Coppia malvestita #56 – il telefonino stereo truccato

17 agosto 2009 / ,

I bburinoni che se ne vanno in giro col telefono cellulare in mano che suona le musichette bburinone a tutto volume, bburinoni cioè come questi due qua a sinistra (cliccateci su per vederli più grossi), le prime volte che mi sono capitati sottocchio non mi ci raccapezzavo mica, e siccome la cosa mi sembrava preoccupante cercavo su Google “strano fenomeno gente idiota non risponde lascia squillare suoneria insopportabile”, non ci capivo niente ma lo strano fenomeno continuava, e anzi, me ne capitavano ogni giorno di più, e allora ho cominciato a subodorare l’incredibile amarissima realtà e mi sono messa a guglare “imbecilli musica cellulare senza cuffie”, “cellulare come radiolina vecchietti pensionati“, “cellulare versione microscopica stereo dieci chili sulla spalla ghetto neri film anni ottanta“, “telefonino colonna sonora portatile vita di merda”, ed è proprio così,

sto cercando di moddare un pò il nokiotto in campo audio, aumentando il volume,se si può fare! ho già sostituito l’altoparlante del nokiotto con una di un motorola V547…. non dico che il nokiotto non si sentiva bene,dico solo che poteva fare di meglio,per questo mi sono messo al lavoro eeeeee……WALAAAA’…. quando vuoi gareggiare contro di me con il tuo nokiotto,fammi un fischio…ahhahahaha!!!!!!!!

la cosa è ben documentata e neanche da pochissimo (v. qui e qui) e pensate, ecco, si fa a gara a chi c’ha il cellulare più rumoroso, li si “trucca” apposta come si fa coi motorini – e questi due brutti scimmioni qua sopra, all’avanguardia della più ottusa e prepotente ricerca di ostentazione bburina, se ne vanno a spasso coi cellulari che suonano contemporaneamente due cosacce diverse mischiate in un unico indistinto baccano lo-fi, perché è giusto,

quando ascolto le musiche che piacciono a me arrivano quelli che incominciano e mi dicono“ma che ascolti cambia sto schifo di musica!” non sai quando mi da fastidio!!! ma comunque gli rispondo sempre il cell è mio perciò tu non mi devi obbligare a cambiare musica o a spegnere il cell.

immaginatevi una dozzina di bburinoni così, tutti assieme, coi telefonini che suonano ciascuno una cosa diversa, immaginateveli un po’ – io non ci riesco.

Lele Mora e il suo allevamento di mosche – miss Culetto d’oro

A testimonianza della crescente inquietudine che le storiacce su escort e cocaina e festicciuole e papponcelli suscitano nei bassifondi vipparoli più malfamati, ecco che proprio negli ultimi giorni sulla Costa Smeralda ha preso il via in grande stile la tradizionale parata di lussuosi esclusivissimi trenini-puttantour brigìttebardòbardò; e direi che non poteva esserci battesimo migliore, più appropriato, per questa estate vipparola dal sapore più che mai lucignolesco (adesso che la cuccagna bordello-festaiola culi tette viagra coca champagne passera a buon mercato sta assumendo una dimensione conclamata, direi quasi ideologica, orgogliosamente spudorata, “embè, vi piacerebbe pure a voi, no? poveri cenciosi comunisti invidiosi, attaccateve ar cazzo!”), non poteva esserci battesimo più appropriato, dicevo, del concorso miss Culetto d’oro (eh?) patrocinato da Lele Mora,

che sembrerebbe, sì, l’incipit di un’orgiaccia zozza in un film porno amatoriale (buona parte dei pupilli di Lele Mora, del resto, in un film del genere ci starebbe a pennello), ma invece no, è un modo come un altro per utilizzare a fini di svago lo sconfinato bacino di giovanissime procaci disgraziate che se ne stanno in fila tutta la notte “io! io! io!” sperando d’essere prima o poi convocate con un fischio nel privé di un qualsiasi stronzetto vipparolo, e perché no, lasciandosi palpare il culotto brufoloso da una muta di papponcelli arrapati su di giri [1],

ma le disperate chiappone-offresi hanno soltanto fatto da intermezzo [2] per un mega-torneone aziendale (tennis poker calcetto biliardino) organizzato dallo stesso Lele Mora, una cosa che si chiama LM PokerStars, durante la quale tutti i soliti esaltatissimi sottoprodotti televisivi di scarto – ex-realitari, presentatori bolliti, coscione scosciate, subumani defilippiani e tristissimi ignoti tu-chi-cazzo-saresti – si sono fatti fotografare con le fiches e le carte da gioco e le magliettine sponsorizzate sempre bene in vista [3] (Lele Mora nella parte del Duca Conte Semenzara, due o tre aspiranti tronisti che gli facevano da cuscino umano porta fortuna) e poi le foto muniti di improbabili equipaggiamenti tennistici (e anche qui, oh – costume da bagno, scarpini da calcetto, giarrettiere, doppia racchettina liberty – sembrano gli sportivi del Park tennis) e le foto piegati in due a scoccar di stecca (ammirate la tecnica di Valeria Marini, che sta puntando astuta la pallina invisibile), e poi la sera a pavoneggiarsi in passerella, tutti in tiro, Lele Mora che fa l’eccentrica pazzerella [4],

e cioè, appunto, non cambia niente, mai – perché dovrebbe? – anche quest’anno il solito, non c’è puttanopoli che tenga: una gran quantità di viscidi vermetti, ingrassati amorevolmente dall’allevatore Lele Mora, che si contorcono uno sopra all’altro tentando di farsi strada su verso la superficie untuosa e puzzolente del casu marzu vipparolo-televisivo – finché un bel giorno chissà, evviva!, qualcuno di loro potrà finalmente sbocciare e trasformarsi in mosca.

[1] bastasse solo questo, farsi toccare il culo!, io, ogni volta che penso a Lele Mora e ai suoi assistiti, non so com’è, mi vengono in mente certe scene truculente di Salò“mangia, mangia, ti piace?, e allora mangia la merda!” – chissà perché
[2] devono aver poi lasciato nome e recapito per un’audizione, che c’è questo nuovo programma in ballo, il reality Lele Mora House, una cosa di prima classe (annuncio):

Cerchiamo “manichini viventi” VOLONTARI. Maggiorenni e giovani, uomini e donne, residenti nel milanese, di bella presenza e spigliati davanti alle telecamere e al pubblico, con attitudini di protagonismo e voglia di apparire. In cambio della disponibilità a titolo gratuito, offriamo un’esperienza unica e divertente, oltre a notevole visibilità mediatica, all’interno di un reality-vetrina in diretta via web da un megastore Datch nelle ore di apertura.

cioè pubblicità, sponsor, soldi facili, e gonzi protagonisti aggratis – che accorrono, si spintonano, s’ammazzerebbero l’un l’altro.
[3] Lele Mora, tra l’altro, va molto fiero d’una agghiacciante partnership con Paris Hilton, con quella sua linea là di robaccia della Coin, i cappelli e le bustine e pure gli ombrellini, guardate
[4] e scusate per quel segnaccio sulle foto (sarebbe il marchio “LM”): le ho prese dalla pagina ufficiale su Facebook

L’uomo giusto per me, il romanzo di Uomini e Donne: l’iperuranio di Maria de Filippi

Questo libraccio qua di cui vi parlo oggi, L’uomo giusto per me [1], ci permette di fare una visitina in punta di piedi tra i luccicanti ideali iperuranici che trascendono il nauseante tele-(de-)realismo del carnaio defilippiano, cioè a dire: possiamo sbarazzarci per qualche istante del fittissimo riempimento infernal – boschiano di papponi, ruffiani, servetti sleccazzanti, cortigiani in ginocchio, schiavi sessuali, sgualdrinelle ululanti, tossicomani devoti di padre pio, palestrati prostituti cripto-omosessuali; possiamo sbarazzarcene e ascendere leggeri leggeri, sfogliando le pagine di L’uomo giusto per me, e dall’alto gettare un’occhiatina al nucleo distillato dell’intreccio amoroso-passional-sentimentale che costituisce le fondamenta di questa rancida sbobba televisiva chiamata Uomini e Donne; cioè a dire che grazie a L’uomo giusto per me possiamo farci un’idea del modo super-semplificato in cui il cervello storpio dello spettatore subumano tipo percepisce le orripilanti messe in scena orchestrate da Maria de Filippi: Uomini e Donne ai suoi minimi termini, cioè, così com’è concepito sulla carta dai suoi autori [2].

Che è forse una visione persino più allucinante e repulsiva, nel suo idillico sentimentalismo da quattro soldi, dell’inferno brulicante raiset-boschiano che dicevo sopra; inferno di cui il cervello storpio dello spettatore subumano non è ovviamente consapevole, per cui tutto, tra una sinapsi scarica e l’altra, gli si riduce a una genuina emozionante storia di corteggiamento che fa così: è tutto vero, il sentimento esiste, il sentimento è grande e soverchiante, Uomini e Donne è sentimento, no!, di più!, solo a Uomini e Donne c’è sentimento

Fuori succede che incontri uno, ti ci metti subito e dopo scopri che non ci vai d’accordo [...] Lì hai tutto il tempo di conoscere una persona. Ci esci, ci parli, scopri come la pensa, capisci il carattere e tutto il resto. Insomma, se non è l’uomo giusto per te lo capisci prima di esserci stata.

E i protagonisti di uomini e donne non sono quello che sono, patetici analfabeti buoni a nulla che si sbracciano disperati elemosinando un avanzo rimasticato di televisione-popolarità-denarofacile (per ottenere il quale sarebbero disposti a tutto: per esempio, quando annunciano orgogliosi “per me la famiglia è al primo posto” tradotto significa “concedimi un’altra mezzoretta a strepitare su canale cinque e in cambio ti faccio recapitare a casa una borsa-frigo con tutte le parti intime dei miei consanguinei già tagliate in tranci – so che Maurizio ne va matto”), invece no, nell’iperuranio defilippesco i protagonisti di Uomini e Donne sono persone giudiziose, intelligenti, cerebrali, piene di Valory: come la nostra protagonista, Rossella,

non le interessava la televisione, tanto meno un futuro nel mondo dello spettacolo. Le sue aspirazioni erano ben altre (le sarebbe piaciuto fare la giornalista, ma anche tentare la carriera universitaria)

non è una sciacquetta qualsiasi, Rossella, non lasciatevi ingannare dalle apparenze:
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Come si fa a capire quando Berlusconi sta recitando le battute che gli ha prepato Carlo Rossella?

Facile: è quando tutti i presenti c’hanno la gocciolona di sudore che gli cola sulla fronte come nei manga, fanno i sorrisetti piatti tiratissimi, si guardano intorno emettendo degli scanditi EH EH EH e tutti i telefonini automaticamente spediscono all’intera rubrica l’emoticon della balla di fieno rotante

carlo rossella in casablancaDietro le recenti poco dignitose performance di Silvio Berlusconi non può che esserci la regia del suo fedelissimo barboncino brizzolato Carlo Rossella, lo stile è quello, inconfondibile, ci scommetto che c’ha messo lo zampino proprio lui, il dotto conoscitore di raffinatezze d’alto bordo, “l’uomo di mondo” (cit. se stesso), “l’incarnazione del saper vivere” (cit. Bruno Vespa), il borioso vegliardo che si dà le arie da discolaccio elegantone alla James Bond (sì, va be’, incubo: diretto da Pierfrancesco Pingitore e interpretato da Jerry Calà), il maestro di bon ton che durante le serate ufficiali d’una certa importanza tiene il bicchiere con la mano sinistra e con l’altra mano, intanto, nell’attesa di porgerla a qualche grande personalità, ci si fa le seghe [1]

devi tenere il bicchiere con la mano sinistra, e la destra sfregarla spesso nei pantaloni

che è esattamente il suo stile, perfetto!, difficile trovare un’immagine che possa descriverlo meglio di così, la coppa di champagnino da una parte e la mano affondata in tasca a menarsi l’uccello dall’altra: è Carlo Rossella al cento per cento. Ci scommetto che è a lui che Silvio Berlusconi chiede consiglio ogni volta che c’ha da partecipare a qualche prestigioso evento pieno di vipponi internazionali: dev’essere stato per via di Carlo Rossella, per esempio, che è capitata quella faccenda incresciosa della regina che fa le bizze, dev’essere stato lui che ha spiegato a Berlusconi la necessità dello yodel da venditore ambulante, perché

Questi vertici sono molto rumorosi. E poi Obama sente male dall’orecchio destro, colpa delle immersioni alle Hawaii

carlo rossella nel finale strappalacrime di casablancaChe è una informazione esclusivissima topsecret che non sa nessuno – zero risultati su google – nessuno tranne l’otorino personale di Obama e la pettegola globalizzata Carlo Rossella, ovviamente. Anche la battuta dell’acchiapponico deve avergliela suggerita lui, sicuro: poche ore prima che Berlusconi la utilizzasse, infatti, quella famosa scenetta del Proietti esistenzialista è stata mandata in onda a Porta a Porta [2] dov’era ospite per l’appunto Carlo Rossella – che a parte prendere appunti per le punch lines di sua maestà il principale (naturalmente cialtronizzate: l’acchiapponico di Berlusconi sono il “piacionico” e l’”acchiappesco” di Proietti mescolati) e abiurare i propri trascorsi comunisti perché all’epoca non si usavano i perizomi di seta con la zip sul davanti

il mondo finisce con il sessantotto. ho ancora l’eskimo e quando lo guardo dico oddio mi sono messo questo straccio orribile, con un verde terribile. e anche un paio di scarpe che ci si metteva, non faccio il nome ma si scivolava, delle scarpe orrende. eskimo e quelle scarpacce.

s’è dedicato tutto il tempo, con la solita classe, a lanciare calibrati zampilli di pisciatina maschia sulla permanente della femminella giuliva di turno, Caterina Balivo: Carlo Rossella non vuole cantare e la Balivo lo rimprovera

sta mettendo le mani avanti

e allora Rossella, charmant come sempre

se vieni qua sì che te le metto le mani avanti

e la Balivo che ridacchia tutta contenta, lusingata, il prototipo della donna com’è nei desideri di Carlo Rossella, una mezza calzetta sempre disponibile, asservita, ridanciana, docile, è il molle bersaglio del plausibilissimo “dov’è la zoccola” del congresso pidiellaro, mica una stronza rompipalle che vuole fare come le pare, una come Michelle Obama, che “orrore”, con quelle sue [3]

braccia eccessivamente grosse, da palestrata, braccia rubate all’orticultura

che roba irritante: una donna che ha studiato, che è intelligente, che è giovane e coraggiosa ed è pure negra, che se ne fotte di travestirsi da bambola di porcellana impacciata e timidina

Doveva fare come Carla Bruni

Carlo Rossella ha ripetuto per tre volte lo sdegnato “ma tutto questo Michelle non lo sa”, quasi scoppiava!, ci si potesse almeno sfogare chiamandola “scimmia”, Carlo Rossella ce l’ha avuto sulla punta della lingua tutto il tempo (“scimmia! scimmia!”) e alla fine s’è potuto concedere appena appena un’insensata metafora circense,

questa signora di Chicago, per quanto presidentessa, per quanto avvocato, messa alla corte di San Giacomo è parsa una neofita, come fare un salto mortale al circo Togni

d’altra parte,

Poteva chiedere a Berlusconi: lui ha un’innata educazione, non sbaglia mai un cerimoniale e sta a tavola come solo gli inglesi.

[1] cito dalla intervista su Il Giornale, di Paola Setti
[2] puntatone agiografico su Peppino Di Capri: me ne sono visto un pezzetto non so neanche io perché, c’avevo in testa “puntatone agiografico su Peppino Di Capri” che m’ha come rimbambita, non riuscivo a muovere un dito
[3] sempre dall’intervista su Il Giornale

Coppia malvestita #55 – Heil Menopausa!

30 marzo 2009

Ecco, bene, facciamo una coppia di malve che ce ne ho giusto qualcuna che m’è avanzata, ancora in tenuta invernale, di cui vorrei sbarazzarmi in fretta, perché insomma manca poco alla stagione delle villose ascellosità al vento e io non vedo l’ora, per cui entro la prossima settimana darò fondo (forse, non so se mi va) a quei due tre disegni che mi rimangono e la chiudiamo qua, con l’inverno 2008/09, basta – e sì, ah!, per quanto riguarda i prossimi appuntamenti: giovedì evento doppio, preparatevi, la mega-recensione di Q.P.G.A, il romanzo di Claudio Baglioni, e il varo della nuova fiammante grafica del blog, wow, che strizza! – cominciamo così quest’ultima veloce carrellata di malve invernali da un classicone, la coppia di bburinazze a spasso per negozi (quella là cogli occhialoni, vedete – 1 – ci dimostra che va be’, a noi può sembrare assurdo – lo sapete, il mondo non va come deve andare – ma non è detto che la combinazione D’Alessio-Tatangelo-Kermit porti un’azienda istantaneamente sul lastrico), le cose che mi piacciono di più sono: il cappottone jeans con gli inserti fiappi di lampredotto (sul collo – 2 – sulle maniche – 3 – sulla tasca – 4) e col bordo inferiore ornato di un morbido straterello di ermellino sintetico (5 – cioè l’ovatta spruzzata qua e là con la stilografica), la fantasia concentrica psicotropa delle calze pippiche (6) infilate negli stivaloni duri da cavallerizza (7), ovviamente la blusa che porta su di sé gli inconfondibili colori della bandiera di Menopausalandia (8 – capitale: Sophialorenopoli), le scarpette floscie Peter Pan rosso fuoco (9) e la bisaccia frangettata con gli enormi anellazzi da ginnasta innestati uno nell’altro (10).

(un clic sul disegno per vederlo più grosso)

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