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Fertilizzante Disney-Manga per la bimbominkiacoltura

Siccome non è che può rischiare di perdere l’attenzione il gradimento e quindi la paghetta dei pubero-malvestitini, la Disney si sta impegnando ad assecondare i recenti più gettonati gusti del pischelletto bimbominkia contemporaneo: ne deriva un forzoso innesto di elementi yeah-giovanilistici (soprattutto in chiave tecnologico-malvestita), da cui una caricatura entusiasticamente coatta di certe deprecabili scemenze ossessivo-modaiole tipicamente bimbominkia (ma non è solo una tendenza Disney, riguarda da sempre tutte le robe tradizionalmente più facili di intrattenimento fumetto-cartonistico: per dirne una, nell’ultimo Asterix, c’è il gallo teenager fighetto gasato e sfrontatello che balla la musica hiphop e usa i piccioni vibro-viaggiatori digitandogli sulla pancia sms bimbominkiesi [1] - nel video qua sopra).

Quelli della Disney Italia hanno tentato di svecchiare il settimanale di punta in un sacco di ingegnosissimi modi, con le storielle insulse sui viggèi di mtv [2], la grafica avvolgente internet-metropolitana, la morale bullistico-roccherolle, l’ammiccamento gergale-bimbominkia (le “Barze”), le strip idiote tochiotel-facciniane, i micro-reportage celebratrivi sui gruppetti malvestiti del momento, le quattro paginate di pubblicità a sfondi e suonerie bellatopolona [3], l’oroscopo (”ehi raga settimana da favola!”), l’editoriale Cioè-style delle direttrice imparruccata bimbominkia-sbarazzina che sembra piuttosto una lettrice di Cioè con la sindrome di Werner; e tuttavia si sono accorti che sono gli stessi personaggi papertopolesi che difficilmente mantengono un certo appeal sui bimbominkia overdieci, e allora hanno deciso di tentare qualcosa di nuovo, qualcosa che da una parte facesse davvero direttamente concorrenza ai settimanali femminili teen-fashionari-sarannofamosi, e così son nate le W.I.T.C.H. - di cui abbiamo già parlato, qui - e per quanto riguarda invece il pubblico maschile (ma non solo), gli è venuta l’ideona di buttarsi nella mischia del genere fumettaro che da qualche anno riscuote il massimo supersuccesso tra i malvestitini in fase di pubero-bimbominkità: il manga.

dentro il cervello di un bimbominkiaIl manga [4] è tra le principali cause di propagazione pandemica del virus bimbominkia: non esiste al mondo un più perfettissimo modello di riferimento per molti dei caratteri fondanti della bimbominkitudine. Costringersi a leggere da cima a fondo un manga di quelli che eccitano i bimbominkia è come sperimentare una spaventosa gita di miniaturizzazione tra gli omini mezzi matti che ne governano gli sconnessi meccanismi cerebrali. E’ il caso per l’appunto di questa prima serie pubblicata nella nuova funesta collana Disney-Manga, che si chiama Kingdom Hearts e ha in sé l’intero patrimonio mondiale di geni devianti bimbominkia: c’è davvero tutto il necessario, una storia completamente idiota e confusissima, insensatamente apocalittico-melodrammatica, malvestitini con la capoccia enorme gli occhi galattici i capelli strani sparati per aria dai colori strani e i piedi con le scarpozze cicciose, i pantaloni larghi e la doppia catenona, le faccine dementi che piangono ridono arrossiscono d’imbarazzo c’hanno la gocciolina di sudore, onomatopee gigantesche, spadoni alti dieci metri, urla di battaglia chilometriche, ciondolini dai poteri parimpampù, minuscoli sentimentalismi e poeticumi da template spleen-timburtoniano (“le tenebre si impadroniscono del cuore degli uomini e si spengono le stelle in cielo” - aggiungici un “a mergellina” ed è gigi d’alessio) linee cinetiche dappertutto lotte titaniche coi mostri malvagi e un sacco di assurde tutine fantasy-futuristico-emodarkettare [4]; insomma c’è da scommetterci, sarà un megasuccesso. E voi, se dopo averci discusso e bisticciato tante volte vi è venuta voglia di esplorare i labirinti ganglici della materia grigia bimbominkia, be’, davvero un manga di questo genere è il viaggio allucinante che fa per voi.

disney manga kingdom heartsdisney manga kingdom heartsdisney manga kingdom hearts

[1] direi che questa di asterix è una bimbominkia-contaminazione abbastanza malriuscita: sono i geometri sessantenni coi reperti archeologici che se lo appendono alla cintura, non i bimbominkia
[2] insulsa storiella soggettata dall’insulsa Paresi Ridarola aka Victoria Cabello
[3] ah sì in basso in fondo c’è il pavido timidino sottovoce pissi-pissi “alcuni di questi servizi possono essere in abbonamento”: alcuni? possono? lo sono tutti
[4] ah sì ci sono anche i personaggi dei cartoni disney, tutti caratterizzati allo stesso modo - nullo - tutti uguali spiccicati, degli zeri; si salva Pippo, appena, perché ogni tanto gli scappa uno “yuk”


Tremila bimbominkia!

Non è che voglio mettervi ansia ma dovete sapere che ci sono intere regioni di questo blog che c’hanno la bandierina che sventola e tutto un mega-contingente di carroarmatini bimbominkia dominanti - per esempio il post sui take that, che ormai lo chiamano “il nostro forum” - continuano ad aggiungersi rinforzi e rinforzi bimbominkia che già premono minacciosi ai confini e io mi sento come il giocatore di risiko che gli fregano una carta alla volta finché poi alla fine gli rimane solo un dadino blu e lo stupido accerchiatissimo Kamchakta.

Ieri, nel cuore dell’area cinquantuno delle forze bimbominkia, l’inaccessibile post sui tokio hotel, s’è superata la quota dei tremila commenti (è stata Idraelen a raggiungere la vetta - e senza ossigeno, in solitaria!), una quota terribile che ben dimostra la natura disumana dei nostri nemici (solo dei selvaggi cannibali senza dio possono forumizzare una pagina che a ricaricarsi ci mette un quarto d’ora), per cui ho pensato di dedicare al tragico evento questo piccolo post: gruppo di bimbominkia super-in-tiro nel bel mezzo di una riunione sabato pomeridiana.

tremila bimbominkia!

Il disegno m’ha stremata dunque sarò breve nella descrizione, partiamo da sinistra. (Siparietto romantico-bimbominkia) bimbominkia maschio seduce con cappellino sdrucito (1) zippo tarocco (2) e calzino-portadolci-della-befana la bimbominkia femmina con borsa classicissima emily the strange (3) mèches evidenziatore (4 - manicure pendantizzata) e canottierona moscia con fantasia ad alfabeto cuneiforme. Poi: emo-ciuffo laccato (5), doppia catenozza e stivalone robzombie che va a sciare (6); scozzesume con spille da balia finto-punk avril lavigne (7) e cinturozza borchiata larghissima a mo’ di hula hoop (8); manette che ornano la tracolla (9), due chili di peluche e gadget vari appesi (10); felpona marca nirvana (ah no, non era una marca di magliette?) e occhialoni paris hilton (11); frisettatura schiarita del ciuffo davanti (12), ciocche sul cucuzzolo durissime sparate per aria (13 - ancora sanguinolente dell’ultimo piccione infilzato), borsetta quadrata nightmare before christmas (14), gonna a balze rosa leopardata con rifiniture pellacee lucide (15) e felpona balloonara (16); scaldamuscoli (17 - ricavato dal pantalone stesso - basta tagliarlo a metà e lasciar cadere il pezzo di sotto) e rosario di dadini da specchietto retrovisore (18).


Malvagiuria, come e dove - Malvestita #304

malvapride 2008E anche questo malvapride s’è concluso gloriosamente - grazie! - siete state tutte meravigliose stupende malvestitissime da far perdere la testa, ma è giunto il momento delle votazioni, soltanto le tre migliori malvapraiders occuperanno un regal scranno nell’olimpo malvestito. L’udienza plenaria della malvagiuria avrà luogo sul forum, in questo topic qua - che è aperto a tutti, chiunque può esprimere una o più preferenze (non c’è bisogno di essere registrati al forum per lasciare un messaggio) - e c’è pure un riepilogone mostruoso per chi s’è perso qualcosa. I lavori della malvagiuria termineranno mercoledì 30 gennaio: avremo allora finalmente i nomi delle tre nuove malva-divinità a cui offrire eterna devozione e - ovviamente - i malvadoni sacrificali (il dvd con Nino D’Angelo, i completini di Barbie e il telefono Smack).

Riprendiamoci intanto dal vertiginoso stress malvapraidaro con una classicissima malva-mammina d’alta scuola, tanto tanto felice di portare a passeggio i marmocchi incostumati che zigzagano frenetici smitragliando coriandoli da tutte le parti.

malvestita che ama tanto i suoi marmocchi carnevaleschiLa malvamma di gran classe c’ha il giubbetto nero fatto di domopack rilucente (1) con le estremità elasticizzate marroncine (lo stesso color lassativo che ritroviamo pendantizzato sulla borsa - 2 - un coso lungo e informe ornato di bulloni argentati, intrecci nodosi e spine di pelle dura - praticamente un roveto) da cui fuoriesce una ciambelletta strizzata di tessuto golfiniano (3) che le fa da strato concentrico a mo’ di sopragonnellina della mini di jeans (4 - sulle natiche didietro, non si vede, c’ha due chiazzone a forma di manata finto-scolorite) e poi le calze piastrellate a rombi con surplus di lineette attorciglia-occhi (5). Molto interessanti gli stivalozzi mosci (6) che presentano una coppia ciascuno di placche borchiettate (interno-esterno), da cui pendono quattro catenelle di adamantio che possono essere utilizzate se occorre come guinzaglio per i marmocchi (ma solo in casi di estrema necessità: per esempio quando si è in strada, squilla il cellullare e una mano è già impegnata con la sigaretta - in quel caso sarebbe meglio agganciarli).

I marmocchi, per l’appunto, di sicuro già cerebralmente hiroshimizzati dall’inarrestabile tabagismo materno (5 - d’altra parte se non ci si può spippettare mezzo pacchetto quando li si porta a spasso, oh, sai che noia mortale - a tu per tu con il vuoto cosmico), dimostrano fin dalla loro tenerissima età un’attitudine malvestita niente affatto comune, esemplare anzi, direi. Guardateli là cosa si son fatti comprare al toys center: potevano forse scegliere di meglio? Accidenti no! Davvero non è possibile immaginare un costume carnevalizio per bburinetti in erba che sia più appropriato di questi due qua, il manesco pompato alla gommapiuma col tatuaggione gotico sull’addome (6) e lo scemino supercampione analfabeta col cervello di un coetaneo e il tutone sponsorizzato più casco integrale per ciechi (7 - il papi gli ha già promesso la minimoto per il natale prossimo) - un unico rammarico: se le veniva una femmina (mai dire mai, chissà, sovrappopolescion rulez) da toys c’era un costumino così bello, ah, che meraviglia, speriamo.


Winx il film

Mi sono dimenticata di segnalare questo video qui, apparso su repubblica una decina di giorni fa durante la festa der cinema, che forse non lo sapete ma c’hanno presentato il film delle Winx, una robaccia inguardabile realizzata con quello stile rozzo e sempliciotto da computer grafica della bisnonna (eh, ma va così di moda la cgi! a fare ste schifezze ci vogliono due settimane di lavoro e poi, oh, le bimbette sceme figurati se s’accorgono della differenza coi topi pixar), nell’ormai consolidata tradizione del filmetto lowcost ispirato alle bamboline graziose coi vestitini da supermercato, Barbie e Bratz, tutti uguali.

A parte alcune scene dal film che non dovreste perdervi per nulla al mondo (memorabile la battuta, sagacissima, “yu-uh, c’è nessuno? niente, peggio di un centro commerciale il lunedì”); a parte gli sgambettii delle Winx personificate, che sarebbero praticamente le Pussycat Dolls fatte e finite, ma appena un tantino più orientate sul kidult, sorrisini e smancerie infantili, più asilo nido e meno bordello sin city, zero riferimenti a pompini e sexy sculacciate (per questo c’è tempo, intanto che s’imparino da subito i fondamenti del malvestitismo zoccola-oriented); a parte le mamme bburine con gli occhi luccicosi di emozione che rivedono nelle Winx se stesse da piccine e quel loro sogno infranto di tanto tanto tempo fa, eeeeh (sospirone), diventare un giorno ammiratissime fatine bòne scosciate e canterine (adesso invece fanno le banchiste alla Pam, c’hanno un culo basso così e il massimo che possono permettersi è il pellicciotto di plastica sul collo della giacchina di finta pelle); a parte tutte queste cose, però, se c’è una cosa interessante nel video a me sembra l’intervista a Iginio Straffi, il tipo che se l’è inventate, le Winx.

Dopo una veloce tiratina iniziale con le solite menate sul bene e sul male, l’amicizia l’amore e bla bla, Iginio Straffi molto onestamente si rivela per quello che è: niente più che un buon ragioniere che s’è imparato alla perfezione i classici modi della retorica piccolo-confindustriale da studio televisivo. Giustifica l’esistenza delle scimmie in gonnella raccontandoci del suo probo responsabile e quasi solidaristico reinvestimento dei guadagni, della grande occasione commerciale per il nostro paese, del filmaccio anzitutto come possibilità di far rientrare in italia tanti cervelli che sono scappati all’estero (eh, ma ci pensate? la fuga dei cervelli, risolta! ci pensate? grazie al film più stupido di tutti i tempi! chissà quanto son contenti i cervelli!), e alla giornalista che gli chiede com’è che si concilia la tiratina moralisto-banal-fantasy-cristiana col fatto che le Winx poi in realtà sono delle consumiste shopaholic isteriche mezze pazze e sommergono le bimbette con inarrestabili tsunami di merchandise sfrenato, lui da vero ragioniere non fa una piega, forse neanche capisce la domanda, e impassibile risponde che le Winx non ci pesano mica sulle tasche delle famiglie italiane, accidenti no, basta guardare le statistiche, nessuno compra più barbie e bratz, perché le Winx, molto semplicemente, si sono mangiate tutto il mercato.


Malvestita #292 - Bimbominkia

malvestita bimbominkiaDi solito preferisco snobbarli i malvestitismi adolescenziali: tutti ci cascano e non c’è modo di tirarsene fuori, sono come l’acne giovanile o le dita nel naso, non c’è niente di male. Poi crescendo capisci che Bill Kaulitz non è precisamente quel che si dice un modello da imitare, trovi qualche intelligente strategia per metterti le dita nel naso di nascosto (io lo faccio mentre mi chino ad allacciarmi le scarpe) e le cose cominciano a cambiare. Di solito malvestite così le ignoro e basta, a meno che non mi capitino esemplari davvero eccezionali, cose tipo lei, ve la ricordate? Oppure lei.

Ma dal giorno che c’è stata la guerra dei mondi, tra le macerie di quello che era rimasto del blog, semidistrutto dal bombardamento di testate X e testate K, è da quel giorno che mi frulla di dedicare un piccolo spazietto anche a loro, le malvestite adolescenti che si possono genericamente raggruppare nell’insieme cosiddetto delle “bimbominkia”, quel genere là (all’anagrafe - secondo gli esperti zoologi – tra i 9 e i 16 anni).

Prendiamo ad esempio il caso di questa malvestita numero 292. Come si può riconoscere una malva bimbominkia? Facile: le malve bimbominkia non sono capaci di comprendere e interpretare appieno un ruolo ben definito, ancora è lontano il momento in cui finalmente decideranno se buttarsi da questa o quell’altra parte, il loro è un malvestitismo confuso, acerbo e un po’ sconclusionato: toh, la 292 presenta un incoerente minestrone random di ingredienti pseudo-gotico timburtoniani emo gelatinosi e kidult in abbondanza (i primi rigurgiti di quella spinta all’esibizione di straziante solitudine e incomprensione romantica “cioè io sono diverso”, da una parte, gli urletti entusiasticamente infantili e le emoticon ghignanti con i martelletti dall’altra - tendenza quest’ultima ancora decisamente prevalente nella 292). Il tutto sopportato con una sghemba goffaggine, con imbarazzo quasi, anni luce indietro quell’aria di naturalezza posticcia con la quale poi, pian pianino, impareranno a darsi un certo qual contegno di maturo e consapevole malvestitismo (sia esso fricchetton indie boho intelletual coatton chic quel che vi pare).

Cavalcando l’onda delle attuali tendenze malva-giornalettistiche, la bimbominkia 292 si porta appresso mezzo metro di converse all star a stivaletto (1 - Andrea me n’ha segnalate un paio bellissime, in tema), simbolo di punk ribellione ultima maniera (“no! no e no! stasera gli spinaci non me li mangio!”) e delle cattivissime calze nere coi teschietti pirateschi ricamati (2), perfetta sintesi tra l’orrorifica provocazione e il reparto 012 della Benetton (ah, e c’è pure il ciondolo plasticoso a forma di lametta - 3 - suicide bimbominkia!). Passando per l’acconciatura sleccazzata con frangettina minuscola e stallattiti di capello distribuite (artisticamente) a casaccio, troviamo poi la salopette a pantaloncini corti (5) molto mainstream, che abbiamo già visto qui quo e qua, e che però la si tiene con mezza pettorina slacciata, così, giusto per darle un tocco di stravagante originalità (dov’è finita la bretella mancante? mistero). La deriva kidult raggiunge i suoi picchi più alti nell’assortimento cromatico d’insieme, con la felpina lilla (4), la maglietta con paillettes e la pashmina, rosa tutte e due, gli occhialoni fucsia e il fermacapelli a forma di farfalla (6), tipicissimo, un punto fermo della biblica predicazione kidult (e Noè disse: “salgano una coppia di fermacapelli per ogni specie animale”).

Be’, riuscite ad immaginarvele voi centiaia di malve bimbominkia così, che per due giorni interi sono state a refresciare continuamente il blog, tutte con i loro tre o quattro alias diversi, strepitando e dandosi manforte l’un l’altra – non fanno paura?


Malvageddon #17 - W.I.T.C.H.

hay lin malvestitaSe duemila anni fa le bimbette preistoriche venivano a conoscenza e apprendevano i fondamenti del malvestitismo attraverso le pagine del mitologico Cioè, oggi come oggi il più popolare sussidiario malvestito per bimbette dell’era atomica è un giornalino di nome W.i.t.c.h., che sarebbe l’acronimo di Will, Irma, Taranee, Cornelia e Hay Lin, cinque insipide sgallettate adolescenti (praticamente, delle Bratz bene) dotate di poteri magici e, ovviamente, sempre alla modissima.

W.i.t.c.h. (qui il sito) è una geniale fusione tra Cioè - vale a dire lo stereotipo della rivista con la foto del cantante pop belloccio in copertina e gli orecchini coi finti smeraldi di plastica in allegato - e Topolino (non a caso, per l’appunto, la matrice è quella, la Disney). Un paio di piccole storie a fumetti (niente di che, una specie di plagio disneianizzato di Sailor Moon) inframmezzate dalle tipiche malvarubriche da giornale per ragazzine: c’è quindi il servizio sul divo fighetto del momento (nel numero di maggio: Johnny Depp e Orlando Bloom), servizi sui vari programmi alla saranno famosi (High school musical, Amici di maria), l’angolo della posta (”mi ha lasciato, come faccio?”) e quello della esperta in sentimologia (”trovatene un altro”), l’immancabile oroscopo (ma qui, con uno sforzo davvero meritorio di creatività, lo chiamano Stellario) e la parte che più ci interessa: i consigli di stile delle care streghette.

hay lin malvestitaNel numero di maggio, per dire, siccome va lanciato il nuovo film di casa Disney, ci si concentra nell’insegnare alle malvestitine come ottenere un perfetto look piratesco-caraibico. Elementi chiave di una vera piratessa in erba sono, secondo le redattrici di Witch: ballerine (ma guarda!), leggings a tre quarti (ma pensa!), braccialoni sui toni del rosa e del bianco e un’enorme spilla a forma di fiore ricoperta di strass. A voi risulta? A me, boh, non tanto. I consigli per il giovin Long John Silver sono già più convincenti, anche se un po’ banalmente puntano tutto su accessori come teschi e tibie in ogni salsa su bracciali e ciondoli, persino stampati su di un paio di Converse All Star (è tutto un fiorir di Converse, comunque, piratesche e non).

Ma le dritte modiaiole non sono mica sufficienti. Il malvestitismo è ancor più abilmente insegnato tramite le vignette delle storie a fumetti, dove le cinque sgallettate protagoniste si presentano agghindate in modo a dir poco iper-malvestito, sempre scimmiottando qualche attuale stilosità (qui e qui due esempi), e sempre avversate dalle due studentesse stronzette ed altezzose (come manco nel più usurato teen movie) tutte e due coi capelli neri (neri?!? bleah! cattive! buuuu!). L’ultima storia del numero di maggio racconta di una sfilata organizzata dalle quattro sgallettate (sfilata il cui ricavato va in beneficenza, ottima lezione di umanitarismo wannabe): la “io sono originale” del gruppo, quella che risponde allo stereotipo “artista eccentrica un po’ new age”, dà sfogo ai suoi impulsi creativi disegnando gli abiti (osceni!), mentre la sgallettata “alta moda”, quella che risponde allo stereotipo “trend setter stilossima figa alta bionda” può finalmente realizzare il suo sogno di diventare top model.

Del resto, altri due malvastereotipi che vanno per la maggiore sono il “saranno famosi”, la malvestita che crede in sé, scaltra aggressiva e sportiva (indossa pantaloni di tuta Dimensione Danza), e la “kidult”, bambinona vivacissima un po’ scema e goffa che dice un sacco di cretinate ma che tutti in fondo trovano simpatica e divertente (indossa tenere magliettine Fiorucci). C’è anche spazio per i maschietti, che sono quasi esclusivamente dei figaccioni palestrati che fungono da oggetti sessuali delle cinque sgallettate (tutte fidanzate tranne la sfigata kidult, ovviamente, che non si depila le sopracciglia ed è pure paffutella - le altre sono magrissime e con delle sopracciglia filiformi quasi invisibili), maschietti che esprimono il loro altissimo potenziale intellettivo salutandosi tra loro con degli inequivocabili “bella zì” (vedere per credere).

In allegato una strana fascetta per capelli, tripartita, che sembra fatta con i lacci da scarpe. Sono due giorni che la porto, mi si è annodata ai capelli e non ho il coraggio di tagliarla via.


Notre malvestitina de Lourdes

Sto seguendo molto attentamente il viaggio in Malawi di sua altezza reale del malva-trasformismo Madonna, come del resto mi attengo da sempre al principio che è cosa buona e giusta seguire attentamente tutto ciò che Madonna fa e non fa, nella speranza di ottenere qualche preziosa briciolina di preveggenza sulle future malva-tendenze trashamente rivisitate (secondo l’ineluttabile equazione labranchiana: intenzione - risultato ottenuto = trash) da noi altri comuni mortali. Eppure mi accorgo che, tra i poco interessanti spettegolii sull’assenza di quell’inutile bambolo gonfiabile che è il marito, i continui cambi di opinione per cui oggi sembra pronta ad acquistare un nuovo tenero accessorio umano (leggi: negretto da mettersi in borsa - ricordarsi di cambiargli il nome) e il giorno dopo invece no (è là soltanto per finanziare un orfanotrofio: santa subito), tra queste cose qui e il più interessante, turbolento tentativo di linciaggio dei giornalisti ad opera degli stessi alunni dell’orfanotrofio (educati dunque, come Madonna desidera, ad un perfetto e aristocratico bonton inglese), ebbene, io sono decisamente più attratta dai primi incerti malva-passettini della figlia di Madonna, Maria Lourdes Ciccone, che questa volta ha voluto accompagnare la mamma (qui, qui e qui, alcune delle foto).

maria lourdes ciccone e uno maria lourdes ciccone e due maria lourdes ciccone e tre maria lourdes ciccone e quattro maria lourdes ciccone e cinque

Peccato che Madonna voglia mantener così noiosamente segretissima la sua vita privata. Non ci bastano mica le storielle sulla cabala e le domestiche intimorite che quando lei dorme (ché ha il sonno difficile) non possono aprire i rubinetti. Che barba. Ed è pure ora che passi il testimone. Voglio dire, quanto ancora può divertirci assistere ai contorsionismi discodance di una vecchia rugosa iper palestrata? La bambina è perfetta, col suo codice genetico ibridato Madonna-Carlos Leon (un baffuto istruttore latino americano di fitness, dio mio, c’è niente di più intimamente malvestito?), rappresenta una incarnazione sopraffina in chiave mini del malvestitismo materno. Guardatela nelle foto sopra (clic), come sta diligentemente imparando a scoattarsela davanti ai fotografi, inchinatevi dinnanzi all’abilità di questa poco più che undicenne già capace di scendere dall’auto mulinando i lucenti capelli in aria, col mento superbamente puntato e l’espressione altera ma soddisfatta. Se Madonna volesse davvero fare qualcosa per il bene dell’umanità, dovrebbe aprirci le porte di casa sua: come ha fatto l’ex Signore dei Pipistrelli, un bel reality sulla sua vita familiare, così che si possa seguire scientificamente, passo passo, l’evoluzione malvestita della piccola Lola. Che, c’è da scommetterci, farà mangiar polvere a queste squallide Paris Hilton Linsday Lohan e compagnia (sperando ovviamente, però, che non faccia la fine della figlia di Cher - *sigh*)


Dieci anni di teletubbies

(Oggi è il compleanno) E ancora ci sono dei tipi negli USA che si arrabbiano e fanno causa allo show perché secondo loro sarebbe diseducativo, a far pensare ai bambini che gay è bello,tinky winky non è gay a causa del carattere e dei modi di Tinky Winky, quello viola (che è il colore - dicono - del gay pride) con l’antenna fatta a triangolo (che è il simbolo, appunto, del gay pride), quello che ama danzare ballare e fare capriole (be’) e che ha come oggetto preferito (ogni teletubbie ha il suo oggetto preferito) una borsetta da donna. Poi invece ci sono quelli che si arrabbiano perché i bambini a vedere dei pupazzi con uno schermo televisivo sulla pancia gli si ficca in testa una primordiale e inestirpabile teledipendenza, e anche quelli che si scandalizzano perché uno di loro, Dipsy, ha sulla testa un coso che sarebbe un altro palese messaggio subliminale (non a caso Dipsy è anche detto Dildo-head): ancora peggio però, ché Dipsy è scuro di carnagione e doppiato da un attore nero, da cui deriva quindi l’equazione inconscia lunga-antenna-dritta=fallo grosso=uomo-nero.

Uhm. Non lo so. Sta di fatto che io pure, in tempi diversi e ad un età diversa, a venir su coi cartoni giapponesi, più o meno, gli stessi tre ordini mentali di cui sopra li ho assimilati per benino: la soddisfatta ambiguità sessuale di Lady Oscar (per non parlare dei torbidi piaceri delle pratiche incestuose, da Georgie), una totale teledipendenza dovuta alla stessa esagerata quantità di cartoni in circolazione, e per quanto riguarda l’equazione dell’antenna dritta, uhm, quella non so dove l’ho presa, ma ho preso pure quella.

dipsy in realtà non è poi così dotatoDel resto, be’, non so come dirlo, ma a me i Teletubbies mi piacciono un sacco. E non perché a guardarne una puntata dall’inizio alla fine si sprofonda in una tenebra di dolce assopimento ipnotico (e si finisce per ridacchiare insieme al sole con il visetto di un bambino e a fare ciao ciao con la manina), non solo. Mi piacciono un sacco perché tanto precocemente (il target dello show è dai tre anni in giù - ai tempi miei non c’era niente in tv che tentasse di subliminarci tanto precocemente) insegnano ai bimbi alcuni semplici ma basilari fondamenti di malvestitismo. Nella qual cosa consiste, per l’appunto, il loro più infernale obiettivo. Sono proprio i due Teletubbies più grandi e autorevoli, Tinky Winky e Dipsy, i principali veicoli del messaggio malvestito: Tinky Winky che sfoggia fanatico la sua borsetta da shopaholic, e Dipsy che si mette in testa (intorno all’antenna missile) una gigantesca tuba di pelle muccata che manco un raver strafatto. E se da sempre la maculatura è un segno distintivo del malvestitismo più estremo, figuratevi tra dieci quindici anni gli ex piccoli fan di Dipsy (ok ok, pure noi abbiamo subito la nostra buona dose di maculato - non certo a tre anni però - e del resto, appunto, c’è maculato ad ogni angolo). E poi, insomma, ma quale cavolo di invito alla dipendenza da televisione. Questi cosi, se gli levi l’antenna e li guardi capovolti (con la faccia, quindi, che fa da cerchietto dei comandi) sono spiccicati delle rappresentazioni antropomorfe di un Ipod: ché se un giorno in futuro gli Ipod sviluppassero autocoscienza e prendessero ad evolversi autonomamente come razza intelligente, tra un milioncino di anni sarebbero Teletubbies. E quale, dico quale, accessorio tecnologico è più malvestito di un Ipod?


Malvedì grasso - Bratz attacks!

Un post sui vestiti di carnevale non mi andava di scriverlo. In fondo a Carnevale tutto è concesso, no? I travestimenti sono travestimenti, è un gioco. Anche le culone tutte strizzate nella pelle lucida, gli stivali sado maso e i cerchietti con le orecchie da gatto: è un gioco. Un po’ duro da digerire (oh, se siamo riusciti a sopportare il film, e che cavolo), ma pur sempre un gioco.

bratz tokyo go goEcco che però quest’anno, la settimana scorsa per inciso, io me ne stavo in fila all’ipermercato - e là, impilati a un passo da chewingum e preservativi, tra gli enormi scatoloni di costumi per bambini, ho scoperto che il male, ebbene sì, è arrivato a contagiare persino il carnevale. Esistono i vestiti di carnevale delle Bratz. In altre parole: le bambine oggi possono travestirsi da malvestite.

E mettersi addosso le cose che usano per vestire le bamboline. Ma proprio le stesse cose, identiche, degli stessi pessimi materiali (cineserie di carta biodegradabile, roba che se per caso li becca la pioggia durante la sfilata di carnevale, c’è il rischio di un fuggi fuggi di bambine nude), soltanto in scala, molto più grandi. Nella confezione ci sta proprio tutto: persino la pelle ci sta, un tessuto in simil pelle cioè, una specie di imbottitura da professore matto che ti copre le parti scoperte. Ci stanno i nastrini, i calzettini, lo smalto, le extensions, le scarpacce di gomma piuma alla Frankenstein, tutto, non manca niente. Entri al ipermercato che sei una bambina normale, come Clark Kent nella cabina telefonica, ti compri il bratz-costume, e tadàn!, esci che sei una altra, una malvestitina fatta e finita.

Avranno pensato, questi delle Bratz, di intercettare e lucrare così su quella tendenza proto-adolescenziale di noi femminelle, per cui da una certa età ci vien voglia di vestirci da “ragazze”. Io pure con le mie compagnucce, a dieci undici anni, passata la fase della principessa, ci si vestiva tutte “da ragazze” (il che per noi, all’epoca, significava martoriare un paio di jeans con tagli e uniposca, indossare una camicetta della mamma annodata sotto al seno e truccarsi in maniera assurda con stelline, ombretto bicolore, ciglia finte e rossetto fucsia, e colorarsi qualche ciocca di capelli con lo spray).

Non vi basta sognare la discoteca e i trampoli e i capelli phonati in cameretta, facendo dimenare le vostre bamboline? No problem, ci pensiamo noi, offrendovi una volta all’anno la possibilità di trasformarvi voi stesse nell’oggetto dei vostri sogni. E beccatevi quindi la panterona (rispetto a quella qui sotto a destra, la versione castigata), o la figlia psicopatica degli Abba, o ancora la psicopatica medesima in pigiama.

bratz panteronaOppure sopra, a sinistra, ammirate il modello Tokyo Go-Go (è il suo nome, giuro), ispirato alle mise deliranti delle giovani Giapponesine (ma che caso, se ne parlava giusto ieri). Vi faccio notare solo: 1) la posizione della mini-modella, coi piedi rivolti in dentro, e una gambina storta di profilo, ad imitare la tipica sciancaggine delle femmine manga; 2) la strizzatina d’occhio all’occidentale cialtrone che pensa ai popoli orientali come un unico grande marasma indistinto ed indistinguibile: da cui la blusetta Cinese. Ma l’abitino che preferisco, senza alcun dubbio, è questo qui che vedete a destra, la baby panterona conturbante: minigonna nera, calze a rete con calzino sovrapposto e zatteroni, finto corsetto di finta pelle con sotto una camicina trasparente e cravattina rosa. E’ quello che avrebbe scelto tata Francesca, se avesse avuto una figlioletta dal signor Sheffield.


Coppia malvestita #13 - tale malva tale figlia

Esaminiamo oggi un caso mai affrontato prima, quello della trasmissione genetica del malvestitismo. Alla quale difficilmente si può sfuggire. La madre infatti, sprezzante del ridicolo (avete mai visto quelle disgraziate che sembrano donnine in miniatura? sì che l’avete viste), impegnerà tutte le proprie risorse, fin dai primi anni di vita, nel trasformare la figlioletta in una copia malvestita di se stessa. E che ci frega, a noi, che a scuola la sfottono che va in giro che sembra uscita da un’ostrica? Sei bella così, cara: anzi, tiè, qui manca un fiocchetto. E nel caso la piccola opponga una qualche debole forma resistenza, ovviamente, nessuna paura: basta riempirle gli armadi con ogni sorta di micro-malvestitismo, e niente altro. Così, nella stragrande maggioranza dei casi, va che ci sono due possibilità: o la figlia finisce per incarnare un modello malvestito diametralmente opposto a quello della madre (che ne so, fricchettona, io sono originale, darkettona, emo, indie, punkabbestia, quello che vi pare), oppure finisce che comincia ad imitarla, ricalcandone le orme, passo dopo passo - verso il baratro.

mamma e figlia malvestiteLa figlia è quella di sinistra, sui trenta. La madre a destra, età indefinibile tra i cinquanta e i cento. Entrambe con queste gonfie pelliccione, orrende, sinteticissime, una scura con i risvolti lucidi (1 - questa, almeno, di un colore plausibile), l’altra col pelo più lunghetto e un colore che, sul serio, non ha eguali quantomeno nella nostra galassia (2). Ce la vedo io, la figlioletta, già da piccina costretta a sfilare per casa con il tappeto di orso polare sulle spalle, perché si abitui all’idea. Poveretta, e adesso va in giro come una donna cieca in menopausa. Accidenti. E’ vero che la sua, di pelliccia, aveva degli inutili laccetti con fibbie dorate, ma insomma, se c’era una minuscola possibilità di attenuare l’effetto vecchiume, e che cavolo, è annichilita da quel vestitino lungo con fantasia giraffata (3), che le arriva fin sulle cosce, e che in alcun caso è ammissibile sotto i cinquanta (dopo, lo diventa in virtù di quella strana malattia che - non ancora identificata - rende le femmine, in una percentuale largamente maggioritaria, sfegatate ammiratrici del maculato).

D’altronde, il livello di devastazione genetica della sensibilità vestiaria della figlia è dimostrato da numerosi elementi: primo, dall’alto, il giallo paglierino con ricrescita scura (4) sui toni del verde ruggine che le divide in due la testa lungo la riga (nella madre, il verde ricrescita è più sul verde pisello - 5 - mescolandosi il giallo con un grigietto chiaro); due, in basso, i jeans a zompafosso (6) aka “mi si è allagata casa”, scampanati, con simpatici laccetti penzoloni e zip, evidentemente fondi di magazzino del reparto “fuori moda” di qualche oviesse di una qualche galassia vicina alla nostra; tre, gli stivali (7) in pelle nera moscia col risvolto in alto asimmetrico, un po’ alla D’Artagnan (appunto, D’Artagnan, dico, D’Artagnan, milleseicento) - la mamma invece gli stivali ce li ha di quelli tipici (8 - ecco, in questo lei sì, un tantinello più alla moda), quelle oscenità con la bandina sopra marrone e il resto nero (se li è infilati sui pantaloni, la vecchia illusa, perché vede tutte le giovinette coi pantaloni negli stivali, e pensa che si possa fare con qualsiasi pantalone, pure queste ciofeche eleganti in acrilico - 9 - ah!, vecchia pazza).

Per quanto riguarda le borse, sono andate sul sicuro. Una Gucci terrificante per la figlia (10), taroccata che si vedeva ad un miglio di distanza (ma per piacere, sembrava una eastpack passata sotto un camion), e una Prada (Cervo Antic? - 11) da gran signora per la madre. Gli occhiali da sole (12 e 13) erano i medesimi (che bello, sembravano i gemelli Schwarzenegger e DeVito), della Vogue: usati come cerchietto con la frangia a ciuffo che vien fuori sotto per la figlia, e invece sempre addosso sul faccione della mamma, in attesa dell’operazione per toglier di mezzo quelle insopportabili occhiaie. Di gioellume non c’era granché: un paio di orecchini grossetti, a cerchio, per entrambe, e un girocollo per la madre (14), di pietruzze azzurre che sembrano sassetti di quelli che si trovano sulla spiaggia. Non voglio parlare, e quasi non volevo disegnarlo, l’ombretto verde passato con pennello cinghiale sulle palpebre della figlia (15), a tergicristallo. Urgh!