Che nome dareste voi a una cosa così, a un pirla cogli occhiali grossi colorati da pirla e coi vestiti alta-moda eccentrichetti da pirla che se ne va in giro per l’Europa sponsorizzato da una fabbrica di automobili per pubblicizzare un catorcio da parvenu vorrei-ma-non-posso immortalando con la sua inseparabile reflex ergo sum (pirla) un mucchio di altri pirla stranieri vestiti da pirla,

e intanto che immortala i suoi simili pirla stranieri contorcendosi per strada col culo pallido e le mutandone di fuori, annota e registra il tutto sui diari di bordo che sono un Twitter e un canale Youtube che totalizzano rispettivamente tredici e diciannove iscritti con una media per video di trecento visualizzazioni in due mesi - com’è che la chiamereste una cosa così, uhm, non so, una stronzata?, un’idea del cazzo?, una figura di merda?,
il think tank dei pirla creAttivi capitanati da Lapo Elkann che formano la squadra di Independent Ideas, loro che ne sono i responsabili, che questa cosa l’hanno “creata”, loro la chiamano Viral Marketing, o meglio,
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Jovanotti dice che Mozart, in questo libretto che si chiama La parrucca di Mozart, è solo un pretesto per raccontare qualcos’altro - l’Arte, l’Emozione, il Genio; e così allo stesso modo, per me, La parrucca di Mozart è solo un pretesto per raccontarvi che cos’è Jovanotti, vale a dire - riassumendo - un cialtrone superficialissimo, svogliato e ignorante, confuso, fricchettone, incontinente e complessato - ascoltare Jovanotti è come leggersi Federico Moccia dentro l’ascensore di un albergo sudamericano con la musichetta posticciamente turistica di sottofondo. Adesso ve lo faccio vedere - questo è il sommario,
1) Non so niente, evviva
2) Pinocchio Skywalker
3) Mozart a X-Factor
4) Mozart autistico
5) La cacca dura di Mozart, la diarrea di Jovanotti
6) Giovanni Amadeus Allevi
7) Mozart contro la scienza
8) Mozart il pazzerello
9) Mozart attraverso lo specchio
10) Mozart lo sciamano strafatto
11) La canzone elenco della spesa
12) Jovanotti corteggiatore di Uomini e Donne
La parrucca di Mozart è un libretto d’opera, una cosa per bambini che è stata commissionata a un tale Bruno De Franceschi, compositore, che ha chiesto all’amichetto Jovanotti di lavorarci assieme,
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di Betty Moore, 8 ottobre 2009
Categoria: io sono originale, malvageddon, very important malvestite
Si capisce che c’hai l’animo artistico, l’urgenza artistica di esprimere qualcosa d’artistico che c’è dentro di te da qualche parte, non importa precisamente cosa e come, se quando t’è capitato per la prima volta di guardare sotto il tavolo dove lavori te ne sei rimasto là a bocca aperta davanti alla intrippantissima artisticità astratta del reticolo di caccole che c’hai appiccicato in tutti questi anni [*] - e parliamo di My secret life, per l’appunto, che è la mostra itinerante di caccole celebri che nasce dalla brillante intuizione - il pollice opponibile! - di tale Massimo Cotto (giornalista e autore di Sanremo),
Molto spesso chi sa tenere in mano uno strumento ed un microfono sa, in genere, usare anche pennelli e matite.
Alla manica di cialtronazzi coinvolti - che me li immagino, tutti a rovesciare tavoli, a tirare fuori dagli scatoloni gli Argan delle scuole medie, a spruzzare tempera colle pistolette giocattolo - non dev’essergli sembrato vero: poter ostentare in pubblico, per una volta, la parvenza di una disposizione artistica più colta e sofisticata, difficile e turbolenta, lontana lontana dalle scemenze omogeneizzate con cui campano - e che ci vuole?, adesso vi faccio vedere (oh, e ve lo dico, ci sono quattro caccole che sono dei falsi, le ho tolte io dal mio naso: ai primi che indovinano quali sono - uhm, arduo! - gli regalo i preziosissimi originali)(tutte le citazioni e le immagini sono prese da qui):

da sinistra (clic per ingrandire): c’è quello dei Pooh, Red Canzian, che s’è ispirato a “scene realmente viste nella palude dietro casa mia”, l’opera si chiama Caccia in palude e appartiene al suo “periodo naïf di fine anni Settanta”, roba vecchia, “ora sono dentro al post impressionismo del primo Novecento”; al centro c’è Jovanotti col suo “inno alle diversità e alla creatività, perché il confronto non deve essere per forza uno scontro, ma un’unione nella forza universale dell’arte e delle emozioni”, si chiama Goccia di pace; e poi c’è Rock evolution di Laura Pausini, “Red and Black Revisited, rosso e nero, stendhalianamente”;

sempre da sinistra, il Camposanto del “superbo oste della confraternita del chianti, Waits dello stivale” aka Vinicio Capossela, “un personaggio bussa alla porta, lo fa entrare, lo presenta alle note”; c’è il Casa dolce casa firmato dal “più grande fenomeno di costume emerso dal Festival di Sanremo negli ultimi vent’anni”, Arisa, che è così spontanea e intimamente se stessa che “è ingenua sulla tela proprio come uno se l’aspetterebbe”; c’è Franco Battiato che presenta il suo Autoritratto con Stockhausen, tuba di Paperon de’ Paperoni, tovaglia coi cuoricini, quadro di papaveri, sole dei teletubbies e scritta in sanscrito che significa “Briscola, stronzo!”- il titolo da solo dice tutto; c’è Paola Turci che ha “soffiato sulla tela colore liquido”, e quindi - coerenza artistica! - ha battezzato la caccola Il soffio della vita;

e poi, sì, da sinistra!, Alberto Fortis e Anna, che si chiama così perché Anna è la “essenza del palindromo”, ed è “ispirato alle icone ebraiche e bizantine ma anche alle figure dell’India orientale”; Francesco Bianconi e il suo “amaro ma allo stesso tempo nostalgico collage di tracce culturali contemporanee”, dal titolo Sein und Zeit, me stesso o forse della civiltà occidentale (sicuramente con mattone del muro di Berlino); il Green Man di Mark Owen, “meglio come pittore che come cantante, azzarda qualcuno”; Marco Fabi che non ce l’ha fatta (come dice Massimo Cotto: “in genere” hanno il pollice opponibile, non sempre), “ho preso il pennello in mano, poi ho capito che dipingevo meglio con le dita”, in fondo la pittura è “un modo primordiale per imprimere ed esprimere emozioni”, e appunto è la citazione di un focherello rupestre Cro-Magnon, intitolata Non è un fuoco di paglia;

e Giorgia, opera omonima, che dice “Il disegno è come il canto, porta fuori quello che risiede nel nostro centro più profondo, io mi limito a seguire un istinto”; il raffinato tenore Andrea Bocelli con la composizione fotografica AHIO!, il cui significato devo dire mi è abbastanza oscuro (l’artista s’è rifiutato di fornire spiegazioni); e poi infine Angel in disguise, firmato Tiziano Ferro, che “si spaccia per debuttante”, ci fa il modesto, ma “ha un tratto molto riconoscibile”, già già; e infine di questi tre qua sotto, Syria/Airys a sinistra e un tizio dei Negrita a destra (quale, boh, sono tutti uguali - fessi), vorrei soltanto riportarvi qualche parola su quello al centro, Occhio di Simone Cristicchi, che è frutto di “un esperimento tipo anni sessanta”, sentite, “Quando gli parlo della mia idea, mi propone un esperimento, tipo anni Sessanta. Prendiamo un tavolo e una bottiglia di rosso. Guardiamo il concerto, quando arriva l’idea, prova a metterla su carta”, ah.

[*] perché l’animo artistico si rivela così, inaspettatamente, nell’ozio e nel cazzeggio, nel disordine grossolano e irrazionale, nell’inconscio!, cioè come dire: a fare le cose pensandoci su fai schifo, fai proprio cagare, ma invece guarda un po’!, ti stupisci sempre della sublime originalità che c’hanno quei tuoi “bozzetti da telefonata lunga o da caricatura scolastica, che mi sono più congeniali” (cit. Max Manfredi - poveraccio, qualcuno gli linki la wiki dei doodle)
C’è Simo nei commenti che mi segnala un “corso breve” chiamato Dress Your Talents che si terrà tra un mesetto alla Domus Academy (cos’è, boh, questa cosa), protagonisti Marco Castoldi aka Morgan, alcuni cervelli di Just Cavalli e qualche sfaccendato giornalista settore fèscio (ehilà, Gattermayer!); il corso dura un paio di settimane, si paga novecentosessanta euro e “rappresenta il connubio perfetto tra comunicazione d’immagine ed espressione estetica e stilistica”, ci si fa i picnic alla Roberto Cavalli S.p.A. e “i partecipanti saranno invitati a progettare la comunicazione strategica e di immagine relativa al personaggio televisivo Marco Castoldi in arte Morgan”, wow!, io ho già inviato il curriculum e ho mandato i bozzetti qua sotto (i tre a destra - l’altro, quello brutto a sinistra, è made in Just Cavalli, l’ha disegnato Cubo Leopardato)

che si capisce, no?, rappresentano fescionisticamente le tre anime del Morgy, l’anima quella speculativa e intellettuale (Mr. Bean), quella cupa e trasgressiva (Dark Helmet), quella creativa e artistica (squadra blu di Amici) - chissà, sono sicura che gli piaceranno!, magari vinco una borsa di studio (le immagini, se volete, cliccandoci sopra s’aprono più grandi).
(oh e già che ci sono - occhio! - non perdetevi domani la prima puntata del secondo romanzo della Twilight saga, New Moon)
di Betty Moore, 2 settembre 2009
Categoria: allucinazioni, alta moda, io sono originale
Jovanotti e Lapo Elkann sullo stesso continente nella stessa città nello stesso baretto alla stessa ora, che s’incontrano e tubano lovvosi congratulandosi a vicenda delle rispettive nullità: è una coincidenza proibita che non dovrebbe verificarsi mai e poi mai, è come incrociare i flussi protonici, è male!, e a leggere il risultato della terribile collisione - l’intervista dell’ultimo GQ - viene su un certo fastidioso pruritino esattamente di quel genere là: la vita come la conosci che si ferma istantaneamente e ogni molecola del tuo corpo che esplode alla velocità della luce.
Lapo è uno che ti fa venire voglia di abbracciarlo, la sua è una comunicazione che cerca l’emozione nell’interlocutore. E’ per questo che in tanti gli vogliono bene
dice Jovanotti, che da vero maestro del linguaggio instupidito e spappolato - con quei suoi ruttini rancidi di sentimentalismo naïf analfabeta [*] - apprezza moltissimo le gutturalità sconclusionate di Lapo Elkann (ve le ricordate, sì?), ci trova qualcosa di umanissimo e commovente, addirittura riesce a trovarci un senso:
non ho preso appunti e nemmeno registrato quello che ci siamo detti. Ma ho tutto qui nel cuore, più che nella testa
e come gli innamorati pazzi che dopo un appuntamento galante si ricordano parola per parola tutto quello che si sono slumacati addosso, Jovanotti fa sgorgare dal suo cuoricino tachigrafico virgolettati e virgolettati lunghissimi, che prodigio!, e meno male, perché hanno parlato di cose serissime, capitali - di quasi tutto, dice Jovanotti introducendo la cosa:
di automobili, di musica, di sogni, della famiglia, di privilegi, di ebraismo, di stile, di business [...] e di Michael Jackson. Perché Michael Jackson ovviamente rappresenta il succo della questione
la parentesi quadra coi puntini riempitela con altre due dozzine di parolone genericissimamente altisonanti (la crisi, l’arte, il progresso, ecc.) che no, non sono cose di cui hanno parlato - gli piacerebbe, sì, saperne dire qualcosa che sia più significativa di “ehrrrrr… il progressooooh…. ehrrr…. sì ehrrrr… i telefilm mmerigani?” e “l’arteeee…. sì allora l’arteeeee…. cioè secondo meeee…. l’emozioneeehrr?” - sono soltanto parole che spuntano a casaccio qua e là nel corso dell’intervista, spuntano e s’estinguono all’istante dentro vaghi superficiali discorsetti scemi fatti di cliché microscopici - lo stesso Michael Jackson, che accipicchia “rappresenta il succo della questione” (e bravo Jovanotti!, in perfetta zeitgeist-bimbominkia-sintonia col vetrinista del mediastore che piazza ovunque le magliettine Thriller pseudo-vintage che spopolano tra i ragazzini), è buffo, Michael Jackson non viene mai nominato durante tutta l’intervista, perché appunto, è soltanto un feticcio modaiolo da mettere là a far bella mostra in apertura, in vetrina, mica altro - le domande di Jovanotti sono quelle pregnantissime che si trovano nei test sui giornaletti per subumani rintronati,
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di Betty Moore, 27 agosto 2009
Categoria: chiacchiericci vari, io sono originale, very important malvestite