I prossimi attesissimi librazzi schifosi e il trailer dell’imminente malvageddon dedicato ai Baustelle

23 marzo 2009 / , , , ,

Non ho ancora deciso in che ordine li faccio ma non importa, ve li annuncio subito tutti assieme così intanto vi ci fate l’acquolina: nelle prossime settimane vi allieterò con le mie dotte e ricchissime recensioni di 1) Come si conquista un paese, l’agiografia berlusconiana firmata Maria Latella (cioè la nana col caschetto che si nasconde dentro il costumone di gommapiuma – tipo Eddie Murphy professore matto – altrimenti noto come Veronica Lario), 2) Q.P.G.A., il romanzo di Claudio Baglioni che forse forse, chissà, potrebbe persino farci scordare l’Hiroshima carampanica di Biagio Antonacci, e 3) Volare alto, l’autobiografia di Matteo Marzotto, sottotitolo “Che cosa ho fatto negli ultimi quaranta anni a parte il pissing sulle modelle che per far prima tengo prigioniere dentro le condutture del wc (respirano tenendo in superficie una piccola canna di bambù: la cosa più bella è fargli il pissing direttamente nella canna, che ridere mamy!)”; e mentre aspettate (che ansia!) beccatevi il trailer dell’imminente malvageddon tutto dedicato ai nostri amatissimi Baustelle:

Malvestito #33 – swish swish, hoooooock, chwwwwk, ptoie! (e vi spiego il perché di Arlens)

25 febbraio 2009

Domanda: cos’è che genera nei bburinoni maschi l’impulso irresistibile a scandire la propria misera esistenza cerbottanando in giro pallettine di liquami bianchicci alla velocità della luce? Io non lo so, c’ho pensato su qualche minuto oggi pomeriggio mentre tentavo di persona lo sputacchio velocissimo super-compatto – niente, è difficilissimo, mi ci sono sbrodolata tutta – e le uniche cose che mi sono venute in mente sono che, vediamo, potrebbe essere: a) uno spettacolino di rude e animalesca esuberanza machoman da bandito pistolero, b) un disgustoso sintomo di incontinenza salivare dovuto a un mix letale di Marlboro lights e suonerie disco, c) una forma di esibizionismo ribelle e un po’ vandalo non-me-ne-frega-niente-tiè-becca, d) una metaforica rassicurazione d’efficienza eiaculatoria, e) il liquido cerebrospinale che si suicida disperato auto-espellendosi, f) un’arma micidiale ostentata come deterrente (eh, sapete, va talmente veloce: tipo il rigurgito dei lama – o questo spruzzosauro qua), oppure che ne so, alla Giacobbo, g) parte di una competizione super-segreta le cui regole e i cui scopi sono noti soltanto all’élite delle più venerate logge super-bburine, una specie di prato fiorito di Windows su scala planetaria, le caselle sono invisibili a noi comuni mortali, cliccabili solo tramite scozzo, e la posta in palio è il futuro della specie umana – non so, voi che ne dite, qualche altra idea?

Ah, e fateci caso, il giaccone c’ha una scritta che è il risultato di una successione comunicativa “telefono senza fili” tra papponi dell’industria tarocca: il pappone numero uno dice al pappone numero due “cazzo ne so, facce mette ‘na scritta mmerigana, ‘spetta che sto ad aprì er gugol maps, tiè, ecco, mettice Harlem“, il pappone numero due dice al pappone numero tre “il capo ha detto di mettece Arlem” e il pappone numero tre dice al sarto cinese incatenato nelle catacombe sotto il centro di Prato “piglia sta pelle de cane randagio e scrivici Arlens, svelto” – e Arlens fu.

Coppia malvestita #51 – il Bburinonio

14 febbraio 2009

malvestiti bburinonioPotevamo finire tutti così, se il brodo primordiale fosse stato la pozzetta ribollente atomi di bburinonio (BB – in basso a destra) d’uno scatarrìo defilippiano. Avremmo ciabattato tutti quanti dentro un paio di catafalchi del genere (1), enormi, che si aprono come scarponi da sci slacciati (la camminata è la stessa, quella prudente pianta-pianta di chi rischia da un momento all’altro di lasciare uno scarpone per strada e restarsene in calzini), mantenendo sempre e comunque bene in vista la mega-linguetta brandizzata (2); avremmo indossato i pantaloni flosci da odalisca alluvionata (3 – che scivolano giù, inesorabilmente, e bisogna procedere a gambe larghe per trattenerli) e magari una cinturazza col fibbione bello grosso, pacchiano e scintillante (4); e poi la giacca gonfia fantasia desert storm (5) o quella classica bombata col tappetino dell’auto intorno al collo (6); i capelli a zero sulle tempie, tokiohotellizzati sulla cima e lisci dietro sulla nuca (7), e gli occhialoni di plastica che vendono al supermercato per il travestimento carnevalesco da dottore pazzo (8).

Malvestito #32 – il tutone

2 febbraio 2009 /

malvestito tutone Armani AdidasIl bello dei bifolchi bburinazzi come questo qua è che non soltanto sono del tutto impermeabili a qualsiasi tipo di sfottente caricatura – perché non c’arrivano, sono troppo scemi – peggio ancora, percepiscono vagamente la compiutezza bburina della sfottente caricatura, ne rimangono estasiati e gli viene voglia d’ispirarcisi, diventa un loro modello di riferimento; prendete i bburinazzi che vanno in giro col tutone sportivo da passeggio casual over dodici anni, che è un insuperabile tòpos di grezzitudine subculturale un po’ in tutto il mondo, uno dei più facili bersagli caricaturali di bburinità,

chi è che se lo mette? i mafiosi del New Jersey, i gangsta bling bling e i papponi slavi, chi altri? – adesso va portato così, coi pantaloni rinsaccati su a metà polpaccio (1), il calzino di spugna lungo lungo (2) e sotto al giaccone ben spalancato (3 – il solito, corto e peloso) la tuta unzippata sulla t-shirt, per farci spuntare un pezzettino della griffatura pettorale, la peluria virilissima oppure anche soltanto le catenine col simbolo della vera fede (4 – di solito l’animaletto simbolo della squadra del cuore, oppure Gesù Cristo – spesso le due cose assieme, una crocefissione sull’isola del dottor Moreau), e poi ai piedi gli scarpini da calcetto (5 – meglio se con inserti dorati – uhm, bravo, pendantizzati con le strisce dell’Adidas); e cos’altro, la calotta svitabile col marchione gigante che è lo sponsor del contenitore sottovuoto a forma di testa umana (6 – sponsored by Emporio Armani) e gli occhiali da sole calati sul mento (7), da tirarsi su sull’altro paio d’occhi con un veloce colpetto di lingua (il piercing là se l’è fatto apposta, per agganciare il ponte antonellovendittiano).

Coppia malvestita #48 – Bigfoot e caccone di dinosauro

21 gennaio 2009

Be’, che coppietta orripilante. L’ho scovata per caso addentrandomi coraggiosamente nella fittissima fauna di coppiette e gruppetti malvestiti che s’affollavano davanti al bar-pausa-pranzo, tutti super azzimati e olezzanti litrate di deodorantacci stordenti Eau de Fleur Decompostè, tutti che sfumacchiavano frenetici un’ultima sigaretta (lui: su gusto caffè e paninazzo con cotoletta-pantofola; lei: su gusto decaffeinato e barretta monopasto) prima di tornarsene nel loro ufficio-serra-di-ficus-benjamin nel palazzo là davanti (lui: lavora nello studio del padre avvocato del migliore amico – il suo grande interesse e unico pensiero fisso sono i calci di punizione tirati fortissimo di punta contro la barriera indifesa durante la partita di calcetto del sabato pomeriggio; lei: lavora come assistente tuttofare dal commercialista dei suoi genitori – ha due intense passioni a cui dedicare il suo tempo, lamentarsi dolentemente di qualsiasi cosa e spruzzarsi i punti neri) – sfumacchiare ma non solo: sfumacchiare e testare in modo autistico bibip-bibip-bibip (1) il telecomandino della macchina (un mega-gippone con lo sportello-ponte-levatoio parcheggiato sulla strada in quarta fila; lei no, c’ha la Smart coupé infilata pelo pelo tra i secchioni della spazzatura); sfumacchiare e cianciare vanamente di qualcosa – come scusa per starsene là in bella mostra, mica per altro – contemporaneamente lanciando occhiate di impietoso biasimo a tutte quelle altre malvestite, poverette, molto molto meno stilose di lei.

Pensateci: se lui indossasse il poncho pellicciato di lei (2 – carino: se ti ci accucci e tiri dentro le mani e la testa sembri un caccone di dinosauro) e quegli stivaloni flaccidi scamosciati (3), col suo selvaggio codino di peli pubici che si ritrova (4 – apprezzate vi prego i tre lunghissimi capelli singoli che gli sono rimasti sulla fronte, tirati indietro – e stoppati con gli occhialetti ganzi, 5 – per simulare una parvenza di non-calvizie), con quel faccione mascelluto da primitivo, non so, secondo me a fargli una foto lo si potrebbe tranquillamente spacciare per un Bigfoot (va be’, un Bigfoot calvetto); vorrei che notaste, poi, l’orrenda attuale modaiolità delle giacche (qui un cappotto, ma va be’ – 6) coi margini cicciotti di tessuto differente dal resto (lucidi, possibilmente), i dieci metri quadri di sciarpone portato a mo’ di cravatta casalinga Lord Fauntleroy (7 – infilato nell’inamidatissimo colletto gigante della camicia bianca), i pantaloni stretti a sigaretta gessati da boss mafioso fighetto (8) e le scarpe apppuntite lucide (9), la gonnellona geometrica (10) in tinta col maglione e i leggings che spuntano sotto (11), pendantizzati pure quelli.

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