glossario
COW GIRLS Quelle vere, le dure e pure di qualche anno fa, le mandriane cogli stivaloni pezzati aperti in cima col taglio a V, quelle, poverine, sono ormai in via d’estinzione. Lo stivale coi pantaloni dentro, invece, quello resiste e anzi, va alla grandissima; certo non è più quello stivale là, con borchie e speroni, ma il nome è rimasto, COW GIRLS, in onore di queste prime intrepide emuli nostrane di Daisy Duke, ed è diventato sinonimo dello stivale col pantalone dentro, di qualsiasi stivale e di qualsiasi pantalone si tratti. In senso spregiativo, ovviamente, ché di stivali, diciamolo pure, non se ne può davvero più. Uno spera e spera, e prega ogni sera, e invece col cavolo, li si trova sempre, resistenti ad ogni tempesta modaiola, a quaranta come a dieci gradi sotto zero, in salse diverse ma pur sempre stivali (dai mandriani agli spilli attillati di pelle nera ai pelosetti con ponpon), e sempre immancabilmente col pantalone infilato dentro. Tempo fa, m’era venuta voglia di preparare un gif animato da pubblicare sul sito: una sega elettrica che faceva a metà la gamba di una Cow Girl, e dal lago di sangue veniva fuori una scritta grondante sangue che diceva “Basta”. Per ammorbidire il messaggio, alla fine, ci avrei messo un emoticon che sorride (sempre grondante sangue, eh).
SEMO BBURINI E’ la categoria di Malvestite più affollata, senza dubbio. Di solito, per finirci dentro, basta puntare sulla più sfrenata ostentazione, del proprio corpo, di un certo modo di vestire, di gioielli o accessori vari, di un tatuaggio, di un cane riccio e infiocchettato, anche solo di una sigaretta. Non è possibile identificare una tendenza in particolare che sia di per sé Bburina: è la Malvestita a renderla tale. Requisito fondamentale, però, è che ci si mostri sempre perfettamente iperconvinti della giustezza del proprio look. Ovviamente, il Malvestitismo Bburino nasce spesso dalla passiva aderenza alle tendenze più in voga (dicesi: Fashion Victims), e più spesso ancora dal loro fraintendimento: una Malvestita Bburina è chi per esempio scimmiotta quelle stesse tendenze, deformandole e aggiungendovi (succede, quando si è colte da impeti irrefrenabili di originalità Bburina) elementi del tutto stonati e senza senso. Bburine sono anche le Malvestite che non mostrano alcuna consapevolezza circa il proprio enorme posteriore (ma avrei potuto citare, che ne so, le ossa pelviche sporgenti delle magrissime in pantaloni a vita bassa, o i peli sotto le ascelle, o le tettone spropositate che ballonzolano di qua e di là e così via, ma scusate, è che sono particolarmente suscettibile ai culoni), per dirne una: le Malvestite che negli ultimi due anni hanno indossato pantaloni strettissimi e giubbetti corti sulla vita, non è che abbiano improvvisamente accettato e cominciato ad apprezzare le proprie forme, no no, è soltanto che Jennifer Lopez e un manipolo di altre culone Bburine ben inserite nello ShowBbiz hanno lanciato ‘sto trend del pantolone Bburino impietosamente stretto, tutto qui – e tra un paio d’anni, quando sarà passata, si tornerà tutte a tirarsi per benino l’orlo della felpa il più in basso possibile, per coprire il copribile.
ARTE POVERA Un evergreen che, nelle sue linee principali, è rimasto inalterato dalle manifestazioni contro la guerra in Vietnam ad oggi. Principali rappresentati della categoria, tralasciandone le derive chiccose e di tendenza, sono i “Fricchettoni”: coloro cioè che si rifanno idealmente allo stile vintage flower power anni Settanta, e non solo nell’abbigliamento (per cui prevalgono abiti sciatti e dimessi, oversize, colori che vanno dal marrone cacarella al verde cimice, sciarpe e scarpine d’ogni stagione, borse di tela mosce e gigantesche, richiami ad elementi etnici di vario genere), ma soprattutto nella posa, nell’atteggiamento. La Malvestita d’Arte Povera condivide infatti con la Bburina uno stato di esaltata iperconvinzione circa se stessa (e le proprie idee: sì perché la Malvestita Arte Povera non può che farsi vanto di una qualche importante teoria (dal rollaggio degli spinelli alle candele fatte a mano), è una che lègge – tutte le etichette dei prodotti Etici Equi e Solidali, per esempio) ma, diversamente dalla Bburina, la sua iperconvinzione è orientata ad un tipo di ostentazione più subdola e costruita, perché la Malvestita d’Arte Povera deve sì convincerci che non ci bada lei a cose frivole come vestiti, acconciature (ottimi i dread-locks, che non te li devi lavare – ottimi per i maschi in abbinamento con la barba, foltissima), accessori e compagnia, e anzi che da queste cose è sommamente annoiata e pure un po’ contraria, e però, allo stesso tempo, deve pure mostrarci in modo palese e inequivocabile, proprio a cominciare da cose frivole come vestiti, acconciature, accessori e compagnia, la sua perfetta aderenza al modello ispiratore.
IO SONO ORIGINALE O anche: “mi oppongo al grigio conformismo, io, sono una creativa, un’artista, cerco di esprimere me stessa attraverso gli abiti che indosso ogni giorno, perché vestirsi può essere una forma d’arte, oltre che appunto, cioè, come ho detto, l’espressione della tua identità, quella soggettiva, che c’hai dentro”. Ecco, non ci sono regole in questa categoria: posso solo dire che tutto ruota intorno all’ideale utopistico del capo d’abbigliamento nuovo, mai pensato e magari – tié – pure irripetibile (nel qual caso, ma son casi estremi, si può ricorrere a qualcosa di biodegradabile, tipo orecchini fatti con resti della spazzatura). E’ quasi sempre complementare ad uno stile consolidato (sono rarissimi i casi di All Original, di solito se ne stanno rinchiusi da qualche parte: Loredana Bertè, tipo), e quindi può succedere che una Malvestita Bburina tenti di affermare la propria originalità (non so, un portachiavi di peluche appeso al piercing sull’ombelico) così come un’Arte Povera (tipicissimi i bracciali o i pendagli fatti di argenteria, posate soprattutto) o un’Alta Moda (gli improponibili cappellini della Ripa di Meana, per dire), e così via.
ALTA MODA Gli abiti da sera, quelli da cerimonia e di gran gala. Ma non solo: anche un pret a porter particolarmente costoso e rinomato. Gioielli a profusione, capello phonatissimo e sempre in piega, trucco leggero e garbato (ma insomma, non necessariamente, dipende dallo stilista di riferimento: prendete Cavalli - leggero e garbato, con un abito Cavalli? Per favore). Vietatissimo qualsiasi tipo di tarocco. Un mutuo, piuttosto che la bigiotteria. Anche solo il sospetto di falsificazione (per esempio, una borsa da cui pende un filino di stoffa) potrebbe squalificarvi a vita. L’espressione facciale da mantenere (costante) quando si indossano malvestitismi d’alta moda è la seguente: mento leggermente rialzato verso il cielo (perché siete ambiziose, voi, puntate alle stelle), bocca leggermente protesa in avanti, occhi leggermente socchiusi, una ed una sola delle due sopracciglia leggermente inarcata. Mi raccomando la sigaretta tra le due dita, mollemente protese. Per il resto non c’è da preoccuparsi: dopo un po’ viene naturale. Specie con l’aiuto di un giro di botulino.
REGINE DEL PENDANT Che rispettare alcuni (pochi) elementari principi di pendantesimo non sia poi un gran male, e che anzi sia abbastanza conveniente, a meno che non si voglia attentare alla salute mentale altrui con folli accostamenti cromatici o combinazioni di linee capaci d’ipnotizzare, ebbene, che un po’ di pendant sia d’obbligo, dunque, mi sembra ovvio. Regine del pendant, però, sono quelle Malvestite che di esso, del Pendant, hanno fatto una ragione di vita, e che ai suoi dettami hanno sacrificato - non voglio neppure immaginare quante - migliaia e migliaia di ore (ci sta meglio questo o questo? O questo? O questo? O…), sono le fondamentaliste, quelle che esagerano, le maniache per cui di ciascun colore esistono infinite gradazioni tonali (tutte con un loro nome proprio: verde pisello, verde pisellino, verde basilico, verde prezzemolo, verde fiume sporco, verde marziano, ecc.), e di ogni singolo vestito vanno abbinate tutte le parti, dalle cuciture ai bottoni alle particelle di polvere. Sono delle grandi e instancabili studiose di Malvestitismo, com’è evidente da loro abbigliamento, che trasuda d’un sapere ed una pianificazione secolari e profondissime. Di conseguenza, per l’appunto, riservano un’attenzione maniacale al dettaglio, e rischiano pericolosissimi esaurimenti nervosi se qualcosa sfugge al loro controllo (del tipo: macchia durante il pranzo con le amiche; unica via d’uscita: macularsi simmetricamente con la stessa sostanza dalla testa ai piedi).
REGINE DEL PENDON’T Esattamente l’opposto delle precedenti. Nonostante si tratti di un Malvestitismo spesso causato (e quindi, ok ok, giustificato) da patologie oftalmiche quali cecità e daltonismo, non si pensi, comunque, che nella maggior parte dei casi sia frutto di scelte frettolose o incoscenti: sono Malvestite pienamente in possesso delle loro facoltà, per quanto prive di qualsiasi pudore e senso estetico.
