Baustelle

4 giugno 2009 / , ,

Riassumendo il mega-coso qua sotto, oggi vi faccio vedere che: i Baustelle sono intellettualmente ed esteticamente delle fogne ribollenti di rifiuti tossici di banalità radioattiva, e musicalmente dei minus habentes che sprizzano idiotissime sborratine di auto-sopravvalutazione ignorante accolte con estatico godimento da schiere di cretinetti in formazione bukkake.

(siccome ci sono tante cose e magari non v’interessano tutte quante, le ho raggruppate in dieci capitoli: cliccando su ciascuno dei link qua sotto verrete spediti sul capitolo che avete scelto)(se volete leggervi tutto dall’inizio, basta che cliccate sul “continua a leggere”)

1) il pop non esiste
2) la leggenda degli eccezionali inventori di melodie
3) gli inutili effettacci dell’orchestra ottusa
4) l’ultra-barocco e il tornado di Bach
5) l’epica sontuosità della trucidona morriconiana
6) una volgare scopiazzatura
7) il messaggio deviante della rivoluzione dall’interno
8) lo psico-opinionista mucciniano dell’Italia sul due
9) una sfrenata fantasia masturbatoria al funerale
10) l’handicap maxpezzaliano e SadLolletto


La musica, per cominciare. Sapete che gli elementi fondanti di una canzone pop (pop-rock) sono, semplificando, gli accordi, la melodia, l’arrangiamento, il testo (e per inciso, sì, bisogna parlare di pop, precisamente, anche se il leader e cervello bimbominkia dei Baustelle, Francesco Bianconi, non sarebbe d’accordo – cito

il pop come genere musicale io non lo prendo neanche in considerazione, nel senso che non esiste per me. Quando parlo di musica “pop” io intendo una macro-categoria che contiene ogni possibile genere di musica leggera. Pop significa popular, cioè “popolare”. Dal momento in cui una qualsiasi opera d’arte musicale viene creata, riprodotta, venduta e diffusa alle masse, diventa automaticamente pop.

un’inezia, ma già la dice lunga: pur d’agitarsi un tantino nella posa insofferente di quello che non si fa etichettare, spipponizza sull’ovvia derivazione del termine pop, facendone l’occasione per un paio di avvilenti frasette pausa mensa (con cannone) a scienze della comunicazione [1], e non sa, o finge di non sapere – per stupire con quei “macrocategoria” e “diffusa alle masse” i due tre adolescentelli fessi affamati di stupide precisazioni mollemente anticonformiste – che il termine pop ha in campo musicale una sua precisa definizione) Tornando a noi, a quei quattro pop-elementi fondanti che vi dicevo, be’, i Baustelle sono desolanti in ciascuno di essi, e la cosa sarebbe grave a prescindere, come no, ed è ancora più grave se considerate, anzitutto, questo loro dichiarato intento (cito, sempre Bianconi)

nel progetto Baustelle c’è il lavoro sulla forma canzone

e se considerate, poi, che gli adoranti bukkakari esaltano i Baustelle come eccezionali inventori di melodie,

Le melodie delle canzoni, concepite con dolorosa eleganza e finemente cesellate [dice uno]
Nessuno oggi in Italia ha il coraggio di cercare aperture melodiche spalancate come quelle dei BAUSTELLE [dice un altro]

la cosa è imbarazzante, perché le melodie dei Baustelle sono melodie sciatte, stupide, ammorbanti e noiose, quasi esclusivamente progressioni di scalette e piccoli saltini insignificanti (fatti di solito per riacchiappare la scaletta dall’inizio); una bella melodia, lo sapete, è una cosa che può funzionare autonomamente, provateci a fischiettare La guerra è finita (per citare una delle meno peggio), ha un andamento piatto, anonimo e monotono, proprio perché è una melodia stupida, composta senza alcuna intelligenza e sensibilità musicale, senza alcuna inventiva e varietà, nel modo più sciatto possibile (il ritornello sembra Fra Martino al contrario), blandamente gradevole com’è ovvio che sia gradevole all’orecchio un insieme di scalette, ma stupida e, alla lunga (trenta secondi), noiosissima. Quindi no, cominciamo a sfatare questo mito: i Baustelle non sono dei grandi melodisti, al contrario, sono pessimi melodisti.

Sorvoliamo velocemente sulla questione accordi, perché non c’è molto da dire – ed è la parte meno interessante, in fondo – poca fantasia pure qui, la stessa manciata di soluzioni, gli stessi tipi di accordi abbinati alle stesse strutture melodiche; e veniamo invece alla questione arrangiamenti – ah! gli arrangiamenti, uno spasso! – c’è roba da lasciarci secchi tutti quanti, sentite Bianconi (cito)

Noi siamo sempre stati molto affascinati da una serie di riferimenti del passato che questi elementi li hanno uniti: ad esempio i compositori di musiche di film italiani degli anni 60, che oltre a quello facevano anche gli arrangiatori delle cosiddette “canzonette”. Se tu prendi una canzone di Mina di metà degli anni ’60, ad esempio “Città Vuota”, scopri che ci sono sia le chitarre che un uso abbastanza massimalista dell’orchestra. Una volta si faceva molto comunemente e si ottenevano risultati abbastanza sperimentali.

e loro, i Baustelle, ispirandosi a questo tipo di “risultati sperimentali”, hanno appunto ricercato (nel nuovo disco, Amen)

l’utilizzo dell’orchestra classica e di strumenti elettrici insieme

E sono esperimenti molto apprezzati, sentite qua Matteo Bordone (teorema: soltanto un DJ cogli adesivi sul MacBook può enunciare peggiori bestialità di un indie-Voldemort uscito da scienze della comunicazione)

AMEN esce il primo febbraio. È stato registrato con grandi orchestre e arrangiamenti sontuosi

E lo stesso Francesco Bianconi, sempre parlando degli arrangiamenti di quei tempi là, anni sessanta, spara lì una sborratina mica da niente (cito):

il lavoro sulla forma canzone. Per lavorarci in modo rivoluzionario bisogna guardare agli anni in cui anche le canzonette erano rivoluzionarie

Vediamoli un po’, allora, questi arrangiamenti. L’esempio che fa Francesco Bianconi, quello dei “risultati sperimentali”, l’arrangiamento di Città vuota (eccola), è una cosa piuttosto elementare, con una tessitura costante e uniforme fatta di batteria, basso e schitarratine, sulla quale suonano un ensemble di archi e un coro utilizzati ad accordi tenuti o all’unisono, niente di che, ma c’è comunque dietro un disegno ragionato, c’è una struttura equilibrata, nell’accompagnamento c’è un utilizzo intelligente di melodie che fanno da contrappunto alla parte vocale. Ecco: i Baustelle, al di là dei battaglieri proclami-sborratina, sono così musicalmente incapaci che non gli riesce neppure di mettere in piedi una cosa altrettanto semplice ed elementare. L’utilizzo che fanno dell’orchestra è sanremese al cento per cento, altro che sontuosità, è un mero stupido riempitivo – prendete la canzone Il liberismo ha i giorni contati, Francesco Bianconi dice (cito):

Volevo una canzone bubblegum, semplice. Poi l’arrangiamento si è complicato, con l’inserimento di riff orchestrali molto stratificati.

Non sa di cosa sta parlando, non ci capisce un’acca: quale stratificazione, quale complicazione, l’arrangiamento de Il liberismo ha i giorni contati è di una monotonia e di una superficialità asfissianti, l’orchestra che c’hanno appiccicato sul ritornello è l’insulto a una orchestra, non è un insieme variegato di strumenti che armonizzano assieme, e non è neanche (come nel caso di Città vuota) un utilizzo melodico ma ragionato di un ensemble strumentale, sono invece soltanto degli ottusi strombazzamenti di note, effettacci fini a se stessi che accompagnano all’unisono un’altra voce, funzionando cioè da inutile sottolineatura baraccona, oppure intermezzi di pochi secondi in cui propongono in una scontatissima versioncina orchestrale le loro solite stupide melodie scalari.

Ma non si ferma qui Francesco Bianconi, a cui questa cosa dell’orchestra deve provocare spasmi incontrollabili di sborratine a go go (è tipico, questo ridicolo e sovrastimatissimo cazzeggiare con le sonorità classico-orchestrali, del poppettaro ignorante da quattro soldi che vuole darsi le arie di quello musicalmente preparato: guardate Morgan, che ci combina, con le sue improvvisazioni, povero povero mona), e dice, Francesco Bianconi, a proposito della canzone L. (cito)

E ritornelli e stacchi strumentali ultrabarocchi. Quando ho scritto l’arrangiamento di archi e fiati pensavo alle stanze settecentesche del finale di 2001 Odissea nello Spazio

Barocchi? No, di più, Ultra-barocchi! Sarebbe a dire: tristezza? no, di più: ultra-tristezza! Perché ovviamente non sa neanche cosa sia, Francesco Bianconi, la musica orchestrale barocca: non ha niente a che vedere con le sue caccoline, gli intermezzi di accordi arpeggiati e i trilli e i mordentini suonati dagli archi all’unisono (ancora!) – e non è che ficcare a casaccio nel testo le parole (“la figurina”, direi – ma ve lo spiego giù giù)

Fughe di Bach

renda il pezzo barocco – anzi, ultra-barocco. (a proposito di Bach, che ultimamente va di gran moda, i Baustelle hanno sfornato di recente un abominio che si chiama Come Bach, la trovate qui, immagino sia l’idea di Bianconi del contrappunto bachiano, ascoltatela, è di una stupidità raggelante – sempre per la serie: che il micro-tornado che sconquassa le ceneri di Bach non abbia mai tregua)

E sentite qua, ancora, a proposito di La vita va, Francesco Bianconi dice (cito)

epica musica morriconiana di Rachele. E sontuoso arrangiamento di archi nel finale.

Disgraziato Bianconi, tragicamente ignaro della pochezza sua e delle cose che fa e che dice: il “sontuoso arrangiamento di archi”, qui, è una cagatona che quasi quasi non avrei neppure il coraggio di definire arrangiamento (“morriconiano” poi, tzè!), sono i soliti violini più violoncelli che suonano ad ottave parallele (yawn) una melodia interessantissima, pensate, è riuscito a passare dalla pastoia delle scalette alla pastoia degli accordi arpeggiati: e che cacchio, sontuosità! Di più! Ultra-sontuosità!

E poi, poteva mancare?, c’è l’arrangiamento dal sapore etnicheggiante (sta parlando di Baudelairecito):

In questo pezzo volevamo che ci fosse un andazzo ballerino, ma mischiato alle chitarre spigolose e all’Africa

Dove l’Africa, intuisco, sarebbero i ritmi terzomondisti stile samba realizzati battendo sui tubi sonori che c’hanno tutto l’aspetto della trasposizione elettronica della cenetta di classe a casa sua cogli ex compagni fricchettoni di scienze della comunicazione, a improvvisare le musichette coi tavoli e le bottiglie di birra.

Ma il culmine della incapacità arrangiatoria e compositiva dei Baustelle risalta in tutto il suo penoso grigiore nella canzone Panico, che dovrebbe essere un omaggio a Lee Hazlewood: non è facile scrivere una canzone “nello stile di”, sia essa una parodia o un esercizio di stile, e infatti i Baustelle, che musicalmente sono delle capre – credo d’averlo già detto, sì – non riescono a tirarne fuori altro se non una volgare scopiazzatura fatta di piccole grossolane variazioni su These boots are made for walking, un arrangiamento baustelliano di violinetti all’unisono e strombazzate ottuse e qualche schitarratinata folk cucita sopra frankensteinianamente – ultra-tristezza nell’inciso: siccome non potevano andare avanti con la scopiazzatura anche lì, sennò che cavolo, era troppo evidente, hanno cambiato gli accordi a cazzo di cane, riuscendo soltanto a rendere sciapa e inutile una sequenza che nell’originale era resa interessante da una piccola modulazione (il cambio improvviso sulle parole “These boots”) che nella volgare scopiazzatura non c’è più, e così la loro diventa una schifosa volgare scopiazzatura.

E poi va be’, per concludere: i testi. Le idee, le parole, che sono l’arma numero uno di Francesco Bianconi, ci si impegna di brutto, gli servono a veicolare “il messaggio deviante” per fare “la rivoluzione dall’interno”, quindi capite, insomma, le maneggia con cura, sono pericolosissime bombe retoriche distruggi-sistema (cito):

O sovverti il sistema con le armi, e non è mia intenzione, oppure ci stai dentro e cerchi di fare la rivoluzione dall’interno mandando dei messaggi devianti

Che è sorprendente, è la stessa strategia del povero povero Morgan, l’infiltrato sovvertitore anarchico (“faccio il buffone in tivvì ma sono anarchico perché faccio il buffone solo quando lo decido io! solo quando lo decido io! e ora per Dio passatemi il girello!”), il che potrebbe forse suggerirci un qualche sospetto sull’esistenza di una cripto-falange rivoluzionaria nascosta tra una pubblicità degli assorbenti, gli urletti scomposti dei bimbominkia di Mtv e il perizoma di un mignottone del bagaglino. E per l’appunto, allo scopo di diffondere “il messaggio deviante”, i Baustelle vanno dappertutto, ci vanno apposta (cito)

Io sono stato molto contento di andare al Festivalbar con una canzone come “la guerra è finita”, che parla di un suicidio perché sentivo che era una pecora nera all’interno di un grande gregge di pecore bianchissime.

Perché non si sa mai, oh!, che “il messaggio deviante” possa colpire e far rinsavire di colpo uno tra le migliaia di bimbominkia pecore bianchissime che strepitano orgasmici ai piedi dei Finley: “io… io… vedo… il messaggio deviante!… sotto il multilivello… nascosto… samantha! tamara! lo vedete anche voi? devo… rifare daccapo la libreria di iTunes!… ora!… il messaggio… deviante!” – e qual è, sentiamo un po’, questo rivoluzionario “messaggio deviante”?, volete saperlo anche voi?, tenetevi forte – eccolo (cito):

Credo che la civiltà occidentale stia toccando la sua punta massima di volgarità e di squallore. Crediamo nei soldi, nel potere, nel sesso. Non abbiamo più una visione religiosa dell’amore. L’amore nel mondo dei telefonini e dei reality show forse non esiste più. E’ inevitabile che per sopravvivere in mezzo a questo nuovo universo di valori legati ad una società fondata sul liberismo economico e sull’individualismo, si voglia più apparire che essere. E si voglia più sognare di diventare una velina piuttosto che sognare una vita scandita dal ritmo delle stagioni.

Cioè a dire, pensate!, lo stesso identico “messaggio deviante”, finemente articolato, che trovereste nella testa e sulla bocca di un personaggio fricchettone sceneggiato da Gabriele Muccino, cioè a dire lo stesso identico “messaggio deviante” degli opinionisti televisivi da salottino bassamente psico-qualunquista dell’Italia sul due, cioè a dire: piccolissimi luoghi comuni prêt-à-porter fatti di genericissima indignazione, disillusione e moralismo spicciolo – a cui tutt’al più, ecco, Francesco Bianconi aggiunge l’inconfondibile crosticina giuggiolona di malinconia e cinismo liofilizzati da sedicenne decadönte [2], un due tre paroline magiche che ripete ossessivamente e finiscono un po’ ovunque (“occidentale” è una mania – siccome siamo in Occidente, ehi!, va sul sicuro – serve a dare l’idea della profonda conoscenza del sistema nella sua complessità d’insieme – io farei di meglio, ancora più generico e roboante, condannerei il sistema “terrestre” in toto)

Le parole delle nostre canzoni descrivono una società occidentale allo sbando, in cui l’idea di Dio e di sacro sono andati a farsi fottere

e poi, soprattutto, al bolo di genericissimi cliché malamente rigurgitati Francesco Bianconi ci aggiunge le figurine, le figurine!, Francesco Bianconi è un mago delle figurine, le prende dalle quarte di copertina, per sentito dire, se le scambia cogli amichetti, dove gli capita, sono le figurine dell’album di figurine che si chiama La cultura (ci gioca anche Morgan!), e si gioca così, sleccazzandole e appiccicandole in quattro e quattr’otto sopra ad abissali voragini di ignoranza, per poi mostrarle ai cretinetti adoranti che, se le riconoscono, sono felici, scodinzolano, si sentono realizzati (dice uno, ancora incerto ma già scodinzolante)(cito)

Allora cosa c’entrano i Baustelle, Cattelan, Coppola? Boh! Io non faccio ipotesi, di sicuro c’è tutto un rimbalzare di citazioni su citazioni. E da dove è cominciato tutto? Da Conrad! Per questo mi sa che aggiungo il libro alla collezione ;)

Lo stesso vale musicalmente, del resto, tutte le idee musicali dei Baustelle hanno questo valore qua, la miseria monodimensionale e la ristrettezza sciocchina di una figurina che fa da coperchietto precario alle loro irrimediabili mancanze culturali e intellettuali e artistiche; ma hanno anche – idee musicali e non – la patinatura, la facile riconoscibilità, il convenientissimo tutto-qua!-non-c’è-niente-da-capire di una figurina, da cui consegue l’immediato bonus gratificazione di chi si compiace d’averla riconosciuta al primo colpo, “cèlo!” – tanto più che no, altro che figurine, gli adoranti bukkakari sono convinti d’averci loro soltanto l’esclusiva possibilità di comprendere la musica dei Baustelle, e lo rivendicano orgogliosi, le figurine dei Baustelle voi non ce l’avete, noi sì! (cito)

Amen non è un disco comprensibile per Vincenzo Mollica o Mario Luzzatto Fegiz

e (cito)

I Baustelle sono per un pubblico maturo, ragion per cui non possono essere facilmente compresi e spesso non piacciono

Le figurine sono apprezzatissime e i Baustelle le sparacchiano a raffica – per usare le sue parole, che mi sembrano perfette, i Baustelle sono

i Bluvertigo del duemila, quei Bluvertigo che ad un Mtv day di qualche anno fa domandavano alla folla, vi piace di più Platone o Aristotele?

Ci sono le figure filosofiche (“critica sociale marxista” ovunque, persino nel tenente Colombo

Che Dio o chi per lui li benedica per aver iniettato nella cultura dell’intrattenimento americana piccole intelligentissime dosi di critica sociale marxista

e va be’, ve lo ricordate, è un fan: i suoi personaggi preferiti di Topolino sono Zapotec e Marx), le figurine politico-economiche, le figurine dei personaggi, tantissime (cito):

Dante, Pasolini, Houellebecq, Montale, Gainsbourg, Fernando Di Leo, Chandler, Ellroy, Dostoevskij, Morricone, Francois de Roubaix, I Television, Scerbanenco, T.S. Eliot, Dylan, Johnny Cash

Non c’è mai neppure un minimo accenno a pensierini che abbiano una remota possibilità di dirsi originali o minimamente complessi e strutturati, soltanto luoghi comuni e figurine – e, com’è d’obbligo per qualsiasi vero artista di merda che si rispetti, valanghe di comicissime botte d’auto-esegesi (cito):

i testi multi-lettura…. mmmmh…. come dire…. un’altra lettura, un altro insieme di letture… mmmh… che secondo me arriva un po’ dopo, nel senso… è proprio una questione di enunciazione capisci…

e (cito)

Ho scoperto a posteriori che i testi che avevo scritto erano tutti molto simili. Magari non apparentemente, ma in profondità. Mi sono sorpreso a constatare quante volte avevo ripetuto la parola “Dio”, ad esempio.

(come fosse una constatazione “in profondità”, contare le parole) da cui, appunto, la conclusione che citavo sopra (intelligentissima! piena di significato! anzi, di multi-significato!), che nella civiltà occidentale dio è andato a farsi friggere, da cui il conseguente logicissimo pensierino fricchettone – uno dei miei preferiti (cito)

il mio progetto di vita sarebbe quello di trasferirmi in oriente, in modo da crearmi un’opinione differente del mondo occidentale. Ovvio che vivendo qui, non si può darne un parere oggettivo, quindi bisognerebbe andar via per poi ritornare, per guardare il mondo con occhi diversi. Certo, è un progetto impegnativo. Pensando più in piccolo mi trasferirei in Spagna o in Germania

Ma non prendetelo per un qualsiasi “poseur” affetto da “maledettismo”, per niente!, Francesco Bianconi si ricorda di preciso quand’è che guarito, ne è sicuro, (cito)

dopo aver letto La Vita Agra credo di aver perso definitivamente il mito del “maledettismo”. Terminava la mia carriera di poseur

e infatti lo stesso articoletto (scritto da Bianconi per XL) si conclude così, con una sfrenata fantasia masturbatoria in cui assume pose di addolorata spettacolare interiorità super-espressionista

Ed io, scribacchino di canzonette toscano emigrato a Milano per lavorare in una rivista di giardinaggio, mi ritrovo spesso a immaginarmi sfilare dietro alla bara, sotto una pioggia fitta, e bestemmiare e contorcere la faccia in un sorriso amaro, pensando alla mia vita come è stata, come è, e come si distruggerà.

E poi c’è l’ironia, be’, la micidiale ironia di Francesco Bianconi, cioè un coglione che si guarda mentre dice una cazzata e poi si sghignazza sopra da solo, magari simulando sovrappensiero il richiamo irresistibile di un qualche buffo significato millefoglie – tanto c’è l’adorante collezionista di figurine che se le segna tutte, le sghignazzate solitarie di Bianconi (così poi a casa ci ripensa e forse c’arriva), e nelle interviste si trovano sfilze di (cito – un’intervista soltanto),

(sorride autoironico, NdR)
(sorride, NdR)
(sorride ironicamente, NdR)
(ancora sorrisino, NdR)

Tecnicamente, come se tutto ciò non bastasse – e per finire, finiamola – i Baustelle non sono capaci di scrivere testi. Definirei la loro incapacità – la sua, di Francesco Bianconi – un handicap maxpezzaliano (in onore al suo più celebre esponente), nel senso che
1) non sono capaci di racchiudere le unità sintattiche delle frasi all’interno del verso e strabordano spesso e volentieri nei versi successivi – sapete ovviamente che, se usato con intelligenza, lo strabordare può avere un suo perché (si chiama enjambement), ma non nel caso dei Baustelle, che lo utilizzano cialtronescamente senza alcun controllo, incapaci di risolvere in versi ragionati le poesiole libere vomitate lì per lì da Francesco Bianconi
2) non sono capaci di far combaciare accenti musicali e accenti delle parole (come non sono capaci di far combaciare – o comunque di far assumere un qualsiasi rapporto intelligente – enfasi musicale ed enfasi testuale; anche se insomma, è un livello davvero troppo avanzato, non prendiamolo neppure in considerazione), il che, accenti musicali vs accenti delle parole, genera effetti molto divertenti,

Un pezzetto bello tondo di cielò d’estate sta soprà di me
Non ci credo Lo vedò restringersi Contò le stelle, ora

Che è l’incipit di Alfredo: addirittura un cambio di tempo e persona dell’ultimo verbo, che da prima singolare diventa terza singolare passato remoto. Oppure, in Spaghetti western (la prima singolare “ti spacco” diventa terza singolare passato remoto)

Ti spaccò la faccia con un calcio e poi
ti mando al creatore

E poi in Sergio (da La Malavita) c’è un bellissimo:

Cristò Gesù

Combo mortale delle due incapacità maxpezzaliane in uno dei loro testi peggio costruiti (virgole alla fine di ogni verso per esaltare l’oscenità dell’interruzione)

E’ difficilè,
resitere al mercato amore mio,
di conseguenza andiamo in cerca di,
rivoluzioni e vena artisticà.

E nella seconda strofa delirio di enjambement

Anna pensa di,
soccombere al Mercato non lo sa,
perché si è laureata anni fa,
credeva nella lotta adesso sta,
paralizzata in strada finge di,
essere morta scrive con lo spray,
sui muri 
che la catastrofè,
è inevitabilè

In Colombo si spingono all’estremo, arrivando a spezzare addirittura delle parole fra due frasi musicali. La combinazione di frasi sbagliate, accenti e respiri presi male rende il testo qualcosa di allucinante:

La logica spietata del profitto o chissà cosa ci,
fa figli dell’Impero Culturale Occidentale me,
nomale che [respirone] qualcuno o che qualcosa ci [respirone] punisce arri,
va un ìnvestigatore ci [respirone] deduce l’animà,
La nostra cognizione del dolore illuminà

E va be’, che volete, c’hanno gioco facile, li si pubblicizza su XL e rivistacce e sitacci assortiti, hanno un gran successo tra i blogger, un successone!, per cui i cretinetti adoranti sono forse persino più tonti dei Baustelle, parecchio più tonti, sono quelli che rispondono così all’incipit di Panico, che dice “Hai mai provato l’orrore?” (cito)

SadLolletto
io sì

e

mery92art
idem

Entrambi hanno percepito il messaggio deviante.

[1] perché sì, a proposito, lo sapevate?, è laureato in scienze della comunicazione – direi che si vede
[2] che è una citazione da qui

522 commenti

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Commento #398 di Giulio
Secondo me il paragone tamaro – moore non regge. Capisco cosa intendi: la tamaro non avrebbe mai assunto livelli di eccellenza, mentre nel fumetto questo moore sarebbe un dio o qualcosa del genere, quindi si potrebbero (sarebbe giusto) invertire le parti. Vero.
Io dico però che, per come vanno le cose oggi (sbaglierò) è improprio fare un parallelismo tra musica e scrittura, almeno in questo senso che sembra troppo semplificato.
Scrivere lo facciamo tutti, e tutti siamo in grado di valutare con certa cognizione un testo (o un fumetto), diciamo almeno in misura “minima”. E’ un fatto immediato, al quale siamo abituati fin da piccoli, scriviamo e leggiamo ogni giorno. Abbiamo, in sostanza, pratica e dimestichezza con la scrittura e di ciò ne beneficia anche la nostra capacità di critica. In sostanza abbiamo quel minimo di “tecnica” necessaria a poter valutare. Mi rendo conto che un po’ generalizzo, sono sempre lì sulle mie convinzioni, ci mancherebbe, ma è così. Con la musica, invece, beh….tabula rasa. Pochi, pochissimi, sanno scrivere o eseguire e posseggono la “tecnica” minima per poter valutare (in italia, poi, questo profilo è un vero disastro), ma siccome siamo in un mondo libero ognuno ha la possibilità di esprimere la propria “arte” e ognuno ha la possibilità di apprezzarla. Che valore abbia quest’arte non importa, ciò che importa è come viene proposta, i mezzi utilizzati a veicolarla, quel che pensa chi ne fruisce. Ahimè…
rimango dell’opnione che il metro di giudizio, per la musica, debba essere lo stesso: contano i contenuti, la forma con cui sono esposti, l’attenzione per il dettaglio, tutte prerogative che ritrovo sempre nella buona musica classica (è vero, c’è anche musica classica non buona), in certa musica jazz, ma che non trovo mai altrove.

Commento #401 di luca
giugno 25th, 2009 @ 12:27 pm

hey

Commento #402 di Anonimo
giugno 25th, 2009 @ 6:15 pm

Ma assolutamente no!
Il fumetto cos’è? Un ibrido tra illustrazione e scrittura.
Il paragone non funziona per niente perchè la musica pop e quella “colta” si muovono nello stesso ambito.
Inoltre, devi considerare che potenzialmente un fumetto può essere al livello di Michelangelo come illustrazioni e come testi a livello di Dante.
Nessuno c’è riuscito, ma è assolutamente possibile.
Il fumetto, essendo commistione di due arti, va preso in considerazione scindendolo in due opere: una è il testo, l’altra il disegno.
In questo modo, si può fare un confronto con le opere d’arte “colte”.
Un paragone come quello che fai tu non sta ne in cielo ne in terra.
Semmai il fumetto è paragonabile, per certi versi ad un film: un ibrido di musica, testo e “fotografia in movimento” (ovviamente in quel caso la cinematica va analizzata a parte e solo con altri film come termine di paragone).
Un film può avere una colonna sonora meravigliosa ma avere un girato schifoso, o il contrario, per esempio.
Quest’idea è giustificata anche dal fatto che praticamente tutti i film sono un lavoro collettivo, così come i fumetti (con veramente tantissime eccezioni, basti vedere il fronte nipponico).
Un ragionamento simile a questo può essere esteso anche ai videogiochi (si pensi alla serie “Pokémon”: un ottimo gdr, che però, con qualche eccezione, ha sempre avuto musiche banalotte).
La musica invece è scritta quasi sempre da una sola persona: quando è scritta da più non è accettabile.
Questo perchè l’autore non è realmente libero di comporre: deve sempre compromettere la sua estetica per raggiungere un compromesso con l’altro autore.
La musica è un ambito unico, diviso in 3 categorie e infiniti generi.
La storia delle categorie e dei generi sono parallele, possono toccarsi, ma non per questo se un autore crea qualcosa di innovativo in un genere rimane nella storia.
Un autore molto sottovalutato a mio parere è Zappa, colui che è sempre stato in bilico tra classica e pop (l’unico che ha scritto entrambe le cose in questo secolo, a mio parere).

Ne approfitto per salutare il Fonzie del commento #402

Commento #403 di Andrea Biblioteco
giugno 25th, 2009 @ 7:12 pm

Dimenticavo: non basarti sull’opinione diffusa che il fumetto è inferiore alla letteratura.
O meglio non basarti sulle opinioni diffuse.
Se per questo, la maggior parte delle persone ritiene la classica pallosa.
E sia la presunta inferiorità che la pallosità sono giudizi dati in maniera molto soggettiva.

Commento #404 di Andrea Biblioteco
giugno 25th, 2009 @ 7:14 pm

Commento #403 e Commento #404 di Andrea Biblioteco
sono d’accordo sul valore che può avere il fumetto, tra l’altro conosco poco ilgenere per esprimermi, ma io ho detto altro. Forse però non rispondevi a me..
quanto al valore di zappa non mi esprimo ancora, non conosco (diciamo così)..

Commento #405 di luca
giugno 25th, 2009 @ 10:38 pm

@andrea

non mi baso sull’opinione diffusa, per me i fumetti sono arte e basta.

mi baso sul fatto che, a livello di solo testo o di sola immagine, e per quanto ho letto, il fumetto non raggiunge ancora né i capolavori delle letteratura né quelli della pittura.
nonostante questo, è un’arte che ha prodotto numerosi capolavori.

Inoltre, devi considerare che potenzialmente un fumetto può essere al livello di Michelangelo come illustrazioni e come testi a livello di Dante.
Nessuno c’è riuscito, ma è assolutamente possibile.

lo stesso nel caso del rock, nessuno c’è riuscito ma così come il fumetto vale anche se nessuno disegna come michelangelo e scrive come dante, perché il rock non può valere anche se nessuno ha composto come beethoven e scritto come dante?

il disegnatore michelangiolesco poi non farà un michelangelo, ma un fumetto buono come un michelangelo (più o meno lo dici tu stesso, “al livello di michelangelo come illustrazioni”)

così l’ipotetico superautore (che ha da venire come il superuomo) non scriverebbe un pezzo rock buono come beethoven.

però ripeto: tra i fumetti fatti finora ci sono capolavori, anche se fatti con pochi mezzi. a rigor di logica si dovrebbe poter dire lo stesso di alcuni album o brani di musica leggera.

Io non paragono la classica alla leggera (o meglio li paragono ma come risultati ottenuti ciascuno nel suo campo, con le proprorzioni diciamo) perché li vedo come due modi diversi di esprimersi usando l’arte dei suoni (nella leggera poi combinati con il testo) e vedo che il modo in cui la leggera usa la musica è simile a quello con cui è usato il disegno nei fumetti, che ripeto spaziano dalla semplificazione estrema ad un certo grado di realismo.

La musica è un ambito unico, diviso in 3 categorie e infiniti generi.
La storia delle categorie e dei generi sono parallele, possono toccarsi, ma non per questo se un autore crea qualcosa di innovativo in un genere rimane nella storia.

è lecito però pensare che se alcuni generi nascono da culture differenti (ed è così, ad esempio il blues non ha origini europee), può darsi che alcune regole siano applicate da uno e ignorate da altri; già questo rende difficile fare paragoni oggettivi.

se un autore crea qualcosa di innovativo in un genere, è evidente che rimane nella storia di quel genere e quindi: o di un certo genere non si documenta affatto la storia, oppure quell’autore nella storia della musica ci rimane per forza; forse non in quella ufficiale, ma la cultura non è solo quella ufficiale (se così fosse che ne sarebbe dei fumetti?).

quando anche solo un genere minore si arricchisce di modi espressivi prima inutilizzati, a maggior ragione se non derivano da altri generi, è comunque un fatto di notevole importanza.

il tuo discorso sugli autori lo capisco ma non lo condivido in pieno; capisco l’importanza del controllo sull’opera d’arte ma mi piacciono anche fumetti con più autori (dicevamo di watchmen, scritto da moore e disegnato da gibbons), a volte più di fumetti di autori completi! non escludo che possa essere lo stesso nella musica, più per prudenza che per altro.

resto convinto che, proprio come il fumetto, per valutare il rock (ma anche altri generi) occorra tenere presente il fatto che è un genere che può fare dell’estrema povertà un elemento espressivo; questa caratteristica è propria del rock e non mi sembra un fatto di secondaria importanza.

aggiungo, ma è una nota di gusto personale, che il rock dà il meglio di sé nei casi in cui è ai minimi termini o quando è poco o per nulla musicale, o quando cerca vie alternative ma personali (il krautrock per esmpio). anche per questo motivo trovo che criticarlo nella sua povertà denunci un fraintendimento di fondo e porti quindi a giudizi sicuramente competenti ma che non riescono a centrare il bersaglio.

l’importante davvero è che non ci sia il vuoto spinto, la banalità (in agguato ovunque); il rock è zeppo di banalità perché è anche musica di massa e spesso estemporanea (la mole di dischi pubblicati è enorme ed è pacifico che non tutti hanno fatto il conservatorio) ma ha anche contenuti, espressi coi suoi modi e le sue forme (che possono giustificare il fatto che un contrappunto quintuplo possa risultare fuori luogo ,come le orchestrone nei pezzi dei baustelle, e tre accordi in croce invece no); se si dà credito a questi modi e queste forme allora si possono valutare i contenuti; altrimenti si passa per quelli che non leggono i fumetti.

ah va beh dillo però che zappa almeno ti interessa! :)

Commento #406 di Andrea
giugno 25th, 2009 @ 10:59 pm

Scusate, io non riesco più a seguire la discussione.
Se qualcuno è di buon cuore, potrebbe ricapitolare brevemente i punti di partenza e le posizioni di ciascuno?

Commento #407 di Futak
giugno 25th, 2009 @ 11:15 pm

@biblioteco

ho scritto un commento fiume che, credo per la lunghezza, è in attesa di approvazione.

Ci sono alcuni errori all’interno, come un “non” di troppo e un intero paragrafo sui fumetti a più mani in cui ti rispondo dicendo praticamente quello che dici tu, il che non ha molto senso. qui dico solo che se per te il fumetto è un’arte ibrida di disegno e parole, anche il rock è un ibrido di musica e parole (spesso scritte da diversi autori); punti di contatto ce n’è!

Commento #408 di Andrea
giugno 25th, 2009 @ 11:49 pm

vabbeh

il rock (ma che c’entra l’impianto?) è la summa dello scibile musicale umano, lou reed è un genio, i fumetti sono le uniche e vere opere d’arte degne di commento al pari della cappella sistina. Opinioni soggettive basate su notevole confusione e non suffragate da fatti.

domanda: Lou Reed è un genio. Perchè è un genio e non un buon (…) musicista? Cos’è che lo rende un genio (termine assoluto) alla pari di Bach, genio anch’esso? Vorrei una risposta tecnicamente solida che ne spieghi il motivo. E non citiiamo gli ambiti, perchè allora siamo tutti dei geni. Evitiamo anche la risposta “è un genio diverso” perchè sarebbe respinta con ludibrio.

MI piace molto Fripp e i King Crimson del periodo “minimalista” da Beat a Three of a perfect pair, anche zappa che reputo musicista completo e di grande intelligenza, come Peter Gabriel, in grado di scrivere una fuga e maneggiare il contrappunto e che ha presentato diverse innovazioni concettuali di una certa rilevanza.

Ma i geni sono da un’altra parte.

Ed è OGGETTIVO !! Analisi di partiture alla mano signori ! Non è questione di quel genere è meglio di quell’altro e non parlo di abilità tecnica strumentale o facilità improvvisativa! Se vuoi cimentarti nella musica colta i tuoi mezzi culturali e di talento devono essere al minimo stratosferici, ad un livello tale che davvero pochi possono gestire. Fare una canzonetta pop, rock, ma lo stesso jazz è infinitamente più SEMPLICE. Anche perchè il genere stesso VUOLE quello.

Guardiamo la semplicità della scrittura ad esempio. Il tanto declamato rock’n’roll si può tranquillamente scrivere a notazione letterale, le cosidette “sigle internazionali” ( A=La, B=SI ecc… roba nuova insomma, hanno solo più di mille anni, Lou Reed non credo che fosse presente), se vuoi strafare scrivi le obbligate in notazione, fermo restando che lo straccio di melodia che viene cantata va scritta per il famoso “mandolino” da vendere. Struttura semplicissima che si appoggia moltissimo sugli esecutori. Puoi anche fare il più “bel” rock’n’roll (stramorto decenni fa) che se hai un batterista indietro ti scordi il drive e diventa una ciofeca indigeribile.

Succede anche con la classica certo, il cattivo esecutore che zappona una ballata di Chopin. Ma quando apri la partitura capisci che sopravvive tranquillamente SENZA tutti gli esecutori del mondo.

Morto Charlie Parker: fine, giant steps non c’è più. (è brutto ammetterlo, ma è l’amara verità)

Ma scriviamo pure una partitura, un “rock score”, come ad esempio quello di The wall. Grandissimo lavoro, un album denso di significati e di altissimo livello, ma il contenuto musicale in termini OGGETTIVI è piuttosto ridicolo. Waters è un genio? No, è grande nel portare la profondità del suo pensiero non-musicale (filosofia, psicologia, dolore interiore, sociologia eccetera) fin nell’intimo di chi sa ascoltarlo, ma MUSICALMENTE è ELEMENTARE. Non si può assurgerlo a divinità musicale perchè NON lo è, non basta un leitmotif a rendere la scrittura musicale eccelsa.

La vostra confusione è lì, scambiate per genio musicale chi non fa musica ad altissimo livello, prendete chi fa gli omini con cerchietto e cinque stanghette e lo fate diventare Matisse perchè ha gli occhioni lucidi e parla bene dicendovi qualcosa che vi piace, con motivazioni che c’entrano poco.

E ti viene in mente il tema regio. Provate a scrivere una fuga a tre voci. Dopo almeno 5 anni di studio full immersion vi cimentate. Siete fortunati e molto bravi se scrivete la sola esposizione in 36 ore. Per scrivere una buona fuga vi ci vogliono molti anni di esercizio. Bach ne improvvisò una a sei voci. E’ semplicemente sovrumano!!

Vi accanite sullo scontro di generi, ma evitate di andare a vedere o provare, che cosa sono questi famosi generi, in COSA CONSISTONO. Volete che tutti i generi siano eccelsi, così, per motivi di ogni tipo ma non musicali. Eh no. Andiamo a vedere il contenuto di un reggae (difficile da rendere suonandolo peraltro), volete dirmi che il reggae è un faro dell’arte musicale? E magari anche lo ska? Vi siete mai rotti i cosidetti dopo aver suonato 2 ore di rockabilly, lagna ripetitiva con canzoni fatte a stampino? O costruito a tavolino la canzone pop con le sue belle scadenze, ritornello incisivo e “perforante” dopo 1′ 36″ max e non più di 3’30” tutto il brano (evitare di partire con le chitarre elettriche distorte altrimenti le radio italiane fanno fatica a fartelo passare)? E quando lo registri in studio ad un certo punto metti un suonello che non si sente, con una tastiera che suona la fondamentale e la terza in posizione centrale ribattuti sugli ottavi, e aiuta lo “scorrere” del pezzo. Sono trucchetti che si imparano con l’esperienza, ma non hanno alcun valore musicale. E’ come la funzione shadow di photoshop che crea una finta luce 3d.

E potrei andare avanti per un sacco di tempo.

E l’osservazione di Andrea bibilioteco:

“La musica invece è scritta quasi sempre da una sola persona: quando è scritta da più non è accettabile.”

ho fatto esperimenti con dei colleghi compositori su composizioni “open source”, aperte a interventi di chiunque avesse voluto farlo. E’ possibile e plausibile, sta in piedi sopratutto perchè chi ci mette mani non lo fa a caso, e sono spesso lavori legati a opere letterarie appositamente scritte da autori importanti (Wu ming, Sanguineti, Mari, Maggiani)

Ha ragione sulla sottovalutazione di Zappa, ma anche lui è uno quasi per addetti al lavori, o gente che ha vissuto il suo periodo, a ulteriore dimostrazione che cercare di mettere della qualità compositiva difficilmente paga. Anche altri si sono cimentati in operazioni a più ampio raggio e cito alcuni a braccio: Emerson, Zawinul, Gentle Giant il per me inascoltabile Malmsteen (mi piace molto Steve Vai), i Deep Purple in alcuni momenti… sono tanti che hanno utilizzato linguaggi “classici” se non scritto addirittura in stile (ricordo il concerto, carino, per pianoforte e orchestra di Keith Emerson, niente di più …”geniale” in contenuti del warschauer konzert di addinsel, carino e morta lì). Gli stessi king crimson, i jethro tull… tanti davvero. Abbiamo anche pianisti classici come Gulda che sono stati anche bravissimi jazzisti, lo stesso Bernstein lo era. Abbiamo però anche un orribile clavicembalo ben temperato suonato da Jarret (e orrendi standard tentati da diplomati)

Sul jazz ho riflettuto robustamente per qualche anno sul perchè alla fin fine mi annoiava ascoltarlo e suonarlo. Sono giunto alle mie conclusioni che non riporto qui perchè fuori luogo e per motivi di spazio… e perchè sarebbe noioso.

Come probabilmente questo stesso post.

Commento #409 di ErlKoniG
giugno 26th, 2009 @ 12:39 am

@ futak

Niente, che i baustelle fanno ca… provocano peristalsi intestinale.

Commento #410 di ErlKoniG
giugno 26th, 2009 @ 12:47 am

Ti quoto in quasi ogni parola. Ma io ho parlato di categorie, non di generi: la classica é tutta la musica “originale”.
L’idea dell’open source é interessante. Però ogni volta che modifichi un’opera di qualcun altro automaticamente diventa tua, basandosi su musica di altri. É come se io facessi delle variazioni su un tema, o delle parafrasi.
L’uso del linguaggio classico lo ritengo una sciocchezza paurosa. Alla fine si stanno scimmiottando dei grandi compositori per dare un’aura di intellettualitá ai propri lavori. Non a caso, proprio con zappa gli orchestrali andarono in sciopero (proprio lui che l’orchestra se la merita eccome), visto che quello era l’ennesimo cd di un artista pop-rock che veniva inciso con l’orchestra.
Mi riprometto di rispondere in maniera più esaustiva successivamente, visto che ho poco tempo =P

Commento #411 di Andrea Biblioteco
giugno 26th, 2009 @ 5:25 am

si andrea biblioteco… la questione dei generi non riguardava te nello specifico. E’ così: la musica classica contiene TUTTO. E approfondito e percorso in modalità nemmeno mai lontanamente raggiunte, se non pensate, da qualunque “genio”.

L’open source musicale ha quella natura, ed è vero quello che dici, ma è altrettanto vero che non per questo non stia in piedi, anzi. E con modalità d’intervento interessanti.

A presto rileggerti

Commento #412 di ErlKoniG
giugno 26th, 2009 @ 8:08 am

ultimo messaggio che lascio, a breva ho due esami insidiosi e farei meglio a studiare, anche se la discussione è interessantissima

@tutti
le diverse argomentazioni le ho capite (credo :P).

ho portato molti esempi non musicali perché, se è vero che non dispongo di tutti i parametri tecnici, il mio scopo è legittimare una visone estetica più generale per cui la “bellezza” può essere scissa dal “valore artistico”, di cui sono fermamente convinto. siccome è una teoria più generale che legata ad un’arte specifica, ecco gli esempi multidisciplinari. musicalmente potrei dire che i cramps sono geni della musica per come hanno usato gli stilemi garage rock, punk, rockabilly in modo personale: forti proprio per il ritmo primitivo, i testi morbosi, la ripetitività (figura retorica legittima come qualsiasi altra) da rito esoterico, ma sarebbe utile a qualcosa, se per altri punti di vista questi elementi non portano alcun valore?
poi anche le differenze nel concepire le vare forme di musica: il fatto che rock, jazz, ecc vogliono essere elementari per me ha un peso grandissimo esteticamente, non riesco a non tenerne conto.
dissento anche sul vostro concetto di musica classica come omnicomprensiva; preferisco il relativismo più spinto, da questo punto di vista. anche perché cerco di dare molto peso alle differenze culturali quando mi trovo davanti ad una qualsiasi opera.
con questo non ho la pretesa di convincere nessuno, né tantomeno di fare concessioni inusitate (erlkonig mi hai lasciato il dubbio su quella spuma ginger!)

purtroppo lo studio chiama :(

Commento #413 di Andrea
giugno 26th, 2009 @ 9:42 am

Non è questione di punti di vista.

Non basta come dicevo un leitmotiv, come non basta prendere un violoncello e fare i powerchords con il distorsore per essere innovativi, figuriamoci dei geni della musica! Che la bellezza si possa scindere dal valore artistico è vero, che però il primo è un parametro soggettivo e il secondo oggettivo non lo si tiene in conto. Il mischiare queste cose come hai appena fatto pur parlando di una loro separazione è solo l’ennesimo sintomo della confusione mentale e culturale che impera su questi temi. Se tieni conto esteticamente della semplicità è un tuo soggettivo diritto, se il contenuto è elementare è oggettivamente dimostrabile.

Il concetto di musica “classica” come omnicomprensivo è semplicemente reale. Le pippe che si fanno i jazzisti quando adoperano la scala esatonale sono degli spettacoli, o quando suonano “fuori” usando i modi gregoriani o le pentatoniche “switchate” autocompiacendosi nelle mutande… O quelli che utilizzano campionamenti di suoni reali facendone un vanto come innovatori e ti trovi la musica concreta pensata almeno 50 anni prima, tipo il brano per 6 trombe e scambi ferroviari datata intorno al 1950, o quelli che prendono una cellula ripetitiva, magari con un looper e sembra che spacchino il mondo quando Steve Reich lo faceva già a livelli altissimi (vedasi octet o music for a large ensemble) qualche decennio prima.

L’omino con cerchietto e cinque stanghette puoi anche disegnarlo sospeso per una gamba e a testa in giù, in una stanza anecoica mentre vieni dipinto di rosso con un estintore del 1980 e con una scimmia albina che dondolando dal soffitto lancia bucce di banana mentre vengono spruzzate essenze profumate thailandesi al suono di un cacatua con phaser, ma questo non ti porta ad essere un genio come lo era Matisse.

E’ un cazzo di omino da bambino delle elementari.

E i Cramps disegnano quegli omini.

Punto.

E’ che la parola genio viene usata a sproposito e senza nemmeno avere le basi culturali (chiaramente del settore) abbastanza solide per poterlo affermare.

Le concessioni possono arrivare perfino all’ascolto di un disco degli Stooges mentre si beve spuma ginger. E fidati, non è poco.

Buono studio!!

Commento #414 di ErlKoniG
giugno 26th, 2009 @ 11:55 am

pazzia…. testualizzare due frasette che non ti danno comunque ragione non dimostra nulla.. sei ridicolamente offensiva.Prova ad ottenere tu il consenso di pubblico e critica musicale.. oltre alla targa tenco ricevuta per “amen” e il premio Fuori dal Mucchio come miglior debutto indipendente.. lunga vita alla poesia dei baustelle.. per il resto non parlo di francesco bianconi come persona perchè è facile giudicare chi non si conosce.. MA SI PARLA DI MUSICA O DI DEDUZIONI (campate in aria) SULLA PERSONALITà DI UN’ARTISTA? Per avvalorare le tue tesi puoi solo estrapolare 2 frasi da un discorso e evidenziarne le parti che dovrebbero essere rivelatrici.

Commento #415 di ??????
giugno 26th, 2009 @ 3:58 pm

che argomentoni…

Commento #416 di ErlKoniG
giugno 26th, 2009 @ 4:33 pm

d’accordo con erlkonig, come sempre.

Commento #417 di luca
giugno 26th, 2009 @ 9:26 pm

Anche io d’accordo su tutto, Erlkonig.
E comunque, fondamentalmente la mia teoria sull’unicità dell’autore era per la musica classica.
Sono d’accordo su tutto, credo più che altro che vi sono state incomprensioni di fondo con te.
Con Andrea, beh, onestamente, non condivido per nulla.
Pensare che il bello possa essere assoluto è la più grande cazzata pensata.
Se fosse così non staremmo a parlare!
Non si può sviluppare una teoria sul bello. Almeno, non in questi tempi.
Ultima cosa: la classica non comprende tutto. La classica comprende la musica storicamente valida, “bollino” dato dai posteri.

Commento #418 di Andrea Biblioteco
giugno 26th, 2009 @ 10:34 pm

Posso dire una cosa??

Per me,la musica cosidetta contemporanea
…..è una cagata PAZZESCA!

Commento #419 di Lancèlot
giugno 27th, 2009 @ 1:26 am

Non è che un’idea vale solo quando viene usata per la prima volta: certe scoperte possono essere utilizzate meglio da qualcuno che viene dopo, perché possono essere usate in milioni di modi diversi, non sono cime sulle quali piantare la bandierina e fine lì.

Sul fumetto: oltre ad analizzarlo separatamente nel testo e nel disegno, va analizzato il modo in cui si rapportano. Così nelle canzoni si analizza la musica, il testo, e poi il modo in cui interagiscono.
Nessuno poi ha detto che il rock è l’unica musica e i fumettisti i veri letterati, al contrario: diciamo che ogni genere ha specificità e dignità proprie, e che non esistono arti di serie A e di serie B.

Per ErlKoniG: siamo sempre a “più è complicato più è bello”: non sono minimamente d’accordo, come si sarà capito. In un’opera non ci può finire dentro tutto il mondo, né tutta la storia precedente di quell’arte con in più il tocco di novità senza il quale la bolliamo come vecchia: ogni opera (romanzo, canzone, fumetto, quello che vuoi) copre un pezzetto del possibile, e se lo fa con 2-3 idee forti, rispettando le premesse che si è data e se queste premesse non sono banalissime è compiuta, va bene.
Le canzoni di Lou Reed intanto hanno dei testi di alto livello, hanno personalità, e lo dico non perché Lou Reed mi guarda con gli occhi lucidi (ha sempre gli occhiali scuri tra l’altro…) ma per ché ASCOLTO I SUOI DISCHI, a me dell’autore frega poco e zero.
Quanto al discorso delle partiture, non ci siamo: in sala di incisione un produttore incapace (o un gruppo incapace) può massacrare un’ottima canzone come può invece far funzionare una composizione non splendida lavorando sul suono, sul dialogo tra gli strumenti, sull’arrangiamento – anche sull’esecuzione, sul tocco. E’ la musica classica quella basata sulle partiture, nel pop e nel rock conta anche altro.

Beethoven è immenso, ma non dà quello che possono dare i Rolling Stones: sporco, rabbia, volume, elettricità, ritmo, fisicità, o almeno non come lo fanno loro, non ce la fa, non gli appartiene né poteva.
Non te ne frega nulla della musica che ha al centro queste cose? D’accordo, sacrosanto: a te, però.

Commento #420 di Giulio
giugno 27th, 2009 @ 3:15 am

Non è vero Giulio. Non per nulla tra i primi post che ho scritto citavo la semplicità di un “Sonntag” di Brahms, che è un lied semplicemente stupendo, il “più è complicato più è bello” non fa parte del mio bagaglio, nemmeno lontanamente. E’ vero che un idea non deve essere necessariamente usata la prima volta per entrare di diritto nell’olimpo, ma le varianti successive ad essa, quando sono visibilmente, oggettivamente e incontestabilmente per nulla portatrici di evoluzione ma al contrario ne sono solo piccole copie più o meno malriuscite vengono accantonate e messe al macero. La musica di cui parliamo è praticamente fatta di queste idee copiate e applicate solo in minima parte e in pochi tratti.

Di Lou Reed mi parli dei testi, ma cosa c’entrano con la musica? Non è che se prendo un testo di Proust e lo faccio musicare a Tricarico questi mi diventa un genio. Se dobbiamo giudicare un testo lo faccio con altri parametri che non c’entrano con la musica se non di striscio e ben lontano…

Chi dice che Beethoven non da quelle sensazioni e anche di più? Prendi i primi 10 minuti del IV movimento della prima sinfonia di Mahler e vedi ben se non vieni raso al suolo dall’impatto sonoro e fisico. O la danza della terra dalla Sagra della Primavera, che in fatto di ritmo e ricerca su di esso non ha molti paragoni. La rabbia intensa, il dolore più profondo (kindertotenlieder, Mahler), la disperazione (Erlkonig… :) Schubert), la perfidia e la lussuria (Tosca), la gioia (settima di Beethoven), la felicità, la paura. La follia (Wozzeck, Berg), l’estasi sacra (Bach, Mozart), la cupezza (sesta di Ciaikovskij), la ricerca timbrica con tavolozza di colori immensa (qualsiasi lavoro orchestrale di Ravel), … tutte emozioni e ricerche intensissime che la musica “classica” ha esplorato e possiede in misura talmente profonda e vasta che i gruppi rock, jazz, pop qualsiasi, anche tutti insieme, appena sfiorano e in minimerrima parte. Ti posso dar ragione su questa differenza tra il rock e il jazz, (fisicità, impatto) ma non con la “classica”, se la conosci e ad esempio senti gli Swingle Singers che cantano il Der Erlkonig esci inginocchiato da quell’ascolto in una pozza di disperazione. Garantito.

Certo mi emoziono ascoltando molti lavori rock, mi emoziona anche suonarli, e per alcuni provo dell’autentica ammirazione.

Ma i geni sono sempre da un’altra parte.

Commento #421 di ErlKoniG
giugno 27th, 2009 @ 12:14 pm

emergo dallo studio solo per precisare una cosa brevissima, che forse è stata fraintesa:

non penso che il bello possa essere assoluto ma l’esatto contrario!
sostengo da sempre che diversi linguaggi in diversi tempi e in diversi contesti necessitano di approcci diversi: meno assoluto di così!

quando mi dite di validità storica generale mi trovate d’accordo. rivendico il peso delle storie particolari, che trovo altrettanto interessanti!

poi vabbé, resto della mia idea su fumetto e rock, che sono cultura pop ecc ecc… robe che avrete già sentito, no?

buona continuazione, mi reimmergo nel magico mendo della scienza delle costruzioni!

Commento #422 di Andrea
giugno 27th, 2009 @ 1:43 pm

Andrea, scusa ma io non sono d’accordo quando dici:

sostengo da sempre che diversi linguaggi in diversi tempi e in diversi contesti necessitano di approcci diversi: meno assoluto di così!
quando mi dite di validità storica generale mi trovate d’accordo. rivendico il peso delle storie particolari, che trovo altrettanto interessanti!

Allora, facciamo finta che io decida di scrivere della musica usando non il sistema tonale ma un altro: il mio sistema prevede un solo suono (diciamo il do centrale del pianoforte, con intensità pianissimo). Inoltre decido arbitrariamente due regole grammaticali: 1) ogni suono deve durare un secondo; 2) ogni suono non può apparire più di due volte consecutive.

Ok, ora, come tutti i compositori, ho la mia tavolozza di suoni e le regole per concatenarli. Nessuno mi può dire nulla.

Adesso, è ovvio che posso ottenere solo due composizioni: una sarà costituita da un solodo e l’altra sarà invece do-do, due do attaccati (la pausa non è prevista).
Queste composizioni sono diverse tra loro, ed il giudizio estetico sarà per forza di cose diverso. Avendo prodotto tutto il producibile, una delle due sarà necessariamente il miglior pezzo realizzabile con il sistema da me adottato.

Bene, ho il mio ambito, la mia storia particolare, ed ho fatto il meglio che si poteva con il mio sistema.

Andrea , se scrivo questi due pezzi, te la senti di dire che sono un genio e che mi merito di essere affiancato a Bach e Beethoven? Sarai coerente con il tuo pensiero che ho riportato all’inizio?

Commento #423 di Futak
giugno 27th, 2009 @ 8:08 pm

sorry futak

se hai pazienza ti risponderò più in là…

adesso proprio non posso continuare la discussione :(

Commento #424 di Andrea
giugno 27th, 2009 @ 9:50 pm

Futak: sei parente di Messiaen? =P

Commento #425 di Andrea Biblioteco
giugno 28th, 2009 @ 12:21 am

Andrea,
no problem, non c’è affatto fretta. Prima fai le cose importanti, poi rispondi alla mia bieca provocazione.

Andrea Biblioteco,
(wow, certo che avete indiscutibilmente dei nomi meravigliosi ed invidiabili ;)!) diciamo: musicalmente mi piacerebbe, però se mi ricordo che il maestro francese era un cattolicaccio bigotto stile Binetti, tutto sommato sono felicissimo di non essere suo parente!

Commento #426 di Futak
giugno 28th, 2009 @ 3:28 am

mavaffanculo va!
ma chi ti credi di essere!
scendi dalla pianta che è meglio

Commento #427 di Anonimo
giugno 29th, 2009 @ 9:52 am

Anonimo sopra, a chi ti stai rivolgendo? A me, a Betty, o a chi?
E soprattutto, cosa significa «scendere dalla pianta che è meglio»?
È un modo di dire codificato, o cosa?

Commento #428 di Futak
luglio 2nd, 2009 @ 4:26 am

Ciao Futak

vedo spesso questo anonimo (che è sempre lo stesso) che spara scritti del tipo che sono relazionabili a tutti, nessuno e se stesso…

Commento #429 di ErlKoniG
luglio 2nd, 2009 @ 10:33 am

erl, si discute della lega dall’altra parte, mica di anonimi criptici che non producono interesse alcuno!:-)

w bach

Commento #430 di luca
luglio 2nd, 2009 @ 10:41 am

:-D

Commento #431 di ErlKoniG
luglio 2nd, 2009 @ 11:49 am

che dire.

condivisibile. i baustelle producono musica piatta, tendenzialmente banalotta, e interpretata senza alcuna espressitivà. di qualsiasi cosa stiano cantando, la melodia e la performance vocale sono – nei brani che ho sentito – sempre uguali. non c’è differenziazione a seconda di emozioni o atmosfere, nè ci sono giochi con i generi, alla mccartney.
i testi citazionisti e “allusivi” sembrano – di fondo – essere costruiti in tal modo per mero narcisismo, nutrito in particolar modo di onanismo marxista, e ciò non perchè marx sia onanista, ma perchè lo sono i baustelle.

nello sforzo di autoconferirsi dignità culturale, producono brani liricamente pretenziosi, dimentichi della necessità di una musica memorabile – per più di cinque minuti dopo averla udita.

i baustelle sono, in sintesi, la mediocrità fatta moda, venduta con la patina del sofisticato/impegnato.

al, contrario, devo comunque dire, di morgan che, per quanto altrettanto sbruffone e utilizzante sprazzi di cultura per puntellare il proprio ego
ipertrofico, è comunque un ottimo musicista e un bravo compositore pop-rock.

Commento #432 di harry
luglio 3rd, 2009 @ 8:03 pm

e dagli con sto morgan…

Commento #433 di Anonimo
luglio 5th, 2009 @ 9:10 pm

commento #423 futak

rispondo “brevemente” alla tua provocazione come promesso:

la storia particolare della tua musica non comincia e finisce con te, anzi, forse comincia solo dopo di te.
se la tua musica si esaurisse lì ammetto che in me non desterebbe grande interesse (ma forse in realzione al suo contesto sì, questo è un dettaglio che hai tralasciato); ma se qualcuno prendesse il miglior pezzo da te creato e riuscisse a modificarlo mantenendone alcuni tratti caratteristici e riuscendo in questo modo a esprimersi in modo personale, e se poi ancora un’altro riuscisse a farlo, e così via fino ad arrivare a forme anche diverse ma espressive in modo unico, beh la storia sarebbe già molto più interessante.

Infine tu forse non saresti un genio, ma genio sarebbe chi riuscisse a fare qualcosa di espressivo, efficace e dai contenuti forti con la musica da te inventata e poi evolutasi.

ovvimente “genio” secondo il mio modo di vedere. meglio precisare! :)

Commento #434 di Andrea
luglio 7th, 2009 @ 12:36 pm

sante parole betty.
finalmente qualcuno che dice come stanno le cose: i baustelle fanno pena.

Commento #435 di sara
luglio 9th, 2009 @ 6:26 pm

[…] ma nel fondo banale, con dei testi assurdi nonché alquanto stupidi. Ma c’è chi ha saputo recensire questo gruppo meglio di me. Il mio unico timore è che le luci della centrale elettrica tramonti […]

Pingback #436 di un album eletttrificante… « Jurg’s House Blog
luglio 17th, 2009 @ 2:49 pm

Fare la rivoluzione dall’interno? Tzè, che cacchiata! Chi entra in acqua, prima o poi, si bagna.

Commento #437 di Velvety Scarlet
agosto 20th, 2009 @ 2:06 pm

venusinfurs: “Però mi delude che non citi il must del wannabe-alternativo/innovativo: Carmelo Bene.”

Scusa, ma questa è un’uscita veramente poco felice. Ed insieme alla tua ve ne sono altre (mi sembra anche il povero Godard oltre che Bene).
Passi che non ti piaccia o che ti stia sulle balle…
Ma metterlo alla stessa stregua di questi esseri inutili e bollarlo come “wannabe finto alternativo/innovativo” fa veramente piangere.
Indiscutibilmente il più importante personaggio del teatro italiano del Secondo Novecento (per non dire di tutto il Novecento, le teorie di Bene sono una vera rivoluzione totale del Teatro e non solo) ed uno dei più grandi artisti italiani della contemporaneità e non.

Commento #438 di The Transgressor
settembre 5th, 2009 @ 4:43 pm

Visto che stai qui a sparare su tutto e tutti : perchè non scrivi e incidi un album musicale e ci fai sentire quanto sei superiore ai Baustelle nel comporre melodie da far impallidire i Beatles e testi da smerdare persino De Andrè (cos’è nemmeno lui è di tuo gradimento?) e tutti gli altri musicisti che smerdi con tale accanimento !
Troppo facile criticare
difficile creare.

Commento #439 di Mela
settembre 18th, 2009 @ 9:04 pm

@Mela

Visto che stai qui a sparare su tutto e tutti : perchè non scrivi e incidi un album musicale e ci fai sentire quanto sei superiore

Ergo, nemmeno le tue opinioni (positive o meno) su un qualsiasi prodotto musicale/filmico/letterario hanno valore, a meno che tu non sia una musicista brava almeno quanto Bach, una regista di riconosciuto merito, e una scrittrice che possa essere alla pari con Leopardi.
Ti rendi conto ora perché quel che dici è una cazzata? ;)

Commento #440 di crawling chaos
settembre 18th, 2009 @ 9:23 pm

1- che cazzo c’entra Bach che è musica classica con la musica contemporanea ?
perchè Bach scriveva anche dei testi nei suoi preludi?non mi pare proprio. il mio era un esempio su musica e parole.
2- a me danno fastidio semplicemente lepersone che offendono quel poco di buono che c’è di musica italiana..se critichi i Baustelle con questo odio sconcertante che fai quando ascolti Laura Pausini Tiziano Ferro Gigi D’alessio?ti vengono gli occhi a cuoricino???o non ti viene un senso di vomito?
3- Rimani con il tuo ego smisurato ad offendere chi ti pare, se ti fa stare bene con te stessa/o, son contenta per te.

Commento #441 di Mela
settembre 19th, 2009 @ 12:10 am

“le melodie dei Baustelle sono melodie sciatte, stupide, ammorbanti e noiose, quasi esclusivamente progressioni di scalette e piccoli saltini insignificanti (fatti di solito per riacchiappare la scaletta dall’inizio); una bella melodia, lo sapete, è una cosa che può funzionare autonomamente, provateci a fischiettare La guerra è finita (per citare una delle meno peggio), ha un andamento piatto, anonimo e monotono, proprio perché è una melodia stupida, composta senza alcuna intelligenza e sensibilità musicale”
INIZI GIA’ MALE CESSO MIO POICHè HAI PRESO PROPRIO LA CANZONE PIù SPUTTANATA (PURTROPPO) DEI BAUSTELLE…MA ANDIAMO AVANTI
“Non sa di cosa sta parlando, non ci capisce un’acca: quale stratificazione, quale complicazione, l’arrangiamento de Il liberismo ha i giorni contati è di una monotonia e di una superficialità asfissianti, l’orchestra che c’hanno appiccicato sul ritornello è l’insulto a una orchestra, non è un insieme variegato di strumenti che armonizzano assieme, e non è neanche (come nel caso di Città vuota) un utilizzo melodico ma ragionato di un ensemble strumentale, sono invece soltanto degli ottusi strombazzamenti di note”
MA…UNA CANZONE DEVE ESSERE NECESSARIAMENTE COMPLESSA PER ESSERE APPREZZABILE, AMMESSO E NON CONCESSO CHE LO SIA, AHH… SI DICE” NON SI SA DI COSA stia PARLANDO”NON è TUO FRATELLO FORTUNATAMENTE.
“Baustelle, che musicalmente sono delle capre ”
EHM
-Miglior disco italiano d’esordio per Musica & Dischi, Premio Fuori dal Mucchio.
-riconoscimento al disco dell’anno del premio Tenco
-Il disco riceve un ottimo consenso fra la critica, specializzata e non
-etc…
MHH A TE INVECE NON TI SI CAGA NESSUNO…PECCATO………

“Che è l’incipit di Alfredo: addirittura un cambio di tempo e persona dell’ultimo verbo, che da prima singolare diventa terza singolare passato remoto. Oppure, in Spaghetti western (la prima singolare “ti spacco” diventa terza singolare passato remoto)

Ti spaccò la faccia con un calcio e poi
ti mando al creatore

E poi in Sergio (da La Malavita) c’è un bellissimo:

Cristò Gesù”

ALLORA PRIMA DI DIRE LA PAROLA “ALFREDO”VATTI A LAVARE LA BOCCA CON L’AMUCHINA…E PER QUEL CHE RIGUARDA CRISTò GESU, SENTITO MAI PARLARE DI LICENZA POETICA?

“Panico, che dice “Hai mai provato l’orrore?” ”
TI AUGURO SINCERAMENTE DI PROVARLO L’ORRORE…

PER IL RESTO…
puoi evitare di ascoltarli se non ti piacciono eh!
“coi maiali state chiusi voi ” poveri loro…
il fatto che persone come te, e molti altri li detestino fa si che io li ami ancora di più, solo per questo vi ringrazio.
Mela ti adoro
MImi

Commento #442 di MImi
settembre 19th, 2009 @ 12:57 am

Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo
Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo
Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo
Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo
Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo
Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo
Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo
Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo Alfredo

Corro a fare le mie abluzioni di Amuchina. Ah ha ha ha.

Commento #443 di jules "alfredo" chinaski
settembre 19th, 2009 @ 1:12 am

mbè si dovrebbe essere abbastanza perchè ti cada la lingua!!!
ma non ti vergogni??? la storia di un bimbo di sei anni “caduto” in un pozzo artesiano circa 30 anni fa, narrata, che ti piaccia o no dai Baustelle e non solo, e tu ci ridi su?
ma ascolta la canzone e piangi…
mi fai pena…

Commento #444 di MImi
settembre 19th, 2009 @ 1:21 am

No, io rido di te che scrivi cazzate, e in subordine dei Baustelle. Non è che se io scrivo una canzone orrenda sulla morte di Robert Kennedy e la chiamo “Bob” la cosa ammanta di sacralità il nome “Bob”. La commozione la tengo per le storie strazianti, non per le canzoni che ci marciano sopra. Cheers!

Commento #445 di jules chinaski
settembre 19th, 2009 @ 1:30 am

ehm, ho riportato sopra un pezzo del post appunto perchè, le persone ignoranti come te, potessero avere una più facile comprensione della critica, non perchè volessi rendere “sacro un nome” non ti arrampicare sugli specchi! era ovvio che si riferisse alla canzone, CHE TI PIACCIA O NO!!!
le tue risa e la tua commozione la puoi tenere per quel che vuoi, per il “marciarci sopra”( non mi riferisco ad un marciapiede, ma bensì alla tua discutibile osservazione) non commento, data la pochezza dell’intervento, e poichè quel cd l’abbiamo in 4.
spero a mai più

Commento #446 di MImi
settembre 19th, 2009 @ 1:38 am

si , ‘na marcia trionfale.
infatti i Baustelle con la canzone “Alfredo” hanno sbancato, hanno guadagnato milioni di euro.
“Sorridete Smile”

Commento #447 di Mela
settembre 19th, 2009 @ 1:40 am

e poichè quel cd l’abbiamo in 4

… e sarebbe un vanto?

Comunque, scusa se te lo dico, scrivi da cani. Ai limiti del comprensibile. Per il resto boh, torna pure all’ascolto terapeutico dei Baustelle. Io mi commuovo su cose musicalmente più solide, non saprei, Hurricane.

Commento #448 di jules chinaski
settembre 19th, 2009 @ 2:07 am

Non ho detto che sia un vanto, era un riferimento al tuo “a commozione la tengo per le storie strazianti, non per le canzoni che ci marciano sopra”.
Per quel che mi riguarda puoi ascoltare ciò che vuoi, commuoverti o ridere per quello che ti pare!!!
Mi spiace che, ciò che scrivo non sia comprensibile per te…ah, una cosa mi fa piacere che tu rida con la terza persona del verbo avere “ha ha ha”.
smile!

Commento #449 di MImi
settembre 19th, 2009 @ 2:15 am

Parola mia, prima volta che mi criticano la risata – sono ammirata.

(Però leggi bene, all’inizio ci piazzo un “Ah”, di solito)

Comunque, una canzone può [avere l’intenzione di] marciare sopra una storia straziante, e vendere comunque tre copie in croce. La gente mica è costretta a comprarseli i Baustelle – quello che conta è l’intenzione. Sulla commozione per Alfredo Rampi non credo ci sia molto da discutere, nessuno è un mostro, qua.

Commento #450 di jules chinaski fa surf
settembre 19th, 2009 @ 2:29 am

Manca una virgola dopo “comprarseli”, uff.

Commento #451 di jules "uff" chinaski
settembre 19th, 2009 @ 2:30 am

Sono lusingata dall’ammirazione dimostrata, peccato per il mio saper scrivere “da cani”.
Non so chi tu sia per sapere le intenzioni dei Baustelle in quel caso, e poi, a dire il vero quasi nessuno sa che la canzone è dedicata a lui,non è stata usata come singolo, e tantomeno in copertina c’è un avviso che all’interno del disco c’è una canzone dedicata ad Alfredo Rampi(ti funziona Google noto!), ma sopratutto dovremmo citare anche Il cantautore Renato Zero fece un rapido accenno alla vicenda, nel brano “Per carità”, o chiunque faccia una canzone o un film che si ispiri ad una storia vera…ma per favore…

Commento #452 di MImi
settembre 19th, 2009 @ 2:35 am

“dell’ammirazione” ups!

Commento #453 di MImi
settembre 19th, 2009 @ 2:37 am

Ah, i sottili strali dell’ironia! Giuro, sapevo chi fosse Alfredo Rampi anche prima di stasera. Google l’ho usato per trovare il testo della canzone – lette le prime tre righe, avevo fatto il collegamento. Eh, sono sveglia di mio, che ci vuoi fare.

Ora vediamo se riesco a spiegarlo con parole semplici. Ci sono vicende che commuovono. Ci sono canzoni che si ispirano a vicende commoventi. Ci sono canzoni anche brutte che si ispirano a vicende commoventi. Il fatto che una canzone sia ispirata ad una vicenda commovente non implica che la canzone sia immune da qualsiasi sberleffo: la vicenda lo è, la canzone assolutamente no. Nemmeno per sbaglio: se mi fa schifo, lo dico.

Oh, se io girassi un film imbarazzante sull’Olocausto, difenderesti con le unghie la mia cagata o preferiresti rivedere Schindler’s List?

Commento #454 di jules chinaski
settembre 19th, 2009 @ 2:51 am

Non cambiare discorso, non ho detto che la canzone di debba necessariamente piacere, ma bensì al fatto che tu, insinuassi un fine esclusivamente remunerativo!
Il film mi potrebbe piacere o no…

Commento #455 di MImi
settembre 19th, 2009 @ 2:58 am

insinuassi un fine esclusivamente remunerativo!

Non mettermi in bocca le parole, per piacere.

Poniamo che il film ti faccia proprio schifo. Poniamo che io ti stia antipatica. Poniamo che tu abbia un blog dove sparli allegramente dei film che ritieni cagate.

Ora poniamo che arrivi il mio moroso (diciamo che è un film così brutto da non avere fan obiettivi ;D), e scriva un commento in cui inveisce contro di te, citando un passaggio in cui parli, boh, del mio uso della luce (nel caso di Betty, erano i tempi verbali) e inveendo perché tu non hai rispetto dell’Olocausto, visto che hai scritto un post sul mio film.

Come la prenderesti?

Commento #456 di jules chinaski
settembre 19th, 2009 @ 3:06 am

Non credo sia fraintendibile “Comunque, una canzone può [avere l’intenzione di] marciare sopra una storia straziante, e vendere comunque tre copie in croce. La gente mica è costretta a comprarseli i Baustelle – quello che conta è l’intenzione.”.
Partendo dal presupposto che non lo farei poichè non amo parlare di ciò che non mi piace; ma lo ammetterei candidamente…
Stai facendo confusione a mio avviso…

Commento #457 di MImi
settembre 19th, 2009 @ 3:12 am

Oddio, siamo in due: ammetteresti candidamente cosa?

Commento #458 di jules chinaski
settembre 19th, 2009 @ 3:16 am

Che non mi sia piaciuto il film!(e poi mi devi spiegare perchè mai dovrei passare del tempo a parlare di ciò che non mi piace) ma non massacrerei l’autore, o autrice, ne tanto meno dell’Olocausto!!!

Commento #459 di MImi
settembre 19th, 2009 @ 3:24 am

Uff, dài, tu non ti sei mai messa a fare i commentini acidi su qualche stupidata che davano alla tele? Neanche sui programmi di Ruggeri? Va’ che è divertente, garantisco – e Betty è davvero brava, nel suo campo, se proprio non ti va di fare in proprio.

(Qui mi sembra pacifico, comunque, che i Baustelle non piacciano, non è un mistero)

Ps. mi sa che manca un pezzetto di frase, nell’ultima riga – per come è messa giù adesso, io capisco “Hitler”. ;D

Commento #460 di jules chinaski
settembre 19th, 2009 @ 3:30 am

No…al massimo massimo su Luca Giurato :D
se vedo dei video… ma non ho ne tempo ne voglia, eh che se mi tocchi i Baustelle o Aquefrigide divento animalesca :D

Commento #461 di MImi
settembre 19th, 2009 @ 3:35 am

Ora rivangherò un episodio della mia adolescenza: l’estate scorsa, io e la mia amica siamo state tampinate da Giurato. Ci ha guardate tre volte – aaaalto, baaasso, aaaalto, baaasso, aaaalto, baaasso; teeette, gaaambe, teeette, gaaambe, teeette, gaaambe -, ha annuito, è tornato a consumare la sua cena (era un ristorante all’aperto). Io e la mia amica dobbiamo ancora smettere di ridere, giuro, aveva una faccia di quelle!

Aquefrigide, non conosco. Io nasco rockettara.

Commento #462 di jules chinaski
settembre 19th, 2009 @ 3:40 am

Eh…Giurato sta a i livelli di “Nel dubbio ti amo” (se non l’hai visto mai te li consiglio).
Aquefrigide è la mia cantante donna preferita…(ti consiglio anche lei) e divento animalesca perchè lei come i Baustelle sono facili al massacro piuttosto che i Tool o i Rammstein ecc ecc!

Commento #463 di MImi
settembre 19th, 2009 @ 3:43 am

Ah ha ha, ma certo che conosco!

Io adoro lui, per non scomodare nessun mostro sacro (la mia band preferita rimangono gli Stones, lo so, sono anziana dentro) – di lei si trova qualcosa su Youtube?

Commento #464 di jules "insonnia, ah, l'insonnia" chinaski
settembre 19th, 2009 @ 3:47 am

si, ma guarda la mail :D

Commento #465 di MImi
settembre 19th, 2009 @ 3:51 am

complimenti a chiunque abbia scritto queso articolo.. la sua ignoranza ha superato ogni limite conosciuto.. complimenti davvero sei come la prima scimmia rappresentata nel logo di questo sito.. anzi..questo è il sito più inutile che abbia mai visto…

Commento #466 di claudio
settembre 23rd, 2009 @ 6:26 pm

Claudio, ora che sei arrivato tu abbiamo toccato davvero il fondo.

Grazie

Commento #467 di Anonimo
settembre 23rd, 2009 @ 6:40 pm

@claudio
Inutile un po’ come i puntini di sospensione sparsi a manciate? =)

Commento #468 di crawling chaos
settembre 23rd, 2009 @ 7:07 pm

Sì, d’accordo, però l’analisi tecnica su melodia e arrangiamenti non regge, secondo me. Le cose sono due, quando si parla di canzoni: o funziona o non funziona. Per molte persone le canzoni dei baustelle funzionano alle grande, e le loro melodie sono emozionanti ed evocative. Per te, e molti altri, no. E va benissimo. Ma le analisi tecniche non servono a niente e non possono dimostrare alcunché. Altrimenti, secondo il tuo metodo, molte canzoni fantastiche di Dylan, o dei Velvet Underground, o di Leonard Cohen, o anche di Neil Young, sarebbero canzoni mediocri: melodie noiose da fischiettare da sole, arrangiamenti prevedibili, ecc. ecc. Non voglio fare paragoni, per carità. Le canzoni dei Baustelle non sono paragonabili ai capolavori di Dylan o di Neil Young, ma nemmeno si possono giudicare analizzando l’originalità delle melodie e degli arrangiamenti.
Comunque è sempre un piacere leggerti.

Commento #469 di alessadro
settembre 24th, 2009 @ 11:54 pm

W i bau!! I personalmente tra i 4 album (scartando la Malavita) non saprei che scegliere qual’è il migliore. Certo un pò di cazzate sono state spareta, ma si XL che vuoi che sperarci. Nell’intervista suol mucchio non mi sembrava così cazzone. Cmq Charlie fa surf e il messaggio che porta in sè non l’hai citato…

Commento #470 di Bebapax
ottobre 5th, 2009 @ 12:05 pm

Uhm (e arrivo molto tardi, avendo scoperto il blog ieri, o per meglio dire stamattina prestissimo).

Sì, d’accordo, però l’analisi tecnica su melodia e arrangiamenti non regge, secondo me. Le cose sono due, quando si parla di canzoni: o funziona o non funziona. Per molte persone le canzoni dei baustelle funzionano alle grande, e le loro melodie sono emozionanti ed evocative. Per te, e molti altri, no. E va benissimo. Ma le analisi tecniche non servono a niente e non possono dimostrare alcunché. Altrimenti, secondo il tuo metodo, molte canzoni fantastiche di Dylan, o dei Velvet Underground, o di Leonard Cohen, o anche di Neil Young, sarebbero canzoni mediocri: melodie noiose da fischiettare da sole, arrangiamenti prevedibili, ecc. ecc. Non voglio fare paragoni, per carità. Le canzoni dei Baustelle non sono paragonabili ai capolavori di Dylan o di Neil Young, ma nemmeno si possono giudicare analizzando l’originalità delle melodie e degli arrangiamenti.

Non mi intendo abbastanza di musica, ma probabilmente se esistono scuole che la insegnano (conservatori) la tecnica avrà una sua valenza.
Oltre non saprei andare.

Io dico però che, per come vanno le cose oggi (sbaglierò) è improprio fare un parallelismo tra musica e scrittura, almeno in questo senso che sembra troppo semplificato.
Scrivere lo facciamo tutti, e tutti siamo in grado di valutare con certa cognizione un testo (o un fumetto), diciamo almeno in misura “minima”.

Convinzione per cui oggi troppi scrivono e troppo pochi leggono (roba decente, sottinteso).
La gente sa prendere in mano una penna e mettere parole su carta, più o meno come può prendere in mano una chitarra e strimpellare un pò come le aggrada.
Da lì a dare un valore critico/artistico alle due cose ci passa un oceano (io per la musica non saprei farlo, ammetto candidamente).
Perciò no, non sono d’accordo: non tutti siamo d’accordo di valutare un testo o un fumetto (sopratutto se poi ci si basa sulle nozioni scolastiche per farlo; errore di fondo).

Detto ciò questi qui non li ho mai sentiti, li ho ascoltati su youtube, non mi piacciono nonostante tutti i commenti entusiasti.
Mah.

Commento #471 di Magdalena
ottobre 25th, 2009 @ 8:19 am

@alessandro ti assicuro che si può e serve. Però non si possono accozzare Baustelle, Dylan, Young, Velvet come se si trattasse di un unico genere, anzi di più, non si possono nemmeno accostare sottogeneri diversi e ancor meno epoche diverse (e nella musica c.d. leggera bastano pochi anni per essere in un’epoca diversa). I Baustelle nel loro ambito sono banali, magari funzionano, come dici tu: anche la mia bicicletta funziona ma non è il mezzo più adatto per fare andata-ritorno Milano-Mosca in giornata.

Commento #472 di nonsonougo
ottobre 25th, 2009 @ 10:18 am

Visto che sono chiamato in causa chiarisco. Premetto che sono d’accordo con te, in linea di principio (chi non potrebbe esserlo?). Non basta saper scrivere “tecnicamente” o “correttamente” per creare qualcosa di significativo. Certo è che mio figlio, sei anni appena compiuti, scrive normalmente in italiano e inglese da almeno un annetto, da bimbo ovviamente, e si esprime con certa correttezza, commisurata all’età. Come lui, tanti, moltissimi. Certamente: niente arte, ovvio, ma una base per volare è creata. Non si dovrà sudare su queste minimità, quando si dovrà scrivere con alto intento.
In musica, invece, tabula rasa: troviamo ottuagenari, i più, che non sanno collocare un fa in chiave di basso, non hanno mai messo la manina in una tastiera e via dicendo.
Questa differenza la trovo importante. I migliori artisti, in campo musicale, hanno trovato dimestichezza con la tecnica fin da bambini, potrei farti esempi illustri. Un grande maestro mi diceva che ciò che apprendi lo apprendi entro i 18 anni, il resto è sviluppo. Non sono del tutto d’accordo con un’affermazione così dogmatica, ma qualcosa vorrà pur dire.

Commento #473 di luca
ottobre 25th, 2009 @ 1:03 pm

scusate, il commeto sopra era per Magdalena.

Commento #474 di luca
ottobre 25th, 2009 @ 1:03 pm

Per nonsonougo e Magdalena.
—————————
Non c’entra la tua bicicletta, né nessun’altra bicicletta. Funziona, in questo caso, vuol dire che la canzone viaggia da sola, la cantano le ragazzine, la senti nelle suonerie dei cellulari ecc. Con “Bruci la città”, per dire, è successo. Funzionava alla grande. Il che non vuol dire che sia un capolavoro, è chiaro.Ma quello che io contesto nel mio primo commento è questo:

Una bella melodia, lo sapete, è una cosa che può funzionare autonomamente, provateci a fischiettare La guerra è finita (per citare una delle meno peggio), ha un andamento piatto, anonimo e monotono, proprio perché è una melodia stupida, composta senza alcuna intelligenza e sensibilità musicale, senza alcuna inventiva e varietà, nel modo più sciatto possibile.

Secondo questa definizione di Bella Melodia – una definizione che non ha niente a che vedere con la storia delle canzoni degli ultimi 50 anni – Dylan, Neil Young, Lou Reed, Leonard Cohen e molti altri sarebbero dei pessimi melodisti (provate a fischiettare le melodie delle loro canzoni più famose). Forse lo sono, ma allora che senso ha essere buoni melodisti?

Commento #475 di Alessandro
ottobre 30th, 2009 @ 4:18 pm

Io so soltanto che ho avuto un giorno la sventura di ascoltare una coanzone dei baustelle e non sono più riuscito a levarmela dalla testa. é terribile soprattutto perchè non ne sono mai riuscio a capire il significato.

Commento #476 di Armando
novembre 29th, 2009 @ 6:07 pm

La cosa incredibile è che si prendono sul serio.

Commento #477 di bull terrier
dicembre 23rd, 2009 @ 4:46 pm

Non condivido quasi nulla dell’articolo…
Sul fatto che vengono utilizzati sempre gli stessi accordi non vedo il problema. De Andre quanti ne usava? E i Rolling Stones? Ma forse preferisci Baglioni che nelle sue canzioni li ha utilizzati tutti, compresi i 7+/5b.
Sul fatto che le musiche non hanno a tuo avviso dinamismo e sono piatte non sono d’accordo. Certo non le canzoni dei B. non sono Bohemian Rhapsody, ma il dinamisco c’è eccome. E molto di più della maggior parte della musica italiana che oggi circola.
Riguardo le tematiche trattate nei testi io non le vedo assolutamente banali e di gran lunga migliori rispetto al resto della musica italiana. Il fatto che poi bisogna “racchiudere le unità sintattiche delle frasi all’interno del verso” o “far combaciare accenti musicali e accenti delle parole” ma chi l’ha stabilito? E’ una regola della musica? E i Baustelle sono gli unici che non lo fanno? sicuro/a? Poi mai sentito parlare di stile (ogni gruppo con una certa personalità ne ha uno proprio).
Sulle dichiarazioni del cantante non entro nel merito. L’arte deve mostrare l’opera e nascondere l’artista (come diceva qualcuno prima di me), quindi io ascolto la canzone e le do un senso mio, personale. Se lui vuole cambiare il sistema dall’interno scrivendo Charlie fa surf non posso essere d’accordo. Con questo però non voglio dire che la canzone non mi piace, anzi.
Se i Baustelle fanno schifo come molti sostengono, nella scena italiana odierna, chi è che si salva (e non andiamo sempre a ripescare gente dal passato oppure all’estero)?

Commento #478 di sadik
gennaio 9th, 2010 @ 5:19 pm

meraviglioso “un handicap maxpezzaliano”!
concordo su tutta la linea e mi piaceva farvelo sapere. ciao

Commento #479 di NooZ
gennaio 16th, 2010 @ 5:42 pm

[…] nuova canzone di Irene Grandi scritta da Francesco Bianconi (porc! a marzo esce il nuovo disco dei Baustelle – preparatevi), c’è di peggio il pupillo di Morgan vincitore di X-Factor Marco Mengoni che […]

Pingback #480 di le Malvestite » Blog Archive » Un Sanremo Emo dice Luzzatto Fegiz: i telespettatori kazaki approvano felici (stanno pensando al Coniglietto Ruggero)
gennaio 26th, 2010 @ 4:55 am

Vorrei prendere ogni ipercriticodelpene qui dentro e vedere cosa saprebbe fare sul lato pratico. Quanta tristezza.

“Parlare di musica è come ballare di architettura.” F.Zappa

Commento #481 di Andre
marzo 1st, 2010 @ 5:09 am

e se l’ha detto Frank Zappa…….

Commento #482 di ladonia
marzo 1st, 2010 @ 4:32 pm

a me i baustelle non dispiacciono, sempre meglio della media di proposta della musica italiana di oggi tipo arisa e i vari truzzi discesi dall’olimpo della de filippi xfactor ecc

è pur vero che se vogliamo dirla tutta i testi dei baustelle sono riferiti a un tipo di educazione e suggestioni ormai superate, comprensibii soltanto dalle generazioni alle quali appartengono loro, per i giovani di oggi suonano abbastanza come arabo.

Secondo me, poi magari mi sbaglio.

Però credo che non meritino tutte queste critiche

Commento #483 di anna
marzo 3rd, 2010 @ 7:55 pm

Mah, devo dire, mi sono stancato di leggere a metà pagina.

Un’accozzaglia di disprezzo, questo post. Veramente poco interessante. Assurde alcune critiche, davvero, specie quelle relative ad un fattore stilistico.

Commento #484 di solid snake 271
marzo 17th, 2010 @ 5:27 pm

Domani 31 Baustelle a Traffic! su radioDue!
Chi vincera’?

Commento #485 di Necrobump
marzo 30th, 2010 @ 8:26 pm

La musica piace o non piace.
Trovo inutile sfatare band o farsi pagine e pagine di seghe mentali per dire che tale band fanno schifo.
A me piace ascoltare i Baustelle?
E allora lasciatemelo fare in pace, senza pretese varie ed eventuali da nessuna delle due parti.

Commento #486 di Pantea.
maggio 28th, 2010 @ 3:55 pm

ti ho sempre stimato ma stavolta, a mio avviso, hai preso un abbaglio, scadendo nell’ipercritica fine a se stessa. non si può analizzare la musica con l’accetta, come fai tu, non ne uscirebbe vivo nessuno. l’intero post è una petitio principii, presume quello che dovrebbe dimostrare. i baustelle non sono bach, ma il tuo post non rende loro giustizia. criticarli è talmente un topos presso una certa tipologia di persone che mi dispiace notare che sia caduta anche tu nel cliché.

Commento #487 di vertigoz
giugno 26th, 2010 @ 10:08 pm

Quoto il già quotante commento #481 di Andre ->
“Parlare di musica è come ballare di architettura.” F.Zappa

Commento #488 di bem
luglio 1st, 2010 @ 4:40 pm

“Scelgo le persone sulla base di cravatte e tagli di capelli semplici…particolari che direste inutili in altre occasioni immemorabili”, diceva il tanto vituperato Bianconi in Bouquet. Credo che la stessa Betty condivida questo pensiero, lei che ha fatto della semplicità e dell’essenzialità la condicio sine qua non dell’eleganza; probabilmente se avesse ascoltato questo brano o avesse letto il testo, il suo intervento potrebbe contenere non dico un riconoscimento, ma perlomeno una critica meno sferzante alla produzione baustelliana. Non ho niente contro il sarcasmo e anzi sono d’accordo con Betty quando dice che la satira dovrebbe essere qualcosa che fa male, che prende a calci in faccia, che colpisce sotto la cintura, qualcosa che al satireggiato fa venire i capelli dritti e la voglia di saltare su e prenderti a botte. Credo però che perchè ciò accada si debba colpire in maniera mirata e fondata le strutture portanti del bersaglio satirico. Ammesso e non concesso che Bianconi sia capace, o meglio abbia voglia, di prendere a botte qualcuno, non penso che trovi lo stimolo in una confusa, generalizzata e poco incisiva distruzione come quella messa in piedi qui dalla altrove stimata Betty.

Commento #489 di benedetta di marzio
luglio 7th, 2010 @ 4:24 pm

Beeeeeeeetttiiiiiiiiiiii! Tooooooornaaaaaaaaaaaaaa!

Commento #490 di BettyTORNA
luglio 7th, 2010 @ 4:43 pm

Diciamo che sarebbe stato meglio se, betty, avessi ascoltato tutti i 4 (ormai 5) album, prima di fornirci i tuoi preziosissimi pareri, che dio ce ne scampi e liberi, infarciti di ostentazioni riguardanti la tua sconfinata cultura teorica musicale.

à propos: la prossima volta impiega un linguaggio meno criptico, già che ci sei. fa figo scrivere cose del genere, vero?

” … cliché malamente rigurgitati Francesco Bianconi ci aggiunge le figurine, le figurine!, Francesco Bianconi è un mago delle figurine, le prende dalle quarte di copertina, per sentito dire, se le scambia cogli amichetti, dove gli capita, sono le figurine dell’album di figurine che si chiama La cultura (ci gioca anche Morgan!), e si gioca così, sleccazzandole e appiccicandole in quattro e quattr’otto sopra ad abissali voragini di ignoranza, per poi mostrarle ai cretinetti adoranti che, se le riconoscono, sono felici, scodinzolano, si sentono realizzati”

Quanta retorica sprecata… facevi prima a scrivere:

“Bianconi è uno stronzo che non vale niente, montato, e che vuole mostrare a tutti la sua sconfinata cultura facendo (come si dice dalle parti mie), ‘il di più’.”

Proprio come hai (malamente) cercato di fare tu.

Commento #491 di virginia
luglio 18th, 2010 @ 5:33 pm

virginia, sorry ma…se avesse scritto come scrivi tu chi se la leggeva? io no di certo! piace per COME scrive parimenti ai contenuti. Inotre, perchè mai avrebbe dovuto ascoltarsi tutti gli album? un musicista si dovrebbe giudicare dalle PRIME due note, senza possibilità di appelli. Così dicono più o meno la totalità degli esperti, ai quali credo. Prova ad informarti.

Commento #492 di palladio
luglio 18th, 2010 @ 6:40 pm

p.s. e non entro nel merito dicendo questo: manco li conosco i baustelle, potrebbero per quel che ne so essere bravissimi. Ma tu non sei entrata in questo discorso, quindi…

Commento #493 di palladio
luglio 18th, 2010 @ 6:42 pm

ho come l’impressione che il pensare di BettyMoore sia una medicina amarissima e potente. di nuovo tanto lovvo per te Béttih ciau

Commento #494 di RiQu
settembre 15th, 2010 @ 4:01 pm

Riassumendo il mega-coso qua sotto, oggi vi faccio vedere che: i Baustelle sono intellettualmente ed esteticamente delle fogne ribollenti di rifiuti tossici di banalità radioattiva, e musicalmente dei minus habentes che sprizzano idiotissime sborratine di auto-sopravvalutazione ignorante accolte con estatico godimento da schiere di cretinetti in formazione bukkake

una persona quantomeno dotata di un minimo di cultura smetterebbe qui di leggere l’opera critica ad un gruppo notando la totale mancanza di capacità di articolare un pensiero che non si avalga soltando di infantili insulti accantonati a caso ma con un minimo insieme di capacità logiche.
prima della metà dell’articolo ho dovuto smettere per la noiosità mortale del come siano criticati i suoni nei Baustelle,che credo chiunque potrebbe intuire che siano in secondo piano rispetto ai testi e alle voci ascoltandoli. inoltre è solo un coacerbo di insulti casuali lungi dall’essere adatti a un’opera di qualunque levatura artistica,io mi vergognerei fossi nello scrittore di tale articolo.

Commento #495 di luca
novembre 12th, 2010 @ 8:33 pm

Solo due parole:TI STIMO!!!

Commento #496 di Elly
dicembre 3rd, 2010 @ 2:07 am

-il livore e la spocchia del post sono inadeguati all’oggetto e agli argomenti con cui lo critichi (tolti i rilievi compositivi, su cui non ho competenza).
-scansi la questione “ironia” citando gli Ndr di chi intervista bianconi, e non sfiorando nemmeno quella dei brani: questione non secondaria, perché se un testo ha una chiave ironica di lettura il brano potrebbe leggersi come parodia o citazione anche nella parte musicale (es. Charlie fa surf), e il giudizio si dovrebbe adeguare.
-più in generale parli di “testi” quasi solo riguardo a metrica e accenti, trascurando il livello semantico (hai detto nulla).
-usi le arie, innegabili, del personaggio bianconi per creare un pregiudizio che avvalora l’analisi delle canzoni, effetto retorico che la critica generalmente deplora, e che tu dovresti deplorare a maggior ragione dal momento che pretendi di fondare la critica su un’analisi molto tecnica della musica.

Commento #497 di francesco bianchetto
dicembre 17th, 2010 @ 12:34 pm

ah beh, allora con questo penultimo commento rivalutiamo tutto e ci convertiamo immediatamente al bianconesimo!

Commento #498 di squid33q
gennaio 1st, 2011 @ 11:25 am

massimo rispetto per questa lucida descrizione.

i Baustelle sono “pop”, la loro musica è “pop”, è la musica degli anni 60 ripresa e suonata qua. mi spiace non ci sia “I Mistici Dell’Occidente” da perculare, perchè quello è stato davvero il colmo.

già con l’originalissimo riff di chitarra di “Gli Spietati”, che ricorda l’inciso di “Daitarn III” tanto quanto “Ragazzo Triste”, o la ritmica di “Le Rane” rubata da “Coffee & TV” dei Blur, o le “deandreate” nella strofa de “I Mistici Dell’Occidente”.

un tentativo bieco di imitare i grandi del passato, i testi pseudo impegnati che cercano di fare il verso ad un irraggiungibile Battiato (che, giusto per dirlo, via dall’Italia c’è andato, ha avuto anche il suo successo in medio oriente ed europa, è tornato, e se ne sta per i fatti suoi nel suo paesino in Sicilia…).

ma, come ho simpaticamente letto in un bellissimo commento su Youtube, “i Baustelle piacciono alle ragazzine intellettuali che si bagnano quando capiscono le citazioni dai libri che han letto”

Commento #499 di Pier
gennaio 3rd, 2011 @ 7:27 pm

Complimenti per l’articolo!
Hai eseguito un’analisi musicale molto interessante e puntuale.
Concordo pienamente con te: i baustelle non sanno fare musica!
E’ indiscutibile la loro incapacità musicale che viene mascherata sotto melodie semplici e riproposizioni, in molti casi non molto riuscite, di musica del passato.
Dal punto di vista dei testi, spezzerei invece una lancia a loro favore in quanto tra canzoni leggere italiane, che più che parlare di amore non fanno, cantanti rap che cantano delle peggio cose nel peggio modo e bimbiminkia del vale tanto vale i baustelle sembrano uno dei pochi gruppi mainstream a non seguire questa corrente fognaria.
Logicamente Bianconi è figlio (musicalmente parlando) della post-modernità e di conseguenza porta il suo verbo in questo contesto, quindi credo sia sciocco dare grande peso alle sue dichiarazioni.
Quindi dobbiamo ricordarci che siamo passati da Pasolini e Calvino a Fabio Volo e Bianconi e domandarci perchè sia accaduto.

Commento #500 di Alberto
febbraio 1st, 2011 @ 7:21 pm

La discussione più vecchia del mondo: “Ascolti musica di merda”.

Già casco male. Il gruppo di cui porto il nickname (sì, so chi è Jarry, prima che arrivi lo scienzecomunicando dell’ultim’ora) non ha molto a che spartire con Shostakovich o Messiaen o Ligeti o Fracazzo da Velletri. Quasi nulla, direi: sono certo che buona parte dei rispettabilissimi commentatori qui presenti abbatterebbe come una scure la propria competenza sulla loro “casuale accozzaglia di suoni”. E forse nemmeno a torto.

Sono fermamente convinto che chi si sia fatto un mazzo così in Conservatorio, o anche chi abbia studiato abbastanza teoria musicale da capire una progressione armonica, vanti un credito. Con la realtà moderna, con l’Italia, con tutto. Tanto sbattimento e poi chi ti viene proposto come genio, i Baustelle? È naturale reagire male (oddio, stavo per scrivere “l’overreacting è quasi pavloviano”, ma mi sono reso conto che sembravo Bianconi).

Tutto questo, è comprensibile, porta a un livore in alcuni casi eccessivo. Un amato e forse ancor più odiato critico italiano – il vecchio Scaruffi – massacra brutalmente i Beatles in una celebre pagina per la “banalità delle melodie”. Poi però dà un rotondo 8 a Rocket to Russia. Eppure sempre di tre accordi in croce stiamo parlando. Perché?
Perché alla fine della fiera tutti sappiamo che i Ramones erano quattro cazzoni che non pretendevano nulla, mentre sentiamo tanta gente definire gion e pol e ringo e giorg “fra i geni musicali più fulgidi del ventesimo secolo”.
Allora, reazione.
Cazzo, e Robert Wyatt allora? Captain Beefheart? Wayne Shorter? Poi passa un altro, ti sente, e dice: Chi se ne frega di Wyatt! E allora Stockhausen? Varese? Ferneyhough? Passa un altro ancora, e comincia a giurare su Palestrina e Pergolesi. Si prende a discutere dei massimi sistemi, il bello non è assoluto, sì che lo è, eccetera eccetera. Ma sono dei commenti da blog, non nove crediti nove di Estetica. Respiriamo un po’, diamine.

In tutto questo, ho l’impressione che l’antipatia per chi se la tira giochi un ruolo non indifferente. Almeno, per il sottoscritto è così. A me – uno che si guadagna il (poco) pane studiando letteratura rinascimentale – ad esempio fa orrore vedere i Wu Ming inseriti nella lista degli “autori importanti” da parte di chi invece dimostra un’invidiabile conoscenza musicale. Ma c’è poco da fare: l’eccessiva competenza rischia di alterare il giudizio, anche quando si crede di essere in assoluta buona fede. Io butterei tranquillamente a mare mostri sacri (non per me, ma per altri) come Bukowski o John Fante o Don DeLillo. Lo farei con motivazioni tecniche e stilistiche, di sicuro non di gusto personale. Ma, di nuovo, perché?

Perché gente come D’Orrico o il bloggherame più fetido ci sbava dietro: si tratta almeno di buoni mestieranti, e disintegrarli è un gioco che trae i suoi motivi più dalla reazione che dalla reale convinzione. C’è di peggio. Altrove dirigiamo i nostri strali.

Vengo al punto. Secondo me la bravissima Betty si è un po’ fatta trascinare e ha perso il senso della misura. Si è anche visto nella risposta a Bordone, che sono certo spari in genere cretinate a vanvera ma nella discussione mi è sembrato un filo più urbano. Lo dico: a me i Baustelle (Sussidiario e Moda del lento, più che altro) divertono. Chiaro, non sono i salvatori della patria. Anzi. I testi sono uno spasso da Smemoranda. Però contestualizziamo: in Italia il panorama del pop è quel che è. Chi rimane? Gli Afterhours? Gli snobbettini bignardeschi à la Giardini di Mirò? Le Luci della Centrale Elettrica col suo tronfio ammorbamento di palle? Meh. Gli Zu, gli Uzeda? Ok, ma siamo in quattro gatti a sentirli, e proprio pop non li chiamerei. L’altra alternativa è composta da musicisti forse validi ma che proprio non saprei come apprezzare: conosco gente capace di parlarmi per ore delle delicatezze armoniche di Zarrillo, che peraltro è un chitarrista formidabile (Zarrillo!), ma… nun ja fo. Allo stesso tempo mi è difficile condividere alcune valutazioni tecniche sui Baustelle che in realtà, sotto sotto, sono più che altro stilistiche, criterio arduo da applicarsi per un contesto puntato per definizione alla pura orecchiabilità e digeribilità. Digeribilità, sì, come la cacca. Arrivano e se ne vanno, senza pretese. Le loro melodie, a quanto mi sembra di vedere in giro, pur nella loro indubbia banalità piacciono e sono un filo più fresche di quelle propinateci a X Factor o dalle Figlie di Maria. Attenzione, non è il classico “se lo ascoltano tutti c’è un motivo” a cui di solito si risponde al volo “mangiate merda, milioni di mosche” eccetera. È un’analisi di pareri ragionati. Sapete chi parla bene dei Baustelle? Rocco Tanica. Ora, sulla competenza musicale degli Elii credo nessuno abbia niente da dire. E sono, con rispetto parlando, dei proghettoni-fusionari menacazzi: se senti Elio il rock è morto con Genesis, se senti Faso i Weather Report sono la cura per il cancro. Eppure il buon Rocco si è preso la briga di dire che i Baustelle hanno uno stile personale, in fondo debitore più agli Smiths che ai vari Brassens e Morricone di cui Bianconi si gonfia la bocca, e che sono l’unico gruppo con un minimo di personalità in Italia. Non che questo voglia dire granché, ma in un Paese votato a tipi di stantio ancor peggiori… insomma, non credo si debba usare la stessa veemenza per Allevi e per Bianconi, un poveraccio toscano ultra-timido che per darsi un tono si legge Houellebecq e lo cita a caso. È un povero pirlotto: ciononostante, “Gomma” (vecchia versione) la canto a squarciagola malgrado le doglie blu, mi ricordo Virginia al riformatorio e le vacanze dell’ottantré. Però il mio nickname deriva dagli inascoltabili Pere Ubu, così come potrebbe venire da Jon Hassell o Bartok o essere, che ne so, Temaregiodelloffertamusicale. È assurdo aver paura di sporcarsi le mani con cose “indegne”. Secondo me, e ho già visto che altri la pensavano diversamente tra i commenti, mescolare alto e basso è fondamentale, sempre. Senza pregiudizi: altrimenti non avremmo avuto, si parva licet, Rabelais, Cervantes o Gadda.

Ultimo punto sui Velvet Underground. Lou Reed forse non è un genio, ma John Cale a mio parere sì. Se non altro ha tutti i trascorsi con LaMonte Young a fargli da curriculum :P

Commento #501 di Pereubu
febbraio 3rd, 2011 @ 4:25 pm

per l’autore di questo testo…prima di tutto se i baustelle li odi,basta evitare di comprare i loro album,risparmierai sicuramente tempo ed energie invece di vomitare queste oscenità sulla rete…in secondo luogo,da ciò che hai scritto sugli accordi e melodie che usano,ascoltando le loro canzoni dovresti capire che lo fanno per dare risalto ai testi piuttosto che alle musiche,vogliono attirare l’attenzione su ciò che hanno da esprimere.io li ho amati fin dal primo ascolto e non me ne vergogno,come daltronde rispetto ed accetto le opinioni di chi li critica.il mondo è bello perchè è vario,così come il panorama musicale è bello perchè fatto di tanti stili,varianti e visioni del mondo.un bacio a tutti

Commento #502 di frantic
aprile 28th, 2011 @ 7:36 am

Dire che ci ha scritto questo articolo non capisce un cazzo di musica (ma anche di molte altre cose) è dire poco… patetico e penoso… mi dispiace per te (ma forse no)…

Commento #503 di Rodrigo
giugno 27th, 2011 @ 1:46 pm

Certo che ti sei applicata, ti hanno ucciso il gatto? :/

Commento #504 di Mimì
giugno 27th, 2011 @ 2:24 pm

Vorrei tanto sapere dov’è che infilano tutti questi bastoni nel culo…

Commento #505 di Laure
giugno 27th, 2011 @ 10:05 pm

[…] torna a scrivere canzoni, che ti vengono meglio”, perché, malgrado quanto scritto dalle Malvestite (che dicono peraltro tutte cose vere e giuste), a noi i Baustelle piacciono. Poi si inizia il […]

Pingback #506 di Recensione – Il regno animale, Francesco Bianconi
settembre 13th, 2011 @ 11:29 am

La persona che ha scritto questo articolo, seppur bravissima e molto ben documentata, è semplicemente fuori dal “pubblico in grado di comprendere i Baustelle”.

Commento #507 di Mario
settembre 30th, 2011 @ 11:10 pm

Secondo me Bianconi deve aver ucciso qualche parente stretto dell’articolista.

Commento #508 di Anonimo
gennaio 7th, 2012 @ 3:22 pm

Mah!Chi ha scritto questo articolo ha sicuramente una conoscenza della musica alquanto scarsa e oserei dire imbarazzante.è quasi ridicola quando parla degli accordi volendo sembrare un’ esperta di musica e poi c’è gente che commenta che dice cose quasi peggiori.I baustelle sono un gruppo con conoscenze musicali piuttosto ampie e le loro melodie ed i loro testi sono sufficientemente apprezzabili

Commento #509 di Anonimo
aprile 1st, 2012 @ 10:09 am

secondo me questo blog dice delle grandissime cazzate io sono il meglio in assoluto ma non sono un bimbominkia u.u informatevi bene prima di scrivere STRONZATEEEEEE….PORCA PUTTANA MALEDETTA!!!!!!!!!!!

Commento #510 di bianconi
aprile 1st, 2012 @ 11:19 am

per la cronaca ciò che dice bianconi sul pop nn è del tutto sbagliato visto che effettivamente nn è un vero e proprio genere(difatti comprende più stili musicali)

Commento #511 di mister contro chi ha scritto l'articolo(M.cchsa)
agosto 24th, 2012 @ 10:02 pm

Non so quanto puoi capire di musica se dici che sia brutta la melodia della guerra è finita.”provateci a fischiettare La guerra è finita (per citare una delle meno peggio), ha un andamento piatto, anonimo e monotono, proprio perché è una melodia stupida, composta senza alcuna intelligenza e sensibilità musicale, senza alcuna inventiva e varietà, nel modo più sciatto possibile (il ritornello sembra Fra Martino al contrario), blandamente gradevole com’è ovvio che sia gradevole all’orecchio un insieme di scalette, ma stupida e, alla lunga (trenta secondi), noiosissima.” Come no!Infatti il finale di questa canzone è cosi piatto e uguale al resto della canzone che sono note completamente differenti da tutta la melodia precedente!Poi dici che nn si può fishciettare? Solitamente quelle per così dire”fischiettate” sono le melodie con gli archi e qui ce ne sono a bizeffe (infatti il finale è molto “fischiettabile”)

Commento #512 di M.cchs
agosto 24th, 2012 @ 10:07 pm

Peccato che quegli arrangiamenti sciatti che hai citato del liberismo in realtà sono perfetti passaggi dalla chitarra elettrica alla tromba(credi sia facile fare questi accostamenti?).Ma molto probabilmente tu nn lo hai notato,non avendo orecchio musicale

Commento #513 di M.cchs
agosto 24th, 2012 @ 10:14 pm

Comunque quando parli di L. si vede che tralasci appositamente la canzone in se per commentare le parole del Bianconi(infatti la bellezza dell’orchestra della suddetta canzone è inoppugnabile:cosa vuol dire che nn centra nulla con il barocco? Dai utilizza delle tesi migliori o più avvalorate se vuoi dire che questa canzone è brutta)

Commento #514 di M.cchs
agosto 24th, 2012 @ 10:21 pm

Ma che commenti sono quelli su la vita va e baudelaire? Citi tratti della canzone a tuo piacimento? Intanto nella vita va quegli archi sono arrangiati così per amalgamarsi meglio col resto della canzone e,in secondo luogo, di baudelaire nn parli del pezzo in cui chitarre elettriche e archi si sovrappongono perfettamente vero?Non sapresti di certo cosa dire di male!!!

Commento #515 di M.cchs
agosto 24th, 2012 @ 10:27 pm

Poi come dice le cose su panico è spettacolare. Definire quella melodia sciatta e inutile è un insulto alla musica non italiana ma del mondo. Ma come nn si fa a sentire quelle scale di basso che scendono per poi dare spazio all’ orchestra ? Qui i bau si sono superati!

Commento #516 di M.cchs
agosto 26th, 2012 @ 11:35 am

Hai scritto una cinquantina di righe citando il bianconi e poi mi vieni a dire che lui è uno che cita troppo? Ma va a quel paese non capisci nulla in nessuna materia e sei l’anti coerenza!Uno che citava molto come lui è battiato e mi vorresti dire che lui faceva pena?

Commento #517 di M.cchs
agosto 26th, 2012 @ 11:41 am

OH MIO DIO!!!!!!!!!MA CHE CAZZO STAI DICENDO????????????Tutti quegli accenti che hai messo in alfredo,spaghetti western e il liberismo nn esistono nella versione originale! ma sei sorda?????

Commento #518 di M.cchs
agosto 26th, 2012 @ 11:45 am

Vorrei concludere dicendo che chi ha scritto questo articolo ha una spiccata ignoranza in molte materie(diciamo anche tutte)e spero che non la trovi più in nessuna altro sito!

Commento #519 di M.cchs
agosto 26th, 2012 @ 11:47 am

Ciao, piacere, sono una fan dei Baustelle.
Non farmi del male.
La prima volta che ho letto questo articolo ti ho dato ragione, seppure con delle riserve: Bianconi è presuntuoso, non è una novità, e sfoggia uno spessore intellettuale superiore a quello che magari realmente possiede. (Già sulla questione delle melodie e degli arrangiamenti ero meno d’accordo, ma vabbé).
Rileggendolo, però, ho notato che è spaventosamente aggressivo, più di quanto mi era parso a una prima lettura, e che ti appigli a ogni dettaglio – una discrepanza sulla concezione di pop, un balbettio durante un’intervista, un’opinione troppo diffusa (la questione del “tutte vogliono fare le veline”: non è lodevole che l’abbia sollevata pur sapendo che non avrebbe giovato alla sua fama di anticonformista?) – per dare adito a una raffica di insulti che ci avrai messo delle ore a coniare.

Commento #520 di Maria
settembre 25th, 2012 @ 7:26 pm

il tuo discorso sul “genio” si basa su un assunto minchionesco.
lucio fontana è stato geniale. con un coltello e una tela.
poi se per te il termine “genio” è una definizione ristretta che si identifica in una sola accezzione particolare, amen.

ah, il brano con gli strumentini africaneggianti fatti col culo è, per dire, una composizione di mulatu astkate.
ah già, per te tutto il jazz è robaccia. poveretta!

p.s. era “fiori di bach”

Commento #521 di sordario
novembre 6th, 2013 @ 12:13 am

Per quanto riguarda la musica forse hai ragione, anche se mi viene da pensare ad un pezzo come Revolver e al suo attacco e penso immediatamente di non darti più ragione. Sui testi ti sbagli parecchio invece, Bianconi è un grandissimo autore, forse il migliore in Italia. La canzone di Alfredo è un capolavoro di immedesimazione e di delicatezza. Bianconi il oltre credo che sia di un sincerità spiazzante, non vedo nessun maledettismo, anzi, se non qualche citazione qua e là ma significa poco rispetto all’enorme mole di argomenti trattati nei loro testi. Il tuo articolo rimane divertente.

Commento #522 di emanuela
novembre 6th, 2013 @ 9:17 pm

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