Coppia malvestita #39 – il gene egoista e pure bburino

1 settembre 2008

faranno di tutto per convincervi che è giusto dargli da mangiare dopo mezzanotte: non cascateci!E’ come una specie di legge di Murphy sulla fecondazione: se c’è qualcuno che sarebbe meglio non fosse mai nato, ecco, quello si moltiplicherà. Prendete i bburinoni, che stanno al sapiens sapiens come la morbida semplicioneria dell’uva passa sta alla labirintica complessità del cervello umano (e infatti da quella sono evoluti, da un’uvetta: c’ho proprio qui tra le mani uno schemino esemplificativo, ve lo scannerizzo), era inevitabile: qualcuno, migliaia di anni fa, magari uno scienziato pazzo o chissà chi – migliaia di anni fa quando ancora i bburinoni erano un gruppetto minoritario, e li si usava come schiavi e nelle fiere di paese si faceva il gioco del tiro-a-segno col bburinone sospeso sulla piscina piena di piranha – qualcuno dicevo, molto sconsideratamente, deve aver infranto la regola numero uno della prevenzione anti-bburinità, ovvero quella che dice Mai mai mai dare da mangiare ai bburinoni dopo la mezzanotte, e soprattutto Mai mai mai bagnarli nemmeno con una gocciolina d’acqua; tragedia delle tragedie! moltiplicatisi di milioni e milioni d’unità in un battibaleno, i bburinoni hanno costruito un mondo a loro immagine e somiglianza, bburinità e orrore e scemenza ovunque, sono diventati presidenti del consiglio, imprenditori potentissimi, governano nazioni atomiche (dio, che bburinità!) se la scoattano dappertutto e continuano del resto, imperterriti, a riprodursi e ad aumentare di generazione in generazione.

O almeno, sarebbe bello poterci credere, sognare ad occhi aperti un’età dell’oro in cui i bburinoni erano pochi e sottomessi: non è mai esistita! Non illudetevi, sono sempre stati lì a dominare il mondo, fecondandosi freneticamenti come piccioni – e per uno sfigatone sapiens sapiens che inventava la ruota, c’era già tutto intorno un accalcarsi di bburinoni esaltatissimi che facevano il gesto del volante con le mani e mugugnavano “brum brum brum” e “memmm memmm” (e ce n’è ancora oggi).

La malvacoppietta di oggi, per l’appunto. In una ideale listona di cose che dovrebbero squalificarti come potenziale genitore, obbligandoti per legge alla sterilizzazione, sfoggiano orgogliosi: pantalone trasparente gonfietto stile Aladino risucchiato tra le chiappe (1 – il buco nero che effetto volete che abbia, è come un mega aspirapolvere: il tanghino puoi ritrovarlo in un modo soltanto, con una colonscopia), chilata di braccialettini da caviglia (2) che pendantizzano con l’altra chilata al polso (3 – questi qua col loro ipnotico tintinnìo servono a rintontire ulteriormente il baby-bburino), cofana gobbo di Notre Dame (4), borsone della spazzatura con catenone gigantesco da ponte levatoio (5), magliettina glitterata d’oro con sensuali trippetti che spuntano di qua e di là (6), jeansaccio Dolce & Gabbana con strappi artistici (7) e cintura incorporata simil-elastico-mutandaro (8), scarpe anatomiche velcrate dal colore improbabile (9), pacchettino di Marlboro pronto all’uso (10 – che non si sa mai, il bambino potrebbe smettere di tossire da un momento all’altro), basettone quadrato da metalmeccanico (11) e t-shirt Braccio de Fero (12).

Malvestita #332 – Jesus is my superhero

29 agosto 2008 /

malvestita scout made in naplesInsieme ai ratti e ai batteri e agli insetti schifosi, saranno gli scout cattolici a governare il pianeta Terra dell’era postatomica: nelle città ridotte in macerie, sotto il cielo verde fosforescente squassato dai temporaloni radioattivi, gli scout cattolici fischiettando allegri costruiranno canadesi con le ossa dei defunti, casse di risonanza coi crani svuotati e corde con mazzetti di capelli intrecciati, si metteranno in circolo sul cucuzzolo di un mucchio di cadaveri e canteranno lieti tutti in coro, accompagnati dai loro macabri ukulele, qualche canzoncina del repertorio Attualizzando La Parola, di quelle dove si cerca di ficcare un Ebreo fricchettone di duemila anni fa che si faceva massaggiare i piedi con l’olio al prepuzio (il suo, per lo meno) in un contesto moderno e simpatico e giovaniletto, tipo Dio fa goal o Spirito Santo compagno di banco o Maria Maddalena velina mora o Gesù sei il mio supereroe [*].

Gli scout cattolici non solo sono capaci di fare tutte quelle cose utilissime tipiche delle giovani marmotte chierichette, cioè per esempio accendere i fuochi coi legnetti, pescare le goccioline d’acqua dalle buche nel deserto, parlare cogli scoiattoli, riconoscere gli uccellini dal cinguettio e il numero del tram dalle vibrazioni sul marciapiede, orientarsi nelle foreste assaggiando il muschio e farsi sodomizzare selvaggiamente da grupponi di sconosciuti papaboys nelle giornate della gioventù un minuto dopo essersi asciugati l’ultima lacrimuccia provocata dal sentito appello papale al valore della castità; sono anche indifferenti alle avversità materiali, strimpellano insopportabilmente le solite canzoncine in loop mortale nelle ore più assurde (il ringraziamento all’alba, il ringraziamento prima d’andare a dormire, il ringraziamento quando ti svegli nel cuore della notte per fare pipì) e non importa se nevica e fa un freddo cane se ne stanno sempre indifferenti con quegli stupidi pantaloncini giuggioloni e le gambe cianotiche e sempre ostentando allegria e partecipazione, e come se non bastasse sopportano al collo quintalate di pin-trofei dei viaggioni in pullman e degli incontri interscoutistici tipo il Big Ben la Torre Eiffel e i piccioni della pace e il simboletto di Rimini 2007 e il faccione di Wojtyla sorridente (o era Benny Hill?), e poi sì certo dimostrano una incredibile capacità di resistenza psicologica, forgiata da ore e ore e ore tutti assieme entusiasticamente a rimbambirsi inscenando questa loro amichevole vita di gruppo stile Miniclub Valtur fatta di bonari appiccicosissimi riti di socializzazione forzata.

E la malvestita di oggi, che dire, nel marsupio t’aspetteresti il coltellino svizzero e la bussola e una torcia e cose del genere: invece no, si portava appresso una caterva di truccazzi (1) per potersi aggiustare ovunque il faccione stuccato e le unghiette alla francese (2), più naturalmente la boccia di profumone dolciastro olezzantissimo e un pettinino a serramanico se per caso le si scompigliavano i capelli (3 – tiratissimi all’indietro fino su sulla cima del testone); un caso esemplare di esplicita battonizzazione del modello kidult scoutesco: la malva ormai d’una certa età che non può fare a meno di imbburinirsi in qualsiasi circostanza, per cui abbiamo una catervata di bigiotteria sbrilluccicosa (4 – al polso, e – 5 – gli orecchini penduli), la magliettina attillatissima col push up tette-a-missile (6 – con la provenienza orgogliosamente dichiarata, “Made in Naples”) e i pantaloncini balilla sostituiti dai terribili fuseaux attillatissimi (7) che spero ne avesse con sé parecchie paia di ricambio: quando camminava c’aveva dietro una piccola scia di fumo e le scintille che le venivano fuori dall’attrito tra i coscioni (un’altra ingegnosa maniera scout per accendere il fuocherello?).

[*] ah questa, che era quella che mi svegliava ogni mattina alle sei e qualcosa, l’ho ritrovata in Inglese, eccola

Angelina Jolie e Brad Pitt, Putin Junior, un nulla in miniatura e il solito duo di bburinetti in erba

Allora ricominciamo con una cosa forse un po’ datata (va be’, c’ha due settimane) ma chi se ne frega, riguarda le più alte sfere del very important malvestitume e due paroline dobbiamo spendercele per forza: a me m’è capitato di darci un’occhiata in spiaggia tra i palmizi assolati di Porto Marghera e quasi m’andava di traverso la piña colada, ne sono rimasta subito entusiasta, non vedevo l’ora di scriverci su qualcosina. Pensate solo al titolone geniale e appropriatissimo che c’hanno appiccicato quei minchioni di Vanity Fair, che si rifà manco troppo subliminalmente alle tipiche formule che si usano quando vuoi simpaticamente far sapere al mondo come t’è andata durante l’ultima gita al gabinetto: Due pezzi di noi.

i due bburinetti con l'uomo vero dall'ascella pettinataE’ stata una progressione fantastica, prima il bimbuccio cambogiano col crestone punk che s’intonava perfettamente ai tatuaggioni con le tigri e le scrittone misteriose che svelano in un alfabeto estinto la ricetta della pietra filosofale allo zabaione, poi a causa del cambio d’arredamento e i divani nuovi di pelle nera lucida ecco l’Africana in tinta che ce la metti sopra in un angolo vicino ai braccioli e fa un figurone che con un cuscino qualsiasi te lo scordi, poi dopo siccome gli prende la fregola che vogliono usare al più presto un nome esotico super-evocativo che hanno trovato nella rubrica di Confidenze Nomi alternativi a Micia e Minù per il tuo gattino (fino al quel momento accidenti avevano usato soltanto nomazzi bburinissimi – Maddox e Zahara – che sembrano pescati da un film con Van Damme diretto da Carlo Verdone) e siccome i marmocchi è più facile e veloce comprarseli là in Asia (dove la cosa funziona come con le consumazioni nei bar di un villaggio vacanze, li si scambia con le collanine) eccoti un altro piccolo orfanello dai quei posti là (ex Pham Quang Sang – che tradotto è “Gianfranco D’Angelo” – oggi Pax Thien, “Pace Paradiso”: come il figlio di Maurizia) e poi ancora infine – ché ormai è diventata una gran noia e pure parecchio cheap adottarli all’estero, una roba così consumata e strapallosa che c’è gente che va in giro a rubare neonati come si fa coi pacchettini di tictac alla cassa del supermercato (“ops mi scusi, ero sovrappensiero e me lo sono ritrovata in borsa”) – allora meglio e più chic procrearli naturalmente, fuori uno (Shiloh [*]), e poi insomma così facciamo prima ecco gli ultimi arrivati: due in un colpo solo shakerati ben bene in provetta col gene del labbrone materno in pole position in modo che così spuntano fuori già col broncetto turgidamente sexy.

Pace Paradiso già flirta irriverente coi fotografiNelle foto minimalissime su sfondo bianco a contorcersi e scherzare amabilmente sulle lenzuola bianche sono tutti acchittati di bianco perché la scena deve apparire eterea e morbida pulita e rassicurante, perché sono strafamosi e ricchi sfondati (e tu che leggi lo sai, che si trovano nel villone francese d’epoca chicchissimo che costa diecimila orfani non sieropositivi al minuto, ma quasi non si direbbe, oh, c’hanno le pareti nude e crude come a casa mia! – a parte certo le lampade e i pomelli delle porte che s’intravedono ogni tanto, brillanti d’oro massiccio) saranno pure dei supervim galattici ma in fondo la verità è che sono persone semplici con un cuore semplice che amano le cose semplici, per questo si sono truccati da struccati e lei in vestaglietta merlettata Arte Povera s’è persino disegnata un umanissimo brufoletto sulla guancia (toh), lui c’ha la canottierona da vero uomo ruspante col petto abbronzato depilato al laser e l’ascella pettinata col gel e la riga da una parte, mentre i marmocchi già grandicelli se ne stanno civettuoli in questo stato qua – a parte Zahara che ciuccia ipnotizzata un leccalecca e non presenta rilevanti segni di bburinità precoce, strano – rispettivamente: Maddox col ciuffo moicano color puffo e la magliettina ganzetta Yamaha (altro che pupazzettini tenerini 012 Benetton – non dimenticate che stiamo parlando di quello che per l’ottavo compleanno gli hanno organizzato una guerra coi carri armati nel giardino dietro casa); Pace Paradiso esaltatissimo che scalcia col faccino convinto da bulletto e il caschettino mesciato sul davanti, i pantaloni militareschi (che pendantizzano col coltello giocattolo appeso al braccio) la cravattina boho sul petto ignudo e i trasferelli sul bicipite perché i tatuaggi è giusto aspettare almeno che so la prima pubertà, la prima pipetta di crack, il primo bukkake, il primo scappottamento omicidio-colposo col suv-carro-armato; Shiloh con la magliettina che non si capisce se è sponsorizzata o no (George) ma soprattutto lo smalto sulle unghie delle dita artisticamente spennellato a cazzo di cane, bicolore e mezzo sbiadito, un vero tocco di trendy miniaturizzazione bimbominkia.

è tutto Putin bello di mammaCi si aspetterebbe una intervista all’altezza del servizio fotografico e infatti, per l’appunto, tutta un’infiorettatura di ovvietà Piccole Donne con l’emozione del parto e i ringraziamenti al dottore (che ha un nome francese! un dottore francese in Francia in una clinica francese cogli infermieri francesi e la brasserie al primo piano e il barbone francese fuori nel parcheggio francese che suona la fisarmonica francese! è così, come dire, aristogattoso!) le bambine ovviamente che giocano a fare le mamme di riserva, il bagnetto i pannolini le poppate i nomi della madre morta e del nonno di lui e uno dei gemelli che è nato prima dell’altro (“quanti nanosecondi prima?” chiede interessatissima la giornalista robot di Vanity Fair) e bla bla bla, lui di gran classe che giustifica la famiglia numerosissima ricorrendo a quello stesso formulario da gabinetto e dice “ho sempre pensato che se devi farlo devi farlo grosso” e poi compiaciuto non si sa perché la butta sul demenziale “Knox è una miniatura di me, quando è nato aveva la faccia di Putin” (no dico, Putin? di tutti i rubicondi pelatoni del mondo, proprio Putin, con quegli occhietti porcini da malvagio? a ‘sto punto non era meglio Dr. Evil?) e invece la femmina più filosoficamente “ha lo spirito di sua madre”, cosa che del resto abbiamo sempre sospettato: afferra caga fai pipì scuoti mangia (poco) fai rumore con le labbra ridi insensatamente guarda il mondo con espressione vacua e disperata (bonus: copula).

Chiude il tutto un allucinante articolone (“tempo di lettura cinque minuti”: più altri due tre per toglierti dalla testa l’ansia rimbombante “mio dio perché sto leggendo questa cosa?”, che rischia d’aggravarsi se si passa poi per sbaglio sulla pagina di Enrico Mentana – dove ci spiega con la consueta gioconda semplicioneria rintronata che gli italiani di Berlusconi sanno tutto tutto tutto e però gnegnegné lo votano lo stesso, ciapa lì! – oppure peggio se si passa sull’intervista di Valeria Mazza, intitolata Se ripenso al mio culo) un articolone dicevo di Chiara Gamberale (forse la conoscete: è il prototipo immortale della scrittrice di instant-remainders, ha un ruolo letterario di spicco, produrre robaccia mediocrissima che serve ad agghindare gli scaffali più alti della libreria in corridoio, che tanto nessuno riesce a leggere il nome dell’autore – perché ehi ho capito i libri posticci ma il polistirolo costa più della carta) articolone dove si accumulano una serie di scombussolanti deliri a partire da raffinate e profondissime riflessioni antropologiche tipo “penso che ogni epoca ha bisogno dei suoi riti e dei suoi miti, dei suoi idoli e dei suoi misteri”, quindi il paragone Jolie-Pitt / Iside-Osiride, per cui “alle maledizioni del Sole si sostituiscono i pettegolezzi dei tabloid, tanto la colpa è sempre e comunque di Seth, il dio dell’Invidia” e poi via al filosofeggiamento del Tavernello scaduto, “il loro messaggio, la loro promessa: dimostrare che nascere non significa necessariamente essere, ma in qualunque esistenza (qualunque) c’è spazio per il diventare, il più è dato dall’accadere” (questa Gamberale è fantastica, no? che concentrato di entusiaste insensatezze tutte in un colpo!) e ancora i gemellini Jolie-Pitt avrebbero il compito di dimostrarci che “si può essere soli, adolescenti tormentati, uomini e donne insoddisfatti, in crisi d’identità, ma se si stabilisce una volta per tutte che famiglia ormai non vuol dire niente, se non il fatto incredibile che famiglia può essere ovunque famiglia si faccia, allora c’è posto per tutti. Per non sentirsi a posto, magari. Ma c’è posto” (cioè praticamente come riscrivere con enfasi melodrammatica, senza dire un bel niente di vagamente intelligibile, la trama di Lilo & Stitch) – è una gran rivista Vanity Fair.

[*] ok per scrupolo sono andata a wikipediarmela e ho scoperto che no non è così, ho sbagliato – però ormai l’ho scritto e non mi va di cambiarlo, dai, teniamocelo così – Pace Paradiso l’hanno preso dopo Shiloh; quindi, uhm, questo vuol dire che il nome esoticissimo di Confidenze gli sarà pure piaciuto, va be’, ma sprecarci un figlio biologico tutto intero deve essergli sembrato un po’ eccessivo.

Malvestita #328 – malvamammina e mini-me

4 giugno 2008

malvamammina malvamini-meCon tutte le noie che deve sopportare, mi sembra giusto che una malvamammina come la nostra trecentoventotto sfrutti al massimo le rare occasioni che ha di godersi questa sua stupida appiccicosa creaturina codinata, che quelle due tre volte mensili di scorrazzìo negoziaro possa scegliere e comprare e metterle addosso precisamente quello che si metterebbe addosso lei stessa fosse alta mezzo metro in meno, realizzando così il primo più alto desiderio malvamaterno: trasformare la marmocchietta rompiscatole in una propria assurda versione naniforme, una specie di smorfioso mini-me malvestito – e sì è ovvio che un bambolotto sarebbe molto più pratico (per portarselo in macchina là fino al centro commerciale te lo ficchi dietro nel portabagagli e sai che bello, niente chiacchiericci “mamma guarda questo mamma guarda quello” niente irritante giochicchiare coll’autoradio niente suonerie trapana-timpani e sopratutto una bella sigarettina tranquilla senza che qualche schifoso moralista al semaforo stia a guardarti storto), ma a parte il fatto che non glielo aveva raccontato lei al buzzurrone col gilet Ferrari e i mutandoni Uomo Anderuer (ora signor marito) che il salto della quaglia era sicurissimo al cento per cento, insomma, sarebbe anche potuta andar peggio (e se nasceva con tre gambe? Miss Sixty li fa i leggings perlinati con tre gambe?).

La felpina di raso rosa con le manichette flosce è la stessa per tutte e due (1), come sono identiche la magliettina a righine col bordo inferiore sfrangettato (2) la collana a pallettoni (3) la cinturona borchiata (4) e le ballerine cuoci-piede intagliate nei copertoni d’auto (5: dei megatarocchi crocs, immagino); i jeans della malvamammina (6) pendantizzano soltanto con la gonnelluccia della marmocchia (7 – con sottocoperta pizzettata e leggings incorporati) e per pareggiare il fattore borsetta (8 – un obbrobriazzo kidult ricoperto di vetrini, col disegno dell’uccellino capoccione e la scritta glitterata tweety) le ha prestato il pacchetto di sigarette (9).

Fertilizzante Disney-Manga per la bimbominkiacoltura

15 febbraio 2008

Siccome non è che può rischiare di perdere l’attenzione il gradimento e quindi la paghetta dei pubero-malvestitini, la Disney si sta impegnando ad assecondare i recenti più gettonati gusti del pischelletto bimbominkia contemporaneo: ne deriva un forzoso innesto di elementi yeah-giovanilistici (soprattutto in chiave tecnologico-malvestita), da cui una caricatura entusiasticamente coatta di certe deprecabili scemenze ossessivo-modaiole tipicamente bimbominkia (ma non è solo una tendenza Disney, riguarda da sempre tutte le robe tradizionalmente più facili di intrattenimento fumetto-cartonistico: per dirne una, nell’ultimo Asterix, c’è il gallo teenager fighetto gasato e sfrontatello che balla la musica hiphop e usa i piccioni vibro-viaggiatori digitandogli sulla pancia sms bimbominkiesi [1] – nel video qua sopra).

Quelli della Disney Italia hanno tentato di svecchiare il settimanale di punta in un sacco di ingegnosissimi modi, con le storielle insulse sui viggèi di mtv [2], la grafica avvolgente internet-metropolitana, la morale bullistico-roccherolle, l’ammiccamento gergale-bimbominkia (le “Barze”), le strip idiote tochiotel-facciniane, i micro-reportage celebratrivi sui gruppetti malvestiti del momento, le quattro paginate di pubblicità a sfondi e suonerie bellatopolona [3], l’oroscopo (“ehi raga settimana da favola!”), l’editoriale Cioè-style delle direttrice imparruccata bimbominkia-sbarazzina che sembra piuttosto una lettrice di Cioè con la sindrome di Werner; e tuttavia si sono accorti che sono gli stessi personaggi papertopolesi che difficilmente mantengono un certo appeal sui bimbominkia overdieci, e allora hanno deciso di tentare qualcosa di nuovo, qualcosa che da una parte facesse davvero direttamente concorrenza ai settimanali femminili teen-fashionari-sarannofamosi, e così son nate le W.I.T.C.H. – di cui abbiamo già parlato, qui – e per quanto riguarda invece il pubblico maschile (ma non solo), gli è venuta l’ideona di buttarsi nella mischia del genere fumettaro che da qualche anno riscuote il massimo supersuccesso tra i malvestitini in fase di pubero-bimbominkità: il manga.

dentro il cervello di un bimbominkiaIl manga [4] è tra le principali cause di propagazione pandemica del virus bimbominkia: non esiste al mondo un più perfettissimo modello di riferimento per molti dei caratteri fondanti della bimbominkitudine. Costringersi a leggere da cima a fondo un manga di quelli che eccitano i bimbominkia è come sperimentare una spaventosa gita di miniaturizzazione tra gli omini mezzi matti che ne governano gli sconnessi meccanismi cerebrali. E’ il caso per l’appunto di questa prima serie pubblicata nella nuova funesta collana Disney-Manga, che si chiama Kingdom Hearts e ha in sé l’intero patrimonio mondiale di geni devianti bimbominkia: c’è davvero tutto il necessario, una storia completamente idiota e confusissima, insensatamente apocalittico-melodrammatica, malvestitini con la capoccia enorme gli occhi galattici i capelli strani sparati per aria dai colori strani e i piedi con le scarpozze cicciose, i pantaloni larghi e la doppia catenona, le faccine dementi che piangono ridono arrossiscono d’imbarazzo c’hanno la gocciolina di sudore, onomatopee gigantesche, spadoni alti dieci metri, urla di battaglia chilometriche, ciondolini dai poteri parimpampù, minuscoli sentimentalismi e poeticumi da template spleen-timburtoniano (“le tenebre si impadroniscono del cuore degli uomini e si spengono le stelle in cielo” – aggiungici un “a mergellina” ed è gigi d’alessio) linee cinetiche dappertutto lotte titaniche coi mostri malvagi e un sacco di assurde tutine fantasy-futuristico-emodarkettare [4]; insomma c’è da scommetterci, sarà un megasuccesso. E voi, se dopo averci discusso e bisticciato tante volte vi è venuta voglia di esplorare i labirinti ganglici della materia grigia bimbominkia, be’, davvero un manga di questo genere è il viaggio allucinante che fa per voi.

disney manga kingdom heartsdisney manga kingdom heartsdisney manga kingdom hearts

[1] direi che questa di asterix è una bimbominkia-contaminazione abbastanza malriuscita: sono i geometri sessantenni coi reperti archeologici che se lo appendono alla cintura, non i bimbominkia
[2] insulsa storiella soggettata dall’insulsa Paresi Ridarola aka Victoria Cabello
[3] ah sì in basso in fondo c’è il pavido timidino sottovoce pissi-pissi “alcuni di questi servizi possono essere in abbonamento”: alcuni? possono? lo sono tutti
[4] ah sì ci sono anche i personaggi dei cartoni disney, tutti caratterizzati allo stesso modo – nullo – tutti uguali spiccicati, degli zeri; si salva Pippo, appena, perché ogni tanto gli scappa uno “yuk”

« Post precedenti
Post successivi »