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Costume Institute Gala 2008, il Malvacarpet

Forse ve lo ricordate dall’anno scorso, il Costume Institute Gala è questa festona esclusivissima a cui viene invitato solo chi sta simpatico ad Anna Wintour, la scheletrica bacucca regina della nullificanza cretino-fashionara: è lei che decide se sei abbastanza stilosamente coatto, dall’alto del suo mostruoso vestitino armatura con simmetriche estroflessioni spiraliformi che non ho ancora deciso se sono ispirate ai tradizionali corni caprini demoniaci, oppure se fanno riferimento alle conchigliette nautilus, il che mi sembra anche più appropriato, considerata la viscida molluschità della Wintour - provateci a mettere una parrucchetta ad un paguro, toh, è lei spiccicata.

anna wintourchristina riccinaomi wattstilda swintondonatella versace

Siccome al Costume Institute c’è in corso una mostra di orrendi accrocchi deformi, una specie di rilettura valeriomariniana del tradizionale abbigliamento supereroistico, mi sembrava d’aver letto che i festaioli dovevano indossare qualcosa che ricordasse quel mondo là dei fumetti, ma invece no, delusione, solo pochissime coraggiose hanno osato malvestitizzarsi in tema, e tutte allo stesso modo poi, che barba, appiccicandosierano siamesi attaccati per il cervello: il cervello è andato perduto nell'operazione di distacco a casaccio una stirello-stellina capitanamerica: stirello posteriore sopraculare per Christina Ricci (bustino storto e cinturone, integralmente pendantizzata sullo stucchevole abbinamento raso rosso tulle e chiffon rosa); stirello addominale per Naomi Watts (tunicone candeggina plissettato con ali copritette e sciarpona chilometrica); stirello medaglia al valore per Tilda Swinton (fodera impolverata del divano in perfetto stile babbiona del moige); e poi va be’ la nostra gigantesca inimitabile Donatella Versace, che non ha dovuto manco faticare ad appiccicarsi lo stirello-stellina, sono vent’anni che porta su ininterrottamente il costume integrale del supereroe italiano numero uno, il Bukowski di torbellamonaca, Franco Califano.

mary j bligefergieallegra versaceStella McCartneyvenus williams

In generale, mi pare che abbia furoreggiato il vestitone-fazzoletto fatto di un unico monocromatico chilometro quadrato di raso con spiegazzatura accroccata random: ce n’aveva uno Mary J. Blige, un coso nero annodato in vita con codone strascicoso (in più, giaciglio di paglia sul testone alla Simona Ventura e orecchinoni diamantosi a scimitarra); ce ne aveva uno Fergie, cupissimo fazzolettone monomanica con spermatina sulla spalla; e poi Allegra Versace, saccone lilla e golfino all’uncinetto sul petto anoressicamente concavo; anche la mediocrissima “papi da grande voglio fare la stilista” Stella McCartney (accompagnata da Kate Moss, con la quale fa a gara a chi c’ha la faccia ingrugnita più “london look” - leggi: scema viziatella annoiata), monofazzolettone ceruleo con spacco e fioccone amebico; e Venus Williams, classicissimo involucro cioccolatinesco marroncino-dorato (che pendantizza con la borsetta lingotto) e ciclopico megamantellone rosso toreador (ah, uh, forse una citazione kryptoniana?).

margherita missonimischa bartonmichelle trachtenbergkimora lee simmonscharlotte gainsbourg

Niente male nemmeno lo stile arlecchinesco di opposta concezione, brandelli di tessuto che non c’entrano nulla l’uno con l’altro combinati secondo uno schema ottenuto lanciando i dadi del risiko: a tal proposito s’è distinta un’altra mediocrissima “papi da grande voglio fare la valletta” (”amore mio sei alta un metro e venti, che ne dici piuttosto della stilista?”), Margherita Missoni, campanone a strisce marroncine raso/lustrinate con tendina mantovana sulle tette e collanone piatto mosaicato; e guardate Mischa Barton, firmata appunto dalla Missoni (che talento visionario, che follia pendontizzante!), gonna lunga corsa dei sacchi color biscotto plasmon, corpetto scagazzato bianco e nero con pseudopodi che colano schifidi verso il basso, due ammassi medusiformi fanghigliosi usati come spalline, e borsettina scrotale con braccialino di sicurezza; oppure Michelle Trachtenberg (chi è? boh), grezzissimo canottierone attillato sopra il tendone dorato che usa come gonna (ma sul serio è un tendone, davvero: ha pure usato il cordone intrecciato nappinato come cintura); e non perdetevi Kimora Lee Simmons col campionario per pennarelli, e Charlotte Gainsbourg vera fricchetton-chic io-sono-originale che se la redcarpettizza scalza tutta contenta coi sandali in mano.

david e victoria beckhamdavid beckham palpa victoriaashley olsenmary kate olsenle gemelle olsen e il loro accompagnatore originalone

Non potevano mancare i prezzemolini coniugi Beckham, Boccuccia Anale Victoria e Big Jim David, lui in smoking col farfallone gonfio ipertiroideo (è chiaramente di quelli pieni d’acqua simpatichetti che ti spruzzano), la mano elegantemente adagiata sul culo rinsecchito della moglie, lei coi capelli a banana in vestagliona da notte semitrasparente con ricami floreali sbriluccicanti e megaspacco frontale a pochi millimetri dall’area cinquantuno (leggi: pisella). E non potevano mancare le prezzemoline Gemelle Olsen: se Ashley c’ha una robetta nera piuttosto banale, con orridi oblò ovoidali sui fianchi, come sempre la migliore è Mary-Kate, che impersona il ruolo della smilza barbona senzatetto che è finita per sbaglio nel dietro le quinte di un circo e s’è fregata il tunicone e le scarpone numero cinquanta della donna colosso; e notate vi prego lo sconosciuto accompagnatore delle gemelle, che per farci il buffo originalone s’è appiccicato sul petto un foglio di carta con scritto “bang” - che insomma con quelle pantofoline perlinate, accidenti, suona alle mie orecchie come una felice premonizione.

gisele bundcheneva mendeseva longoriascarlett johanssonkatie holmes

Per concludere, non tralasciamo di riservare un pochetto di biasimo per Gisele Bundchen, col suo bustino di fasci intrecciati che le schiantano le tette dandogli una strana forma pagnottesca a sviluppo laterale; un pochetto di biasimo per Eva Mendes, peep-toe perlacee con inspiegabile plateau rosso e involucro oversize caramella per la gola già parzialmente scartato (basta tirare il pezzo di stoffa più chiaro); un pochetto per Eva Longoria, delirio di volant arricciolati; un pochetto per Scarlett Johansson, che povera disgraziata s’è messa nelle mani dei sovrani di Bburinolandia Dolce & Gabbana, e così ha rimediato un robo rigido strizzaseno (mai strizzaseno quanto quello dell’anno scorso) e un gonnellone multistrato di tulle vaporoso, tutta dorata ovunque epidermide compresa (dev’essersi spalmata qualche sostanza cancerogena che la fa luccicare tutta, o forse è semplicemente sudata, è il colorito che ti viene a traspirare Cristal); e poi alla fine soprattutto dedichiamo un ultimo speciale conato a Katie Holmes (insieme al marito rotondetto, azzimatissimo nella sua divisa bburina da testimone di nozze): è tutto il pomeriggio che mi ci scervello ma davvero non so come definire questo suo coso di plastica impermeabile (trucco spray in tinta) demenzialmente pendontizzato con le scarpine blu, proprio non saprei, mi ha messo ko.


Academy Awards 2008 - il Malvacarpet

Juno lo devo ancora vedere e non saprei dire, però intanto ho letto qualcosina in giro della sceneggiatrice Diablo Cody (che abbiamo già visto al festival de roma) e posso dire che a me, pure se le piace tanto stupire con questo suo accroccarsi coatto ultra-malvestito sul maculato teschietti un po’ zoccola punk-chic andante (ma, mi sembra, messo in atto con una lodevole dose di consapevole giocosa demenzialità), pure se questo premio oscar qui sicurissimo ce lo sentiremo rinfacciare alla nausea nelle prossime settimane da quella disgustosa spregevole mongolfiera pompata di idiota e primitiva ideologia catto-reazionaria di Giuliano Ferrara (alla faccia delle intenzioni dell’autrice - il che sarebbe anche ininfluente - alla faccia di ciò che davvero c’è nel racconto), pure se ieri c’aveva un mega palandranone animalier coi rinforzi diamantati il gioiellume turchese coordinato gli orecchini a triangolo pirateschi le pantofole e la manicure french funeraria, be’, devo dire che a me Diablo Cody sta molto simpatica e quindi sì sono contenta che ha vinto (ah, e sono contenta anche per Ratatouille - ma insomma era scontato no?).

Forse la cosa che prima di tutte salta all’occhio dell’oscar malvacarpet duemilaotto è il coso qua sopra di Jennifer Hudson, una specie di tunicone kleenex stretto sotto le tette da robusti tiranti di alligatore la cui responsabilità non poteva che essere del crocodile dundee numero uno al mondo Roberto Cavalli (presente al party post-premiazione di Elton John - non si smentisce mai - occhialetto da saldatore e collarino da sacerdote malvestito [1]). Faceva la sua bella malva-figura la statuina di zucchero per torte nuziali Anne Hathaway, cadavericamente esangue nel suo vestitone megastrascicato spruzzato di rose rosse; e a proposito di cadaveri non era male neanche Nicole Kidman, che per l’occasione ha scelto un indefinito coso nero di raso con la collanona pendagliata lampadariesca perfettamente identica davanti e didietro, così che può risparmiarsi la fatica di voltarsi con tutto il corpo - tu guarda i vantaggi dello zombismo - ruotando di centottantagradi soltanto la testolina botulino-formalinizzata.

Scoppiano invece di salute Cameron Diaz (che ha scelto un bel fazzolettone da ristorante stretto stretto in modo che dalla scollatura le spruzzi fuori della povera carne sofferente), Penelope Cruz (che già l’anno scorso c’aveva deliziato col riciclo della trippa; quest’anno tenta un ornamento ancora più eccentrico - altro che banale piumaggio alla Jessica Alba - una doppia fila di baffoni neri originali di zitellazze andaluse) e ancora Jennifer Garner (ricoperta da una colata di catrame, la borsetta parallelepipedica di vellutino per lo shangai e il ciondolo porta cellulare verde pisello: geniale) - mentre invece sempre sul fronte autoptico-cimiteriale, accidenti, quasi mi dimenticavo Tilda Swinton (un rettangolo oscuro e spezzato di pura malvagità, la vera regina cattiva delle malva-tenebre) e la deppiana Vanessa Paradis (che ha senza dubbio il vestito più schifido della serata, un coso storto frankensteiniano realizzato mettendo insieme pezzi a caso di altri vestitacci - la gonna a saccoccia, in particolare, si sono sbagliati e l’hanno montata al contrario) - a metà invece tra la vita e la morte l’androide Helen Mirren con le sue braccia bioniche (una nuova nanotecnologia che prevede la sostituzione dei circuiti in selenio con quelli in centrino da divano).

Lo so che è un bel colpaccio il filetto di platessa indossato dalla trionfante sirenetta Marion Cotillard (firmato Jean Paul Gaultier - collanina lunga con lo zircone e borsettina porta shangai anche per lei), certo che è un bel colpaccio, ma dai non può seriamente competere per il titolo di malvestita assoluta della serata che indiscutibilmente spetta alla moglie del petroliere Daniel Day Lewis, Rebecca Miller, che c’ha un tale assurdo disastro malvestito addosso - la gonna lunga trasparente damascata (sotto si intravede il pigiamone casalingo a pois), la giacchettina di velluto nero coi bottoni enormi floreali di plastica, le spalline infiocchettate e le scarpe appuntite zebra-vertiginose - l’oscar for the best malvestita of the malvacarpet duemilaotto non c’è niente da fare, goes to lei.

[1] responsabile tra l’altro del delirio monocromatico della scientologa travoltiana Kelly Preston
[2] certo che è straordinaria la Swinton, trova sempre qualcosa di nuovamente osceno da mettersi (mi segnalava Maria, qualche settimana fa, questo suo stupenderrimo completino ai Bafta Awards)


Grammy Awards 2008 - il Malvacarpet

Capisco la sincera emozione e la lacrimuccia per Amy Winehouse meritata stravincitrice finalmente (abbastanza) lucida che bacia commossa la mammina, niente barcollii né amnesie testuali né pesche magiche dalla cofana porta-coca, ma insomma quanto può durare - quanti nanosecondi ci vogliono perché il sorrisino gioioso si pieghi in una smorfia angosciosa di disperata disperazione - davanti all’Orrore Malvestito quello senza scampo dei mostri giapponesi creati dalle radiazioni nucleari che spuntano dall’oceano e si mettono a distruggere le città calpestando i grattacieli: e letteralmente è quello che m’aspetto comincino a fare da un giorno all’altro le due enormi monumentali pericolosissime colonne di carne informe e traballante (con la volgare bburinissima strillona avvitata sopra) che si sono esibite ieri per ben due volte ai Grammy, insieme alla sosia nera di Alda D’Eusanio cartastagnolata (interessante coppietta da paradosso gemellare: quella che è volata nella spazio e quella che è rimasta a terra, novanta anni dopo) e in solitaria con una specie di strano body lucertola-disco-night progettato dalla costumista di Valeria Marini ai tempi degli sculettamenti bagaglinari (ma questo dei giganti assassini in bella mostra è un vizio radioattivo di famiglia: guardate la sorellina Solange, qua - Beyoncé s’è messa il barbie-maniero-incantato).

paradosso dei gemelli 1paradosso dei gemelli 2beyoncè scociato-lucertolata

E comunque, be’, direi che non c’è dubbio il grammy malvacarpet di quest’anno è stato dominato dalla impareggiabile bburinità malvestita degli invitati neri: prendete questi due tizi (lui non so, lei è la regina di stile - ballo mimando le posizioni del kamasutra - già nota come Kelis), che scioccante ghetto-provocazione il cappellino con scritto Queens, il collanone con la N grossa e il Nigger ricamato d’oro che pendantizza il bodypainting sulle gambone; pensate sennò a Rihanna, che al preparty si è arrotolata in un copriteepee pocahontassiano integrale (notate il ditone che fa capolino gridando “Aiuto!”) e poi invece per la serata di ieri ha scelto un bizzarro caos multistrato di cartapesta tagliuzzata, e per il palco un coso di struzzo spennato più bustino sadomaso (e braccialetti in tema micro-bustinati); c’era anche Janet Jackson che è diventata entreneuse di un monastero shaolin, Alicia Keys con la saponetta, Dee Dee Bridgewaters e Lil’ Mama che accidenti vengono dritte dritte dall’iperuranio cavalliano, una che è atterrata sul malvacarpet col vestitozzo-deltaplano tigrato (wikipedia dice che nel novanta a sanremo ha cantato coi pooh - si spiega tutto), l’altra con lo strascichetto animalier e il collare canino (e il ditone anche lei, “Ehi! Aiuto!”); Kanye West che s’è buttato su questo stile tecnologico-neon-chic, una specie di versione afro-rappettona del tron guy; oppure infine sempre a proposito di apparizioni distruttivo-godzilliane, gli spaventosamente candidi dieci piani di tettone al marshmallow ricoperte da un ettaro quadrato di giaccona pellicciata, Aretha.

l'ho fottuta alla tenda di uno stronzo pellerossaballo le posizioni del kamasutra perché sono ghetto-nasty-negggrrrrasul malvacarpet in deltaplanodall'iperuranio cavallianoaretha omino di marshmallow

Gli altri così così, non proprio all’altezza, vediamo: Fergie si è comprata un coso viola coi fiorellini e la borsetta rubinata di grangala-bocciofila alla boutique per pensionate CarolaFescion qui dietro casa mia, Nelly Furtado orrida suppostona blu elettrico col giogo oraziano al collo l’asciugamanone di raso fasciante e la tintura mandarino marcio fatta con l’acqua ossigenata scaduta, Lindsay Lohan che è la confezione antropomorfa di una pasticca alla menta con verza ornamentale,

ashlee simpson bimbominkiadue malvestitini infanzia perduta che fanno gli hippoppari diggeila caramella alla menta senza mutandemi mette in evidenza la linea dei fianchicindy lauper fa courtney love

Ashlee Simpson bimbominkia classicissima con bombetta felpina a righe orizzontale e tshirt con trendy-cretinata stampata sopra (e a proposito: c’era anche quella cappellaia matta di Yoko Ono), la finto darkettona del gruppetto squallido banalmente nerissima-draculiana su pallore estremo, Brooke Hogan che è il solito fallimentare travestitone con la panzetta e la fonatura charlie’s angels, Cindy Lauper travestita dal cadavere di Courtney Love in formalina - e poi, sì, chiuderei con una ciliegina, toh, i due hippoppari infanzia perduta che non ho idea di chi siano (nove anni: si chiamano dj sara e dj ryusei, boh), poveretti.

aggiornamento: uh che cavolo! come ho potuto dimenticare Cher, con la maglia di ferro bucherellata la gonna paracadute e il faccione nuovo fatto col pongo - non è vera, è in stop-motion!


Festival der Cinema de Roma 2007 - il malvacarpet

monica bellucci festival del cinema inespressivo di romaE va be’ che ci volete fare, i film così così (a parte questo qua) e un sacco di gente minuscola che se la malvacarpettizza manco fossero gli oscar, gente che piuttosto si meriterebbe appena appena la sagra della polpetta, forse (che ne so, nel caso mengacci dia forfait). Tipo per esempio la Monica Bellucci - direi che è d’obbligo cominciare da lei - niente di eccezionale il vestitone nero con lampadario da collo, ok, ma la Bellucci rappresenta un malvestitismo d’altro genere, ben più profondo e scandaloso, direi di natura quasi biologica, che ha a che fare con questa sua insopportabile ambiguità: da una parte ciò che lei è, lampante, una attricetta bburina di infimo livello e una inespressività lichenica che appena proferisce verbo non ce la fai, chiudi gli occhi e pensi “energia, signor Spock!”, e da una parte invece la squallida legnosa messinscena dell’attrice impegnata e intelligente con gli occhialoni scuri e l’accento un po’ rrrotondo alla francese, schiva enigmatica ma suadente, quello cioè che Monica vorrebbe essere, poverina, mentre sotto sotto - neanche tanto, ché si vede benissimo - il cervellino avicolo sta sempre lì a gridarle “ahò so’ qua, guardateme ahò, ahò, guardateme come sto a inclina’ er collo e sto a fa’ i sorrisetti appena accennati da monnalisa, scicche no?, e così poi non me se vedono le rughe ahò, ieri m’hanno pure imparato una parola nuova, fondamentalmente, che dicheno nelle interviste fa un sacco scicche, amazza ahò, porco due”.

diavolita e il suo solito costume rosso rosanna cancellieri regina del pendont camilla morais sacco della spazzatura yvonne sciò in bianco

E poi tutta una marea infinita di vipparole scarse che non si sa bene perché e percome, una gran malinconia. Dalle tettone di Melita Toniolo, col suo tradizionale vestitino rosso scollacciato che altrimenti già è difficile riconoscerla (per fortuna ha avuto il buongusto di non mettersi quello sponsor-trasferellato Puerco Espin); al tragico mascherone di Rosanna Cancellieri, che si esibisce in una orrenda pendontizzazione da guinness malvestito (gonna viola lucida, giacca pelosa blu scuro e boa pelliccioso di cartone animato); alla valletta in raso nero fustone della spazzatura (notate infatti che si sta auto-buttando qualcosa in bocca) Camilla Morais, con la giacchina corta fatta tutta a ciuffetti di pelo che è una citazione èdile dei tetti d’ardesia; alla prezzemolina Yvonne Sciò, davvero molto convita nel ruolo della diva tiratissima, e non so bene io com’è che abbia impiegato il suo tempo negli ultimi dieci quindici anni, a parte voglio dire farsi menare da Naomi Campbell (ah, certo, nel sito dice che ha studiato i metodi Shasberg, Brook e Meisner - nella wiki, che secondo me s’è scritta da sola, alla fine dice, stupendo: “La Campbell ha dichiarato di essere arrabbiata con la Sciò poiché indossavano un vestito molto simile. La giustizia, tempo dopo, ha dato ragione a Yvonne Sciò”).

valeria marini festival del cinema salcicciaro di romaA Valeria Marini come sempre un paragrafetto tutto per lei, che se lo merita. Non so io chi è il responsabile delle cose che indossa la Marini, ma qualcuno deve pur fermarlo; bisogna andar là dalla Marini e dirle una volta per tutte, ehi, Marini, guarda che la super donnona dalle forme procaci burrose morbide e sensuali che credi di essere, be’, esiste solo nella tua delirante immaginazione - quello che vediamo noi altri è questo, il tronco mozzo appassito e sgraziato di una pianta grassa sporchettata dentro mini abitini indecenti dai quali spuntato coscioni enormi senza forma e quel faccione rotondo e gonfio che sembra una camera d’aria che sta lì lì per esplodere. Mamma mia. Per non dire del blu elettrico, accidenti, credevo fosse estinto io il blu elettrico (e il pellicciotto ascellare, che è il fratellino di quello della Cancellieri? mica male pure quello). E a proposito di pelliccia, è andata fortissimo al festival il pezzetto portatile di pelliccia, ce l’avevano un sacco di vips (ce l’aveva Valeriona, ce l’aveva Sharon Stone sul vestito lamè asfaltato, ce l’aveva pure Sofia Coppola, tutte impellicciate al galà dell’Amfar - stucchevole mondanata umanitarismo-wannabe).

E Asia Argento? Quanto gli vogliamo bene ad Asia Argento da uno a dieci? Cento! Eh (sospirone), che malvestita di prima categoria che è Asia Argento (al festival per l’ennesimo capolavoro del papà, La Terza Madre - il trailer promette bene: uno script pieno di dialoghi interessanti che ad Asia le calza a pennello). Adesso, siccome al suo infantile anticonformismo probbblematico aggressivo-darkettone (bei tempi quelli, appena sei mesi fa) non ci prestava attenzione più nessuno, e siccome che era così anticonformista e probbblematica e aggressiva-darkettona che a nessuno gli veniva più duro, Asia Argento ha deciso che è ora di piantarla e di mettere in piedi se le riesce un personaggio tutto nuovo, quello dell’artista rinata modesta e riflessiva, che ha alle spalle una vita di eccessi e follie ma che c’è passata sopra, è cresciuta, è più matura, più donna, basta slinguazzate coi rottweiler, la vecchia Asia trasgressiva sesso droga roccherolle “la disgusta”. E per ufficializzare il cambio di ruolo, cosa c’è di meglio se non una malvacarpettata col costumone da damigella d’onore (il pezzo sotto, se non sbaglio, è la tenda da campeggio in Gore Tex con zanzariera incorporata che c’ho pure io, utilissima!).

cate blanchett natalizia cate blanchett lucertolone spaziale asia agento è una ragazza seria

Cate Blanchett, che è stata un po’ l’attrazione femminile numero uno del festival, ha dimostrato pure lei un discreto quoziente di malvestitismo. Già al photocall pomeridiano ha dato del suo meglio, con questo abito azzurrino oscenamente rinsaccato sulle ginocchia e una svomitazzata di stelle filanti dorate sul davanti (c’era il sole e non si vedeva, ma si illuminano anche). E però è nel malvacarpet notturno che s’è sbizzarrita: un’armatura di raso nero provvista del reggitettine più imbruttente mai visto, degli inopportuni bozzi che le sporgevano ad altezza fianchi, spacchi distribuiti a casaccio sulla gonna ed un mentecattissimo strascico asimmetrico color verde guacamole che sembrava la coda di un lucertolone spaziale.

diablo cody cappello ergo sum diablo cody nonsense con leopardato diablo cody ironia trasgressiva sharon stone col pelliccione

Non male, ma la mia preferita resta Diablo Cody (ha un blog, questo), sceneggiatrice del vincitore Juno, ex-stripper, che se la sbulleggia alla grande facendosi fotografare in mille pose diverse, un sontuoso sfoggio di estrosità io-sono-originale: smalto nero (goth-underground), vestitini di pizzo bianco prima comunione con calze a rete puttanone (ironia-trasgression), improbabili pied-de-poule viola e neri con giaccone leopardato (nonsense-demenziality), immancabile cappello ergo sum e tatuaggioni di donnine nude scaricatore di porto style (scuola Amy Winehouse) in bella vista il giorno dell’incoronazione (ooooh, provocante!).

Una noterella finale per Sofia Loren, premio alla carriera come miglior donatrice ambulante di organi: il solito cespuglione posticcio di capelli cotonatissimi dal solito colore improbabile, il solito mezzo metro di ciglia finte da arancia meccanica, il solito vestitone nero luccicoso con la solita horror scollatura sulla pellaccia lampadata cascante e in decomposizione, quel solito rabbrividente occhieggiare delle tettozze rifatte di plasticaccia dura appropriate come può esserlo una pitturata di rossetto sulle labbra screpolate di una mummia. Smetta di soffrire al più presto, abbattetela.


Biennale di Venezia 2007 - il malvacarpet

Già che siamo in tema di malvacarpet, che dite, facciamoci pure il festival di Venezia. Non che questa edizione abbia offerto straordinari lampi di genio malvestito, un po’ tutto all’insegna della mediocrità; poveretti, c’hanno pur provato a dargli quel pizzico di rinnovato accattivante brio strizzatina d’occhio in più, ma mi sa che hanno scelto la direzione sbagliata: a sto punto, tra Ambra fata madrina e il leone d’oro alla carriera Tim Burton e miglior attore Brad Pitt (e che diavolo, sembra l’inserto cinema di Cioè), boh, potevano giocarsi l’asso e farne una puntata di TRL, bastava invitare i Tokyo Hotel per cantare alla serata di premiazione - sai che scacco matto a Veltroni.

ambra angiolini il nulla a veneziaDi Ambra Angiolini nello specifico non saprei che dire (il nulla ecc.), a parte il fatto che è uno di quei rarissimi esseri umani che sta male con qualsiasi cosa gli si veda addosso, dal taglio di capelli fino giù alla punta delle scarpe, persino la faccia che ha le sta male, incredibile, e con quel suo sguaiato spalancar di fauci ogni due per tre, mah, concediamoci appena un momento di puro orrore ammirando la completa insensatezza di questo bizzarro e osceno miscuglio eltonjohnniano che s’è messa per approdare in laguna, qua a destra (ah, mi dicono che la foto risale a sette anni fa: be’, meno male - facciamo che è un orrore retroattivo).

Keira Knightley, lei sì che è un caso interessante. Se ne frega dei cattivoni giornalisti che le danno dell’anoressica e si presenta con questo vestito lungo e bianco da prima comunione, paillettes pelosette e nastro di raso rosa in vita, spalle e parte alta del busto bene in vista. Magrina è magrina forte, eh, anoressica non saprei, di sicuro però ho scoperto che questa foto qui (ma pure questa qua), in cui la si vede paurosamente curva, gobbetta, con la schiena e il collo che quasi disegnano un arco di circonferenza, be’, se ci photoshoppo su la foto del faccione di una vecchiarda ultracentenaria, ma tu guarda che sorpresa, gli sta a pennello!

lady margareth a venezia……ma non è lady margareth, è keira knightley!

Fanny Ardant, reduce dalla baruffa versus Galan, decide per qualcosa di basso profilo e sceglie questa pratica informità doppio strato con zanzariera incorporata (non è una battuta, guardate in alto a destra, c’è rimasta intrappolata una falena), e nel caso gli si dovesse presentare qualche scagnozzo del governatore, a scopo difesa, s’è munita di una Bat-Cintura superaccessoriata come quelle che usava Adam West, dove dentro c’è di tutto, anche lo spray anti-forzisti.

fanny ardant a venezia valeria marini a venezia la borraccia di valeria marini a venezia marina ripa di meana a venezia

Piccola parentesi dedicata a due immancabili mostri da malvacarpet: c’è la baleniera Valeria Marini, eternamente di classe, faccione gonfio e sfatto più che mai, inguainata come suo solito in un budello XXL per salciccie (rosa metallizzato), con il bracciale da schiava tempestato di strass sul braccio sinistro (e il trasferello da battesimo sul bicipite? che classe), french chilometrica alla Carmela Soprano e una splendida fantasticissima borraccia da passeggio (immagino ci sia dentro un mezzo litro di Chanel numero 5 - quindi praticamente un porta pigiama); e poi c’è quell’ammasso di rughe incartapecorite e parrucca altrimenti noto come Marina Ripa di Meana che va be’, non c’è poi molto da commentare, questa è una che c’ha alle spalle una tale infinita storia di ridicoli tentativi d’apparire eccentrica originale e interessante che, dai, beccatevi la foto e via.

daryl hannah a venezia tilda swinton a venezia kierston wareing a venezia una groupie di bon jovi a venezia

E Daryl Hannah: accidenti, che le è capitato? Forse è in dolce attesa, non so, fatto sta che s’è allargata strepitosamente, e quel mega gonnone più canottierona da cavaliere templare non è che le doni granché. Tilda Swinton invece, per qualche ragione, è regredita ai tempi in cui faceva Orlando, i capelli, il pallore, persino la blusetta coi manicotti ad elio non sfigurerebbe sulle rive del Tamigi gelato. Ah e poi c’è la solita Extreme Malvestita del caso, una certa Kierston Wareing, che per farsi notare s’è travestita da groupie di Bon Jovi (come ce n’erano vent’anni fa): capello cotonato, jeans attillatissimi ricamati e giacchetta corta con strambe decorazioni sporgenti (c’ha pure un alettone addominale, mistero), e poi guardate che abilità, sprovvista di tronchetti, ha rimediato indossando dei fantasmini neri sotto le decolletés nere (”e se mi tana qualcuno pazienza, la faccio passare per una botta di ispirata creatività”) - un po’ un incrocio tra Lory del Santo e Kylie Minogue.

johnny depp a venezia heat ledger a venezia una bambina inquietante a venezia

Tra i malvamaschi, uhm, sembra spopolare l’abbinamento con giacca bianca da cameriere, che va forte su Brad Pitt ma non solo, anche su Johnny Depp (che, ovviamente, personalizza il tutto grazie ad una manciata di anellazzi da cardinale massone); c’è Heat Ledger che è felicissimo d’aver messo insieme una roba (pure i wayfarer rossi, wow, che originale!) che possa far pensare “va là che simpatico folle quello, come si chiama!”, e infine sì, chiuderei con la nostra Santa Madre Immacolata Sempre Vergine Signora del Malvesitisimo (sempre sia lodata), Angelina Jolie, niente da segnalare sul malvacarpet veneziano, menzione d’onore tuttavia per la borsetta coordinata tra lei e la figlioccia - non c’entra niente lo so, ma ci tenevo a dirlo: vanno educate così, da piccoline.


MTV Video Music Awards 2007 - il malvacarpet

Io stanotte ho fatto come quei tifosi scalmanati che quando c’è una partita di coppa intercontinentale dall’altra parte del mondo rimangono svegli tutta la notte per guardarsela in diretta, col tazzone di caffé nerissimo e gli sbadigli grandi così. Lo spettacolo di stanotte altro che intercontinentale, si annunciava una cosa mozzafiato, senza precedenti, che in confronto la sciarpa di pitonazzo e la slinguazzata lesbo sono caccoline, signore e signori, il ritorno sulle scene di Britney Spears.

Ecco, appunto, insomma, l’avete visto pure voi, no?, e se non l’avete visto guardatevelo ora qui di lato. Che dire: uno spreco, un’occasione perduta, una delusione cocentissima. Per un momento quasi quasi ho pensato d’essermi seduta sul telecomando e d’aver messo su una qualche replica d’avanspettacolo: ma che cos’è, una spintarella, è Beato tra le donne, è lo stacchetto di Beato tra le donne, giusto? Che roba è? Chi è questo buffo salcicciotto che si dimena goffamente, col broncio scocciato e la panzetta, la parruccaccia unta e l’atteggiamento molle tra l’ebetudine e la totale incoscienza? E’ forse una concorrente molto disinibita del Karaoke di Fiorello, uh?

beyonce cotechiniNeanche a dire che il malvacarpet abbia offerto tanti e tali esempi di malvestitismo da ripagarci in parte del profondo senso di scoramento. Qualcosina c’era, sì, e forse il contributo più notevole è questo qui di Lil’ Mama (chi? Lil chi? boh, è una il cui unico merito pare stia nel solito tritissimo rappeggìo remix su base pop, “Aho, so Litte Mama, sto a reppà su Avrì Lavigne, aho”): applica da vera professionista la tecnica del Extreme Malvestitism altrimenti nota nell’ambiente come Sennò Non Mi Si Caga Nessuno, sempre efficacissima per scongiurare l’effetto “E quella chi è? E che ha fatto? Io non la fotografo, mi consuma memoria”; ha deciso così di puntare a livelli di assoluta demenzialità, travestendosi da Baby Bratz (ma no, gli si fa un torto alle Bratz, c’hanno dei vestitini con un minimo di gusto e coerenza in più), con quel ciuccio là, guardatela, è una trovata di cui va fierissima (anche la cuffietta da neonato, diciamolo, è un colpo di genio di fronte al quale è difficile rimanere indifferenti).

beyoncé cotechiniUn intero paragrafetto se lo merita Beyoncé, o meglio, se lo meritano i suoi gamboni informi e cotechineschi, o meglio, se lo merita la sua indefessa convinzione d’averci delle gambe meravigliose yum yum che non vediamo l’ora di ammirarle sempre e comunque. Mister consulente d’immagine stavolta c’aveva pure provato a metterci una pezza, appioppandole un vestitone che le occultasse per benino gli zamponi: non c’è da sbagliarsi, il lembo destro della gonna si sovrappone di parecchio a quello sinistro (a occhio e croce c’è quasi un intero doppio strato, sul davanti), l’apertura non era pensata per funzionare da spacco. E, be’, niente da fare. Beyoncé tenta di aprirsi un varco prima con la cavigliona, discretamente, e poi senza più alcuno scrupolo, zac, tira a lato tutto il siparione con la mano e parte di ginocchiata. Non vorrei sembrarvi provinciale, ma direi che questa qui soffre di una sindrome alla Valeria Marini (vale a dire: ho il pezzo di sotto di un brontosauro con la ritenzione idrica ma m’atteggio come fossi per davvero la perfettissima topmodel che si vede nelle foto e nei video - non è vero che sono ritoccati, maligni).

hayden panettiere vma 2007Hayden Panettiere, la conoscete Hayden Panettiere? Ma sì, quella che fa la cheerleader invulnerabile di Heroes. Ogni volta che la vedo provo un misto di gioia e tristezza assieme: gioia perché finalmente sappiamo che uno almeno di quei teneri Oompa-Loompa ha fatto carriera (che abbia cambiato sesso non mi pare poi così rilevante); tristezza perché penso a quanto ogni volta debba impegnarsi poverina per darsi un’aria sopra il metro e venti (non solo tacchi, dico, ma tutto il resto del repertorio, per proporzionalizzarle capoccione, braccette e gambotte, allo scopo di trasformarla nella barbie alta e longilinea dei suoi sogni).

E a proposito, non solo Hayden, ma anche Paris Hilton (un classico della bburinaggine over cinquanta, il tubino leopardato - e per consolidare lo stile “cinquantenne in uscita con le amiche del circolo di aromaterapia”, toh, si è cotonata i capelli a casco) e anche Rihanna (in rosa evidenziatore lungo e strisciata di sputazzo sui capelli liscissimi), tutte in abitini attillati, stretti e fascianti. Sarà una coincidenza oppure, mah, possibile che il mosciume abbia fatto storia, di già?

paris hilton vma2007 rihanna vma2007 christina aguilera vma2007 nelly furtado vma2007

Ah certo, qui sopra tra le foto le avrete riconosciute ci sono Christina Aguilera (ci sarebbe da chiedersi quanto a lungo ancora vorrà sfoggiare questi barocchi arricciamenti da vamp dei tempi che furono, mentre invece no, per il trucco dato su con la cazzuola, quello no, temo non ci sia speranza) e Nelly Furtado (che bello il suo nuovo colore di capelli, sembra fatto con una di quelle tinte che sponsorizza la chris brown vma 2007Ferilli in tivvì, mia zia ce ne ha una uguale, di quelle che dopo un po’ virano sul verdognolo - e poi c’ha il pigiamone in raso nero, bello largo e con le mani in tasca, adattissimo ad una come lei che è tra le icone internazionali della paranoia da culone - oltre a venti chili di braccialettume di vario genere, adesso che se la sghenga coi rapper, yo, come farne a meno); ma vorrei porre infine la vostra attenzione su questo omino qui a destra, si chiama Chris Brown e non ho idea di cosa sia e perché, ma secondo me è un bluff, tipo il protagonista di Soul Man, in verità è un coattello brianzolo che s’è scurito apposta, mi pare ovvio, i segni distintivi ci sono tutti: e se non vi basta la felpa di lamè con la scritta pettorale “Italia”, direi la cintura da adolescentello in uscita pomeridiana, col logo Gucci e il portafogli Louis Vuitton che spunta dal taschino, be’, non lasciano proprio dubbi. E se volete restarvene a bocca aperta, niente di più facile, beccatevi la suprema malvestitissima pendantizzazione tra il cognome del tipo, appunto, e il ciondolino di Charlie Brown, che rimanga scolpita per sempre negli annali.


Mtv Movie Awards 2007 - il malvacarpet
 

A dire la verità il malvacarpet degli Mtv Movie Awards 2007 impallidisce e quasi non ci sarebbe da spenderci una parola una, se paragonato al momento di grandissimo spettacolo offertoci dall’introduzione di Sarah Silverman, che ridicolizza spietatamente Paris Hilton e la sua - come dire - selvaggia propensione alla copula (il video è qui a lato; e per chi non ci capisce niente, più o meno: ho sentito dire che per farla sentire a suo agio, in prigione, le guardie dipingeranno le sbarre perché sembrino dei peni, ma è sbagliato, ho paura che ci si rompa i denti su quei cosi). E meglio ancora della battuta, be’, il meglio del meglio è la faccia della povera Paris (corta corta e ripiena di tulle frappettate e vaporose - foto), c’è pure chi ha messo vicine le versioni prima e dopo, così che possiamo assistere pieni di meraviglia alla transizione emozionale attraverso il contorcimento delle componenti mimiche (ma una roba che se la vedeva Darwin riscriveva daccapo The Expression of Emotions in Man and Animals), il sorrisetto ipocrita incrinato e poi devastato da un eccesso improvviso e incontrollato di bile: che momento.

Ma veniamo al malvacarpet quello vero, lo so che non ve ne frega niente ma giusto un paio di paragrafetti velocissimi. La mia preferita è Amy Winehouse, deliziosa con questa sua caratteristica cofanona da manichino femminile umano posseduto da un extraterrestre capoccione cattivissimo (sì, se ve lo state chiedendo, la signorina Carlo era un ultracorpo pure lei, sì): e guardate come le calza a pennello l’acchittamento da divetta punk decadente trasgressiva io bevo il wiskey con la cannuccia me trucco male e a volte so’ mezza lesbica, coi tatuaggi (uuuh! una con le tette di fuori come i marinai cafoni!) e il vestitino orrendo che strizza e spinge in basso le tettine.

Di Victoria Ambulanza Beckham, che dire, stava in bikini (fucsia, e certo, così risalta l’abbronzatura, vecchia volpe!) e, indecisa fino all’ultimo, ha optato per il sobrissimo tappetino della doccia di casa sua (il gabinetto della quale, del resto, è tutto d’un sobrissimo zebrato).
E parliamo di Cameron Ho la faccia che sta diventando una pizza Diaz, poveretta, che desidera a tutti i costi mettere in mostra più e più centimetri del suo (ormai unico) pezzo forte, le gambe, anche a scapito del vestitino nero (a pois neri? a pois neri), che a forza di tirarselo su e ancora su per scoprire la coscia, ha formato un osceno rimborsone canguresco sulla pancia.
Ma possono forse le suddette competere con Rihanna in versione Crepax? E’ stupenda, malvestita in scena - sadomaso reggiseno e minigonna scampanata in pelle lucida, in perfetto stile Valentina (e vi prego notate l’ombrellino rosa) - malvestita sul tappeto rosso (anche qui), con una strana cosa chilometricamente strascicosa degna della sposa del più coatto boss partenopeo, ma con una strana texture a righine orizzontali e verticali incrociate grigio-bianche topo (una specie di sfida, forse, “vuoi guardarmi, be’, rischia pure lo strabismo”).

Poi ci sono quelle che mica solo per strada in Italia tra le malva-comuni mortali, anche a noi altre famose Hollywoodiane ci piacciono gli stessi malvestitismi, tipo il raso, ‘na cifra.
Ad esempio un trittico di divette minori, Arielle Kebell e Heidi Montag, Megan Fox, ma persino una vim d’origine controllata come Jessica Alba.
Arielle Kebell - chiunque ella sia - pare una ragazzetta ridanciana sguaiata e burinella alla festa dei diciotto anni, che per la grande occasione s’è comprata la prima cosa trendy (moscia) epperò elegante (in raso) che ha trovato al grande magazzino nel settore tovaglie informi raggrumate sul davanti (senza una spallina, optional, che attizzi molto di più e ti viene pure a costare meno).
Heidi Montag - boh - in posa statuaria con il fidanzato mascellone di plastica, appena scongelato, non dev’essersi sforzata granché per trafugare dalla camera da letto della mammina una sexy vestaglia, senza poi aggiungere né toglierci nulla (e meno male che non si è portata le ciabattine col pelouche).
Mentre questa geniale sconosciuta Megan Fox, insieme al decisivo contributo di Jessica Alba, ci offre un saggio da manuale delle peggiori tendenze malvestite oggi in voga: non è sublime, il raso rosa che unisce spiegazzata amorfità cascante, bizzarri volant che no, non è il vento a tenerli così, mi sa che son proprio fatti apposta (ma è un mistero come quello della bandiera sulla luna!), rimborsatura posteriore e vista panoramica sul tatuaggio ascellare, sublime sì, almeno quanto il cascante saccone rosso della Alba, che sembra il pannolone di un neonato gigante (c’è dietro lo spinotto per attaccarlo alla bombola dell’elio, si gonfia e ci si può volar via).
Pannolone, raso, amorfità, cascanza: c’è tutto.


Cannes 2007 - il malvacarpet

bai ling ha fatto la zoccola pure con jack shepardUn post tutto intero per celebrare la malvademenza di questa attricetta cinese che si chiama Bai Ling: uhm, ci ho pensato un pochino ma poi ho deciso che no, una che raggiunge certe inaccessibili vette di malvestitismo al solo fine di farsi notare (ah, sacrilegio, solo un hobbit dal cuore puro!), no, non si merita un post tutto per sé, al massimo un paragrafetto e una foto, ok.
Sta di fatto però (oh, bisogna ammetterlo) che è una che ha capito tutto, questa Bai Ling: la tetta che salta fuori per sbaglio (per sbaglio!), lo stereotipo pruriginoso ed esibizionista del mantellone (transilvano) con sotto la sola biancheria intima, gli scaldapolpacci mosci di velluto che sembrano i moon boot dello yeti - strabuzzate bene gli occhi, che questa Bai Ling potrebbe scrivere un manuale bestseller per vipparole scarse da malvacarpet, è un genio (1, 2, 3).

Non che ce ne fossero alla sua altezza, per carità, ma molte delle vim semisconosciute che popolavano Cannes hanno saggiamente tentato la stessa strada: eccesso demente di malvestitismo –> qualche foto in più. Guardate ad esempio Sara Forestier (chi è? boh, un’attrice), che con la scusa di sostenere Amnesty International combina insieme la posa dell’attivismo impegnato (fighissimo!) e un vestitino decorato di pistoline ad acqua tipo albero di natale. Oppure Firmine Richard, che ha ficcato un lenzuolo in lavatrice con i calzini colorati del marito; Vahina Giocante, che stoicamente ruota e ruota a rischio vomito perché sia evidente la coltissima citazione vestiaria dell’elicottero leonardesco; o Zhang Ziyi, non me la sottovalutate, una qualunque cameriera da crociera che ha rubato una gonna del piffero e si è intrufolata fraudolentemente sul malvacarpet; oppure ancora, per la seria l’Angolo delle strappone (aka “guardatemi! guardatemi! ho le tette rifatte durissime!”), ci sono Caprice Bourret, con un vestito di piume con fasce (s)copri bombe, e soprattutto Hofit Golan, che si mimetizza perfettamente col tappeto rosso e vuole incuriosire il pubblico sollevando l’inquietante dilemma: che fine hanno fatto i miei capezzoli?

Ci sono, è vero, i casi patetici di chi non è manco capace di indossare i vestiti nel verso giusto, come Jasmine Trinca, che si è messa la giacchina al contrario, oppure anche la mogliettina del nostro erede al trono, Clotilde Courau, che c’ha la collana pendula sulla schiena (ah be’ ma certo, per sfoggiare il gioiellume persino nella posa classica delle fotografie da malvacarpet, quella di culo col collo alla Linda Blair).

eva green è la moglie di frankensteinCi sono lampi accecanti di follia malvestita, sì, grazie per esempio al taglio da horror classic di Eva Green, palesemente ispirato alla mostra di James Whale; e in quanto a taglio di capelli, tié, beccatevi pure i capelli infernali e come se non bastasse il completino di carta pasquale firmato Tilda Swinton (qui); e però, noto con una punta di delusione, tra essi creature superiori furoreggiano a volte le stesse proletarie tendenze che ritraggo qua sul blog, indosso a comunissime malvestite da strada. E’ il caso dei malva-concetti di mosciume e cascanza, spesso e volentieri applicati ad amorfi abomini in raso: ed ecco a voi Haifa Wehbe (chi è? una specie di lorella cuccarini libanese, modella, attrice, cantante, boh) ed il suo grumo cacca spiegazzato, ecco Aissa Maiga (chi è? non ho la forza di guglare) con il suo grumo blu spiegazzato (che brava, l’ha pandantizzato con l’ombretto).

Ah, i grandi vecchi, che tristezza: c’è Bono ormai avvizzito al punto da sembrare Lucio Dalla (vedere per credere), c’è Sharon Stone che se ne frega della cellulite sul barcone di Roberto Cavalli (che, invece, non se ne frega per niente della propria panzetta, e per stare in apnea col petto in fuori il tempo di uno scatto gli sarà venuto un enfisema), c’è Mickey Rourke che se continua così, be’, per Sin City 2 non avrà bisogno di make up.

Chi ho dimenticato, vediamo: quella del pompino (lo dico sempre, lo so, ma per me quello è, citatemi qualcosa di suo che sia altrettanto degno), Chloe Sevigny, con la camicetta della prima comunione e le maniche a sbuffo, il plissè sul davanti e i volant sul collo, che bella bambina, ma c’ha abbinato una minigonna vertiginosa e una cintura con fibbiazza dorata col bassorilievo di uno scorpione, cattivissima; Dita Von Teese, con zanzariera color carne; Nicole Kid, pardon, volevo dire Kylie Minogue, un sacchetto nero orrendamente velato su pancia e fianchi, inserti in pelle e una inspiegabile e scomodissima cinturina che la stringe sulle cosce (forse reduce dalla corsa coi sacchi?).

telefono maddoxInfine, la malvestita il cui atterraggio aspettavo con più ansia, Angelina Jolie, troppo troppo sobria, noiosissima - buuuu! - ci ha lasciato tutti con l’amaro in bocca. Niente di eccezionale dunque, tranne una cosa, quando è comparsa ieri sera sulla croisette e salutava i fans con il braccino scheletrico e ipervenoso alzato per aria: migliaia di ufologi ovunque nel mondo sono saltati sulla sedia. E’ terrestre? Sul serio? Sicuri? E a proposito, nell’incertezza, si potrebbe mica mettere in guardia questa signora qua, poveretta, che la Jolie le sta guardando il marmocchio con un aria forse un tantino troppo interessata.


Asia Argento, Cannes 2007 (malvantipasto)

Prima del doveroso post che, a fine kermesse, raccoglierà gli orrori da malvacarpet del festival di Cannes, ho pensato che sarebbe giusto dedicare un piccolo spazio a lei, tutto suo, alla regina italiana della croisette, Asia “Roooar” Argento.

asia argento vole magnasse er monnoIo trovo che, tutto sommato, Asia Argento sia una malvestita molto interessante: fonde in sé elementi che appartengono alle più svariate categorie malvestite. L’io sono originalità, ovviamente, spicca e contagia tutto il resto. Perché lei - ahò - ci tiene tanto e non perde mai occasione per farci sapere che non è una coattella romana (figlia di papà) qualsiasi, ma che lei dentro c’ha tutto un monno de robba e de emozioni da esprime’ che non lo sa manco lei bene che robba è, ma è una cifra ahò, che nel mio primo firm che ho scritto ce sto addirittura io all’inizio che me faccio incula’ da er negro (da er negro! capito, non da uno qualsiasi, da er negro!) e me so’ fatta pure er tatuaggio de er angelo sulla patata e c’ho er fidanzato che fa er musicista che canta le canzoni cor posacenere sur pianoforte e ci ha le unghie pitturate de nero (e se nun ve basta c’ho anche la figlia che je ho dato er nome der cazzo come fanno le rocchestar), roooar.

Ma se qualche anno fa era così del tutto enfaticamente immersa nel personaggio, qualcuno deve averle fatto notare che dopo un po’, magari, stufa un tantino. O forse è stato lo shock d’aver scoperto che il suo migliore amico ammerigano in realtà era uno che la stava a pija pel culo da dieci anni. E così oggi Asia Argento ha deciso di riciclarsi in questa veste che, immagino, considera più adulta, più matura, meno darkettona e meno prostituta di periferia che non può permettersi di sistemare gli sbreghi sulle calze a rete. E - udite udite - sta persino imparando le basi di quella tecnica, rinomatissima, che serve a far finta di non essere quello che si è per davvero, dei vuoti a perdere: e così ce la ritroviamo che ride e scherza e buffoneggia in giro come una cretina. Eeeeeh, ma quali oscuri abissi vuoi furbescamente nasconderci dietro quel sorriso da idiota, Asia, eeeeh, ne intuiamo la profondità.

asia argento si fa magnare da stefania roccaAmmirate il repertorio di idiozia estrema messo in atto sul malvacarpet di Cannes. Si va dagli sguardi (ironicamente! ah sublime ironia!) incazzosi (uno, due, tre), perché appunto ormai “nun me pijo più sur serio”, ai comportamenti da bambina monella e zoccoletta (ma sempre con ironia! ahò, so’ davero na persona mijore da quanno io e er mio boyfriend ce semo imparati a memoria tutta er divina commeddia, semo troppo avanti pure ner curtura!), da ragazzaccia di strada che si permette di tutto perché lei l’unica etichetta che conosce è quella dei vestiti (uno, due), ai comportamenti da vera trasgressiva (la pernacchia come Alvaro Vitali, anvedi!), che ve faccio vedere io er prossimo firme altro che er rottevaile, faccio sesso orale con una cavia peruviana (anzi no, troppo poco minacciosa, con una zanzara tigre! roooar), ma so’ sempre pronta a damme in pasto ai fotografi come una vera diva (tiè), fierissima di aver appena concluso la seduta dall’estetista.


Costume Institute Gala 2007, il Malvacarpet

Leggo che questa serata di beneficenza che si è tenuta ieri al Metropolitan Museum of Art di Nuova York, la cinquantanovesima edizione dell’ultra famoso Costume Institute Gala, sarebbe il più importante esclusivo e attesissimo evento fashion - alta società - sono un vero vip dell’anno (contributo minimo: seimilacinquecento dollari). Non a caso è firmato e sponsorizzato dalla guru modaiola Anna Wintour, la letterariamente crudelissima capoccia del Vogue statunitense. Non a caso è luogo di orrendi ed efferati crimini malvestiti.

anna wintour al gala del costume institute
miuccia prada al gala del costume institute
lapo elkann al gala del costume institute
jessica simpson al gala del costume institute

E cominciamo proprio dalla madrina della serata, la Wintour, che ci riserva un fantastico abitino di pelle nera lucida e inserti di pitonatura argentata, con spalline da fanteria dello spazio e frange da tappetino per il bagno (non che gli anni scorsi sia stata avara di malvestitismo). Tra gli ospiti, tre italiani di gran lusso: il nostro amatissimo Lapo Elkann, che dimostra il suo proverbiale cattivo gusto con uno smoking doppiopetto di colore e taglio improbabilissimi (è spiegazzato, gli sta stretto, i revers troppo grossi, che orrore), enorme criniera leonesca pettinata alla meno peggio (sì, sei un tipo eccentrico Lapo, la tua vita non è inutile), occhio allucinato e babbucce di velluto senza calzini (collo del piede depilato, of course) che sono un po’, diciamocelo, il suo marchio di fabbrica; Miuccia Prada che crede di trovarsi ad un revival over sessanta del carnevale di Rio, per cui indossa una gonna tutta sbrindellata uscita dal trita documenti del suo ufficio, le striscioline di carta colorate con l’evidenziatore arancione (Miuccia, ti si vede la sottoveste bianca); e Roberto Cavalli, con quella sua facciona bitorzoluta da vecchia rifatta, che si esibisce in bacetti e smancerie con la prorompente dea della menomazione intellettiva Cessica Simpson (tettone rifatte, capelli nuovi e mood da zoccolona), uno spettacolo che ha qualcosa di perversamente ributtante.

mary-kate olsen al gala del costume institute
kirsten dunst al gala del costume institute
lucy liu al gala del costume institute
cate blanchett al gala del costume institute

Se Mary-Kate Olsen indossa un goticissimo vestito di pelliccia ottenuto scuoiando uno Wookiee, con la cinturona borchiata degna di Skeletor, al contrario la sorellina Ashley si presenta più sobriamente, in bianco (trascuriamo il cinturone ortopedico: un vizio di famiglia); se lo stile anni venti riecheggia vagamente nella acconciatura con fermacapelli floreale di Kirsten Dunst, per il resto coperta da un immenso pezzo di stoffa da esposizione (quattro metri quadri) tenuto su con lo scotch insieme ad un massa informe e funerea di tulle (che pendantizza col fiorellone), l’abito lungo di Lucy Liu parte bene e, vista a mezzo busto, può anche passare: sotto al ginocchio si apre però in un delirio strascicoso di decorazioni in carta crespa (carta crepe, come vi pare, quella che si usa per i pacchi regalo) che spero sia stato calpestato e distrutto due minuti dopo la fine del red carpet. Lo stile zombie-anoressico quasi-morte è rappresentato in tutto il suo orrido splendore dalla gracilissima Cate Blanchett, il vestitino dorato che ne rende l’incarnato pallidissimo ancora più smorto e autoptico, scoprendo braccia e collo, e la pettinatura alta e raccolta che esalta l’aspetto egonschieliano del volto scavato.

charlotte gainsbourg al gala del costume institute
elizabeth banks al gala del costume institute
naomi campbell al gala del costume institute
scarlett johansson al gala del costume institute

E se queste qua vi son sembrate malvestite, be’, non perdete Charlotte Gainsbourg, che senza alcun pudore si presenta in un folle collage di robe che sembrano acconciate da una bambina ubriaca che gioca con i tessuti di scarto della nonna (ok, vi svelo l’arcano: la figlioletta della Gainsbourg fa la stilista per Balenciaga), e non distogliete lo sguardo dalle scarpe - le avete riconosciute? - ebbene sì, sono quelle che usava il piccolo Forrest Gump quando ancora soffriva di problemi alle gambine: ah Charlotte, tu sì che sai come commuoverci (*sniff*). Oppure, vediamo, c’è Elizabeth Banks, la segretaria di J. Jonah Jameson, che si sarebbe pure messa una cosina neanche troppo malvestita, non fosse che qualcuno deve averle incollato per scherzo un mazzolino di rose sulla cintura, e lei distratta ancora non se n’è accorta (ehi, ma le rose sono verdi bianco rosse, la bandiera italiana! vuoi vedere che è stato quella toscanaccia burlona di Cavalli?). Ci sta pure una rappresentate del sindacato ammerigano spazzine nere, che democratici questi del Costume Institute! e però i soldi per vestirsi bene la spazzina non ce l’aveva e così gli hanno dato da mettersi una versione sorpassata, con la gonna mini e il pelo tosato, dell’abito della Mary-Kate Olsen. Povera spazzina. Meno male invece che è allegrissima la meravigliosa Scarlett Johansson, nonostante il vestitino ornato di una strisciolina di schifezzuole dorate che formano il simbolo del dollaro sotto il decoltè, le tette orrendamente strizzate, la gonnellina larga di cartone spiegazzato e l’incomprensibile abbinamento con quelle calze a rete, nere. E’ troppo bella e vuole sminuirsi, è timida.