Il libro di Valeria Marini l’hanno fatto così: lei mezza morta sul letto “rotondo con lenzuola di seta e coperta in visone epilato” [1] che strafatta di Chanel numero cinque biascica un paio di cazzatelle sconnesse al telefonino (”Cecchi Gori soldoni io avere smalto unghie io essere femmina tanga Cecchi Gori nano hobbit”) e questo tipo, Gianluca Lo Vetro (un viscidone che vaneggia di moda su DonnaModerna - leggi: lecca il culo a chiunque gli capiti a tiro), che cerca di ordinare le cose dandogli un minimo di coerenza, sistemandoci intorno una qualche storiella estroversa (in prima persona) riempita di cretinerie fricchetton-esistenzialette da biscotto della fortuna (un miscuglione irresistibile di febbre citazionista: da Erich Fromm a Confucio ad Albert Einstein ad Antoine de Saint-Exupéry fino poi a Pier Francesco Pingitore, Cesare Lanza e Laura Pausini), qualche considerazione forbita da rubrichetta scema di psico-sociologia spicciola (in terza persona - dove Lo Vetro vuole dimostrare che Valeria Marini non è un paracarro qualsiasi ma un’artista furbissima che ha trasformato se stessa in un’opera d’arte, un’icona pop, un simbolo grandioso dei nostri tempi [2]), vari numerosi upgrade scolastici che dovrebbero attestare gli interessi non solo trucco/parrucco di Valeria Marini (così accanto a “preferisco i libri fotografici, con le immagini da sfogliare più che da leggere”, c’è Valeria Marini che consulta il Washington Post, è un’espertona di Buñuel, è sicurissima che García Lorca non sia un giocatore del Real Madrid, adora e si identifica in Jean Harlow, ha familiarità con Dorothy Parker, emenda affettuosamente citazioni flaubertiane e usa con ricorrenza impressionante “onirico” - per lo più ovviamente come attributo felliniano) e poi gli immancabili giochini di parole tanto ricchi di fascino e umorismo (”di-amanti”, “se-dotti”, “cine-presa” [3]) e le espressioncine creative per definire questa o quella stronzatina (”Marining”, “Scavallamento”, “SMSex” - v. sotto [4]) così facciamo finta che non si tratta soltanto di sfoghi d’idiozia disperata ma di pose giocosamente consapevoli. Nell’introduzione il tutto è sintetizzato in questo modo, che mi sembra azzeccato:
le mie confidenze inframmezzate da simpatici aforismi, a loro volta corredati da segni benaugurali come un almanacco da Frate Indovino: pillole vitaminiche sull’esistenza, il destino, l’amore, la carriera, il sesso, l’amicizia. Sino a questioni tipo il tanga per me comunque fondamentali
Ma andiamo nel dettaglio [5]. Potete già intuire la grandezza dell’opera dal titolo del primo capitolo, Il dito in bocca, dove Valeria ci si presenta come una bambinona ingenua dedita a viziucci neanche troppo ambigui
Sino a quattordici anni ho continuato a succhiarmi il dito. Lo facevo nel sonno, inconsciamente, ma anche di giorno, di nascosto [...] e se mi sono succhiata il dito sino a quattordici anni, cosa posso aver fatto dopo?
E lo so che non è bello lasciare in sospeso un domandone del genere, ma il sesso direi di conservarcelo come ciliegina finale (una piccola anticipazione in tema, ok: la Marini pensa che gli amici la chiamino “flauto magico” perché “trasmetto e al tempo stesso attiro”) - parliamo un po’ di Valeria adolescente, che faceva la cameriera nei villaggi vacanze per pagarsi le trasferte da modella a Milano (i genitori erano contrari - e sul tema ha composto una filastrocca motivazionale che fa così: “autonomia, autonomia, per piccina che tu sia, rendi adulta la vita mia”), ed è proprio in un villaggio che ha conosciuto la sua prima anima gemella, Lorenzo Cherubini non ancora Jovanotti,
fortissimo, grintoso, unico! Faceva suonare i dischi come un direttore d’orchestra con i musicisti, riusciva a creare straordinarie sinfonie moderne. Aveva la musica nel sangue e il ballo nelle vene. Give me five!
Adesso nelle interviste nega (lui scandalizzato deve aver minacciato un bombardamento di querele) e ci va giù prudente dicendo che “no no, è stato solo un incontro”, ma nel libro c’è scritto esplicitamente, che “Lorenzo mi aveva sedotta dicendomi che ero la più bella del mondo” e che “mi ha pure dedicato una canzone” (non vuole dire quale, ma “basta fare caso ai testi dei suoi maggiori successi” - boh, secondo me è sei come la mia moto sei proprio come lei), ancora oggi “ogni anno, il 10 agosto, osservo il cielo e penso a lui che mi ha insegnato a guardare le stelle cadenti”, perché non c’è dubbio che erano anime gemelle,
andando a vivere a Cortona, dove dà da mangiare ai gatti via dalla pazza folla dello show biz, Lorenzo ha per esempio realizzato l’utopia della giovane Valeria che desiderava aprire una fattoria per soccorrere gli animali abbandonati [6]
e non solo, è talmente ovvio
Marini e Cherubini fanno pure rima
Non era una ragazzina sprovveduta: già all’epoca Valeria ha imparato una lezione di vita fondamentale, confermatasi poi col passare degli anni (i genitori che si separano quando lei c’ha sette anni, la stagione al villaggio di Jovanotti che comincia il sette maggio, a Milano che vive al civico sette, sul treno che spessissimo le capita la carrozza sette, il settimo giorno del mese nel camerino sette alla settantasettesima replica del suo primo spettacolo teatrale quando realizzò d’aver sfondato, la quarantasettesima edizione - conta la seconda cifra - del Festival di Sanremo in cui fece da valletta), la lezione è:
Scopri il più presto possibile il tuo numero. Ti accompagnerà per sempre e ti aiuterà a prendere le decisioni più importanti
Non è una cosa da tutti, scoprirlo così precocemente; e Valeria infatti non è una persona come tutte le altre, ha una sensibilità specialissima che la mette direttamente in comunicazione con le forze immateriali dell’altro mondo, rendendola addirittura capace di chiaroveggenza:
Spesso in una stanza mi capita di percepire la presenza di anime o entità strane. Sistematicamente faccio sogni premonitori. Ho presagito più di un cambio di governo, azzeccandone il futuro premier. Ho vissuto anche fuoriuscite dal mio corpo
E’ persino venuta a conoscenza dell’identità di una sua precedente incarnazione, che guarda caso c’aveva il nome che ricorda il suo, ed era un puttanone scatenato d’alto bordo (ok che qui siamo tutti super-razionali e scetticissimi ma insomma, bisogna ammetterlo: messa così, be’, ha una sua certa plausibilità):
Posso narrare la storia di una concubina della quale ho la certezza di essere la reincarnazione, Louise de Valérie, appassionata amante del Re Sole [7], che viveva alla sua corte
E non è sicura al cento per cento, ma forse è stata pure pittrice:
Quando sono andata a vivere in via Margutta, noto quartiere romano degli artisti, mi sembrava di essere tornata a casa. Da notare: non dipingo e non ho mai preso un pennello in mano
Ma non fraintendete, non vuole essere blasfemia, da buona cattolicona per finta Valeria si dichiara fedelissima e praticante [8]: cresciuta sulle pagine di rivistacce alla Oggi-e-similari, non può che essere devota del nostro caro amico Padre Pio; e grazie a Padre Pio - tu guarda la divina provvidenza! - ha fatto colpo su Alfonso Signorini, che scrive
Quando aprì il portafoglio, con la coda dell’occhio vidi tra i suoi documenti un’immaginetta di Padre Pio. Stupore dello stupore! Perché mio nonno era figlio spirituale del santo di Pietrelcina, per il quale in casa nostra c’è una vera devozione [...] Il culto di Padre Pio ha legato Valeria anche a mia madre che adesso ogni sera all’ora del rosario dice una preghiera per la Marini. Mentre la sua foto con autografo campeggia nel soggiorno sotto quella di Padre Pio
E comunque. Valeria era impegnatissima a gettare le fondamenta teoriche del suo personaggio (”ho studiato sui libri e sui giornali il glamour delle dive degli anni Cinquanta, ho mescolato la seduzione bionda di Marilyn Monroe con la fisicità corposa di Sophia Loren e il brio di Gina Lollobrigida”) e muoveva i primi passi come attrice (”al corso di recitazione col metodo Strasberg“) quando cominciano a notarla alcuni grossi personaggioni, oggi stradefunti o completamente rincoglioniti (meglio: nessun rischio di querele a tappeto), che nella sua strampalata immaginazione autoincensante diventano protagonisti di imbarazzanti siparietti di adulazione:
Cinecittà, tardo pomeriggio. Un uomo mi segue. Sto al gioco. S’innesca una complicità maliziosa. Faccio finta di niente, ma lui ha capito che io ho capito. Quali sono le sue intenzioni? Intenderà corteggiarmi, provarci, molestarmi? Sono quasi eccitata da tutti questi interrogativi. Finalmente, il misterioso ammiratore rompe il silenzio. “Come ti chiami?” “Valeria Marini” gli rispondo, voltandomi di tre quarti. Solo a quel punto intravedo che il mio misterioso ammiratore è Federico Fellini in persona. La realizzazione di un sogno per me, di fronte all’inventore di quel mondo onirico che tanto mi aveva fatto fantasticare.
Fellini (che “mi risulta avesse scritto una parte appositamente per me” [9]) ma anche Zeffirelli (”dopo la Loren e la Lollo, c’è sicuramente la Marini” - questa può anche esser vera, ché Zeffirelli si sa, non ci sta tanto con la brocca) e Sordi (”avevo visto i suoi film, trovandolo fantastico nel ruolo di vigile [...] mi ha fatto entrare in una dimensione onirica speciale” [10]) ed Enzo Biagi, a proposto del quale racconta un aneddoto molto buffo che sembra uscito da una puntata di mr. Magoo (cos’altro ha dovuto subire, povero vecchio),
Quando Biagi ha compiuto ottant’anni, alla festa con Agnelli, Prodi e Romiti, gli ho cantato Happy Birthday uscendo da una torta e imitando l’ineguagliabile augurio di Marilyn a John Fitzgerald Kennedy
E poi va be’ il Bagaglino, la fama, il calendario (che non so chi gliela abbia messo in testa - oh bella, chi altri? dev’essere stato quel genio di Lo Vetro - la Marini crede d’aver contribuito a qualcosa di capitale, importantissimo, qualcosa che ha “cambiato profondamente il senso del pudore nazionale”, e che ha trasformato l’ex calendario da camionisti “in un punto d’arrivo artistico e professionale” - poveri illusi, è esattamente l’opposto) e la pubblicità cretinissima del Videochiamami (”le premesse astrologiche facevano faville: due attori e due registi, tutti nati sotto il segno del toro”) che - non l’avreste mai detto eh? - ha segnato il passo di una rivoluzione tecnologico-linguistica (delirio made in Lo Vetro):
Non è eccessivo sostenere che lo spot Videochiamami abbia fondato un nuovo genere di pubblicità: la reclame di cronaca vera. Per la prima volta il plot di un clip si è ispirato a una vicenda reale [...] Ma a rendere questo spot un unicum senza precedenti è stato il neologismo dello slogan. Il termine “Videochiamami” ha registrato e classificato una nuova azione derivata dall’evoluzione dei mezzi tecnologici [...] lo spot è diventato un tornasole dei tele-tempi, offrendo con un’operazione linguistica, una nuova voce alla lingua e al dizionario
E finalmente Vittorio Cecchi Gori (che appare nella sezione fotografica ritoccatissimo, blurato all’inverosimile, senza i suoi famosi quindici strati di pappagorgia). La prima volta che si sono incontrati lui le ha chiesto “ti dispiace se intanto mi faccio fare la manicure?”, e Valeria subito ha capito che c’avevano qualcosa in comune
Pensavo di essere la sola a discutere di lavoro mentre mi fanno i colpi di sole
Poi dopo, al ristorante
Vittorio si presentò con oltre un’ora di ritardo, aveva i gemelli della camicia sbottonati e i doppi polsi svolazzanti. “Scusa” tentò di giustificarsi “avevo un appuntamento con mia mamma”. Aveva fatto scoccare la freccia di cupido
Perché ovviamente “chi ha un rapporto sentito e profondo con la propria mamma è speciale”, e se poi la madre del tuo boyfriend si chiama come te, allora è fatta
Segno del destino. Era una persona meravigliosa, saggia e colta, con una laurea in lettere. Ci piacevano gli stessi film e nutrivamo le identiche passioni, come quella per le borse Chanel
Il fidanzamento con Cecchi Gori è partito alla grande, trombavano come ricci (attenzione!!! qui di seguito ci si riferisce a eventi che potrebbero facilmente indurre pensieri orrorifici quali “Cecchi Gori nudo”, “Cecchi Gori nudo che fa sesso”, “Cecchi Gori ha un pene”, “il pene di Cecchi Gori”) e non ne avevano mai abbastanza
Le nostre notti d’amore trasformavamo il talamo in un ring di incontri a più riprese in cui nessuno dei due gettava mai la spugna
e una volta in barca (la “nostra Love Boat”) con Tognazzi e la Izzo,
Siamo riusciti a raggiungere il record di due giorni chiusi in cabina… Ricky e Simona ci spedivano sms del tipo “Siete vivi?”, “Non avete ancora finito?”. Da quell’estate il mio instancabile amante avrebbe avuto un nuovo nome: “Duracell”
Poi purtroppo c’è stato il complottone, la bustina di coca che qualche nemico gli ha ficcato in cassaforte per incastrarlo, il loro amore che si spezza, una catastrofe mondiale (”alla notizia della nostra rottura, Leonardo Pieraccioni esclamò: E’ l’11 settembre dell’amore!“). Per fortuna che Valeria c’aveva qualche altro impegno a tenerla occupata: bazzicava da poco nel mondo degli stilisti di moda, che sognava dalla sua prima infanzia (”esprimevo la mia creatività vestendo e, soprattutto, svestendo le Barbie”). C’ha sempre capito moltissimo di moda, tra i suoi stilisti preferiti ci sono Anna Molinari,
La prima volta che le ho telefonato, mi ha conquistata senza neanche parlarmi. Il sottofondo musicale del centralino, infatti, era Diamonds are a girl’s best friend di Marilyn Monroe
e Dolce & Gabbana, perché
sono unici nel modellare quella parte dei pantaloni sotto la cintola, dove l’uomo deve dimostrare più “spessore”
ma la sua passione è anche il frutto di accurate ricerche storiche, per esempio quelle che ha effettuato su una “rara riedizione di tutti i Codici di Leonardo da Vinci” (conservata nella villa in Sardegna del suo amico Carlo Pignatelli),
su quei libri ho scoperto che il più grande artista di tutti i tempi disegnava anche costumi e si era occupato di biancheria intima. In materia, però, aveva idee diverse dalle mie. Leonardo, infatti, era contrarissimo agli slip da uomo. Li riteneva sconci e gli altri uomini dovevano portare i più casti mutandoni. Chi l’avrebbe mai detto che un artista così illuminato e lungimirante fosse per l’appunto un “mutandone”?
Le sue collezioni sono così all’avanguardia che s’è buttata su internet: ha costruito un avatar Second Life che rappresenta il suo obiettivo ultimo di fashion-seduzione, “le caratteristiche di grandi ammaliatrici in un solo profilo di femmina: O di Histoire d’O, Madame de Pompadour e Valentina di Crepax”; e già che c’era non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di una chattatina erotica (non è vero niente: a dargli una tastiera la Marini fa come le scimmie di 2001, prima se le rigira tra le mani guardandola perplessa e poi scocciata prende a sbatacchiarla per terra divertendosi come una matta)
Da qualche tempo chattavo con un’altra identità come tutti i navigatori di Internet: il cosiddetto nickname. Sul web avevo intrecciato un rapporto con “Piccolo Principe” che si dipingeva come il mio tipo ideale. On line abbiamo fatto l’amore più volte. E così ho ricevuto anche il battesimo dell’etere
E il sesso, ok: il sesso. C’è l’ultima parte del libro che si chiama Seduzionario (ah no è la penultima, l’ultima è la V. pedia [11]) in cui Valeria ci dà qualche consiglio per essere più desiderate e rimorchiare meglio (roba che in confronto Biagio Antonacci col suo “hai impegni per i prossimi quindici anni?” è un bambino alla prima cotta), state a sentire - anzitutto, mani e piedi
La mano non deve sembrare una raspa e il piede non deve agire come la tela smeriglio… Men che meno se si spinge in certe parti del corpo. Prima di andare a dormire spalma della vasellina sulle estremità, indossando guanti e calzini per farla assorbire durante la notte. E tatua le tue unghie con gli strass: illuminano ogni tuo gesto
il corpo impanato,
Cospargiti di vitamine in crema. Aggiungi l’aloe che idrata e il burro di cocco che ammorbidisce. Il latte di mandorle che ammorbidisce e profuma la pelle. Il tutto condito con un’abbondante manciata di sale che drena i liquidi e la negatività
la biancheria intimo-geologica,
Tanga. E più di uno, stratificati. Prolungano il piacere dello strip
i trampoli perenni,
A spillo il più spesso possibile. Allungano la gamba e contraggono la natica, rassodandola. Ti manca la coda alzata e sei una gatta in calore… Non scendere mai dai tacchi. A maggior ragione se sei nuda.
E le strategie d’approccio, al bar (al bar?)
Sullo sgabellone del bar usa il “tatto di tette”: sporgiti come da un balcone e sfiora col tuo davanzale il suo braccio, scusandoti subito per il fortuito con-tatto
e il “gioco di sguardi”, che è il suo cavallo di battaglia (la cosa del portacipria mi fa impazzire),
Quando incroci gli occhi della tua preda, fissali per cinque secondi, contandoli col pensiero. Poi cambia improvvisamente obiettivo. Se non riceve il messaggio è impegnato, sposato, gay. Per fare ancora più la seduttiva, voltati leggermente di spalle, apri il portacipria col pretesto di rinfrescare il trucco e lanciagli occhiate dallo specchietto.
ma non bisogna esagerare, “niente sguardi su particolari come fede e orologio”, sennò si passa per una “ragazza in cerca di un matrimonio d’interesse”, piuttosto
Fai un’eccezione per la zip dei pantaloni con annessi, connessi, sovrastanti e sottostanti. E non dimenticare le mani: la dicono lunga anche sulle lunghezze.
Si può eventualmente ricorrere al “Marining”,
Dare da intendere di essere senza mutandine
o allo “Scavallamento”,
Gioco di accavallamento e scavallamento delle gambe, complice del Marining
Poi c’è il gabinetto, che secondo la Marini sarebbe un “grande alleato delle donne” (sì, in una sceneggiatura di Tinto Brass), perché
Se lui non ti ha ancora notata e va in toilette, seguilo cercando di incrociare il suo percorso. Se ti bloccherà il passo, mettigli una mano sul braccio, bisbigliandogli “Scusa” con gli occhi bassi. Se continua a guardati dopo che sei passata, rispondigli con un sorriso incoraggiante. Se ti segue nella toilette femminile, digli un po’ stranita “Cosa fai?” ma lascialo fare…
A un passo dal traguardo
Metti l’uomo in condizione di fare l’uomo: lascia che sia lui a baciarti per primo. Se proprio non resisti, usa questa tattica: fagli chiudere gli occhi, sfioragli le labbra con le tue e digli “Hai visto quante stelle ci sono nel cielo stasera?”
E se riesci a trascinartelo a casa mi raccomando chiudi sul balcone gli animaletti domestici, che in certe situazioni possono essere dei bei rompiscatole
Un cane può leccare, un gatto graffiare e un pappagallo cantare sul più bello. Il più sicuro sarebbe un pesce che resta muto nella sua boccia. Ma in camera ce n’è già uno, che magari fraintende e non gradisce
Ricordatevi il preservativo (”certo, ma colorato e aromatizzato”), e per quanto riguarda i preliminari (non ho capito bene se intende suggerire il maneggìo delle palle oppure, boh, i litchis nel culo - che son pure ruvidetti, ahia - ma no no, allude alle palle)
Quando fai l’amore con la bocca non stare con le mani in mano. Riuscirai a fare due cose in una, prendendo i proverbiali “due piccioni con una fava” e moltiplicando il suo piacere. Fai pratica coi litchis: “flutto amole” come dicono i cinesi.
E se proprio volete strafare c’è la posizione inventata da Valeria, il 7 e 40:
Realizzarla è ai confini dell’equilibrismo. Immaginatevi lei, inginocchiata, che descrive un 4 e lui un 7 con una bella stanghetta pronunciata. Tutto il resto non è 0?
[1] su questo letto qua, o su quello firmato Marta Marzotto: “coperta di volpe rossa con sotto un antico broccato d’oro del Rajasthan”
[2] a Lo Vetro gli piace un sacco il nome Andy Warhol, è una specie di riflesso pavloviano, appena vede una cosa colorata e appariscente si entusiasma e dice Andy Warhol: uh che emozione le scarpe di Paciotti tigrate con lo sbuffino di pelo verde, Andy Warhol! uh che emozione guarda là quella spazzatura coi frutti marci dai mille colori muffosi, Andy Warhol!
[3] mi piace molto il giochino di parole che Lo Vetro attribuisce a Emilio Fede, per cui la Marini andrebbe in chiesa a cercare “l’as-soluzione”
[4] sugli SMSex ci fa la misteriosa panterona, “potete leggerli solo se li ricevete” (e va be’, sai che sforzo di fantasia, ve lo dico io come fanno di solito: “io trombare te tu bono hobbit impaccato io tre tanga uno sopra l’altro te tu volere io strippo?”)
[5] s’è parlato molto dei suoi due aborti - che scandalo! - ma chissenefrega, è un pezzettino tra i meno succulenti (e poi scusate, oh, ma che moralismo chiesotto da due soldi: gli impicciava d’andarci in barca, e allora? ha fatto bene)
[6] è uno dei pezzettini in terza persona, dove Lo Vetro fa l’esegeta marinologo
[7] e che razza di reincarnazione! la chiama “de Valeriè” e dice “la mia omonima” ma invece no - grazie macMarta - si chiamava Louise de La Vallière
[8] la fede l’ha avvicinata anche a Matteo Marzotto - avete presente no? quell’inutile ken parallelepipedico sempre inamidatissimo che le serate di beneficenza le chiama “ciàriti” - si sono conosciuti “in Vaticano a un concerto di Natale”
[9] “Posavo sulla copertina di schiena, col fianco proteso verso il lettore. Federico prese una penna e scrisse sul mio gluteo: “Ho deciso, abito qui”. L’ennesima conferma alla mia teoria sulla centralità del fianco”
[10] quello con Sordi di cui si vanta tanto è un film di quelli che puoi spostarli in qualsiasi altro paese del mondo e il risultato rimarrebbe lo stesso, che so, “il peggior film di tutti i tempi del cinema zimbabwiano”
[11] lista ordinata alfabeticamente di cose mariniane tra cui vediamo potrei citarvi “CD: ne ho registrato uno sperimentale uscito in pochissime copie: Insieme… si canta meglio” e “COLORE: Fucsia” e “NOTTE: sto sveglia, dormire è tempo perso” e “POLITICI: Stimo Berlusconi e ammiro Bertinotti” e “QUADRI: trovo geniali quelli di Andy Warhol” (grande Lo Vetro)
Hanno aperto le gabbie dello zoo?
Mus ponticus sarebbe un nome da fungo porcino per te? quello magari è il boletus edulis…studia, studia, mi sembra tu ne abbia mooooolto bisogno. Un corso estivo di ortografia magari?
lara-v, commento 290: si diceva che lo zero (nella posizione 740) rappresentasse il chiulo della Marini, bello tondo come l’O di Giotto o come lo zero, appunto. I più maligni dicevano che la posizione 740 allude soltanto alla capacità contributiva dell’amante di turno…
Commento #304 di michelabratz ma sei ancora qui? Non ti hanno ancora ritirato dal commercio? Sai vero di aver perso una causa contro Barbie??
Commento #305 di Valentinae il mus ponticus è un topo, come micky mouse….mus = mouse…
Commento #306 di michelaroseauu! Smack! Kiss! Pciù! Slurp! Ma che bello trovarti tra noi!
Commento #307 di SiminsenCerto che le Bratz son proprio bambole di strada, ovvio che difendono la Marini!
Commento #311 di Valentinaciao ragazze!!!
sapete che il fantagenio del blog a cui il mio nome rimanda è il mio ragazzo!?
Indovinate come l’ho conosciuto?
Un bacione a tutti voi e un grazie di cuore a Betty, sempre più brava, sempre più venefica!!! @^^@
Roseau: controlla come hai scritto splinder nel link… :-*
Commento #314 di Pamio sono tanto contenta che tu esita, betty, credimi :)
Commento #315 di laclauzCiao, Betty! :-)))
Mi sto leggendo qualche post in arretrato.
Da morire…..quello su Allevi è una chicca.
Pam: hai ragione.
Spindler’S list…..S-P-L-I-N-D-E-R.
so’ rincojonita…..
chiedo venia.
AHAHAH oddio che forza Valeriona!!!! Grazie Betty!!! Hai capito Cecchi Gori…brrr…Mi spiegate la posizione del 7 e 40?
Commento #318 di Silvionase la marini mi ruba bil la UCCIDO
CMQ
ti amo bill
Commento #320 di **Miss Kaulitz**…(attenzione!!! qui di seguito ci si riferisce a eventi che potrebbero facilmente indurre pensieri orrorifici quali “Cecchi Gori nudo”, “Cecchi Gori nudo che fa sesso”, “Cecchi Gori ha un pene”, “il pene di Cecchi Gori”)…
BUHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAAHAHAHAHHAH
:’D
ma le bratz raffigurano la marini!..non ci avevo mai fatto caso!
sarà contenta valeriona
Ma riguardo alle opere di Saint-Exupéry, non potremmo metterle (sì, anche assieme a Siddharta e al temibile Gabbiano Jonathan Livngston) nella lista del malvestitismo culturale? Più specificamente, nella sotto-lista kidult cioè cose che si possono leggere finchè si è sotto l’egida dell’acne adolescenziale ma poi basta.
Commento #323 di Baffoil piccolo principe non è un libro per ragazzi. assolutamente! ed io lo trovo bellissimo.
per gli altri due sono d’accordo. :)
Commento #324 di frida[...] promettente artista a riposo, Veronica Lario proclama il teatro la sua grande passione (oh, come la Marini! del resto c’hanno entrambe un carrierone teatrale che se la battono), da piccolina è stata [...]
Pingback #325 di le Malvestite » Blog Archive » Veronica Lario e l’arredamento creativo (l’arpa dorata, la collezione di zebre di ceramica e una copia del Foglio artisticamente spiegazzata sul divano maculato di ghepardo)uff..devo ancora leggere..ma faccio subito una domanda..perchè continuano a dire che la Marini è una bella donna?!quanto unge il giornalisti il suo agente?!
ciaooooooo
la cosa più penosa e che Salama si prende così sul serio che crede di insegnare a tutti come si fanno i pompini!!!
Commento #327 di I.B.io sono migliore di voi bimbominkia vesto firmata dalla testa a i piedi
Commento #328 di **Miss Kaulitz**valeria Nazionale, quando penso a te, allora capisco dove non arriverà mai la mia vita: inutile più di te c’è da abbracciare la tazza del cesso e cantare “non sondegno di te”… che cara, ci mette a parte del suo duracell, che poi col cell l’ha videochiamato… che cara…
ha un che d ingenua, sotto tutto quelk rosa….
Miss Kaulitz.. non so se il tuo rotore cerebrale unico ti permetta di comprendere che sei sfociata in un post differente dal tuo usuale trogolo che è il post dei Tokio Hotel, ma volevo solo farti notare che tu non sei migliore di “noi bimbominkia” solo perchè ti vesti firmata dalla testa AI piedi (ma neanche più le preposizioni articolate vi insegnano a scuola?!?).
innanzitutto perchè TU in primis sei una bimbominkia.
secondo, perchè credere di essere migliore degli altri solo per il semplice motivo di indossare stracci firmati è squallido quanto il libro della marini.
@ nina: pensavo di essere l’unica a conoscere Canale Italia e la sua accozzaglia di malvestite… merita, davvero, ed è un potente antidepressivo ;-)
Commento #332 di aleAle: pensa che io una zia relativamente giovane, 54 anni, ma malvestita da morire che si diverte a guardare questa trasmissione ma non nel senso che intendi tu bensì per ascoltare queste belle canzoni. Anche lei è una che si agghinda in maniera improbabile, adesso le è presa la mania di confezionare all’uncinetto orribili ciondoli da mettere al collo.
Commento #333 di Nina[...] sparare sulla Croce Rossa Ne avevamo accennato anche noi qui, ma questa chilometrico post sulla biografia della Marini è [...]
Pingback #334 di Come sparare sulla Croce Rossa « La Casa Dei GiochiBellissimo il blog, complimenti!
“ho anche sperimentato fuoriuscite dal mio corpo” è una delle migliori che abbia mai letto…
Commento #335 di ManuelaDio mio…che mole inqualificabile di cazzate!! E’tra gli esseri, se non l’essere, più decerebrato che io abbia mai visto. Seconda solo ad Antonella Elia. A questo punto prefirisco pensare che è matta…perchè se devo pensare che sia perfino sana di mente mi viene il magone.
Commento #336 di Glamorous25Tag permessi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote> <em> <i> <strike> <strong>
uh mamma! ma poi perchè ce l’hanno tutte col mio nick name ultimamente?
Commento #301 di lara-vLuglio 28th, 2008 @ 5:11 pm