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Un epitaffio per Asia Argento

Con la partecipazione in giuria al festival di Cannes si consacra definitivamente il riciclo di Asia Argento quella vecchia, la cannibale zozzona trasgrescio Mo’ te magno, nella sua versione ecologica nuova di zecca, la Asia Argento pacifica, tranquillina, modestamente affabile, “appagata”, che ha scoperto “la felicità nelle piccole cose di tutti giorni” - e a questo, alla perdita della nostra amatissima (già mi manca!) ex-AsiaArgento, Gran Mogol della bburinità io-sono-originale, ho pensato fosse doveroso dedicarle un breve commosso messaggio di addio (con finale speranzosetto: sigh sob, chissà!)

Il virgolettato nel paragrafo qua sopra è tratto dall’intervista di Asia Argento su Vanity Fair: la cosa più bella - in questo suo patetico e imbarazzante “ah ah! stupidi! non vi siete accorti che la vecchia Asia era solo un personaggio di finzione, ah ah, sono scaltra!” - è che la poveraccia tenta d’immedesimarsi nel ruolo del “finalmente posso essere me stessa” - cioè appunto la donnina ben piantata, felice, custode dei piccoli piaceri - nello stesso modo in cui tentava d’immedesimarsi nel ruolo della ribelle provochescion (la se stessa scaduta due anni fa): esibendo alla nausea cliché stupidini che nel suo artritico cervellino adolescente rappresentano la realtà di un mondo e dell’altro - mondo Borghese e mondo Yeah - le facili perversioni e le smorfiette scazzate e i tatuaggi ecc. fino a due anni fa, adesso invece è la volta del mutuo e del principe sul cavallo bianco e del polpettone la sera per i figlioletti: la storia del mutuo, in particolare, deve darle proprio una bella soddisfazione, la ostenta a raffica, orgogliosissima, come fossero unghiette dei piedi pittate di nero coi teschietti, “per venticinque anni avremo questa spada di Damocle sulla testa”, “devo continuare a lavorare, come le ho detto, c’è il mutuo” - quella vecchia, come mi manca!

Coppia malvestita #53 - giggialessiana

La coppia di fidanzati qui a destra (un clic per vederli più grossi) ci si presenta in una classica formazione horror giggialessiana, vale a dire: lei, giovane bburinazza rintronata dal faccione assente smaltato di trucco, l’occhietto tondo ipnoticamente fisso (non sbatte mai le palpebre e sposta la testa per spostare lo sguardo: se le dici “ehi, lassù, un aereo!”, si sdraia a terra - cioè s’incurva all’indietro finché si ribalta stecchita), sempre ben strizzata dentro un budello di bburinerie super-attillate (i jeans strizza coscia - 1 - il doppio gilet strizza tetta - 2 - le peep toe attorciglia dita - 3), un colpo di magistrale pendantizzazione (il micro giubbottino pellicciato - 4- la sciarpa viola - 5) e l’ inevitabile borsone grandi-marche da sfoggio (la cartelletta Gucci - 6); lui, invece, bavoso omuncolo con qualche anno in più che si dà le arie superiori e un po’ annoiate da papponcello gradasso, le prova tutte per sembrare un fascinoso giovincello alla moda (il riportone chilometrico dei peli della schiena pettinati a mo’ di spelacchiato frangettino da monellaccio ottantenne - 7 - i pantaloni larghi da skater boy - 8 - gli occhiali da sole Carrera Safari - 9 - le scarpe da ginnastica Adidas - 10 - l’orecchino d’oro da scugnizzo spacciatore - 11) e però allo stesso tempo vuole manifestare una stilosità più adulta, classe, forse persino un certo qual prestigio (poveraccio, che terribile miscuglione bburino, ci mancavano solo questi: l’osceno cappotto mono-bavero con la zip obliqua - 12 - e la camicia bicolore da broker yuppie - 13).

Malvestita #340 - upgrade ungulare

Anche le malvestite s’aggiornano, cosa credete, gli ci vuole giusto un po’ di tempo per fiutare il cambiamento di rotta (bisogna averci pazienza, è che non sono tanto sveglie e fanno fatica: alcune poverette proprio non c’arrivano, passano gli anni e ancora si strizzano nelle salopette attillatissime a zampa - col pannolone per incontinenti compreso tutt’in uno alla Raffaella Carrà - credendosi all’ultimo grido) ma poi alla fine quasi tutte si rimettono in riga, s’aggiornano; ecco, per esempio, guardate questa nostra malva numero trecentoquaranta: è entrata dal manicuraro con venti centimetri di artigliazzo french e - dopo un paio d’ore di forsennato trattamento mani e piedi, esposta in vetrina davanti a decine e decine di ignari passanti orripilati (perché sì, sapete, era uno di quegli avamposti manicurari che son fatti come acquari [*] - orrore! dovrebbero essere tenuti per legge ad averci la stanzetta da lavoro sul retro con le veneziane abbassate come i tatuatori, e il cartello bene in vista sulla porta a tenuta stagna Biohazard) ne è uscita con un aggiornamento ungulare attualissimo, una pittatura rosso bordeaux sull’unghietta di media lunghezza (1), e guardatela lì, come se le rimira tutta contenta, “era proprio l’ora!” (appena una settimana prima andava in giro alitandosi sulla french e tromboneggiando “non potrei mai fare a meno della french! cosa c’è di più distinto del rosa e del bianco della french? ah sì sì! la french è l’unghiazza definitiva!“).

E vediamo se ci riesce di metterle intorno qualche altro numeretto: la giacca a vento è il solito must malvestito di stagione (2 - mi viene la nausea), corta e stretta con le estremità elasticizzate; la camicia azzurrina attillata (3 - le spunta un pezzetto d’adipe peloso sotto l’ombelico - si sa, d’inverno la ceretta va in letargo); la sciarpona chilometrica arroncinata e cicciotta che è fatta con lo scalpo lessato di un rastone (4); il capello tirato all’indietro con bozzo rialzato sul cucuzzolo (5); pantaloni jeans attillati (6) e stivali col nastrino che fa dentro e fuori dai piccoli oblò (7).

[*] promemoria per quando mi compro la valigetta nucleare: raderli al suolo (sempre che la Grossa Crisi non m’anticipi e li spazzi via dalla faccia della terra già per conto suo [**], costringendo i manicurari a lavorare per due spiccioli in strada coi tavolini di plastica da campeggio vicino alle zingare che fanno i tarocchi)
[**] ma io lo so, me lo sento, che è come per il Superenalotto e i telefonini, le malve venderebbero i figlioletti a tranci surgelati sul mercato degli organi, piuttosto che lasciar fallire il manicuraro di fiducia

di Betty Moore, 10 dicembre 2008

Categoria: regine del pendant, semo bburini

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Coppia malvestita #45 - vincenti

malvestiti vincentiVi presento brevemente questa coppia di vincenti che sprizzano soddisfatta consapevolezza civettuola (non sono io che mi muovo - e però, ehi, che falcate! - è il mondo sotto di me che scorre facendomi da tapis roulant): lui di mestiere fa lo strategic-qualcosa al terzo piano Sinistri & Advertising della banca che sta tutto intorno a te (che sarebbe del resto la battuta di rito che usa quando ci prova con le squinzie: “dai bella, rilassati… è il mio lavoro… ih ih ih” - sì, già, peccato non gli riesca mai di trattenere la risatina da pirla), nessuno sa di preciso com’è che passa le giornate ma lo conoscono tutti perché al bar realizza la sua più orgasmica ambizione sociale (prendere le parti di quello brillante, dinamico, simpatico e all’avanguardia) facendo le bollicine nel cappuccino con le cannucce infilate nelle narici (grasse risate dei baristi - “oh oh oh, è sempre uno spasso!” - che si congratulano segretamente l’un l’altro per averglici sputato dentro, prima) - c’ha il capello fonato all’indietro (1 - è quella che sul manuale del parrucchiere d’alto bordo si chiama Pier-acconciatura), la distinta sciarpettina brizzolata (2), il maglioncino casual che rivela il suo animo sotto sotto anticonformista (3), il braccialettino etnico di perline colorate (4 - comprato a Cuba, “che sarà anche povero come paese però Dio che gente dignitosa e felice, e che troione dal culo d’oro, cazzo! cazzo! cazzo!“);

lei di mestiere fa la stagista nella importantissima casa editrice dove lavora la sorella del cugino di sua madre, cioè in pratica ha un twitter in cui prima di andare al bagno e quando torna dal bagno scrive “va in bagno” e “torna dal bagno” (si impegna dunque a bere una gran quantità di tè - “beve un tè” - per rendere vivace il twitter), il suo più grande desiderio lavorativo al momento è sconfiggere questa stupida timidezza che le impedisce di chiedere al suo collega di stanza com’è che funzionano le caselle coi numeretti del campo fiorito di Windows, ma in fondo chi se ne frega, mancano pochi mesi e la prendono al settimanale patinato femminile dove ci lavora il marito di sua sorella, che è quel sant’uomo che le ha insegnato a giocare col solitario di Windows, così glielo insegna lui il campo fiorito (considerate che lei il solitario riesce a giocarlo solo tenendo lo schermo del piccì orizzontale, sennò non le dà l’idea delle carte sul tavolo e la confonde) - lei c’ha la maglietta dolcevita col fioccone (5 - in realtà è una 012 col bavaglino da infante annodato), il maglioncino a cucchiaio raccogli-culo (6), i pantaloni attillatissimi perché davvero non possiamo perderci lo splendido panorama delle sue forme (7 - di profilo è ancora meglio, no?) e i tronchetti rigidi con chiusura a cicatrice (8).

di Betty Moore, 19 novembre 2008

Categoria: alta moda, regine del pendant

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Malvestita #339 - topografica

L’estremismo pendantizzante monomarca produce delle mostruosità malvestite talmente raccapriccianti che a vederne una così, di primo acchito, subito dopo gli assurdi elfi spadonizzati e i pirati coi retini farfallari, ci sarebbe quasi da scambiarla per un’appendice del perculamento cosplayaro (ad esempio, boh, una fangirl del Risiko?), e invece no, è soltanto il tragico caso d’una fanatica malvestita ossessionata dalla pendant-totalizzazione sul tema delle mappine ingiallite d’epoca, che lo sapete, sono il segno distintivo della Alviero Martini Prima Classe (la nostra malva è riuscita a pendantizzare contemporaneamente la camicetta - 1, “mi prude là, no no, là dietro, sull’Angola” - il portafogli gigantesco - 2 - e la borsetta paraedolica - 3, non so voi, io ci vedo un roditore quattrocchi), vale a dire la marcaccia malvestita che tra tutte le marcacce malvestite esercita la più potente (e longeva!) forza di attrazione magnetica su quei wannabe bburinoni che amano sognare di potersi comprare con due lire il pacchianissimo malva-armamentario che ai loro occhi appare piuttosto come un evidente attestato di raffinata chiccosità alta moda (la geografia politica con le rotte nautiche e le barchette a vela come sui mappamondi di legno antico del Rotary Club! - siamo più o meno sulla stessa frequenza di fascinazione malvestita che induce gli stessi wannabe bburinoni ad appendersi in salotto le croste paesaggistiche da mercatino delle pulci infilate nelle corniciazze barocche pesanti una tonnellata).

(ah sì però m’è venuto in mente un modo scaltrissimo per rinnovare il marchio puntando sul mercato dei bburinoni più giovani: sostituire la mappina ingiallita con una veduta satellitare di Google Earth, per dire, con le vedute simpatichette scelte apposta)

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