Autore Topic: Lavoro, flessibilità e tutta la merda correlata  (Letto 89006 volte)

purple

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Re:Lavoro, flessibilità e tutta la merda correlata
« Risposta #1815 il: Marzo 23, 2018, 07:16:22 pm »
Lo metto qua perché non so trovare un posto migliore (in caso Betty sposta tutto), ma partendo da questi articoli riferiti all'ambito accademico, mi piacerebbe sentire le vostri opinioni sul tema in maniera generale. Perché mi chiedo quanto io sia resa radicale dalla mia personale esperienza. Si tratta delle dual careers (ovvero comprare il pacchetto completo, se vuoi assumere uno, devi sciropparti anche le ambizioni di carriera del coniuge).

https://www.roars.it/online/esiste-un-familismo-morale-a-proposito-di-un-articolo-di-ilaria-capua/

http://www.giovannipascuzzi.it/images/blog/2018/familismo_morale/CORRIEREINNOVAZIONE2017_12_01_Page8.pdf


Ecco, così per non fare giri di parole io sono assolutamente contraria non solo che si faccia, ma che sia concepibile.
A parte la mia personale antipatia e fastidio verso la Capua che solleva il problema (a livello scientifico non ho mezzi per dire nulla, la mia valutazione personale è sul suo operato di ex politica e per quanto dice e come si pone quando intervistata), io credo che sia frutto di un enorme, ipertrofico, gigantico senso di pensare che tutto sia dovuto per una "presunta" superiorità. Tipico ovviamente di un certo ambiente accademico, ma non solo.
A parte che di coppie inetto-non inetto professionale ne esistono a bizzeffe in ogni campo; e grazie a Dyo, visto che una coppia non si basa solitamente sulle capacità professionali. Come è particolarmente mesto l'atteggiamento di chi si accoppia solo fra pari (e lo dico da una che si trova in dipartimento i volantini di agenzie matrimoniali dedicate solo per accademici, professionisti e dirigenti, che quindi almeno qui hanno mercato perché rispondono a una mentalità  :facepalm: :spiaggiato:).
Ma di fatto il tanto decantato metodo americano è la prova stessa che non funziona*. Dietro la facciata io stessa più di una volta mi sono sentita dire da accademici statunitensi su accademici statunitensi "oh, quello/a lavora solo perché marito/moglie di". Di alcuni a cena si facevano anche i conti di quanti mariti/mogli avessero cambiato a fine carrieristico. Per riuscire a fare ciò ovviamente non nego ci siano delle virtù nel riuscire a suscitare tanta fascinazione, ma non esattamente quelle necessarie alla professione.

Ma potremmo parlare anche di casi in patria. Io, per dire, ne ho uno ben chiaro in testa in una nota università milanese, così "cool". Senza contare altri casi di coniugi che invece si spartiscono il territorio fra atenei "confinanti" per lavorare sinergicamente nel creare il piccolo impero locale.

Sarà che io sono contraria proprio alle relazioni nello stesso ambito lavorativo (sì, per me se due si conoscono nello stesso posto di lavoro, una volta che la cosa è seria uno dei due dovrebbe spostarsi), ma qua mi pare che ci sia la pessima congiunzione di varie idee:
- presunta attrazione fra geni data per assodata e inconfutabile (uno di talento a livello professionale necessariamente sarà accompagnato da un coniuge altrettanto talentuoso): tipo sottospecie a parte che si accoppia solo fra di sé ;
- valorizzazione del carrierismo sfrenato e della competitività come valore unico e sovrano, quindi si deve comprare il pacchetto completo in modo che le parti non abbiano scuse per staccare nei tempi dovuti;
- derivamente presunta superiorità "genetica" della prole che quindi pure dovrebbe essere cooptata come regola, una volta adulta;
- discriminazione di chi non ha saputo trovarsi il coniuge spendibile;
- etc.


E' la mentalità classista di fondo che esprime una concezione simile che trovo ripugnante.


* ovviamente noi italiani siamo avanti perché coi concorsi farlocchi ci mettiamo dentro tutti i rami familiari, di sangue e acquisiti e magari anche qualche amante. Nei casi migliori abbiamo anche tutti inetti, purché leccaculo abbastanza bravi. E vale per ogni ambiente.
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Re:Lavoro, flessibilità e tutta la merda correlata
« Risposta #1816 il: Marzo 24, 2018, 07:19:20 am »
Purple ti dico la mia. Premetto che ho pocji
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Re:Lavoro, flessibilità e tutta la merda correlata
« Risposta #1817 il: Marzo 24, 2018, 07:32:33 am »
Purple ti dico la mia. Premetto che ho esperienza dell'ambiente universitario da studente, rappresentante degli studenti e da fratello di un ottimo chimico analitico che ha fatto dottorato e tre volte assegno di ricerca prima di desistere quando ha capito che per altri (almeno) 4-5 anni non c'era verso di PROVARE a diventare ricercatore - con gruppo di ricerca "capeggiato" da anziano ordinario e moglie associato di 25 anni più giovane.


Sono d'accordo sulla schifezza classista di "quelli bravi che si accoppiano tra di sé" e anche di carrierismo sfrenato. Trovo inoltre che dagli articoli tale Ilaria Capua sia un'imbecille, ma è una prima impressione.

Ciò premesso, mi sembra la storia di donnarumma, portiere del milan, società che pur di averlo in squadra ha dato contratto e stipendio anche al fratellino che (per ora) si è rivelato una mezza scamorza, calcisticamente parlando .

Ciò premesso Comprendo umanamente la logica di fondo del "cazzo è bravissimo devo averlo con me a tutti i costi" ma non la condivido ovviamente perché genera mostri, nepotismi, ruba posti a persone forse più meritevoli o qualificate e fa passare il concetto che "se ti sposi quello ganzo/quella ganza sei a cavallo non importa che fai niente". Mi pare una contropartita davvero esagerata per garantirsi "l'acquisto" del Donnarumma di turno.
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Re:Lavoro, flessibilità e tutta la merda correlata
« Risposta #1818 il: Marzo 24, 2018, 12:00:29 pm »
Io quando premettevo che probabilmente ho una visione radicale del problema, lo dicevo perché restando all'esempio calcistico - forse più facile -, beh io sarei contraria anche se il suddetto fratello fosse stato bravo, bravissimo, ancora più bravo di quello che volevano assumere.

No, il pacchetto non deve esistere e basta, perché:
- o assumi una persona professionalmente scarsa solo perché familiare di, in questo modo solo appagando la sfera personale di una persona che sarà anche brava professionalmente, ma per chiedere così tanto ha anche un ego molto largo e probabilmente poi userà il network sociale (non professionale) suo e del pacchetto per scompaginare l'ambiente a suo unico ed esclusivo vantaggio, stile nobiltà de facto (che è 9 volte su 10 quello che capita e si ripete ciclicamente con tutti i nuovi mogli/mariti successivi della stessa persona; e degli ex pacchetti una volta ormai sono entrati);
- o assumi uno bravo ma a scapito di una persona brava che già hai e che per fare il posto al rimpiazzo vedrai di eliminare appena possibile; in questo modo stabilendo che la vita personal-familiare-sentimentale-sessuale di un singolo individividuo (perché alla fine qua tutto gira solo su una metà del pacchetto, di chi è a traino al datore di lavoro gliene frega zero)vale molto di più dell'esistenza professionale (e indirettamente tutto il resto)  degli altri.

E' di fatto la palese dichiarazione che la vita personale di un singolo vale molto di più dell'esistenza a 360° di molti altri individui. Di fatto, bravo o scadente che sia il coniuge - per tornare all'origine - tu la seconda persona non la stai assumendo per il suo valore in confronto ad altri a livello professionale, ma solo perché vuoi garantire il massimo del benessere e comodità nella sfera personale-sentimentale-sessuale dell'unica figurina del mazzo per la quale vai al rilancio. Lo trovo disgustoso e immorale.

Poi non è che sono così cieca o cinica da non capire che i problemi familiari influiscono, che possono condizionare le scelte anche in modo drastico, etc., ma no mi spiace siamo adulti e una coppia deve prendersi le responsabilità a tutto tondo di gestione di sé come nucleo familiare e le conseguenti decisioni da prendere, non imporre le sue regole alla collettività in nome di una presunta superiorità su un solo piano e di un singolo, peraltro.
Invece di agire, lottare, smuovere perché ci sia possibilità che il coniuge di talento trovi giusta collocazione di suo, ovvero che ci siano le concrete possibilità che possa farlo, molto più comodo arraffare tutto e gli altri si attacchino. Non è solo nepotismo, è la sublimazione di un concetto classista e dell'individualismo del più scaltro come regola unica.

Lo direi anche se stessimo parlando di assumere in una ditta che produce scarpe o in una farmacia, eh.

Come dicevo all'origine, tuttavia, forse sono io ad essere estrema. Mi rendo conto che per chi ha figli è un caos. Ma del resto ho visto più di una volta le metà (e i bimbi) seguire decisioni prese a livello familiare, anche se con sforzo, fatica e a volte non piena felicità, e non vedo perché ci dovrebbero essere categorie diverse dagli altri.
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Re:Lavoro, flessibilità e tutta la merda correlata
« Risposta #1819 il: Marzo 24, 2018, 06:22:21 pm »
Pienamente d'accordo con purple.
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Re:Lavoro, flessibilità e tutta la merda correlata
« Risposta #1820 il: Marzo 26, 2018, 11:11:35 am »
Io quando premettevo che probabilmente ho una visione radicale del problema, lo dicevo perché restando all'esempio calcistico - forse più facile -, beh io sarei contraria anche se il suddetto fratello fosse stato bravo, bravissimo, ancora più bravo di quello che volevano assumere.

No, il pacchetto non deve esistere e basta, perché:
- o assumi una persona professionalmente scarsa solo perché familiare di, in questo modo solo appagando la sfera personale di una persona che sarà anche brava professionalmente, ma per chiedere così tanto ha anche un ego molto largo e probabilmente poi userà il network sociale (non professionale) suo e del pacchetto per scompaginare l'ambiente a suo unico ed esclusivo vantaggio, stile nobiltà de facto (che è 9 volte su 10 quello che capita e si ripete ciclicamente con tutti i nuovi mogli/mariti successivi della stessa persona; e degli ex pacchetti una volta ormai sono entrati);
- o assumi uno bravo ma a scapito di una persona brava che già hai e che per fare il posto al rimpiazzo vedrai di eliminare appena possibile; in questo modo stabilendo che la vita personal-familiare-sentimentale-sessuale di un singolo individividuo (perché alla fine qua tutto gira solo su una metà del pacchetto, di chi è a traino al datore di lavoro gliene frega zero)vale molto di più dell'esistenza professionale (e indirettamente tutto il resto)  degli altri.

E' di fatto la palese dichiarazione che la vita personale di un singolo vale molto di più dell'esistenza a 360° di molti altri individui. Di fatto, bravo o scadente che sia il coniuge - per tornare all'origine - tu la seconda persona non la stai assumendo per il suo valore in confronto ad altri a livello professionale, ma solo perché vuoi garantire il massimo del benessere e comodità nella sfera personale-sentimentale-sessuale dell'unica figurina del mazzo per la quale vai al rilancio. Lo trovo disgustoso e immorale.

Poi non è che sono così cieca o cinica da non capire che i problemi familiari influiscono, che possono condizionare le scelte anche in modo drastico, etc., ma no mi spiace siamo adulti e una coppia deve prendersi le responsabilità a tutto tondo di gestione di sé come nucleo familiare e le conseguenti decisioni da prendere, non imporre le sue regole alla collettività in nome di una presunta superiorità su un solo piano e di un singolo, peraltro.
Invece di agire, lottare, smuovere perché ci sia possibilità che il coniuge di talento trovi giusta collocazione di suo, ovvero che ci siano le concrete possibilità che possa farlo, molto più comodo arraffare tutto e gli altri si attacchino. Non è solo nepotismo, è la sublimazione di un concetto classista e dell'individualismo del più scaltro come regola unica.

Lo direi anche se stessimo parlando di assumere in una ditta che produce scarpe o in una farmacia, eh.

Come dicevo all'origine, tuttavia, forse sono io ad essere estrema. Mi rendo conto che per chi ha figli è un caos. Ma del resto ho visto più di una volta le metà (e i bimbi) seguire decisioni prese a livello familiare, anche se con sforzo, fatica e a volte non piena felicità, e non vedo perché ci dovrebbero essere categorie diverse dagli altri.

Tutto vero e assolutamente condivisibile per quanto riguarda la sfera pubblica, in cui le risorse in ballo sono quelle della collettività e delle tasse che paga per sostenere una parte pubblica.

Sul privato la questione è più sottile: ammesso che le tutele delle persone che già lavorano in una determinata azienda rimangano invariate - o comunque indipendenti dai nuovi "ingressi" - se io voglio un o una professionista mega giga iper bravo che sta dall'altra parte del  mondo posso io come datore di lavoro proporgli di prendere anche il compagno o la compagna a lavorare per me per convincerlo.

Cioè, hai ragione pienamente, ma ci sono eccezioni secondo me, anche se esclusivamente nel privato e con ruoli e contesti ben diversi da quelli universitari o di alta ricerca in generale.
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Re:Lavoro, flessibilità e tutta la merda correlata
« Risposta #1823 il: Maggio 10, 2018, 11:26:06 am »


Domande invalsi



Dal prossimo quadrimestre le maestre devono insegnare ai bambini che la risposta giusta è "per niente"?
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Re:Lavoro, flessibilità e tutta la merda correlata
« Risposta #1824 il: Maggio 14, 2018, 05:14:40 pm »
Una strage quotidiana.
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Re:Lavoro, flessibilità e tutta la merda correlata
« Risposta #1826 il: Luglio 11, 2018, 01:05:43 pm »
Storia vecchia. E non cambierà niente.
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Re:Lavoro, flessibilità e tutta la merda correlata
« Risposta #1827 il: Luglio 11, 2018, 02:18:16 pm »
La cosa che a me turba di più è che nel parlare di incompetenti si parla di soggetti che hanno compiuto tutto un cursus honorum ai massimi livelli formali, dal percorso di laurea in avanti.
Posso certo comprendere che sia una incompetenza di tipo relativo e non assoluto, tuttavia non mi abbandona l'impressione che i concorsi farsa siano la crème de la merde che sale alla superficie del paiolo dell'università.
In questa prospettiva i danni salgono di scala, coinvolgendo molte più persone in molti più settori, andando a sottrarre possibilità ad altri studenti e laureati direttamente sul mercato del lavoro.
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Re:Lavoro, flessibilità e tutta la merda correlata
« Risposta #1828 il: Luglio 11, 2018, 03:59:23 pm »
I concorsi sono la manna: la commissione come corpo ha potere assoluto, ma i suoi membri come singoli non hanno responsabilità alcuna.

E' lo strumento perfetto per ciò che caratterizza chi comanda in ambito accademico: l'assoluta mancanza di etica. Meno che in politica.

Se ci fosse questa, neanche i concorsi sarebbero un problema. Anzi sarebbero uno strumento perfetto.


I concorsi in cui fra i pre-requisiti manca solo il cv del vincitore (non il nome, onde evitare inopportune omonimie) sono il 99% e tutto il corpo accademico italiano è convinto di avere il diritto di scegliersi il suo schiavo. Di generazione in generazione. Se entri da raccomandato, poi assumerai solo raccomandati, mica vorrai smentirti. Ovviamente progressivamente meno bravi di volta in volta; sia mai poi creino probkemi quando, i pochi stabilizzati, vorrano cominciare a fare entrare i raccomandati loro.
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Re:Lavoro, flessibilità e tutta la merda correlata
« Risposta #1829 il: Luglio 11, 2018, 04:01:05 pm »
ah, preparatevi comunque ad un notevole turn-over fra i precari accademici.
A parte moglie, gigolò e amanti, figli, etc. inattaccabili come sempre, i rumors dei miei conoscenti entrati in forza della tessera PD renzyano sono già in allarme. Molti ordinari hanno già deciso che i prossimi servetti devono essere della Lega, perché così arrivano i finanziamenti, gli "amici" giusti nei comuni e fondazioni, etc. Gli entrati in forza delle amicizie PD e non ancora stabilizzati (la stragrande maggioranza) sono in serio pre-allarme.
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