Autore Topic: Omofobia  (Letto 189666 volte)

Rita

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Omofobia
« il: Agosto 25, 2009, 12:09:10 am »
Tutti avrete letto questa notizia, della quale spero ci sia poco da discutere.
Posto che questi comportamenti sono fortunatamente isolati, esprimono in modo disgustoso un sentimento di timore per gli omosessuali del proprio sesso, che invece ho visto diffuso tra tanti maschi eterosessuali.
Un conto è l'omofobia istituzionale, che ha radici nell'interesse più che in qualche seppur bacata impalcatura mentale, un conto è questo.
Io non me lo spiego e sto cercando di capirci qualcosa.

Date a Dio quel che è di Dio e a San Giuseppe la tredicesima.

Sir_Perceval

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Re: Omofobia
« Risposta #1 il: Agosto 25, 2009, 12:37:58 am »
Rita dimmi quali sono i punti di maggior dubbio?

Bubu

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Re: Omofobia
« Risposta #2 il: Agosto 25, 2009, 12:38:22 am »
Come avevo già detto non ricordo in che discussione,Lucca si è distinta per stupri "punitivi" a delle ragazze lesbiche.
Agosto 2006.
Qui una raccolta di articoli perché non era la prima volta, io ricordo due stupri (dell'altro non riesco a trovare articoli, entrambi i fatti però passarono sotto silenzio nella stampa nazionale)e la vetrina di una libreria sfasciata perché i propietari avevano ospitato la presentazione di un libro del gruppo GLBT, e al mio amico che lavorava nell'associazione fecero saltare la cassetta della posta.

Rita

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Re: Omofobia
« Risposta #3 il: Agosto 25, 2009, 12:47:30 am »
Rita dimmi quali sono i punti di maggior dubbio?
In soldoni, sembra che per un maschio eterosessuale qualunque omosessuale rappresenti una minaccia alla propria... purezza.
Ora, probabilmente non mi farebbe piacere se una donna mi facesse una corte spietata, come non me ne farebbe se a farlo fosse un uomo che non è il mio tipo.
Però, se ho davanti una donna omosessuale, non mi sento assolutamente autorizzata a pensare che lei ci proverebbe con me, perché anche io non sono irresistibile. Non a caso, solo una minima parte dei maschi etero lo ha fatto con me (per fortuna, aggiungerei).

La maggior parte degli uomini etero "sente" invece che potrebbe essere oggetto di attenzioni dai maschi, e questo vale anche per chi non è particolarmente ricercato neanche dalle donne.
Ora, se di cento donne etero (le quali avrebbero il vantaggio di potersi esprimere più liberamente) si e no una si interessa a te, perché mai ciascun uomo gay dovrebbe?
E' illogico eppure in tanti ci cascano.
Date a Dio quel che è di Dio e a San Giuseppe la tredicesima.

Mr. D.

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Re: Omofobia
« Risposta #4 il: Agosto 25, 2009, 02:24:58 pm »
Well, si potrebbe ipotizzare che il classico maschio adulto preconizzi nell'omosessuale maschio la stessa lascivia che lo contraddistingue ("Mi sono chiavato di peggio" era il grido di battaglia di un sacco di miei conoscenti); in realtà, sospetto che sia semplicemente un modo di mascherare (o giustificare) il disagio che si prova davanti a un diverso, oltretutto un diverso socialmente sanzionato (insinuare dubbi sulla virilità di qualcuno è un insulto classico e infamante tutt'oggi); va da sé che difficilmente si troverà qualcuno disposto ad ammettere che rantola odio così, tanto per...

Bubu

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Re: Omofobia
« Risposta #5 il: Agosto 25, 2009, 02:43:31 pm »
Oddio non la farei così facile. L'omofobia è anche una conseguenza culturale, 2000 anni di cattolicesimo hanno il suo peso, e sul catechismo di oggi:

Citazione
"gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati, contrari alla legge naturale, e in nessun caso possono essere approvati" (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2357).

Per come la vedo io non è solo paura del diverso quello che spaventa, è la paura di conoscere il proprio lato omo (che abbiamo tutti), la paura che alla fine, forse potrebbe anche piacere, e ammettere questo significa scardinare tutte quelle simil-certezze sulle quali uno fonda la propria esistenza. E' più comodo pensare che l'omosessualità è una roba per pervertiti, che non qualcosa che può essere anche dentro di te, in questi casi mi viene sempre in mente il padre marine di American Beauty  :-\ .
Poi sì c'è che tutti sono tolleranti a parole perché insomma siamo nel 2009 e se vuoi darti un'aria "moderna" non puoi non accettare l'omosessualità.
Tutti liberal, tutti aperti, poi una sera per un dopo cena festaiolo porti in una casa un tuo amico gay e qualche giorno dopo ti fanno sapere che i padroni di casa liberal non hanno gradito. Mi è successo.


Mr. D.

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Re: Omofobia
« Risposta #6 il: Agosto 25, 2009, 05:18:13 pm »
Stava tutto in quel "diverso socialmente sanzionato", cara.  ;D

Quanto all'aria "moderna" che ti conferisce l'omosessualità, dovresti leggerti Blondet, "Gli Adelphi della Dissoluzione". Semplicemente agghiacciante.
« Ultima modifica: Agosto 25, 2009, 05:19:54 pm da Mr. D. »

Macsibon

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Re: Omofobia
« Risposta #7 il: Agosto 25, 2009, 05:21:08 pm »

Tutti liberal, tutti aperti, poi una sera per un dopo cena festaiolo porti in una casa un tuo amico gay e qualche giorno dopo ti fanno sapere che i padroni di casa liberal non hanno gradito. Mi è successo.



Forse l'inopportuno ospite dedito all'innominabile vizio dei Greci si è messo a limonare col padrone di casa? Ha fatto uno show tipo Albin col deputato Charrier? Si è presentato alla porta come Cher alla notte degli Oscar? Perchè, francamente, mi riesce difficile immaginare che un gay dia fastidio con la sua sola presenza. Intendiamoci ne conosco che zitti, fermi e al buio li uccideresti ma questo indipendentemente dai gusti sessuali.
Barbie-turici

Sir_Perceval

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Re: Omofobia
« Risposta #8 il: Agosto 25, 2009, 05:40:35 pm »
E' molto complesso questo discorso.
Vi dico che io, pur lavorando nella più grande associazione glbt d'italia, faccio fatica a costruire un quadro completo.

Questo atto avvenuto a Roma è sicuramente uno dei più eclatanti, ma da un po' di tempo sembra che la gente sopporti molto meno i gay. Un esempio? C'è una una via milanese molto frequentata dai gay vicino alla Stazione. Qualche mese fa, qualche nostro simpatizzante è andato sulla ferrovia (rialzata rispetto alla via) e l'ha bombardata di sassi. Risultato: macchine sfasciate, gente in ospedale, paura.

Ora, per non essere iperlunghissimo, vi dico quali sono secondo me le cause.
a) Fattore culturale
b) Fattore personale
c) Fattore politico

Sul fattore culturale c'è poco da dire. L'omosessualità da sempre non è tollerata e il cattolicesimo ha le sue colpe. Ma è anche un'impostazione più profonda.
Prendiamo la mitologia greca: i maschi sono tutti una massa indistinta di guerrieri e le grandi personalità di eroi sono, al massimo, primi tra pari. Le figure femminili sono invece sempre "da sole". Il dramma di Ettore è il dramma di tutti i guerrieri troiani, quello di sua moglie è invece estremamente personale.
E arriviamo al fattore personale che forse spiega meglio la questione.
Da un lato è vero, ha ragione Bubu, c'è una paura nel conoscere il proprio lato omo. Una risposta possibile si può trovare seguendo un certo tipo di ragionamento femminista.
Le donne sarebbero portate verso "la cura del singolo", nel senso che generalmente pensano al singolo caso, al singolo individuo, alla singola situazione. Questo perché, partorendo, hanno idea di cosa voglia dire occuparsi di una persona.
I maschi, invece, da sempre ragionano in senso comunitario e tendono a ragionare sui grandi numeri, sulle masse. Una delle conseguenze è che le donne si sentono molto più "singoli individui" di quanto non si sentano gli uomini.
Così, per una donna, la presenza di una lesbica non è un attacco né una minaccia alla PROPRIA eterosessualità. Mentre per un maschio, la presenza di un omosessuale è un attacco alla eterosessualità sua e di TUTTI i maschi suoi simili. E' come se, vedendo un omosessuale, l'eterosessualità di tutti venga diminuita. Da qui: la paura che il gay ci provi con me e i miei amici, le teorie sull'omosessualità contagiosa etc.

Voi dite: ma che ragionamento da "bestie" è, questo del branco? E' un ragionamento da scimmioni idioti. E difatti, a mio parere, chi commette atti omofobi va considerato un babbuino.



Infine, il fattore politico. Mi spiace ma l'omofobia istituzionalizzata ha molte più colpe e non va distinta da questi atti. L'omofobia istituzionale, per esempio, autorizza implicitamente tutto questo. Dice che in fondo, oh, HEEY, è giusto menarli 'sti gay. Sono un'anomalia strana ed eretica, sono una minaccia al nostro gruppo. Sono un bel po' inferiori a noi etero (infatti non hanno gli stessi diritti). E allora, perché non menarli? Minacciarli? Accoltellarli? Quando (bei tempi) anche gli schiavi negri erano considerati inferiori, nessuno si scandalizzava se qualcuno impiccava uno schiavo. In fondo è un essere inferiore, no?
Inoltre.
Le ronde legali, i centri di aggregazione neofascisti. Chiaramente questo governo, che celebra il branco in tutte le sue forme, autorizza implicitamente il branco a far quel cazzo che vuole. E il branco, naturalmente, lo fa!

Ghismunda

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Re: Omofobia
« Risposta #9 il: Agosto 25, 2009, 05:44:57 pm »
Sir_Perceval :-* :clapclap:
Ghismundon...Ghismundon...Sapevatelo! Che spinge una donna con un passato intenso ad esprimersi come il più complesso Italo Calvino ?
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crocodile

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Re: Omofobia
« Risposta #10 il: Agosto 25, 2009, 06:07:05 pm »
teoria interessante, Sir. però nel mondo greco l'omosessualità era ben tollerata, o sbaglio?
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Macsibon

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Re: Omofobia
« Risposta #11 il: Agosto 25, 2009, 06:23:50 pm »
In effetti era tollerata ma solo tra un adulto ed un fanciullo, tra maestro ed allievo, appena il fanciullo diventava adulto non poteva più "intrattenersi" con altri uomini suoi coetanei o maggiori, poteva al limite, sposandosi, prendere a sua volta un fanciullo e diventarne il mentore e così via. L'omosessuale in quanto tale, come scelta di vita e di coerenza era allontanato dalla vita sociale anche nell'antica Grecia.

Quoto quanto ha detto Sir, mi permetto solo di aggiungere che "l'introduzione" è la massima paura dell'omofobo. Non a caso tutti gli etero alludendo agli omosessuali, scherzando o meno, si parano il culo. Mai il pacco.
Barbie-turici

hans castorp

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Re: Omofobia
« Risposta #12 il: Agosto 25, 2009, 07:27:23 pm »
Impossibile non quotare Sir P e Macsibon. E aggiungo, con riferimento all'omofobia "istituzionale": mi è capitato di sentire, da parte di alcuni politici, cose disgustose sull'omosessualità (cose che avrebbero difficoltà a ripetere persino in pubblico).
Inoltre, suppongo che vi sia anche una componente generazionale: credo, o almeno spero, che tra i giovani (quelli non trogloditi) l'omosessualità altrui sia vissuta con più serenità.

resin

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Re: Omofobia
« Risposta #13 il: Agosto 25, 2009, 07:39:42 pm »

Tutti liberal, tutti aperti, poi una sera per un dopo cena festaiolo porti in una casa un tuo amico gay e qualche giorno dopo ti fanno sapere che i padroni di casa liberal non hanno gradito. Mi è successo.

Forse l'inopportuno ospite dedito all'innominabile vizio dei Greci
Quando leggo questa cosa, benché orrenda, penso a Forster e mi commuovo. Scusate.  :D
Sul tema avrei molto da dire, ma direi che non è neanche questione diverso omosessuale/diverso in senso lato.
La ragazza picchiata a Napoli è stata aggredita perché difendeva dei ragazzi gay, non perché fosse lesbica: quello che ha spinto quel gesto è stata la sua posizione di difesa rispetto agli scimmioni, come dice Sir Perce, che quei ragazzi stavano insultandoli e spintonandoli (anzi, chissà che noia avranno provato nel vedere una donna - che doveva essere oggetto - prendere le difese di quegli uomini invece di applaudire la loro virilità).
C'è il ragazzino idiota che grida 'frocio, frocio' ed è felice così, e allo stesso modo urlerà 'negro' e 'troia' (scusate ma non mi va di usare asterischi) perché non capisce un accidenti. C'è quello liberal che è tanto chic ma sotto sotto si sente minacciato nella sua virilità e la prossima volta rintuzzerà ogni invito a partecipare a feste o cene con l'amico omosessuale di Bubu, e forse lì siamo vicini a quel che pensa Perceval.
Poi c'è la massa, dilagante, di frustrati cui non sono stati dati strumenti interpretativi del mondo, nè di oggi nè di ieri, e che non sapranno mai nulla dell'altro/a perché non è stata fornita loro nè la capacità di capire nè la curiosità per l'altro; e lì si va su campi in cui la violenza è espressione di malesseri profondi che però vengono vissuti, da queste persone prive di un metodo conoscitivo, in modo superficiale ed immediato: ho voglia di picchiarti perché non dovresti essere qui, perché la società che ti consente di essere qui invece che in manicomio non mi calcola nè si interessa di me, quindi mi sfogo con te. E la vigliaccheria è dietro l'angolo, in questo caso, perché prendersela, possibilmente in branco o anche da soli ma armati di coltello o spranghe, con gente indifesa che sta baciandosi o tenendosi per mano è da scimmioni (senza offesa, però: gli scimmioni maschi se la spassano tra di loro senza problemi) violenti.
C'è un ultimo ambito, più sottile, ed è quello che mi dà da pensare maggiormente: forse su questo l'influenza della religione - e non parliamo solo di quella cattolica: provate ad essere un gay musulmano o buddista - è stata più perversa e sottile.
Il mio amico gay che chiamerò per comodità Asdrubale, aveva dichiarato alla sua classe, prima che ai suoi genitori, la propria omosessualità. Era a corto di esperienze fisiche, almeno fino ai 17 anni, si prendeva cottarelle e sbandate ogni tanto, e non disdegnava neanche qualche ragazza nel suo primitivo autorifiuto.
Asdrubale è stato vessato, insultato, vittima di scherzi telefonici e scritte sulla lavagna, per due anni.
Tornato durante la pausa estiva nel primo anno dell'università, è stato aggredito dal ragazzo che lo tormentava e dai suoi amici, gli stessi che tempo prima se l'erano presa con un noto transessuale del mio paese (che oggi per fortuna è sposata e vive una vita serena: una gran donna, lo dico sempre).
La sua colpa era essere gay, non essere effeminato e quindi facilmente riconoscibile, essere intelligente e pure piuttosto sereno, cosa che disturbava quelle persone ancora di più.
Non la faccio troppo lunga, ma dopo una prima aggressione di gruppo (qualche sputo, minaccia e spintone), tornando un po' sbronzo sulla via di casa una sera è stato trascinato in macchina dell'ex compagno di scuola, e ha chiamato me ed una nostra amica dopo due ore di quasi sequestro. Il tizio (fidanzatissimo) l'ha caricato, minacciato e venti minuti dopo ha fermato la macchina nella zona industriale, chiedendogli di andare a letto con lui, cosa che Asdrubale ha rifiutato di fare. Dopo ciò il soggetto instabile ha iniziato a piangere, gridare e insultarlo tra un urlo e l'altro, poi hanno parlato - Asdrubale mi ha raccontato che questo lo teneva per mano e lui aveva paura di lasciarla - e l'ha lasciato vicino all'ospedale.
Ignoro che fine abbia fatto il soggetto, ma spero per lui che dopo una terapia adeguata abbia cambiato città (qui non si vede più) e abbia deciso di affrontare se stesso.
Così la pigrizia è madre. Ha un figlio, il furto, e una figlia, la fame. Victor Hugo

resin

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Re: Omofobia
« Risposta #14 il: Agosto 25, 2009, 07:39:54 pm »
Questa dicotomia - quello che desidero fisicamente ed emotivamente con tutto me stesso/quello che dovrei fare per essere un uomo vero -, causa una schizofrenia emotiva che spesso si traduce in violenza. Un etero che sia educato al rispetto e alla reciproca comprensione non avrà paura di un omosessuale, neanche se questi lo guarda con desiderio.
Semplicemente, non si sentirà toccato.
Le cose si complicano quando non si è abituati a riconoscere il desiderio, il desiderio crea panico e al panico si reagisce con l'aggressività fisica e/o verbale.
Insomma, è un gran casino, e tirando le somme concordo con Sir Perceval, tranne che su un punto: la donna non è dedita 'alla cura del singolo', e qui non ti parla la 'femminista isterica (cito dal blog  :D)', ma la psicologa.
L'idea di donna come disinteressata alla collettività e focalizzata sull'individuo è frutto dello stesso pensiero che la vede mancante se non madre (derivante a sua volta dall'idea di donna fallace in quanto sprovvista di pene e quindi incapace di scariche pulsionali). Basti pensare al suo ruolo, quando è madre e lavoratrice, per capire che probabilmente tende ad avere molti più rapporti umani dell'uomo e ad occuparsi di diversi ambiti conciliandoli.
E' vero invece che tende a mediare tra più ambiti perché da lei ci si aspetta questo e lei impara a farlo: tende meno all'aggressività perché la considera caratteristica virile e quindi non attesa, e soprattutto mette in relazione il singolo E la comunità. Quando però impara che gestire le cose con la violenza e l'aggressività è a volte più facile e meno impegnativo, se le è consentito lo fa e se ne frega (basti pensare alla ragazzina che ha aggredito quella che le guardava il ragazzo a colpi di karate).
Io spero solo che così come la nostra società si è evoluta per altre cose, si inizi a vedere la violenza come un'eccezione, e si educhi alla comprensione e alla consapevolezza di un fatto semplicissimo: che nel nostro mondo ci sono molte forme di amore e di sesso, e finché nessuna danneggia il prossimo sono tutte da rispettare.
Fermo restando che io, se mi tocchi il seno o il sedere e non t'ho dato il permesso di farlo, lo schiaffo te lo dò, che tu sia uomo o donna.  8)
p.s. non sono entrata nell'ambito politico in senso stretto perché mi viene da vomitare.  :-X
Così la pigrizia è madre. Ha un figlio, il furto, e una figlia, la fame. Victor Hugo