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Malvestita #329 - buco nero di tipo 2 (var. Atreyu)

buco nero di tipo due, variante atreyuOh ciao, rieccomi, scusate l’assenza: è stata una settimanaccia terrificante. Per distrarmi un po’ ieri sono andata a fare due passi in spiaggia, che come sapete è un zoo dell’orrore pieno di squallidissime oscenità nudaiole, una specie di planetario malvestito, l’unico posto al mondo dove si possono studiare certi interessanti fenomeni malva-astronomici: l’anno scorso, ve lo ricordate? abbiamo esaminato il buco nero di tipo due, quest’anno invece diamo un’occhiata a uno sconquasso spaziotemporale della stessa categoria che si manifesta in condizioni simili (anche qui abbiamo il tanghino microscopico - 1 - risucchiato quasi per intero dalla turbolenta carnosità malvestita) secondo però una configurazione inversa (la gigante scottata è relativisticamente ribaltata) ed è associato ad un movimento oscillatorio uguale e contrario di due enormi masse carnose colonniformi (2 e 3 - sulle quali si genera la simultanea inarrestabile attività ondulatoria della superificie molla, che si propaga giù giù fino ad arricciare i piccoli ditini storpi frencettati - 4), una tale immensa forza gravitazionale (guardate là le tettone toplessizzate - 5 e 6 - come se ne giacciono sgonfie e sfrittellate sull’asciugamano), io, che avanzavo incespicando nella foresta di ombrelloni e asciugamani, a trovarmi improvvisamente davanti questo varco mobile di materia oscura tremolante (col buco nero centrale che m’ammiccava sauroniano), be’, per un attimo ho esitato - mi sentivo sola e indifesa come l’androgino minifricchettone contro le sfingi disintegratrici.

Malvestito #29 - il sexy ciccione gay in déshabillé

Roma Pride 2008: il sexy ciccione gay in déshabilléTra tutti i camion che sfilavano in corteo il mio preferito era quello coi sexy ciccioni gay in déshabillé che si esibivano in elaborate coreografie che consistevano per lo più nell’agitarsi faticosamente roteando le braccine corte da tirannosauro (passo del ventilatore tascabile), tenendosi le tette nelle mani mimando sorpresa e pudicizia (passo del reggiseno a cui improvvisamente si rompono le spalline), facendosi schioccare le bretelle borchiate (1) sulla pancia (passo del tuffo a bomba sul materasso ad acqua), oscillando autisticamente il busto pachidermico col piercing capezzolare (2) che fa su e giù (passo di quello che bussa col batacchio), applaudendo al ritmo di musica con le braccine alte sopra la testa (passo del vicino che crolla stecchito come morto [*]), dando le spalle al pubblico e shakerando il didietro coi pantaloni (3) fissati a stento parecchio sotto il punto vita (passo del buco nero tritauniversi): un ipnotico spettacoloso rimestolìo di morbidume carnoso e peluria estrema (l’irsutismo pluviale fin su dalla punta dei capelli - appena potati ma già in ricrescita - la barbona incolta e poi giù lungo le spalle e la schiena e il mazzolino che gli spunta dall’ombelico e poi ancora giù giù fino all’utilissimo strato antiscivolo sulle piante dei piedi), non riuscivo a staccarci gli occhi di dosso.

E a parte le mutande rosa Tenerone di cui s’intravvede fortunosamente una microscopica strisciolina (4) tra l’ultimo rotolo in basso e i pantaloni, direi che vale la pena numerare il tatuaggio SPQR [**] ispirato ai tombini marciapiedari dell’Urbe (5) e quello da polpaccio col cuoricino incoronato e la scrittona Love (6 - la zona ben cerettata per non rischiare che sparisca per sempre nella boscaglia), il braccialozzo di pelle lucida sadomaso (7) il collanone vermiforme d’acciaio (8), tutto il necessario per spaventare in albergo nel cuore della notte quelle checche pappemolli dei gay trendini coi rumori dei fantasmi metallo-cingolanti (un paio di chili al polso e supercatenone carcere di massima sicurezza sul passante - 9) e infine spero apprezzerete la canotta finemente riposta nel tascone coll’ascella ancora visibilmente chiazzata d’umidore (10).

[*] anche detto “passo Franchino”
[**] ah no mi fa sapere stancotto nei commenti che ho visto male, non era una p, era una b: SBQR, il circolo romano degli orsetti del cuore - c’hanno pure un sito (e qui c’è il logo)

Coppia malvestita #33 - i gay trendinetti telefilmici

malvestiti gay precisini trendinetti al Roma Pride 2008Oh sì e poi c’erano i gay precisini trendinetti perfettamente azzimati che sembrano messi insieme pezzo per pezzo dalla costumista di Friends e che per l’appunto si vede lontano un miglio che il loro più grande desiderio è essere tali e quali una coppia di personaggi gay dentro una produzione americana di quelle patinate all’ultima moda coi gay stilosi stronzetti goffi ma divertenti, accidenti quanto gli piacerebbe poter fare non so per esempio la coppia di segretari gay ricercati smorfiosi un po’ maliziosetti del manager gnoccone Matthew McConaughey nella commedia romantica in cui loro glielo dicono in tutte le lingue di non farlo (che spreco!) ma lui se la limona ugualmente la scialba stronzetta Kate Hudson, oppure per esempio potrebbero fare i spietatissimi fotografi gay in una puntata di Ugly Betty in cui lei deve fare un servizio fotografico e loro due allora la trattano crudelmente perché è brutta e grassa e c’ha i brufoli (ma poi alla fine sulle note di una musichetta malinconico-introspettiva si scopre che ci sono valori più importanti nella vita come l’amicizia e la bontà e la famiglia e la patria e la nazionale di calcio), oppure la coppia di gay che passa per caso davanti alla chiesona di Manhattan dove c’è Carrie sulla scalinata che sta lanciando il bouquet matrimoniale che spatapaf! atterra dritto dritto su di loro che si guardano allibiti arrossendo e facendo uuuuuuuh! (risate), oppure anche più modestamente potrebbero fare il duo di avventori abituali del Central Perk che lanciano le occhiatine dolci al loro amore segreto Chandler che ogni volta se ne fugge terrorizzato tra i divanetti - insomma qualcosa del genere, i Gianni e Pinotto della trendy stilosità gay da telefilm.

Mi dispiace per quello a sinistra, che un colpo di vento gli ha scoperchiato il bascuccio attappa-pelata (1) rovinando il suo preciso quadretto di ordinata pendantizzazione, camicetta bordeaux (2 - ben chiusa fin su col cravattino della prima comunione corto nero - 3) in tinta con le All Star (4) e borsone tracolla (5) grigio topo che richiama il bascuccio e la cinturona (6); quello a destra un pochino meno noioso più casual-trasandato, c’ha la camicia bianca con le maniche arrotolate (7 - aperta sul petto glabro per mostrare il collanone catenato), la cravattina allentata (8) gli occhialoni di plastica neri anni cinquanta (9) le converse pure lui color panna (10) e poi infine direi che sì, lui ha intuito che è meglio proteggere la privacy dei propri defunti bulbi capelliferi mettendosi uno straterello di Bostik sotto il bascuccio (11 - verde con la strisciatona gialla).

Coppia malvestita #32 (ancora dal Roma Pride 2008, gli etero fricchettoni realizzati)

fricchettoni realizzati al roma pride 2008Ecco una cosa interessante che si può sperimentare al gay pride: un mucchio di fricchettoni io-sono-originale che convivono pacificamente coi loro nemici giurati numero uno, i semo-bburini in canotta Axe Africa e muscolazzo unto; e nemmeno che so uno sgambetto un’occhiatina di schifata disapprovazione niente, la nostra etero coppietta numero trentadue che passeggia tranquilla tranquilla in scia allo squadrone di nerboruti gay bburinazzi DFS - miracolo! miracolo? nessun miracolo, semplicemente il fricchettonismo io-sono-originale sacrifica la sua storica incompatibilità col mondo semo-bburino in virtù di un’occasionale comunanza ad altissimo tasso di cioè - una - cifra - anticonformismo: starsene là dietro il camioncino della musica techno coll’occhio appannato di chi ne ha viste di tutti i colori bevendo la birra tiepida che si sono portati da casa (gliel’aveva detto la mamma di metterla nella borsa termica! ma loro tzé la borsa termica che figura, c’aveva pure scritto Conad sopra) non è che capita tutti i giorni di potersi sentire così eccentrici fuori dagli schemi underground coi travestitoni in bikini sui trampoli che ti passano sopra la testa e tutti quei buffi gay mezzi matti acconciati bizzarramente originalissimi e poi però allo stesso tempo così impegnati a sostenere questa dura lotta per i diritti che siamo tutti uguali il mondo è bello perché è vario, e va be’ che pensare ai finocchi che si fanno le cose tra di loro gli fa rizzare i dreadlocks ma in fondo sono persone come tutti gli altri e anzi più sensibili delle persone normali c’hanno una sensibilità innata superiore, dice lui, che è giunto alla conclusione che froci ci si nasce mentre lei invece pensa che ci si diventa, una volta c’hanno discusso tutta la notte su questa cosa (”te dico che ce se nasceeeee” - “te dico che ce se diventaaaaa”) poi hanno fatto pace quando lui geniale ha trovato l’uovo di Colombo: “certi ce nascono e certi ce diventano” - “grande!” ha detto lei.

Lui è un miscuglio di cose che non c’entrano niente l’una con l’altra e quindi meglio, ganzissime, la bombetta Charlot (1 - personalizzata con spilla da balia e clippine in tema “viva i ricchioni” - 2 - la parruccona lurida di lunghissimi stronzoni di cane che gli pende sotto - 3) il gilettino bohémien (4) stiloso sulla t-shirt rossa dozzinale (5 - al colletto c’ha appesi gli occhialoni moscoidali bianchi - 6) i pantaloni militari (7) che su uno così nowar come lui - dice - cioè sono una specie di provocazione un ossimoro (”ossimoro” l’ha sentito per caso in radio la settimana scorsa e mo’ compiaciutissimo ce lo ficca un po’ ovunque: “a ma’, sta frittata coi peperoni è ‘n’ossimoro!”) e poi le flip-flop da mare (8) per farci vedere di che verde purissimo c’ha la zozzeria sotto le unghie dei piedi; lei invece vediamo, c’ha la frangettina mozza ragazze-interrotte (9) il doppio piercing sotto il labbro e il vestitino con la parte centrale zebrata semi-trasparente (10 - la borsettina marsupiale che pendantizza sull’animalier - 11) i leggings (12) e i calzettini viola (13), e poi sì certo l’orecchino stagionale zampironato (14 - che è molto meglio dell’Autan, quando finisce la fiammella ti fa pure da stura-cerume).

Il footage esclusivissimo che non si capisce granché ma si vede il vestito della Gregoraci, ci sono un mucchio di vipparoli scarsi e poi c’è uno che sfotte Pupo

Dobbiamo ringraziare un prode malvaraider che c’ha fatto da inviato (nome in codice disintegrato.sociale: grazie!) che stoicissimo con la sua telecamerina a manovella nonostante il tremolìo irrefrenabile e l’obbiettivo coperto di polvere capelli e mosche spiaccicate ha tenuto duro e s’è fatto tre ore circa di noiosità mortale in piedi sotto al sole sulle trincee transennate che offlimitizzavano la chiesuccia del matrimonio Briatore-Gregoraci. Per ottenere cosa? Questi pochi minutini di granulose riprese esclusivissime (dall’angolo opposto rispetto alle telecamerone delle tivvì) che c’hanno dentro

la sfilatona orrenda degli ambasciatori vipparoli di tamarrolandia (Fabio Capello, Marcello Lippi, Adriano Galliani, Antonio Giraudo) e di squallidolandia (il cast di buona domenica: Paola Perego col marito Lucio Presta - sarebbe quel bburinone gobbo vestito da penguin col riccio ingelatinato e gli aviator - Cesare Lanza, Gianni Mazza, Carmen Russo), una spruzzatina del jet set servetto pettegolo-portorotondaro (Carlo Rossella, Silvana Giacobini, Daniela Santanchè), le anzianotte esaltate colpite da una secchiata di vernice che sgambettano e se la ridacchiano a braccetto (Mara Venier, Simona Ventura), Valeria Marini al solito gonfia e insalamatissima col budello rosa che sta lì lì per saltarle in aria (oh ma guardatela che tenerezza appena dà le spalle ai giornalisti, la bocca aperta e il faccione sperduto - ah, e sentite il simpaticone che “guarda come è magra! anvedi come è magra!”), i popparoli internazionali mechati e strabolliti con le concubine vestite di neon violetto al seguito (la cricca di Simon Le Bon), un esponente del club nani-schifosi-ma-impaccati-che-c’hanno-la-moglie-strafiga (Jean Todt), lo stilista che nessuno ha capito se era Paciotti o Cavalli (qualcuno li ha mai visti assieme? e se fossero la stessa persona?), il politico ex-habitué delle soubrettate sarde dell’amicone Berlusconi (ah sì, c’era pure lui) che nessuno se lo fila più di striscio (Aznar), le bomboniere sbuffolose gialline servite sui raffinatissimi vassoioni placcati e le hostess fighette con le giubbine orientalo-divanesche, qualche altro scartino televisivo di bassissima lega (a un certo punto - sentite - c’è l’aiutante del fotografo che dice “Pupo! Pupo! Quello era Pupo!” e il fotografo orripilato risponde “lascia perde’ oh, mo’ lo cancello subito”) e poi va be’ soprattutto c’è la Gregoraci che scende dal macchinone bburinazzo col suo mega lenzuolone Cavalli srotolato tipo lingua ustionata di Fantozzi (a parte questo, uhm, era un Cavalli stranamente sobrio) e al termine della cerimonia prima del ricevimento nel castellone fuori città (a cui fossi stata nei paraggi io avrei tentato di intrufolarmi usando come parola d’ordine “Fidelio” - scommetto che nel bagagliaio della limo già c’avevano il pianista bendato) mega-rinfresco nell’albergo davanti alla chiesuccia (direi ad alto tasso alcolico: o forse Cesare Lanza beccheggia così di default, boh), la Gregoraci che sfila tra gli ombrelli para-riso (”ombreeeelliiiii”) e toh, ehi che emozione, ci sta salutando.

Gregoraci Briatore: sotto il palandranone strascicato e sotto il tight con pancera, tutti e due col tanga

Io alla giornata di oggi e a questo suo epocale bburinissimo matrimoniazzo da favoletta harmony-mediaset ci penso con un po’ di angoscia e accidenti non riesco a togliermi dalla testa un’assurda colonna sonora che parte con la selva di magniloquenti battiti premonitori dell’introduzione zarathustriana che si mischiano in crescendo nelle cretinissime pianoline autostop! salutare! dormire! sciare! del gioca jouer: mio dio, perché insomma se dovesse uscirne un marmocchio - e lo dice l’oroscopo! - ve lo immaginate, chi mai può venir fuori da un così mostruoso innaturale shakeramento desossiribonucleico? se prende un pochetto della disgustosa laida scelleratezza paterna e un pochetto della ferrea nullificante inespressività materna, oh, qui ne esce una roba che se li mangia a colazione la trasgressività artisticoide di Annalou e il bullesco coattismo del pargoletto brangelinico e poi tutti i papponi hippoppari in miniatura del mondo messi insieme: una roba apocalittica che cambierà per sempre le sorti del genere umano, qui come minimo ci viene fuori il monolite di duemilauno - pappaparararà… monolite!

[*] e per chi ancora - ancora?! - non sapesse di che tanga si tratta, toh, eccolo

Roma Pride 2008: il gay io-sono-pazza

malvestiti gaypride io-sono-pazzaE mentre il gay dfs se ne sta tutto in tiro figaccioso composto e tesissimo per non rischiare che gli si afflosci l’imbottitura muscolo-steroidea, al contrario il gay io-sono-pazza si agita e si dimena e si contorce come una gelatina impazzita sopra una lavatrice in centrifuga durante una scossa di terremoto: non si sta fermo un attimo, è una specie di paradosso termodinamico eternamente sconquassato da una freneticissima attività senza scopo (se si esclude l’autocompiacimento da realizzazione del modello: il frivoletto festaiolo fuori di testa io-sono-originale), non gli riesce in alcun modo di trattenere il suo esplosivo iper-estroversismo un po’ isterico e qualsiasi fonte di rumore musichettaro è sufficiente per scatenare la Bestia (uno sfringuellìo casuale o la suoneria di un telefonino o anche solo il bip di un orologio: se dura più di dieci secondi scatta la modalità trenino); figuratevi allora là in mezzo a diecimilioni di decibel madonnari sparati dappertutto coi tipi del camion di muccassassina che lanciavano tra la folla i molestissimi fischiettini (1) subito presi d’assalto da frotte di indemoniati io-sono-pazza istantaneamente vigilurbanizzatisi.

A parte l’equipaggiamento carnevalesco (alette campanellino - 2 - aureola di peluche - 3), dovreste far caso ovviamente alle simpa-magliettine di entrambi (4 - nello stesso stile cicciottoso credits vintage-seventies c’aveva stampato sul didietro “Dammi J&B Dammi LSD” - 5 - su quella arancione invece non si vede ma c’era il simbolo dell’Intel reinventato “gay inside”), fate caso anche al parrucchino col ciuffo-frangettone buttato sulla faccia all’ultima moda zacefroniana (6), e poi guardate che begli enormi occhialoni giocattolo di plastica (7 e 8 - una specie di imitazione mondainizzata dei Rayban), e la linguetta della cocacola che si è messo intorno al capezzolo per farci il piercingato trasgressivone (9) e il cappello-ergo-sum stilosissimo gessato da padrino (10) e il borsone fricchettonesco (11) e poi sì mi sa che gli è sfuggito un tocchino appena di bburinità dfs niente male (12 - l’elasticone mutandaro griffato Emporio Armani) ma va be’ insomma quell’ascella così entusiasticamente ostentata cogli spunzoni di una settimana (13) rimane imbattibile.

Roma Pride 2008: il gay DFS

Allora cominciamo [*] la nostra trafila di malvume gheipraidaro con questo gruppetto di bburinoni del sindacato tronisti dfs, una della categorie meglio rappresentate e più facilmente riconoscibili: sono quelli superconvintoni che si fanno ogni giorno otto ore di palestra perché sperano che l’effetto serra prima o poi ci riduca tutti quanti ad andare in giro unti rintronati e in mutandine come comparse dei peplum Maciste contro; c’hanno la canottierozza attillata che vibra tesissima sul petto brullo tirato a lucido con la ceralacca per il parquet, un tre quattro peletti sopracciglici sciampati di fresco stirati e messi in piega, i capelli straunti o rasati a zero non-sono-stempiato (1, 2) e ovviamente l’immancabile bicipitone (3) e/o pettorale (4) e/o polpaccio (5) tatuaggiato; e sì precisamente tali e quali un manipolo di qualsiasi friendly neighborhood etero semo-bburinazzi, il che dimostra una volta per tutte che questo genere di pompata bburinità esibizionista ha davvero un fortissimo profondo valore trasversale antidiscriminatorio e che sì potrebbe essere la costante universale in grado di avvicinare e far comprendere le diversità riunendo finalmente le genti nell’amore e nel rispetto reciproco (non sarà una stupida pianolina Bontempi a farci comunicare coi visitatori di altri mondi, ma una sfilatona di Dolce e Gabbana collezione primavera estate uomo machissimo col micromutandino portapalle).

malvestito gay dfs contro freud

La canotta per l’appunto è il pezzo forte dei nostri quattro malvestiti (6 - nera xxs da donna così risalta lo scolpitissimo punto vita - 7 - grigio topo a costine muratoriali - 8 - brasiliana del fratellino piccolo che tifa il calcio), fa eccezione lo spilungone ingelatinato (9) con la Louis Vuitton tracollata (10) che per rimediare s’è tagliato via le maniche della magliettina tamarroide e ogni cinque minuti s’appende tirando forte all’apertura del colletto (11 - sul petto sotto le fiamme fiammeggianti c’ha scritto “Strike It Rich”); e poi dunque pantaloni della tuta larghi hippoppeschi raccolti sul ginocchio per il pelato a destra (12 - numerone bburino e stringhe carabinierare laterali; sotto, Nike gigantesche anni novanta cogli ammortizzatori - 13), bermudoni giungla di rovi per il pelato a sinistra (14; Puma fascianti doratissime - 15) e pinocchietti jeans risvoltati per il brasiliano (16; chiccose scarpette D&G con fierissima bandierina italiana fabbricate per un terzo in Cina per un terzo a Guantanamo e per un terzo da una coppia di simpatici topolini uno magro e uno ciccione in un buchetto nel muro di un garage di Pomigliano D’Arco - 17).

[*] scusate il ritardone ma sti tre giorni m’è capitato di tutto - va be’ che tanto stavate a trastullarvi con la petomania del Biagio (ah bravissime! io direi: raccogliamo tutte le peto-massime in un pdf e mandiamolo a qualche editore spacciandolo per un manoscritto inedito di Osho)