ovvero il Pericle blurato con la coperta afrodisiaca di cui narrano le antiche leggende Mondadori (in più: le tre candidate del Pdl, che sono ciarpame)(in più: Carlo Rossella, cioè Bogart ma senza interruttori della luce)
Per tutti quelli che non c’hanno vicino casa un supermercato coi giornalacci da leggere aggratis - comprarlo? ah! la morte, piuttosto! preferirei comprarmi l’XL diretto da Fabri Fibra, piuttosto (che cazz! dyo!) - nessun problema: ve le racconto io, che un supermercato coi giornalacci ce l’ho qua sotto casa, le salivose bassezze raggiunte da quest’ultimo numero di Chi, evidentemente supervisionato dallo staff dell’avvocato onorevole Ghedini, in gran parte dedicato al lagnoso spottone matrimonial-elettoral-giustificatorio “sono un marito onesto, leale e integerrimo, così come sono un politico onesto, leale e integerrimo - la sinistra falsa, malvagia e manipolatoria ne ha combinata un’altra delle sue” - a cominciare dall’editoriale del ciambellano Alfonso Signorini, che per andarci sul sicuro, senza dover rischiare qualcosa che suoni ambiguo e/o controproducente, si butta sul cauto (ma adorante) parallelismo storico-ateniese, parlandoci dell’amore di Pericle e Aspasia: Silvio Berlusconi diventa Pericle il fighissimo re der monno e Veronica Lario diventa la figona spasimante Aspasia
Il suo sguardo non si fermò su un uomo qualunque, ma sull’uomo. Il più affascinante, il più potente, padrone di (quasi) tutta l’Atene del tempo: Pericle. Le donne gli cadevano ai piedi, gli uomini lo amavano per la sua indubbia capacità di leader. Quando lui vide Aspasia non esitò. Sapeva di avere davanti a sé la donna della vita. Abbandonò la moglie per andare a vivere con lei e alla fine la sposò. I due erano ammirati da tutti: belli da fare invidia, vivevano in mezzo ai nemici
di Betty Moore, 7 maggio 2009
Categoria: alta moda, chiacchiericci vari, l'amore ai tempi delle malvestite, regine del pendon't, very important malvestite
E a proposito di inverno e di menopausa, toh, beccatevi questa regina del pendon’t che esibisce una tradizionale tenuta wannabe-salottiera-bbene da signorotta Serbelloni a passeggio per Cortina - e cioè: il tappo peloso (1) come quello che usa la Marta Marzotto per non far ghiacciare l’oliva, sennò poi nel Martini allungato col Grog non le ci sta bene; le rosee turgidità aggettanti del labbrone e degli zigomi tondissimi (2); il foulardone da hostess d’alto bordo (3 - con le effe incrociate Fendi);
la collanazza d’oro con gli scicchissimi anelli di legno e le penne di pappagallo (4 - “mamy! mamy! mi sa che Pepito sta diventando calvo!”); un meteorite kryptonitico tutto intero che splende di radioattività mortale (5); gli stivali molto alti di pelle pesantissima (6) sulle calze color Faccia-di-Pinketts-la-sera-dopo-le-cinque (7) e il gonnellino che sembra un mini-pareo, orrendo, la fantasia fondale marino (8 - alghette, paguri e stelle marine), e poi va be’, la borsa griffata che non può mancare, che malvestita sei (9).
(un clic per vederla più grossa)
(post scriptum: la recensione su Baglioni è una roba da schiantarsi, c’ho i capelli tutti dritti - ricordatevi: giovedì!)
Ecco, bene, facciamo una coppia di malve che ce ne ho giusto qualcuna che m’è avanzata, ancora in tenuta invernale, di cui vorrei sbarazzarmi in fretta, perché insomma manca poco alla stagione delle villose ascellosità al vento e io non vedo l’ora, per cui entro la prossima settimana darò fondo (forse, non so se mi va) a quei due tre disegni che mi rimangono e la chiudiamo qua, con l’inverno 2008/09, basta - e sì, ah!, per quanto riguarda i prossimi appuntamenti: giovedì evento doppio, preparatevi, la mega-recensione di Q.P.G.A, il romanzo di Claudio Baglioni, e il varo della nuova fiammante grafica del blog, wow, che strizza! - cominciamo così quest’ultima veloce carrellata di malve invernali da un classicone, la coppia di bburinazze a spasso per negozi (quella là cogli occhialoni, vedete - 1 - ci dimostra che va be’, a noi può sembrare assurdo - lo sapete, il mondo non va come deve andare - ma non è detto che la combinazione D’Alessio-Tatangelo-Kermit porti un’azienda istantaneamente sul lastrico), le cose che mi piacciono di più sono: il cappottone jeans con gli inserti fiappi di lampredotto (sul collo - 2 - sulle maniche - 3 - sulla tasca - 4) e col bordo inferiore ornato di un morbido straterello di ermellino sintetico (5 - cioè l’ovatta spruzzata qua e là con la stilografica), la fantasia concentrica psicotropa delle calze pippiche (6) infilate negli stivaloni duri da cavallerizza (7), ovviamente la blusa che porta su di sé gli inconfondibili colori della bandiera di Menopausalandia (8 - capitale: Sophialorenopoli), le scarpette floscie Peter Pan rosso fuoco (9) e la bisaccia frangettata con gli enormi anellazzi da ginnasta innestati uno nell’altro (10).
(un clic sul disegno per vederlo più grosso)
Non sono servite le immaginette votive (il ciondolo quadrato al collo e la spilletta sul bavero - clic qua a destra per vederli più grandi), non sono servite le commoventi dichiarazioni spezza-cuore (“she stayed as long as she could”, ha detto, “this is a bitter-sweet night”), non è servito questo suo completino stranamente meno caciarone e meno sporco di pajata del solito (coi catenazzi lucidati per l’occasione pendenti su panciotto e pantaloni: tra le chiavi di casa e quelle del garage - chicchissimo! - il conchiglione metallico da sommelier), non è servito farsi saldare dal fabbro la zip della patta per non lasciarsi tentare dal desiderio d’una veloce grattatina, non è servito neppure sostituire il mascarpone con una vera lacca per capelli, non c’è stato niente da fare, al povero Mickey gli è andata male - speriamo che adesso, almeno, gli approvino la concessione per erigere quel mausoleo monumentale a forma di enorme ciotola rosa (con la scritta “Loky” riempita di zaffiri grossi come pagnotte caserecce) nel cuore del Père Lachaise.
E dopo questa amara ma doverosa premessa dedicata al nostro trucido beniamino, ok, vediamo cos’è che c’ha riservato il lussuosissimo malvacarpet di ieri sera, e cominciamo dalla super-vecchiona a rotelle, Sophia Loren, col collare canino diamantato (un omaggio al caro estinto? ah! sigh sob, non la smetto di pensarci!), la solita indecente scollatura autoptica, gli sbuffi a ricciolo da sottovaso di carta crespa sulla gonna (pendantizzati con gli sbuffi di carta crespa color carota marcita che c’ha in testa) e le maniche lunghe velate (color giallo pipì – no meglio, color cadavere in salamoia: appropriatissimo) che servono a mimetizzare l’orrendo effettaccio della pellazza cascante. Grande assente della serata, invece, il ginocchio di Beyoncé, per la prima volta dopo anni e anni intrappolato sotto una gonnellona tutta intera senza spacchi (parte terminale di un rigido tubo imbalsamante ritagliato dal copriletto della vecchia zia bburinona), c’è stato chi cinicamente ha tentato di fregarle il posto sventrandosi il vestito lì per lì, ma non può esserci vera competizione, dài, neanche col ginocchietto di Alicia Keys (che ridacchia imbarazzata verso i fotografi che, rivolgendosi al ginocchio, lamentano “sei un po’ sciupata, Beyoncé” - al che Alicia Keys tutta rossa, tentando la voce da ventriloquo e muovendo il ginocchio su e giù, risponde “eh eh, ehm, trovate?”).
E poi, giusto, c’è Sarah Jessica Parker, che ha scelto la vaporosità eterea e i boccoloni romantici della Barbie principessina sposa, il che però contrasta un tantino col più prosaico braccialetto-emostatico a metà avambraccio (oh, poveretta, le stringe da morire) e con la spaventosa colata di Botox che s’è siringata in faccia (occhi e fronte sono sempre assolutamente immobili e tiratissimi); c’è Heidi Klum, coi capelli sleccazzati sulle tempie in stile De Filippi sanremese (eh, lo so, è un paragone azzardato, mette i brividi pure a me), che c’ha su un assurdo insieme di stoffa maltagliata che le si scombina ulteriormente passo dopo passo, assumendo nuove sempre più paradossali configurazioni di spacchi e aperture e angolazioni e propaggini senza senso (in più, toh: confuso arrotolìo braccialettaro di confettini al salmone); ci sono poi Jessica Biel, che ha il vestito col pezzo di sopra asimmetrico da mono-maggiorata (sulla sinistra la bolla di tessuto in cui riporre la tettona della settima misura), e Miley Cyrus, coperta di capesante sabbiate (o forse foglie di scarola lustrinate), col sacchetto di mozzarella di bufala come borsetta.
Infine citerei, molto velocemente, Vanessa Hudgens e i suoi inserti pettorali di kleenex sfilacciosi (passati in lavatrice nelle tasche dei jeans), Amanda Seyfried col fiocco gigantesco adatto all’inaugurazione di una nave da crociera (è un Valentino, di quel suo insolito colorino specialissimo, sapete, tipo l’arancione solo più scuro, tipo il bordeaux solo più chiaro, tipo il porpora solo meno violaceo), Marion Cotillard con le squamature blu luccicose e il sottogonna di strisce concentriche di pellicola, e poi Tilda Swinton che va be’, come sempre, quasi quasi comincia a starmi simpatica.
di Betty Moore, 23 febbraio 2009
Categoria: malvacarpet, regine del pendon't, very important malvestite
Potevamo finire tutti così, se il brodo primordiale fosse stato la pozzetta ribollente atomi di bburinonio (BB - in basso a destra) d’uno scatarrìo defilippiano. Avremmo ciabattato tutti quanti dentro un paio di catafalchi del genere (1), enormi, che si aprono come scarponi da sci slacciati (la camminata è la stessa, quella prudente pianta-pianta di chi rischia da un momento all’altro di lasciare uno scarpone per strada e restarsene in calzini), mantenendo sempre e comunque bene in vista la mega-linguetta brandizzata (2); avremmo indossato i pantaloni flosci da odalisca alluvionata (3 - che scivolano giù, inesorabilmente, e bisogna procedere a gambe larghe per trattenerli) e magari una cinturazza col fibbione bello grosso, pacchiano e scintillante (4); e poi la giacca gonfia fantasia desert storm (5) o quella classica bombata col tappetino dell’auto intorno al collo (6); i capelli a zero sulle tempie, tokiohotellizzati sulla cima e lisci dietro sulla nuca (7), e gli occhialoni di plastica che vendono al supermercato per il travestimento carnevalesco da dottore pazzo (8).
di Betty Moore, 14 febbraio 2009
Categoria: maschioni, regine del pendon't, semo bburini