M’ero scordata di dirvi dei malva-rapporti che mi sono arrivati un paio di settimane fa a proposito del concertone di Madonna, o no meglio, a proposito della fauna madonnara in attesa del concertone là nel piazzale fuori dallo stadio. M’hanno raccontato (Agostino e Alessandra: grazie) che i fan madonnari si riunivano e fondevano assieme come tante micro-goccioline a formare una specie di terrificante e nitidissimo malva-arcobaleno (se vi ricapita: di qua e di là, ai piedi del malva-arcobaleno, gli Umpa Lumpa al servizio di Cavalli sotterrano delle pentole piene di tessuti leopardati magici) che quasi quasi copriva da solo la totalità dello spettro malvestito (e c’era da aspettarselo, per una così che cambia travestimento una volta al mese - e lungo ben venti anni - punkettona, ladychic, cowgirl, discotecara, cartomante, gotichetta e via dicendo qualsiasi altro costume di carnevale tra Winnie the Pooh e Dracula), c’era di tutto: dai malvestiti più cool e opportunamente tematizzati, i gay trendinetti (con magliettine attillate, cappelletti gangster anni trenta o camionisti con retina posteriore - 1 - jeans stretti a zompa fosso - 2 - occhiali di plastichetta al neon - 3 - e sneakers colorate - 4) ai più rudi De Filippi Style (pizzetto, impomatatura, canottierino col muscoletto glabro guizzante, cinturone bianco borchiato, jeans strappati e scarpette anatomiche) alle cinquantenni bburinone tutte attillate nere e dorate (a far merenda col panino porchettato e a spiluccarsi i denti col ciondolo-cornettone) alle immancabili bimbominkia adolescenti (con gli scaldamuscoli, le ciocche tinte con lo spray e gli zainetti Eastpak col bianchetto che dice G4briele86 T lovvo).
E insomma eccovene qua sopra un esempio, malvestito doc di categoria gay trendinetti, che prima di tuffarsi nella mischia (poveraccio, destinato a finire là in mezzo agli altri che annaspavano penosi arrampicandosi uno sull’altro in cerca di una boccata d’aria: ore e ore impiramidati sotto al sole con la milza spappolata contro le transenne per guadagnarsi un posto sotto il palco e potersi quindi docciare beati - forse! - d’uno sputacchietto di Madonna, “non me la lavo più! giuro che non me la lavo più! la faccia! non me la lavo più!”) s’è messo a contrattare un esclusivo cappelletto di strass luccicosi coll’abominevole ambulante di turno, rappresentante non proprio in gran spolvero (panzone tesissimo all’aria aperta - 5 - riportino unto con l’olio di colza - 6 - unghietta cava-cerume - 7) d’una categoria quel giorno sorprendentemente numerosa e aggressiva (o almeno, mi raccontano di scenari apocalittici con ambulanti vendi-chincaglieria che pop-uppavano da tutte le parti caricando come rinoceronti impazziti coi tentacoli che schizzavano di qua e di là, “dieci euri! cinque euri! lo voi er cuscino de madonna [*]? me sembri stanca! seconno me c’hai bisogno de riposo! comprate er cuscino de madonna! e daje! quindici euri!”, Alessandra terrorizzata confessa: “Mi sentivo Biancaneve nel bosco stregato”).
E già che siamo sull’argomento, perché no, vorrei spendere due parole due sul libro di Christopher Ciccone, Life with my sister Madonna, che mi sono comprata (sì, ehm) all’unico scopo di trovare risposta alla cocentissima domanda “cos’è che faceva/fa precisamente questo tizio nello staff della sorella?”, e incredibile a dirsi non me lo sono dovuta manco sciroppare tutto quanto fino in fondo, è bastata l’introduzione: e infatti tra i pezzetti in cui racconta che lei no, non è mai stata la zozza trucidona che tutto il mondo ha conosciuto, per niente!, nemmeno agli inizi quando c’aveva le treccine sotto le ascelle e riusciva a toccarsi le sopracciglia con la lingua e mangiava i pipistrelli e scriveva canzoni sulle avventure delle Sorelle Ketchup, in realtà tutte le notti se stava sveglia a gambe incrociate sul futon (sul futon!) meditando e leggendo poesie (eh? cosa? hai detto Giovanna d’Arco?),
she was usually reading poetry - often Anne Sexton, whose lines sometimes inspired her lyrics, or the diaries of Anaïs Nin, who, along with Joan of Arc, is one of her heroines
perché in privato è sempre stata così timidina e riservata e timorata di Dio (”diametrically opposed to her sex goddes image”), nei camerini appende il crocifisso della madre sullo specchio e addirittura chiama a raccolta i ballerini e fa la preghierina di gruppo mano nella mano ogni volta prima di un concerto (comincia benino, si conclude così così)
Dear god, it’s the opening night of the tour in London. Please watch over my dancers and my band. Please help us make this great show. I love you all. Go out and kick some ass. Amen.
tra pezzettini di questo genere qua (Madonna non è un robot, Madonna è umana e sensibile) e pezzettini in cui si capisce quale grande rapporto di amicizia e profonda comprensione ci sia tra i due - lei non se lo caga di striscio e manco gli parla, è lui che s’è studiato un sistema elementare di comunicazione emotiva, a gesti, come si fa con le scimmie ammaestrate (ma ad un livello appena appena superiore: le scimmie di solito non si pittano le unghie)
When my sister places her hands on her hips, I know there’s trouble. When she starts picking on her nail varnish, usually red, I know she’s nervous. And when she tucks her thumb into the palm of her hand and wraps her fingers around it, I know she needs reassurance
ecco che si capisce a cos’è che serve questo Christopher Ciccone (oltre a farle da prestanome per questo mattonazzo autoapologetico finto-scandoloso-oooh-chissà-che-rivelazioni), serve da punchball su cui riversare un mucchio di infantili paranoie anoressiche
“Christopher, do you really think they were right? Does my midriff really look fat?” I tell her that of course they were wrong, and she is happy
e poi, soprattutto, da portacenere
Before she takes her place onstage, I hold my palm and she spits her Ricola cough drop straight into it
[*] (8 - ora sapete che fine fanno i cinesi cremati)
p.s. volevo ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutata ieri con la nuova grafica, che adesso c’ha lo spazio dei post un po’ più largo (come avevano suggerito loforestieroprolisso, raffigoa, elisa, Bubu, SilviaB), funziona sulle vecchie versioni di explorer (grazie alle segnalazioni di tommaso, gio, Mariella, cri), c’ha l’interlinea dei post che è aumentata (grazie a crocodile e ad angelwiththe) ed è aumentato il numero di feed richiamati nel boxino del forum (da tre a cinque: grazie divara)
di Betty Moore, 19 settembre 2008
Categoria: boho chic, chiacchiericci vari, maschioni, very important malvestite
Forse al CERN di Ginevra non leggono le malvestite (irresponsabili!), o forse semplicemente questo scenario gli suonava così inquietante che hanno preferito non farne parola con la stampa. Resta il fatto però che noi sì, sappiamo. Sappiamo che secondo le più accreditate teorie sugli impicci gravitazionali (1, 2, 3), una volta che s’è creato un buco nero - seppure di modeste dimensioni - il problema non è tanto quello di venire o meno risucchiati (insomma, è sufficiente aggrapparsi a qualcosa di molto pesante - ad esempio il nerdone cicciabomba che va in giro per il CERN facendo battutine divertenti tipo “scusa che mesone è questo, agosto o settembre? gh gh gh” e sgattaiola via tenendosi le mani sulla bocca), il problema è: se per pura sfiga il nerdone cicciabomba se ne sta al bagno proprio in quel momentaccio là del risucchio, e si viene quindi risucchiati - be’, dove vado a finire?
Avete notato sulla home di Repubblica (senz’altro parte attiva dell’opera di cover up mediatico) con quale tono di frivoletta disinvoltura hanno raccontato di questa strana coincidenza, della gonna di Jessica Simpson che all’improvviso si solleva senza alcuna ragione apparente (erano passati pochi minuti dall’accensione dell’accelaratore di Ginevra) e di colpo zum! le si scopre il culone: ecco, la foto che trovate su Repubblica è questa qui - la foto quella originale, non ritoccata, è questa qua: e sì, avete visto bene, è uno di quei caschetti antinfortunistici che indossavano a Ginevra, stamattina.
E gli ha detto bene al caschetto che è schizzato fuori sul nostro pianeta, nel nostro universo, a poche migliaia di chilometri appena dal punto di partenza. Pensate cosa potrebbe accadere a chi, come il disgraziato teorico nel disegno qua sopra, venisse catapultato in un’altra dimensione, su una terra parallela, in un modo bizzarro spaventosissimo popolato da malvestite fuori misura che si mettono gli occhialoni con le fessurine cecate a serranda come gli scagnozzi mafiosi cinesi, e gli zainetti a forma di tubetto di vernice: come si potrebbe sopravvivere in un posto così? ci si impazzirebbe, come minimo.
di Betty Moore, 10 settembre 2008
Categoria: allucinazioni, boho chic, io sono originale
Quale sublime combinazione pendantizzante, quale precisissimo sincronismo malvestito! Guardatele qua, le nostre malvalelle in coppietta, come impiegano assieme - spartendosela - tutta la gamma dei pezzi fondamentali dell’armamentario boho-chic: quasi quasi mi viene da crederci, che le cose vanno proprio come in quei telefilm arguti e simpatichetti coi gay nevrotici giocherelloni frivolucci un po’ isterici con la manina floscia le espressioni buffe e gli urletti (e allo stesso tempo ehi non scherziamo, in realtà profondamente consapevoli e spesso turbati e dall’animo triste) ma poi soprattutto - soprattutto! - veri assi impareggiabili del fashionume vanitosetto, omo-segugi gran fiutatori di trendinezza modaiola a diecimila miglia di distanza e infallibili maestri di stile (il che andrebbe sempre possibilmente espresso con un siparietto di sdegnosa superiorità biasimante nei confronti di qualche inqualificabile trasandatona di cui prendersi gioco) - sarà questo che ha permesso alle nostre due malvalelle una così sovrumana boho-chicchizzazione di coppia, è stato merito della gayanza? Dev’esser stata la gayanza.
E così c’abbiamo tutto, metà per l’una e metà per l’altra: quella di destra che impersonifica la sciccheria (vestaglietta kimonesca alle ciliegie con superfascione elasticizzato - 1 - fuseaux - 2 - ballerine con tripla filettatura taglia uova - 3) e quella di sinistra la bohemeria (canottierazza senza reggipetto mostra convessità anoressiche - 4 - Ray Ban Wayfarer versione bianca, i soliti, disperatamente vintage originaletti - 5 - jeans viola strettissimi a zompafosso - 6 - cappello ergo sum cosparso all’interno di marmellata - 7 - e appunto, la cima dei capelli intrisa di marmellata - 8).
Questo qua sì che è un vero encomiabile esempio di dedizione malvestita, andarsene tranquillamente a passeggio sull’asfalto illiquidito dalla supernova equatoriale (l’equatore di Mercurio) degli ultimi giorni coi fettoni lessati in un brodino di sudorazza bollente dentro un paio di ermetici stivaloni a pressione, tornarsene a casa e dover estrarre coi guanti da forno e poi scolare nel bidet i moncherini fumanti con le unghiette evaporate; per quale motivo poi, be’, per una semplice questione di armonia pendantizzante: cosa altro vorreste metterci sotto lo spesso cinturone di cuoio reggi-ernia da sollevamento pesi (1 - con due tre chili di fibbione in ferro battuto), una smilza flip-flop? una ballerina? ma per favore, è chiaro che ci vuole una altrettanto massiccia masochistissima coppia di gringo stivalazzi in pelle (2 - con cinturino cavigliare che richiama il reggi-ernia e multiborchiatura dorata a pioggia).
Tenete anche presente il raffinato contrasto boho-chic (cowgirl col velo da sposa - ah sì, e coi fuseaux - 3) che si stabilisce tra l’acchittamento greve da saloon (a cui partecipa il braccialettazzo pendulo a etno-pallettoni arrotolato in modo studiatamente disordinato - 4) e la pretenziosa eleganteria della sottoveste leggera svolazzosa con le candide tramature floreali da copriletto estivo (5) e il mini borsino Louis Vuitton porta saponette (6); gli occhialoni insettoidali a specchio (7)? ah va be’ quelli servono per nascondere le lacrimucce di dolore (guardate la bocca lassù come le sta sublimemente sfinterizzata in un broncetto di sciccosa superiorità: perché sì, lessarsi dà carattere).
A me la prima cosa che viene in mente quando ascolto appena appena un millisecondo di jovanotti è che grazie agli esperimenti del cern tra pochi mesi finalmente avremo un bel buco nero qui dietro l’angolo e potremo così risparmiarci la benzina per spararlo via nello spazio. Queste due malve invece non sarebbero d’accordo: si sono comprate l’ultima fatica jovanottiana (1) che già conoscono a memoria i testi e si rimpallano entusiaste le frasette più belle, “merda di lupo di un altopiano bianco di striscia pedonale… stupenda!”, “e… e… soffio di donna bellissima coi piedi stanchi e il mal di denti… grande!”; devono essere tra quegli imperdonabili enfaticoni che amano soundtrackare con musichette di facile titillamento emotivo certi momenti di profonda introspezione quotidiana - che so per esempio la sigaretta postcoitale, stirare le camicie, farsi la doccia, la coda sulla tangenziale - godendo dell’obeso sentimentalismo poetastro delle idiotissime liriche assembla suggestioncine, gratificandosi degli arrangiamenti paraculi finto-ricercati secondo gli schemi classici del poppume fricchetton-chic più banalmente fighetto.
E va be’ cosa volete, date un’occhiata alla malva di sinistra, col suo collanone wilma flintstone di mentos giganti (2), i ray-ban rossi ultimo grido (3 - ormai si trovano dappertutto, l’ho beccati pure sull’espositore rotante dell’autogrill), le ballerine dorate con fascia elastica e decorazione floreale (4), il golfino annodato sotto al seno (5) che pendantizza sincronicamente coi jeans-shortini inguinali (6) e le decolleté spillate con retrodecorazione fiocchettosa (7) dell’amica (formano insieme il famigerato modello Daisy Duke), la maglietta con fantasia a spruzzo di varechina (8), l’elegantissimo braccialettozzo argentato indossato sopra la manica del golfino (9), e la borsetta che è di una marca che non conoscevo, l’ho dovuta guglare, Fatta Fabbrica Italiana (10 - uh che bella scoperta! fanno della roba di una malvademenzialità incredibile: le borse pieghevoli); a quella di destra cosa rimane, la maglietta blu elettrico (11- prossimo colore malvacult, in sostituzione del verde marvin marziano), il nastrino di raso utilizzato come U.C.O. (12) e la borsaccia di tela Pinko Bag tarocchissima con una lettera in meno (13). Come direbbe jovanotti: “la conga is a friend of mine”.