Malvestita #288 – Cappello ergo sum

5 settembre 2007 /

malvestita panamaBe’, ce l’hanno menata e mica poco con questa storia del Panama (1): è stato col topless tra le più abusate ricorrenze (senza contare i soliti classiconi stagionali: dieta bikini, depilarsi l’inguine, cocktail dell’anno, ecc.) in tema di “cosa andrà di moda” nelle pagine di questa o quella rivista (lo so perché ne sfoglio sempre un sacco alla Carrefour, sono aggiornatissima). E nonostante in effetti non è che ne siano girati più del solito (lo stesso del resto dicasi per il topless: non una tetta in più dell’anno scorso), secondo me, però, un futuro ce l’ha sul serio, il Panama. E magari l’estate prossima, forse, chissà, vedremo.

Rimane indubbio il suo enorme potenziale malvestito: si sa che il capellaccio da uomo è da sempre utilizzato per donare alla malvestita (soprattutto se di categoria boho o anche friccheton-chic) un immediato e facile Tono, un po’ grazie a quell’aura di pretenziosa originalità, di anticonformismo spicciolo (parente stretto dell’effetto ottenibile tramite tutta quella serie di abiti ed accessori che contribuiscono a formare lo stile cosiddetto – da me, l’ho inventato cinque minuti fa mentre facevo pipì – Garçon-chic: bretelle, cravatte, gilet, pantaloni ascellari, completini in stile Annie Hall e robe del genere), ma anche perché (su donne o uomini, non fa differenza) il cappellaccio forma istantaneamente un’immagine alla Capello ergo sum, quell’aria da artistucolo di strada, un po’ nomade ma comunque intellettualmente attivo (forse per analogia con il tettuccio coi corvi di archimede pitagorico, boh), basta pensare a quanti noiosi ed inutili cantantucoli iperosannati lo usano apposta (non so, mi viene subito in mente la raucedine di Vinicio Capossela, che no, figurati, non se lo mette mica per la calvizie, avrebbero un buon 20% di recensioni positive in meno, senza il cappello).

Ma veniamo alla nostra malva. Da notare c’è la maglietta rossa trasparente (2), moscia e cascante come da stagione, con questo rosso velato che a dire il vero non fa proprio un bell’effetto, dà quasi l’idea di un effetto speciale home-made per rendere l’idea di una pelle scuoiata, il colorino è quello lì, avete presente le illustrazioni del corpo umano senza epidermide, tutto muscoli (oppure, se preferite un riferimento più colto, quel video musicale di tanto tanto tempo fa), che ci sia poi tanto mosciume, insomma, sembra che qualcuno abbia sbucciato la malva (ok, un paragrafetto un po’ troppo splatter, scusate).

Diamo un’occhiata anche alla borsa (4), credo fosse dell’Invicta, non lo so per certo (mi sono lasciata suggestionare dalle tipiche strisce invicta), di sicuro però era terribilmente brutta, sembrava abborracciata all’ultimo momento con i pezzi di scarto di una sdraio da spiaggia; ah e poi ci sono le ballerine (3): un vero capolavoro malvestito, basse e con la punta, che allungano il piede a dismisura, regalandoci tra l’altro una simpatica vista sull’incipit dei ditoni, così, giusto per non farci mancare niente (eh sì che gli sporchetti che si formano tra dito e dito sono molto sexy).

Malvestita #286

1 agosto 2007

malvestita ai raggi xLa malvestita di oggi mi si è astronomicamente palesata come una eclissi totale di sole: io me ne stavo sdraiata a prendere il sole e ad un certo punto mi si mette davanti – si è chinata a stendere l’asciugamano, dandomi le spalle, così che c’era questo suo immenso posteriore tra me e il sole, vi lascio immaginare – oscurità totale.

Malvestitismo all’insegna dei raggi x, con la provvidenziale eccezione del bikini (fiuuu – 1 – fantasia jungle dai colori accesi, malizioso oblò fra i seni e un filo di tremanti innocenti perline che dall’oblò sale su su e le si attorciglia al collo): cominciamo dalla borsetta (2), di plastica morbida completamente trasparente: sapete, quella plastica che si usa negli astuccetti portadocumenti, quella che vanta il potere adesivo di cento e oltre tubetti di superattack, per cui dopo 10 secondi di contatto sulla pelle nuda, ahi ahi, tentare di separare i due corpi (pelle e borsetta) provoca il distacco di buona parte dell’epidermide. In bella vista all’interno: portafogli (Fendi), portachiavi (Guess), cellulare (Nokia), portacipria (Pupa), l’immancabile pacchetto di sigarette (Marlboro), che per metà l’ho fumato io, passivamente.

Stesso tipo di plastica trasparente sulle fascette dei sandali zeppati (3), enormi: in questo caso l’effetto cuneo operato dal piede aumenta sicuramente il grado di adesione di pelle e plastica, per cui c’è da aspettarsi che poi, una volta a casa, non soltanto buona parte dell’epidermide, ma anche una qualche fibra muscolare del metatarso se ne venga via; anche la zeppona è di plastica trasparente, solida, con bollicine d’aria decorative intrappolate all’interno. Trasparente anche il braccialettone (4), e la montatura degli occhiali da sole (5), i soliti vintage quadrangolari.

Ah, m’ero dimenticata il pareo (6), fa eccezione pure quello: non è che proprio ci si possa guardare attraverso, ma dà comunque un effetto velato, con questa sua composizione mista fatta di un groviglio confusissimo di filetti e pizzo marroncino, con delle lunghe liane senza scopo che le pendono sulla cosciona; da dietro, ve l’assicuro, si vedeva tutto.

Malvestita #278

19 giugno 2007

malvestita con geniale maglietta GuruOh ecco una malvestita che vuole rendere un già nostalgico omaggio alla quasi conclusa primavera: una bella tenuta fotosintetica con decorazioni floreali; la prima e più vistosa sul cucuzzolo (1), di tulle rosa, ad ornare un elastico di adamantio con la capacità di trazione pari a quella di una gru industriale (leggere attentamente il foglietto illustrativo – si consiglia l’uso combinato di un paio d’aspirine).

Seconda decorazione: sulla borsa, un grosso trifoglione munito di rosa marcita al centro (2). E della borsa, per favore, notate i grumi contorti (3) dalla foggia intestinale e le simpatiche nappine decorative stile salotto della nonna-in-salamoia (zona 4).

Terza decorazione sui fianchi: la sagoma di un fiorellone bianco (5) che apre, in corrispondenza dei petali e della palla centrale, maliziosi piccoli oblò sulla canotta di lycra, permettendoci un interessante sbircìo sulle burrose ciambellosità della malva. Il fiore, tondeggiante a sei petali, fa sospettare l’opera dei geniali stilisti della Guru: e se fosse, be’, non li si può certo accusare d’essere fuori moda, anzi, è una canotta malvestita perfettamente attuale, con tutte queste sue fantasiose e trendissime asimmetrie, un ricco insieme di propaggini randomizzate tra cui spiccano la coda pendula laterale (6) ma soprattutto gli splendidi bavaglini sottoascellari (7).

E che fare se non inchinarsi davanti ad un tale ligio rispetto del principio noto con il nome di par condicio, da oggi finalmente applicato al fashion concept dell’ascella pezzata. Non c’è dubbio: che l’ascella pezzata non sia più un ristrettissimo privilegio delle malvestite in maglietta e che pure quelle in canottiera, grazie a questa folle corsa alla propaggine senza senso (portata qui alle estreme conseguenze grazie al genio di Matteo Cambi o chi per lui), possano da oggi orgogliosamente esibire le loro sapide pozzette di succosità ghiandolare; è stragiusto.

Malvestita #275 – malva a vela

10 giugno 2007

malvestita con la pinna da triceratopoA braccetto con l’imperante malvatendenza del mosciume cascante c’è ques’altra cosa, la propaggine randomizzata. Si prende il disegno di una maglietta moscia cascante classica e la si arricchisce di eccessi di tessuto distribuiti a casaccio, tagliati secondo geometrie non-euclidee dettate da una allucinazione mistica o dal lancio dei dadi, o semplicemente assumendo in sartoria la nonnetta col glaucoma terminale.

La malvestita di oggi esibisce una propaggine randomizzata sulla pancia (1), creata da un surplus di mosciume sparato verso l’esterno, che le parte dalla sezione reggiseno fin giù giù quasi a lambire la mutandona superelasticizzata targata Dolce&Gabbana (2 – bah, buh, che malvestitismo preistorico). La sua forma triangolizzante somiglia molto a quella di una vela e non è detto che forse – forse, chissà – lo scopo non sia proprio questo, far ruotare la malvestita con un colpo di vento (per mostrarsi fanatica in un 360°); oppure forse, chissà, è una specie di maliziosa e sensuale malva-minaccia, ci ricorda un po’ la pinna dorsale di uno squalo (sì lo so, anche dello stegosauro, ma no, quello era erbivoro) e allora be’, ovvio, il significato è questo, che la malva è a caccia (uuuuh!).

Peccato solo che ha deciso di combinare questo magistrale esempio di mosciumità cascante con propaggine randomizzata a dei modesti pinocchietti bianchi (3), passati di moda per l’appunto nel primo giurassico. L’unica cosa che forse può un pochino scagionarli è la – quella sì – trendissima forma grumosa da palloncino sgonfio, provvidenzialmente fornitagli dalla strettoia borchiata (borchie riprese sulle rifiniture delle tasche e, con un sincero tocco di delicata finezza, pure sulla patta) che si chiude sotto al ginocchio.

Le scarpe (4)? Mettono insieme la vernice nera e il tallone coperto di un paio di sandali eleganti a cui, per qualche ignoto motivo, sia stato troncato via il tacco, e l’intrico (qui molto semplice, in verità) di laccetti sul piede, tipico dei sandali schiaveschi tutto-laccio che ho visto spesso in giro, ultimamente, e di cui dovrò sicuramente parlare, al più presto (credevo l’epidemia fosse passata l’anno scorso – eh ma sì, lo so, non passerà mai).

Malvestita #274

8 giugno 2007

malvestita molto intenditrice dei firmsOh ecco, scusate l’assenza i giorni scorsi ma ho viaggiato di qua e di là: una noia. Ci sono un sacco di cose interessanti che mi avete segnalato e di cui prima o poi sarebbe giusto parlare, per esempio Lapo eletto benvestito più benvestito del mondo, ma direi magari di prenderci un po’ di tempo prima, così, per decidere se è tutto vero per davvero o se qualche buontempone ha acherato le news di yahoo (non ci credo, dai, che a Vanity Fair hanno osato tanto, dài, su, Lapo?).

Nel frattempo allora parliamo di questa malvestita 274, che mi stava seduta vicina vicina ieri l’altro al cinema. Potrebbe sembrare a prima vista una semplice woman in black, una di quelle stilose e vacue elegantine pendantizzate fino all’ultima borchietta che credono di spizzar classe da tutti i pori – ma no invece, non solo: la sua doppia apparenza stilosa in black ma insieme anche intenditrice-dotata-di-cervello è testimoniata dai profondissimi tecnicismi che dispensava all’orecchio del moroso (le sue parole preferite “realismo”, “postmoderno”, “ironia”, “metacinema”) e dalle risatine soddisfatte con le quali chiosava le cose che più stuzzicavano il suo esperto gusto cinefilo (ché ormai tarantino è peggio dei vanzina, basta una suoneria col fischiettar da monocola oppure uno che dice “zatoichi” oppure uno che dice “figlio numero uno” e tutti giù a ridacchiar soddisfatti – secondo me i film dei vanzina sono più difficili).

Ma in fondo da una che c’ha i tronchetti (1) o ankle boot che dir si voglia, cosa ci si può aspettare? Poverina (ah, gli scomodissimi torturevoli tronchetti: c’è niente che riesca meglio dei tronchetti a irrigidire e mozzare la linea della gamba, rendendola se possibile ancora più tozza e informe di quanto è in realtà?).
Capisco, comunque, e apprezzo lo sforzo: si vede che ci s’è molto impegnata, nel tentativo di apparire sì alla moda e però anche stilosamente di nicchia, gli ankle boot e il vestitino nero (2 – oh ma il nero, appunto, il nero è proprio elegante!) che ripropone il classico moscio cascante ma col design insolito (insolito che appunto, spesso, la malva media prende come sinonimo di stiloso, quando più spesso è soltanto sinonimo di bleaaaargh – be’ in effetti, quindi, un sinonimo utile) che sembra il design di una sottana da sexy cowgirl, con una specie di strana cinturona di pelle borchiata lungo il bordo superiore (3 – serve a tenere su il vestito, a mò di spalline) e una cinturazza vera molto più grossa e anch’essa di pelle borchiata (4), con una fibbia argentata a rosone di notre-dame de parì che è un capolavoro.

M’ha pure svegliato sui titoli di coda (stavo sognando che Will Smith faceva il protagonista del remake di un film bellissimo, che incubo!) gridando orgasmica al moroso: “amo’, geniale! geniale! cioè, geniale!”.

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