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Coppia malvestita #26 - endorsati da dio

Secondo me sperano che a un certo punto alla fine delle elezioni, come succede quando sei piccolino e metti qualcosa ai voti coi tuoi genitori - e perdono loro - sperano che arriva dio padre nostro (quello biblico serialkiller permalosissimo) che dice “col cazzo, il mio voto vale doppio” e gli manda alle camere qualche unto rappresentante - che ne so sicuramente il leader, quella molesta isterica sagomina ritagliata nel tetrapak (funziona tipo le lattine finte di cocacola che quando fai rumore ballano, lui al contrario gli metti un microfono davanti e fa rumore), o il filosofo papalino della anti-scienza o l’ex governatore cicciobello cogli amichetti mafiosi o sua altezza principessina del tennis club parioli col faccione da redattrice di mariadefilippi.

malvestiti ciellini distribuiscono volantini del partito di tetrapack

Secondo me quel dio là irragionevole egoista profittatore c’ha molto a cuore le sorti di gente così, e ci scommetto che gli darà una manona a superare lo sbarramento: è per questo che ha infuso sovrumane capacità di persuasione agli evangelizzatori stradali udiccini, simpatici ometti che ti vengono incontro col volantino scudocrociato, quel loro umile malvestitismo che è tipico della retta immacolata cristianità ciellina (annacquatissimo fighettismo bbene più fashion-arretratezza da cestone) - più sul versante grullo della facoltà d’economia università privata lui (col suo giacchettino casual lanaricca - 1 - il riportone precoce zacefroniano - 2 - la camicetta aperta sulla collanazza d’oro della comunione - 3 - le onitsuka tiger comprate ieri pulitissime - 4) più sulla ottava figlia di una medio-bassa famigliola di piccioni cattolici iper-riproducentesi lei (col suo giubbotto peloso informe - 5 - i pantaloni tasconati come andavano vent’anni fa tagliati a pescatore perché ne servivano di nuovi per la nona sorellina appena nata - 6 - gli ornamenti perlinacei fatti coi ricekrispies - 7 - l’immancabile crocifisso - 8) - e poi ovvio in primo piano il loro marchio di fabbrica numero uno, l’insopportabile ghignetto da consultorio (9), non un facile sorrisino qualsiasi ma una complicatissima impostazione maxillofacciale che richiede anni e anni di duro catechismo e di messe e di preghiere e di campeggi azionistici con la chitarrina intorno al fuoco cantando la gloria di dio e di rapporti sodomitici consumati in macchina col fidanzatino per preservare la verginità matrimoniale: solo allora forse se avrai vissuto nella verità del signore potrai modellare a piacimento la tua espressione vacuamente ebete su quel benevolo modesto patetico comprensivo commovente ghignetto con la stellina luminosa di speranza che “io capisco le tue sofferenze io sono con te io voglio la tua felicità” - ti farò passare le pene dell’inferno prima d’abortire - “pensaci bene, cara, vogliamo parlarne un po’ insieme?”.


Malvestita #313 - Mostropoli

malvestita pullman turistico per malva-mostriciattoliA prima vista può sembrare che la malvestita di oggi sia una malvestita qualsiasi perfettamente nella norma, col suo bel giacchettone gonfio multi-pelosetto cortino elasticizzato in vita (1), gli occhialazzi rettangolari ornati di sbrilluccichii (2), la borsetta bburino-leopardata (3) e i jeans strettini (4) ficcati negli stivaloni d’ordinanza (5).

A studiarla più attentamente, invece, possiamo notare nel suo malva-equipaggiamento alcune piccole e inquietanti stranezze: per esempio gli assurdi pompon di peluche (6) che le pendono giù da un lungo filamento moscino appeso al colletto, oppure anche la bizzarra disposizione tripartita della pelliccetta pecorella (7) sulla sommità dello stivale, oppure ancora gli inutili anellini (8) che circondano da una parte e dall’altra la linguetta della borsa animalier. Avete capito bene, non si tratta di semplici obbrobri malvestiti: la nostra malva trecentotredici è l’inconsapevole vettore terrestre di un gruppetto di ospiti mostropolesi che hanno preso in prestito il suo corpicino come fosse un pullman turistico.

Capisco che la cosa possa un pochino angosciarvi, l’idea che tra le grucce di zara si nasconda un giaccotto vivente coi baffi (vi sembrava un elasticone: col cavolo, erano baffi) che non vede l’ora di farsi un giretto a scrocco sulle vostre spalle, che la borsetta bburina possa improvvisamente volarsene via col portafogli il cerone e la matita per gli occhi, che lo stivalozzo pellicciato poverino soffra l’inferno a causa delle vostre acuminate french podali - o peggio ancora, che possa essere pettinato meglio di voi (ehi guardate là che sciccosa frangettina cotonata) - capisco i brividini di paura ma tenete duro, fatevi forza, qui sotto i mostriciattoli svelati:

malva-mostriciattoli in gita turistica

p.s. ho dato una modificata ai commenti, adesso sono organizzati in pagine (ogni cinquecento commenti una pagina) così è possibile continuare a giocare in quei post che di commenti ne hanno migliaia senza dover stare delle ore a caricare il blog - spero funzioni bene!


X-Factor: i provini (sanremo? pfui!)

Nel frattempo che siamo tutti distratti impegnatissimi a romperci le scatole prendendo per i fondelli le bassezze sanremesi, c’è il malva-trio facchinetti ventura morgan che mette a punto gli ultimi preparativi di uno spettacolone questo sì favoloso che alla Bertè steviewonder con la labirintite in vestaglia mi sa che se la mangia a colazione: ne avrete sentito parlare, sarebbe un programmaccio canoro reality talentshow (il fantastiliardesimo) importato dall’inghilterra, X-Factor, che a giudicare dalle cose che si trovano in rete merita già da ora, da subitissimo, la nostra completa allucinata attenzione. Se i provini ufficiali promettono mica male (tutti coi loro faccioni estatici iper-convinti, che belli - ve ne ho selezionati alcuni nel video qui su: il virtuoso col sopracciglio pavarottiano, il negrone che respira con uno scatto della testa manco stesse facendo una vasca stile libero, le tre pazze che si sono allenate sul pulmino in gita scolastica), be’, non avete ancora visto niente: perché i provini fai-da-te inviati via web non potete neanche immaginarvelo, quale deliziosa meraviglia! dovete vederveli e basta, danno un senso fumettisticamente letterale al battesimo del format (non sono umani, sono mutanti!):

Cliccate sulla foto di ciascuno dei tizi nelle due file qua sopra e sotto per la pagina del video corrispondente. Sul sito ce ne sono molti di più, ho scelto i miei preferiti: il set casalingo improvvisato con la telecamera espressiva che rivela in un colpo solo il termosifone timidino e l’illuminazione strategica; un secondo set casalingo, l’inquadratura più stretta sul comò porta-bomboniere, candelabro kitsch e corniciona intarsiata (ottima scena, peccato per la lavagnetta di plastica); quello intensissimo che si auto-addobba con le lucine natalizie (partendo dai calzini); il disco-bocelliano tutto in bianco a piedi nudi col ditone eccitato (ma davvero!);

il seminarista geniale che scrive canzoni rap travolgenti (“Jovi-not’ Jovi-not’ yu spik inglisc ai du not!” non riesco a togliermela dalla testa); la spiritata che c’ha dei momentacci in cui senza motivo improvvisamente strabuzza l’occhio (un’esilarante sequenza); quello scazzato che ha appena finito di ripulire il laboratorio della asl; e poi soprattutto la musicista di spessore che canta la tragedia dei clochard (nel videoclip, un assemblaggio di foto pescate a caso da google, ne ha presa una che sul corpicino del mendicante c’è fotoscioppato franco sensi - e alla fine del videoclip non so perché, cosa c’entri, ci sta la foto di un tipo col tocco che si laurea: eh si sa gli artisti a volte son così, di difficile comprensione).


Costante universale dell’intimo malvestito:
il Tango-Mignottone

Vi ricordate quella marca di intimo malvestito di cui avevamo parlato tanto tempo fa, quella che c’ha il nome del cattivo di un romanzo fantasy e produce delle robe che sembrano fatte apposta per le malva-zitelle sessantenni che giocano a fare le sexy in reggigambaletti color carne davanti al barboncino con la prostatite, quella marca che metteva i cartelloni giganteschi dappertutto con manuela arcuri sdraiata seminuda (e be’ in effetti, appunto, sarebbe stata più consona una modella sul genere della signorina Krabappel), ma sì dai certo che ve la ricordate, si chiamava Lormar (pronuncia: Loooormar) e alla mezzanotte di oggi la sua nuova linea di intimo schifezzuole (Privilegio di donna [1]) debutta con una pubblicità televisiva che è, più o meno, una specie di reinterpretazione semplificata tradotta in dialetto ahò-bburinone di quel bignami di spicciola psicologia amorosa da salottino scemo-borghese che era la pubblicità mucciniana di Intimissimi [2].

Il tango è il tango e mica se ne può fare a meno, è una costante intimo-malvestita che ha a che fare con le leggi inviolabili che governano l’universo, perché necessariamente così come ogni donna quando vede un rude stalliere sporco e sudaticcio si sente subito all’istante bruciare dentro di passione, lo stesso succede quando ci si trova davanti un leggiadro scarmigliato tanghero a petto nudo, se poi c’ha la barba di un paio di giorni e la cravattina che gli oscilla sulla pellazza unta, oh-oh no non si scappa. Musichetta e danzerecciume rimangono dunque sempre quelle; lo stesso vale per gli interni, che si rifanno al gusto malva-arredatorio della scenografia antiquario-porcellanesca con rifiniture squadrate stile impero (nella pubblicità Intimissimi con maggiore melenso realismo; nella pubblicità Lormar, un blu onirico-mentecatto ridicolmente io-sono-orginale [3]). Tutto il profondissimo didascalìo muccino-metaforico sulle “varie anime di una donna” (la casalinga repressa, la pettegola furbetta, la porcona disinibita) va snellito drasticamente, troppo complicato sennò: l’intreccio pur banale di muccino è abbattuto in favore di una rozza messinscena nonsense che dovrebbe suggerire una suggestiva sensuale killer-misteriosità (perché gli omini seppizzati c’hanno i cerchietti luminescenti, a cosa servono? perché dal pompon incipriante di manuela arcuri non hanno tolto la targhetta? [4]); e delle “varie anime di una donna” se ne sceglie una soltanto, quella più vicina al sentimento mutandaro semo-bburino: la porcona disinibita. Di conseguenza si sceglie una protagonista che sia agli antipodi della diva esterofila sospirosa e intellettualizzante che soffre di smultiplamento della personalità: si sceglie il verace donnone ben piantato, la mascellona trucida mangiauomini col capello cotonato e la falcata assassina che sa precisamente quel che vuole, spiezzarti in due (be’ precisamente: le basta un bacino per retro-michaeljacksonizzarti), e non importa poi tanto che reciti così così (lo scattino sorpreso che fa all’inizio, accorgendosi del tanghero riflesso, mi ricorda certi spettacolini che facevo alle elementari, è molto commovente), quello che conta è l’occhietto socchiuso, la monoespressione intensissima da pornodiva incazzata, gli slogan sussurrati da 144 e il sobbalzare chiappico della controfigura.

[1] sul sito c’è il backstage e anche il countdown (mamma mia, io son settimane che lo refrescio mille volte al giorno, un ansia)
[2] il regista lormariano è Luca Tommassini, passato alla storia come Re Coatto tra i ballerini storici di Madonna, coreografo nientepopodimeno di Geri Halliwell
[3] oh, nessuno ha mai pensato di girare una pubblicità di queste qui ambientandola nel finale di duemilauno? mi sembra il set ideale
[4] va be’ ma poi, su, come si fa a sensualizzare uno spottino così che comincia con la scritta infantile brilluccicosa in corsivetto stortignaccolo, non si può


La cosmesi malvestita debunka san gennaro

Non è che devo spiegarvelo io che razza di penosa messinscena è questa pratica qui dell’agitare su e giù il barattolo di ketchup con l’aruspice capo vestito di centrini che ci dice se avremo fortuna oppure no nell’immediato futuro [1]. E’ un peccato che le ipotesi scientifiche più quotate sulle capacità liquefattorie del “sangue” siano tutto sommato abbastanza poco conosciute [2], e che ogni enfatico ridicolissimo su-e-giù (ehi ma quel coso lì, l’ampolla, è un topdown ante litteram!) dobbiamo cuccarci la solita inginocchiata campagna di stupore mediatico.

max gennaroE accidenti è da non credere ma per una volta forse nella storia del pianeta terra c’è una fabbricona cosmetico-malvestita che ha inventato qualcosa di utile e interessante, una apparentemente banale robetta incipriante, nientemeno, che con il suo tamtam pubblicitario a tutte le ore su tutti i canali tivvì potrebbe aprire la strada ad un debunking di massa circa il cosiddetto miracolo: e non penserete mica che sia un caso che c’ha un nome tanto esplicito, Miracle Touch (Solid to liquid illusion!), secondo me i capoccia della Max Factor son tutti dei blasfemi atei anticlericali che con questa storia qui del fondotinta che a smanettarlo da solido si trasforma in liquido stanno tentando di diffondere il principio fondamentale della tissotropia, quella proprietà cioè per cui quando agiti un blocco duro di ketchup dopo un po’ si scioglicchia e te lo puoi spruzzare sulle patatine - sai che santissimi macmenù che si fa l’arcivescovo di napoli - mi dispiace un po’ che la chiesa sia così guardinga e suscettibile (vedi simili), perché altrimenti uno spot col cardinale fanatichetto che prende una gocciolina di Miracle Touch dalla sacra ampolla e si fa bello ritoccandosi il naso prima della messa (che so, uhm, nella parte ci vedrei perfettamente Rowan Atkinson), ehi accidenti, sarebbe stato un capolavoro di comicità.

Io comunque, per la reliquio-cronaca, l’anno scorso ho visto la malvacintura della madonna - ci pensate? un U.C.O. di duemila anni fa! - quella sì che è impressionante, altro che sangennaro, per un pelo non mi convertivo.

[1] forse sarebbe più soddisfacente se fosse un tantino meno generica come previsione: io tenterei la liquefazione una volta per ciascun segno zodiacale, così almeno la si personalizza - più o meno
[2] A Thixotropic mixture like the blood of Saint Januarius (San Gennaro) - in italiano, qui


Tremila bimbominkia!

Non è che voglio mettervi ansia ma dovete sapere che ci sono intere regioni di questo blog che c’hanno la bandierina che sventola e tutto un mega-contingente di carroarmatini bimbominkia dominanti - per esempio il post sui take that, che ormai lo chiamano “il nostro forum” - continuano ad aggiungersi rinforzi e rinforzi bimbominkia che già premono minacciosi ai confini e io mi sento come il giocatore di risiko che gli fregano una carta alla volta finché poi alla fine gli rimane solo un dadino blu e lo stupido accerchiatissimo Kamchakta.

Ieri, nel cuore dell’area cinquantuno delle forze bimbominkia, l’inaccessibile post sui tokio hotel, s’è superata la quota dei tremila commenti (è stata Idraelen a raggiungere la vetta - e senza ossigeno, in solitaria!), una quota terribile che ben dimostra la natura disumana dei nostri nemici (solo dei selvaggi cannibali senza dio possono forumizzare una pagina che a ricaricarsi ci mette un quarto d’ora), per cui ho pensato di dedicare al tragico evento questo piccolo post: gruppo di bimbominkia super-in-tiro nel bel mezzo di una riunione sabato pomeridiana.

tremila bimbominkia!

Il disegno m’ha stremata dunque sarò breve nella descrizione, partiamo da sinistra. (Siparietto romantico-bimbominkia) bimbominkia maschio seduce con cappellino sdrucito (1) zippo tarocco (2) e calzino-portadolci-della-befana la bimbominkia femmina con borsa classicissima emily the strange (3) mèches evidenziatore (4 - manicure pendantizzata) e canottierona moscia con fantasia ad alfabeto cuneiforme. Poi: emo-ciuffo laccato (5), doppia catenozza e stivalone robzombie che va a sciare (6); scozzesume con spille da balia finto-punk avril lavigne (7) e cinturozza borchiata larghissima a mo’ di hula hoop (8); manette che ornano la tracolla (9), due chili di peluche e gadget vari appesi (10); felpona marca nirvana (ah no, non era una marca di magliette?) e occhialoni paris hilton (11); frisettatura schiarita del ciuffo davanti (12), ciocche sul cucuzzolo durissime sparate per aria (13 - ancora sanguinolente dell’ultimo piccione infilzato), borsetta quadrata nightmare before christmas (14), gonna a balze rosa leopardata con rifiniture pellacee lucide (15) e felpona balloonara (16); scaldamuscoli (17 - ricavato dal pantalone stesso - basta tagliarlo a metà e lasciar cadere il pezzo di sotto) e rosario di dadini da specchietto retrovisore (18).


L’alba di una nuova era: Derelicte

E’ emozionante assistere coi propri occhi alla nascita di una malvatendenza nuova di zecca, un cratere senza fondo di possibili future innumerevoli implicazioni supermalvestite che ci si spalanca davanti, e noi tutte là sull’orlo a guardarci dentro emozionatissime facendo oooooh.

Un manipolo avanguardista di intrepide very important malvestite sta aprendo la strada alla realizzazione del più grande progetto fashion-mentecatto di tutti i tempi, l’utopia malvestita di Jacobim Mugatu: Derelicte. Oh come sembrano lontani i tempi in cui bastava fare i grunge-stronzetti trendissimi che abusano di stupefacenti e scopicchiano svogliatamente un po’ con tutti, i tempi di quel semplice ingenuotto heroin-chic a cui guardiamo oggi con sufficienza, quasi con tenerezza; il malvestitismo Derelicte prevede un radicale devastante upgrade delle regole esistenziali della coolness vipparola, perché soltanto chi davvero è capace di trasformarsi nel “lercio vomito delle masse di miserabili”, soltanto chi può rivendicare con orgoglio di essere “veramente veramente sporco”, può fregiarsi del malvabollino Derelicte.

amy winehouse e britney spears, Derelicte

Guardiamo allora con sincera partecipazione agli sforzi in tal senso operati dalle intrepide vim in missione d’avanscoperta (clic sulle immagini), che tra mille difficoltà sono giunte a pochi metri appena dalla vetta dell’everest derelictiano: mi asciugo una lacrimuccia leggendo dell’ultimo ricovero psichiatrico di Britney (già da tempo eccezionale scalatrice Derelicte: il matrimonio con lo scimpanzè ballerino, la testona rasata e le dichiarazioni pro-anticristo, la pisella al vento, il figlioletto preso in ostaggio, il look da mignotta, la lovestory col paparazzo ingelatinato) mi asciugo un’altra lacrimuccia leggendo delle preoccupazioni di mamma Winehouse (la figlia, sì, una vera eroina Derelicte: i tatuaggi da marinaio scaricatore, la finestrella tra i denti, le scarpacce da barbona etoile fallita, la cofana portadroga, le unghie zozze, la sbornia ululante in strada, la pipetta al crack), be’ che cavolo - lo so che è triste, ma siate coraggiose, tiratevi su - gonfiate anzi i vostri cuori di fiera riconoscenza, perché il loro sacrificio non sarà vano: Derelicte vive.


Mastella Cirilli

Elio Mastella quando fa Gabriele Cirilli non mi ha mai fatto ridere, anzi mi fa abbastanza schifo direi. Invece ieri ho scoperto che nelle vesti del suo alterego in borghese con gli occhiali, quello sì che mi fa ridere.

mastella così fa riderecosì no

E per il prossimo giornalista invertebrato a cui capita l’obiezione “ma quale figlio del boss io guadagno milleottocento euro al mese”, un piccolo suggerimento: “scusi ma lei lo sa che lavoro fa il figlio di Tony Soprano? Il muratore”.


Scusa ma ti chiamo stronzo

Ok sono giorni che sto esagerando con le youtubbate, è vero, ma questa sul serio non potevo mancarla. Grazie ad una segnalazione di Belle vengo a conoscenza di Scusa ma ti chiamo amore, tratto dall’”imperdibile” romanzo omonimo e diretto dallo stesso Federico Moccia: protagonisti Raoul Guardarmi negli occhi è come guardare un furby Bova e l’esordiente Michela Sono uscita da un libro di principesse in cui facevo la scema del villaggio Quattrociocche (no ma secondo me dev’essere la figlia del gommista di Moccia - Quattrociocche in realtà è un nome d’arte ispirato alla carrozzeria del padre, Da Gigetto er Quattrorote). Ah e poi c’è il figlio di Vasco Rossi, Davide classe 86, che c’ha un carrierone davanti che secondo me chi lo sa dove può arrivare, sicuramente farà molto discutere vedrete la sua interpretazione nel prossimo impegnatissimo Albakiara con la K (non è uno scherzo - protagonista Raz Degan - non è uno scherzo! [*]).

Il trailer qua sopra ve lo siete visto? Allora c’è la vociona narrante che sembra uscita da una pubblicità di smacchiatori per pavimenti che ci introduce con un paio di statistichette alla Cioè nell’universo parallelo della mente mocciana (che funziona così: dovete immaginarvi che Federico Moccia è un cinquantenne con la mente di un dodicenne bburino un po’ ritardato che cerca di immaginare come vanno le cose dei bburinetti più grandi - già coi tredicenni è un disastro poveraccio), c’è il gruppo di pischellette estroverse e disinibite “sesso sesso sesso” (a diciassette anni si è già una donna “serena e tranquilla”, dice Moccia, l’unico scopo della tua vita è scopare come una matta - tradotto), c’è il gruppo di maschioni trentenni in carriera che pensano solo ai mignottoni biondi che ciucciano “i bananini” (che diavolo è un bananino?), ci sono le canzoni e il concertone degli Zero Assoluto (Q.I.) che si sa ai pischelletti bburini gli piacciono un sacco, c’è la sfida Raoul Bova (il trentenne dal cuore puro) versus Davide Rossi (l’hippopparo manesco e fattone) e c’è la storia d’amore ovviamente proibita e piena d’ostacoli che inizia con uno scontro fortuito KissMeLicia e si risolverà in un bell’amplesso sulla spiaggia di torvajanica (”è la tua prima volta mio giovanissimo amore?” “seeee cor cazzo, vie’ qua!”).

Non è stupendo? A me Moccia fa venire in mente quei racconti di fantascienza dove c’è il protagonista che sta costruendo la macchina del tempo ed è devastato dal dilemma morale, il classico “sarebbe giusto tornare indietro per uccidere il dittatore sanguinario?” Boh, secondo me sì.

[*] ah e poi, giusto per aggiungere inverosimiglianza all’inverosimiglianza: è prodotto dalla Kappafilm - e comunque, be’, date un’occhiata alla sinossi, è un delirio mai visto di luoghi comuni sulla gggioventù di oggi ispirato ai servizi scandalizzati di studio aperto e tg4: dal backstage, pare, trarranno pure un reality show, argh


Rocco Siffredi e le magliette da copisteria
(coi cazzetti però)

Lo aveva preannunciato Idraelen sul forum qualche settimana fa: Rocco Siffredi nientemeno, proprio lui, firma una collezione malvestita tutta sua. Non se ne sapeva ancora niente, soltanto che il simbolino sarebbe stato ispirato ad un pene. Adesso che la presentazione ufficiale s’è consumata (pitti uomo, ieri) e al mondo son svelate le meraviglie del brand Rocco Rocks - e s’è inaugurato lo scandaloso simbolino (uno sgorbio a forma di R minuscola in comic sans), e ci sta pure la scritta gotica che fa molto nasty sesso sporcaccione pimp my ride, possiamo già emettere un giudizio definitivo: la Rocco Rocks si iscrive con tutti gli onori nel gruppone di marche malvestite capeggiato da Monella Vagabonda (& figlie). L’anti-stile da cestone bancarellaro è quello lì, inimitabile: nulla che sia anche solo vagamente originale, le inutili t-shirt coi trasferelli da copisteria (al posto di ranocchie, coccinelle e tartarughe, i giochi di parole sessual-maliziosetti e i faccioni di rocco e porno amici) e gli inutili banalissimi abitini con lo sgorbio in comic sans appiccicato sopra alla meno peggio. Capisco che il mercato buco-nero delle tshirt malamente brandizzate faccia gola (e sì, lo so, non c’è poi bisogno di sto grande sforzo creativo - anzi), con tutti i bburinoni in fregola che non vedono l’ora di accattarsi l’ultimo ritrovato della scienza magliettaro-malvestita, ma che cavolo, Rocco, se vuoi provarci anche con l’intimo non rischiare vai sul sicuro, fatti una bella joint venture con Valeria Marini.