malvestite.net vai al forum
 

Il nostro malvapride al confronto è il raduno di chic zitellone casalinghe del club merletto al tombolo:
Roma Pride 2008

Non c’ero mai stata ad un gay pride e devo dire che non l’avevo mai vista dal vivo un’orgia così enorme ed entusiasta e scatenata di supermalvestitismo, non mi era mai capitato che una malvestita s’accorgesse d’essere oggetto dei miei appuntini e tutta contenta si mettesse in posa dicendomi “bellaaaa il mio profilo buono è questoooo”. Sono andata ieri al gay pride che c’era a Roma e adesso ho malva-materiale minimo per i prossimi cinquecento anni di blog. Per la settimana che viene, quindi, il programma sarebbe quello di esaminare una dopo l’altra le varie categorie malva-umane che hanno partecipato all’evento. Intanto vi copioincollo qua di seguito una breve divertentissima descrizione della generica fauna gaypraidara che m’ha scritto Alessandra (grazie Alessandra!):

Il malvestitismo frociesco ha mille sfumature, suddivise nelle malvalelle (quelle come me, anonime casual leggermente maschilizzanti, quelle supercamioniste che neanche un fabbro di terni si vestirebbe così - borchie braccialoni capellazzi dritti tatuaggioni occhialoni - generalmente sono appena maggiorenni; le suorelaiche con le camper basse la camicia a righine i jeans stirati con la piega; le babbions ex fricchettone tutte scialli occhialini capelli grigi lunghi l’unità sotto il braccio la sigaretta la tosse secca)…..
Per quanto riguarda i maschighei, lì avrai interi cataloghi di A&F, H&H, M&N, Gucci, LV, saranno tutte checche efebiche pendantizzate fra di loro a sciami, coi cappellini antigravitazionali incastonati nel capello scolpito, così ultima moda che nemmeno le suddette case sanno ancora che cosa indosseranno…
Poi invece ci sono le transfinocchie, e se c’avranno un minitanga su per il culo sarà già grasso che cola. Ah, e i tacchi 25 cm e il boa di struzzo.

Biagio Antonacci: convivendo con l’idiozia

Non so perché ma me lo sentivo che valeva la pena trascorrere quei cinque minuti che mangiavo la rustichella all’Autogrill leggendomi il libro di Biagio Antonacci, forse l’avete visto da qualche parte, è uscito un mesetto fa e si chiama Se ami devi amare forte, in copertina c’è lui con l’aria distratta la barba incolta il cappellino da cowboy la camicia aperta sul petto epiladyzzato e il Rolex lucidissimo (il messaggio è: non sono gay, sono solo un avventuroso bburinone impaccato di soldi e pieno di profondi pensierini e con una anima spiccatamente femminile, lo dice anche il mio oroscopo): c’era da aspettarsi un librazzo totalmente cretino e barbosissimo tipo il coso autobiografico della Ventura (quello sì una schifezza così piatta e inutile, boh, non saprei che dirne [*]), e in effetti questo di Antonacci come dire, cretino lo è sì parecchio e pure barbosissimo al punto giusto (direi un novantanove virgola nove periodico circa), ma sparse qua e là non credevo ai miei occhi c’ho trovato delle piccole eccezionali perle di comicità involontaria che m’hanno folgorato, divertentissime, delle cose che a un certo punto quando meno te l’aspetti nel bel mezzo di quella tipica melenseria poetastra da viscido malinconico pianobar anni novanta, bam!, il colpo di genio.

Per esempio mi piace un sacco quando nelle sue altissime dissertazioni cioccolatino-francescoalberoniane sulla natura dell’amore, ah l’amore! l’amore!, ci ficca dentro certe simpatiche spiazzanti pennellate scatologiche: qui sotto, guardate, sta parlando di come l’amore è potentissimo, un’esplosione, che “la vita è fatta solo di questa potenza” che “bisognerebbe lasciare tutto il resto per dedicarsi all’amore” che “solamente i saggi riescono a reggere l’onda d’urto” e poi all’improvviso, bam!

Il miglioramento che può dare l’amore non è in cazzate come cercare di non russare e di non fare scoregge. Uno dovrebbe scaccolarsi liberamente, dovrebbe lavarsi poco se si lava poco

Ma aspettate, non è soltanto che si è stufato di averci le ragazze schizzinose che non capiscono il giochetto del lanciafiamme, la cosa è un tantino più complicata, si fonda su tutta una sua meditatissima teoria degli odori:

Ci si sceglie per l’odore. Gli odori sono come i gusti musicali, come la nutella e il gorgonzola. L’assenza di odore non esiste. E’ falsa. Se ci si sente anche nei cattivi odori è fatta: io preferisco sentire anche una donna che sa di qualcosa, invece dell’asettico.

Boh ok, che bel discorsetto, si vede che c’hai ragionato su, bravo - e poi però appena tre righe dopo, aribam! se ne esce con la sconvolgente rivelazione:

Io li sento poco, gli odori, perché ho una rinite allergica latente che non mi permette di percepirli al 100 per cento. Ma quando capita è un viaggione… mi spavento, quasi.

biagio antonacci pensaNon è colpa sua, è che Biagio c’ha un cervello così pieno di roba, così instancabilmente al lavoro, ogni tanto gli va un po’ in tilt: lo dice anche lui che non ne può più, “diamo un motivo a tutto, cerchiamo presupposti per qualunque cosa, una fatica incredibile”, e per l’appunto, indovinate chi è sempre stato il suo idolo? Leopardi (”l’ho portato alla maturità”): sentite qua come ne condensa la poetica in una manciata di parole

Era gobbo, bruttissimo, non beccava neanche a morire, ma aveva trovato la sua via di fuga. I libri, la colossale biblioteca del padre. Lo sento profondamente affine.

Perché Biagio lo dichiara esplicitamente, lui è esistenzialista:

Vorrei pensare meno, essere meno profondo. Meno esistenzialista, per l’esattezza.

E sentite qua, Biagio ha capito di essere perseguitato da questo suo cervello iperattivo il giorno che non riuscì a infilarsi il suo primo preservativo:

Ci misi un po’ per infilarmelo. E lei, giustamente, senza esperienza, stava a osservarmi… Romanticismo seppellito in cinque minuti. Un problema terrificante… Mi venne un’ansia… E lì capii di essere uno che si preoccupa troppo delle cose… Chi pensa troppo… spensa.

Per questo (”chi pensa troppo… spensa”) Biagio ha deciso che è arrivato il momento di regredire, sì, e da oggi in poi

Cercherò di tornare indietro, culturalmente e dal punto di vista affettivo: voglio essere meno problematico, meno profondo… basta con la profondità! E’ un abisso…

La ragione è il male! Il pensiero è la cacca! La coscienza la pipì! Da cui quindi la seguente orrenda sparatona fricchetton-antievoluzionistica (è interessante notare che certe cretinerie fieramente irrazionali sono propagandate da patetici personaggiucci il cui più grande desiderio evidentemente è di giustificare in qualche modo la propria terribile ignorante stupidità - v. Giovanni Allevi):

L’uomo non doveva scoprire la ragione, l’uomo non doveva sapere niente, non doveva viaggiare, non doveva invadere e colonizzare… l’uomo non doveva. L’uomo doveva essere ignorante. Gli animali sono degli esseri superiori. L’uomo è un intruso violento che compromette il resto. E’ una scimmia cattiva, con le sue regole e le sue pretese di dominazione. L’uomo è l’extracomunitario di se stesso.

E ne deriva ovviamente la classica banalissima fascinazione per “i pazzi” (oh ma tu guarda che coincidenza! c’è qualcosa che accomuna Biagio a quell’altro cretinetti io-sono-originale che voleva essere come lui e fa le canzoncine sui pazzi che in realtà c’hanno dentro qualcosa di, eh, come dire, profondissimo, sì, artistico), perché i pazzi sono “fuori dall’immobilsimo della società” hanno “una scintilla speciale” (questa qua sotto della ruota è la mia preferita):

I più grandi sono stati tutti presi per pazzi. A Galileo volevano dare fuoco… Marconi a pochi metri da casa mia a Bologna ha inventato la radio! Non oso pensare cosa hanno fatto al tizio che un mattino si è presentato con la ruota…

L’arte funziona così, è una “folgorazione, qualcosa che arriva dall’alto, o qualcosa che ti scava dentro” (il che, boh, non ho capito come si concilia col suo essere supercapoccione ultrariflessivo), secondo Biagio è tutta una questione di “improvvisazione, ecco cosa esiste”:

Sono un selvaggio, non conosco la musica, mai studiata. Non la so scrivere, non conosco le tecniche di canto. Parlo di ispirazione. Quando scrivo una canzone, se ci metto più di un quarto d’ora, vuol dire che non mi è venuta bene.

biagio antonacci dipinge per il calendario natalizio mutilati di guerra, tutto con la linguabiagio antonacci dipinge per il calendario natalizio mutilati di guerra, tutto con la lingua

Stesso discorso per i suoi quadri (gli scarabocchi qua sopra) - e sentite come gli riesce di introdurre sottilmente nel discorso l’imprevedibile fattore casualità:

Un anziano chino sul suo tavolo, che brinda. Secondo me rappresenta la fine dell’artista, la vecchiaia… E’ stato difficilissimo, perché è una tela piccola e per utilizzare bene la tecnica a olio sulle tele piccole bisogna avere mani esperte… ma lì mi venne di culo.

E infine va be’ non può mancare qualche sua delirante considerazione sul sesso femminile, di cui poverino non ha capito niente, ma è convintissimo - ecco l’unica possibilità che ha una donna di tenersi un fidanzato:

Un uomo si innamora, tutto è bello e meraviglioso. Quando passa l’innamoramento comincia a guardarsi in giro. Trova magari una donna simpatica, meno rompicoglioni, meno logorroica. Un uomo, prima o poi, molla: è normale che vada a cercare altro. La donna perde l’uomo se si abbassa al suo livello: se esci stasera esco anch’io, se tu fai quello lo faccio anch’io… No. Se tu esci stasera io sto qua a casa, vai vai… cazzi tuoi. Io sto qua e mi guardo un film. Tu vai. Si stanca prima lui, sicuro. Si accorge che quella non molla… Si accorge di com’è il mondo fuori, che in casa ha una cosa preziosa.

Perché lui il rapporto tra un uomo e una donna lo vede così:

Una principessa con le scarpe da ginnastica e molto fiato. Credo nelle favole: il principe supera le prove e conquista la principessa. Poi, però, sono tutti cazzi della principessa.

E state a guardare che metafora rivelatrice. A lui gli piace la “donna-prato” (notate l’incongruenza tra la verità del subcosciente e il camuffamento paraculo del superego: se la donna è il prato, non le si corre incontro, le si corre sopra):

Una bella donna è un prato verde: penso a togliermi le scarpe e correre verso di lei, a piedi nudi. Questo è la donna.

Incredibile a dirsi, esiste qualche folle groupie pazzamente malvestita che ha accettato di farsi ingravidare dal Biagio. Dev’essere una di quelle rimbambite donne-prato che ha rimorchiato coi suoi infallibili bburinissimi supersegreti da esterna defilippiana:

“Hai impegni per i prossimi 15 anni?”, quando uno deve fare colpo, funziona sempre

In fondo, eeeeehi, Biagio è un tale superfigaccione. Lui si schernisce timidoso, ma tanto glielo dicono tutti (ah be’, spero che Vasco l’abbia denunciato):

Mi vedo come uno che può piacere, nell’ambito della soggettività del bello e del brutto. Per Vasco, per esempio, sono bello: me lo dice tutte le volte che mi vede.

E concluderei citando un suo accorato sentitissimo appello pro-life:

Mi facevano specie le coppie senza bambini. Non capivo perché non volessero averne, non capivo perché due persone potessero anteporre il lavoro, o i viaggi, o qualsiasi altra cosa all’idea di fare figli, Non mi sembravano realizzati. Poi ho capito: avevano paura!

Di cosa, oh ma dell’unica cosa a cui servono i figli, dell’ago:

L’unico tatuaggio ammesso sulla pelle è il nome di un figlio.

[*] ah no ora che ci penso, uhm, una cosa divertente ce l’ho trovata nel libro della Ventura, una sola però, quando racconta che un giorno all’asilo ha visto il pisellino di un amichetto e da quel momento “cominciai a disegnare il pisellino dappertutto: facevo il sole e sotto c’era un pisellino arancione”

Malvestita #328 - malvamammina e mini-me

malvamammina malvamini-meCon tutte le noie che deve sopportare, mi sembra giusto che una malvamammina come la nostra trecentoventotto sfrutti al massimo le rare occasioni che ha di godersi questa sua stupida appiccicosa creaturina codinata, che quelle due tre volte mensili di scorrazzìo negoziaro possa scegliere e comprare e metterle addosso precisamente quello che si metterebbe addosso lei stessa fosse alta mezzo metro in meno, realizzando così il primo più alto desiderio malvamaterno: trasformare la marmocchietta rompiscatole in una propria assurda versione naniforme, una specie di smorfioso mini-me malvestito - e sì è ovvio che un bambolotto sarebbe molto più pratico (per portarselo in macchina là fino al centro commerciale te lo ficchi dietro nel portabagagli e sai che bello, niente chiacchiericci “mamma guarda questo mamma guarda quello” niente irritante giochicchiare coll’autoradio niente suonerie trapana-timpani e sopratutto una bella sigarettina tranquilla senza che qualche schifoso moralista al semaforo stia a guardarti storto), ma a parte il fatto che non glielo aveva raccontato lei al buzzurrone col gilet Ferrari e i mutandoni Uomo Anderuer (ora signor marito) che il salto della quaglia era sicurissimo al cento per cento, insomma, sarebbe anche potuta andar peggio (e se nasceva con tre gambe? Miss Sixty li fa i leggings perlinati con tre gambe?).

La felpina di raso rosa con le manichette flosce è la stessa per tutte e due (1), come sono identiche la magliettina a righine col bordo inferiore sfrangettato (2) la collana a pallettoni (3) la cinturona borchiata (4) e le ballerine cuoci-piede intagliate nei copertoni d’auto (5: dei megatarocchi crocs, immagino); i jeans della malvamammina (6) pendantizzano soltanto con la gonnelluccia della marmocchia (7 - con sottocoperta pizzettata e leggings incorporati) e per pareggiare il fattore borsetta (8 - un obbrobriazzo kidult ricoperto di vetrini, col disegno dell’uccellino capoccione e la scritta glitterata tweety) le ha prestato il pacchetto di sigarette (9).

Mtv Movie awards 2008 - il malvacarpet

Se pensate che all’ultimo eventone mtvaro c’era la danzatrice del ventre strafattona con l’indigestione da fagiolata, be’, la pur demenziale performance delle zoccolette dimena-culi-alla-velocità-della-luce sommata alla scenetta fake-scandalosa del bustone d’erba sommata all’omino nudo che fa il burlone simpasimpa coll’orsacchiotto sodomizzato sommato alla faccina perplessa un po’ schifata di Rihanna (poveretta, non capisce niente) dopo lo splatterume promozionale di Tropic Thunder (che promette benissimo!) sommata al debutto del premio per il miglior cripto-gayardone (ah no, non è stato premiato per quello? e per cosa allora, l’acconciatura inscalfibile anti-cataclisma?), insomma, questi Movie Awards duemilaotto direi che sono andati così così, niente di che.

will e jaden smithrihannacharlize theronsarah jessica parkerkatie homles e tom cruise

Però qualcosina da malvacarpettare ci sta: per esempio il figlioletto novenne (già starlette mucciniana) di Will Smith, Jaden (posa da superganzo, capello lungo treccinato e aviator extralarge), che sembra un effetto speciale uscito dal film tragedia Tesoro ho ristretto il rappettone bburino (sinossi: rimpicciolitosi durante un party nell’attico newyorkese di P. Diddy, scampato per un pelo al risucchio di un pippatone chilometrico di Fifty Cents, finirà schiacciato e quindi risucchiato dalla risacca post-puzzetta nell’immenso buco nero di Beyoncé), o anche Rihanna, con questo coso grigio tutto storto bucato sulla pancia e la gonna moscia a sacco grumoso (e poi oh ma che genio della pendontizzazione ungulare! c’ha le unghie delle mani verdi uniposcate e quelle dei piedi passate al bianchetto), o anche Charlize Theron, pantaloni attillatissimi con cucitura sbilenca intracosciale, l’orrido bustino strizzaciccia (notate il doloroso rigonfiamento in zona ascellare) con microcoppine conchigliate, i sandalazzi tacco venti con reginette al nero di seppia e il gigantesco anellone a cozza; deludente invece Sarah Jessica Parker nel suo modesto dolcevita glitteroso con stivaletti bianchi e astuccetto portapenne: dopo i malvaeccessi di barocchismo cappellare alla Minnie della prima di Sex and the city (ipotizza Suppish Queen sul forum: “potrebbe semplicemente esserle caduto un seme in testa un paio di mesi prima e aver messo radici”) mi sarei aspettata molto di meglio (ah, qui era insieme alla coppietta Tom Cruise Katie Holmes in versione casalinga padrone nano e schiavetta lobotomizzata - non sono adorabili? e che zombie responsabile la Katie! ha pure riciclato come pantofole le scarpette appuntite del mese scorso).

i coldplayellen pageparis hilton e benji maddenrumer willismegan fox

I Coldplay (che hanno annoiato live) c’avevano i giubbettini io-sono-originale in tema beatlesiano-vintage reinterpretati fricchettonescamente con l’utilizzo di sciarpine robivecchi buttate qua e là, più un cappellino Vasco Rossi (che rappresenta un po’ l’ultimo stadio del pop-cretinetti che non sa come altrimenti stilosizzare la sua insignificante personcina) le solite misteriose poeticissime scritte sulle mani e poi va be’ siccome la calvizie in effetti non è tanto cool, il cantante Chris Martin in Paltrow ha provveduto alla cotonatura tipo Mike Bongiorno; Ellen Page ci fa la teenager scazzatella (notate con quale bilanciata perfezione c’è un pezzo di maglietta che le penzola fuori dai jeans, è tutta questione di un complicatissimo sistema di cuciture e inamidazioni - e notate le scarpone Nike alte anni novanta col linguettone enorme: per le quali temo ahimè una prossima invasione); e poi ovviamente non poteva mancare la nostra musa Paris Hilton nella sua tipica posizione con i piedini perpendicolari (e questa volta s’è portata dietro il fidanzato Benji Madden, un semo-bburini io-sono-originale doc, bandana e maglietta decorate con monogrammature finto Louis Vuitton, ciondolini argentati, cappello ergo sum, barbetta incolta nascondi pappagorgia, occhialoni da sole e doppio orecchino brillantazzo); Bruce Willis travestito da Christina Aguilera quando faceva la darkettona; e infine Megan Fox straconvintissima della sua impareggiabile sexytudine (vestitino rosa bon bon, per metà bustino per metà cascatella di frappettii, con sottogonna vaporosa di tulle nero) che lanciava raffiche assassine di intensissimi flapflap riproduttivi.