La seconda puntata di Cavalli Man che c’avevo in serbo per oggi arriverà con un po’ di ritardo perché devo ancora dare qualche ritocchino alla copertina (intanto ve lo dico, il titolo dell’episodio è “L’arrivo del Cubo che sconfisse il supercattivo ossigenato Pene Prepotente” – e indovinate chi è P.P.), quindi al suo posto vi beccate questa bella malvestita boho fricchetton chic (ora che ci penso, ehi, quarta malva di fila!, non succedeva da un paio d’anni almeno: è che durante le feste ne ho cacciate in gran quantità, mandrie e mandrie di malvestite a perdita d’occhio – tra cui quasi tutte indossavano il basco sbarazzino – 1 – o una cuffietta floscia come le ultime due malve – e io già non ne posso più):
combina assieme cioè – lo sapete, qui siamo all’abc – robette classicamente fricchettone (dieci chili di tendone della zingara cartomante arrotolato intorno al collo – 2 – il borsettino di pelle con fantasia afro – 3) con altre più genericamente eccentrichette (i pantaloni da uomo gessati Annie Hall – 4) e modaiole (le Converse colorate – 5) – senza contare un leggero spruzzetto di bburinisimo (il giubbottazzo corto dotato d’elastici alle estremità – 6 – e il cinturone con borchiatura a due piani – 7) – il tutto frullato secondo quella trita strategia di stilosità finto-randomizzante che è la chiave di volta del bohochiccume, in due parole: vestirsi da scemi facendo finta di niente.
Quello che potete ammirare nel disegno qua sotto è un tenero quadretto di corteggiamento malvestito nelle sue primissime fasi (secondo copione: lui che si pavoneggia tronfiosetto battendo la sigaretta sul pugno come fosse un cannone – 1- ed elencando con misurata noncuranza una gran quantità di balle e cretinerie assortite – “nel backstage, un giorno che erano in ritardo per il concerto e non c’era tempo, ho fatto io i gargarismi col miele al posto di Francesco Bianconi” – lei che pende succube dalle sue labbra annuendo interessatissima “ma dai! ma veramente! davvero!”), quadretto che potrebbe a prima vista sembrarvi inconsueto, o anche di più, contro natura – un malvo indie fricchettoncello assieme a una malva scicchetta alta moda! non è possibile! sarebbe come far copulare materia e antimateria! è la fine dell’universo! è il big crunch! –

ma invece poi, se ci pensate, ma certo! non può che venirvi in mente che no, per niente, non c’è alcun impedimento fisico nell’unione tra due malvestiti così, tutt’altro! sono fatti per stare assieme: sono entrambi affetti (e modellati) dal medesimo desiderio d’imporre la loro personale elevazione sugli altri comuni mortali in modo palese, facilmente esibizionista, attraverso un mascheramento da sfoggio che assume morfologie vestiarie differenti secondo questioni puramente accidentali [*] – cambiano gli oggetti, la soddisfazione malvestita è della stessa natura, non cambia; peccato non ci sia possibile seguire gli sviluppi amorosi della nostra coppietta qua sopra: dovessero andare a buon fine, con ogni probabilità, avremmo potuto esaminare un altro fenomeno molto interessante, quello della graduale osmosi malvestita da coppietta di segno opposto (lei che piano piano s’avvicina allo stereotipo indie fricchetoncello – che so, comincia a ficcare le Marlboro lights nella sacchettina etnichetta, 2, indossa sciarpone infeltrite, 3, sostituisce la borsazza di pelle, 4, con una di tela colorata, 5 – lui invece che s’avvicina a quello sciccosetto alta moda – via il giaccone di lana grezza da Sherpa, 6, meglio la giacchetta militar-baronetta, 7, e poi sì, togliersi le caccole dagli occhi la mattina presto)(fateci caso, l’osmosi già mostra i suoi primi fievolissimi segnali d’azione: lei s’è sciolta i capelli e se li tiene buttati sulla faccia accecandosi letteralmente, 8, proprio come lui, che se ne frega, soffia il vento e il ciuffo se lo tiene spiaccicato davanti per un pezzo, 9, gli spunta solo la pinna del nasone – per lunghi minuti nessuno dei due ha idea di che cosa stia facendo l’altro).
[*] per dire, esempio: a quindici anni vi siete fidanzate col fuoricorso dams che suonava le lattine di Simmenthal nel gruppo reggae, oppure col consulente aziendale azzimatissimo specializzato in canti zen motivazionali ispira-leadership
E poi dovete considerare che l’osservazione cosplayara ci permette di registrare un fenomeno malvestito tutto speciale che esula dai confini cazzeggioni del cosplay vero e proprio, del giocondo travestitismo fine a se stesso, un fenomeno per il quale le fiere del fumetto e il loro squinternato contorno carnevalesco sono soltanto una scusa, perché del resto coi fumetti manco c’entra niente: è lo sfogo serissimo delle represse aspirazioni fantasy-mondiste di quegli irriducibili uber nerd drogati di giochetti di ruolo coi mostriciattoli e i pupazzetti e le battaglie magico-mitologico-medievali che fosse per loro non ci penserebbero due volte, c’è solo da aspettare l’occasione giusta (che so, una bella apocalisse atomica!), loro coi vestitoni pelosi di pelle grezza (1) e le pettorine di ferro (2 – fatte coi pezzetti dello scolapasta) e gli spadoni di cartapesta riempiti con la Gazzetta (3) vorrebbero andarci a spasso tutti i giorni.

Si tratta perciò di un fenomeno dovuto ad una bizzarra forma di pudore malvestito (ingiustificato, direi: perché i perizoma glitterati che spuntano dai pantaloni sì, e i guanti borchiati di plastichetta finto-metallica – 4 – no?) che trova una sua piena realizzazione in queste occasioni di ritrovo intra-maniacale dove tutti ci si cala profondamente nella parte, ci si chiama coi nomi fantasyzzati (questi due ve li presento, sono Filippomir – quello coi pantaloni alla Groucho, 5, che le sta buscando: e se lo merita, s’è scordato di coprire le Superga blu da programmatore zitello, 6 – e Gianmariador, quello coll’accappatoio pieno di laccetti, 7, e la tuta Dimensione Danza della sorella, 8), si disquisisce di politica immaginaria (“pure gli elfi avrebbero votato Obama” dice Gianmariador, che si capisce dall’acconciatura, 9, è un ammiratore di quel gaypride permanente tutto balsamo per capelli e cascate di vasellina che è Elfolandia), si battagliano a colpi di spadone (è un paio d’anni che organizzano in giro tornei all’ultimo sangue – dovreste vederli: come saltellano e mulinano e studiano convintissimi l’avversario, uno spettacolo! – organizzano dei corsi persino, ho visto i volantini “scuola di maglio delle miniere di Moira” – perché l’insegnante spadara si chiamava così, Moira: sono acuti, eh, non si può dire che non siano acuti) e ci si fa i complimenti per l’incredibile abilità sartoriale dimostrata nel ricamare sulle bordature del vestitone peloso (10) il nome della propria fidanzata in alfabeto runico (lei, per corrispondere ad una tale prova d’amore, s’è fatta tatuare sopra le natiche uno gnometto che indica in basso e fa la faccia cogliona e il gesto di Jerry Calà quando diceva Libiiidine!).
Oh, mi raccomando: partecipate al malvapride d’interni, c’è tempo fino a domenica sera – e veniamo a ‘ste due disgraziate originalette sponda fricchettona (notate come sono entrambe maestre nell’abbinamento dei fondamentali, il mosciume rigato orizzontale – 1 e 2 – un classicone, il jeans trasandato con sneakers d’ordinanza – 3 e 4 – la borsona calata giù giù fino alle chiappe – 5 – una delle due ha persino voluto battere ogni record di calanza mettendosi il mega-marsupione da postino – 6 – e poi c’abbiamo la sciarpina ornamentale da una parte – 7 – l’altra no per via del tatuaggio – 8) , non più tanto giovani laureande di qualche deleterio sub-sub-indirizzo umanistico Vado-all’università-per-fumare-nei-corridoi (perché-a-casa-i-miei-genitori-non-lo-sanno: si comprano il tabacco sfuso – 9 – ma non sono tanto brave, rollano dei piselletti grinzosi – 10 – che dopo un po’ si sfaldano in mille piccoli meteoriti incandescenti a causa dei quali già due volte hanno quasi appiccato il fuoco all’aula del collettivo), stanno discutendo animatamente (cioè, dico, per i loro standard: da settimane non si scambiano insiemi intellegibili di tre o più parole; la frase che si rimpallano più spesso, il “c’hai d’accenne”, lo traducono con un economico rantolo “mmbbh-mmmbbh”, al massimo – nel caso dei niubbi – mimando il gesto del pollice opponibile – da rimanerci secchi per la sorpresa, ehi, c’hanno il pollice opponibile!); se c’è una cosa che esercita su questo genere di malva-creature un potere d’attrazione magnetica più forte del volantinismo dei (mitici, diciamolo) combattenti anti-sistema Giovani Trotzkisti, sono le fricchettonerie magiche pseudo-femministe del tipo di quel manifesto pubblicitario là (11 – la conferenza Ripristiniamo il mese lunare), che ha suscitato nelle nostre malvestite il suddetto inusuale exploit ciarliero: chissà poi se ci sono andate, boh, del resto io non lo so cos’è che sarebbe meglio, sorbirsi qualche ora di allucinate sincroniste galattiche con le t-shirt “Il mestruo regna” che auspicano l’abbattimento dell’universo patriarcale a colpi di energetici cicli mensili di ventotto giorni, oppure forse i deliri antagonisti di un gruppo di poveri bambocci che vogliono fare guerriglia comunista mettendo la forfora al posto dello zucchero a velo nelle confezioni del pandori – boh, quasi quasi forse conviene il mestruo regna, mi sa.
Esaminiamo un po’ nel dettaglio l’armamentario malvestito sfoggiato da questa simpatica coppietta di categoria io-sono-originale fricchetton-chic (mi piacerebbe potervi raccontare cos’è che facevano, di cos’è che parlavano: il problema è che non facevano un bel niente, se ne stavano là impalati muti e immobili a fumare scoccando altezzose occhiatine di superiorità figosa di qua e di là). Le prime due cose che saltano all’occhio sono: i jeans a campanona del tizio a sinistra (1), il cui rigonfiamento non può essere certo giustificato ipotizzando un semplice processo di inamidatura estrema, dev’esserci in ballo un’impalcatura interna di stecchetti tipo gonnella-dirigibile settecentesca che mantenga il tutto così ampio e rigidissimo, c’avranno sul fondo un diametro all’incirca di mezzo metro e chissà all’interno del cono-campanato potrebbe succederci di tutto, ci si potrebbe ad esempio portare a spasso il cagnetto mosca evitandosi un mucchio di noiose scocciature (lo si lega al polpaccio così ci passeggia intorno, non si bagna in caso di pioggia e non devi raccogliergli i bisognini, ti caga direttamente sulla scarpa); e poi il furbissimo cappelletto di Halloween in stile Boy-George-non-è-nato-calvo-nooo (2) che c’ha i rastini finti che gli pendono appiccicati con la colla dall’interno (qua e là, forse non si nota, ci sono impigliati delle strane perline e sassetti e schifezzuole colorate che si ottengono facilmente avvitando il cappello all’estremità di un bastone e passandolo come mocho sul pavimento di un McDonald’s al termine di una festa di compleanno tra bimbetti iperglicemici).
Dovreste anche notare però la cresta su in cima (3) che c’ha tutta l’aria di un tappetino srotolabile di moquette ammuffita, il braccialetto di plastica colorata uguale a quello di una qualunque iniziativa benefica sponsorizzata dal vippone ossessionato di wannabe-umanitarismo (ma no, è un tarocco: l’ha comprato dall’ambulante nero davanti al GS insieme al cd piratato di Paolo Conte – ma no, anche quello è un gabbo, d’accordo coll’ambulante nero zitto zitto s’è fatto mettere la copertina di Paolo Conte sul cd di Giusy Ferreri), la reflex ultratecnologica costosissima (4) per fotografare in macro le cicche appositamente scombinate nel posacenere (didascalia sul Flickr: “è una notte che sa di troppe fottute sigarette”), la camiciazza di flanella sbottonata (5) molto Seattle grunge (l’altro ce n’ha una meno trasandata, col colletto Star Trek – 6 – più propriamente fricchetton-chic), un calzino su e uno giù (7 – per niente casuale: è come per i bonsai, c’è una scuola speciale in cui s’impara a modellare artisticamente il fil di ferro che sta dentro i calzini), e infine il borsone a tracolla con gli elefanti (8) che sembra un coso etnico Made in Africa, in realtà te lo davano in omaggio comprando un materasso Eminflex.