Sono tornata!
Siccome sono una ricercatrice seria e scrupolosa e capisco che va bene la mera speculazione filosofica ma ogni tanto c’è bisogno di sporcarsi le mani e di calarsi nel mondo e affrontare il pericolo in prima persona, ho deciso di organizzare una spedizione di studio sul campo: sabato sera mi sono coraggiosamente infiltrata nell’habitat delle scimmie baustelliane, sono stata al concerto e ne sono uscita viva, rintronata e puzzolente ma viva – scimmie dappertutto! migliaia di scimmie! migliaia di scimmie e tutte quante eccitatissime! – i risultati delle mie osservazioni dirette sull’aspetto e sul comportamento delle scimmie baustelliane sono a dir poco strabilianti, vedrete!, datemi qualche giorno per ordinare le idee e lunedì – facciamo lunedì prossimo, il 26 – cominciamo una settimana tutta dedicata allo studio delle scimmie baustelliane, vediamo se mi riesce di combinare i disegni e le descrizioni delle scimmie con la recensione dell’ultimo disco.
Qui sopra a destra, clic sull’immagine, grazie a un sapiente interminabile appostamento – ero sicura che mi sarebbe capitata l’occasione! – maglietta della salute ufficiale con la stampa degli occhialoni grossi ergo sum e la scimmia in primo piano che ne acquista una, e la scimmia ha precisamente gli stessi occhialoni grossi della maglietta (tra l’altro, tzè, mi hanno fregato l’idea)
Dunque ormai un vipparolo americano senza il twitter è un vipparolo morto, l’abbiamo capito, e così di conseguenza anche qui da noi in provincia, con un certo comprensibile ritardo, a forza di boxini morbosi e gallerie fotografiche con le pellicine delle unghie dei vipparoli americani, daje e daje, ecco che i nostri buzzurri vipparoli tecnolesi hanno deciso finalmente di upgradare la propria sciatta imitazione di coolaggine mmeriganoide, si sono fatti aprire dagli assistenti PR un twitter personale e si sono fatti mettere l’applicazione sull’iPhone e cominciano a scattarsi le macro alle pellicine delle unghie – e che smacco per i blogger socialite italiani!, proprio loro che il twitter l’hanno sorpassato due anni fa, che cavolo, non lo sanno i nostri squallidi vipparoli che per una volta (una buona volta!) i blogger italiani stanno un passo avanti chiunque altro ner monno?, non se n’è accorto nessuno?, e nessuno che prende esempio?, ehi!, c’è nessuno là fuori?, va bene non farsi cagare di striscio quando si tratta di politica e di elezioni e di Partito Democratico, ok, ma così irrilevanti da farsi bypassare come niente fosse da una Laura Pausini qualunque, boh, dove andremo a finire; hanno aperto un twitter tutti quanti, i peggiori,
da Laura Pausini a Franca Sozzani a Tiziano Ferro a Paola e Chiara a Giusy Ferreri a Fabri Fibra a J-Ax a Carlo Pastore ai dARI ai Lost e via dicendo un’infinità della peggio gente, non me li ricordo più;
ma insomma per lo più niente di che, a parte il massiccio ridondante pierraggio pubblicitario è il solito repertorio di micro-cronachette dei cazzetti propri infarcite di idiozie enfatiche la-mia-vita-non-è-soltanto-torpore-vegetale; si trova qua e là giusto qualche rarissima epifania mentecatta “Come i cani anzi peggio… Piscio il territorio per sentirmi in gabbia” (Carlo Pastore) – con l’unica novità dell’inglese da sfoggio (che non serve certo per twittare worldwide, per favore!, serve soltanto a impressionare la parrucchiera subumana che ti followa da un casermone popolare di Centocelle), “A hat always gives a twist to your look!” (Franca Sozzani) e “Mondo Cane! God Damn!” (Pierpaolo Peroni) – peccato per qualche twitter che prometteva benino ma è finito subito in vacca, tipo il “Vasco N°1 nella musica e ora anche nelle App!” (Vasco Rossi) oppure il “mangio i bastoncini findus…!!!” (Airys); il mio twitter preferito è quello aggiornatissimo superbburino pieno di fotografie di Stefano Gabbana (che adora twittare, dice: “<3 <3 <3 tweet”), l’unico che forse forse può tenere testa ai twitter mmerigani,
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Non c’era mica da aspettarsi che i papponcelli vaticani se lo facessero mettere in culo docilmente senza fare i capricci come un qualsiasi diligente chierichetto sordomuto, e infatti, anzi, si scandalizzano e si agitano e contrattaccano isterici – non è vero (quasi) niente / è un complotto / è una persecuzione / è come i nazisti cogli ebrei / tutta colpa delle contagiose incularelle sessantottine – e si concedono un’intera settimana di televisione che li massaggi e gli dia sollievo proprio là sul buchetto infiammato, tre puntate formidabili di Bruno Vespa (con la partecipazione della compagnia ciellina di giro – Messori Pivetti Bianchetti Koll ecc.) una puntata sul papa miracolante e una sul Demonio ingannatore e una sulla sindone di Gesù Cristo risorto, che in effetti tutte e tre a prima vista sembrerebbero non c’entrarci un tubo con la questione pedobear, a prima vista!, ma sono invece sintetizzabili tutte e tre assieme in un’unica frase coerente di precisissima attualità, molto sottile, concepita accuratamente e dall’impeccabile costruzione, che fa così:
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Allora dove eravamo arrivati, vediamo, ai miagolii riproduttivi di Bella, la protagonista, che si struscia su Edduccio, il vampiro centenario vergine, e si struscia su Jacob, il licantropo adolescente col motorino e i pettorali depilati e la giacchetta di pelle nera e il pube bollente (che già, certo, se state ponderando quello che sto ponderando io, esatto, è precisamente il tipo di motociclista gay che Federico Moccia vede rombare sul soffitto della camera da letto durante le sue allucinate polluzioni notturne), ma con Edduccio si fa sul serio, Bella vuole dargliela per davvero e non vede l’ora (Edduccio invece no, non sa, tituba frigidino, prende tempo, “forse non mi piace la vagina”), con Jacob il licantropo al contrario Bella ci gioca al dottore e gliela sbatte in faccia continuamente e però nisba – cosa fai, tocchi? – è soltanto una vezzosa pratica di troiaggine sportiva, per lui proprio non ce n’è (Jacob sfogherà poi tutta la sua libido repressa, vedrete – il prossimo libro della saga – trasformandosi letteralmente in un prete pedofilo); dentro questa seconda puntata di Eclipse, che è il terzo romanzo della saga (dopo Twilight e New Moon), ci troverete

la certificazione ufficiale (con tanto di analogia geografico-politica) del sandwich threesome con Bella in mezzo e il vampiro sopra e il licantropo sotto; una ex frivoletta zoccolona pentita che si è convertita all’iper-maschilismo; il mistero – risolto – del pisellone a scomparsa dei licantropi nudisti; il fattore rigenerante del bulletto emo che si taglia per stupire e l’apparizione magica del talamo baldacchinato imperiale da accoppiamento (manca poco) e i primi accenni dell’imminente focosissimo colpo di fulmine pedofilo e tanto altro ancora, e i cattivi intanto si fanno sotto lentamente – l’avantilampo incombe! – il sommario
- io sono la Svizzera
- il lettone d’oro per la copula
- l’umiliazione del voyeur pipparolo
- l’indispensabile polizza casco di Dyo assicuratore
- la pedicure e il bello dell’imputridirsi e del crepare
- il marito mormone fondamentalista pazzo
- cronaca vera e i vampiri neonati ninja
- lo stalking onanistico dell’esibizionista annusa-biancheria
- il bug dei pantaloncini smaterializzabili e la giarrettiera licantropa
- marinare la scuola col Fonzie
- il colpo di fulmine pedofilo
- LOVVO!
e cominciamo: vi ricordate, c’è Edduccio che è geloso, non vuole saperne che Bella continui a frequentare Jacob il licantropo – che è ubriaco di testosterone e non gli riesce di controllarsi (v. sotto) – ma Bella non cede e glielo dice chiaro e tondo,
Sai che non devi essere geloso [...] Io non voglio saperne. Sono territorio neutrale. Sono la Svizzera. Mi rifiuto di lasciarmi coinvolgere in dispute territoriali tra creature mitiche.
Mi fissò in silenzio, lo sguardo torvo.
“Svizzera”, ribadii per dare più enfasi.
Edduccio ha qualche difficoltà a tenere testa alle marpionaggini appiccicose del licantropo macho scalmanato e tenta di mostrarsi un po’ più caloroso – un po’ meno impotente – del solito, ha preparato una sorpresona per Bella: si è comprato il lettone matrimoniale bburinissimo e se l’è fatto mettere nella cameretta, è il lettone predestinato alla copula,
il copriletto era dorato, di una tonalità appena più chiara rispetto alle pareti, e la struttura del letto era intricata, in ferro battuto nero. Il baldacchino, decorato con volute di rose metalliche, assomigliava a un pergolato
ha posizionato il lettone bburinissimo proprio davanti all’enorme vetrata senza tende che dà sul bosco,
la parete di vetro a sud rifletteva la scena come uno specchio
è una promessa dolcissima di sesso e voyeurismo e umiliazione che quella sadica pervertita di Bella coglie al volo: quando finalmente s’accoppieranno sul lettone bburinissimo, nel pieno della notte e con le luci accese, da qualche parte nascosto tra gli alberi nel bosco ci sarà sicuramente il licantropo solitario a sbirciare l’amplesso piangendosi addosso disperato e masturbandosi selvaggiamente – l’idea fa arrapare Bella da morire: non resiste e si butta sul lettone dorato e agguanta il povero Edduccio e lo trascina giù con sé – lui preso alla sprovvista le concede il consueto breve titillio del bastoncino surgelato,
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