C’è Simo nei commenti che mi segnala un “corso breve” chiamato Dress Your Talents che si terrà tra un mesetto alla Domus Academy (cos’è, boh, questa cosa), protagonisti Marco Castoldi aka Morgan, alcuni cervelli di Just Cavalli e qualche sfaccendato giornalista settore fèscio (ehilà, Gattermayer!); il corso dura un paio di settimane, si paga novecentosessanta euro e “rappresenta il connubio perfetto tra comunicazione d’immagine ed espressione estetica e stilistica”, ci si fa i picnic alla Roberto Cavalli S.p.A. e “i partecipanti saranno invitati a progettare la comunicazione strategica e di immagine relativa al personaggio televisivo Marco Castoldi in arte Morgan”, wow!, io ho già inviato il curriculum e ho mandato i bozzetti qua sotto (i tre a destra - l’altro, quello brutto a sinistra, è made in Just Cavalli, l’ha disegnato Cubo Leopardato)

che si capisce, no?, rappresentano fescionisticamente le tre anime del Morgy, l’anima quella speculativa e intellettuale (Mr. Bean), quella cupa e trasgressiva (Dark Helmet), quella creativa e artistica (squadra blu di Amici) - chissà, sono sicura che gli piaceranno!, magari vinco una borsa di studio (le immagini, se volete, cliccandoci sopra s’aprono più grandi).
(oh e già che ci sono - occhio! - non perdetevi domani la prima puntata del secondo romanzo della Twilight saga, New Moon)
di Betty Moore, 2 settembre 2009
Categoria: allucinazioni, alta moda, io sono originale
Se dovessi scegliere un incipit paurosissimo per una profezia di sventura e cataclismi e devastazione, mi sa che non mi riuscirebbe di trovare qualcosa più appropriato di

si legge? C’è scritto “da una intuizione di Elisabetta Gregoraci Briatore”, nella versione inglese “the vision of Elisabetta Gregoraci Briatore”, dove l’intuizione sarebbe - ricostruisco il fugace scintillio dell’intuizione così come deve aver preso forma nella testa della Gregoraci - “io vestire io vestito vestiti io io vestire vestire vestiti vestire ehilà un cagnolino ahahahahahahahahahahahah uhm [cupamente, ndB] cagnolino”; intuizione che, successivamente intellegibilizzata dal suo esegeta e agente-spremi-denaro, fa così: “come ogni inetta bambolona perdigiorno squallidamente vipparola ho deciso di tirar su qualche soldo con la marcaccia usa-e-getta di abbigliamento, facciamo che io sono la stilista, cioè mettiamo la mia firma sui perizomi da bagno e decoriamoli con uno zaffirone mille carati davanti sulla patata, così si vede che c’ho il raffinato gusto artistico - e c’è pure il doppio senso malizioso che la patata è preziosa come uno zaffirone, se la vuoi dammi uno zaffirone!, ahahahahahahaahah ehilà un cagnolino uhm [sempre cupamente, ndB] cagnolino”; poi però in effetti, a ripensarci, i perizomi vagino-zaffirati li ha già firmati Valeria Marini, accidenti!, e allora cosa, ma certo!, che carini, perché no, vestiamo gli gnometti! - e subito il progetto s’è concretizzato, ecco gli schizzi preparatori eseguiti personalmente da Elisabetta Gregoraci (clic per vederli più grossi),
di Betty Moore, 6 luglio 2009
Categoria: alta moda, infanzia perduta, very important malvestite
Con la partecipazione in giuria al festival di Cannes si consacra definitivamente il riciclo di Asia Argento quella vecchia, la cannibale zozzona trasgrescio Mo’ te magno, nella sua versione ecologica nuova di zecca, la Asia Argento pacifica, tranquillina, modestamente affabile, “appagata”, che ha scoperto “la felicità nelle piccole cose di tutti giorni” - e a questo, alla perdita della nostra amatissima (già mi manca!) ex-AsiaArgento, Gran Mogol della bburinità io-sono-originale, ho pensato fosse doveroso dedicarle un breve commosso messaggio di addio (con finale speranzosetto: sigh sob, chissà!)
Il virgolettato nel paragrafo qua sopra è tratto dall’intervista di Asia Argento su Vanity Fair: la cosa più bella - in questo suo patetico e imbarazzante “ah ah! stupidi! non vi siete accorti che la vecchia Asia era solo un personaggio di finzione, ah ah, sono scaltra!” - è che la poveraccia tenta d’immedesimarsi nel ruolo del “finalmente posso essere me stessa” - cioè appunto la donnina ben piantata, felice, custode dei piccoli piaceri - nello stesso modo in cui tentava d’immedesimarsi nel ruolo della ribelle provochescion (la se stessa scaduta due anni fa): esibendo alla nausea cliché stupidini che nel suo artritico cervellino adolescente rappresentano la realtà di un mondo e dell’altro - mondo Borghese e mondo Yeah - le facili perversioni e le smorfiette scazzate e i tatuaggi ecc. fino a due anni fa, adesso invece è la volta del mutuo e del principe sul cavallo bianco e del polpettone la sera per i figlioletti: la storia del mutuo, in particolare, deve darle proprio una bella soddisfazione, la ostenta a raffica, orgogliosissima, come fossero unghiette dei piedi pittate di nero coi teschietti, “per venticinque anni avremo questa spada di Damocle sulla testa”, “devo continuare a lavorare, come le ho detto, c’è il mutuo” - quella vecchia, come mi manca!
di Betty Moore, 21 maggio 2009
Categoria: allucinazioni, alta moda, io sono originale, regine del pendant, very important malvestite
Se non sei una procace, giovane, disinibita bburinazza ben stuccata col boccone clownesco largo e rosso e due tette gonfie grosse così, se non sei il suo tipo, cioè, o se peggio ancora - te tapino! - soffri d’una tale disperata sfiga che c’hai un cromosoma spaiato e troppa troppa strizza per affrontare il viaggio solo andata (addio caro piccolo pendulo PierWilly) a Casablanca, niente paura, c’è pur sempre una via tutto sommato abbastanza soddisfacente per sublimare il proprio infuocato desiderio di congiungimento carnale col capo dei capi: scrivere su Libero di Vittorio Feltri (oppure meglio: essere Vittorio Feltri - ma è un caso limite).

Che sia un modo efficace per estinguere certi bestiali impulsi sessuali è reso evidente da questa ultima iniziativa di Libero, Berlusconi tale e quale, fascicoli agiografici che celebrano senza ritegno l’uomo, l’imprenditore, “il Cavour formato Brianza”, il fusto, il politico, l’agronomo, il musicista, il figlio, il ladro di biscotti, il tutto, una serie di articoletti appassionati e innamoratissimi che fanno risuonare nella mente del lettore l’eco di un amplesso immaginario “sì! sì! ancora! ancora! di più! sì! sì!” - anche se ovviamente bisogna far finta che non è vero niente, quale agiografia, quale amplesso (fa parte del gioco: è come quelle coppie felicemente accoppiate che giocano a prendersi con la violenza, rudemente - ma è un gioco, appunto), bisogna fare la faccia di quelli tutti d’un pezzo, duri e puri, e dichiarare solenni che no, col cavolo!, noi di Libero non siamo mica degli svergognati spasimanti, al contrario, non c’abbiamo come tanti altri la sindrome della “inchinite”, anzi,
avremo il difetto della sincerità e una buona dose di ironia, che non sempre è gradita tra i cortigiani
roba seria, pesante, scomoda,
non diremo ad esempio che, pur essendo molto alto, Silvio superi in centimetri Gianfranco Fini…
perché la verità, la sincerità - anche se inopportuna - viene prima di tutto (qui è Renato Farina aka Betulla che scrive),
le mie note, che come quelle di un amico osa talvolta dirgli di levarsi il prezzemolo dai denti, sono sincere
Ma non c’è niente da fare, il Ti Lovvo di Libero la spunta prepotente quando ci si mette davanti a foto così, sensualissime
di Betty Moore, 18 maggio 2009
Categoria: allucinazioni, alta moda, chiacchiericci vari, maschioni, very important malvestite
ovvero il Pericle blurato con la coperta afrodisiaca di cui narrano le antiche leggende Mondadori (in più: le tre candidate del Pdl, che sono ciarpame)(in più: Carlo Rossella, cioè Bogart ma senza interruttori della luce)
Per tutti quelli che non c’hanno vicino casa un supermercato coi giornalacci da leggere aggratis - comprarlo? ah! la morte, piuttosto! preferirei comprarmi l’XL diretto da Fabri Fibra, piuttosto (che cazz! dyo!) - nessun problema: ve le racconto io, che un supermercato coi giornalacci ce l’ho qua sotto casa, le salivose bassezze raggiunte da quest’ultimo numero di Chi, evidentemente supervisionato dallo staff dell’avvocato onorevole Ghedini, in gran parte dedicato al lagnoso spottone matrimonial-elettoral-giustificatorio “sono un marito onesto, leale e integerrimo, così come sono un politico onesto, leale e integerrimo - la sinistra falsa, malvagia e manipolatoria ne ha combinata un’altra delle sue” - a cominciare dall’editoriale del ciambellano Alfonso Signorini, che per andarci sul sicuro, senza dover rischiare qualcosa che suoni ambiguo e/o controproducente, si butta sul cauto (ma adorante) parallelismo storico-ateniese, parlandoci dell’amore di Pericle e Aspasia: Silvio Berlusconi diventa Pericle il fighissimo re der monno e Veronica Lario diventa la figona spasimante Aspasia
Il suo sguardo non si fermò su un uomo qualunque, ma sull’uomo. Il più affascinante, il più potente, padrone di (quasi) tutta l’Atene del tempo: Pericle. Le donne gli cadevano ai piedi, gli uomini lo amavano per la sua indubbia capacità di leader. Quando lui vide Aspasia non esitò. Sapeva di avere davanti a sé la donna della vita. Abbandonò la moglie per andare a vivere con lei e alla fine la sposò. I due erano ammirati da tutti: belli da fare invidia, vivevano in mezzo ai nemici
di Betty Moore, 7 maggio 2009
Categoria: alta moda, chiacchiericci vari, l'amore ai tempi delle malvestite, regine del pendon't, very important malvestite