Non ho capito bene che senso ha comprarsi Panorama, a meno che certo tu non sia la segretaria dello studio medico tal dei tali costretta a riempire ogni settimana il tavolino della sala d’attesa con tonnellate di rivistacce assortite – la cui lettura allucinata durante quella mezzora / ora di attesa serve a creare nel paziente una tale fitta di rigetto vomitevole che ingenera poi subliminalmente una lieta disposizione alla visita medica, uno stato d’animo allegretto del genere “preferirei di gran lunga starmene là dentro nello studio a farmi infilare della ferraglia nella vagina da quel vecchio usuraio troglodita di un ginecologo bastardo piuttosto che starmene qui a leggere ancora una volta di quella cosa che è uscita fuori dalla vagina di Elisabetta Gregoraci (oh ecco, mi chiama l’infermiera è il mio turno, che sollievo)” – e allora tra un Chi e un Donna Moderna e un Grazia e un Cosmopolitan, tutte le rivistacce che la segretaria dello studio medico ha comprato in blocco a casaccio, ecco che la Mondadori generosamente le offre il pacchetto all-inclusive in abbonamento e ci mette dentro anche Panorama, perché no?, e Panorama finisce così sul tavolino dello studio medico e finisce così tra le mie mani, toh!, è l’ultimo numero prima delle elezioni regionali, diamoci un’occhiata insieme – ah ma aspettate, giusto,
mi stavo appunto chiedendo: che senso ha comprarsi Panorama?, non lo so, è una domanda stupida (stupida Betty! stupida!), è un po’ come chiedersi che senso ha guardare il TG4 o Studio Aperto o Striscia la notizia o un qualsiasi altro obbrobrio giornalistico Mediaset – escludiamo dalle possibili soluzioni il solletichio autogratificante “quanto mi fa schifo, quanto odio questa gentaglia, quanto sono meglio io di loro”, che è cosa buona e giusta e di tanto in tanto merita di essere sperimentata, sì, ma insomma qui parliamo di chi questi veleni radioattivi li assume regolarmente – perché Panorama funziona più o meno come qualsiasi altro obbrobrio giornalistico Mediaset, è quasi interamente composto di superflue cretinerie raccontate stortamente da piccoli ingegni sgraziati spesso allo scopo esclusivo di cucire un cappottino di saliva sulla figura del Grande Capo e dei suoi sottotenenti (e/o allo scopo di pisciare in testa agli avversari del Grande Capo), con l’aggravante micidiale che coi programmi televisivi Mediaset ti ci puoi anche imbambolare davanti aggratis, l’intontimento di Panorama devi pure pagartelo; non so, non si spiega, o meglio, si spiega al solito modo, seccamente, se compri Panorama sei un buzzurro ignorante disinformato ottuso pipparolo reazionario berlusconiano in fase terminale: OMFG che brutale semplificazione! che ineleganza! – e sennò sentiamo, come giustifichereste altrimenti l’esistenza di un essere umano raziocinante che abbia voglia di comprarsi un secondo numero di Panorama dopo aver letto nel giro di poche pagine:
(venite, cliccate sul continua a leggere qua sotto e fatevi un giretto con me su questo ultimo numero di Panorama)
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KRAKATHOOOOM! – un fulmine si abbatte sulla torre diroccata del laboratorio supersegreto di Maria De Filippi e la scarica potentissima corre giù dall’antennone sulla cima della torre attraverso i grossi cavi e i macchinari crepitanti giù giù fino agli elettrodi avvitati da una parte e dall’altra sulle tempie della Creatura distesa, inanimata, e in quel preciso momento, col ghigno malefico illuminato dalle scintille delle esplosioni elettriche, Maria De Filippi capisce che finalmente, dopo otto lunghissimi anni di febbrili esperimenti e di innumerevoli mostruosi frullati genetici tra cellule cerebrali di cavie adolescenti bimbominkia, finalmente il trionfo – la Creatura muove un dito, sta muovendo un dito! – finalmente il cyborg di Amici vive! vive! vive!
Questa penosa Creatura, che ha firmato la cosa che ha vinto Sanremo e che si fa chiamare Pierdavide Carone, è il primo abbozzo riuscito di omuncolo cantautore prefabbricato da talent show televisivo: è stato progettato sul prototipo del cantautore intelligente / sensibile / eclettico – ma con cautela, senza allontanarsi troppo dal prototipo vincente del belloccio inetto di Amici – e tenta così di simulare un qualche minimo (minimo) accenno di pensiero, di personalità, di consapevolezza e dignità artistica (il che si ottiene facilmente tramite le solite scorciatoie del repertorio “io sono diverso, sono bizzarro, sono strano, sono autistico” – v. sotto), ma insomma, la sceneggiatura cantautoriale lascia un po’ a desiderare, è amorfa e ridicola e inverosimile come tutte le sceneggiature defilippiane, che volete, gli storpi mentecatti che lavorano nel laboratorio supersegreto di Maria De Filippi sono abituati a sceneggiare il corteggiamento tra derelitti subumani che si annusano il culo come animali, figuratevi come possono cavarsela montando pezzo per pezzo un cantautore che pretenda di essere minimamente plausibile – un pasticcio.
Il cyborg Pierdavide Carone è stato fornito di un mucchietto di canzoncine low cost (di cui il cyborg è autore e responsabile, sospetto, nella misura in cui Ambra Angiolini era autrice responsabile dei batticuore-amore-ascensore d’epoca Boncompagni/Nocera), canzoncine che mescolano parecchi differenti cliché di ignobile poppitudine allo scopo di agganciare a tutti i costi, in un modo o nell’altro, il piccolo cattivo gusto del telespettatore bimbominkia,
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Cento anni fa, quando vennero fuori le prime incredibili testimonianze di una misteriosa sostanza gelatinosa che pioveva dal cielo – e la gente se ne fregava, e gli scienziati se ne fregavano – per fortuna c’erano alcuni coraggiosi ricercatori indipendenti che subito denunciarono il fatto e misero in guardia gli aviatori, non volate!, avrebbero rischiato altrimenti di rimanersene “appiccicati in aria come uvetta nella panna cotta” (cit.) – e nel frattempo, dottissimi, quegli stessi ricercatori indipendenti fantasticavano sulla composizione dell’atmosfera: “sarebbe assurdo pensare che tutto il cielo sia gelatinoso: sembra più accettabile credere che solo alcune aree lo siano” (cit.). E cento anni dopo, oggi, la storia si ripete: noi altri passivoni indottrinati ce ne stiamo comodi comodi a spassarcela con certi frivoli fatterelli senza importanza – politici doppiolavoristi, tzè, specchietti per le allodole! – mentre da qualche altra parte, nell’oscuro sottosuolo della rete, si combatte furiosamente anche a nome nostro, a nome di tutti noi altri pecoroni imbambolati, per la Verità quella Vera, nascosta, sconveniente, contro i burattinai del Sistema e contro la Segretissima Manipolazione Globale;
per fortuna che ci sono i blog e i forum dei ricercatori indipendenti che se ne stanno sempre lì, attentissimi, e al Sistema non gliene fanno passare una – le piogge gelatinose di una volta, oggi, sono le nostre scie chimiche, le micidialissime scie chimiche! – i coraggiosi ricercatori indipendenti tengono sotto controllo il Sistema e lo cazziano di brutto persino quando ci va di mezzo la loro (ex) trasmissione televisiva del cuore, Report, colpevole d’aver fatto pubblicità ai Guardiani del Sistema per antonomasia aka quei puzzoni del CICAP – capeggiati dal “perfido vecchio Piero Angela”; è capitato la settimana scorsa
in soli dieci minuti di Report a raffica: le scie chimiche sono una panzana, la telecinesi è una panzana, l’autoattentato 9/11 è una panzana, il moon hoax è una panzana, il fachirismo è una panzana, gli UFO sono una panzana, la psicofonia è una panzana – ARGH! – i ricercatori indipendenti, stravolti, indignatissimi, perdono la testa e dichiarano guerra a Report: è stata una settimana infuocata, roba da Premio Perlone,
Illustrissima Dottoressa Gabanelli, a parziale commento della sua puntata dello scorso 14 marzo 2010, dedicata (anzi ceduta) all’ignobile e screditata cricca del C.I.C.A.P., sponsorizzata dai servizi segreti per coprire le infami operazioni globali di irrorazione clandestina di veleni mediante aerei, problema di cui sempre più persone stanno acquisendo consapevolezza, mi pregio di farLe omaggio di questo utile accessorio
ha scritto sul suo blog la Mente del movimento sciachimista: una letterina spedita alla redazione di Report a corredo del rotolo di carta igienica regalo (“l’utile accessorio”), con tanto di servizio fotografico della spedizione nell’ufficio postale, toh; e non è il solo, anche il rabdomante Maurizio Armanetti (già a suo tempo spernacchiato dal CICAP) vuole cantargliene quattro a quelli di Report – la rabdomanzia è una realtà, eccome!, sono i Men in Black del CICAP che fanno scomparire i testimoni oculari delle evidenze rabdomantiche, sentite qua:
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Nessuno se n’è accorto e nemmeno io me n’ero accorta, ogni giorno su Rai Uno ci sono venti minuti di viaggio allucinante all’interno dello spaziosissimo stomaco arredato di Maurizio Costanzo durante la pennichella digestiva del dopopranzo (arredato sobriamente, lo stomaco: colonnine doriche e discoboli souvenir di gesso, candelabri, una scrivania di plastica trasparente rossa) e dentro il suo stomaco arredato c’è un enzima della digestione antropomorfo, con le fattezze del medesimo Maurizio Costanzo, che emette delle farfuglianti bollicine-borborigmi sotto forma di domande rivolte al povero minchione “contemporaneo” che è stato ingoiato tutto intero per pranzo (il viaggio allucinante si chiama così: Bontà sua. Incontri tra contemporanei).
Mi sono guardata le interviste gastriche ai tre minchioni di Sanremo, Arisa e Malika Ayane e Simone Cristicchi, e devo dire che ogni tanto, grazie soprattutto all’eccitante routine retorica – di sublime ispirazione! – dell’enzima Maurizio Costanzo in modalità psico-confidente tonto (non c’è niente che gli riesca meglio, “lei si sente donna? lei si stima? e quando sogna, lei, sogna in italiano? oppure in milanese?” – dall’intervista a Malika Ayane), il desiderio dei minchioni contemporanei di farci la figura dei brillanti profondi complessi esseri umani è così disperato e maldestro che qualcosina di rilevante, qualche spruzzetto di idiozia buffa, ogni tanto, schizza fuori – per esempio vediamo, sentite, c’è l’enzima Maurizio Costanzo che domanda a Malika Ayane “lei crede nel colpo di fulmine, qual è stato il suo primo amore?” e Malika Ayane gli racconta che
“sì da adolescente a sedici anni mi sono innamorata follemente di… il mio primo amore… era un mangiafuoco… un artista di piazza…”
l’enzima Maurizio Costanzo è subito folgorato dall’eccentrica significatività bohémien della relazione col mangiafuoco (battuteggia soddisfatto: “ma quando vi baciavate lui aveva il sapore di paraffina?” – risate compiaciute di Malika Ayane), l’enzima Maurizio Costanzo le chiede di approfondire e Malika Ayane entusiasta approfondisce eccome, non aspettava altro!, nella storia ci infila pure il violoncello e i libri e la libertà
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La vita di merda di Romilda Villani aka la madre di Sophia Loren (clic sull’immagine qui a destra), trama: Romilda vuole andare a Hollywood per fare l’attrice ma i genitori glielo proibiscono e allora Romilda scopa con un bellimbusto sedicente cinematografaro che le promette grandi cose ma il bastardo millantatore la ingravida così su due piedi e scappa via senza lasciarle niente; quindici anni dopo la figlia grande di Romilda, Sofia, scopa con un repellente cinematografaro in andropausa e le va di lusso, diventa famosissima in tutto il mondo, Romilda rosica da matti e la figlia Sofia le sta sul cazzo.
(sullo sfondo – interessantissimo – la figlia minore, quella insignificante, supera mille avversità per prendere la licenza media; sullo sfondo dello sfondo: vecchiarde fasciste e maggiordomi gay) – tutta la fiction strizzata dentro un solo mirabolante fotoromanzo, eccolo: