Federico Moccia, Scusa ma ti voglio sposare

Questa settimana allora niente Twilight, va be’, ma in compenso ci facciamo tutto un Federico Moccia, che non è male, e poi la settimana prossima recuperiamo con due puntatone sui vampiri mona – ok? ok!

Questo ultimo libro di Federico Moccia, che è la sceneggiatura del suo prossimo film, Scusa ma ti voglio sposare, sarebbe il sequel di quell’altro suo libro, Scusa ma ti chiamo stronzo – e il sommario della mega-recensione fa così:

1) la roccia a forma di cazzo
2) la cameretta per gli ospiti di Michael Jackson
3) gli scherzoni col kukident
4) l’assistente del prof spaccia
5) come si masturba un letterato
6) marchio di fabbrica: il Vecchiettismo
7) Civitavecchia capitale della gioventù ribelle
8) la gattara pazza coi capelli in fiamme
9) i leoni che si accoppiano selvaggiamente
10) il famoso giubbotto in pelle di New York
11) ho un pennarellone nel cervello
12) la torta rustica e il coltello-stereo
13) Vanity Fair, Fabio Fazio e il cane Edmund
14) sputtanare Vinicio Capossela
15) sei davvero giovane dentro? il test
16) tutto è bene eccetera, la panzetta la prossima volta

– racconta il seguito delle avventure amorose di Alex il pedofilo quarantenne e di Niki la svampitella diciottenne, che dopo essersi ritirati in solitudine per mesi e mesi (tra un libro e l’altro) su una magica isoletta deserta (nutrendosi di bacche e umori genitali, dormendo nel faro abbandonato – che è ovviamente la rappresentazione del fallo triste ma accogliente di Federico Moccia), un vero “angolo di paradiso”,

dare il nome a ogni angolo di spiaggia, dalle pozze naturali agli alberi, alle rocce agli scogli. “Ma sì, quello è lo scoglio elefante!” Solo per la strana curva simile a un buffo orecchio. “E quello invece lo scoglio luna, e quello lo scoglio gatto… E quello lo riconosci?
“No, cos’è?”
“E’ lo scoglio sesso”

a un certo punto decidono di tornarsene alla civiltà, a Roma, al lavoro lui e allo studio lei; Alex compra un appartamento per tutti e due, che sono ormai ufficialmente fidanzati, e per essere sicuro che Niki ci stia a proprio agio – dice lui, ma va be’, in realtà per garantire ancora un minimo di lasciva pruriginosità alle sue brame pedofile – le prepara la sorpresona, una cameretta che è identica spiccicata a quella che Niki c’ha a casa dei suoi genitori, identica in tutto e per tutto coi peluche e le tendine rosa e i cuscinetti pizzettosi e i poster bimbominkia e tutte le varie altre cosine da ragazzina tenerella (scopriamo per l’appunto che Alex, da espertone pedofilo, aveva a suo tempo fotografato nel dettaglio, di nascosto, ogni particolare della cameretta di lei), la cosa lo eccita da matti,

“Siamo in camera tua… Ma non c’è pericolo che entrino i tuoi! E’ perfetta. Adrenalina… ma al sicuro!

A parte questo, però, nonostante siano fidanzati da pochi mesi, c’hanno già gli atteggiamenti stanchi e ripetitivi d’una coppietta muffita di vecchissima data – c’hanno pure i ricordini soprammobili delle “fughe” all’estero sopra la televisione in salotto, le tazzine souvenir,

“Ma, amore! Sono quelle che abbiamo preso nella nostra prima fuga a Parigi

si preoccupano l’uno della salute dell’altra,

“Senti, non bere troppo caffè, che poi la sera non dormi”

e prima d’andare a nanna si danno alla pazza gioia, gli spassosissimi scherzoni col kukident,

lavarsi i denti ridendo, facendo la schiuma, cercando di parlare senza farsi capire, bofonchiando contro lo spazzolino

Niki si iscrive all’università, a lettere – e Federico Moccia, nel descrivere quello strano mondo là, deviante, pericolosissimo, pieno zeppo di trotskisti drogati, ci regala qualche pezzettino di pura meravigliosa idiozia: per dire, vediamo, durante la lezione in aula magna, col professore che spiega, te ne stai seduto tranquillo a prendere appunti e be’, all’improvviso può capitare che ti si avvicini un tipo del genere,

“Capo? Capo?”
Ha un giubbotto militare, capelli lunghi un po’ mossi, rasta. Sorride. “Scusa, capo, non te volevo spaventa’… Che, vuoi del fumo? Hashish, marijuana, ecstasy, coca, c’ho tutto…

e poi occupazioni e manifestazioni e contestazioni ogni giorno, tutta colpa dei comunisti lavativi,

“Anche oggi! Che palle. C’era una lezione fichissima di Letterature comparate. Quando c’è qualcosa di interessante…”

gli studenti che protestano del resto sono soltanto fantocci, si sa, degli imbecilletti che non ne sanno niente,

“E’ sempre così… Qualcosa muove gli studenti, o comunque gruppi importanti della nostra società, per far sembrare fragile l’intero sistema […] Sai se chiedi a quei ragazzi dell’Onda il perché delle loro manifestazioni quanti ti sanno dire qualcosa di sensato?”

e durante le occupazioni cazzeggiano con la musicaccia underground,

Renato Materia, il giovane e aitante artista di Sinistra. S’impadronì del microfono a filo poggiato sulla cattedra e inizia subito a rappare

ci sono anche gli scontri tra gruppi di studenti, quelli più estremisti contro quelli meno estremisti – Renato Materia, per esempio, in molti lo considerano “uno schiavo del sistema” e lo fischiano così,

“Buffone, bugiardo, falso artista di Sinistra!”

è proprio tutta l’università italiana che è marcia, c’ha ragione Moccia, i cervelli quelli che funzionano per davvero devono arrangiarsi alla meno peggio, ce ne dà un esempio perfettamente rappresentativo,

“Uno spogliarellista pazzesco con un fisico da urlo, i capelli lunghissimi neri, scuro di pelle e bello da morire […] due lauree, in astrofisica e in ingegneria aerospaziale, ha scritto vari testi anche su riviste straniere e solo per mantenersi fa lo spogliarellista.”
“Perché in Italia non ci sono borse di studio nelle sue discipline. Ma vi rendete conto?”
“Che tristezza…”

Per fortuna che Niki frequenta gente di un certo livello, tutti studentelli krumiri raffinatissimi di buona famiglia che vogliono soltanto studiare e studiare (dice uno: “Io mi sono iscritto a Lettere solo perché ho voglia di studiare”), e tra loro si fanno certi discorsoni intrisi di letterarietà, u-uh, sentite,

“Scusa ma fai Lettere e ti masturbi?!”
“Minimo minimo pensa a Nicole Kidman…”
Barbara non capisce. “Che c’entra?”
“Be’, ha interpretato Virginia Woolf ed è una bella gnocca”

oppure, ancora, sentite qua che progressione strepitosa, tutto nel giro di pochissime battute,

Oscar Wilde diceva […] Come dice Woody Allen […] E ce n’è un’altra troppo forte di Balzac […] Victor Hugo diceva […] diceva Aristotele […] Ralph Waldo Emerson scriveva […] sai cosa diceva Friedrich Christoph Oetinger […] a me viene in mente solo una di Vasco, “il mal di pancia ce l’ho io, mica te”

E a proposito dei ragazzetti più giovani, come sempre (ve lo spiegavo un po’ di tempo fa parlandovi di Amore 14), Federico Moccia mette in fila un Vecchiettismo dietro l’altro – dicesi Vecchiettismo, mi autocito: “la nitida comprensione del cuore giovinetto che potrebbe esibire un vecchiettino centenario allergico ai fili elettrici e al motore a scoppio” – ci sono quintalate di

Forte! Troppo forte!

e di “stramega” questo o quello, e cioè a dire come tornarsene indietro di vent’anni (ma non vent’anni nel mondo reale, vent’anni nel mondo della gergalità posticcia delle fiction televisive per adolescenti); c’è persino spazio per i contro-vecchiettismi, quelli del personaggio adulto che non capisce la lingua dei pischelletti, e ci fa sopra i pensierini buffi (ah – ah),

Bella Niki. Ma che vuol dire? E certo che è bella… Lo so da solo, ma che bisogno c’è di urlarlo?

e poi non solo, ci spostiamo nel tempo e persino di latitudine, e di parecchio!, c’è tutta una incredibile enfasi filosofichetta sulla poesia del surfare le onde alte venti metri che accipicchia, manco fossimo alle Hawaii, i ragazzetti ne vanno pazzi,

“Sì… E’ vero, amo il surf, mi piacciono le onde perché, come diceva Eugene O’Neill, solo sul mare si è davvero liberi

surfano qua a due passi, pensate!, a Civitavecchia; e per rendere più emozionante la cosa (no, non è vero, secondo me per cancellare lo sfondo prosaicamente non-mmerigano delle insegne “da Gennaro er vibrione”), adorano surfare a notte fonda, illuminando il mare così,

“Puntiamo i fari delle macchine verso il mare ed è una ficata”

che sballo!, non sottovalutatelo il lido di Civitavecchia, ehi!,

cavalloni selvaggi fatti d’acqua che nitriscono spumeggiando […] riesce perfino a infilarsi in un tubo

Uno di questi surfisti qua, che è anche un letterato coltissimo compagno di corso di Niki, uno che c’ha “il ciuffo ribelle” e la Harley-Davidson rombante, è anche un fascinosissimo giramondo che spesso le racconta quali intense emozioni ha provato qua e là nei suoi viaggi lontano lontano,

“Arrivare lì dove si congiungono questi due paesi, lì, alle cascate dell’Iguazú. Dove si formano gli arcobaleni magici. Dove vengono a bere i capibara e i giovani giaguari, dove vivono tranquilli gli animali della foresta”

E siccome questo ganzetto ribelle qua si innamora di Niki e vuole conquistarla a ogni costo, furbissimo, tenta il colpaccio, la porta al ristorante etnico: un’esperienza sconvolgente trasgressivissima che dovrebbe servire a farle mollare un po’ il freno, lei che è così contegnosa, dovrebbe aiutarla a lasciarsi andare – e infatti, per l’appunto, funziona alla grande!, mangiare le robe africane senza forchetta e coltello, con le mani, cambierà Niki per sempre,

superato il primo sciocco e borghese imbarazzo […] quel sapore di libertà, di stravaganza, quel rompere le abitudini, quell’infrangere i costumi

e poi quella notte stessa, per stenderla definitivamente, il surfista ribelle ma colto trascina Niki al cimitero (questo cimitero)(ultimo ingresso a metà pomeriggio, eh, così, per dire),

“Quando stavo al liceo, e magari avevo litigato con mio padre per l’ennesima volta, prendevo il motorino e mi fermavo qui con il mio libro e una birra magari… al sole… sulla tomba di Keats

e mentre sono là al cimitero c’hanno l’apparizione della gattara pazza,

compare una donna dal passo lento con un vestito lungo e i capelli sciolti bianchi che selvaggi le scendono giù coprendole il viso. Protegge con una mano la debole fiamma di una candela, mentre ai suoi piedi uno stuolo di gatti affamati la segue

lui le spiega

tradita dal marito ha perso la ragione, è impazzita, ama l’amore più di ogni altra cosa e così è diventata colei che si occupa di Keats […] ha rinunciato alle cose pratiche, alla moda, alle sue inutili proprietà, per ritrovare qui il sentimento, essere devota alla poesia e all’amore

Nel frattempo, mentre il surfista letterato col ciuffo ribelle sta alle calcagna della ragazzina, Alex – che come sapete è un creativo di fama internazionale, un fuoriclasse che ha appena lasciato mezzo mondo a bocca aperta con questa sua acclamatissima pubblicità televisiva,

Animali in corsa, un leone, un ghepardo, una pantera, un’antilope che salta, una gazzella viene afferrata al volo dalla zampata di un giaguaro, il tutto con sotto due mani scure che battono costantemente su un tamburo in pelle. Tum tum tu. Tum tum tu. Le immagini continuano in dissolvenza. Poi compare la parola “Istinto” che viene dal fondo su una musica in crescendo. Primissimo piano della bocca di una pantera che si spalanca e libera il suo ruggito. Poi “Amore”: un leone e una leonessa che si accoppiano selvaggiamente […] è la volta della parola “Motore” e subito dopo sfreccia in primissimo piano, facendo una curva, frenando, una macchina nera […] il suo slogan: Istinto, Amore, Motore

– Alex non se ne rimane con le mani in mano e chiede a Niki di sposarlo. La proposta di matrimonio la fa nel solito stile mocciano, cioè in stile assurdamente baraccone, sull’elicottero, nel cielo di New York, sospesi davanti alla cima dell’Empire State Building,

l’ultimo piano del grattacielo si accende nella notte. E Niki vede comparire una grande scritta, immensa, perfettamente illuminata. “Scusa ma ti voglio sposare”

Niki è entusiasta e accetta senza pensarci su, ti amo – ti amo anche io – ti lovvooooo – io di più – per sempre – eccetera. Restano qualche giorno a New York, così, per celebrare l’avvenimento, dedicandosi allo shopping sfrenato perché a New York, si sa, in giro ci trovi delle cose che qui da noi ce le sogniamo,

le cose più diverse e incredibili, dal cappotto di velluto a costine al famoso giubbotto in pelle che qui vendono a poco

il famoso giubbotto cosa? eh? cosa? (e continua, di filato)

dai pantaloni di marca a quelli sconosciuti

oh, be’, e ci ficca in mezzo – ah ecco – la pubblicità al negozietto romano,

“Gap, Brooks Brothers… dove dovrei prendere le camice botton-down, poi ti voglio portare da Macy’s, Century 21, Bloomingdale’s”
“Stupendo, passiamo anche da Sephora? Hanno tutti i tipi di trucchi.”
“Ma c’è anche a Roma a via del Corso.”
“Veramente? Ma non l’ho visto!”
“Ha aperto da poco!”

ma a parte lo shopping, comunque, siccome pure Alex è un tipo colto e curioso, assume una guida turistica italo-mmerigana di altissima qualità, non una guidaccia qualsiasi, ma un bulletto azzimatissimo che a bordo della sua “mustang rossa” li porta a

scoprire una New York diversa, inaspettata, lontana dalle solite immagini che rimandano rotocalchi e servizi in tv

la New York più sincera, e cioè questa qua,

li guida nei quartieri nascosti, tra i mormoni, dal vecchio rigattiere di SoHo, fino a entrare nel covo di una banda di cingalesi

Dal momento che sono promessi sposi, Alex e Niki, cominciano a discutere dell’organizzazione, di come e dove e quando fare il matrimonio, discutono del “catering”, che dev’essere sontuoso,

“Io farei tutto mare… Ma se qualcuno è allergico?”
“Al pesce? Non lo invitiamo!”
“Ma dai, non è carino!”
“E i fritti?”
“Ci devono essere!”
“E un po’ di prosciutto crudo?”
“Ci deve essere!”
E un po’ di parmigiano?”
“Ci deve essere!”

e della musica: Alex propone Gigi D’Alessio, ma Niki non è d’accordo,

“Ma no! Non è che inviti a suonare al tuo matrimonio uno che si è separato!

Per inciso, ve lo dico, ma già lo sapete, i colloqui tra personaggi moccieschi c’hanno tutti un qualcosina di assurdamente distorto e allucinato, per esempio (sono sempre Niki e Alex che parlano),

“Ma come mai stai sempre per chiamarmi e ogni volta, anche se di qualche secondo, riesco a precederti?”
Alex ci pensa su.
“Hai ragione… deve essere qualcosa che dipende dalla nascita, tu devi avere dentro di te un orologio biologico da far invidia a quelli svizzeri

oppure,

“Sono stata presa per uno stage da uno stilista! E quelli sono tutti gay!”
“Forte!”
“Che sono gay?”
“No, lo stage!”

e succede lo stesso nella testa dei suoi personaggi, che pensano cose così,

sto per diventare… padre! Padre! Aiuto! Mio figlio. E gli vengono in mente le scene più assurde. Tre scapoli e un bebè

e sempre lo stesso tizio, che è uno che ha appena messo incinta la ragazza, pensa

Stato interessante. Ma perché poi lo chiamano così? Interessante. Per chi? Per me non proprio. Considero interessanti altre cose. Le corse al parco. Le gare. I miei cd. Tutti i film di Tom Cruise.

oppure, una tizia che si chiama Olimpia – cioè dico: Olimpia! – che sfotte un altro tizio che si chiama Egidio,

Egidio. Che razza di nome. Ma chi è, uno del Mille avanti Cristo? E’ un nome troppo antico.

e il gruppetto di amiche di Niki, le cosiddette ONDE, Olimpia Niki Diletta ed Erica, prima che gli venisse in mente la disposizione più ovvia dell’acronimo, tenetevi forte, avevano pensato

La volta che scegliemmo il nostro nome, le Onde […] OlErNiDi…. NierODi… DiNiErO… già! Diniero! Les Diniero, paghi dues e prendi quattros! Che risate. E poi ancora NEDO. Il fratello scemo del pesce Nemo!

E a proposito delle ONDE, il giorno che Niki annuncia alle amiche il suo matrimonio glielo annuncia in questo modo (che è una delle cose più delirantemente stupide e insensate che abbia mai letto): le invita a casa sua e gli prepara una torta rustica,

“Allora, questa è una buonissima torta rustica”

e poi, sentite,

Poi prende da una scatola un coltello grande per tagliarne una fetta. Lo scarta. E’ nuovo, ipertecnologico, tocchi il manico e parte una canzone

eh, sì

Niki inizia a tagliare la torta nuziale e spinge l’ultimo pulsante. Quello della marcia nuziale.

Le sue amiche ONDE, che sono figlie del cervello di Federico Moccia pure loro, non si scompongono, anzi, l’assurdità stupidamente contorta dell’annuncio col coltello-stereo gli fa un baffo, comprendono il tutto all’istante e saltano di gioia – è il mondo che sta dentro il cervello di Federico Moccia, che è fatto di queste misere insensatezze brutte e contorte,

la sua fragile sicurezza si scioglie subito, come un gelato al mare nel giorno di ferragosto in mano a qualcuno che ha deciso di stare a dieta

Ma insomma, torniamo alla storia, i genitori di Niki e quelli di Alex si incontrano per la prima volta – oh oh oh, le scenette simpaticissime! – i ricconi d’élite stra-sofisticati e intelligentoni, i genitori di Alex, che c’hanno

antichi arazzi, trofei di caccia, quadri a olio con scene di campagna e ritratti di avi illustri

c’hanno gli schiavi negri che si chiamano

Sayid e Kalim

e siccome sono persone di gusto che amano tenersi informate, spesso le loro conversazioni prendono spunto così,

“L’ho letto su Vanity Fair

e c’hanno la libreria immensa che trabocca di culturona e la rimettono in ordine tutti i giorni, dicendosi,

“Io i libri li divido per colore… Come fa Fazio”
“Fa così?”
“Sì. L’ho letto in una sua intervista. Fabio Fazio fa così! E da allora lo faccio anche io, è geniale…”

si dedicano a inconsueti passatempi,

Caccia al cinghiale! Col mio fidato cane Edmund nella nostra riserva. Sarà molto divertente.

e invitano alla caccia il papà di Niki, che invece, appunto, il papà e la mamma di Niki, fanno la parte dei buzzurroni cafoni e pasticcioni – il papà di Niki accetta l’invito e la mamma un po’ si stranisce,

“Amore… ma perché non gli hai detto la verità? Tu non hai mai cacciato…”
“Ma che ci vuole!”
“Come che ci vuole? Devi usare il fucile…”
“Ho capito, ma ho visto Balla coi lupi dieci volte

e infatti, toh, il giorno dopo a caccia succede che il papà di Niki spara raffiche di fucilate dappertutto e poi esclama contentissimo,

“L’ho preso! L’ho preso!”

accorre l’elegante nobile papà di Alex e, be’, accidenti,

“L’hai preso, sì che l’hai preso… Ma il mio cane Edmund!

Comunque alla fine Niki c’ha un po’ paura, non è più tanto sicura di volersi sposare, ha paura che duri poco,

Eros Ramazzotti si è sposato con Michelle Hunziker […] se non ce ‘hanno fatta loro, perché dovrei farcela io? Alex è pure stonato!

E inoltre c’è il surfista poeta che continua a ronzarle intorno ed è fighissimo e c’ha la sua stessa età e i suoi stessi gusti (sentite qua che delizia goduriosa, come Moccia inconsapevolmente sputtana per sempre Vinicio Capossela),

“Sul serio ti piace Vinicio Capossela? Non ti ci facevo”
“Perché?”
“Devi avere una visione particolare della vita”
“E io ce l’ho […] Mi è piaciuto molto l’ultimo di Marco Carta

Poi però, seppure tentata dal ribelle motorizzato, Niki si rende conto che

E’ proprio come canta Paola Turci. Felicità è stare bene così, per il fatto di essere insieme

e che

Cerca di dare un senso a questa vita, ma in certi momenti è proprio come dice Vasco, quando si soffre così, la vita un senso non ce l’ha

Anche Alex fa del suo meglio, si fa consigliare dagli amici e cerca di ringiovanirsi un tantino, segue le tre regole auree del giovanilismo mocciano, per cui più t’avvicini alla perfezione ideale di un biker truzzone alcolizzato e più sei giovane dentro – ci sono tre domande rivelatrici (e sappiatelo, se le risposte sono: 1) mai; 2) no; 3) poche, nessuna – allora vuol dire che no, non c’è speranza, dentro siete vecchi), la prima,

Quante volte l’hai portata in discoteca?

la seconda,

Giri in moto?

la terza,

Birre prese insieme?

E alla fine, quindi, per fortuna!, applicando alla lettera le regole auree del giovanilismo mocciano, Alex fa sparire ogni dubbio dalla testolina di Niki: le si dichiara per l’ennesima volta in discoteca,

“Quando incontri la persona giusta, quella speciale, quella unica, quella che sai che oltre lei nessuna, allora devi fare di tutto per riconquistarla. Anche salire su un palco nel bel mezzo di una dj-session, interrompere la musica e far suonare il tuo cuore”

e si compra la motorazza, una Harley-Davidson pure lui, che useranno poi come carrozza matrimoniale,

Su quella moto che sfreccia lungo la strada del sole fino alla panoramica, Niki è dietro ad Alex e lo abbraccia felice… Ha gli occhi chiusi, la testa appoggiata alla sua schiena e sono vestiti tutti e due di bianco

e invece la terza regola aurea, la panzona alcolica, va be’, per quella c’è tempo – se ne parlerà immagino nel prossimo romanzo.

300 commenti

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@ No, emi, no (complimenti per il nick!!!)

Annanoemi non mi sembra granché… non e’ neppure piu’ italico di Noemi, che e’ italianissimo… Fra l’altro wikipediando ho scoperto che Noemi significa “Gioia, letizia”, cioe’ la Traviata di Silvio si chiama Letizia Letizia ! O_o

Commento #201 di CloseTheDoor
luglio 25th, 2009 @ 4:11 pm

penzavo noemi fosse l’itaglianizzazione di naomi tipo vitello tonnato – the vitèl toné – e invece noemi vuol dire letizia!
che faccenda vorticosamente letiziocentrica,
sembra dyo ci metta del suo con ‘ste equivalenze ad incrementare la tristezza di vivere tipo in simcity, la paranoide sensazione che tutto sia la pessima rappresentazione di qualcosa altro di anche abb. carino e vivibile tipo SimEden.

dovrai trovare un granbel nome che la bimba abbia a sfanculare la paranoide sensazione.

Commento #202 di The Vitèl Toné Prògètt
luglio 25th, 2009 @ 5:19 pm

Nel dialogo lui-lei su Sephora a NY/Roma, trovo un po’ assurdo che un quarantenne sia più informato sull’esistenza di una profumeria rispetto a una ventenne alla ricerca di “tutti i tipi di trucchi”…

La scena dell’incontro fra i genitori (e relativa eliminazione del cane) mi ricorda tanto quel film con ben stiller, de niro e d. hoffmann…

Commento #203 di Mary
luglio 25th, 2009 @ 5:36 pm

Mary
Moccia avrà fatto una mistura di “ti presento i miei”(la linea comica) + sex and the city,il film (shopping a NY!)+ qualche film teenporno della sua collezione (sesso nella cameretta d’infanzia brrr)

Commento #204 di Yersinia P.
luglio 25th, 2009 @ 6:01 pm

Comunque, non è per dissentire, ma mi sa che a leggerli anche i libri di Moccia ti portano in un altro universo.

Devo ancora capire quale, però.

Commento #205 di V For Viennetta
luglio 25th, 2009 @ 8:12 pm

@Viennetta: forse si entra in Matrix!

Commento #206 di breschau di livonia
luglio 25th, 2009 @ 10:51 pm

ma il padre di lui è Guastardo, dico bene?

Commento #207 di Federica
luglio 25th, 2009 @ 11:48 pm

…ed è pure stonato.

geniale.

Commento #208 di briciola
luglio 26th, 2009 @ 12:02 am

Guastardo!! Gente di un certo livello… :-)

Commento #209 di NorthernStar
luglio 26th, 2009 @ 12:24 am

Guastardo!! Gente di un certo livello… :-)

… volete una mèla?

Commento #210 di jules chinaski
luglio 26th, 2009 @ 2:22 am

@ The Vitèl Toné Prògètt

A Torino sono stati più intelligenti, una volta sono passata davanti ad un ristorante di nome “Vitel étonné”, cioe’ “vitello stupito”! :-D Anzi mo’ ho visto che c’e’ pure inligna… http://www.leviteletonne.com/

Commento #211 di CloseTheDoor
luglio 26th, 2009 @ 7:47 am

Giusto per tornare a speculare sull’universo alternativo dei “romanzi” di Moccia, bisogna arrendersi all’evidenza, la realtà descritta da Moccia NON E’ AFFATTO un’allucinazione:

la povera Letizia Letizia, detta “Noemi”, e’ il frutto di questi genitori qui
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=368050

Cioe’ Benedetto Letizia, detto “Elio”, dipendente municipale di Napoli e con un faldone di reati di concussione caduti in prescrizione, è già in fregola all’idea di farsi vedere intrepido e aitante all’isola dei famosi.

Credo che sarebbe un soggetto interessante per Moccia, se già non ci ha pensato…

Commento #212 di CloseTheDoor
luglio 26th, 2009 @ 8:02 am

Anche io sogno l’isola per Noemi e suo padre… quella di Alcatraz però

Commento #213 di Kaboom
luglio 26th, 2009 @ 11:31 am

Sopprimetelo!

Commento #214 di Velvety Scarlet
luglio 26th, 2009 @ 1:48 pm

ragazzi ve lo spiego io perchè questo riesce a pubblicare certe schifezze! “Federico è figlio d’arte: suo padre è Giuseppe Moccia, meglio conosciuto come Pipolo, che è stato prima sceneggiatore cinematografico, assieme a Castellano, di varie pellicole con Totò, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia ed altri comici italiani, e poi regista di alcuni tra i maggiori successi commerciali della commedia all’italiana a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, come Il bisbetico domato, Attila flagello di Dio, Il ragazzo di campagna o Innamorato pazzo.” (Wikipedia)

Commento #215 di she'sagenius
luglio 26th, 2009 @ 6:20 pm

Sì, ma perchè tutti i figli d’arte sono dei completi incapaci, con RARISSIME eccezioni???

Commento #216 di WeirdintheWyrd
luglio 26th, 2009 @ 10:46 pm

Orbene, ho giusto sotto mano un giornalaccio di quelli pieni di foto di gente famosa non si sa perché. E sulla copertina spicca la foto di tale Moccia Federico – che per inciso è venuta proprio male, tanto che un mio amico l’ha vista ed ha commentato “tiè che faccia da scemo, io non so come si possano leggere le assurdità scritte da uno che a garanzia mette quella faccia lì sui giornali!” – con sotto la citazione dalla relativa intervista.
Dunque mi sono letta l’intervista. Si apre con un Moccia fiero di mostrare all’interlocutore una mail di una sua fan (gesto schifosamente autocelebrativo) e poi, insomma, comincia l’intervista.
Cito:”Volevo raccontare quella che era la storia del film <>, dove Ugo Tognazzi incontrava una bellissima Catherine Spaak. Quindi volevo riproporre in chiave moderna la storia di un film in bianco e nero. Ho scoperto solo dopo, attraverso il blog, che c’erano tante storie come questa.”
Cioè, fatemi capire, è plagio dichiarato??? o_O
E poi conclude “Anche se poi non mancano coetanei che si amano e sono felici.”
Grazie dyo c’è gente di quarant’anni che, sì, si trastulla con le coetanee e non con le minorenni. Fuori dai suoi sogni perversi, immagino.
Che essere viscido.

Commento #217 di Lemurakkia disgustata
luglio 26th, 2009 @ 11:18 pm

ma che è? è anche peggio dell’altro suo “capolavoro”… non sapevo che in facoltà spacciassero o che quelli di sinistra (comunisti di merda, per il caro Moccolo) rappessero alle manifestazioni xD ma perchè non s’informa prima? almeno non corre il rischio di scrivere cacate ma questo “coso”… che, ovviamente, vederà… daltronde anche Moccolo deve mangiare…

Commento #218 di Ha|jimE
luglio 26th, 2009 @ 11:22 pm

“[…]come un gelato al mare nel giorno di ferragosto in mano a qualcuno che ha deciso di stare a dieta”

Uh, che metafora ardita!
Le prossime come saranno? Qualcosa tipo “tremava come un vecchietto col parkinson sopra una pedana vibrante”? Ah, non vedo l’ora che scriva altri libri…

Ah, complimenti, recensione MAGISTRALE.

Commento #219 di gremlin
luglio 26th, 2009 @ 11:35 pm

sono arrivata a “lezione FICHISSIMA di letterature comparate” e poi non ce l’ho fatta… è troppo, troppo…

Commento #220 di Valentina
luglio 26th, 2009 @ 11:44 pm

Lemurakkia, il film a cui Moccia dice di essersi ispirato è il bellissimo “La voglia matta”, che infatti risulta abbastanza diverso dal suo libro. Ecco la trama da Wikipedia:

“Un industriale milanese quarantenne (Ugo Tognazzi) si aggrega ad un gruppo di ragazzi che stanno passando un fine settimana al mare. Si invaghisce di una ragazza (la giovanissima Catherine Spaak) subendo i feroci scherzi della combriccola. Alla fine si rende conto che c’è un’età per tutto e che, purtroppo, non si può tornare indietro.”

Altro che le mocciate…

Commento #221 di Teresa
luglio 27th, 2009 @ 1:42 am

Io voglio un minuto di silenzio per il cane Edmund.
Certo, non credo sia stato ucciso dal padre della disgraziata e sono convinta che si sia tolto la vita perché… Perché vivere con dei padroni che imitavano i signorotti medievali era imbarazzante, ma sopportare anche i suoceri volgari, beceri da commedia sexy ’70 era troppo.
Il cane Edmund, col suo gesto estremo, ha mostrato un coraggio inaspettato e mi sono commossa: c’è un po’ del cane Edmund in tutti noi, una parte triste e non rassegnata a queste lordure, pronta anche ad immolarsi pur di tenere un brandello di dignità.
Quel centimetro di libertà, che la Valerie di “V per Vendetta” esaltava, è racchiuso nel cuore del cane Edmund, nella sua anima lacerata e nella sua fine tragica.
Addio, cane Edmund!
Addio al più compiuto dei personaggi di Moccia!

Commento #222 di Sian is a girl
luglio 27th, 2009 @ 1:48 am

Betty ecco la tua gattara pazza! :DDD
http://crookedmonkey.com/cat-woman-754539.jpg

Commento #223 di Mirka
luglio 27th, 2009 @ 10:08 am

Il cane Edmund come metafora del lettore… FICHISSIMO!

Commento #224 di Giacomo
luglio 27th, 2009 @ 10:10 am

Giuro, viene veramente la nausea a leggere la sfilata scemenze che riesce ad accumulare in un solo “libro” questo tizio. Ma ha finito i soldi del suo papi che deve martoriare le librerie del paese con il peso delle sue stronzate?

Tra l’altro, nel leggere le citazioni di Betty al libro, noto che è pure acido e vendicativo. Mi ricordo perfettamente di una puntata di Matrix (all’epoca in cui era condotto da Mentana) in cui si parlava dei “giovani d’oggi”. Ospiti: un attore dei Cesaroni, Moccia, una rappresentante dell’Onda e qualche opinionista/giornalista/intellettuale di vario genere. Quella dell’Onda ha zittito Moccia in due nanosecondi e con molta classe. Riassumento e parafrasando: ha risposto blandamente, alle domande provocatorie, che i libri di Moccia non li legge perchè non sono il suo genere ma bisognerebbe smettere di spacciarli per il compendio illustrato del giovane d’oggi visto che è da Adamo ed Eva che propinano alle giovani ormonose storie d’amore adolescenziale che sono l’una la fotocopia dell’altra.

Fondamentalmente non era nemmeno necessario questo “scontro” diretto, bastava sentire i due soggetti del contendere su qualsiasi argomento per far vergognare Moccia di esistere, e lui che addirittura faceva il sostenuto di fronte alle gravi affermazioni della ragazza.

Graverrime eh, è stata esemplarmente buona, io lo avrei distrutto in una parola, anzi equazione:

Libri/Film di Moccia = Merda

Che, in effetti, si rivela a ben vedere un’equazione sbagliata dal momento che la cacca è utilizzabile come concime mentre gli abominevoli parti mocciani ledono la vista, contribuiscono al deforestamento e costituiscono un accumulo non indifferente di rifiuti.

Io ho solo un rammarico: ma perchè la Feltrinelli, dico la Feltrinelli, ha lanciato il libro di Tre metri sotto terra e ogni tanto butta fuori ‘sta gente improbabile (vedi Isabella Santacroce)? Siamo messi bene.

Commento #225 di Haruna
luglio 27th, 2009 @ 11:05 am

@ Haruna: perché il pubblico per questa merda c’è, eccome!

Commento #226 di TOD
luglio 27th, 2009 @ 1:32 pm

Haruna: guarda, negli anni ’80 Feltrinelli era diversa e provava perlomeno a lanciare scrittori, soprattutto stranieri, di qualità. Risultato: una marea di bei libri andati subito fuori catalogo e magazzini pieni di rimanenze.Ovvio che se una casa editrice vuole stare aperta e fare i soldi deve abbassare il tiro, oppure alternare buone pubblicazioni a roba oscena come Moccia e la Santacroce (anche se adesso mi sembra che la Santacroce sia passata alla casa editrice delle zoccole, ovvero la Fazi). Poi ci sono le case come l’Adelphi, che riesce a tirare avanti pubblicando roba di qualità, anche se devo dire che gli autori che pubblicano con Adelphi si assomigliano un po’ tutti nello stile.
Ciao a tutte/i!

Commento #227 di breschau di livonia
luglio 27th, 2009 @ 2:01 pm

la Feltrinelli ha ormai un sacco di punti vendita in tutta Italia. vendere merda è inevitabile se li vuole tenere aperti.

Commento #228 di TOD
luglio 27th, 2009 @ 2:05 pm

Giusto un appunto visto che è stato citato Moccia padre e uno sul curioso modo di estrapolare righe di wikipedia. Moccia padre è stato sceneggiatore di alcune delle commedie all’italiana più belle della storia del cinema. Guardatevi Il federale (capolavoro assoluto) o, ancora meglio, oggi, La voglia matta. La storia di un imprenditore di mezza età (Tognazzi) che si “innamora” (?) di una ragazzina (Spaak) e cerca in tutti i modi di far colpo su di lei e i suoi amici con gli strumenti che ha a disposizione: soldi, amici importanti, potere etc. etc. Quel che ottiene è una gran collezione di prese per il culo da parte di chi non è per nulla interessato all’esibizione di potere (i ragazzi). Vi dice qualcosa? Credo che oggi sia impensabile un lavoro del genere (se non nel genere fantascienza).
Peccato veder “linciato” così facilmente un potenziale grandissimo sceneggiatore che ha potuto continuare a lavorare nel cinema solo scrivendo e girando sonore schifezze (Panarea ne è il manifesto). La cultura popolare non va uccisa con qualche frasetta copiata da wikipedia, altrimenti lo spazio vuoto viene colmato da Mocciosi qualunque. Questo libro, a quanto leggo qui, è agghiacciante, ma è logico nelle meccaniche produttive se i potenziali estimatori del genere sono così superficiali. E se la richiesta è quella che è.

Commento #229 di PrimaDiLeggere...
luglio 27th, 2009 @ 2:18 pm

@breschau di livonia: hai notato come nelle traduzioni Adelphi lo stile di Simenon sia così simile a quello di Nabokov? E su Fazi non sarei così brutale, c’è Melissa P, vero, ma dove te li sei letta alcuni titoli inediti di Fante? Guarda che di esempi ce n’è a manciate. Brutta cosa identificare con un piccolo slogan una piccola casa editrice. Mai sentito nominare Jameson? Didi-Huberman?

Commento #230 di PrimaDiLeggere...
luglio 27th, 2009 @ 2:25 pm

purtroppo non ho mai letto niente del moccia, ma dalle citazioni mi è sembrato così divertente che (forse) comincerò… come diceva il principe De Curtis, mi ha fatto scompisciare! Grazie Betty di avermi rivelato questo genio comico!

Commento #231 di ste
luglio 27th, 2009 @ 2:26 pm

non avrò mai il coraggio di leggere moccia
grazie di averlo fatto tu e grazie della stupenda riduzione, dovrebbero farci un film, sarebbe fuori come Borat.
ciao

Commento #232 di franz
luglio 27th, 2009 @ 2:49 pm

non ho mai letto nulla di più idiota… ma davvero ai ragazzi piace?

Commento #233 di Simo
luglio 27th, 2009 @ 2:56 pm

@prima di leggere: Jameson e Didi-Huberman scrivono saggistica e sulla sezione saggistica della Fazi non ho nulla da ridire. Per Fante temo di essere di parte: non mi piace. In ogni caso non si può negare che tra Melissa P., Santacroce, Carolina Cutolo e compagnia bella, anche la Fazi stia prendendo una brutta piega.

Per Adelphi, quoto in pieno, ma è anche un problema di traduzione. Problema che non si presenta, ad esempio, con gli italiani tipo Anna Maria Ortese.

Commento #234 di breschau di livonia
luglio 27th, 2009 @ 3:04 pm

In ogni caso non si può negare che tra Melissa P., Santacroce, Carolina Cutolo e compagnia bella, anche la Fazi stia prendendo una brutta piega.

E vogliamo dimenticare le opere di Stephenie Meyer? ;D

Commento #235 di crawling chaos
luglio 27th, 2009 @ 3:09 pm

@breschau di livonia: sai che il mio timore più grande è quello di sentire un dialogo tipo questo “…Fellini” “Chi? Il regista di pubblicità con Anna Falchi?”. Insomma, si può dire stronzate dicendo la verità. Il fatto è che in epoca di mediocrità da inseguire con fatica, sputtanando la Fazi rischi di essere cattiva maestra. Marchette ne fanno tutti, non senza colpe, ma non me la sento di giocare ad essere facilmente categorico. Ragionamento ozioso, il mio, ma ho già scritto quel che temo.
Poi scopro che la madre putativa delle bimbominkia adolescenti pubblica lì e un poco tremo (grazie chaos, sempre a farmi star peggio).

Commento #236 di Anonimo
luglio 27th, 2009 @ 3:44 pm

Ero io, naturalmente.

Commento #237 di PrimaDi Leggere...
luglio 27th, 2009 @ 3:44 pm

Prima d leggere: infatti, è lo stesso discorso che facevo anche io prima. Impossibile non sputtanarsi almeno un pochino, di sti tempi. E chi vuole inseguire la mediocrità scusa? Peraltro io vado per autori che mi piacciono, non per case editrici. Ma in ogni caso, circa il discorso di Fellini … è come se Grace Jones per avere più successo facesse una cover di una canzone dei Blink 182. Se i meno colti dicessero: Grace Jones? Quella che canta i Blink 182?” allora non che Grace Jones sarebbe da sputtanare dalle cattive maestre come me, ma almeno un po’ se la sarebbe cercata, dai.

Commento #238 di breschau di livonia
luglio 27th, 2009 @ 4:09 pm

@PrimaDi
E’ sempre un piacere quando riesco ad aumentare un poco la quantità di follia globale :)

Però non credo che sia breschau a sputtanare la Fazi. E’ quest’ultima a sputtanarsi da sola, orientandosi e pubblicizzando certa narrativa piuttosto che altra. Scelta comprensibilissima dal punto di vista del mercato, senza dubbio.
Io però vorrei che chi lavora nel campo dell’editoria (anche musicale, fumettistica, etc.) ci tenesse a fare il proprio lavoro anche per passione e per la voglia di offrire prodotti di qualità, oltre che per massimizzare i guadagni.
Ma finché siamo sempre nel campo del “vendo libri come venderei un qualsiasi prodotto alimentare” rimaniamo in un circolo vizioso per cui tutte le case editrici -se vogliono fare successo- tenderanno solo al vendere e se ne fregheranno di quello che propongono. Ragionamento anche logico, perché chi glielo fa fare di sforzarsi a cercare qualcosa di bello quando con la mediocrità ben pompata dal marketing si possono ottenere migliori risultati con minimo sforzo? E poi è meglio avere un pubblico di critici abituati ad un certo livello di qualità, o degli ignorantelli che si bevono tutto perché ormai non hanno più nemmeno un senso del gusto per poter distinguere il sapore di cioccolato da quello di cacca?

A me può fregare relativamente perché conosco l’inglese e tanti bei libri fuori edizione da noi (o mai editi) me li prendo dall’estero. Però è triste ugualmente osservare lo stadio involutivo verso cui tende la cultura dell’editoria italiana in genere.

Commento #239 di crawling chaos
luglio 27th, 2009 @ 4:14 pm

Mah, purtroppo l’editoria è marcia ovunque, al giorno d’oggi. Non me ne intendo, ma credo che in alcuni paesi il livello sia più alto non tanto grazie alle case editrici che pompano i prodotti buoni, quanto per il tam-tam tra i lettori, più esigenti e colti altrove rispetto a qui. Poi il resto viene da sè. L’autore valido viene letto e, di conseguenza, ottiene il contratto con una casa editrice importante. Ma come ho detto, sono più che altro supposizioni mie.

Commento #240 di breschau di livonia
luglio 27th, 2009 @ 4:28 pm

@breschau
Non credo che l’estero sia l’isola utopica e felice dell’editoria dei miei sogni; diciamo che vedo quel che c’è qui, vedo quello che c’è dall’altra parte, e noto che noi siamo messi parecchio male :)

Per me quello italiano è un problema viziato in partenza: il pubblico italiano è mediamente ignorante, le case editrici si adeguano alla corrente (invece di cercare di cambiarla), il pubblico rimane ignorante e quelli che cercano di fare gli eroi pubblicando qualcosa “di nicchia” vengono estromessi dal mercato. Purtroppo non so come lo si può risolvere, ma per me questo è l’ostacolo maggiore.

Per parlare di un solo esempio che conosciamo entrambe, basti vedere la differenza tra la (mal)diffusione di Sandman nelle edizioni italiane e di tutto il pattume manga (che va taaanto di moda) che viene pubblicato e pubblicizzato.
Poi non c’è da stupirsi se perfino ad un disegnatore affermato come Ferrario impongono che per fare un nuovo fumetto italiano bisogna realizzarlo in stile giapponese.
E intanto Dino Battaglia continua ad essere difficilmente reperibile (quando non introvabile).
Davvero, secondo me è deprimente.

Commento #241 di crawling chaos
luglio 27th, 2009 @ 4:44 pm

@breschau e chaos: mie dilette, mi son sempre chiesto quanto costa tradurre scrittori ottimi stranieri fuori dalle logiche alimentari di mercato e quanto se ne ricavi (bisognerebbe farsi pubblicità, ma in Italia, lo sappiamo, è dura visto il monopolio). Purtroppo le case editrici son diventati tendenzialmente dei marchi e non dei mediatori, verissimo. Che impronta ha la Fazi? Traduce ottime cose ma accostandole ad un contesto mignottocratico che ti chiedi se sei tu ad avere uno sdoppiamento di personalità. E quindi la separazione tra Cultura e Popolare è marcata significativamente tra Alto e Basso, come forse non è mai stato. Chi c’è in mezzo? Camilleri? Altre idee? Vi leggo volentieri, son in cerca di idee in attesa che qualche editore/produttore vecchia scuola faccia una scelta degnamente etica (e non deleghi la creatività ai pubblicitari e le scelte editoriali a economisti bifolchi).
Mi chiedo poi le conseguenze di tutto questo e credo che chi ama il popolare leggerà sempre più Moccia e d’altra parte, temo di allevare generazioni a cui Moccia non interessa, ma che non hanno nessuno strumento per interpretare l’Alto (e allora si accontentano del nome e dello stereotipo “è un capolavoro, non c’è nulla da dire”). Non è facile, credo, leggere l’Ulisse di Joyce e trovarlo genuinamente un capolavoro (vale anche, tipo, per Otto e mezzo di Fellini, sia chiaro). Tra il cioccolato e la cacca c’è una varietà di gusti molto ampia, io mi accontenterei di conoscere persone che con la più grande leggerezza sappiano discutere di quel buon medio senza dirmi: mi piacciono le storie d’amore, mi piace Moccia. Oppure: Moccia è una merda, leggiti Proust che suona falso in maniera irritante. Ricordate la fantozziana battuta della cagata pazzesca? Ora c’è gente che crede che la cagata sia il film in sè e non l’imposizione della Cultura fine a se stessa perchè abbiamo bisogno di capolavori e di eroi. E poi capolavoro è termine abusato (un po’ come “candore” quando descrive una truzza diciassettenne). Bello questo blog.

Commento #242 di PrimaDiLeggere...
luglio 27th, 2009 @ 4:54 pm

@crawling chaos: però non trovi che non c’è mai stato in Italia un così ampio numero di lettori, per esempio quella mandria di cervelli che affolla Lettere e Filosofia o discipline umanistiche in generale all’Università? A me sembra piuttosto che quello che manca è il tempo e lo spazio di digerire quello che divoriamo.

P.S. Per corsa alla mediocrità intendevo sia chi le prova tutte per essere alla moda (riconosciuta forma di rispettabilità), il Billionaire come l’abbigliamento trendy da una parte e l’impossessarsi di un bagaglio di conoscenze alte dall’altro. Per forza, per appartenere. Il che sembra gregario. Esagero?

Commento #243 di PrimaDiLeggere
luglio 27th, 2009 @ 5:07 pm

Ok, ultimo commento, per ora, su Fellini, Grace Jones e Blink 182. Fellini non aveva bisogno di “più successo”. Mettiamo che tra amici si parli di film. Uno mi dice: “Non ho mai visto un film di Fellini”. E io “Chi quello delle pubblicità con Anna Falchi?”. Dico il vero ma non gli rendo un grande servizio. Oppure: “Miles Davis? Quello che ha rifatto Cindy Lauper?”. “Il padre di Moccia? Quello che ha fatto Panarea? Ah ah ah, che sfigati!”. Questo intendo per mediocrità gregaria. E mi pare che ci sia una gara furibonda per raggiungere questo traguardo. Di nuovo, che ne dite?

Commento #244 di PrimaDiLeggere
luglio 27th, 2009 @ 5:18 pm

@PrimaDi
E’ interessante quel che dici riguardo un distacco sempre più marcato tra quella che è considerata letteratura alta e la letteratura popolare (o, nel caso di Moccia e simili, dell’assenza totale di letteratura).

Io sono d’accordo con te sulla nocività dell’imposizione. Penso che la cultura (che si esprime nel piacere della lettura, dell’ascoltare musica, o di qualsiasi altra attività intellettuale) sia qualcosa a cui si arriva per amore, e che con lo stesso affetto gratuito si continua a coltivare.
.
Quando ho fatto l’esempio (volutamente estremizzato) della cacca e del cioccolato è per indicare la mancanza di gusto verso cui si dirige il “popolare”, quella palude indistinta in cui molte persone non hanno neppure la possibilità di farsi dei criteri personali per poter scegliere consapevolmente.
Certamente ci sono mille sfumature nel mezzo tra il pessimo e il capolavoro. Io sono un’appassionata di letteratura del fantastico, come ho già scritto altrove, un genere normalmente considerato basso e popolare.
Ma basta leggere qualcosa di Poe-Lovecraft-Lumley-Campbell-Howard-Hodgson e poi la Meyer per percepire l’abisso che li divide.
Ma prova a cercare in italiano le opere di R. E. Howard (quello che ha inventato Conan, insomma non l’ultimo arrivato); io sono stata fortunata ad aver preso l’edizione di tutti i cicli fantastici quando era ancora pubblicata dalla Newton; adesso chi vuole leggere di Kull di Valusia e di Solomon Kane se li deve comprare da fuori.

Io SO che si può fare della letteratura popolare di qualità. E’ che non c’è interesse da nessuna parte ad averne. Sia mai che poi il pubblico di lettori (quello ampio, non quello di tipo accademico) si abitui troppo bene. Poi come la venderebbero altrimenti tutta questa spazzatura di facile produzione.

Commento #245 di crawling chaos
luglio 27th, 2009 @ 5:27 pm

@PrimaDiLeggere

Citando il padre del Moccioso non intendevo certo denigrarlo (il padre), ma puntualizzare tra le righe che se il figlio non avesse avuto alle spalle un tale padre, sarebbe a fare il fattorino per una pizzeria d’asporto oggi.

Commento #246 di Haruna
luglio 27th, 2009 @ 5:31 pm

@crawling chaos: però non trovi che non c’è mai stato in Italia un così ampio numero di lettori, per esempio quella mandria di cervelli che affolla Lettere e Filosofia o discipline umanistiche in generale all’Università? A me sembra piuttosto che quello che manca è il tempo e lo spazio di digerire quello che divoriamo.

Sai, è uno strano controsenso. Sicuramente questo è un periodo storico in cui c’è molta più alfabetizzazione rispetto a cinquant’anni fa (questo è innegabile su base reale). Al tempo stesso c’è un’ignoranza crescente di sottofondo. Forse abbiamo acquistato in quantità e perso in qualità. Forse sarebbe più esatto definirla come perdita di quell’amore gratuito per la cultura in sè. L’istruzione sembra troppo spesso dover essere finalizzata ad uno scopo pratico…Che sia un lavoro o solo il fatto di poter sentirsi “acculturati” perché si frequenta un corso universitario: per riprendere l’esempio alimentare -e citare Gaber =)- si pensa di poter acquistare e consumare la cultura al pari di qualcosa da spalmarsi sul pane come la nutella.
Poi anche il tempo libero dell’uomo moderno, come viene diretto, gestito ed impiegato sicuramente c’entra. Spesso non c’è il tempo ma nemmeno la voglia di digerire, come dicevi, un buon libro o un buon ascolto. Ti è mai capitato di conoscere persone che si lamentano del proprio lavoro e di quanto le occupi, e poi appena sono in vacanza smaniano perché devono “far qualcosa”? A me sì.=) E non poche.

Commento #247 di crawling chaos
luglio 27th, 2009 @ 5:44 pm

Citando il padre del Moccioso non intendevo certo denigrarlo (il padre), ma puntualizzare tra le righe che se il figlio non avesse avuto alle spalle un tale padre, sarebbe a fare il fattorino per una pizzeria d’asporto oggi

E sì allora che l’umanità ne avrebbe giovato :P

Commento #248 di crawling chaos
luglio 27th, 2009 @ 5:46 pm

@ Haruna: quanto hai ragione! Grazie per avermi dato la scusa per citare La voglia matta. Ripassatelo in tv adesso così come fa rete4 con don Camillo in tempi di elezioni! Però mi piace questa frattura tra padre e figlio, come cambi il rispetto e la concezione per i “giovani”. E sono preoccupato. Da un lato Moccino descrive, dall’altro alleva nuove menti (brrrr!). Sai che vedere Moccia padre che scrive e dirige Panarea mi dà la stessa sensazione del pensionato Umberto D che si abbassa a chiedere la carità?

@ Chaos: sostengo che la letteratura e il cinema di genere (basso solo per gli idioti, ma siamo in minoranza tesoro) abbiano raccontato storie, ma anche la società, come pochi (E Matheson? E Dick? Ahhhh). Quel che fa Moccia la definirei “pedofilia editoriale popolare”. Da non mescolare col resto. Sono le ragioni che mi interssano, per questo puntualizzo spesso quel che scrivi. Non c’è pericolo di fare gli errori del Gruppo 63 che stroncava Calvino. Capisci? Stroncavano Calvino! Come popolare degenerato! Difendere la cultura popolare, di genere, significa vaccinarsi da Moccia. Continua a citare libri e film, chissà che a qualcuno venga voglia di vederli o leggerli.

Commento #249 di PrimaDiLeggere...
luglio 27th, 2009 @ 6:01 pm

@ crawling chaos: tantissime, mi stupisco quando non incontro un drogato da lavoro :) Quando sei impegnato non pensi tanto e quindi non ti senti mediocre e inadeguato.

Commento #250 di PrimaDiLeggere...
luglio 27th, 2009 @ 6:09 pm

@PrimaDiLeggere: tradurre ottimi scrittori stranieri e guadagnarci? Possibilissimo! Fai pubblicità al prodotto e il prodotto venderà. Non nascondiamoci dietro un dito, perchè la cosa funziona anche coi bravi autori; un po’ meno forse, ma funziona.

Sul discorso del contest mignottocratico sono d’accordo, anzi hai sintetizzato il mio pensiero. Il guaio è che non è una cosa che riguarda solo la Fazi: il mio era un esempio a random tra tanti. Avrei potuto citarti Einaudi, che pubblica Lucarelli e Ammaniti assieme a David Leavitt e Elsa Morante.

Commento #251 di breschau di livonia
luglio 27th, 2009 @ 6:34 pm

Ah, e non temere, ragazzo, di gente che si butta tra tutti i gusti che stanno tra il cioccolato e la merda ce n’è. Io ad esempio non leggo cagate, ma anche coloro i quali vengono definiti grandi geni letterari mi lasciano alquanto perplessa (se parliamo di letteratura del ‘900, perlomeno). Gli autori che amo di più non li conosce pressoché nessuno e anche io ci sono arrivata per caso e per passione.

E poi, su: chi non conosce Fellini (e non credo che ce ne siano poi molti) ancor meno sa che le pubblicità della Banca di Roma sono sue. Tra parentesi, a me non dispiacevano. Nulla a che vedere con Giulietta o Satirycon, ma erano carine (sarà perché io ADORO Villaggio).

Commento #252 di breschau di livonia
luglio 27th, 2009 @ 6:39 pm

Uff, che gaffe. Pensavo a Bassani e ho parlato di Calvino, mi scuso con Eco, Sanguineti e compagnia (che probabilmente si saranno offesi, Calvino lo odiavano-amavano per altre ragioni…). Era Bassani che era stato definito una sorta di nuova Liala. Mai scrivere di getto, mai!

Commento #253 di PrimaDiLeggere...
luglio 27th, 2009 @ 6:43 pm

Ah, non mi interesso di critica letteraria, ma effettivamente mi sembrava strano che qualcuno avesse potuto accusare Calvino di fare letteratura popolare ;-)

Bassani uguale a Liala? Anche solo come ferrarese, ancor prima che come lettrice di Bassani, mi sento offesa! Che ci avranno trovato di lialesco nei temi affrontati da Bassani, poi …avevano forse toni da romanzo rosa il suicidio di Limentani e quello di Fadigati? Mai fidarsi dell’opinione altrui, nemmeno di quella degli studiosi più insigni.

Commento #254 di breschau di livonia
luglio 27th, 2009 @ 6:53 pm

@ breschau: lo supponevo, per quello mi indirizzavo a te, voi. Non penserai che intervengo ovunque! Seleziono e indirizzo. Mi piace il tuo stile.

P.S. Converrai con me che però la presenza della Falchi sia un argomento che all’istante allontanerebbe il più tenace dei suoi estimatori :) Il livello di conoscenza per me è: “Conosci Fellini?” “Federico Fellini? Sììììì”. Riconosci la settimanaenigmisticità di questo scambio :D

P.P.S. Di libri del secolo secondo la stampa e la tivù ne escono ogni giorno. Un po’ di pudore? Completamente d’accordo con te.

P.P.S. Non li conosce nessuno? Citali e qualcuno li conoscerà. Hai un sacco di estimatori qui, mi pare. Ma con criterio, ovvio.

Commento #255 di PrimaDiLeggere...
luglio 27th, 2009 @ 6:55 pm

Bassani era passatello per loro, non aveva molto da dire rispetto ai tempi nuovi e alle trasformazioni dell’Italia (soluzione sensata a un problema insensato). Prenditela con Sanguineti, ma anche un po’ con Vittorini. Però, pensa, noi qui a scuotere la testa davanti a Moccia. Non ti senti defraudata di un bersaglio migliore?
Tutto il mio amore alla città che mi porto in buona percentuale nel sangue.

Commento #256 di PrimaDiLeggere...
luglio 27th, 2009 @ 7:03 pm

@PrimaDi
Trovo assurdo che la letteratura “di genere” sia considerata indegna di presenziare perfino in un’antologia scolastica. Capisco dover passare i “grandi classici”, ma liquidare Poe all’incirca come un tizio che ha scritto letteratura gotica (senza riportare nemmeno parte di una sola opera) mi fa girar un po’ le palle.

tradurre ottimi scrittori stranieri e guadagnarci? Possibilissimo! Fai pubblicità al prodotto e il prodotto venderà. Non nascondiamoci dietro un dito, perchè la cosa funziona anche coi bravi autori; un po’ meno forse, ma funziona.

Condivido ogni riga, breschau.
Per me quel che manca è la volontà di farlo. Fa più comodo mantenere la situazione così com’è.

Psst… Adesso vi confesso che Bassani lo conosco solo di nome, ma non ho mai letto niente di suo :P
Ma parlando di scrittori italiani penso al fatto che avrei voluto leggere “Il calzolaio di Vigevano” di Mastronardi -dopo aver letto il libro sul maestro dello stesso luogo-, e mi dicono sia fuori edizione.

Commento #257 di crawling chaos
luglio 27th, 2009 @ 7:10 pm

PrimaDi: ero sicura che fossi un po’ ferrarese. Anche perchè ho notato che chi non è di Ferrara difficilmente conosce Bassani. Passatello? Mah, in fondo parlare dell’animo umano e delle relazioni interpersonali è il pane quotidiano dei romanzieri dai tempi di Madame LaFayette. E poi si può parlare di mutamenti sociali e passaggi epocali anche attraverso banali storie di persone. Thomas Hardy in Inghilterra ne è stato un fulgido esempio. Idem Emile Zola in Francia.
Mh, auspico con te tempi in cui potrmmo avere bersagli migliori, ma non credo arriveranno tanto n fretta!

PS: ti ringrazio, ma ti assicuro che gli estimatori scmpaiono quando parlo di musica, eh eh!

Commento #258 di breschau di livonia
luglio 27th, 2009 @ 7:15 pm

@chaos: io sono stata fortunata; nella mia antologia delle superiori c’erano Poe e Hoffmann (anche se già li conoscevo). Ma del resto, già alle elementari avevo una super maestra che ci fece prendere un’antologia dove avevamo Calvino a volontà, Pirandello, Palazzeschi, Pascoli, Ungaretti, Quarantotti-Gambini, Buzzati etc. Solo stralci, ovvio, ma si inizia dalle cose piccole.

Per Mastronardi ti do la soluzione che adotto io per tutti i testi fuori edizione: ebay. Prima o poi ci capiti. Se sono riuscita a trovare quasi tutto José Donoso io …

Commento #259 di breschau di livonia
luglio 27th, 2009 @ 7:30 pm

non è necessario essere ferraresi per conoscere Bassani..
io ho letto qualcosa:
“il giardino dei Finti-Cretini”, “gli orecchioni d’oro” e “gli ultimi ani di clelia trotti” (poraccia: vecchia e col prolasso!)

Commento #260 di boT
luglio 27th, 2009 @ 7:33 pm

Come volevasi dimostrare, chaos

http://ebay.it/Libri-Riviste-CALZOLAIO-DI-VIGEVANO

Commento #261 di breschau di livonia
luglio 27th, 2009 @ 7:33 pm

@breschau
Sei stata fortunata ad avere un buon indirizzo fin da piccola :)
Ci dovrebbe essere più cura nel preparare un maestro delle elementari che nel formare un professore universitario. Purtroppo spesso si considerano i bambini di quell’età come minorati mentali invece che come persone con poca esperienza di vita.

Grazie dell’indicazione ;***
Dovrò proprio iscrivermi su ebay, a quanto pare.

Commento #262 di crawling chaos
luglio 27th, 2009 @ 7:44 pm

Inutile scrivere quanto sono d’accordo. Quindi rilancio: un tempo, una bimbominkia scrisse più o meno così: “quanto vorrei che a scuola mi facessero leggere Twilight invece de I promessi sposi. Sarei la prima della classe”. Sostituite, se vi va, il libro con quello di Moccia. Secondo voi, se a dei ragazzini assonnati, alla prima ora del lunedì, leggessero un’ora di questa merda, ci libereremmo dell’intero movimento? Considerate che l’università è riuscita a rendere noioso il cinema (e spero ci riesca meglio con la televisione). E’ così stupido come ragionamento?

Commento #263 di PrimaDiLeggere...
luglio 27th, 2009 @ 8:33 pm

@PrimaDi
Seriamente, io lo farei. :)
O meglio ancora, fare lezioni di letteratura comparata prendendo ad esempio brani del Moccia da mettere in spietato paragone con qualsiasi brano di narrativa decente… Il romanticume è terra straniera per me, quindi non so fare un esempio pratico (manco la Austen riesco a sopportare), ma sono certa che non c’è bisogno di scomodare Shakespeare per svergognare l’opera mocciana.

Commento #264 di crawling chaos
luglio 27th, 2009 @ 8:43 pm

Betty, non puoi fare due cose così interessanti come moccià e bignérd quando non ci sono! Ora mi leggo tutto con calma. Intanto visto che si parla di alta letteratura Vi comunico che a Parigi ho trovato finalmente (sul lungo Senna) l’edizione di Gallimard del ’74 delle “Mémories d’Hadrien”. Mi dispiace per gli adoratori dei catenacci ma leggo questa robaccia perfino in francese, per il moccia non ho neuroni sufficienti, e quelli che possiedo si rifiutano anche di venire con me in libreria a dargli una guardatina.
Ora, Vi rimetto la recensione dell’ultima perla di moccione fatta da Michele Serra su l’Espresso:

Dopo “Scusa se ti chiamo amore” e “Scusa se ti voglio sposare”, esce l’attesissimo “Scusa se ho la menopausa”. Prosegue l’epopea sentimentale di Bizzo e Pam, i due coatti romani protagonisti di una rudimentale storia d’amore a base di grugniti e inseguimenti in motorino.
Prossime uscite:
1) “Scusa s e sono diventato sordo a causa dell’età avanzata”
2) “Tre metri sottoterra”

Commento #265 di mariabbella
luglio 27th, 2009 @ 9:38 pm

Ragazzi, vi ho lasciati a parlare di pattume velinesco pedofilo e ritorno che siete in pieno caffe’ letterario !!
Che bello :-D

Volevo solo dire che sono d’accordo con Haruna # 225. Sarebbe ora che i libri di Moccia smettessero di essere presi per piccole bibbie sul modo di essere giovanile e venissero invece presentati e recepiti per quello che sono, ovvero l’equivalente della seroe “Harmony” per adolescenti.

Commento #266 di CloseTheDoor
luglio 27th, 2009 @ 9:38 pm

Ragazzi, vi ho lasciati a parlare di pattume velinesco pedofilo e ritorno che siete in pieno caffe’ letterario !!
Che bello :-D

Volevo solo dire che sono d’accordo con Haruna # 225. Sarebbe ora che i libri di Moccia smettessero di essere presi per piccole bibbie sul modo di essere giovanile e venissero invece presentati e recepiti per quello che sono, ovvero l’equivalente per adolescenti della serie “Harmony” .

Commento #267 di CloseTheDoor
luglio 27th, 2009 @ 9:39 pm

Sai se chiedi a quei ragazzi dell’Onda il perché delle loro manifestazioni quanti ti sanno dire qualcosa di sensato?”

questa purtroppo è vera

Commento #268 di scky
luglio 28th, 2009 @ 3:30 pm

@Commento #268 di scky

Perché se chiedi a Moccia il perché delle sue pubblicazioni letterarie, ti sa dire qualcosa di sensato?

Commento #269 di Lo
luglio 28th, 2009 @ 3:41 pm

@scky: no, non e` vera. E` regolarmente chi fa queste uscite (da bar sport, o da libro di Moccia) che non sa nulla di sensato sul perche` delle manifestazioni in questione, se no entrerebbe nel merito degli argomenti anziche` sfottere chi li discute. Di solito e` una proiezione inconsapevole della propria ignoranza su quello che viene considerato a priori un avversario, serve a giustificare la propria inedia. Ok, in un corteo per forza troverai anche dei semplici cazzari, ma la media e` 1000 volte piu` informata e consapevole rispetto a chi rimane a casa.

Commento #270 di tore
luglio 29th, 2009 @ 9:27 am

#270 di tore : ti stra quoto! ;-)

Commento #271 di Lo
luglio 29th, 2009 @ 10:06 am

oltre a quotare il falso artista di sinistra #270 Tore,
vorrei segnalarvi che ho capito chi è Renato Materia. E’ il comico Andrea Rivera, reo di aver sputtanato il Moccio qualche mese fa su un giornale. Infatti sul libro che sto (argh)leggendo si dice che dovrebbe smetterla coi citofoni…e chi altro in italia fa comicità coi citofoni?

Commento #272 di fradalla
luglio 29th, 2009 @ 2:52 pm

ma…ma…raccontato così è favoloso!!!!!

:-D

quasi da comprarselo!

comunque in libreria mi sono letta il finale ed è veramente degno delle migliori nozze di booke e ridge (“bruk&rigg”) su un isola deserta…

Commento #273 di giulia
luglio 29th, 2009 @ 3:53 pm

Ciao!Grazie per aver recensito il libro.
Adesso che so cosa è successo posso dare il via alla parodia del libro xD che ci starebbe bene.
^^ XD
Se volete contattarmi, lascio l’email ^^
che ovviamente funge anche da msn
ciauuuuuuu
Ahhhhhhhhhhhhhhhh!!!
Ottima rcensione!Il moccia dovrebbe andare a scuola di nuovo…. non mi piace come è scritto ._.

Commento #274 di Roxys
luglio 30th, 2009 @ 12:37 am

che mocciate vomitevoli.

Commento #275 di sara
agosto 2nd, 2009 @ 8:44 pm

k nn la pensa cm me su federico moccia puo anche andarsene a fanculo… federi 6 popo un mito e quelli k nn t adorano come me so popo dei sumaroni…hihihi nn capiscono popo na mazza

Commento #276 di anonimo
agosto 3rd, 2009 @ 7:44 pm

Un ‘fun’ di Moccia? Ma è vero?

Sei ‘popo un sumarone’…

Commento #277 di WeirdintheWyrd
agosto 3rd, 2009 @ 9:55 pm

Moccia è un misto tra Sartre e Bukowski. Incompetenti!

Commento #278 di Pinastro
agosto 4th, 2009 @ 2:32 pm

[…] di sopra. Quella vecchia e bassa e coi capelli neri tinti male in casa, che potrebbe benissimo fare la gattara pazza in un libro di Federico Moccia, ma no, non tiene gatti (forse li ha mangiati […]

Pingback #279 di Incontri ravvicinati del terzo tipo « Disamistade
agosto 16th, 2009 @ 2:14 pm

brividi degni di un lovecraft.
moccia dovrebbe essere meritatamente etichettato come “il poe italiano”,lui sì che conosce e sa comunicare il vero orrore,è solo che è incompreso.

Commento #280 di shinbo
settembre 6th, 2009 @ 10:54 am

MA AHAHAHHAHAHAHAHHAHAHAHAH!Sublime trash, quantomeno gli Harmony sono più corti!O_o! claire b.

Commento #281 di Anonimo
settembre 22nd, 2009 @ 12:36 am

compare una donna dal passo lento con un vestito lungo e i capelli sciolti bianchi che selvaggi le scendono giù coprendole il viso. Protegge con una mano la debole fiamma di una candela, mentre ai suoi piedi uno stuolo di gatti affamati la segue

Non appena ho letto questo paragrafo ho subito pensato a lei:

http://files.splinder.com/a1cc4e306d726_medium.jpg

Commento #282 di Maggie
settembre 30th, 2009 @ 11:52 am

ahauahuah certo Betty che ne hai di coraggio! dopo il modello/astrofisico/ingegnere aerospaziale non ce l’ho più fatta a trattenere le risate. Recensione “stra-mega-troppo forte!” ahuahuauah.

Commento #283 di luna
ottobre 3rd, 2009 @ 12:34 am

Mi. Sputtana. Vinicio.

Moccia lo odiavo già da prima, adesso se lo trovo gli sputo in un occhio.

Commento #284 di Zaque*
ottobre 16th, 2009 @ 12:06 pm

Ma chi è Moccia? io conosco solo il moccico del naso
Un salutone agli indigeni indigenti
p.s. non vi drogate troppo che poi fate vi credete superuomini e superdonne
ParanoidAndroid

Commento #285 di Anonimo
ottobre 17th, 2009 @ 7:37 pm

Or dunque io mi chiedo, con cotal parole, finirà mai l’estrem momento d’aureo ardore di codesto mediocre scrittore?
Or sù, or bene, gioite com me, le cazzate di Moccia ci dobbiam tenè!
Tornando a parole dei giorni nostri, comunque, questa non me la doveva fare…
Un Mustang rossa nel suo romanzetto fanfiction (Perché questa è, una fanfiction di quelle riuscite male, malissimo… Ho letto fiction estremamente migliori su anime e manga, famosi o meno) bimbominkioso???
No, ma dico… una MUSTANG!?
Che non mi si tocchi quell’auto, per pietà della mia sanità mentale!
E poi ancora… Balla coi lupi (Il mio povero due calzini!)… No, nemmeno questo doveva toccarmelo…
Il cane, povero animale incompreso che si ritrova dove non avrebbe dovuto essere…
Ha deciso di immolarsi, immagino quanto sia stato straziante ritrovarsi immischiato in un romanzucolo (???) del genere…
La cosa che più mi addolora, oltre al fatto che questo tizio (Tizio, sì, solo così posso chiamarlo) venda e si spacci per uno che “i giovani li capisce” e chi più ne ha più ne metta, è che dei poveri alberi siano stati sacrificati per certa carta straccia
Un minuti di silenzio per loro, signore e signori
Io ‘sto libro non lo userei nemmeno per alimentare le fiamme nel camino
Come già detto precedentemente, ho visto FanFiction (Originali o meno) scritte in uno stile meraviglioso, capace di far commuovere il lettore e, cosa più importante di tutte, con argomenti seri e una giusta introspezione psicologica dei protagonisti
Ma stiamo parlando di Moccia, no?
Tali frivolezze possono anche passare in secondo piano: buttiamo giù due dialoghi che non hanno quasi senso e aspettiamo che vendano il libro! Tanto a chi vuoi che interessi se i discorsi non stanno in piedi, il libro di vende lo stesso!
Non siete d’accordo con me? Su su, ditelo che siete d’accordo! Questo è un vero e proprio capolavoro della letteratura mondiale! *Sarcasmo mode on*
Vogliamo parlare dei film, poi?
Ah, su quelli non mi spreco proprio
Per me non possono nemmeno chiamarsi così…
Il povero Dante, a cui Moccia viene paragonato (Il nuovo Dante? Oh my God…), piange insieme a me lacrime di sangue…
E non sono poche

Commento #286 di Kunoichi alla ricerca di scritti decenti (Altresì detta K)
novembre 1st, 2009 @ 1:43 pm

Minchia lo scoglio,
la Tamarro non regge al confronto,
Va dove ti porta il vomito è niente rispetto A scusa ma no ti posso chiamare come vorrei, se no mi quereli di Moccia.
Le sublimi stronzate della Tamarro sono state ridimensionate da quelle del signor
due Bocce.
Alla grande

Commento #287 di Fernando
novembre 13th, 2009 @ 8:52 pm

è il film più bello che abbia mai visto
altro che quella cazzata di avatar

Commento #288 di ciccia
febbraio 20th, 2010 @ 8:39 pm

mamma mia che collasso…. adoro questa Betty…. Passi che vorrei vedere i finti intellettuali Moccia-Morgan-Baustelle inchiodati ad un palo in fiamme dopo averli cosparsi di olio di semi per friggere, io Vanity Fair lo leggo eccome!!! Non me lo sputtanate: è una rivista patinata è vero, ma è un giornale estremamente intelligente, spiritoso ed indipendente.

Commento #289 di Sleepyhead
aprile 1st, 2010 @ 10:44 am

Bettii, toorna!

Commento #290 di BettyTORNA
luglio 10th, 2010 @ 10:41 pm

ma che razza di cognome è Moccia?
scusate ma sapete, mi viene in mente il moccolo del naso (liquefatto).

L’ho visto alla fiera del libro di Torino, è grassoccio e untuosamente lucido, primo aspetto sembra l’architetto Fuksas, poi quando lo guardi bene da vicino, è un pochettin lascivio e rcorda un latrinone miltare intasato di cacche…

Commento #291 di Eleonora
luglio 15th, 2010 @ 3:42 pm

Betty, torna.

Commento #292 di BettyTORNA
luglio 15th, 2010 @ 5:46 pm

[…] – non capisce niente e basta). I suoi romanzi sono i romanzi cretini per eccellenza (qui e qui per una disamina autoptica). Un adolescente a cui piacciono i romanzi di Federico Moccia non è un […]

Pingback #293 di le Malvestite » Blog Archive » Rossella Rasulo, Ti voglio Vivere. Essere cretini
settembre 14th, 2010 @ 4:11 am

Tanto per intenderci, basta una ricerchina su Google e si scopre che Noemi significa Gioia, Letizia…ma Letizia significa odore e vapore che si elevano da un mucchio di Letame…chiaro il concetto?

Commento #294 di Erry the Librarian
novembre 18th, 2010 @ 12:03 pm

Betty
che ne dici di recensire il nuovo capolavoro mocciano, quello di adesso, del 2011? Il protagonista si chiama Tancredi. E lo scrive a 150 anni dall’Unità d’Italia.
Puntando sul fatto che i suoi lettori non sappiano minimamente dell’esistenza di un certo romanzo intitolato Il Gattopardo scritto da un certo uomo chiamato Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Non ha pudore.

Commento #295 di Adie
marzo 15th, 2011 @ 12:57 am

scusa non scoppio

Commento #296 di Anonimo
gennaio 12th, 2012 @ 7:01 pm

il cuore con la zip

Commento #297 di Anonimo
febbraio 20th, 2012 @ 5:59 pm

due vip
e una capanna

Commento #298 di Anonimo
febbraio 21st, 2012 @ 7:06 pm

Che dire? A parte la chicca di Capossela, che ho estremamente gradito in quanto odio i pupazzi come lui fin nel profondo, quello che emerge dalla recensione di Betty si commenta da solo. Una tristezza disarmante. P.S Sono di Civitavecchia e posso confermare che solo nella “fantasia” di Moccia questo lido possa considerarsi buono per fare il fighetto surfista. Glielo consiglio, invece, nel caso in cui decidesse di suididarsi buttandosi a mare con una pietra al collo.

Commento #299 di Riccardo
agosto 8th, 2012 @ 5:15 pm

[…] […]

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giugno 3rd, 2014 @ 4:02 pm

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