Lolita Bimbominkia: il diabete, il ritalin, le bamboline De Agostini, le scarpe ortopediche, i peti in cgi e il Neo Pessimismo

20 aprile 2009 / , ,

Scusate per la settimana d’assenza, proprio ora che abbiamo inaugurato la nuova grafica [1], ma sono stata annichilita da una botta improvvisa di sconforto. Oggi, che mi sento meglio, direi di riprendere con un argomento facilissimo, piccolino, allegro, che è sempre fonte di grande spasso: i bimbominkia. Direi che potremmo avventurarci lontano lontano fin sulla soglia di quell’oscuro anfratto della galassia bimbominkia che si chiama “Moda Lolita”, cioè a dire “io mi vesto Lolita”, cioè a dire “voglio essere come quelle graziosissime bamboline di porcellana coi vestitini cuciti a mano della collana De Agostini Le fantasie pedofile del cardinale Richelieu che fanno l’altalena sulle mensole del salotto pelle bianca / ottoni dorati di mia zia Mauscrozia, però in versione un pelino più moderna, bambolina pedo-richeliana sì ma crossoverizzata coll’armamentario del troione da discoteca“, cioè sarebbe a dire che oggi parliamo delle bimbominkia che, se glielo chiedi (mai! pazzi! mai interpellare un bimbominkia! [2]), ti dicono che loro si ispirano allo “stile di vita rococò”,

noi Lolite come le dame del rococò amiamo andare in giro con il nostro ombrellino di pizzo, il nostro vestitino a balze e le nostre scarpe alte e il nostro headdress di pizzo. proprio perché ci piace quello stile di vita

alan moore cuore bimbominkiala qual cosa, gli ombrellini e i pizzi e le balze eccetera, è sempre contaminata da una generica svalangata di degenerazione bburinona (le scarpe ortopediche rialzate con la zeppolona Frankenstein, le gonnelline inguinali, le calze a rete, gli artigliazzi lucidi frenchmanicurizzati) e dal ricorso a più specifici tradizionali malvestitismi bimbominkia, a seconda dei casi: per cui ad esempio ci sono le Punk Lolita (quelle aggressive che c’hanno la parrucca nera con la frangetta tagliata a mezza fronte, il trucco verdino, le calze sdrumate, le catene e le toppe e il bustino coi teschietti e così via), oppure le Gothic Lolita, cioè in pratica il groupie-kindergarten di Marilyn Manson (in bianco e nero, croci, bare, cimiterialità assortita, anellazzi in armatura d’acciaio eccetera); e ci sono pure le Lolita lisce, quelle a zero optional (le Classic Lolita), e le Sweet Lolita, che sono le Lolita superinfantili, le Baby Mia strafatte di Ritalin coi reggicalze e gli zatteroni che

io vado in giro tutta vestita di rosa, baldanzosa, saltellando qua e là

ed è vero che nel Settecento i lecca lecca tridimensionali a forma di Hello Kitty non esistevano (forse), ma insomma, mica è una roba filologica, il cosplay pseudo-rococò delle lolita-bimbominkia è riveduto e corretto secondo le fantasie esageratamente esagerate del tipico mangaka pervertito fuori di testa: dietro quel suo travestimemento da Richelieu, sorpresa!, ci trovate il faccione gonzo di Marrabbio di Kiss Me Licia, ed è per questo che le lolita-bimbominkia, a qualsiasi sotto-categoria appartengano, amano così tanto lasciarsi dietro una scia di assurdità demenziali da anime giapponese (se potessero, sono sicura: suderebbero a goccioloni, riderebbero cogli occhi a melanzana, si farebbero scomparire il naso ogni volta che s’imbarazzano e farebbero canestro nel cassonetto della spazzatura col colpo Annina) – e direi che, sfortunatamente, le lolita-bimbominkia italiane (che tentano un’imitazione delle prime lolita-bimbominkia, quelle giapponesi) finiscono per aggiungere ai cliché manghizzati della fiction in costume d’epoca quelli tristemente wannabe della cartolina turistica made in Giappone: prendete il cibo, ché siccome sono damine del rococò, allora

ci piace chiuderci dentro una sala da tè oppure dentro una cioccolateria

e siccome sono damine, sono conoscitrici della materia

il cioccolato che piace a noi è esclusivamente quello artigianale francese, fatto a mano e con dei lipidi particolari quali caramello, fiori, tutti esclusivamente dolci e zuccherosi

ma siccome però sognano che Via del Babuino sia la Main Street di Harajuku,

il nostro pranzo preferito è un bel piatto di sushi. cose da mangiare esclusivamente giapponesi come il sushi, dei dolci francesi, e anche degli snack giapponesi quali stick di cioccolato alla fragola, dolci, marscmello

Poveri ingenui bimbominkia [3], loro ci si sentono davvero originali e fuori dagli schemi, speciali,

non mi trovo bene con gli altri in quanto io persona con interessi diversi rispetto alla massa, con gusti differenti

e come al solito ci sta qualche minchione musicista – ribelle! ribellissimo! [4] – che fa da modello ispiratore a miliardi e miliardi di bimbominkia come loro, tutti uguali,

ho scoperto la musica di Mana-sama e dei Moi dix Mois. ho visto che Mana-sama indossava dei vestiti meravigliosi e ho deciso anche io di iniziare a vestire come lui, ovvero comprando proprio dalla sua brand giapponese

e per l’appunto, il minchione musicista più famoso di tutti (che sarebbe il fulminato riciclatore di ovvietà pop-musicali da spot televisivo che vedete là più sopra mentre urla una cosa chiamata Neo Pessimista) è anche il furbone che ci guadagna a pacchi sull’equipaggiamento instantmade Lolita Bimbominkia – ha creato un marchio apposta Tutti-Quanti-Originali-Come-Me! che si chiama Moi-même-Moitié (sottotitolo: Elegant Gothic Aristocrat),

non che per le bimbominkia l’evidente preconfezionamento globale della “moda Lolita” significhi qualcosa, anzi: considerate il film che fa loro da manifesto, Kamikaze Girls (una insopportabile palla shojo – pregevole soltanto nelle scene con il bulletto dai capelli priapeschi e in quelle con le puzze a nuvoletta in cgi), è un mega-spottone senza ritegno di un’altra marca equivalente per molti versi a quella del fulminato (ma più sul versante Classic-Ritalin-Lolita) che si chiama Baby, The Stars Shine Bright (c’è la protagonista che darebbe la vita per comprarcisi i vestiti): le bimbominkia lo citano come fosse la Bibbia, se lo sono imparate a memoria,

Lolita è uno stile rigorosamente dolce, uno stile che viene dal rococò, dove era un periodo fantastico in cui si navigava nella dolcezza

e nell’incipit del film, toh,

mi sarebbe piaciuto tanto nascere nell’epoca del rococò. è venuto dopo il barocco, ed era più sobrio e delicato [5]. in quel mondo fantastico si affogava nella dolcezza

il film ce la spiega così la vita delle damine rococò

facevano l’amore dal mattino alla sera. quando erano fuori dal letto ricamavano, e quando si annoiavano si rinfilavano nel letto. dopodiché, lunghe passeggiate nel parco

che cioè, tradotto nel rococò bimbominkia delle Lolita-damine di oggi, sarebbe: si chatta in rete cogli amici bimbominkia dalla mattina alla sera “hai visto che splendido completo che portava Mana-sama nel suo ultimo concerto Soffro-Soffro-SimboloSatanico-Soffro DarkDarkDark-Soffro-Questi-Calzini-Con-Le-Croci-Rovesciate DarkDarkDark-Duemila-Yen-Online-Free-Shipping“; poi si esce a comprare qualche caghetta nei negozi specializzati bimbominkia (“ce l’ha i calzini con le croci rovesciate di Mana-sama?”), poi ci si ributta in internet per prendere appuntamento in piazza cogli altri bimbominkia, e poi, verso le quattro, ci si ritrova in piazza per la merenda, “ehi! c’è anche quel centenario del Lestat! ehi! ciappa qua i miei calzetti nuovi di Mana-sama!”

[1] a proposito: ho aggiornato l’indice delle malve, finalmente, e stamattina inserisco una dozzina di nuove citazioni nel coso rosa su in alto, e metto in moto il JavaScript rotante sui post mejo der mejo nella barra laterale
[2] il video che c’è là sopra, che non ho capito bene da dove viene, me l’ha segnalato Valentina (grazie Valentina!)
[3] e comunque, be’, meglio a quattordici che a trenta anni, credersi raffinate trendissime sciccose, inconsapevoli cosplayare a buon mercato in salsa squallor H&M
[4] non esiste malvestitismo bimbominkia senza un corrispettivo minchione musicista che ne sia idiolo e bandiera
[5] eh?!?

Malvestita #341 – aeroplanini natalizi

5 gennaio 2009 /

mamma e figlia alla messa di NataleIn periodi come questo, col tenero frugoletto appena nato che sgambetta tra il bue e l’asinello e la cometa che punta dritta sulla stalla (cioè Senti chi parla che incontra Mucche alla riscossa che incontra Deep Impact), la caccia grossa vado a farla nelle affollatissime chiese cristiane, che straripano di tante belle famigliole di bburinoni malvestiti in stato semi-incosciente da pennichella digestiva, coi poveri figlioletti al rimorchio che s’adoperano in qualche modo per rendere un po’ meno micidiale quell’infinito stillicidio di noia micidiale:

la bimbetta qui a sinistra, per esempio, ha costruito un aeroplanino (1 – in rampa di lancio, stava mirando l’alopecia della vecchia zoppa col cestone della questua) usando le fotocopie spillate che c’erano esposte all’ingresso, quelle col titolo Frammenti di verità cattolica – bignamini in forma domanda/risposta che spiegano all’ignorantone bifolco come vincere il Diavolo (“che inganna gli uomini diminuendo, anzi facendo scomparire il senso del peccato”), come imparare a non preoccuparsi della scienza e amare l’embrione (“è il più debole di tutte le creature umane, ha un rapporto speciale con Dio”), come votare (“non aderire né appoggiare forze politiche e sociali che si oppongano o non prestino attenzione ai principi e ai contenuti della dottrina sociale della Chiesa”) e come essere omosessuale ma senza dirlo a nessuno (“l’orientamento omosessuale, pur essendo oggettivamente un disordine morale, non va considerato peccaminoso in se stesso: lo è nel senso che può condurre a un atto sessuale” [*]);

e però la mammona malvestita bburinissima – col pitone pellicciato (2) sul giubbotto enorme di pellazza trapuntata (3) taschinato con le zip dorate (4), la micro-borsetta con le nappine (5), la gonnella floscia (6) e gli stivalazzi cowgirl fuori tempo massimo (7) – lei non l’ha gradito per niente lo sforzo ingegneristico della figliola e s’è irritata mica poco (si capisce: la dormitina scomoda a occhi aperti, l’eccesso di zuccheri, la figlia della vicina di casa che se ne sta buona immobile e dritta come un fuso – in realtà è stata sedata – il pensiero vergognoso un po’ blasfemo che se non ci fosse Dio quella panca là sarebbe il divano del salotto – sfido io, a non diventare facilmente irritabili), per fortuna ha subito agito nel bene – appena in tempo! – e ha riportato la giovane peccatrice sulla retta via.

[*] la mia preferita in assoluto è: “non possono essere ammessi agli Ordini Sacri quanti compiono atti omosessuali (negli ultimi tre anni prima dell’Ordinazione sacerdotale)” – questa ultima parte tra parentesi, che suona come le specifiche che si leggono velocissime nelle pubblicità dei medicinali, mi fa schiantare

Trittico malvestito dell’Immacolata

8 dicembre 2008

Per godersi una salubre passeggiata in centro non c’è niente di meglio che una bella mattinata di festa coi negozi aperti addobbati di lucette natalizie e con milioni di altre persone che hanno avuto la stessa idea della salubre passeggiata in centro e vagano senza meta una sopra all’altra semi-accecate dalla nebbiolina marroncina puzzolente di altrettanti milioni di automobili che strombazzano dappertutto alla ricerca di un buchetto in divieto di sosta dove parcheggiare – certo c’è la rogna che bisogna trascinarsi dietro i marmocchietti parassiti, ché la colf rumena stra-credente devotissima della Madonna passa tutto il giorno dell’Immacolata a espiare (il fatto che lei, invece, i figlioli li ha generati con l’aiuto dello sperma) spazzando e lucidando gratis la chiesetta parrocchiale da cima a fondo, pure i cessi nell’appartamento del parroco (che ci lascia là di quelle sgommate, urca! e però son Sante: alle volte ci si scorge chiaramente il profilo benedicente di Padre Pio),

Trittico malvestito della Immacolata: Smog

le nostre tre malva-mammine (ce n’è una fortunella – quella a sinistra col cinturone ad anelli, 1 – che s’è liberata del marmocchio per via di un raffreddorino – evviva! – l’ha buttato a letto farcito di antibiotici e via) si sono date appuntamento nella piazza più ingorgata e puzzolente di tutte: prima vanno a prendersi il cappuccino al bar (i carrozzini dei marmocchi nel frattempo, accanto alla spazzatura in basso ai piedi del bancone, si riempiono di calcioni “ops mi scusi” e bustine di zucchero strappate), poi fuori, al freddo, per una sigaretta ristoratrice in compagnia (e i marmocchi in questo caso ne tengono uno su, in alto – quello più scafato cogli occhialetti bburini e il cappelletto da esploratore artico, 2, che per quanto lo riguarda, francamente, preferisce i toscanelli – e l’altro invece che è alle prime armi – guardate che pippa come soffre la nebbiolina puzzolente, 3, bah – in basso tra le nuvolette marroncine a farsi le ossa); delle nostre malva-mammine, se v’interessa, segnalerei il borsone di pelle coi disegni primitivi di sassetti colorati – 4 – gli stivalazzi mosci che imperano (con le borchie – 5 – cavallerizzi sciolti nell’acido – 6 – e fiocchettati – 7), e poi che altro, la blusa con diecimila bottoncini inutili – 8 – e boh, il solito.

ah Morgan contro Giovanni Allevi, com’è finita? è finita che vince Virginia, che l’ha indovinata al primo colpo (che brava): la soluzione è che sono tutte di Morgan, tranne la quinta (quella del gatto di Schrödinger) – grazie a tutti d’aver partecipato, è stato divertente! – scrivimi in mail un indirizzo a cui spedire, Virginia, e riceverai in men che non si dica i cereali carfagnizzati!

Apocosplay now! (1 di 2)

5 novembre 2008 / , , ,

Ah, l’autunno, tempo di megafiere del fumetto, di sfilatone e competizioni cosplayare! Frotte di omini e donnine pseudo-manghizzati che se la ciabattano dappertutto con le infradito di gomma e i calzini bidattili, wow, sembra un incubo allucinante su una festa di carnevale in piscina – c’è un tizio nano pelato tutto raggrinzito in un angolo per strada e ti viene da salutarlo “ehilà, Sakurambo!” e quello salta su tutto spaventato “che nun se pò raccoje la cicoria qua?” – così su due piedi potrebbe magari non sembrarvi plausibile, che il cosplayume mangofilo c’abbia qualcosa a che fare con le sorti delle comuni malva-degenerazioni di tutti i giorni, e invece sì, eccome se ce l’ha: pensate all’intimo rapporto che c’è tra i più recenti sviluppi delle boiatone malvestite bimbominkia e certi entusiasti ed esagerati malinconismi masochistico-superenfatico-romanticosi che vanno per la maggiore tra i mangacci adolescenziali più popolari,

malvestiti cosplayari manga

la verità è che a indagare un pochetto sui manga-cosplayari di oggi se ne può ricavare una previsione decentemente approssimata di quello che c’aspetta, chissà, appena nel giro di qualche anno (anno? che dico, mesi, settimane, ore!). E allora diamoci un’occhiata, no? Ho selezionato qua sopra i modelli manga-cosplayari più ricorrenti, dai quali possiamo dunque dedurre che, con ogni probabilità, il futuro del bimbominkismo malvestito ci riserva: sul fronte degli accessori, spadoni di cartapesta multi-uncinati (1), retine per farfalle (2), ombrelli giganti da cocktail (3), borsette ortopediche da ginocchio (4), bastoni da passeggio (5) e mutandine bavaglino (6); sul fronte dei copricapi, zazzerone dorato a riccio (7), cappelletti di paglia da minchione (8), fascette con targa della macchina (9); sul fronte delle calzature, le suddette infradito con calzini bidattili (10 – no non è vero, sono i tubolari dell’ambulante tenuti in forma tutta la notte), calzini col davanti spuntato (11 – per chi sa rollarsi le sigarette con le dita dei piedi), ciabattine Bruce Lee da colf karateka (12); sul fronte dell’abitume generico, guantini da maitresse darkettona (13), gilettini attillati a pelle nuda (14), jeans col rimboccone Sala Macchine Del Titanic (15), tutoni da lavoro dell’Anas (16), panciere più camici macellari (17), pantaloni da ricovero geriatrico (18).

“C’è chi è emo mentalmente e chi ha il ciuffo e basta”, dice Kenzo detto Kitty

Charles Xavier ha il potere mutante di farsi l'acconciatura emo col pensieroQuesta settimana su XL (la rivista cioè – ricordiamolo per gli sprovveduti – intesa a solleticare l’ego dell’esaltato pischellino io-sono-originale che vorrebbe vivere scontornato al photoshop dentro una pubblicità di quelle appariscenti ed eccentrichette di Mtv [1]) c’è un grosso spazio riservato alla cosiddetta Vita da emo, un lungo reportage firmato da tale Valeria Rusconi che parla delle greggi emo-bimbominkia che il sabato pomeriggio pascolano in Piazza del Popolo a Roma, corredato da una doppia intervista-colloquio a due mentecatti purissimi che si chiamano Dario (il front-idiot dei dARI, cioè i Tokio Hotel che incontrano i Finley che incontrano una tac al cervello – “ehi! ma c’è un pennarello qua dentro!” – che incontra una band di fuoriusciti da Amici di Maria De Filippi) e Francesco-C (sì sì come la Spice Girl; è uno “ke sognava d fare la SuperStar e ascoltava un sakko d vekki 45 giri kantando e saltando”, parole sue, dalla sua biografia): la cosa degna di interesse – oltre che di biasimo, e di pernacchia – è che tutta la faccenda emo-bimbominkia viene raccontata in modo così ottusamente serioso da attestare, enfatizzare e addirittura tragicizzare l’auto-leggenda (che è parte essenziale del personaggio, lo sapete, sono loro stessi che l’attizzano e la fanno circolare) dell’emo problematico che viene deriso e disprezzato da tutti a causa della sua speciale unicità, così che finisce per venirne fuori un cretinissimo inno mitizzante “poveri emo viva gli emo” che procurerà sicuramente brividi di gioiosa realizzazione ad ogni pubero-frangettato nessuno-mi-capisce perché “voglio essere diverso dalla massa” (cit. Sakon Lightning – eh?! chi?! nota [2]). L’articolo di Valeria Rusconi, vediamo un po’, infila da subito una serie di fattacci terribili che dimostrerebbero quanto i poveri emo-bimbominkia siano ingiustamente perseguitati ovunque nel mondo:

La sera del 21 marzo scorso, a Città del Messico, Nayeli è appena scesa in metropolitana. Ha 15 anni. Sei giovani la buttano per terra e la riempiono di calci. Se non fosse intervenuta una donna di passaggio, probabilmente l’avrebbero uccisa.

Vita da emo su XL de La RepubblicaA parte che di questa Nayeli presa a calci, boh, non c’è traccia da nessuna parte (in questo video della tivvì messicana si parla di generici scontri tra bimbominkia emo vs bimbominkia punkettoni – niente di che – in più, bonus, la buffa apparizione finale degli Hare Krishna coi tamburelli), per non lasciare dubbi sul fatto che l’hanno menata proprio perché emo, sentite qua, Valeria Rusconi riece a farne un discorso generale che riguarda un movimento discriminatorio anti-emo che imperverserebbe nella società messicana (¡Ay, caramba!):

In Messico, gli adolescenti emo sono visti come una minaccia alla virilità del Paese, a causa della loro corporatura esile e del loro look.

Poi ci sono i suicidi, ovviamente (la musica emo! è terribile! è infernale! ci sono i messaggi subliminali cantati alla rovescia che ti fanno venire voglia di cambiare il tuo nome in quello di un personaggio di Naruto!):

Il 12 maggio in un quartiere popolare di Bucarest, in Romania, Andrada Mocanescu viene trovata riversa sul marciapiede. Aveva 12 anni, il suo gruppo preferito erano i Tokio Hotel. I giornali scrivono che si è suicidata a causa di una loro canzone, paradossalmente intitolata Don’t Jump.

(non so di quali giornali rumeni stia parlando – scommetto che ha giusto un tantino manipolato la cosa per renderla più succulenta – l’unico giornale rumeno disponibile online che vi accenna si limita a dire che Don’t Jump era una delle canzoni preferite della defunta e parla molto vagamente della possibilità di una correlazione, tutto qui) e poi ci sono i suicidi che non è solo colpa della musica, pure gli emo-capi d’abbigliamento vanno temuti come possibili strumenti di morte:

Hannah Bond, una ragazzina inglese di 13 anni, viene trovata impiccata dai genitori. Ha usato una cravatta. Il suo gruppo preferito erano i My Chemical Romance.

un gruppone di emo bimbominkia a Piazza del Popolo a Romauna coppietta emo bimbominkia a Piazza del Popolo a Roma

I grandi organi di stampa contribuiscono a perseguitarli:

il Daily Mail aveva definito gli emo come “una setta che pratica l’autolesionismo e ascolta band che predicano il culto del suicidio”

(anche qui, la citazione – se è quella che ho trovato io, “it is a largely teenage trend and is characterised by depression, self-injury and suicide” – sembra volutamente imprecisa, col più enfantico e oscuro “setta” – fighissimo! – sostituito al neutro e più corretto “trend”) Persino le istituzioni si prendono la briga di rompergli le balle:

In luglio, la Duma di stato, la camera bassa del Parlamento russo, annuncia una proposta di legge per contrastare la cultura emo e goth, bandendo la loro presenza dai pubblici uffici.

Eh, bella forza! Ad andare a spulciare l’infinito ammasso di assurdità passatempo che si sparacchiano nei parlamenti di tutto il mondo, lo sapete, ci si imbatte in cose di tutti i generi, ai confini della realtà (dagli UFO alle scie chimiche), ma a Valeria Rusconi le basta questo per sentenziare “in Russia li considerano un pericolo sociale”; e come se non bastasse, toh, spunta pure un deputato italiano anti-emo:

Il 7 maggio scorso, l’onorevole Antonio De Poli dell’UdC presenta un’interrogazione parlamentare per bandire gli emo, in cui si parla di “tribù che online esalta l’autolesionismo”

ma va be’ questa suona così mostruosamente ridicola (qui l’interrogazione tutta intera) che se ne accorge e deve ammetterlo suo malgrado anche lei, perché quella cima del De Poli andava citando come fonte

la poco meno che attendibile Nonciclopedia, parodia grottesca di Wikipedia

caccia all'emo 2008 a cura di Nonciclopedianon che Valeria Rusconi (poveretta, del tutto sprovvista di senso dell’umorismo – secondo me, con un vent’anni in meno, sarebbe stata una perfetta emo bimbominkia) sia capace di comprendere e distinguere il carattere innocuamente demenziale di certe smargiassate concepite così giusto per farsi due risate, per cui

le prime avvisaglie [di "un'ondata di odio di tali dimensioni"] emergono già nell’aprile del 2006: l’Encyclopedia Dramatica, l’enciclopedia statunitense di satira online creata sul modello di Wikipedia, istituisce il “National Emo Kid Beat Down Day”, la Giornata Nazionale di Abbattimento del Ragazzo Emo. La data prescelta è il 6-6-06.

(non vi fa impazzire questa secca frasetta conclusiva che enfatizza tutta seria seria la coincidenza demoniaca? è stupenda!) e l’immagine qua sopra della “caccia all’emo 2008″ tratta da Nonciclopedia, pensate un po’, incredibile ma vero, diventa secondo Valeria Rusconi “un macabro volantino italiano” (oh ma questa c’ha tutte le carte in regola per fare la portaborse di De Poli, no?). Ancora lei:

La depressione. La sofferenza. In pochi sanno spiegare perché si sentono così.

La punteggiatura sincopata, che sentimento!, hai studiato alla scuola Holden o che? Bravissima! Gli emo bimbominkia che ha interpellato le spiegano:

l’emo è più sensibile degli altri, prova le emozioni in modo più amplificato, più profondo e la prende più seriamente. Le canzoni dicono “quella stronza mi ha lasciato” oppure “ti amo, vieni da me”

ma questo è Nino D’Angelo, lo riconosco! (e ora che ci penso, ehi ehi ehi, ferma tutto! anche lui c’aveva il frangettone!)

Io sono stato cacciato dalla comitiva perché mi vestivo da emo e mi facevo gli spike [i capelli a punta, ndXL]

tutto un nauseante pastone di vittimismo stracompiaciuto

ogni volta che torno al sud la gente rimane scioccata. Mi chiede se ho dei problemi. Ma ne ho come tutti. Quando mi deprimo, ascolto musica “screamo”

e ancora, come piccoli impazziti Asii Argentii [3]

mia madre quando vede la tv mi dice “guarda che bella quella, perché non diventi anche tu una velina? Perché non sei come tutte le altre?

Dario dei dARI e Francesco C la spice emogirlE c’è chi sull’emo bimbominkizzazione dell’universo ci campa, come ad esempio i due che vi dicevo sopra, Dario dei dARI e Francesco-C [4], di cui vorrei riportarvi in conclusione questo scambio geniale (considerate che questi tizi già sono belli che maggiorenni, anzi, Francesco-C ha passato i trenta – “ma nn li dimostra un kazzo ed è + inkazzato d prima”):

Mi farebbe piacere che la gente ascoltasse il cd. Sono sicuro che alla fine capirà che nei testi ci sono cose profonde nonostante il linguaggio da sms.

e l’altro

Trovo il vostro linguaggio da sms molto bello perché “pome” per dire pomeriggio non l’ha mai usato nessuno! Io ho usato “non ci sto più dentro” ma è già più che superato. Niente a che vedere con “pome” e “stase”

e la redattrice (qui tale Lorenza Biasi), ben consapevole del quoziente d’intelligenza medio del lettore di XL, ha sentito il dovere d’aggiungere in coda a “stase” la parentesi quadra [stasera, ndr]

[1] posso dire una cosa a mia discolpa? la dico: non sono un habitué di XL, me lo sono preso soltanto per guardarmi l’anteprima del secondo volume di Twisted Toyfare Theatre, da cui è tratta l’immagine lassù in cima, de La Cosa che ribalta la carrozzella (il ciuffo ce l’ho aggiunto io, in realtà era quel pelato di Charles Xavier)
[2] la scimmietta truccata da tokiotellino che si vede in questo video qua (“eccoci”, “dove?”, “in cam” – fantastico!) insieme al suo amichetto brutal-yorkshire (nel senso del cane reso cieco dal suo stesso pelo) sarebbe “uno scene kid, una specie di celebrità all’interno della comunità di emo romani che si ritrova a Piazza del Popolo”
[3] oh a proposito, ho scoperto che esiste un tipo di musica emo che si chiama “effimeral”, di cui sto disperatamente cercando qualche pezzo da mezza giornata ma niente, mi date una mano?
[4] sono molto fieri dei loro nickname, o almeno, c’è Francesco-C che se la sbulleggia “mi piace il nome che hai scelto: Dari, togliendoti una lettera sei riuscito a dare il nome al gruppo, io ho fatto lo stesso aggiungendomene una”, l’altro però deve ammettere che non è farina del suo sacco, “mia mamma mi ha sempre chiamato Dari”

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