contiene: il trailer del film Barbarossa, diretto da “un cretino proprio” (cit. Agostino Saccà), filmone da brividiiiiii con Raz Degan e Rutger Hauer; la testimonianza del “delegato bresciano” un po’ ebbro boogie-woogie che ancora non s’è tolto l’armatura di scena; il cartellone pubblicitario del concerto di Umberto Bossi in arte Donato; e poi, ovviamente, soprattutto, Renzo Bossi remix, la video compilation
La paura d’averci l’erede cretino è una paura umana archetipica, profondissima e ineludibile, che immagino risalga ai tempi del primo fortunato australopiteco portatore del gene menare-botte-coi-femori quando pensò “e se adesso mi esce un figlio che invece non è capace? dove finiremo tutti quanti? e se mi esce Francesco Facchinetti?”; ma esiste un microcosmo para-umano, la colonia di muffe pelose che è la politica italiana, in cui – anche a livelli molto alti, e nonostante la successione feudale padre-figlio sia una questione pressoché obbligata – la paura dell’erede cretino non funziona, non fa paura per niente, anzi: cretino è meglio.
Cretino è meglio perché il cretino c’ha il sistema operativo già installato, ce l’ha nativo: il cretino vìola spontaneamente ogni elementare legge di logica e razionalità, non c’è modo di smuoverlo intellettualmente, si fa rimbalzare addosso ogni tentativo (è che ce l’ha di default, è invulnerabile!), è uno schiacciasassi a moto perpetuo uccidi-intelligenza, per natura confuso e sconclusionato, è pigro passivo superficiale e senza dignità, lo si sottomette con un nonnulla ed è geneticamente predisposto alla lingua principale della comunicazione politica, quei pomposi mugugni a pappagallo smuovi-intestini che si chiamano Gonzese, il cretino ce l’ha nel sangue – certo va un po’ addestrato, va contenuto (altrimenti sbrocca [1]), ma insomma il talento naturale c’è.
E in particolare le muffe politiche che al Gonzese ci si sono abbandonate, anzi, dalla putrida fanghiglia del Gonzese ci sono nate, ci prosperano e non hanno mai fatto alcuno sforzo per sottrarcisi (non ne hanno la minima intenzione, cosa volete, sarebbe un suicidio), muffe politiche come la Lega Nord, ecco, sembrano fatte apposta per accogliere e portare in trionfo l’erede cretino del grande capo – e ok, arriviamo al punto, parliamo di questo Renzo Bossi, ventenne secondogenito di Umberto Bossi in arte Donato [2], che da un mesetto circa sta facendo campagna per guadagnarsi qualche prima briciolina di notorietà nazionale (articoletti qua e là, apparizioni televisive, lo show a Pontida), e magari riesce pure a scrollarsi di dosso quella brutta storia della tripla bocciatura (maturità ancora in sospeso: quest’anno passa); del resto direi che è conclamato, la Lega Nord è tutta fatta di gente dalle funzioni cerebrali diciamo un tantino limitate, giusto un tantino – persino i leader più
sofisticati, i più sdoganati e salottieri, prendete l’ingegner Roberto Castelli o Roberto Maroni, sentirli avvanverarsi per cinque minuti è come guardare la spirale dell’ipnotizzatore a testa in giù dopo una teglia di parmigiana, sono dei maldimare generator – uno come Renzo Bossi, col suo occhietto smorto che sembra stia lì lì per chiuderglisi da momento all’altro e il portamento basculante e quella sua parlantina sgangherata da malato terminale di afta gengivale, uno così, come lui, ci calzerebbe a pennello dentro (sulla vetta del)la Lega Nord: lo preannuncia Renzo Bossi stesso [3] nell’intervista sull’ultimo Diva e Donna, che il papi Umberto in arte Donato
Se fossi un cretino non mi candiderebbe mai
ovvero, con una giravolta:
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Scusate, non volevo lasciarvi tutto questo tempo da soli col trailer di Giacobbo, è che c’ho avuto una delle mie cicliche botte di sconforto, mannaggia, e mi sono pure dimenticata le mail, ce n’ho una tonnellata di arretrate, scusate. Però non sono rimasta con le mani in mano, che vi credete: da vera sofferente masochista mi sono sempre portata appresso, al gabinetto, un libraccio della saga di Twilight, e me li sono sparati tutti e quattro – l’ultimo, che è di una demenzialità direi quasi splatter (cioè pezzi di cervello – i miei – che schizzano da tutte le parti), volevo morire.
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Da ammiratrice e studiosa dell’opera di Roberto Giacobbo ho provato disgusto e una certa rabbia guardando il trailer (nuovissimo, uscito un paio di giorni fa) del blockbusterone mmerigano 2012 – è stato più forte di me, gli ho dovuto dare una sistematina giacobbizzante, guardate
perché non è giusto che si prendano una manciata di idee sconclusionate e le si appiccichi una sull’altra a casaccio, rubandole, le idee, a uno stimato ricercatore del mystero che insomma, lo sanno tutti, questo stesso lavoro qua, di rubare idee sconclusionate e appiccicarle assieme con lo sputo, lo fa con passione e impegno da anni e anni, ed è il migliore al mondo (ok, sì, non c’avrà magari i soldi per gli effettacci catastrofici roboanti, ma che cavolo, c’ha le scritte fatte col paint di microsoft in sovraimpressione e anche i libri di polistirolo e la griglia per la brace sempre accesa in studio)
(e a proposito, già che ci sono: la mega-recensione del libro di Roberto Giacobbo l’ho aggiornata con un piccolo sommario ipertestuale, così chi ancora non l’ha letta e non c’ha voglia di sorbirsela tutta quanta in un colpo solo può leggersela a puntate, oppure leggersi soltanto le cose che gli interessano di più)
Aspettatevi che nei prossimi tempi Dyo si faccia ancora meno reperibile del solito, perché pare che Lapo Elkann lo stia cercando. Ebbene sì, proprio lui, il nostro eroe dal barrito interiettivo: s’è incamminato di recente “sulla strada della conversione” ed è appena tornato da un “viaggio spirituale” in Israele, gliel’ha consigliato il suo amico fotografo Steven Klein, reclutatore di “cool jews”; il think tank dei Lapo-cloni dev’essersi già messo al lavoro su qualche lussuosissima magliettazza della salute (ottanta euro) col logo del prepuzio scalpato tricolore, sulle maschere kosher per lo snowboard (quattrocento euro) complete di treccine laterali peyot in fibra di carbonio – per adesso, intanto, hanno fatto queste scarpe qua, l’ha disegnate Lapo in persona (ci teneva perché lui è “patriottico”), le Superga israelianizzate (la foto l’ho presa dall’ultimo Vanity Fair)(un clic per vedere l’immagine più grossa).
di Betty Moore,
Categoria: allucinazioni, io sono originale, very important malvestite
Sapete che c’è questa tizia, si chiama Elisa Alloro, che ha preso parte alla contraerea berlusconiana firmando un istant-libretto di memorie e pensierini, Noi, le ragazze di Silvio, che è una accorata patetica apologia che dovrebbe contribuire alla neutralizzazione del bombardamento di merda veronica-ciarpame noemi-pedo-bordelli primi-ministri-ignudi col-cazzo-in-tiro; e dovrebbe contribuirci perché Elisa Alloro, tra le protagoniste del famigerato corso di politica per volenterose dilettanti del pollice opponibile – il Brunetta-La Russa-Frattini – non è una qualsiasi belloccia molto rintronata e molto disponibile, ma una donna rispettabile tutta d’un pezzo, brava intelligente preparata ambiziosa colta, una che l’Europa se la meritava eccome, “vuole vedere il mio curriculum? vuole vedere il mio curriculum?” (sfidava l’ultimo Santoro), una la cui testimonianza dovrebbe definitivamente confutare, rassicurare, dimostrare una volta per tutte che 1) Berlusconi è tutto famiglia e lavoro e scherzettini innocenti, per niente il tipo da ammucchiata con le ragazzette minorenni; 2) Berlusconi ha selezionato aspiranti donne politiche di prima scelta, fregandosene dei pregiudizi; 3) Berlusconi è come Dyo, se Dyo fosse buono e generoso e un po’ buffone.
Ma chi è, questa Elisa Alloro? Nel libro si descrive così:
Elisa Alloro, classe 1976, origini fieramente emiliane, giornalista pubblicista, poetessa, sperimentatrice nel campo delle nuove tecnologie
Poetessa, avete capito bene, nel libro lo butta là così, non specifica – ma basta farsi un giro sul sito ufficiale, sezione “creatività”, e c’è per esempio questo bel componimento in versi liberi sandrobondiani, Passaggi,

(le sue ardite sperimentazioni in campo tecnologico, invece, consistono – date un’occhiata alle foto qua sotto – nella re-interpretazione ornamentale della webcam come modernissimo pappagallo piratesco da spalla, e nel riciclo di portatile e tastiera come strumenti ginnici per esercitarsi nello stretching)

Elisa Alloro, poetessa ed esperta di tecnologia, è stata sopraffatta dall’urgenza di Noi, le ragazze di Silvio non tanto per cavare dagli impicci Berlusconi, ma per difendere l’affermazione e il consolidamento della presenza femminile in politica – infangata negli ultimi tempi dagli stupidi pruriginosi pettegolezzi dei cospiratori di sinistra – presenza femminile che lei stessa, appunto, assieme a tutte le altre giovani impegnatissime mezzobusty pidielline, rappresentano compiutamente – il libricino serve proprio a questo,
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di Betty Moore,
Categoria: chiacchiericci vari, malvageddon, very important malvestite