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Malvestita #332 - Jesus is my superhero

malvestita scout made in naplesInsieme ai ratti e ai batteri e agli insetti schifosi, saranno gli scout cattolici a governare il pianeta Terra dell’era postatomica: nelle città ridotte in macerie, sotto il cielo verde fosforescente squassato dai temporaloni radioattivi, gli scout cattolici fischiettando allegri costruiranno canadesi con le ossa dei defunti, casse di risonanza coi crani svuotati e corde con mazzetti di capelli intrecciati, si metteranno in circolo sul cucuzzolo di un mucchio di cadaveri e canteranno lieti tutti in coro, accompagnati dai loro macabri ukulele, qualche canzoncina del repertorio Attualizzando La Parola, di quelle dove si cerca di ficcare un Ebreo fricchettone di duemila anni fa che si faceva massaggiare i piedi con l’olio al prepuzio (il suo, per lo meno) in un contesto moderno e simpatico e giovaniletto, tipo Dio fa goal o Spirito Santo compagno di banco o Maria Maddalena velina mora o Gesù sei il mio supereroe [*].

Gli scout cattolici non solo sono capaci di fare tutte quelle cose utilissime tipiche delle giovani marmotte chierichette, cioè per esempio accendere i fuochi coi legnetti, pescare le goccioline d’acqua dalle buche nel deserto, parlare cogli scoiattoli, riconoscere gli uccellini dal cinguettio e il numero del tram dalle vibrazioni sul marciapiede, orientarsi nelle foreste assaggiando il muschio e farsi sodomizzare selvaggiamente da grupponi di sconosciuti papaboys nelle giornate della gioventù un minuto dopo essersi asciugati l’ultima lacrimuccia provocata dal sentito appello papale al valore della castità; sono anche indifferenti alle avversità materiali, strimpellano insopportabilmente le solite canzoncine in loop mortale nelle ore più assurde (il ringraziamento all’alba, il ringraziamento prima d’andare a dormire, il ringraziamento quando ti svegli nel cuore della notte per fare pipì) e non importa se nevica e fa un freddo cane se ne stanno sempre indifferenti con quegli stupidi pantaloncini giuggioloni e le gambe cianotiche e sempre ostentando allegria e partecipazione, e come se non bastasse sopportano al collo quintalate di pin-trofei dei viaggioni in pullman e degli incontri interscoutistici tipo il Big Ben la Torre Eiffel e i piccioni della pace e il simboletto di Rimini 2007 e il faccione di Wojtyla sorridente (o era Benny Hill?), e poi sì certo dimostrano una incredibile capacità di resistenza psicologica, forgiata da ore e ore e ore tutti assieme entusiasticamente a rimbambirsi inscenando questa loro amichevole vita di gruppo stile Miniclub Valtur fatta di bonari appiccicosissimi riti di socializzazione forzata.

E la malvestita di oggi, che dire, nel marsupio t’aspetteresti il coltellino svizzero e la bussola e una torcia e cose del genere: invece no, si portava appresso una caterva di truccazzi (1) per potersi aggiustare ovunque il faccione stuccato e le unghiette alla francese (2), più naturalmente la boccia di profumone dolciastro olezzantissimo e un pettinino a serramanico se per caso le si scompigliavano i capelli (3 - tiratissimi all’indietro fino su sulla cima del testone); un caso esemplare di esplicita battonizzazione del modello kidult scoutesco: la malva ormai d’una certa età che non può fare a meno di imbburinirsi in qualsiasi circostanza, per cui abbiamo una catervata di bigiotteria sbrilluccicosa (4 - al polso, e - 5 - gli orecchini penduli), la magliettina attillatissima col push up tette-a-missile (6 - con la provenienza orgogliosamente dichiarata, “Made in Naples”) e i pantaloncini balilla sostituiti dai terribili fuseaux attillatissimi (7) che spero ne avesse con sé parecchie paia di ricambio: quando camminava c’aveva dietro una piccola scia di fumo e le scintille che le venivano fuori dall’attrito tra i coscioni (un’altra ingegnosa maniera scout per accendere il fuocherello?).

[*] ah questa, che era quella che mi svegliava ogni mattina alle sei e qualcosa, l’ho ritrovata in Inglese, eccola

Angelina Jolie e Brad Pitt, Putin Junior, un nulla in miniatura e il solito duo di bburinetti in erba

Allora ricominciamo con una cosa forse un po’ datata (va be’, c’ha due settimane) ma chi se ne frega, riguarda le più alte sfere del very important malvestitume e due paroline dobbiamo spendercele per forza: a me m’è capitato di darci un’occhiata in spiaggia tra i palmizi assolati di Porto Marghera e quasi m’andava di traverso la piña colada, ne sono rimasta subito entusiasta, non vedevo l’ora di scriverci su qualcosina. Pensate solo al titolone geniale e appropriatissimo che c’hanno appiccicato quei minchioni di Vanity Fair, che si rifà manco troppo subliminalmente alle tipiche formule che si usano quando vuoi simpaticamente far sapere al mondo come t’è andata durante l’ultima gita al gabinetto: Due pezzi di noi.

i due bburinetti con l'uomo vero dall'ascella pettinataE’ stata una progressione fantastica, prima il bimbuccio cambogiano col crestone punk che s’intonava perfettamente ai tatuaggioni con le tigri e le scrittone misteriose che svelano in un alfabeto estinto la ricetta della pietra filosofale allo zabaione, poi a causa del cambio d’arredamento e i divani nuovi di pelle nera lucida ecco l’Africana in tinta che ce la metti sopra in un angolo vicino ai braccioli e fa un figurone che con un cuscino qualsiasi te lo scordi, poi dopo siccome gli prende la fregola che vogliono usare al più presto un nome esotico super-evocativo che hanno trovato nella rubrica di Confidenze Nomi alternativi a Micia e Minù per il tuo gattino (fino al quel momento accidenti avevano usato soltanto nomazzi bburinissimi - Maddox e Zahara - che sembrano pescati da un film con Van Damme diretto da Carlo Verdone) e siccome i marmocchi è più facile e veloce comprarseli là in Asia (dove la cosa funziona come con le consumazioni nei bar di un villaggio vacanze, li si scambia con le collanine) eccoti un altro piccolo orfanello dai quei posti là (ex Pham Quang Sang - che tradotto è “Gianfranco D’Angelo” - oggi Pax Thien, “Pace Paradiso”: come il figlio di Maurizia) e poi ancora infine - ché ormai è diventata una gran noia e pure parecchio cheap adottarli all’estero, una roba così consumata e strapallosa che c’è gente che va in giro a rubare neonati come si fa coi pacchettini di tictac alla cassa del supermercato (”ops mi scusi, ero sovrappensiero e me lo sono ritrovata in borsa”) - allora meglio e più chic procrearli naturalmente, fuori uno (Shiloh [*]), e poi insomma così facciamo prima ecco gli ultimi arrivati: due in un colpo solo shakerati ben bene in provetta col gene del labbrone materno in pole position in modo che così spuntano fuori già col broncetto turgidamente sexy.

Pace Paradiso già flirta irriverente coi fotografiNelle foto minimalissime su sfondo bianco a contorcersi e scherzare amabilmente sulle lenzuola bianche sono tutti acchittati di bianco perché la scena deve apparire eterea e morbida pulita e rassicurante, perché sono strafamosi e ricchi sfondati (e tu che leggi lo sai, che si trovano nel villone francese d’epoca chicchissimo che costa diecimila orfani non sieropositivi al minuto, ma quasi non si direbbe, oh, c’hanno le pareti nude e crude come a casa mia! - a parte certo le lampade e i pomelli delle porte che s’intravedono ogni tanto, brillanti d’oro massiccio) saranno pure dei supervim galattici ma in fondo la verità è che sono persone semplici con un cuore semplice che amano le cose semplici, per questo si sono truccati da struccati e lei in vestaglietta merlettata Arte Povera s’è persino disegnata un umanissimo brufoletto sulla guancia (toh), lui c’ha la canottierona da vero uomo ruspante col petto abbronzato depilato al laser e l’ascella pettinata col gel e la riga da una parte, mentre i marmocchi già grandicelli se ne stanno civettuoli in questo stato qua - a parte Zahara che ciuccia ipnotizzata un leccalecca e non presenta rilevanti segni di bburinità precoce, strano - rispettivamente: Maddox col ciuffo moicano color puffo e la magliettina ganzetta Yamaha (altro che pupazzettini tenerini 012 Benetton - non dimenticate che stiamo parlando di quello che per l’ottavo compleanno gli hanno organizzato una guerra coi carri armati nel giardino dietro casa); Pace Paradiso esaltatissimo che scalcia col faccino convinto da bulletto e il caschettino mesciato sul davanti, i pantaloni militareschi (che pendantizzano col coltello giocattolo appeso al braccio) la cravattina boho sul petto ignudo e i trasferelli sul bicipite perché i tatuaggi è giusto aspettare almeno che so la prima pubertà, la prima pipetta di crack, il primo bukkake, il primo scappottamento omicidio-colposo col suv-carro-armato; Shiloh con la magliettina che non si capisce se è sponsorizzata o no (George) ma soprattutto lo smalto sulle unghie delle dita artisticamente spennellato a cazzo di cane, bicolore e mezzo sbiadito, un vero tocco di trendy miniaturizzazione bimbominkia.

è tutto Putin bello di mammaCi si aspetterebbe una intervista all’altezza del servizio fotografico e infatti, per l’appunto, tutta un’infiorettatura di ovvietà Piccole Donne con l’emozione del parto e i ringraziamenti al dottore (che ha un nome francese! un dottore francese in Francia in una clinica francese cogli infermieri francesi e la brasserie al primo piano e il barbone francese fuori nel parcheggio francese che suona la fisarmonica francese! è così, come dire, aristogattoso!) le bambine ovviamente che giocano a fare le mamme di riserva, il bagnetto i pannolini le poppate i nomi della madre morta e del nonno di lui e uno dei gemelli che è nato prima dell’altro (“quanti nanosecondi prima?” chiede interessatissima la giornalista robot di Vanity Fair) e bla bla bla, lui di gran classe che giustifica la famiglia numerosissima ricorrendo a quello stesso formulario da gabinetto e dice “ho sempre pensato che se devi farlo devi farlo grosso” e poi compiaciuto non si sa perché la butta sul demenziale “Knox è una miniatura di me, quando è nato aveva la faccia di Putin” (no dico, Putin? di tutti i rubicondi pelatoni del mondo, proprio Putin, con quegli occhietti porcini da malvagio? a ’sto punto non era meglio Dr. Evil?) e invece la femmina più filosoficamente “ha lo spirito di sua madre”, cosa che del resto abbiamo sempre sospettato: afferra caga fai pipì scuoti mangia (poco) fai rumore con le labbra ridi insensatamente guarda il mondo con espressione vacua e disperata (bonus: copula).

Chiude il tutto un allucinante articolone (”tempo di lettura cinque minuti”: più altri due tre per toglierti dalla testa l’ansia rimbombante “mio dio perché sto leggendo questa cosa?”, che rischia d’aggravarsi se si passa poi per sbaglio sulla pagina di Enrico Mentana - dove ci spiega con la consueta gioconda semplicioneria rintronata che gli italiani di Berlusconi sanno tutto tutto tutto e però gnegnegné lo votano lo stesso, ciapa lì! - oppure peggio se si passa sull’intervista di Valeria Mazza, intitolata Se ripenso al mio culo) un articolone dicevo di Chiara Gamberale (forse la conoscete: è il prototipo immortale della scrittrice di instant-remainders, ha un ruolo letterario di spicco, produrre robaccia mediocrissima che serve ad agghindare gli scaffali più alti della libreria in corridoio, che tanto nessuno riesce a leggere il nome dell’autore - perché ehi ho capito i libri posticci ma il polistirolo costa più della carta) articolone dove si accumulano una serie di scombussolanti deliri a partire da raffinate e profondissime riflessioni antropologiche tipo “penso che ogni epoca ha bisogno dei suoi riti e dei suoi miti, dei suoi idoli e dei suoi misteri”, quindi il paragone Jolie-Pitt / Iside-Osiride, per cui “alle maledizioni del Sole si sostituiscono i pettegolezzi dei tabloid, tanto la colpa è sempre e comunque di Seth, il dio dell’Invidia” e poi via al filosofeggiamento del Tavernello scaduto, “il loro messaggio, la loro promessa: dimostrare che nascere non significa necessariamente essere, ma in qualunque esistenza (qualunque) c’è spazio per il diventare, il più è dato dall’accadere” (questa Gamberale è fantastica, no? che concentrato di entusiaste insensatezze tutte in un colpo!) e ancora i gemellini Jolie-Pitt avrebbero il compito di dimostrarci che “si può essere soli, adolescenti tormentati, uomini e donne insoddisfatti, in crisi d’identità, ma se si stabilisce una volta per tutte che famiglia ormai non vuol dire niente, se non il fatto incredibile che famiglia può essere ovunque famiglia si faccia, allora c’è posto per tutti. Per non sentirsi a posto, magari. Ma c’è posto” (cioè praticamente come riscrivere con enfasi melodrammatica, senza dire un bel niente di vagamente intelligibile, la trama di Lilo & Stitch) - è una gran rivista Vanity Fair.

[*] ok per scrupolo sono andata a wikipediarmela e ho scoperto che no non è così, ho sbagliato - però ormai l’ho scritto e non mi va di cambiarlo, dai, teniamocelo così - Pace Paradiso l’hanno preso dopo Shiloh; quindi, uhm, questo vuol dire che il nome esoticissimo di Confidenze gli sarà pure piaciuto, va be’, ma sprecarci un figlio biologico tutto intero deve essergli sembrato un po’ eccessivo.

Sono tornata, evviva!

E domani ricominciamo, che ne dite? Io dico di sì.

Una piccola pausa, l’Indice e la nuova Guida

malvestite for dummies 2007 2008Voi che ne dite, è stata o non è stata una bella annata malvestita? Io dico di sì, eccome, mi ci sono divertita tantissimo. Come per l’estate scorsa, ho preparato una guida riassuntiva del meglio del meglio 2007-2008, che potete trovare qui. Ho anche rischiato di perdere la testa rimpicciolendo ordinando e sistemando in fila tutte le malvestite dall’alba dei tempi a oggi, così adesso c’abbiamo pure un utilissimo Indice delle malvestite (che è navigabile avanti, indietro, e per categoria - gran lusso).

Il blog si prende qualche giorno di riposo. Il forum invece lo sapete, rimane sempre aperto - che ve lo dico a fare - e anzi, ci vediamo là domani cinque agosto, che è Natale e qualcosa bisognerà pur organizzarla (scommetto che ve n’eravate dimenticate eh? lo sapevo, me n’ero dimenticata anche io). E se non frequentate il forum - peggio per voi, non sapete cosa vi perdete - allora ci si rivede a metà agosto o giù di lì, tra non molto.