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Contessina Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare

bla blaChe bella trovata questa del modesto pandino che aspetta fuori dalla chiesa Clementina Montezemolo (figlia di Luca e Bambi) raggiante nel suo preziosissimo abitino peschereccio addobbato di calamari lessi: sembra la sceneggiatura di una pubblicità televisiva confindustria-we-care tutta concordia sociale e semplicità e duecuorieunacapanna, ci manca soltanto un pianuccio strappalacrime e il capoccione pelato di gandhi in cgi che spunta benevolo tra Carlo Rossella e Diego Della Valle, c’è pure il maritino dall’aspetto molto popolar-televisivo sosia di Alberto Stasi da Garlasco, un diffuso mediocre acchittìo malvestito alta aristocrazia carrefouriana (Martina Mondadori col telo da spiaggia, la signora Jean Todt copridivanata, i pizzetti beige di Frankenstein Schiffer in Vanzina, Ludovica Andreoni in Montezemolo col completino arancione stabilo boss) e un mucchio di larghi cappelloni rotondi che a guardare la piazzetta dall’alto si direbbe un matrimonio a Città del Messico; e tanto chi lo verrà mai a sapere che là dentro la modesta macchinetta di cartapesta c’è una botola posizionata sopra un tombino e da lì un passaggio sotterraneo verso il retro della chiesa, dove ci sta parcheggiata la Rolls-Royce volante - quasi quasi mi stanno più simpatici i bburinoni che alla propria prepotente ottusità danno libero sfogo, ostentandola sfrenati e orgogliosi: eh sì, io già sto contando i giorni che ci separano dal tredici giugno.


Costume Institute Gala 2008, il Malvacarpet

Forse ve lo ricordate dall’anno scorso, il Costume Institute Gala è questa festona esclusivissima a cui viene invitato solo chi sta simpatico ad Anna Wintour, la scheletrica bacucca regina della nullificanza cretino-fashionara: è lei che decide se sei abbastanza stilosamente coatto, dall’alto del suo mostruoso vestitino armatura con simmetriche estroflessioni spiraliformi che non ho ancora deciso se sono ispirate ai tradizionali corni caprini demoniaci, oppure se fanno riferimento alle conchigliette nautilus, il che mi sembra anche più appropriato, considerata la viscida molluschità della Wintour - provateci a mettere una parrucchetta ad un paguro, toh, è lei spiccicata.

anna wintourchristina riccinaomi wattstilda swintondonatella versace

Siccome al Costume Institute c’è in corso una mostra di orrendi accrocchi deformi, una specie di rilettura valeriomariniana del tradizionale abbigliamento supereroistico, mi sembrava d’aver letto che i festaioli dovevano indossare qualcosa che ricordasse quel mondo là dei fumetti, ma invece no, delusione, solo pochissime coraggiose hanno osato malvestitizzarsi in tema, e tutte allo stesso modo poi, che barba, appiccicandosierano siamesi attaccati per il cervello: il cervello è andato perduto nell'operazione di distacco a casaccio una stirello-stellina capitanamerica: stirello posteriore sopraculare per Christina Ricci (bustino storto e cinturone, integralmente pendantizzata sullo stucchevole abbinamento raso rosso tulle e chiffon rosa); stirello addominale per Naomi Watts (tunicone candeggina plissettato con ali copritette e sciarpona chilometrica); stirello medaglia al valore per Tilda Swinton (fodera impolverata del divano in perfetto stile babbiona del moige); e poi va be’ la nostra gigantesca inimitabile Donatella Versace, che non ha dovuto manco faticare ad appiccicarsi lo stirello-stellina, sono vent’anni che porta su ininterrottamente il costume integrale del supereroe italiano numero uno, il Bukowski di torbellamonaca, Franco Califano.

mary j bligefergieallegra versaceStella McCartneyvenus williams

In generale, mi pare che abbia furoreggiato il vestitone-fazzoletto fatto di un unico monocromatico chilometro quadrato di raso con spiegazzatura accroccata random: ce n’aveva uno Mary J. Blige, un coso nero annodato in vita con codone strascicoso (in più, giaciglio di paglia sul testone alla Simona Ventura e orecchinoni diamantosi a scimitarra); ce ne aveva uno Fergie, cupissimo fazzolettone monomanica con spermatina sulla spalla; e poi Allegra Versace, saccone lilla e golfino all’uncinetto sul petto anoressicamente concavo; anche la mediocrissima “papi da grande voglio fare la stilista” Stella McCartney (accompagnata da Kate Moss, con la quale fa a gara a chi c’ha la faccia ingrugnita più “london look” - leggi: scema viziatella annoiata), monofazzolettone ceruleo con spacco e fioccone amebico; e Venus Williams, classicissimo involucro cioccolatinesco marroncino-dorato (che pendantizza con la borsetta lingotto) e ciclopico megamantellone rosso toreador (ah, uh, forse una citazione kryptoniana?).

margherita missonimischa bartonmichelle trachtenbergkimora lee simmonscharlotte gainsbourg

Niente male nemmeno lo stile arlecchinesco di opposta concezione, brandelli di tessuto che non c’entrano nulla l’uno con l’altro combinati secondo uno schema ottenuto lanciando i dadi del risiko: a tal proposito s’è distinta un’altra mediocrissima “papi da grande voglio fare la valletta” (”amore mio sei alta un metro e venti, che ne dici piuttosto della stilista?”), Margherita Missoni, campanone a strisce marroncine raso/lustrinate con tendina mantovana sulle tette e collanone piatto mosaicato; e guardate Mischa Barton, firmata appunto dalla Missoni (che talento visionario, che follia pendontizzante!), gonna lunga corsa dei sacchi color biscotto plasmon, corpetto scagazzato bianco e nero con pseudopodi che colano schifidi verso il basso, due ammassi medusiformi fanghigliosi usati come spalline, e borsettina scrotale con braccialino di sicurezza; oppure Michelle Trachtenberg (chi è? boh), grezzissimo canottierone attillato sopra il tendone dorato che usa come gonna (ma sul serio è un tendone, davvero: ha pure usato il cordone intrecciato nappinato come cintura); e non perdetevi Kimora Lee Simmons col campionario per pennarelli, e Charlotte Gainsbourg vera fricchetton-chic io-sono-originale che se la redcarpettizza scalza tutta contenta coi sandali in mano.

david e victoria beckhamdavid beckham palpa victoriaashley olsenmary kate olsenle gemelle olsen e il loro accompagnatore originalone

Non potevano mancare i prezzemolini coniugi Beckham, Boccuccia Anale Victoria e Big Jim David, lui in smoking col farfallone gonfio ipertiroideo (è chiaramente di quelli pieni d’acqua simpatichetti che ti spruzzano), la mano elegantemente adagiata sul culo rinsecchito della moglie, lei coi capelli a banana in vestagliona da notte semitrasparente con ricami floreali sbriluccicanti e megaspacco frontale a pochi millimetri dall’area cinquantuno (leggi: pisella). E non potevano mancare le prezzemoline Gemelle Olsen: se Ashley c’ha una robetta nera piuttosto banale, con orridi oblò ovoidali sui fianchi, come sempre la migliore è Mary-Kate, che impersona il ruolo della smilza barbona senzatetto che è finita per sbaglio nel dietro le quinte di un circo e s’è fregata il tunicone e le scarpone numero cinquanta della donna colosso; e notate vi prego lo sconosciuto accompagnatore delle gemelle, che per farci il buffo originalone s’è appiccicato sul petto un foglio di carta con scritto “bang” - che insomma con quelle pantofoline perlinate, accidenti, suona alle mie orecchie come una felice premonizione.

gisele bundcheneva mendeseva longoriascarlett johanssonkatie holmes

Per concludere, non tralasciamo di riservare un pochetto di biasimo per Gisele Bundchen, col suo bustino di fasci intrecciati che le schiantano le tette dandogli una strana forma pagnottesca a sviluppo laterale; un pochetto di biasimo per Eva Mendes, peep-toe perlacee con inspiegabile plateau rosso e involucro oversize caramella per la gola già parzialmente scartato (basta tirare il pezzo di stoffa più chiaro); un pochetto per Eva Longoria, delirio di volant arricciolati; un pochetto per Scarlett Johansson, che povera disgraziata s’è messa nelle mani dei sovrani di Bburinolandia Dolce & Gabbana, e così ha rimediato un robo rigido strizzaseno (mai strizzaseno quanto quello dell’anno scorso) e un gonnellone multistrato di tulle vaporoso, tutta dorata ovunque epidermide compresa (dev’essersi spalmata qualche sostanza cancerogena che la fa luccicare tutta, o forse è semplicemente sudata, è il colorito che ti viene a traspirare Cristal); e poi alla fine soprattutto dedichiamo un ultimo speciale conato a Katie Holmes (insieme al marito rotondetto, azzimatissimo nella sua divisa bburina da testimone di nozze): è tutto il pomeriggio che mi ci scervello ma davvero non so come definire questo suo coso di plastica impermeabile (trucco spray in tinta) demenzialmente pendontizzato con le scarpine blu, proprio non saprei, mi ha messo ko.


Malvestita #324

malvestita avvolta di zanzariera coi bacetti da pornohostessQuesta nostra malva sciccosa io-me-la-tiro (cammino con la traballante falcatona di un nano cieco in bilico sui trampoli) è evidentemente molto attratta dalla moda corrente del magliettone moscio, che però ormai in effetti se lo mettono tutte, è diventato un po’ troppo popolare, così allora ha trovato un buon compromesso (tra mosciume cascante e sostenuta sciccheria) con questa demenziale blusetta trasparente (1) ricavata da uno di quei rotoloni di zanzariera che usano i fiorai per avvolgere i mazzi di rose a sanvalentino, tutta piena di teneri bacettini stampati (utilissima dunque nel caso disperato - niente kleenex - ci si debba pulir via il rossetto facendo finta di niente), le manichette gonfie biancaneve (2) e il foularino sciccosissimo da hostess (3).

Totalmente in bianco per il resto, a parte le scarpazze appuntite decolleté rosse (4): sono bianchi i pantaloni super stretch anatomici che a starle dietro sembra di vedere una mozzarellona di bufala in centrifuga (5), bianco il megacinturone farwest che si vede in trasparenza sotto la blusetta, bianca la grossa bisaccia Guess (6) con la solita miriade di orpelli inutili che tanto fanno impazzire le malvestite: inserti pellacei, cuciture allacazzo, intrecci noneuclidei, targhette risplendenti ovunque, la mega nappina penzolante per frusticciarsi qua e là come fanno gli elefanti con la coda. Vorrei poi richiamare la vostra attenzione sul bizzarro ciondolone sferico (7), che per un attimo ho pensato fosse un simpatico souvenir spaziale sul modello dello sputnik, ma poi invece ci sono arrivata: si tratta di un banalissimo infusore subacqueo per il tè - e però, oh, un tocco di idiozia io-sono-originale mica da scherzare.


Malvestita #323 - battesimale

malvestita che per un pelo non raggiunge il QM della madonnina tempestata di pietre prezioseA una malvestita di stampo bburino doc le bastano pochi minuti appena di celebrazione religiosa che le prende a girare la testa, si sente disorientata confusa sopraffatta dal caotico allucinato sempre più vorticoso vortice di colonne candele marmi velluti ori argenti ninnoli putti acquasantiere, il sacro luogo di culto si trasfigura vertiginosamente al ritmo gioioso degli osanna nel salottone da ricevimento kitsch-malvestito dei sogni: la malvestita bburina doc ci prova a mantenersi contegnosa e composta, recita a memoria il copione preghieristico canta e amenizza al momento giusto, ma il suo piccolo avvizzito cuoricino leopardato batte soltanto per quell’enorme superostentato sfoggio incontrollato di bburinità, e l’unica cosa che le viene in mente - oh che invidia l’opulento drappeggio punteggiato di pietre preziose della sciccosa madonnina nel loculo là a destra - guarda il proprio tutto sommato modesto acchittìo bburino e si chiede: sarò all’altezza?

Magari all’altezza della madonnina no, ma comunque sì la nostra trecentoventitre (madrina battesimale) la sua porca figura se l’è guadagnata eccome: ha un tailleur di raso lucido azzurrino riflesso d’ostrica (1), composto dai pantaloncini bermuda attillati (2) e dalla giacchetta superspallinata con amplissima scollatura esibisci pizzo reggipettaro (3 - notate la sapiente posizione a braccia conserte, utile a spremere i tettoni tirandoli in su e in fuori); sul petto nudo, due chili di collanona multicatenata (4) con anellini di congiunzione zirconati e malizioso pendagliuccio con croce interna proprio lì tra i seni; gli orecchini lampadario etrusco con tendina di pendaglietti tintinnanti (5) e qualche altro pezzo di bigiotteria paola perego style, le solite inutili moleste propaggini scintillo-rumorose (6 - anellazzo smeraldifero, orologio gioiello placcato oro e tempestato di strass - che pendantizza con le cacchette strassate sui bottoncini - 7 - e sulle stanghette degli occhiali - 8); la borsa rosa metallizzata (9) con catenozza da motorino, una specie di versione macro per adulti del gadget giocattolo porta monete per bburinette in regalo su Cioè; e quale osceno abominio le gambone insaccate nella retina elasticizzata per fasciature (10) e i sandali laccati (11) che fanno scivolare il piedone genoveffiano in avanti a tal punto che i ditini terrorizzati sporgono pericolosamente oltre il ciglio del burrone plateau - il che poverini non mi sembra per niente cristiano.


Malvestita #316 - Radar antimerda?

malvestita supersciccosa col radar antimerdaChe spettacolo incredibile le malvestite altezzosette che staccheggiano boriose velocissime e molleggiate - leggiadre come arrugginiti robot-barbie nazisti - con le loro gambine tese divaricate al massimo (1) che scattano una e poi l’altra compiendo queste falcatozze lunghe lunghe che sembra debbano star lì a scavalcare un gigantesco pozzangherone; e per l’appunto, a combinare il loro camminìo così rapido e sicuro con la schiena e il collo affusolato ben dritti e il mento imbronciato ovviamente sparato su verso le stelle (2), come facciano a individuare e dunque evitare certi spiacevoli ostacolini sulla strada, non so, perché io una malva altezzosetta falcatante con una merda infilzata nel tacco non l’ho mai vista - forse una specie di sistema radar antimerda ad ultrasuoni?

Oh ma comunque: che esperta collezionista di malva-sciccherie! Guardatela con che grazia maneggia ostentandola - pur con simulata superiore indifferenza - la sua vera originale borsetta altamoda (3), altro che quella giungla di dozzinali cheapissime Speedy taroccone, lei c’ha la sua costosa (duemila circa) aristocraticissima Alma in pelle tinta unita dal design ultra-minimale con la griffina Louis Vuitton nell’angolo in basso a destra (va be’ in ogni caso, giusto per esser sicuri che qualche volgare ignorantello non la scambi per la NaJ Oleari che davano in regalo con Gioia).

E c’ha pure un esclusivo fantastico mantellino svolazzante da supereroina (4 - un lenzuolone multi-avvitato da cui è impossibile liberarsi stile poncho-di-forza): ecco cos’è, la supervendicatrice sciccosa con la falcatona ad ultrasuoni antimerda! (boh, magari è cieca tipo devil - lo stivalone attillato rosso di pelle lucida - 5 - sembra un pezzo del costumino deviliano). E com’è tutta sofistico-pendantizzata, una regina: il ponchone da manicomio in accordo coi jeans appiccicati (6) e col maglione che le spunta da sotto (7), l’oro delle rifiniture louisvuittoniane con l’anellazzo (8), e ha persino trovato il tempo di pendantizzare le unghiette delle mani cogli occhialini rettangolari di plastichetta (9) e il fermaglio su in cima (10) - una malva qualsiasi ci avrebbe perso la testa.


Malvestita #315 - Cagnetto mosca

il canemosca si impiglia tra i rami degli alberi come i pallonciniNon è che basta impararsi per bene la tecnica shaolin della paresi con labbra a sfintere (1), non basta neanche averci il borsone pellaceo enorme da cento litri (2 - vuoto, dentro soltanto il mazzetto miserello delle chiavi di casa), non basta l’impermeabile da gadget-esibizionista (3) né l’occhiale da sole perennemente su in modalità daltonismo faidatè (4) e nemmeno il tradizionale tridente di scuola boho, fuseaux (5) ballerine (6 - lustrinate poi proprio no, accidenti, too much bburinity) e federa da cuscino preziosa con cachemire (7 - eseguire con le forbici i tre buchi per braccia e testa: tadàn! la boho blusettina moscia): tutte robe molto utili, eccome, anche se non è affatto detto che la loro malva-combinazione possa in ogni caso generare un potente inequivocabile effetto di sostenuta idiot-sciccosità; esiste al mondo un solo unico malva-aggeggio, specialissimo, capace di conferire automaticamente alla malvestita portatrice quell’agognata aura di suprema vippitudine stronzettina: è il cagnetto mosca da sfoggio.

Il cagnetto mosca da sfoggio (8) è frutto di un incidente da teletrasporto in cui nel bussolotto son finiti contemporaneamente una formica una mosca un pipistrello e una coscia di pollo: è molto più interessante di un malva-accessorio qualunque perché puoi giocarci a fare la mammina e vestirlo da bamboletta tenerina per farci due risate con le amiche (”guaaaaaardalo che ammmmooooore”), lo puoi portare a spasso in borsa col testolino che spunta (che meraviglioso upgrade borsettaro! per chi vuole risparmiarsi tutto il resto, dovrebbero fare le borse già direttamente con le testoline finte appiccicate) e senza neanche doverlo tirar fuori per farlo evacuare (tanto spara le cacchine dure tipo nanocetriolo come i criceti), a sfoggiarlo tra le braccia fa un figurone spettacoloso (una specie di evoluzione biologica della pochette), in casa non disturba lo arrotoli nella carta di giornale e lo tieni chiuso nel cassetto dei calzini, in più ha le capacità cerebrali di una malvestita media così quando siete soli e vi guardate fissi negli occhietti e non sai cosa dirgli non ti senti in soggezione, e ah sì certo alla fine di tutto passa pure nel tritarifiuti del lavandino (la nostra malva invece, da come lo strattonava - povero cagnetto mosca! se la svolazzava metà del percorso - mi sa che è più orientata a sbarazzarsene così, lasciandolo là da solo impigliato tra i rami di un albero).


Academy Awards 2008 - il Malvacarpet

Juno lo devo ancora vedere e non saprei dire, però intanto ho letto qualcosina in giro della sceneggiatrice Diablo Cody (che abbiamo già visto al festival de roma) e posso dire che a me, pure se le piace tanto stupire con questo suo accroccarsi coatto ultra-malvestito sul maculato teschietti un po’ zoccola punk-chic andante (ma, mi sembra, messo in atto con una lodevole dose di consapevole giocosa demenzialità), pure se questo premio oscar qui sicurissimo ce lo sentiremo rinfacciare alla nausea nelle prossime settimane da quella disgustosa spregevole mongolfiera pompata di idiota e primitiva ideologia catto-reazionaria di Giuliano Ferrara (alla faccia delle intenzioni dell’autrice - il che sarebbe anche ininfluente - alla faccia di ciò che davvero c’è nel racconto), pure se ieri c’aveva un mega palandranone animalier coi rinforzi diamantati il gioiellume turchese coordinato gli orecchini a triangolo pirateschi le pantofole e la manicure french funeraria, be’, devo dire che a me Diablo Cody sta molto simpatica e quindi sì sono contenta che ha vinto (ah, e sono contenta anche per Ratatouille - ma insomma era scontato no?).

Forse la cosa che prima di tutte salta all’occhio dell’oscar malvacarpet duemilaotto è il coso qua sopra di Jennifer Hudson, una specie di tunicone kleenex stretto sotto le tette da robusti tiranti di alligatore la cui responsabilità non poteva che essere del crocodile dundee numero uno al mondo Roberto Cavalli (presente al party post-premiazione di Elton John - non si smentisce mai - occhialetto da saldatore e collarino da sacerdote malvestito [1]). Faceva la sua bella malva-figura la statuina di zucchero per torte nuziali Anne Hathaway, cadavericamente esangue nel suo vestitone megastrascicato spruzzato di rose rosse; e a proposito di cadaveri non era male neanche Nicole Kidman, che per l’occasione ha scelto un indefinito coso nero di raso con la collanona pendagliata lampadariesca perfettamente identica davanti e didietro, così che può risparmiarsi la fatica di voltarsi con tutto il corpo - tu guarda i vantaggi dello zombismo - ruotando di centottantagradi soltanto la testolina botulino-formalinizzata.

Scoppiano invece di salute Cameron Diaz (che ha scelto un bel fazzolettone da ristorante stretto stretto in modo che dalla scollatura le spruzzi fuori della povera carne sofferente), Penelope Cruz (che già l’anno scorso c’aveva deliziato col riciclo della trippa; quest’anno tenta un ornamento ancora più eccentrico - altro che banale piumaggio alla Jessica Alba - una doppia fila di baffoni neri originali di zitellazze andaluse) e ancora Jennifer Garner (ricoperta da una colata di catrame, la borsetta parallelepipedica di vellutino per lo shangai e il ciondolo porta cellulare verde pisello: geniale) - mentre invece sempre sul fronte autoptico-cimiteriale, accidenti, quasi mi dimenticavo Tilda Swinton (un rettangolo oscuro e spezzato di pura malvagità, la vera regina cattiva delle malva-tenebre) e la deppiana Vanessa Paradis (che ha senza dubbio il vestito più schifido della serata, un coso storto frankensteiniano realizzato mettendo insieme pezzi a caso di altri vestitacci - la gonna a saccoccia, in particolare, si sono sbagliati e l’hanno montata al contrario) - a metà invece tra la vita e la morte l’androide Helen Mirren con le sue braccia bioniche (una nuova nanotecnologia che prevede la sostituzione dei circuiti in selenio con quelli in centrino da divano).

Lo so che è un bel colpaccio il filetto di platessa indossato dalla trionfante sirenetta Marion Cotillard (firmato Jean Paul Gaultier - collanina lunga con lo zircone e borsettina porta shangai anche per lei), certo che è un bel colpaccio, ma dai non può seriamente competere per il titolo di malvestita assoluta della serata che indiscutibilmente spetta alla moglie del petroliere Daniel Day Lewis, Rebecca Miller, che c’ha un tale assurdo disastro malvestito addosso - la gonna lunga trasparente damascata (sotto si intravede il pigiamone casalingo a pois), la giacchettina di velluto nero coi bottoni enormi floreali di plastica, le spalline infiocchettate e le scarpe appuntite zebra-vertiginose - l’oscar for the best malvestita of the malvacarpet duemilaotto non c’è niente da fare, goes to lei.

[1] responsabile tra l’altro del delirio monocromatico della scientologa travoltiana Kelly Preston
[2] certo che è straordinaria la Swinton, trova sempre qualcosa di nuovamente osceno da mettersi (mi segnalava Maria, qualche settimana fa, questo suo stupenderrimo completino ai Bafta Awards)


Malvestita #307

malvestita con cappottino UCO incorporatoLa cinturazza inutil-ornamentale (anche detta U.C.O., Unidentified Cintur Object) - dal nastro per pacco regalo alla catenella di bigiotteria alla cartucciera con fondine - che s’allaccia sopra maglioni giacche magliette canottierone sottovesti tute spaziali eccetera è uno dei più gettonati must malvestiti: è così gettonata che c’ha addirittura un utilizzo trasversale, se la mette la bburinazza (lei) ma anche l’alta moda (lei) e la boho-chic (lei).

Per le malvestite meno disposte al sacrificio, quelle freddolose che d’inverno non ce la fanno a star tutte spalancate per sfoggiare il cinturozzo inutil-ornamentale, no problem, si può ripiegare sul cappottino con l’U.C.O. incorporato: la nostra trecentosette qui a fianco (di categoria boutique-chic-iomelatiro) ne indossa un esemplare davvero pregevolissimo, cappottino doppiopettato viola (1) con cinturozzo nero lucido mezzo chilo di fibbia dorata (2) e soprattutto, più su, il delizioso collettone salvagente sgonfio (3 - dietro, sì, le spuntava il pirulicchio stappato).

Non lasciatevi ingannare dai jeans finto-barboneschi (4), che ad un’occhiata attenta si rivelano per quello che sono veramente, un inestimabile capo di marca ipercool strappicchiato con somma cura e artisticità fibra per fibra al microscopio elettronico da un gruppo di sartini cinesi. Immagino la malva l’abbia così sapientemente pendontizzati per fornire un contrasto sull’eccentrico-impertinentello (ugualmente possiamo spiegarci quei guanti là che non c’entrano un piffero - 5 - rossi di pelle) all’altrimenti dominante tonalità chicchosa-bbene dell’insieme, amplificata dalla cuffietta di lana con micro visierina e ponpon (6) e dagli stivaletti da neve trapuntati con suola di gomma seghettata antiscivolo (7 - non si sa mai che un tunnel spazio-temporale possa catapultarti improvvisamente a Cortina, oh).


Malvestita #303

malvestita alta moda che va in giro con un suv che sembra l'astronave madre dell'ipero intergalatticoCi sono malve privilegiate che arrivano con l’incrociatore galattico (nero lucidissimo, con la ruota di scorta appiccicata sul retro che sembra un canotto) fin dentro la zona dello shopping pedonale cinque stelle, parcheggiano il bolide in mezzo alla strada davanti al negozione prescelto, smontano leggiadre sprangandolo a distanza col telecomandino (il bi-biiiip da duemila decibel dell’allarme frantuma un paio di vetrine non antiproiettile) e lo lasciano lì tutto il tempo necessario per comprarsi la borsetta nuova - a far la guardia alla stazione spaziale, non bastasse l’allarme, un coso gigantesco che latra inferocito contro i passanti terrorizzati.

La malva trecentotre è una di queste malve qua, che entrano solo nei posti dove c’è la coppia di oranghi con la fronte alta una bic e il completino su misura a far la guardia all’ingresso, oppure anche nei posti dove ci sono le porte blindate che per entrarci devi suonare il campanello e mostrare al proprietario che c’hai almeno un indumento firmato oltre il mezzo migliaio di euro. E siccome è una che c’ha classe s’è malvestitizzata di classe, alta moda: il pezzo pregiato è ovviamente il giubbino (1), una pelliccia smanicata di scoiattolo albino disegnata a vestaglietta, cucita a romboni schiacciati, con le bordature vaporose di zucchero filato (2) e stretta in vita da una frusta di pelle nera annodata alla cazzo (3).

Anche il borsone trapezoidale (4) non scherza, m’è sfuggita la marca e non ne sono sicura (non ci scommetterei ma forse forse era un malvacatafalco targato Hermès): monotracolla fibbiata di pelle cucita di bianco, triplice pista centrale simil-gucci e soprattutto l’elegantissimo superchiccoso oblò rosso laterale, ideona borsistica mica da niente, che funziona come bersaglio ad uso del ladruncolo in autobus, che così sa dove tagliuzzare per scipparti il portafoglio - ah ma tanto la trecentotre in autobus non ci va, niente paura.

Ai piedi le peep-toe (5) con guarnizione grigietta che fa da ponte cromatico tra il blu sporco dei pantaloni sopra (6 - i classici boho-jeans attillatissimi ispirati alle mute da subacqueo) e il nero laccato più sotto; sulla prua delle scarpette, poco prima della voragine piptoara, uno sgorbio informe che è il fiore di un vegetale da un altro pianeta - e poi infine la punta mozza dalla quale sbirciano straziati e deformi il pollicione gonfio e due ditarelli rattrappiti tinteggiati di nero (in pendant con le unghie delle mani - 7), una visione raccapricciante, un grido di disperazione podologica che vorremmo non udire mai più.

ps grazie a tutti per i consigli, il prossimo malva-news vi sorprenderà, sono sicura!


Eufemismo malvestito del millennio:
Carla Bruni Terminator

E’ buffo che tentino di sostituire quella parola là che in tivvì non si può dire con un altra che meglio s’adatta alla boccuccia virginale dei conduttori di questa o quella trasmissione pomerdiana [1]: “Carla Bruni nell’ambiente della moda era soprannominata Terminator” dicono, ridacchiando sotto i baffi - e ti viene il dubbio che in realtà sia una ingegnosa trovata criptico-enigmistica per fartelo capire: figurarsi se un branco di anoressiche ignorantelle e strafattone potrebbe mai raggiungere certi picchi di metaforica letterarietà [2], e poi la parola quella vera impronunciabile che pure lei comincia per T le sue altre quattro letterine dentro Terminator c’è l’ha tutte - provateci a indovinarla.

il salotto di carla bruni è proprio così vero veroNon voglio essere cattiva però ché a me Carla Bruni piace molto: mi piace che ad un certo punto quando s’è troppo anzianottizzata per sculettare in passerella ha avuto l’ideona di riciclarsi nell’unica maniera che conosce, posando per questo personaggio qui della cantautrice mollemente artistico-sofisticata che è rotondo pulito e perfettino come lo trovereste interpretato da una qualsiasi modella sul set fotografico di un giornaletto fashion-modaiolo, lo stilista che ha ordinato al fotografo un atmosfera poetico neoesistenzialista un po’ malinconico arruffata salotto buono parigino [3]. E a Carla le riesce così bene! Deve aver studiato e dev’essersi impegnata un sacco fin da piccina, perché questo suo dolce oscillar la testolina quadrata e gli occhietti cerbiattici che ammiccano di qua e di là ingenui e sognanti, questa sua fascinazione folk-afonica dalle melodie melenso-nostalgiche, le viene tutto benissimo accidenti - siamo al cospetto di una maestra malvestita di prima classe [4].

Mi piace molto vederla che performa scampoli del suo privato fatto d’artificiosa ovattata semplicità [5], con il sorrisone alla skeletor che si schiude quasi imbarazzato, il suo voler suggerire con ipocrita modestia una vita temprata da piaceri profondamente intellettuali. Questo video qui accanto per dire mi sembra esemplare, dateci un’occhiata: notate con quale suprema malva-abilità ha pendatizzato lo smalto delle unghie alla copertina del libricino; notate il negozietto vintage-chic con taaanti libri dappertutto e la Bruni in divisa baschettata che tra tutti quei libroni rarissimi contempla con grande attenzione un sussidiario di letteratura inglese da terza media (”ehi ma questo tizio calvo col caschetto era sull’insegna qua fuori!”); notate il calibratissimo disordine della scrivania e le foto rigorosamente b/n di grandi studiosi e artisti sulla parete (che poveretti sono come i soggetti dei quadri di Hogwarts, appena lei distoglie lo sguardo tentano di darsela a gambe); notate con quale folle convinzione intona il ferroviario Cic-Cicù-Cic-Cic-Cicù; notate il tour da cartolina lungo la Senna la torre Eiffel e la Citroën anni sessanta, la passeggiata sotto i ponti (”ammazza che puzza di piscio, ce n’abbiamo ancora per molto?”) e poi ancora la chitarrina bisbigliando con simulata timidezza quei tre quattro nomi che si ricorda dal sussidiario e così via carlabrunizzandosi fino ai mmmmh mmmmh finali delicatissimi con gli occhioni che ammiccano impazziti come radiofari.

Mi sorprende del resto quanta gente ci caschi [6] e si dichiari ammaliata dall’eterea seduttività di Carla Bruni: possibile che il suo piccolo personaggino non risenta del macignoso background sentimental-sessuale che si porta appresso? Capirei si trattasse di un semplice orgiastico multi-intreccio di incestuosità senza controllo da soap sudamericana [7] - il che aggiungerebbe quel nonsoché di trasgressività ninfomaniacale antimonogamica JulesetJim che ci sta sempre bene - ma la Bruni va oltre molto oltre, c’ha un curriculum di conquiste groupistiche davvero da far venire i brividi, roba che quasi quasi fa mangiare la polvere alla Gregoraci (ah be’ in effetti questa forse è un tantino azzardata, ma insomma, avete colto). Voglio dire, Donald Trump ed Emily Dickinson? Ah! Siamo seri.

secondo me altro che scarface, somiglia allo stallone iperbburinissimo di cobraPer quanto riguarda invece la sua ultima fiamma che dire, comprensibile ok ma lo stesso m’ha dato una mezza delusione Sarkozy (oh dicono tutti Scarface, uhm, a me ricorda lo Stallone di Cobra): che cavolo, sembrava tanto il tipo che da pischello si metteva coi bastoni chiodati ad aspettare i fricchettoni basco-muniti che s’andavano a comprare i sottoascella di Marcuse nelle librerie dell’usato - e invece no va be’, una mezza delusione, ok che ormai è un vecchiarello sbrodoloso e una ex topmodel è pur sempre una ex topmodel (avete visto che corpo? sembra nuovo); e poi va be’, dai, in fondo è divertente vedere l’afona artistucola che fa la concubina del capetto bburinone nel bel mezzo di una egitto-settimana vacanziera di gran poesia stile alpitour [8]. Ma sì dai, è stato divertente - è una tipa buffa Carla Bruni.

[1] ah questa m’è venuta oggi mentre facevo la pupù - all rights reserved
[2] Terminator alla Bruni gliel’ha appiccicato Justine Lévy (che della foga terminizzatrice della Bruni è stata vittima) nel suo Niente di Grave
[3] la copertina di No Promises, che è quella foto là sopra, racconta la Bruni che è casa sua proprio così vera vera (clic per un jpg più grosso): “il fotografo m’ha detto di lasciare il salotto così com’è, di non toccare niente”
[4] c’è un video della Bruni che fuma che è un capolavoro malvestito, questo qui - ah e a proposito, della Bruni ne abbiamo parlato anche sul forum
[5] immagino si possa in qualche modo ricollegare, dal punto di vista della storia della filosofia occidentale, al classico concetto barbarapalombelliano “the eleganz is in the semplicity” (”but with profondity too”)
[6] qui invece trovate l’intervista che le ha fatto quell’eunuco di fabio fazio
[7] peccato che la Bruni non sia nata una decina d’anni prima, mi sarebbe piaciuto vederla limonare col Sartre settantenne
[8] incrociamo le dita che pare possa venirne fuori una tendenza malvestita di quelle toste: la topmodel bollitona che non sa più cosa inventarsi poveretta, che di menare le cameriere e sturarsi gli squallidoni s’è stufata, e allora passa ai capi di stato (ah sì, parlo di Naomi e Chavez)