Che nome dareste voi a una cosa così, a un pirla cogli occhiali grossi colorati da pirla e coi vestiti alta-moda eccentrichetti da pirla che se ne va in giro per l’Europa sponsorizzato da una fabbrica di automobili per pubblicizzare un catorcio da parvenu vorrei-ma-non-posso immortalando con la sua inseparabile reflex ergo sum (pirla) un mucchio di altri pirla stranieri vestiti da pirla,

e intanto che immortala i suoi simili pirla stranieri contorcendosi per strada col culo pallido e le mutandone di fuori, annota e registra il tutto sui diari di bordo che sono un Twitter e un canale Youtube che totalizzano rispettivamente tredici e diciannove iscritti con una media per video di trecento visualizzazioni in due mesi - com’è che la chiamereste una cosa così, uhm, non so, una stronzata?, un’idea del cazzo?, una figura di merda?,
il think tank dei pirla creAttivi capitanati da Lapo Elkann che formano la squadra di Independent Ideas, loro che ne sono i responsabili, che questa cosa l’hanno “creata”, loro la chiamano Viral Marketing, o meglio,
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Il film è uscito la settimana scorsa e mi sembra il caso di rispolverare per l’occasione il trailer quello vero che avevo preparato un anno fa, ché magari qualcuno se l’è perso, e qualcun altro magari se l’è dimenticato e si diverte a rivederlo,
(il finale tragico col Facchinetti non funziona più, come passa il tempo)
di Betty Moore, 24 novembre 2009
Categoria: allucinazioni, alta moda, very important malvestite
Sapete com’è che funzionano le soap opera: c’è una puntata esplosiva [*] in cui succede qualcosa che scombina tutto, un colpo di scena roboante, assurdo e demenzialissimo, una cazzatona mostruosa! (precipitare dalla Torre Eiffel - qui a destra), e poi di seguito centinaia di puntate in cui non succede un bel niente, le prevedibilissime conseguenze della cazzatona che si sviluppano al ralenti tra lungaggini arteriosclerotiche e inutili complicazioni finché poi di nuovo, improvvisamente, BLAM!, un’altra puntata esplosiva, un’altra cazzatona, e poi di nuovo centomila puntate di ridondanza sonnolenta e così via all’infinito, cazzatona e ridondanza, cazzatona e ridondanza - il risultato è un’agonia tremenda e sfiancante, sì, ma se ci sbarazziamo dei mallopponi che riempiono lo spazio da una cazzatona all’altra e consideriamo le cazzatone da sole senza interruzioni, rileggendo una soap opera così, ah!, è tutta un’altra storia.
E c’è questo libro uscito da poco dedicato ai vent’anni di Beautiful [**] che fa una cosa del genere, mette le cazzatone di Beautiful in fila - ora ve le faccio vedere, è uno spettacolo divertentissimo; facciamolo a quiz, ce ne sono due che mi sono inventata io, tutte le altre cazzatone sono vere, chi indovina quelle inventate si becca in regalo - i primi che indovinano - un cagnetto mosca di pongo che ho fatto io, eccolo qua che ruota (dategli il tempo di caricarsi, è una gif animata); cominciamo:
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Guardate c’è Lapo Elkann che s’è imparato la parola “stilema” [*] e la usa al posto di “colore”, che non è granché, “stilemi” e “stilemi” e ancora “stilemi” un’intervista dietro l’altra, “abbiamo recuperato gli stilemi”: è la parolina magica che serve a rendere in trasparenza chissà quale studiatissimo lavorio creativo, estetico, di ricerca, di “recupero” - stilemizzava a più non posso durante la Vogue Fashion’s Night Out, eccolo,
e sotto “stilemi” cosa c’è, un cratere buio e profondo senza lo straccio di un’idea, la banalità e la rozzezza e il cattivo gusto di un buzzurrone subumano qualsiasi - uno come lui, per dire, che gli “stilemi” di Lapo Elkann l’ha “recuperati” da un bel pezzo (e direi meglio); l’intenzione che passa tra queste due cose, i colori e gli stilemi, cioè tra il vuoto così com’è e il vuoto che pretende di non essere vuoto, è l’intenzione che dominava del resto tutto quanto c’era in ballo quella serata lì, la Vogue Fashion’s Night Out,

con le sue capo-cariatidi benedicenti che straparlavano della “moda finalmente aperta a tutti”, della “moda che è vicina alle persone comuni”, “gli stilisti e i creativi alla portata della gente”, Franca Sozzani [**] che auspicava “un momento in cui c’è anche il cittadino… perché noi non faremo degli inviti solo a poche persone” - tutti invitati!, chiunque può fare sciòppi dove gli pare!, che “apertura” che generosità!, che straordinario spirito di ecumenismo fescionario! - è la Fashion’s Night Out: tutta la notte in giro per negozi assieme a modelle e stilisti e viggieis e frotte e frotte di wannabe cazzeggioni storditi di Bacardi Breezer e vipparoli scarsi raccogli-molliche in modalità partita del cuore,

perché ovvio, non può mancare la beneficenza sponsorizzata dal sindaco polliceverde, come no!, bastava acquistare la maglietta bianca della salute con la scritta Vogue Fashion’s Night Out - questa qua sopra con le sborratine verdi, firmata: eh, giuro! - e il venticinque percento del ricavato contribuisce all’acquisto di un albero - cioè, calcoliamo, un albero costa trecento euro, una maglietta costa trenta euro (incredibile! una maglietta della salute che costa un decimo di un albero!, “prezzo irrisorio” dicono loro, bah, dev’essere intessuta coi peli pubici di cinesi rarissimi, cinesi albini cogli occhi verdi!), per ogni maglietta venduta l’albero si becca circa sette euro, sì, quindi per fare un albero parapapà ci vogliono quaranta magliette, e quindi sottraendo, uhm, per ogni albero da trecento euro c’è Vogue, o chi per Vogue, che ci fa su novecento euro di magliette della salute, mica male!

tutti assieme “consumatori e stilisti per contribuire a rendere più bella la nostra città” e per aiutare i “lavoratori del settore”, non dimentichiamoceli, “bisogna essere consapevoli che questo settore dà lavoro a milioni di persone”, per cui “l’acquisto di un capo” non è soltanto una gioia ma anche “un atto responsabile” (sempre lei, il vampiro), bellezza e socialità ed ecologia e vipparolitudine, che meraviglia!, non bisogna vergognarsi di spender soldi per le cose di moda, mai!, neppure ad acquistare un qualche stilema - gioia e responsabilità.
[*] nella mia lista Quelli da immergere un pezzetto alla volta molto lentamente nella piscina dei piraña appena mi capita l’occasione quelli che non hanno niente da dire ma ci mettono dentro “stilema” vengono subito prima di quelli che non hanno niente da dire ma ci mettono dentro “fruizione”, staccati di pochissimo dai “multi-livello” e dai “mainstream”
[**] la bambola! la bambola! io dico procuriamocela in qualche modo e facciamola finita
C’è Simo nei commenti che mi segnala un “corso breve” chiamato Dress Your Talents che si terrà tra un mesetto alla Domus Academy (cos’è, boh, questa cosa), protagonisti Marco Castoldi aka Morgan, alcuni cervelli di Just Cavalli e qualche sfaccendato giornalista settore fèscio (ehilà, Gattermayer!); il corso dura un paio di settimane, si paga novecentosessanta euro e “rappresenta il connubio perfetto tra comunicazione d’immagine ed espressione estetica e stilistica”, ci si fa i picnic alla Roberto Cavalli S.p.A. e “i partecipanti saranno invitati a progettare la comunicazione strategica e di immagine relativa al personaggio televisivo Marco Castoldi in arte Morgan”, wow!, io ho già inviato il curriculum e ho mandato i bozzetti qua sotto (i tre a destra - l’altro, quello brutto a sinistra, è made in Just Cavalli, l’ha disegnato Cubo Leopardato)

che si capisce, no?, rappresentano fescionisticamente le tre anime del Morgy, l’anima quella speculativa e intellettuale (Mr. Bean), quella cupa e trasgressiva (Dark Helmet), quella creativa e artistica (squadra blu di Amici) - chissà, sono sicura che gli piaceranno!, magari vinco una borsa di studio (le immagini, se volete, cliccandoci sopra s’aprono più grandi).
(oh e già che ci sono - occhio! - non perdetevi domani la prima puntata del secondo romanzo della Twilight saga, New Moon)
di Betty Moore, 2 settembre 2009
Categoria: allucinazioni, alta moda, io sono originale