Coppia malvestita #53 – giggialessiana

2 marzo 2009

La coppia di fidanzati qui a destra (un clic per vederli più grossi) ci si presenta in una classica formazione horror giggialessiana, vale a dire: lei, giovane bburinazza rintronata dal faccione assente smaltato di trucco, l’occhietto tondo ipnoticamente fisso (non sbatte mai le palpebre e sposta la testa per spostare lo sguardo: se le dici “ehi, lassù, un aereo!”, si sdraia a terra – cioè s’incurva all’indietro finché si ribalta stecchita), sempre ben strizzata dentro un budello di bburinerie super-attillate (i jeans strizza coscia – 1 – il doppio gilet strizza tetta – 2 – le peep toe attorciglia dita – 3), un colpo di magistrale pendantizzazione (il micro giubbottino pellicciato – 4- la sciarpa viola – 5) e l’ inevitabile borsone grandi-marche da sfoggio (la cartelletta Gucci – 6); lui, invece, bavoso omuncolo con qualche anno in più che si dà le arie superiori e un po’ annoiate da papponcello gradasso, le prova tutte per sembrare un fascinoso giovincello alla moda (il riportone chilometrico dei peli della schiena pettinati a mo’ di spelacchiato frangettino da monellaccio ottantenne – 7 – i pantaloni larghi da skater boy – 8 – gli occhiali da sole Carrera Safari – 9 – le scarpe da ginnastica Adidas – 10 – l’orecchino d’oro da scugnizzo spacciatore – 11) e però allo stesso tempo vuole manifestare una stilosità più adulta, classe, forse persino un certo qual prestigio (poveraccio, che terribile miscuglione bburino, ci mancavano solo questi: l’osceno cappotto mono-bavero con la zip obliqua – 12 – e la camicia bicolore da broker yuppie – 13).

Malvestito #33 – swish swish, hoooooock, chwwwwk, ptoie! (e vi spiego il perché di Arlens)

25 febbraio 2009

Domanda: cos’è che genera nei bburinoni maschi l’impulso irresistibile a scandire la propria misera esistenza cerbottanando in giro pallettine di liquami bianchicci alla velocità della luce? Io non lo so, c’ho pensato su qualche minuto oggi pomeriggio mentre tentavo di persona lo sputacchio velocissimo super-compatto – niente, è difficilissimo, mi ci sono sbrodolata tutta – e le uniche cose che mi sono venute in mente sono che, vediamo, potrebbe essere: a) uno spettacolino di rude e animalesca esuberanza machoman da bandito pistolero, b) un disgustoso sintomo di incontinenza salivare dovuto a un mix letale di Marlboro lights e suonerie disco, c) una forma di esibizionismo ribelle e un po’ vandalo non-me-ne-frega-niente-tiè-becca, d) una metaforica rassicurazione d’efficienza eiaculatoria, e) il liquido cerebrospinale che si suicida disperato auto-espellendosi, f) un’arma micidiale ostentata come deterrente (eh, sapete, va talmente veloce: tipo il rigurgito dei lama – o questo spruzzosauro qua), oppure che ne so, alla Giacobbo, g) parte di una competizione super-segreta le cui regole e i cui scopi sono noti soltanto all’élite delle più venerate logge super-bburine, una specie di prato fiorito di Windows su scala planetaria, le caselle sono invisibili a noi comuni mortali, cliccabili solo tramite scozzo, e la posta in palio è il futuro della specie umana – non so, voi che ne dite, qualche altra idea?

Ah, e fateci caso, il giaccone c’ha una scritta che è il risultato di una successione comunicativa “telefono senza fili” tra papponi dell’industria tarocca: il pappone numero uno dice al pappone numero due “cazzo ne so, facce mette ‘na scritta mmerigana, ‘spetta che sto ad aprì er gugol maps, tiè, ecco, mettice Harlem“, il pappone numero due dice al pappone numero tre “il capo ha detto di mettece Arlem” e il pappone numero tre dice al sarto cinese incatenato nelle catacombe sotto il centro di Prato “piglia sta pelle de cane randagio e scrivici Arlens, svelto” – e Arlens fu.

Coppia malvestita #51 – il Bburinonio

14 febbraio 2009

malvestiti bburinonioPotevamo finire tutti così, se il brodo primordiale fosse stato la pozzetta ribollente atomi di bburinonio (BB – in basso a destra) d’uno scatarrìo defilippiano. Avremmo ciabattato tutti quanti dentro un paio di catafalchi del genere (1), enormi, che si aprono come scarponi da sci slacciati (la camminata è la stessa, quella prudente pianta-pianta di chi rischia da un momento all’altro di lasciare uno scarpone per strada e restarsene in calzini), mantenendo sempre e comunque bene in vista la mega-linguetta brandizzata (2); avremmo indossato i pantaloni flosci da odalisca alluvionata (3 – che scivolano giù, inesorabilmente, e bisogna procedere a gambe larghe per trattenerli) e magari una cinturazza col fibbione bello grosso, pacchiano e scintillante (4); e poi la giacca gonfia fantasia desert storm (5) o quella classica bombata col tappetino dell’auto intorno al collo (6); i capelli a zero sulle tempie, tokiohotellizzati sulla cima e lisci dietro sulla nuca (7), e gli occhialoni di plastica che vendono al supermercato per il travestimento carnevalesco da dottore pazzo (8).

Malvestito #32 – il tutone

2 febbraio 2009 /

malvestito tutone Armani AdidasIl bello dei bifolchi bburinazzi come questo qua è che non soltanto sono del tutto impermeabili a qualsiasi tipo di sfottente caricatura – perché non c’arrivano, sono troppo scemi – peggio ancora, percepiscono vagamente la compiutezza bburina della sfottente caricatura, ne rimangono estasiati e gli viene voglia d’ispirarcisi, diventa un loro modello di riferimento; prendete i bburinazzi che vanno in giro col tutone sportivo da passeggio casual over dodici anni, che è un insuperabile tòpos di grezzitudine subculturale un po’ in tutto il mondo, uno dei più facili bersagli caricaturali di bburinità,

chi è che se lo mette? i mafiosi del New Jersey, i gangsta bling bling e i papponi slavi, chi altri? – adesso va portato così, coi pantaloni rinsaccati su a metà polpaccio (1), il calzino di spugna lungo lungo (2) e sotto al giaccone ben spalancato (3 – il solito, corto e peloso) la tuta unzippata sulla t-shirt, per farci spuntare un pezzettino della griffatura pettorale, la peluria virilissima oppure anche soltanto le catenine col simbolo della vera fede (4 – di solito l’animaletto simbolo della squadra del cuore, oppure Gesù Cristo – spesso le due cose assieme, una crocefissione sull’isola del dottor Moreau), e poi ai piedi gli scarpini da calcetto (5 – meglio se con inserti dorati – uhm, bravo, pendantizzati con le strisce dell’Adidas); e cos’altro, la calotta svitabile col marchione gigante che è lo sponsor del contenitore sottovuoto a forma di testa umana (6 – sponsored by Emporio Armani) e gli occhiali da sole calati sul mento (7), da tirarsi su sull’altro paio d’occhi con un veloce colpetto di lingua (il piercing là se l’è fatto apposta, per agganciare il ponte antonellovendittiano).

Coppia malvestita #49 – che ci recensisce Sette Anime di Gabriele Muccino (“that’s it, what I call Sentiment!”)

23 gennaio 2009 / , ,

Eccovi qua l’istantanea di totale annichilimento psico-fisico a cui Sette anime è capace di ridurre due innocenti fidanzatelli bburinoni che volevano soltanto mettersi seduti al buio in ultima fila, sorbirsi la prima mezz’ora d’un film a caso e quindi cominciare a scaldarsi coi preliminari (da terminare in sveltina sul sedile posteriore, nel parcheggio deserto dietro al cinema) – la situazione dopo un paio d’ore circa è: lei che frigna disperata invocando una medusa a forma di solido geometrico e lui che si sveglia di soprassalto, rintronatissimo – stava sognando un tizio balbettante coi capelli lunghetti unti (non lo sa, ma era Gabriele Muccino) che dice a un tizio nero (oh sì, identico a Will Smith) “please, can you aggrott more your sopraccigl?, yes, good!, and socchiud more your eyes, so! yes! perfect! can you storc your mouth too, that way, sure! very painful! exactly! remain so, don’t move all the movie! yes! wonderful! we put here and here a pezzet of piano depriment and that’s it, what I call Sentiment!

Il bburinone c’ha pure provato a tenere duro, sul serio, perché al tiggì cinque aveva sentito di una scena di sesso con Rosario Dawson così super-bollente che Will Smith s’era imbarazzato, accipicchia, ma è arrivata troppo tardi e lui già ronfava – tanto va be’ non s’è perso niente, appena due bacetti, caste carezzine, sagome indistinte dietro la finestra, una fregatura, in confronto Moretti-Ferrari era una lezione d’anatomia pelvica; ah a proposito, lui vi piace? giubbotto con bavero moquettato (1), combo maglione-maglietta metrosexual viola e fucsia (2 – con catenazza e terrazzino di pelume pettorale), crestina ingelatinata piramidale (3), scarpottoni Nike colorati di quelli eighties che vanno per la maggiore (4); lei invece s’è messa il vestitino attillato di lanetta a strisce (5) col grosso collo dolcevita floscio, gli stivaletti candidi arricciati (6), la collana etnichetta di croccantini per cane più biglie da spiaggia (7) e la bisaccia Louis Vuitton coi bordi pecorellati (8 – avete presente, di quella linea sponsorizzata da Scarlett Johansson) all’interno della quale – immaginatevi in movimento i due secondi successivi alla nostra raccapricciante istantanea – è in corso di rovesciamento l’intero barattolone di pop corn.

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