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Coppia malvestita #35 - malvalelle carrellate

malvestite fricchettone con carrello della spazzaturaE mica pensavate che mi fossi dimenticata delle malvalelle, figuriamoci, me le stavo giusto tenendo buone per concludere (finalmente) la nostra lunghissima saga gaypraidara. Le ho divise in tre classi: 1) le malvalelle fricchettone io-sono-originale - per l’appunto, la coppietta carrellata qua a sinistra - e 2) le malvalelle trendyne boho-chic e 3) le malvalelle charlesbronson - di cui ci occuperemo nei prossimi giorni.

Malvalelle fricchettone io-sono-orginale come queste, si capisce, fanno della lellaggine (o, più spesso, del loro straproclamato - mai praticato - bisessualismo) il fiore all’occhiello di tutto un complesso apparato di trasgressivume spettacoloso di impronta underground-bbestia-reivaiola, il solito sistema di rappresentazione enfatico-adolescentella yeah-quanto-so’-diversa-e-rintronata composto da un bel po’ di malva-artifizi ad effetto quali, nello specifico, il polipone defunto spiaccicato sul capoccione rapato a mo’ di toupet (1 - previa impanatura con tuorlo d’uovo e fango), il portacellulare di canapa col punto-croce a fogliolina (2 - “è illegale perché altrimenti le multinazionali si fottono… con la canapa puoi facce er petrolio e er la carta e er la plastica e oh è pure proteica se te la magni!”), i piedi naturisticamente scalzi provvisti di suoletta anatomica Dr. Scholl’s di sputi pisciate puntine da disegno e sporcizie assortite (3), la micro-gonnellina inguinale jeans tutta smozzicata (4 - con le mutandine al neon che lampeggiano provocanti), le magliettine con réclame della birra perché le vere malvalelle underground nella birra ci intingono le macine a colazione (5 e 6 - quella a destra, per accentuare il suo rudismo mascolinizzante, s’è messa la magliettona da calcio xxxl), gli immancabili anfibiazzi (7 - col laccetto rosa kidultante) e i pantaloncioni mimetici da vero macho (8) e soprattutto il carrellone del supermercato (9) decorato col lenzuolone dell’Arcigay tutt’intorno e un sacchetto gonfio della spazzatura e il fiocchettino rosa (niente male, ma tanto non c’è lella né ornamento originalone che tenga, il carrello malvaccessorizzato c’ha senso in un modo soltanto: come borsettina di Tod).


Coppia malvestita #32 (ancora dal Roma Pride 2008, gli etero fricchettoni realizzati)

fricchettoni realizzati al roma pride 2008Ecco una cosa interessante che si può sperimentare al gay pride: un mucchio di fricchettoni io-sono-originale che convivono pacificamente coi loro nemici giurati numero uno, i semo-bburini in canotta Axe Africa e muscolazzo unto; e nemmeno che so uno sgambetto un’occhiatina di schifata disapprovazione niente, la nostra etero coppietta numero trentadue che passeggia tranquilla tranquilla in scia allo squadrone di nerboruti gay bburinazzi DFS - miracolo! miracolo? nessun miracolo, semplicemente il fricchettonismo io-sono-originale sacrifica la sua storica incompatibilità col mondo semo-bburino in virtù di un’occasionale comunanza ad altissimo tasso di cioè - una - cifra - anticonformismo: starsene là dietro il camioncino della musica techno coll’occhio appannato di chi ne ha viste di tutti i colori bevendo la birra tiepida che si sono portati da casa (gliel’aveva detto la mamma di metterla nella borsa termica! ma loro tzé la borsa termica che figura, c’aveva pure scritto Conad sopra) non è che capita tutti i giorni di potersi sentire così eccentrici fuori dagli schemi underground coi travestitoni in bikini sui trampoli che ti passano sopra la testa e tutti quei buffi gay mezzi matti acconciati bizzarramente originalissimi e poi però allo stesso tempo così impegnati a sostenere questa dura lotta per i diritti che siamo tutti uguali il mondo è bello perché è vario, e va be’ che pensare ai finocchi che si fanno le cose tra di loro gli fa rizzare i dreadlocks ma in fondo sono persone come tutti gli altri e anzi più sensibili delle persone normali c’hanno una sensibilità innata superiore, dice lui, che è giunto alla conclusione che froci ci si nasce mentre lei invece pensa che ci si diventa, una volta c’hanno discusso tutta la notte su questa cosa (”te dico che ce se nasceeeee” - “te dico che ce se diventaaaaa”) poi hanno fatto pace quando lui geniale ha trovato l’uovo di Colombo: “certi ce nascono e certi ce diventano” - “grande!” ha detto lei.

Lui è un miscuglio di cose che non c’entrano niente l’una con l’altra e quindi meglio, ganzissime, la bombetta Charlot (1 - personalizzata con spilla da balia e clippine in tema “viva i ricchioni” - 2 - la parruccona lurida di lunghissimi stronzoni di cane che gli pende sotto - 3) il gilettino bohémien (4) stiloso sulla t-shirt rossa dozzinale (5 - al colletto c’ha appesi gli occhialoni moscoidali bianchi - 6) i pantaloni militari (7) che su uno così nowar come lui - dice - cioè sono una specie di provocazione un ossimoro (”ossimoro” l’ha sentito per caso in radio la settimana scorsa e mo’ compiaciutissimo ce lo ficca un po’ ovunque: “a ma’, sta frittata coi peperoni è ‘n’ossimoro!”) e poi le flip-flop da mare (8) per farci vedere di che verde purissimo c’ha la zozzeria sotto le unghie dei piedi; lei invece vediamo, c’ha la frangettina mozza ragazze-interrotte (9) il doppio piercing sotto il labbro e il vestitino con la parte centrale zebrata semi-trasparente (10 - la borsettina marsupiale che pendantizza sull’animalier - 11) i leggings (12) e i calzettini viola (13), e poi sì certo l’orecchino stagionale zampironato (14 - che è molto meglio dell’Autan, quando finisce la fiammella ti fa pure da stura-cerume).


Coppia malvestita #29 - primo maggio

Però bisogna dire che adesso ci sarà più gusto a farsi quindici ore a/r in piedi appallottolati sulla retina portaborse di un intercity affollatissimo coi finestrini sprangati senza aria condizionata, e poi spiaccicati per terra in mezzo al lerciume e alla spazzatura di altri diecimila stipatissimi fricchettoni in canottiera; ci sarà più gusto a godersi quel mezzo metro quadrato di spazio sudaticcio, che emozione rollarsi un cannone intanto che dal palco esplodono rabbiose le grida rivoluzionarie di quello che fa il simpatico citofonando alla gente, dei settantenni hippy finto-anarchici coi pizzettoni flosci che da venticinque anni cantano le stesse canzoncine popolar-zingaresche, e poi i tamburi e i vestitini etnici e i cart cobbei der tufello e i bellaciao e le magliettine antagoniste e i liberalizziamola e i pugni al vento e le converse e le cravattine boho-originalone e le bandiere falce&martello e poi soprattutto quando ti scappa ti accucci con la gonna tirata su e pisci là sull’erbetta;

è bono sto fumo? è bono è bono

un copione perfettissimo che si ripete e si ripete sempre uguale, praticamente un pezzettino della solita ovvia stereotipata sceneggiatura virziniana (ragazza fricchettona io-sono-originale laureanda in filosofia c’ha gli ideali e si fa le canne, scopre che il mondo è una merda): che goduria però a interpretarla adesso, eh sì!, adesso che c’è il brividino del pericolo in agguato, adesso che la città è diventata nera e proprio là a due passi su via Merulana ci sono i tassisti ingrugniti col fascio dux mea lux tatuato sul bicipite, e il nuovo sindaco è questo buffo irritante omino con la croce celtica al collo e gli occhietti vuoti senza bianco, tutto pupilla come i piccioni, uno che si è sposato la figlia di Dracula, che vuole mettere un volgare bburinazzo matusalemme alla festa del cinema, che al Campidoglio gli facevano il saluto stranamore ma lui non se n’è accorto - per non parlare poi del governo nazionale, della superlega - il concertone fricchetton-antagonista del primo maggio finalmente redivivo! che forza! che emozione! che carica eversiva! sarebbe come fare una manifestazione antilacca sotto Palazzo Marino a Milano.

(Originale twin-set golfino color vinazza - 1 - canottiera della salute ingiallita - 2 - con pizzetto sangallo che le spunta dalla scollatura - 3 - bastoncino trovato per terra reggi-capelli - 4 - jeansacci sbrindelloni a campana - 5 - peep-toe grigiastra con zeppolona di sughero - 6 - strafottio di gioiellume bancarella trasteverina, orecchini fatti con lo stampino cuki da forno spiaccicato - 7 - collanona di caramelle - 8 - grande assortimento di braccialettume e anellume vario, tra cui la fascetta idraulica sul medio della destra - 9; piercing sovralabiale effetto neo alla Cindy Crawford - 10 - canottieraccia consunta slabbratissima - 11 - reggisenaccio morto privo di qualsiasi potere sostenitivo - 12 - farfallone tatuato sul piede simbolo di libertà e vita breve - 13 - copertone fantasia etnica - 14 - folto pelazzo ascellare trattieni umori - 15)


Malvestita #317

malvestita pesce d'aprile? magariVisto che oggi è il giorno degli scherzoni divertentissimi ah ah ho pensato di proporvi questo stupendo malvone io-sono-originale (regina del creativismo finto-straccione clown-accazzodicanesco) così non vi angosciate troppo, potete pensare che me la sono inventata io per prendervi in giro e via tranquilli, senza che state col fiato sospeso ogni volta che girate l’angolo.

Perché insomma non è che davvero a qualcuno può venire in mente di mettersi quattro calze diverse una sull’altra (1), o meglio diciamo una calza tutta intera a rigoni verde fosforescente, sotto, e tre calzette sopra sbrindellate bucatissime (di cui una a rete ridotta a pochi straccettini) che formano insieme una specie di ragnatelone moccioloso che cola giù dal reggicalze agganciato alla gonnellina rosa shocking smangiucchiata (2 - Cercasi sheena disperatamente).

Guardate là il coso, il collanone a bavaglino fatto di anellozzi viti bulloni e un marasma di graffette incatenate (3 - che pendantizzano con le cascatelle metalliche più in basso - 4 - sul doppio cinturone borchiato - 5), guardate la canottiera maculata color blu-violetto (6 - come anche per il verde fosforescente, il rosa della minigonna, i lacci spaiati delle scarpe - 7 - e i capelli tinti con lo spray - 8 - la sua io-sono-originalità da accozzaglia casuale è studiatamente esaltata dalla pendontizzazione allucinata di colori insoliti), ma sì dev’essere uno scherzo della Betty: non è che sta vanitoseggiando rettilianamente il piercing sulla lingua, è proprio che ci sta facendo la linguaccia (9).


Coppia malvestita #23 - Mimì metallurgico

coppietta metallurgicaHo ancora la testa con gli uccellini che mi ci svolazzano intorno per queste brutte due settimane: scusate se non ho risposto alle mail, se non ho manutenzionato a dovere il forum, se per ricominciare mi butto su questo argomento facile facile, un genere di malvestitismo evergreen a cui in fondo, mi pare, non abbiamo mai dedicato un posticino tutto per sé - e se lo merita.

Devo averlo già scritto da qualche parte che a me i metallari stanno simpatici, mi fanno tenerezza: quelli di una certa età perlomeno, a cui la fase passeggera della modaiolità cretino-ribellista malvadolescenziale gli s’è incancrenita addosso e non possono più sbarazzarsene, quelli che a novantanni conservano il manto radissimo e sbrindellato di capelloni pubici, le cassettine metal vecchia-scuola nel cruscotto della peugeot centosei, i vestitini attillati con l’allacciatura a bustino impiglia-peli (1), gli amici sodali che si danno i nomignoli in tema col mondo delle acciaierie e degli impianti siderurgici tipo ErCatena, ErPuleggia, ErCric, ErMarmitta, tutti iperconvintissimi nei loro identici costumini che si rifanno alla microgamma di variazioni sul nero-gotico-biker-alcolizzato, tutti che non vedono l’ora di staccare al callcenter per il settimanale rito dello scapocciamento annoiato da capannone zozzo di periferia, lo sbatacchiar su e giù il parruccone-metronomo intanto che la birra tiepida gli si rovescia sui pantaloni: questo genere di metallaro qui mi riempie il cuore di tenerezza.

Il malvestito di destra ci somiglia un pochino, anche se è un tantino troppo giovane e non saprei, potrebbe darsi che il virus metallurgico non abbia ancora cominciato a sgranocchiargli per benino la corteccia cerebrale - di questi tempi poi che ogni minima malva-tendenzucola è sdoganata riciclata e remixata modaiolamente, c’è da dubitare persino di una ex-immutabile costante newtoniana come questa, l’ingenua sincera stupefatta idiozia del metallaro - comunque sì quello a destra è più sul genere che mi sta simpatico a me, col suo gilettino jeans postbellico dalle maniche strappate a morsi e gli stirelli dei suoi gruppi preferiti (2), la maglietta (3) del concertone live di tanti anni fa quando per la prima volta ha provato i funghetti magici, mitici! (erano champignon del todis), i boschetti ricci spelacchiati del pizzo e delle basette vintage trapezoidali (4), gli anfibioni (5) e la sigarettina rigorosamente rollata col tabacco sfuso (6).

Il malvestito di sinistra invece ricalca la versione più darketton-robotica del recente metallarismo, meno trasandatezza-bikeriana e più death-omogeneità da enfatico pierrot neilgaimaniano, tutto sapientemente pendantizzato: dai capelli inerti liscissimi (7) alla maglietta con lo sgorbio demoniaco (8) ai pantaloni depilatori da carabiniere sadomanso che ho già detto (1), la borsetta tracollata di pelle nera lucida (9), l’anello copridito di latta con cerniera da armatura medievale (10 - oh, come Alan Moore!) e i classicissimi stivalozzi inconfondibili con le loro mega-borchione da androide zombie che va a sciare, i new rock o simili (11) - ah, e per darsi una espressiva tragica impallidita, una inevitabile bottarella di farina sul faccione ebete (12).


Malvestita #308 - Punkabbestia love

Seguendo scrupolosamente da buona malva-documentarista le norme superquarkiane di non-interferenza ecologica (ero surgelata sottoforma di stalagmite in un angolo buio di strada), ho potuto ammirare dal vivo quel miracolo naturalistico che sono le fasi preliminari di un tenerissimo corteggiamento fricchetton-malvestito. Eccovene uno stringato resoconto.

La femmina di specie Arte Povera in ricognizione solitaria si avvicina con una certa decisione al maschio di specie Punkabbestia, dedito in quel mentre ad attività di tipo sostentario-igienico-intrattenitive, vale a dire che contemporaneamente elemosinava monetine (1) sorseggiando birra discount herrfritz (2) strizzando e arrotolandosi i cappelli sporchi intorno alle dita; la femmina intraprendente rompe il ghiaccio utilizzando la tattica tipicamente arspauperistica della carezzina sul cadavere dell’animaletto pulcioso (3): “che carino come si chiama?” - al che il maschio un po’ scocciato ferma l’arrotolamento capellaro si stropiccia l’occhio incisposito con l’unghia lercia di verde smeraldo e grugnisce “u-uh ganja”, al che la femmina “oooh ganja ciao ganja eh eh” ridacchia, fiera d’aver colto la dotta citazione.

malvestita punkabbestia love

Il tappetino etnico da doccia XL reingegnerizzato in poncho (4), come del resto l’ex strofinaccio per piatti (5) e i jeans godzilliani che le ricoprono integralmente gli arti inferiori (6) rendono palese il carattere anarchico-sballone-raggamuffa dell’attrattiva esercitata sulla femmina artepovera dal maschio punkabbestia. Il corteggiamento procede: il maschio ostentando una calcolata indifferenza aperitiveggia con alcune prelibate molliche di schifezze e ricciolini di polvere pescati dal marciapiede, e la femmina allora osservandolo affascinata domanda piena di curiosità: “ah, sei vegano anche tu?” - lui, che ormai ce l’ha in pugno, si concede un secco “u-uh”.

Siamo ormai nel cuore del balletto preliminar-corteggiatorio: è il momento di verificare il che-c’abbiamo-in-comune, di scambiarsi importanti piccoli aneddoti di vita privata e sagaci pensierini sull’universo e tutto. E’ la femmina, che si sente frivola sobria artificiosamente-artepovera e forse un tantino troppo mughettata in confronto al maschio, è lei che vuole dimostrarsi all’altezza e saltella incessantemente da un argomento all’altro cercando nell’occhietto crostoloso e spiritato di lui un qualche luccichio di approvazione: gli argomenti fricchetton-malvestiti vanno dall’amore per il barbonismo più estremo “che coraggio ci vuole se avessi anche io il coraggio ah! l’anno scorso ho fatto a mano delle collanine con le graffette che trovavo per terra” alla meraviglia per quell’acconciatura così audace “che belli i rastini (7) ma li hai fatti apposta o ti sono venuti su così per il lercio sai sembrano le antenne di un marziano” alle dritte da massaia biologica “io non uso i detersivi normali che inquinano solo bicarbonato e limone che sono naturali” alla rivelazione anti-calzolaio “quando non fa freddo io vado sempre in giro scalza anche per strada mi sento libera scalza” - ed è evidente il brividino gioioso della femmina quando il maschio le concede un molto interessato “u-uh”.

Ho dovuto interrompere ahimé durante la fase subito successiva del “a proposito scusa non è che c’hai du spiccioli”, quando il maschio s’è voltato a guardarmi con una strana smorfia cattiva tipo diarrea fulminante che ho interpretato come Sospetto e allora ho temuto che la mia copertura fosse saltata, già mi vedevo fare la fine di Steve Irwin, poi per fortuna il maschio pacifico se n’è tornato a contare le righe sul poncho di lei, “u-uh” - io, in ogni caso, mi sono scongelata e sono filata via.


Provini GF #3 - Underground

malvestita provini grande fratello raver undergroundE poi c’è la malva che si è conciata da raver underground e dice che c’ha il myspace di musica sua electro-punk-hardcore fatta con la crew ignorantissima quanto-semo-trucidi di torpignattara - le chiedono un po’ stravolti perché dovrebbero ficcarla nella casa e lei risponde “perché sono una persona diversa, cioè abbastanza unica impossibile da etichettare, fondamentalmente per avere una persona diversa, cioè, per determinate caratteristiche”: classicissimi tòpoi di retorica io-sono-originale.

Non importa cos’altro le chiedono, perché tanto pure lei da buona malva-provinanda c’ha il discorsetto e le battutine preparate a casa e quelle vuole recitare, stop, e così appunto le chiedono se ha già fatto casting televisivi e lei risponde che a volte quando capita è pure un po’ lesbica (lo dice fiera, con tono di sfida, passandosi una mano tra i capelli cortissimi ossigenati - 1), le chiedono cosa le piace fare nella vita e lei risponde che il suo ex è stato mille volte in comunità di recupero e che il suo cane si chiama Metadone (ridacchia consapevole del proprio irresistibile humour nero: ah ah, ah), le chiedono da che città hai detto che vieni e lei risponde che nella casa sarà un elemento di disturbo perché è una tipa tosta e aggressiva e pure parecchio attaccabrighe, oltre che parecchio porca, le chiedono che ore sono e lei risponde elencando il significato la data e l’occasione di tutti e venticinque i suoi body modifichescion, piercing (2) e tatù.

Alcuni pochi particolari che andrebbero messi in evidenza - del suo malvestitismo altrimenti così noiosamente già visto - sono per esempio lo strascichetto disintegrato (3) dei pantaloni oversize, un modo creativo molto igienico per evitare di farsi l’orlo (come realizzarlo? basta tenere il pantalone sotto il cingolato del moonboot hippopparo - 4 - tre quattro giorni di attrito sull’asfalto e vai con lo strascico), la posizione attentamente ponderata del giubbottone verde militare col pelo (5), il brand bene in vista della canottiera da uomo (6 - UMM, che cosetta cheap! la mettevano le mie amichette alle medie, bleah), il catenone da motorino (7) che le penzola dal cinturone borchiato (8) e che serve sì come ornamento, non solo però, sopratutto da zavorra perché la vita dei pantaloni sia giù giù il più in giù possibile.


Malvestito #22 - Lucca Comics

malvestito lucca comicsOggi inizia il Lucca Comics e io vorrei starmene a gironzolare per fumetti cosplayata da spongebob, ma uffa, che cavolo, non posso andarci. Allora per rimediare un pochino, per sublimare assenza e nostalgia, ho pensato a questo malvo numero 22, che è tra i più comuni e adorabili esemplari da fiera del fumetto.

Gli voglio un bene, come si fa non volergli bene? C’ha la chioma lunga lunga da metallaro (1) che in salumeria quando lavora se la tiene legata sotto al cappelletto, una spanna di pizzettone caprino spelacchiato ma chi se ne importa, e i basettoni anche belli lunghi un po’ retrò, il tutto in omaggio al suo leader spirituale, il virtuoso chitarrista mangia-ratti del gruppo death trash metal di cui sfoggia orgogliosissimo la t-shirt (2 - c’è una piccola sbavatura sul didietro che è stata la mamma stirando, non immaginate poi quando lui se n’è accorto, quasi quasi il mammicidio).

Lo zaino è quell’Invicta (3) che ha dai tempi delle scuole medie, un po’ usurato ma sempre utilissimo, non conterrà magari tutta la scatola del robottone giapponese anni settanta (4 - un vero pezzo da collezione, ancora imballato, mezzo stipendio!), ma ci son sopra le scritte fatte anni e anni fa coi pennarelli e col bianchetto a cui è affezionatissimo, non riesce a staccarsene (oltre ai vari titoli di questa o quella band, c’è il nome dell’unica ragazza che gli abbia mai prestato un foglio protocollo, il solo pensarci lo fa sciogliere tutto).

I jeans sono il tipico modello c’ho-l’acqua-in-casa (5), neri assemblea d’istituto, un pochetto scoloriti per via d’un errore di programmazione della lavatrice (eh ma prima o poi, appunto, il mammicidio ci scappa), pendontizzati con un bel paio di calzini spugnosi da tennis (6). Va be’, i jeans così somigliano di più a quelli sporchi e stropicciati del suo eroe trasandato numero due John Constantine, oh ma a proposito, incredibile, è riuscito a trovare il volume (7 - imbustato!) che gli mancava, evviva.

ps e invece per quanto riguarda halloween, toh, beccatevi questa e questa, dal party cavalliano di nuova york: dritte nel dizionario! cosa si intende quando si dice “di classe”


Storia del Malvestitismo #1 - Preistoria

storia del malvestitismo lezione uno, la preistoriaEbbene diamo il via con la lezione odierna ad un ciclo intensivo di storia del malvestitismo (dieci crediti - frequentazione obbligatoria), dagli albori delle prime comunità cavernicole alla new wave cavernicola (i blog), una infernale panoramica sugli orrori che da sempre perseguitano il cammino della specie umana.

La preistoria ad una prima occhiata non si direbbe, ma per certi versi è stata la prima indimenticabile golden age del malvestitismo. Ad esempio, diecimila anni fa non funzionava come oggi, che se guadagnavi un niente te lo potevi sognare l’acquisto di materiali preziosissimi, gioiellazzi mille carati e sbrilluccicherie varie - non saranno stati raffinatissimi diademi a forma di cigno, ok, ma erano gratis e alla portata di tutti (e se ti diceva sfiga che non ne trovavi nessuno, va be’, s’andava giù di conchigliette, primordialmente etno-chicchissime); addirittura, non succedeva come oggi che nelle confezioni di cibo al massimo ci trovi gli skatenini, all’epoca accoppavi un mammut e insieme alla carne c’avevi in regalo due zannone d’avorio da mezzo quintale che se oggi esistessero sul mercato a vedere un cosone così (che magnifico ciondoletto sarebbe!), a un hippopparo gli verrebbe un ictus.

Un’età di opulento splendore malvestito anche in fatto di pellicce. Di eco-succedanei sintetici non c’era traccia (o di animalisti anche, nessuna traccia - seppure già allora molte girassero con la patata al vento, ma che c’entra) e s’indossava tutti delle pelliccione gonfie purissime al cento per cento, degli assoluti capolavori DIY del maculato, così adorabili nella loro rozza fattura io-sono-originale (guardate qua che meraviglia questo due pezzi, minigonna grigiastra di mammut - 1 - e casacchina monospalla maculatissima - 2), e qui ci starebbe bene una battuta su Roberto Cavalli che va a trovare il professor zapotec e si traveste da cavernicolo (facile, basta che si toglie gli occhiali da sole) per andare a procurarsi qualche estintissimo esemplare di pelle macairodontica (e poi dopo magari fa una puntatina nel giurassico per gli stivaletti di tirannosauro) - che lusso.

L’arte della borsa, quella no, era ancora ben lontana dal raggiungere l’avvenire dei sacconi placentari che tanto amiamo ai giorni nostri, ed era piuttosto legata alla neonata tradizione che porterà allo zaino scolastico a forma di animaletto, eventualmente d’utilizzo più maturo a fini kidultari (il coniglio che si porta appresso - 3 - dev’essere ancora svuotato e le gambette cucite per farci la tracolla: cibo più regalone, ancora!). Il femore (4) che ha nella destra, invece, stabilisce un significativo precedente di quella atavica condizione umana che vuole ci sia la costante possibilità d’assillare e irritare il prossimo, da tradursi infine nel cellulare da passeggio con suoneria polifonica innescata (a quei tempi là, si metteva alla prova la pazienza altrui menando fendenti random col femore - del resto, oh, meglio una femorata che Gigi d’Alessio).

Certo che, comprensibilmente, dal punto di vista dell’impiegato gay di un centro estetico del XXI secolo la malvestita preistorica è un pochino da aggiustare. Passi pure il colorito scuretto, marroncino, da sporcizia fango terra e cacca stratificate, che va be’ mica è tanto più schifosamente intruglioso dei multistrati correttori fondotinta ombretti phard cipra tinture spray dei giorni nostri, e in fondo, poi, è un trattamento naturalissimo che ti dà una carnagione così wow settimana bianca a Saint-Moritz che manco una mesata intensiva di lampade nucleari. Passi pure il capello arruffato e sparato da tutte le parti (5): una botta di phon lacca gel e passerebbe facilmente per una di quelle tipiche cotonature da donnina kitcsh di mezz’età. Il topless pure ci sta tutto: molto fashion provocatoria la tettina impertinente che spunta dalla scollatura (6), molto Uops! da red carpet hollywoodiano; e tuttavia i peli lunghi irsutissimi su tutto il corpo, la coroncina di peluria intorno al capezzolo, be’, effettivamente a quelli una spuntatina andrebbe data - ma ci vorrà qualche secolo ancora, ahimé, prima che una malvestita ispiratrice, per caso, tentando d’accendere il fuoco con una pietra, strofinandosela sul corpo (dev’esser stata una parecchio scema), otterrà quel risultato inaspettato - eureka! - che è alla base dell’infinità di ammennicoli depilatori che conosciamo oggi.


Coppia malvestita #20

malvestite fattone e gobbe Questo post lo scrivo perché forse, chissà, un giorno, prima o poi, qualche pezzo grosso del ministero si decida a ficcarlo nella guida all’università per giovani ingenue e corruttibili matricole.

Un’appendice del tipo Sbocchi Professionali: la farfalla in cui sarai trasformata e sotto le cui leggiadre spoglie ti librerai nel cielo terso del tuo radioso futuro approssimativamente un lustro da che ti sei laureato. Può certo funzionare per un mucchio di diverse facoltà, ma nello specifico – restiamo nello specifico – le due quasi trentenni in questione sono fuoriuscite da Relazioni Internazionali, Università per stranieri di Perugia, e attualmente lavorano non si sa bene a cosa in una cooperativa sociale di provincia, vivono in un bunker sotterraneo insieme ad altre due fuoriuscite dalla stessa, ascoltano ragga-noia e si fanno un sacco di canne.

L’intensissimo studio ha prodotto nelle nostre malve quella che è senza dubbio la loro più caratteristica mutazione fenotipica: la gobba (1). Ci vogliono anni di duro lavoro per farsi una gobba come questa (malva di destra – a quella di sinistra non si vede ma solo per ragioni di prospettiva), tre o quattro botte fuoricorso e (almeno) un lungo travagliato fidanzamento col pusher nordafricano manesco (e va be’, oh, si fuma aggratis): che meraviglia, una gobba così perfettamente curva, quanto è fiera della gobba!, così compiutamente rappresentativa della sua stolidità stanca trasandata e fattona; con quale consapevole fierezza – con un pizzico di irriverenza anche (voi altri schiavi colletti bianchi dalla schiena dritta, tzè!) – com’è orgogliosa di farla spuntare dal corpetto sformato del saccone premaman (2)! D’altra parte, pensateci, è una roba così tipica, così immediatamente fricchettona, è finita ormai per diventare un tòpos: e se per esempio vuoi fare il personaggio dei cartoni animati fricchettone, quello in pace col mondo che risponde a tutti “yeah” ha una paresi cerebrale e tutti quegli atteggiamenti da svagato imbecille, basta che gli fai la gobba (magari anche i capelli sporchi e spettinati) ed è andata (pensate all’insopportabile galletto di questo film qua, la boiata colossale coi pennuti che ci vogliono fare i ganzi di tendenza a tutti i costi, ah sì, Surf’s Up si chiama – bleah).

Gli standard sono quelli tipici del fricch-guardaroba, niente di nuovo: la malva di sx, per dire, rispetta il dogma della sovrapposizione cialtrona mettendosi due canottierone una sull’altra (3 – quella sopra c’ha la solita fantasia a righe, d’ispirazione boho); i jeans scoloriti sulle cosce e aperti a campana (4) rispondono piuttosto a stilemi della Grande Tradizione Bburina, mentre quel grosso coso che c’ha al collo, che somiglia ad un acchiappasogni peloso (5) da specchietto, assolve al doveroso tocco di etnicità africano-sudamerican-nonosoprecisamentecosa-ma-comunque-terzomondista che non guasta mai, anzi. La gobba di sinistra invece, più complicata, presenta un raffinato fricchettonismo che deriva soprattutto dall’utilizzo spiegazzato e cascante – quasi fosse un magliettone oversize – che fa della palandrana in tre strati (con decorazioni in rilievo da torta nuziale), altrimenti d’impostazione bbene-chiccosetta, la cui bbene-chiccosità è neutralizzata (di più, invertita!) anche grazie al contributo delle ciabattone sotto (6), degli strani ingombranti catafalchi in pelle scura da pensionato ottantenne.

Ecco però una cosa utile che ti insegnano, a mettere le mani (7) in modo che puoi accenderti la paglia anche se c’è vento e piove, anche se stai passeggiando nel bel mezzo di un uragano impazzito, pure sott’acqua! E’ una cosa che a prima vista la prendi per uno scherzo, ma è difficilissima e ci vuole un sacco di studio alle spalle. E poi c’è tutto un sistema di regolazione della mimica facciale (che deve dire: “fumo scocciato, mi fa schifo fumare, merda, che cazzo, fanculo”) nel momento in cui accendi, che va controllata muscoletto per muscoletto. C’è poi tutto un discorso sulla tempistica (quando accendere? perché?) e sullo schiaccìo del mozzicone (con la punta? col tacco? di taglio? col salto?) che adesso, francamente, non vorrei andare troppo sul tecnico. Ci tengo però a farvi notare il problema delle nuvolette (8). Non so, può darsi si trattasse di una semplice defaillance, resta il fatto che la malva di destra ci ha provato più e più volte a tirar fuori degli anellini come si deve (quella di sinistra ad un certo punto – stavano parlando di agricoltura biologica – ha fatto un fenomenale albero ramificatissimo pieno di pere biologiche), ma niente, alla malva di destra le venivano soltanto degli sbuffetti disordinati da locomotiva giocattolo. Poveretta, deve esser stato l’esame che ha ripetuto di più.