzoni. I Lied di Schubert o di Mahler ne sono un esempio.
Così come cantautori hanno dato una impostazione colta alle loro canzoni, e l’esempio a noi più vicino è Elio e le Storie Tese, in cui a tratti è superata la forma standard strofa-ritornello.
Tagliamo la testa al toro: scrive musica classica contemporanea solo chi è diplomato in composizione.
Così come è medico solo chi è laureato in Medicina.
So perfettamente le differenze tra una suite per orchestra ed una canzone… Ma se usi come solo criterio quello dove la musica è scritta… Lo stesso Allevi me lo ha detto che non differenzia tra Pop e Classica in questi termini… Per esempio mi ha detto che Jovanotti fa Pop perchè ha lavorato con lui e non ha toccato pentagramma per scrivere i pezzi. Di conseguenza, visto che le canzoni di Sanremo sono tutte orchestrate (vabbè, il modo in cui lo sono è secondario).
Però con il criterio che hai usato, mi tagli fuori Schoenberg =P
Lui dice che la musica Pop non è scritta perchè non vi è contrappunto… Quando in realtà vi è, anche se in manira moooolto elementare…
Commento #1277 di Andrea Biblioteco“Non puoi giudicare lo spessore di un artista dal successo.”
Sante parole, Virginia.
Peccato che in decine di post tu ed (=alias) Elena abbiate sostenuto il valore di Ricciolibelli in base ad affermazioni di tenore opposto.
Mi avete preso per sfinimento!
Si, mi sono contraddetta sull’importanza del successo.
Ma scusa Salieri, cos’è il “tenore opposto”?
Un cantante che sta dall’altra parte?
Biblioteco, sei di coccio, non cedi manco morto.
Da un punto di vista, la tua tenacia è ammirevole.
Luca Antignani, Mauro Lanza, Daniele Ghisi,Federico Costanza, Silvia Colasanti, Emanuele Casale, solo per citarne alcuni; tutti giovani compositori che propongono qualcosa di veramente nuovo e interessante ma l’orecchio dell’italiano medio è purtroppo ormai assuefatto dal pop dilagante imposto dal mercato discografico ed è manchevole di una qualsiasi educazione musicale. Se solo si facesse solo un minimo sforzo per ascoltare qualcosa che a primo acchito sembra “strano” o inusuale senza rifugiarsi nelle solite musiche scontate e carezzevoli penso si guadagnerebbe molto nel campo dell’esperienza estetica…
Commento #1280 di EdoardoNo Edoardo, No!
Da quel poco che ho ascoltato, quello che proponi NON E’ IL NUOVO.
Non potrei distinguere la musica di questi giovani da quanto veniva già abbondantemente prodotto cinquanta anni fa. La musica cosiddetta contemporanea ha fallito la sua missione. Allevi viene da lì, ma ha avuto la forza, sia musicale che estetica di andare oltre.
Di andare oltre rifacendo quello che Glass,Einaudi, Jarret, Nymann hanno già ampiamente proposto? Ma dov’è la novità? Se la forza musicale di andare oltre vuol dire riproporre gli schemi del sistema tonale che dominano la musica da trecento anni e adeguarsi agli standard delle case discografiche…
Commento #1282 di EdordoIn ogni caso, ascolta meglio… La musica che scrivono i nomi citati non è certa musica da sottofondo per spot pubblicitario ma richiede un certo livello di attenzione e anche un certo bagaglio culturale (come una fuga di Bach del resto, o una Sinfonia di Beethoven…)
Commento #1283 di Anonimoanche una fuga di bach e una sinfonia di beethoven possono finire come sottofondo a spot pubblicitari. Mozart è l’artista che in termini discografici vende più di tutti.
Commento #1284 di VirginiaAspetta Edordo,
io ho il bagaglio culturale per capire quella musica, eppure non ne ravviso alcun fascino.
Mi sforzerò di ascoltarla con più attenzione.
Invece Jarret, Einaudi, Nyman e Glass, hanno delineato un cambiamento generazionale, di cui Allevi raccoglie a piene mani, e ti dirò che conoscendo bene la sua musica, quella di questi autori da te citati sembra un tentativo incompleto.
innanzitutto, una fuga di Bach o una sinfonia costrette nell’ambito di uno spot diventerebbero dei semplici frammenti atratti dal contesto al quale erano destinati, certo li si può ascoltare distrattamente in un supermercato ma non è certo come studiarli integralmente parte alla mano, se ne perde almeno il 70 per cento della ricchezza e della profondità; del resto ognuno può fare come meglio crede. Riguardo a Mozart, non v’è dubbio che sia il più venduto, sta di fatto che c’è voluto del tempo affinchè diventasse tale, ai suoi tempi, per esempio, era chiamato “cacciatore di dissonanze”, per via delle arditezze che i contemporanei gli accusavano di mettere in musica (così anche Beethoven, molta della sua musica fu giudicata orribile, cacofonica e inascoltabile)
Commento #1286 di EdoardoBeh, io non ho nulla contro Allevi, staremo a vedere cosa deciderà la storia. Io so solo che la sua musica non mi dice molto e non penso sia quel genio di cui si parla ma probabilmente, ora come ora, nè io nè te abbiamo gli strumenti per deciderlo, come spesso accade. Io studio composizione e non mi ritrovo affatto nelle sue posizioni ma penso che un proliferare di indirizzi e di pensieri diversi sia una ricchezza e un occasione di scambio, basta non chiudere le orecchie all’ascolto…
Commento #1287 di EdoardoAllevi non è un genio, Allevi è Allevi.
L’importante è non cadere nella trappola pericolosissima della poetica del ‘900, per cui è di serie A solo la musica comprensibile a pochi, e ciò che invece “piace” è di serie B. Questo ragionamento tarpa le ali a moltissimi studenti di Composizione, impedendo loro un reale confronto con il mondo di oggi, costringendoli ad una visione totalmente distorta della storia della musica. Per inventare ancora qualcosa di nuovo bisogna riprendere le fila della tradizione romantico/tonale, e riproporla attraverso canoni attuali. E’ molto più difficile di quanto possa sembrare, perchè non ci vuole niente a cadere nel già sentito. Allevi invece c’è riuscito, e gli effetti sono stati deflagranti.
Ancora non mi hai risposto. Hai solo detto che sono cocciuto.
Allevi dice che la musica classica è la musica scritta che non può essere eseguita se non, appunto, scritta, a causa dei fenomeni contrappuntistici.
Ergo: il festival di Sanremo è un festival di musica classica contemporanea.
Andrea, potevi trovarmi tanti altri esempi.
Una canzone di Sanremo è una canzone, che per essere composta non ha bisogno della notazione scritta. Capito? Ripeto. Per inventare una canzone puoi tranquillamente startene sotto la doccia. Esistono invece forme musicali che per essere sviluppate, create, composte, necessitano della scrittura. In una canzone di Sanremo non bisogna scrivere nulla, se non la trascrizione per orchestra di quei quattro accordi che potrebbe benissimo fare una tastiera (a orecchio). La stessa canzone può essere cantata senza l’orchestra (che quindi non ne rappresenta una parte essenziale) e per definizione, dovrebbe poter essere fischiettata da tutti il giorno dopo, essendo quindi l’opposto di un genere colto. Puoi inventare una canzone senza avere la minima competenza musicale, mentre per scrivere una fuga devi studiare sette anni almeno. La maggior parte dei cantanti, anche i più famosi, non hanno neanche la licenza di solfeggio.
Sono esistiti nella storia esempi di commistione tra il rock e la musica classica, come nell’esperienza del Rock Progressive, dove infatti le forme sono così complesse da richiedere la scrittura. In questo caso si parla di contaminazione.
Fantastico! Grazie alla tua insistenza, sono arrivata alla definizione per me perentoria, di musica classica.
E’ quel linguaggio che nell’atto della creazione, necessita della scrittura.
Beh, non è detto. Una persona veramente geniale può anche riuscire a scrivere una fuga totalmente a mente.
E con un pò di allenamento, è possibile fischiettare anche una serie dodecafonica!
E vedi che anche i pezzi di Allevi si possono BENISSIMO scrivere anche a mente, fischiettando sotto la doccia.
Commento #1293 di Andrea Bibliotecoma finché non la scrive, quella fuga non esiste. Inoltre, posso fischiettare il tema della quinta di beethoven, ma per quanto sia brava a fischiare, non potrò mai sostituirmi ad un’orchestra sinfonica, che la esegue per intero, in tutte le sue parti e movimenti. Ciò che conta è ciò che è scritto, e fa parte della tradizione classica ciò che non può che essere scritto.
Commento #1294 di VirginiaMa quindi, quando Bach ha improvvisato una fuga a sei voci davanti a Federico il Grande re di Prussia, NON ha suonato musica classica?
Quella fuga è diventata classica solo dopo essere stata trascritta? E se non fosse mai stata fissata su una partitura come la mettiamo?
Io direi che è diventata scritta quando è stata trascritta. Ma era già classica, come il resto della musica (fissata o meno) del passato.
Se poi tu pensi che la musica classica sia una questione di complessità, gestibile solo attraverso un progetto su carta e non a mente, allora non avrai problemi a dire che una fuga a quattro voci, scritta da un povero cristo dopo mille dubbi, ripensamenti e cancellature (quella si!) sia musica classica. Ma la fuga a sei voci improvvisata da Bach cosa è stata, uno strimpellamento che qualunque scimmia cerebrolesa farebbe davanti ad una tastiera?
Commento #1295 di FutakFutak,
per evitare sprechi di energia intellettuale, ti prego di rivedere i commenti precedenti, in cui è stato già sviscerato l’argomento dell’improvvisazione ad opera dei grandi compositori esecutori del passato.
Ovviamente il discorso non cambia. Sia tu che Biblioteco state cercando di mettere in discussione la mia idea adoperando casi estremi ed irrilevanti.
La fuga improvvisata da Bach, non esiste. Si sta parlando di qualcosa che non esiste, sebbene l’idea sia molto fascinosa, e sebbene possa credere che Bach sia stato in grado di improvvisarla a perfezione. Ma non esiste, e non è corretto discutere con rigore scientifico di realtà inesistenti.
L’avrà veramente improvvisata? Aveva già nelle mani dei patterns, dei passaggi obbligati già pensati? L’improvvisazione del contrappunto a più voci è una pratica durissima che gli studenti di organo a canne e gli studenti in composizione sono portati ad affrontare nel corso di studi.
Infine, lo ripeto, e continuerò a ripeterlo: una fuga a quattro voci scritta da un povero cristo sconosciuto, risultato di ripensamenti e tormento, se vogliamo anche brutta, è sicuramente musica classica!
Una fuga di Bach non è “più classica” di una di Galluppi, un Notturno di Chopin non è “più classico” di uno di Field, Strawinsky non è più classico di Mozart. Così vorrebbe Biblioteco, che dogmaticamente fa una distinzione di valore tra un autore e l’altro, a partire dal contenuto “innovativo” prodotto. Ma ci sono epoche di innovazione, altre di conservazione.
La nostra è un’epoca di conservazione e recupero del passato, conseguente alla distruzione del linguaggio ad opera delle avanguardie del ‘900. Per questo esistono i vari Glass, Einaudi, Nyman e Allevi. Certo, la loro musica si allontana dalla rottura e dalla contraddizione, perchè da lì vuole scappare, ma è una musica totalmente aderente al nostro tempo, direi quasi necessaria. Allevi ci voleva, era quasi inevitabile che sarebbe arrivato. Mi dispiace solo che questa considerazione deve emergere dal forum delle Malvestite, mentre gli accreditati critici musicali restano fermi all’idea per cui le avanguardie aspettano ancora una meritata ribalta, ostacolata dall’ignoranza della gente.
Virginia, quel che ci schifa di Allevi è la costruzione ontologica del suo personaggio.
Spacciare il talento per genio aprofittando della totale mancanza di educazione musicale delle persone e ricamando sopra alle proprie esperienze personali è un colpo eticamente basso.
Sembra un’emulo malriuscito di D’annunzio: mostrarsi nei panni del ‘folle genio sregolato’ (cappero è dal romanticismo che ci sorbiamo ’stà palla!) che evoca emozioni (e tutti son bravi a prendere il pubblico per le emozioni), che prova strade mai provate (e da post e post che si dice che lui ha ben poco d’innovativo).
Prendi un pianista
che suonini benino
dagli la verve
e il ricciolino
che parli da genio
senza poi averlo
senza ritegno
può sostenerlo
d’essere Grande
ed innovatore
senza aver studiato
da compositore
Branduardi caro
d’umiltà cinto
dallo schifo
sarebbe ora vinto
Virginia, se non vuoi capire il messaggio di base, è inutile che te lo metta anche in versi.
Il successo di Allevi nasce dal suo sfruttare l’ignoranza musicale delle persone (che credono di ascoltare un genio quando è un talentuoso -forse) e dal suo crearsi un personaggio ad hoc (consciamente? inconsciamente?) di lui non me ne frega niente, ma è il comportamento che è privo di onestà intellettuale.
Allevi non parla di musica… parla di sè, della sua musica e della sua figura e costruisce tutto sull’equivoco già citato (musicista talentuoso eccentrico= genio). Una cosa del genere è deleteria perchè porta pensare alla gente di mangiare chissà quale cibo dell’anima mentre in realtà ascolta semplicemente un musicista che -a momenti- è più bravo a fare marketing di sè stesso che ha suonare!
E’ quando la pubblicità sfonda nella ciarlataneria. Faccia pure il musicista, ma non basi la sua carriera sulle cialtronate, che son buono pure io!!!
Commento #1298 di WeirdintheWyrdVedi che Glass è innovativo senza essere inascoltabile (apparte alcune cose)… Uno può essere innovativo senza inventare realmente qualcosa sul piano musicale, ma solo filosofico (non è il caso di Glass che riesce ad essere innovativo su entrambi i fronti). I miei non sono casi irrilevanti… Molti brani Pop sono scritti. Inoltre, la maggior parte dei brani viene prima pensato e poi scritto… Quindi, secondo questo principio, nessun brano è classico. Può dire che la sua musica è musica scritta (così come alla fine ho deciso di distinguere io tra musica classica nel senso comune del termine e musica archetipa).
Il ragionamento non stà in piedi. Ammettilo, dài, sai benissimo che è così… Perchè secondo il principio di “nonfischiettio”, allora le varie suite per violino solo di Bach o il trillo del diavolo di Tartini, essendo scritte per un solo strumento (il piano nel trillo del diavolo è di accompagnamento) (in questi casi il violino, nel caso delle canzoni di Sanremo la voce), non sono musica classica: sono solo trascrizioni di brani!
E poi come si scinde tra trascrizione di una canzone su uno spartito e brano scritto?
E se orchestro una canzone? E le canzoni delle colonne sonore (bada bene, intendo proprio canzoni)?
Dài, accetta che non è logico come ragionamento…
scusate, ma dov’è che si possono ascoltare le composizioni di quegli autori citati da Edoardo?
Commento #1300 di paperinoramonepaperinoramone,
l’ideale è andare ai loro concerti (se Lanza, buonanima, è venuto nella mia sfigatissima città, figuriamoci altrove!…).
Internet (a parte qualche nicchia di veri colti) e Youtube offrono poco. :D
Senò prova con…. il mulo: lì tutto è possibile, per tutti!
Va bene Biblioteco.
Molti brani sono prima pensati poi scritti. E’ vero. Ma finchè non li scrivi non esistono. Se un giorno ti capiterà di studiare contrappunto, ti troverai a dover sovrapporre quattro, cinque e più melodie contemporaneamente. Parti dal basso, che è scritto. Aggiungi il tenore, scrivendo molto lentamente e facendo attenzione a rispettare centinaia di regole statificate nella tradizione. Solo dopo averla scritta puoi aggiungere il contralto, e così via. E’ un processo creativo che non può prescindere dalla scrittura. Non puoi insistere sul caso particolare ed irrilevante della trascrizione per archi dei quattro accordi che farebbe una tastiera su una banalissima canzone da Sanremo. A questo proposito ti invito ad assistere ad un festival di Sanremo dal vivo. Durante la pubblicità avvicinati ad un musicista dell’orchestra, un violinista ad esempio, e domandagli che effetto fa studiare dieci anni in conservatorio, diplomarsi eseguendo i Capricci di Paganini, per arrivare lì a suonare quattro semibrevi per far fare bella figura al primo cantante che si sveglia la mattina, e che non sa nemmeno cos’è un gruppo irregolare.
Facciamo così Biblioteco, iscriviti ad un corso di composizione tradizionale al Conservatorio, e risentiamoci tra dieci anni.
La cosa divertente ma niente affatto sorprendente è che Virginia, che si presenta come anti-accademica, non appena deve autenticare la “classicità” della scrittura alleviana sbandiera una concezione dello studio della composizione che più accademica non si può. Il contrappunto su “basso dato”, che tu citi con orgogliosa ingenuità, è infatti appunto un’astrazione accademica, pressoché inesistente nell’autentica pratica dei contrappuntisti del passato. Cioè: “prima il basso, poi il tenore, poi il contralto” è solo scuola, ed anche cattiva scuola. Gli autentici compositori (da Ockeghem a Bach) non pensavano in questi termini, e infatti i recenti indirizzi sperimentali di composizione non comprendono il “basso dato” previsto invece nel vetusto e obsoleto programma tradizionale (non a caso tu suggerisci ad Andrea proprio un corso di composizione “tradizionale”). Se si deve studiare composizione così, con programmi antediluviani e cattivi insegnanti, tanto vale dedicarsi ad altro. Non vorrei rattristarti, Virginia, ma mi sa che tu e Allevi avreste potuto impiegare meglio quei 10 anni…
Commento #1303 di salieriSei fuori come un balcone, Saliri!
Giammai mi sono definita antiaccademica!!! Sono invece una sostenitrice dell’importanza dello studio.
Dire che io avrei potuto impegnare meglio i miei 10 anni di studio offende il sacrificio che io e tanti altri miei colleghi abbiamo dovuto affrontare, e mi fa capire che te, Salieri, non sai nemmeno di cosa stiamo parlando. E per questo non ti permettere di parlare a sproposito di un genio come Ockeghem, per avallare l’importanza del non studio e della non conoscenza.
Sono davvero delusa. Il corso di composizione tradizionale non è affatto obsoleto, perchè offre allo studente i veri strumenti per affrontare una comprensione profonda della tradizione. Poi sta a lui trovare la forza di guardare avanti.
Tu hai parlato del festival di Sanremo. Ma le colonne sonore? E le canzoni delle colonne sonore? Ti faccio notare che sono ben più elaborate, e sono tutte scritte. Inoltre, seppur con grande impegno e difficoltà, è possibile ANCHE scrivere un brano contrappuntistico tutto a mente. Non puoi escludere l’ipotesi di un genio che riesce a fare una cosa del genere.
In quel caso, quello è un pezzo classico o no? Non è scritto…!
Scusa Virginia se mi sono permesso di definirti anti-accademica, è che mi sembrava di ricordare una serie di tue sparate contro il “mondo accademico”, ma forse ricordavo male… E fìdati, so molto bene di cosa stiamo parlando, temo piuttosto che tu mi abbia parecchio frainteso se credi che io abbia citato due fra i massimi scienziati della musica come Bach e Ockeghem per “avallare l’importanza del non studio e della non conoscenza”. Certo che bisogna studiare per far musica, solo che bisogna studiare in maniera intelligente: il “basso dato” è un esercizio astratto ed inventato nelle aule scolastiche, e se studiato in maniera rigida e dogmatica come tu dai l’impressione di aver fatto rientra fra le pratiche di studio meno utili e intelligenti. Per accademismo si intende appunto l’irrigidimento e la sterilizzazione dello studio, e in questo senso io diversamente da te non ho alcuna esitazione a definirmi anti.accademico.
A questo punto però vorrei provare a spiegare una volta per tutte qual è secondo me il vero problema nel caso-Allevi, dopodiché seguirò i disinteressati consigli di Virginia e mi prenderò una vacanza disintossicante dal blog.
Il vero problema non è Allevi, né l’Allevi musicista né l’Allevi ideologo di sé stesso. L’Allevi musicista è un innocuo e piuttosto banaluccio melodista al quale va comunque riconosciuta l’abilità di aver intercettato un certo gusto naif e superficialmente sentimentale del grande pubblico. L’Allevi ideologo è un insopportabile e presuntuoso chiacchierone che sbandiera il suo normalissimo diploma in composizione come se fosse un Nobel e che spaccia le sue canzoncine per geniali folgorazioni con la motivazione che “Eh ma io ho studiato tanto”. Il che non c’entra un bel nulla: è vero che alcuni vecchi pezzi come la “Toccata in 10/16” sono scritti in un linguaggio “diverso”, da discreto studente di conservatorio, ma Allevi ha trovato il successo e la sua identità più riconoscibile con canzoncine al pianoforte come “Panic”e “Come sei veramente”. Ora, non c’è nulla di male nello scrivere musica di consumo, e Allevi riuscirebbe molto più simpatico se si presentasse come un onesto intrattenitore magari dotato di un minimo di autoironia. Invece va blaterando di assurdità come “musica classica contemporanea” e di “invenzione di un sistema matematico per associare lettere a note” (dove di matematico non c’è un bel nulla, e comunque non l’ha certo inventato lui). Ma pazienza, è un bischero, certo, ma di bischeri come lui ne è il pieno il mondo, il problema non è questo.
Allevi ha poi una moglie bocconiana che gli fa da manager e un produttore che è uno dei più potenti uffici stampa italiani: l’hanno aiutato a costruire il suo personaggio, gli hanno creato un look che è un marchio (Allevi è come Sansone: tagliategli i capelli e perderà ogni appeal) e l’hanno inserito nel solco “new classic” di Einaudi presentandolo però come qualcosa di completamente nuovo. Fanno il loro lavoro: gli dànno enorme visibilità, lo propinano in tutti i programmi televisisivi e gli fanno sfornare due libri all’anno. Hanno trovato la gallina dalle uova d’oro e battono il ferro finché è caldo. Si può dar loro torto? No, il problema non è nemmeno questo.
C’è poi un pubblico che riempie le sale dei concerti di Allevi e che compra i suoi dischi: è un pubblico che in larghissima maggioranza non ha alcuna dimestichezza con la tradizione classica o con il jazz, e che è abituato piuttosto al pop o al rock. Oh guardate, a differenza degli alleviani io non credo che il pianoforte e l’ orchestra d’archi debbano per forza di cose produrre una musica più elevata e ‘artistica’ di un complesso rock o pop (si può fare arte con il rock, e muzak con gli archi). Però si può anche vedere come un fenomeno positivo che la gente abbia voglia di un tipo di sonorità diverso da quello a cui è abituata. Poi certo, il contenuto musicale è quello che è: sentimentalismo facile e a buon mercato. Ma si sa che le mode inseguono spesso fenomeni di questo tipo. Dieci anni fa le ragazzine romantiche sognavano con il Di Caprio di Titanic, oggi con Allevi: non saprei direi cosa sia meglio (o peggio) fra i due, comunque non c’è niente di grave in tutto questo. No, non sta nemmeno qui il problema.
Il vero problema, che rende il caso-Allevi tristemente anomalo e al contempo emblematicamente italiano, è la colpevole assenza di un visibile pensiero critico nell’ambito della cultura e dell’informazione. Io non guardo spesso la tv e non leggo molti giornali, per cui può darsi che mi sia sfuggito qualcosa: però parecchie volte mi è capitato di leggere o ad assistere a interviste ‘in ginocchio’ ad Allevi, a presentazioni osannanti e incensanti del ‘nuovo Mozart’, mentre non mi è ancora capitato di vedere sui giornali o in televisione qualcuno che provasse a ridimensionare il fenomeno. Intellettuali, giornalisti, musicisti: niente, tutti zitti, perlomeno in pubblico. Per cui quando sento parlare del ‘dibattito’ aperto dal caso-Allevi mi viene da chiedere di quale dibattito si stia parlando: certo che nell’ambiente dei musicisti tutti dicono che è un bluff, ma ufficialmente non ho ancora visto nessuno che si sia dato briga di prendere la penna (o il microfono) in mano per rappresentare una posizione diversa dalla genuflessione di rito. Per la verità non so quanto questo dipenda dall’ignavia dei nostri intellettuali e quanto piuttosto dagli organi di informazione che non dànno spazio a voci dissenzienti, però certo che se la televisione di stato presenta ufficialmente Allevi come un genio al pubblico italiano per bocca di Fazio e della Dandini, non sarebbe male che la stessa Rai affiancasse loro qualcun altro, magari un po’ più titolato, a far presente che non è proprio indispensabile pensarla così. Poi certo, uno si ricorda che in Rai il plenipotenziario della cultura è Gigi Marzullo, e tutto si spiega. E guardate che non sto rimpiangendo l’assenza di una puritana levata di scudi, tipo: “Come si permette costui di profanare il sacro tempio della musica classica?” No, semplicemente qualcuno che dicesse: “Ascoltatevelo e godetevelo, ma sappiate che non è nulla di nuovo né di straordinario”, qualcuno che soprattutto correggesse i terribili strafalcioni concettuali dell’ideologo Allevi. Sarà consentito ascoltare ANCHE questa posizione oltre agli incensatori d’ufficio? No, ci tocca invece vedere in tv Allevi che spara le sue bischerate e Corrado Augias che fa sissì con la testa (Augias l’intellettuale, il laico, il sensibile musicofilo, il demistificatore di falsi miti). Ci tocca leggere Angelo Foletto che parla di “scuola pianistica milanese” accomunando i nomi di Pollini, Ramin Bahrami e Allevi. E ci tocca leggere Piero Rattalino che, dopo aver chiarito che il linguaggio musicale di Allevi è basato sui più semplici e orecchiabili luoghi comuni, dice testualmente che a questo punto dovrebbe passare alla stroncatura ma non lo fa perché il successo di Allevi merita rispetto. L’affermazione si spiega con l’”evoluzione” dell’ultimo Rattalino che negli ultimi anni predica come principale valore musicale il successo ad ogni costo, ma a questo punto non hanno torto gli alleviani a sentirsi ideologicamente appoggiati. Insomma, che “Virginia” alias “Elena” sia effettivamente una fanatica un po’ rincoglionita o che si tratti dello stesso Allevi che fa il furbo e si traveste come un bambino, è questione in definitiva di secondaria importanza. Quello che importa è che le loro insostenibili argomentazioni trovano sponda nella muta acquiescenza del nostro clima culturale. Qui però almeno si può rispondere, e che la principale rocca della ‘resistenza anti-alleviana’ sia un blog di costume (per quanto brillante e intelligente) la dice lunga su come siamo messi.
Oh, io continuo a sperare che qualche voce un po’ autorevole provi a rimettere le cose a posto: si faccia presente che il re è nudo insomma, poi si continui pure ad adorarlo. Per ora però niente, si lascia passare un’immagine falsata del fenomeno, come se fosse un evento culturale e non una moda, e come sempre qui da noi si finisce per fare una gran confusione: non stupiamoci se ai prossimi tagli alla musica sentiremo dire da qualche ministro che in fin dei conti la classica non è in crisi, ‘guardate il successo di Allevi’.
Scusate la spropositata lunghezza, prometto che per un po’ non intaserò il blog, saludos.
salieri,
(anche se in certi passaggi sei stato troppo bbuono)come non essere d’accordo con te? Sottoscrivo tutto quello che hai detto.
Errrr!
Com’è che, da qualche giorno, nessuno posta più qua? Momento di meditazione (grazie a Salieri)?? Hmmmmmmm!!….
:D
Commento #1309 di
Anche la canzone è una forma.
Commento #1201 di Andrea BibliotecoUn compositore, a mio parere, deve intanto esprimere nel miglior modo ciò che vuole. E non devono essere necessariamente sentimenti ed emozioni. Quindi è il compositore stesso che deve prefissarsi un fine: che voglio scrivere? Cosa voglio esprimere? Che voglio dire?
Con un ragionamento come quello esposto non si fa che rendere la musica mediocre: se gli altri non capiscono, sono problemi loro. Ma quello che devo dire lo dico.
Novembre 4th, 2008 @ 9:44 pm