Malvageddon #17 – W.I.T.C.H.

7 maggio 2007 / , , , ,

hay lin malvestitaSe duemila anni fa le bimbette preistoriche venivano a conoscenza e apprendevano i fondamenti del malvestitismo attraverso le pagine del mitologico Cioè, oggi come oggi il più popolare sussidiario malvestito per bimbette dell’era atomica è un giornalino di nome W.i.t.c.h., che sarebbe l’acronimo di Will, Irma, Taranee, Cornelia e Hay Lin, cinque insipide sgallettate adolescenti (praticamente, delle Bratz bene) dotate di poteri magici e, ovviamente, sempre alla modissima.

W.i.t.c.h. (qui il sito) è una geniale fusione tra Cioè – vale a dire lo stereotipo della rivista con la foto del cantante pop belloccio in copertina e gli orecchini coi finti smeraldi di plastica in allegato – e Topolino (non a caso, per l’appunto, la matrice è quella, la Disney). Un paio di piccole storie a fumetti (niente di che, una specie di plagio disneianizzato di Sailor Moon) inframmezzate dalle tipiche malvarubriche da giornale per ragazzine: c’è quindi il servizio sul divo fighetto del momento (nel numero di maggio: Johnny Depp e Orlando Bloom), servizi sui vari programmi alla saranno famosi (High school musical, Amici di maria), l’angolo della posta (“mi ha lasciato, come faccio?”) e quello della esperta in sentimologia (“trovatene un altro”), l’immancabile oroscopo (ma qui, con uno sforzo davvero meritorio di creatività, lo chiamano Stellario) e la parte che più ci interessa: i consigli di stile delle care streghette.

hay lin malvestitaNel numero di maggio, per dire, siccome va lanciato il nuovo film di casa Disney, ci si concentra nell’insegnare alle malvestitine come ottenere un perfetto look piratesco-caraibico. Elementi chiave di una vera piratessa in erba sono, secondo le redattrici di Witch: ballerine (ma guarda!), leggings a tre quarti (ma pensa!), braccialoni sui toni del rosa e del bianco e un’enorme spilla a forma di fiore ricoperta di strass. A voi risulta? A me, boh, non tanto. I consigli per il giovin Long John Silver sono già più convincenti, anche se un po’ banalmente puntano tutto su accessori come teschi e tibie in ogni salsa su bracciali e ciondoli, persino stampati su di un paio di Converse All Star (è tutto un fiorir di Converse, comunque, piratesche e non).

Ma le dritte modiaiole non sono mica sufficienti. Il malvestitismo è ancor più abilmente insegnato tramite le vignette delle storie a fumetti, dove le cinque sgallettate protagoniste si presentano agghindate in modo a dir poco iper-malvestito, sempre scimmiottando qualche attuale stilosità (qui e qui due esempi), e sempre avversate dalle due studentesse stronzette ed altezzose (come manco nel più usurato teen movie) tutte e due coi capelli neri (neri?!? bleah! cattive! buuuu!). L’ultima storia del numero di maggio racconta di una sfilata organizzata dalle quattro sgallettate (sfilata il cui ricavato va in beneficenza, ottima lezione di umanitarismo wannabe): la “io sono originale” del gruppo, quella che risponde allo stereotipo “artista eccentrica un po’ new age”, dà sfogo ai suoi impulsi creativi disegnando gli abiti (osceni!), mentre la sgallettata “alta moda”, quella che risponde allo stereotipo “trend setter stilossima figa alta bionda” può finalmente realizzare il suo sogno di diventare top model.

Del resto, altri due malvastereotipi che vanno per la maggiore sono il “saranno famosi”, la malvestita che crede in sé, scaltra aggressiva e sportiva (indossa pantaloni di tuta Dimensione Danza), e la “kidult”, bambinona vivacissima un po’ scema e goffa che dice un sacco di cretinate ma che tutti in fondo trovano simpatica e divertente (indossa tenere magliettine Fiorucci). C’è anche spazio per i maschietti, che sono quasi esclusivamente dei figaccioni palestrati che fungono da oggetti sessuali delle cinque sgallettate (tutte fidanzate tranne la sfigata kidult, ovviamente, che non si depila le sopracciglia ed è pure paffutella – le altre sono magrissime e con delle sopracciglia filiformi quasi invisibili), maschietti che esprimono il loro altissimo potenziale intellettivo salutandosi tra loro con degli inequivocabili “bella zì” (vedere per credere).

In allegato una strana fascetta per capelli, tripartita, che sembra fatta con i lacci da scarpe. Sono due giorni che la porto, mi si è annodata ai capelli e non ho il coraggio di tagliarla via.

Notre malvestitina de Lourdes

19 aprile 2007

Sto seguendo molto attentamente il viaggio in Malawi di sua altezza reale del malva-trasformismo Madonna, come del resto mi attengo da sempre al principio che è cosa buona e giusta seguire attentamente tutto ciò che Madonna fa e non fa, nella speranza di ottenere qualche preziosa briciolina di preveggenza sulle future malva-tendenze trashamente rivisitate (secondo l’ineluttabile equazione labranchiana: intenzione – risultato ottenuto = trash) da noi altri comuni mortali. Eppure mi accorgo che, tra i poco interessanti spettegolii sull’assenza di quell’inutile bambolo gonfiabile che è il marito, i continui cambi di opinione per cui oggi sembra pronta ad acquistare un nuovo tenero accessorio umano (leggi: negretto da mettersi in borsa – ricordarsi di cambiargli il nome) e il giorno dopo invece no (è là soltanto per finanziare un orfanotrofio: santa subito), tra queste cose qui e il più interessante, turbolento tentativo di linciaggio dei giornalisti ad opera degli stessi alunni dell’orfanotrofio (educati dunque, come Madonna desidera, ad un perfetto e aristocratico bonton inglese), ebbene, io sono decisamente più attratta dai primi incerti malva-passettini della figlia di Madonna, Maria Lourdes Ciccone, che questa volta ha voluto accompagnare la mamma (qui, qui e qui, alcune delle foto).

maria lourdes ciccone e uno maria lourdes ciccone e due maria lourdes ciccone e tre maria lourdes ciccone e quattro maria lourdes ciccone e cinque

Peccato che Madonna voglia mantener così noiosamente segretissima la sua vita privata. Non ci bastano mica le storielle sulla cabala e le domestiche intimorite che quando lei dorme (ché ha il sonno difficile) non possono aprire i rubinetti. Che barba. Ed è pure ora che passi il testimone. Voglio dire, quanto ancora può divertirci assistere ai contorsionismi discodance di una vecchia rugosa iper palestrata? La bambina è perfetta, col suo codice genetico ibridato Madonna-Carlos Leon (un baffuto istruttore latino americano di fitness, dio mio, c’è niente di più intimamente malvestito?), rappresenta una incarnazione sopraffina in chiave mini del malvestitismo materno. Guardatela nelle foto sopra (clic), come sta diligentemente imparando a scoattarsela davanti ai fotografi, inchinatevi dinnanzi all’abilità di questa poco più che undicenne già capace di scendere dall’auto mulinando i lucenti capelli in aria, col mento superbamente puntato e l’espressione altera ma soddisfatta. Se Madonna volesse davvero fare qualcosa per il bene dell’umanità, dovrebbe aprirci le porte di casa sua: come ha fatto l’ex Signore dei Pipistrelli, un bel reality sulla sua vita familiare, così che si possa seguire scientificamente, passo passo, l’evoluzione malvestita della piccola Lola. Che, c’è da scommetterci, farà mangiar polvere a queste squallide Paris Hilton Linsday Lohan e compagnia (sperando ovviamente, però, che non faccia la fine della figlia di Cher – *sigh*)

Dieci anni di teletubbies

30 marzo 2007

(Oggi è il compleanno) E ancora ci sono dei tipi negli USA che si arrabbiano e fanno causa allo show perché secondo loro sarebbe diseducativo, a far pensare ai bambini che gay è bello,tinky winky non è gay a causa del carattere e dei modi di Tinky Winky, quello viola (che è il colore – dicono – del gay pride) con l’antenna fatta a triangolo (che è il simbolo, appunto, del gay pride), quello che ama danzare ballare e fare capriole (be’) e che ha come oggetto preferito (ogni teletubbie ha il suo oggetto preferito) una borsetta da donna. Poi invece ci sono quelli che si arrabbiano perché i bambini a vedere dei pupazzi con uno schermo televisivo sulla pancia gli si ficca in testa una primordiale e inestirpabile teledipendenza, e anche quelli che si scandalizzano perché uno di loro, Dipsy, ha sulla testa un coso che sarebbe un altro palese messaggio subliminale (non a caso Dipsy è anche detto Dildo-head): ancora peggio però, ché Dipsy è scuro di carnagione e doppiato da un attore nero, da cui deriva quindi l’equazione inconscia lunga-antenna-dritta=fallo grosso=uomo-nero.

Uhm. Non lo so. Sta di fatto che io pure, in tempi diversi e ad un età diversa, a venir su coi cartoni giapponesi, più o meno, gli stessi tre ordini mentali di cui sopra li ho assimilati per benino: la soddisfatta ambiguità sessuale di Lady Oscar (per non parlare dei torbidi piaceri delle pratiche incestuose, da Georgie), una totale teledipendenza dovuta alla stessa esagerata quantità di cartoni in circolazione, e per quanto riguarda l’equazione dell’antenna dritta, uhm, quella non so dove l’ho presa, ma ho preso pure quella.

dipsy in realtà non è poi così dotatoDel resto, be’, non so come dirlo, ma a me i Teletubbies mi piacciono un sacco. E non perché a guardarne una puntata dall’inizio alla fine si sprofonda in una tenebra di dolce assopimento ipnotico (e si finisce per ridacchiare insieme al sole con il visetto di un bambino e a fare ciao ciao con la manina), non solo. Mi piacciono un sacco perché tanto precocemente (il target dello show è dai tre anni in giù – ai tempi miei non c’era niente in tv che tentasse di subliminarci tanto precocemente) insegnano ai bimbi alcuni semplici ma basilari fondamenti di malvestitismo. Nella qual cosa consiste, per l’appunto, il loro più infernale obiettivo. Sono proprio i due Teletubbies più grandi e autorevoli, Tinky Winky e Dipsy, i principali veicoli del messaggio malvestito: Tinky Winky che sfoggia fanatico la sua borsetta da shopaholic, e Dipsy che si mette in testa (intorno all’antenna missile) una gigantesca tuba di pelle muccata che manco un raver strafatto. E se da sempre la maculatura è un segno distintivo del malvestitismo più estremo, figuratevi tra dieci quindici anni gli ex piccoli fan di Dipsy (ok ok, pure noi abbiamo subito la nostra buona dose di maculato – non certo a tre anni però – e del resto, appunto, c’è maculato ad ogni angolo). E poi, insomma, ma quale cavolo di invito alla dipendenza da televisione. Questi cosi, se gli levi l’antenna e li guardi capovolti (con la faccia, quindi, che fa da cerchietto dei comandi) sono spiccicati delle rappresentazioni antropomorfe di un Ipod: ché se un giorno in futuro gli Ipod sviluppassero autocoscienza e prendessero ad evolversi autonomamente come razza intelligente, tra un milioncino di anni sarebbero Teletubbies. E quale, dico quale, accessorio tecnologico è più malvestito di un Ipod?

Malvageddon #15 – Umanitarismo wannabe

Stavo in autobus a farmi i cavoli miei, un po’ di giorni fa, che ad un certo punto è salito su un bambino zingarello con il pezzo di cartone in mano che diceva: orfano un sacco di frateli orfani ti prego aiuttare dio benedica. Poveretto, ho pensato, guarda che brutto che è sto bambino. Avrà sì e no dieci anni e ne dimostra quaranta, c’ha i capelli così radi che sembra quasi calvo e poi oh è rachitico ma con un evidente principio di panzetta etilica, ha i baffi e le basette di un carcerato in isolamento senza rasoio, il naso storto a causa di qualche sberla da rissone e ci ha la faccia da serial killer psicopatico (con i mascelloni serrati gli occhi malvagi e le cicatrici e le occhiaie scavate) che secondo me c’ha già due o tre figli e li mena pure: insomma, un disastro.

ho adottato anche brad pittPovero bambino. Se le nostre care vecchie istituzioni si impegnassero davvero in cose buone e giuste, altro che servizi sociali, a bambini così servirebbero due cose soltanto: un mesetto in beauty farm (corroborato nei casi peggiori da un paio di interventini di chirurgia estetica) e un biglietto aereo di sola andata per un paese del terzo mondo. Africa per esempio, o sudest asiatico, posti così (se non peschi nel torbido dei paesi più poveri del mondo, ma dai, non c’è neanche il gusto di tirarsela). In questo modo, almeno, lo zingarello pseudo quarantenne del campo nomadi di Torpignattara avrebbe le stesse possibilità di un qualsiasi suo coetaneo di Mbabanedi o di Phom Phen. E’ giusto. Così che pure lui abbia il diritto estetico e geografico di partecipare alla grande e fantastica lotteria dell’accessorio umano.

Non so precisamente come funziona in questi paesi qua, ma se son furbi e hanno fiutato l’affare, nel giro di qualche mese vedi come ti trasformano gli orfanotrofi in grossi e lussuosi negozi coi divanetti, i cataloghi patinati e i camerini dove i bambini possono fare la prova Pretty Woman mettendosi questa o quella cosina malvestita che gli gusta alle ricche e burine starrrz (che tu, magari, ne vuoi uno a cui stiano bene le converse, e quello invece che a sei anni faceva il contadino c’ha i calli così grossi sul pollicione che non gli entrano). Lanceranno magari un album tipo quello delle figurine panini, “Orfanelli del mondo”, per le aspiranti nuove mammine.

ho adottato anche brad pittCome Angelina Jolie insegna – lei che di questa moda dell’umanitarismo wannabe è stata l’ideatrice – non è che ne puoi prenderne uno a caso. “Negro sì, ok, passi pure il cinesino, ok, ma fighetti sennò nisba”. Guardate i suoi tre bambocci, Zahara, Maddox e Pax Thien (l’ultimo arrivato): non sono bellini tutti e tre? Lasciate perdere l’acconciatura di Maddox ovviamente, non ci fate caso, è che lui poverino è stato prescelto per ereditare da solo tutto il fardello di infernale coattume della famiglia Jolie – Pitt (vedrete che entro un anno, al massimo, gli fanno tatuare sull’inguine un drago che inghiotte una femmina nuda e gli comprano una Harley – ah e a proposito, vi avverto: da quest’anno qui si celebra il 5 agosto, la sua data di nascita, facciamo una bella festa pagana in onore dell’anticristo malvestito). E comunque, dicevo, non sono splendidi? Eppure, secondo me gli orfanotrofi vietnamiti sono pieni di bambini sdentati che sembrano vecchi zingari di Torpignattara. Ci scommetto che in quei due giorni che c’hanno messo a scegliere Pax Thien (eh, di più non poteva fermarsi Angelina, che doveva scappare a fare il book fotografico di Natale coi profughi costaricani), non lei, i suoi medici mengeliani di scorta, lo hanno scannerizzato per benino dalla testa ai piedi (poi va be’, i bambini possono anche permettersi qualche difettuccio, si corregge: si chiamava Pham Quang Sang, ma a lei non piaceva, e allora capricciosa l’ha voluto ribattezzare Pax Thien, che significa qualche stupidata poetica sul cielo e non mi ricordo che).

anche il marito di madonna in realtà è un bambino ritardato che lei ha trovato in un orfanotrofioCerto che dei precedenti ci sono. Mia Farrow per esempio, che di figli ne ha adottati una squadra di calcio. Ok, ma l’enfasi e la magniloquenza che riesce a regalarci Angelina Jolie in questi ultimi mesi non ha davvero paragoni: è lei la indiscussa e migliore rappresentante di questa nuova tendenza malvestita made in Hollywood. Qualche anno fa l’accessorio umano andava fatto da sé, in proprio, era di moda il pancione; adesso (più o meno – guarda tu la coincidenza sfigata – con la nascita dei due pargoli di Britney 666) il vento è cambiato: adesso si compra. E tenendo conto che tutte quante laggiù, adesso, sono in procinto di imitare la Jolie, facendo un rapido calcolo di star e starlette in grado di permettersi un paio di ragazzini, uhm, direi che ci sono buone probabilità che nei prossimi mesi emigrino in America un migliaio circa di orfanelli (e chissà che felice quello che finisce tra le grinfie di Cessica Simpson; sai che ressa, la prossima volta che Madonna va a fare un giretto in Africa).

Anche da noi, ve lo ricordate, qualche anno fa andava da matti lasciarsi ingravidare. Non voglio neanche immaginare cosa può succedere, qui, se scoppiasse tra le malvestite vips una analoga epidemia di adozioni. A me fa impressione pensare alla maturità malvestita dei figli biologici di Simona Ventura. Figurarsi se si mette ad adottare un piccolo africano, quello come minimo a dieci anni si magna Mondo Marcio a colazione.

Come va a finire, se tieni la fattura, la ricevuta di ritorno, e poi ad una certa quando ti sei rotto le scatole li restituisci, non lo so se si può fare. O forse finisce come per la moda dei coccodrilli di Manhattan di tanto tempo fa, tutti giù nel cesso (per cui, temo che tra una decina d’anni le fogne di New York saranno popolate da truppe di adolescenti-ratto mutanti affamati di parenti adottivi). O forse più semplicemente si finisce come con Nicole Richie, adottata pure lei, cocainomane dall’età di 13 anni, eroinomane a 19 e disintossicata a 21, aspirante anoressica, e – signori e signori – amica del cuore di Paris Hilton.

Ponte Malvio

24 marzo 2007 / ,

Dichiarazioni d’amore, pure quelle, possono presentarsi in forme così enfatiche e coatte, così inutilmente plateali ed esibizioniste, che non si può esitare un momento nel farne una nuova categoria di super malvestitismi.

Quando si tratta di un ingenuo ragazzotto che, spray alla mano, verga sul muro fuori casa della sua bella “te amo jennifer me stai a spezza er core”, allora ok, passi pure. Idem per la serenata con ukulele e repertorio di Gigi D’Alessio (be’, qui ti meriteresti una incudine dritta sulla testa, ma va be’, che tenero).

ho voglia del lucchietto cosmopolitanMalvestitissimi e anche un po’ inquietanti, invece, sono le dichiarazioni di questo genere qui, così coatte ed enfatiche, che avvengono per emulazione, in serie, perché oh, l’ha fatto quello là al cinema. Parlo ovviamente dell’effetto che hanno, su molte piccole malvestite in erba, i racconti sgangherati di Federico Moccia. Lui, che ha dei grossissimi difetti d’immaginazione, è più forte di lui, in ogni cosa che scrive ce ne deve ficcare almeno una, di queste dichiarazioni d’amore malvestite. Non gli bastano le ridicole imbarazzanti panzane che dicono e fanno i suoi personaggi, roba talmente scollegata dal mondo che sembra di vedere uno strano e mentecatto film di fantascienza (sapete: un’ucronia), no, lui se non ci mette la dichiarazione fatta coi lucchetti a Ponte Milvio (“per sempre? per sempre”), o quella del primo film con la scrittona sempre su Ponte Milvio (“io e te tre metri sopra il cielo”), e adesso questa ultima con le foto tessera di Scamarcio e Laura Chiatti ingrandite di venti metri per cento e stese su di un fianco dell’isola tiberina (un’opera di una imponenza tale, che in confronto le Linee di Nazca ci fanno un baffo).

Un povero ragazzetto che non gira con la moto turbo e non fa l’autore televisivo (perché l’ha raccomandato papà) e non ha gli occhi né il monociglio di Scamarcio, è ovvio, non potrà mai replicare la straordinaria meraviglia della foto tessera gigante. E gli tocca dunque accontentarsi del lucchetto sul lampione di Ponte Malvio. E se ti vergogni a comprarne uno dal ferramenta, o forse non sai neanche cos’è un ferramenta, non ci sei mai entrato, non hai la più pallida idea di dove si vendano lucchetti, ok no problem, ci pensa il sempre miticissimo Cosmopolitan. Allegato al numero di questo mese, tadàn!, un bel lucchetto già pronto e di due colori diversiho voglia del lucchietto cosmopolitan, da scegliere, alla modica cifra di 4.90 euro. Piccolino, che puoi usarlo come ciondolo! E – colpo di genio – con l’acronimo del film HVDT bello impresso sopra da una parte e dall’altra. Che però non si capisce: com’è che fa, da tradizione, il povero ragazzo che acquista il lucchetto ciondolo e vuole andarlo a ficcare là a Ponte Malvio, o anche solo per tenerselo al collo, come fa a scriverci il nome suo e della sua bella, e la data del giorno della lucchettatura, com’è che fa, con quell’acronimo fastidiosissimo di mezzo? Boh, che fregatura.

Una cosa economicissima e per tutti, invece, è il sottofondo di Tiziano Ferro: quello è facile, basta scaricarselo da internet, portarsi a Ponte Malvio un walkman (ok: un ipod), e fare una cuffietta per uno.

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