Prendete un film porno di quelli low cost in costume e toglieteci le scopate, le nudità, i dialogacci osceni e i grevissimi doppi sensi e tutto ciò che c’è di minimamente esplicito, laido e pruriginoso; lasciateci dentro soltanto quei noiosi interludi di maniera che fanno da pretesto narrativo tra una scopata e l’altra, prendete questi interludi e metteteli assieme, stiracchiateli a più non posso - per un totale di tre/quattro ore di interludi stiracchiati - e mantenetene però inalterate la concentratissima sempliciotteria, la rozzezza, la povertà amatoriale della scrittura e della messinscena; lasciateci dentro le battute raffazzonate che parodiano un linguaggio vetustamente aulico, lasciateci dentro la dozzina scarsa di comparse mascherate che si dimenano e fanno su e giù per interpretare le folle di migliaia di persone, lasciateci dentro i due carretti sghembi coi vecchi ronzini zoppi che fanno la parte delle imponenti carrozze regali, lasciateci dentro i fari del calcetto che illuminano le notturne e gli attorucoli dilettanti coi baffi a manubrio incollati malamente che gli penzolano tutti storti; ecco, non rimane che aggiungerci undici milioni di euro per la tombola della troupe alla fine delle riprese e la fiction RAI è fatta: Sissi risorge.
È tutto così brutto e scadente, ha tutto un sapore così micragnoso posticcio e cialtrone, la somiglianza con quel tipico accattonaggio pornografico è così perfetta che a un certo punto l’illusione finisce per sopraffarti, c’hai le traveggole, e quando Sissi pallidissima, timidina, entra in camera da letto per consumare la prima notte di nozze e c’è lui, l’imperatore bellimbusto, ritto sull’attenti, con le medagliette di latta e la divisa inamidata, azzimato di tutto punto, che la accoglie eccitatissimo sfilandosi via con gesto enfatico lo spadone di rappresentanza (che scurrili banalità metaforiche questi pornazzi da quattro soldi) non puoi che pensare - timidina verginella e maschio predatore: combinazione fatale - è sicuramente il momento anal

e invece no è stato un abbaglio - nella fiction televisiva va così: la povera Sissi è impaurita, fredda e incerta, gli dice “no aspetta amore mio io non so, non me la sento” e lui allora si ritrae gentile e comprensivo e carezzandola le dice “ma certo bambina mia, capisco, in fondo sei così giovane, è la tua prima volta, capisco benissimo” e allora lei sollevata gli dice “piuttosto andiamo a fare una passeggiata nel parco” anche perché “a me piacerebbe una cosa un po’ più intima, e sai con tutta questa gente - gli dice, e con la testa accenna alla stanza di là, dove ci sono le damigelle e le tipe di compagnia e l’arciduchessa che fanno le cheerleader dell’amplesso - io mi intimidisco a farlo in questo modo poco intimo”, gli dice Sissi - ed esibisce la faccia numero uno del suo repertorio (due facce in tutto: faccia cogli occhi appallati e faccia cogli occhi socchiusi - v. sotto), la faccia numero uno è quella di Sissi ragazzina ingenua sperduta - occhioni appallati che esplodono nello sbalordimento dell’idiozia,

- e l’imperatore Franz allora intenerito dagli occhioni appallati della ragazzina ingenua le concede “nessun problema piccolina, andiamo a fare la passeggiata nel parco, dài, andiamo” e allora si prendono per mano e sorridendo felici se ne escono - le cheerleader dell’amplesso scandalizzate emanano violentissima disapprovazione - e allora ecco i due piccioncini che saltellano infantili nel parco, non fanno neppure venti metri sotto i riflettori sparati (luce bianchissima, ombre da stadio) che si ficcano sotto un rigoglioso gazebo rococò e lui ricomincia di nuovo a baciarsela e a strizzarla, e là, col freddo, nella giusta intimità del giardino francese, proprio là a due passi dal palazzo con le guardie inghingherate che gironzolano, sì, quello è il posto giusto, e la verginella Sissi tutta ignuda (con la matassa di capelloni che le fa da cappottino bikini, strategicamente disposta per immutandarle le parti intime) si lascia andare a una sfrenata chiavata smorzacandela nel gazebo rococò - prima figlioletta in arrivo e faccia numero due dal giorno successivo, ché dopo la chiavata Sissi è diventata matura, disincantata e impertinente, femminista persino (faccia cogli occhi socchiusi)

che è anche l’occhio socchiuso della donna imperatrice che la sa lunga, capisce tutto, ha l’istinto acutissimo della politica nata, “mmmh a me quello non me la conta giusta” è la sua prima impressione di Napoleone III; e poi c’è la combinazione dell’occhio numero uno e dell’occhio numero due, un virtuosismo assoluto, occhio appallato / occhio socchiuso (con effettaccio: tremolo), ed è l’occhio Morte Apparente da amoroso deliquio - in slow motion,
E che altro c’è dentro Sissi, niente, c’è questo pornazzo tristemente mutilato - depornizzato - con la colonna sonora midi di un cartone giapponese di quelli con la protagonista malinconica fighetta europea dell’Ottocento; e i valzerini allegri che sono il tema delle damigelle schiave che cuciono su Sissi i lussuosi drappi plissettati - le parti più gioconde della fiction, ovviamente, ché il pubblico è di questo genere qua, le tardone che hanno in salotto sul mensolino sopra al termosifone la collezione di minibambolette piccole principessine di plastica simil-porcellanose comprate in edicola - Sissi che si veste col valzerino allegro è la loro scena madre, è il loro ideale sostituto della scena anal, e funziona alla grande uguale.
di Betty Moore, 2 marzo 2010
Categoria: l'amore ai tempi delle malvestite, malvageddon
Se ingenuamente vi aspettate le stesse cose che ingenuamente mi aspettavo io - illusi! sognatori! - e cioè tutto un inverecondo bellissimo turbinio di cazzetti, pompini, sodomia, ammucchiate, punture, cocaina e pasticche, questo genere di cose - magari un po’ ci sperate - allora vi dico subito che non c’è quasi niente, qualcosina c’è, sì, ma quasi niente, perché a leggersi questo libro di Patrizia D’Addario, Gradisca presidente, piuttosto che qualche inedito terribile segreto sulle depravazioni geriatriche di Silvio Berlusconi - quattro cosette appena (v. sotto): che è ossessionato dal cunnilingus, che quando è arrapato perde il senso tattile, che si vergogna a trombare con la luce accesa e che c’ha il cazzetto fallato con le perdite random - si scoprono piuttosto parecchie approfondite nozioncine burocratiche sul catasto e sul piano regolatore di Bari, ci sono persino le scansioni illeggibili di un malloppo di raccomandate e autorizzazioni e pratiche edilizie, tre quarti del libro sono i cazzi suoi di Patrizia D’Addario e di questa sua faccenda del residence che vorrebbe costruire ma c’ha i buffi coi mafiosi e coi truffatori e coi politici e sticazzi, insomma, ho buttato via tutto quanto e da quel poco che è rimasto ci ho strizzato fuori le cose più divertenti - un sommario:
- la schiava gladiatora, la Cenerentola dei mafiosi
- Dyo, Koka, Margaret Mazzantini, i negri rapaci di Los Angeles
- la escort analista, il cotto veneto, la torcia umana della De Filippi
- Palazzo Grazioli #1: le calze color carne e il senso tattile di Berlusconi
- Palazzo Grazioli #2: la pozione del druido e il cazzetto bucato
- la benefattrice pugliese, shake my ass
Prima di infilarci là sotto il piumone (”sofficissimo”) del talamo putiniano direi di cominciare con Patrizia D’Addario che parla di se stessa - si racconta più o meno così, stringendo: la coraggiosa anticonformista superfiga dal sensibile animo artistico che ha lottato contro mille avversità perché è stata sempre con gli uomini cattivi che la costringevano a fare le cose brutte e però ha continuato a lottare perché lei è una persona pura e innocente che crede ancora nelle favole e nel bene vittorioso anche se a volte, oh, l’aiuto di qualche maneggione mafioso, se capita, non è roba da sputarci sopra; c’è la giornalista che ha scritto il libro, Maddalena Tulanti (vicedirettrice Corriere del Mezzogiorno), che definisce Patrizia D’Addario
una schiava che diventa gladiatora, e una gladiatora che vuole sfidare l’impero, per parafrasare il promo del bellissimo film di Russell Crowe
e Patrizia D’Addario, dice Maddalena Tulanti, quella sera della scopata a Palazzo Grazioli c’era andata col Giampi cocchiere che guidava la zucca sotto forma di magica carrozza glitterata,
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Oggi voglio parlarvi di un programma radiofonico che si chiama Donne che parlano aka “il primo radio reality”, che è un pezzo del palinsesto tutto nuovo di Radio 2 e ci serve per dimostrare
1) che la gestione rinnova palinsesto di questo famigerato direttore Flavio Mucciante è sul serio una sciagura catastrofica che se la batte con un disastro aereo, peggio di un disastro aereo, perché sentirsi sinceramente trascinati a rimpiangere Sofri e Bordone - come ci si sente, oggi, ad ascoltare certi neonati flagelli di Radio 2 - è una cosa così ripugnante e contro natura e il senso di colpa e l’automortificazione sono tali che nemmeno a schiantarsi sulla cima di una montagna ed essere costretti dal freddo glaciale e dal digiuno prolungato a cibarsi di striscioline di cadaveri dei tuoi ex migliori amici;
e ci serve per dimostrare del resto
2) che si possono fare alla radio delle cose schifose che pretendono di imitare e di tradurre le cose schifose (di successo) della televisione riuscendo nell’esito straordinario di produrre delle cose (fallimentari) mille volte più schifose delle schifosità televisive.

(per quanto riguarda Sofri Bordone e il loro mortale sostituto radio, il vate bimbominkia Carlo Pastore - col suo immondo Traffic! - voglio precisare che il povero bistrattatissimo Pastore non è poi intrinsecamente più stronzo del duo Sofri Bordone, non vi confondete, Pastore non fa che ricalcare un dizionarietto di luoghi comuni parallelo, distante nell’indirizzo wannabe dei rintronati plaudenti di riferimento, ma ugualmente superficiale piatto inutile e scemino: io ci farei su una scommessa alla Randolph e Mortimer Duke - un dollaro! - datemi Carlo Pastore per un paio di settimane, una macchina per l’elettroshock, qualche pacco di caramelle, un paio di zoccole compiacenti abbonate a Internazionale, un Google Reader sintonizzato sugli rss che dico io e toh, è fatta, gli si apre un blog e un FriendFeed e tempo qualche giorno il Pastore là ripulito come si deve finisce dritto dritto tra i relatori nella prossima conferenza sulla web-lanugine a fianco di qualche stimatissimo imbecillone maître à penser internettiano)

E insomma, vediamo un po’ questo Donne che parlano, “il primo radio reality”, funziona così (sigla: sottofondo di risatine squittenti e voce in calore simil-valeriamarini che mugola orgasmatica “donneeehhh… che parlanoohhh”) - sentite qua che bella pensata: una dozzina di amebe spappolate che si ritrovano ogni pomeriggio per una mezzoretta dentro uno studio di Radio 2, coordinate da Roberto Quintini (maschio ameba conduttore) e disturbate di tanto in tanto dagli interventi fastidiosissimi di Roberto Pedicini (che fa la parte della simpatica canaglia maschilista, ovvero: sporadici interventi di insopportabile squallore lucignolesco), e puntata dopo puntata le amebe spappolate chiacchierano disordinatamente tutte assieme intorno a qualche argomentone cardine “di vita” (figli matrimonio sesso lavoro ecc.) - e dunque “reality” va inteso nel senso più ampio - e cretino - di “improvvisazione di gruppo”, o meglio “parliamo a cazzo di cane del più e del meno sparacchiando qualsiasi desolante pensierino ci venga in mente lì per lì”
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Ve la ricordate la rassegna dei miserrimi succedanei per bimbominkia in crisi d’astinenza vampira? La rassegna includeva una saga di romanzi anni novanta, The Vampire Diaries, che sono i classici harmonazzi paranormal-cenerentoleschi per la casalinga bifolca mmerigana che sogna di tornarsene indietro nel tempo magra e bella e pompon e truccatissima a limonare avventurosamente col belloccio più belloccio del liceo, tenero e gentile ma anche misterioso, pericoloso esotico e tormentato, da amare per sempre di un amore immortale focosissimo (il contrario cioè della relazione col marito quello vero in carne e ossa, che è un disoccupato stempiato impotente che si fa le pippe di nascosto nel garage guardando sul pc gli amatoriali con le negre - pure con le negre!)

ebbene da questa vecchia eccitante serie di romanzi (copertine bellissime però, davvero) è stato sintetizzato l’anno scorso un serial televisivo omonimo che è arrivato qui ieri sera (l’ha comprato il Pierdudy), e io mi sono incuriosita e ho guardato le prime due puntate e adesso vi racconto di cosa parla, che è presto detto,

lo scenario è il solito: la cittadina di provincia fatta col polistirolo, le invadenti canzoncine pop che ci stanno nelle pubblicità televisive delle maxiricariche, la high school tutta colorata coi simpatici studentelli perfettini interpretati da tossici quarantenni ex attori pornografici ficcati dentro un esoscheletro di fondotinta, e poi un bosco cupo fitto e paurosissimo proprio là a due passi dalla cittadina di polistirolo, una ragazza bellissima coi capelli liscissimi tanto sola e tanto depressa, i problemi in famiglia e i problemi con le amiche cattive sonosoloinvidiose, e infine il superfigo straniero venuto da chissà dove che fa bagnare tutte quante le pischellette ma ha occhi (ipnotici) soltanto per lei, la ragazza sola e depressa - e lui ovviamente è un vampiro,

cioè quindi il setup di Twilight - ragazza triste, liceo, paesino del cazzo, famiglia disastrata, bosco, superfigo conturbante - mischiato con la melensaggine knockout di un amore reincarnato (vale a dire: la ragazza triste e depressa è identica sputata la fidanzata storica del superfigo, una tizia morta tragicamente cinquecento anni prima - che è un upgrade telefilmico sulla storia originale dei romanzi) e mischiato coi bisticci vampiro buono vs vampiro cattivo alla Anne Rice tra il superfigo buono e il superfigo cattivo, che sono fratelli sì ma non se la intendono per niente, uno è vegetariano e l’altro no, c’è quello cattivo che si ciuccia le persone e che adora umiliare il fratello dicendogli cose come “oh scusa hai sete? ti porto uno scoiattolo con una cannuccia? AHR AHR AHR AHR AHR AHR”

e anche qui come in Twilight c’è il vampiro buono che è attirato dall’odore gustosissimo del sangue di lei ma fa di tutto per resistere, poveretto, la seconda volta che s’incontrano la ragazza si ferisce a una gamba e gli dice “uops guarda qui, mi sta uscendo tanto buon sangue gustoso” e intanto si strizza la ferita per farne uscire più rivoletti di ketchup possibile

lui è un bonazzo da paura, accipicchia, sembra il protagonista con la testa rettangolare di Dawson’s Creek a cui hanno appiccicato il toupet di Ben Affleck, c’ha il giacchino di pelle da renegade cattivone e la camminata ben divaricata Mezzogiorno e mezzo di fuoco, lo sguardo ipnotico che può convincerti di qualsiasi cosa ed è così vecchio che sa praticamente tutto, è un sapientone, il liceo per lui è una passeggiata - come in Twilight, multilaureato a Harvard che passa il suo tempo facendo il diciassettenne coglione - e poi c’ha il nome esoticissimo (per la casalinga bifolca mmerigana) che ha un saporino misto un po’ Mitteleuropa un po’ pizzaiolo napoletano, Stefan Salvatore,

oh e poi ci sono le streghe: la migliore amica della protagonista è una strega veggente (pensate, dice di aver predetto la morte di Heath Ledger e l’elezione di Obama); c’è il cimitero dove la protagonista trascorre i pomeriggi disegnando cuoricini e cazzetti sul diario, allietata dal ronzio della macchina del ghiaccio secco (sul serio, si sente proprio distintamente il VRRRR della ventola); c’è il superfigo che regala alla ragazza una copia di Cime Tempestose, lo stesso libro che legge la protagonista di Twilight nel primo romanzo della saga - no dico, per non rischiare che alle bimbominkia telespettatrici l’insieme sembri troppo poco familiare - e per il resto che volete, la trama, che ve la dico a fare: si innamorano, si menano, trombano, si menano di nuovo, si sposano.
ovvero: non si dice “mi sono rotto il cazzo” si dice “c’era una volta mille anni fa un poeta e filosofo persiano che…”, e poi Battiato cartomante (il video esperimento), la musica che plasma la realtà, le tecniche suggestiona-Bossari, la luna che allunga le unghie dei piedi, i fachiri trascendenti e l’utopia delle scuole elementari con lo Yoga al posto della matematica (bonus: Gesù Cristo è esistito, ora mi è evidente)
Milano pochi mesi fa, una tetra mezzanotte, Daniele Bossari debole e stanco medita sopra antichi tomi d’obliata sapienza,
passavo le notti a divorare libri
seminudo, piegato sul tavolino in penombra della cucina tinello, l’elastico degli slip Emporio Armani sommerso dal bulbo sporgente del ventre flaccido e peloso, un rettangolone di pelle arrossata intorno alla vita dove si stringe la panciera, le croste di gel secco sulla testa maculata qua e là dalle ultime chiazzette residue di spray rattoppa-calvizie, Daniele Bossari è stato per settimane ormai
così concentrato nelle ricerche da rasentare l’esaurimento.
dalla camera da letto, di là, trillano sommesse le mondane sarabande della televisione accesa (Zelig) e scoppiano sguaiate le risate asinine della sua compagna di vita, una frigida virago scandinava che trascorre tutto il suo tempo libero a levigarsi e a pittarsi le unghie dei piedi (quarantesette e mezzo); la virago scandinava e Daniele Bossari quasi non si parlano più, la ricerca della conoscenza di Daniele Bossari - l’impenetrabile solitudine dello studioso ricercatore! - li ha mestamente allontanati, la vita affettiva di Daniele Bossari sta franando, nelle ultime settimane persino i suoi genitori si sono rotti le palle e hanno cominciato a dargli del coglione, cioè, hanno cominciato a dargli del coglione più di quanto non facessero già prima,
La mia vita sociale si era ridotta al minimo, spesso non rispondevo al telefono e anche la mia famiglia ormai mi guardava con circospezione…
rimane tuttavia un sacrificio terribile, sovrumano, a cui Daniele Bossari non può rinunciare, perché capita raramente e soltanto a pochissimi fortunati prescelti
l’opportunità di seguire un esempio concreto di modello umano che si distingua per la sua eccellenza
e sì l’eccellente modello umano da seguire, avete indovinato, si chiama Franco Battiato, e Daniele Bossari ha ottenuto
il privilegio di investigare insieme le alte vette concettuali
e da qui allora la tormentosa faticosissima ricerca della conoscenza, lo studio e i libri, quanti libri!, leggere i libri!, è il tentativo di farsi trovare preparato all’incontro cruciale con Franco Battiato, per comprendere
le dimensioni dell’anima in cui fluttuano le sue ispirazioni
per onorare
l’opportunità di poter accedere al tuo regno di saggezza, vorrei apprendere appieno ogni momento di questa tua apertura mentale.
e per tirarci fuori alla fine un resoconto consapevole - un’intervista, questo Io chi sono? - che sondi le più profonde profondità dello scibile e del non scibile umano, del tutto, tutto quanto:
dalla musica delle sfere alla televisione, dall’inconscio al silicio…
Daniele Bossari e Franco Battiato si sono conosciuti in radio, Daniele Bossari faceva il DJ intervistatore e Franco Battiato il musicista intervistato: non sono partiti per niente bene, Franco Battiato sembrava a disagio, se ne stava sulle sue serioso e di poche parole, scocciato, finché poi durante uno stacco-canzone, nel fuori onda, Daniele Bossari è riuscito a schiuderlo e ad ammorbidirlo con una raffica assassina di costolette da libreria reparto New Age / diete alternative, lo stesso reparto dove si fermava sempre Franco Battiato quando era giovane e ancora frequentava le costolette delle librerie,
Bastò lo scambio di pochi codici e qualche titolo di libro particolare per riuscire a dialogare sulla stessa lunghezza d’onda
ed è così che Daniele Bossari ha conquistato Franco Battiato, si sono capiti e sono diventati amici e Daniele Bossari è stato accolto in quel ristretto cenacolo di imbecilli psicocosmici che si riuniscono all’ombra del fungo narghilè del bruco blu Franco Battiato, i Morgan e gli Sgalambro e i Carmen Consoli che vanno a prenderci il tè e ci guardano assieme i film vintage surrealisti e poi alla fine commentano disgustati che “la borghesia è il male assoluto di questo secolo” (da qui), e allora Daniele Bossari ha chiesto umilmente a Franco Battiato di prenderlo per mano e di guidarlo in
una sorta di pellegrinaggio mentale verso santuari che spero mi vorrai indicare
perché forse noi altri ottusi materialisti cinici accecati dalle apparenze esteriori non ce ne siamo accorti, ma lo scopo della vita di Daniele Bossari secondo Daniele Bossari è
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